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	<title>inbirrerya &#187; Birre&amp;birrifici</title>
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		<title>Bruges, St. Sixtus, Bruxelles (Cantillon)</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 06:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Innanzitutto un appuntamento, per un posto ed un evento che meritano: Bruges e il suo Brugs Bier Festival, organizzato dal BAB (Brugse Autonome Bierproevers, una libera associazione di degustatori) e giunto alla sua quinta edizione. Pur con il limite di una collocazione sul calendario un po’ ballerina, questo festival  sta comunque diventando uno di quegli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto un appuntamento, per un posto ed un evento che meritano:<em> Bruges</em> e il suo <a href="http://www.brugsbierfestival.be/"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Brugs Bier Festival</strong></span>, </a>organizzato dal <strong>BAB</strong> (<em>Brugse Autonome Bierproevers</em>, una libera associazione di degustatori) e giunto alla sua quinta edizione. Pur con il limite di una collocazione sul calendario un po’ ballerina, questo festival  sta comunque <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Logo-BAB.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12185" title="Logo BAB" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Logo-BAB-300x225.jpg" alt="" width="204" height="153" /></a>diventando uno di quegli avvenimenti birrari, in Belgio, da non mancare. Si terrà il prossimo fine settimana, a Bruges, nella sua “<em>De halletoren</em>” che si affaccia sul  <em>Markt,</em> la piazza principale. <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=943L16I0">Dentro ci saranno gli stand di <strong>78</strong> brouwerijen che metteranno in degustazione la bellezza di <strong>325</strong> birre</a>: numeri da far concorrenza seria all’altro super evento birrario belga, lo <strong>Zythos</strong>. Nomi importanti fra i birrifici (<strong>Boelens, Boon, Bosteels, Cantillon, De Halve Maan, Drie Fonteinen, Girardin, Malheur, St. Bernardus, Val Dieu, Van Eecke, Verhaeghe</strong>, solo per citarne alcuni), molte le birre che saranno presenti per la prima volta al festival o che lì faranno il proprio debutto (<strong><em>Troubadour Speciale e Imperial stout, St. Bernardus Abt Vintage, Martin’s IPA, Hommelbier Dry Hopping, Cuvèe de Watou, Basilius, Black Mamba di St. Helene, Cazbier </em></strong><em>di Cazeau</em><strong><em>, Dubbel Klok </em></strong><em>di Boelens</em><strong><em>, Novice Tripel Black </em></strong><em>di Malheur</em> ….). Novità assoluta, nel trappist corner che anche quest’anno affiancherà gli altri stands, la presenza (per la prima volta in assoluto, credo, fuori dai “recinti” dell’abbazia e dell’ <em>In De Vrede</em>) della <strong><em>Westvletern 12</em></strong>, la miglior birra al mondo secondo la classifica di quest’anno di <em>Ratebeer.</em><br />
E proprio a proposito di <strong><span style="text-decoration: underline;">Westvleteren</span>,</strong> una notizia importante, che riguarda anche l’Italia. Ormai lo sanno tutti, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/14/%E2%80%9Cad-aedificandam-abbatiam-adiuvi%E2%80%9D/">della vendita flash il 3 e 4 novembre scorsi in Belgio dei <strong>93.000</strong> <em><strong>coffrets Pierre d’Abbaye</strong></em></a>, quelli che contenevano 6 bottiglie di Westvleteren XII e due bicchieri. Visto come sono andate le cose, quelli dell’Abbazia, “a caccia di soldi” per finire di rimettere a posto il monastero e il birrificio, hanno già programmato la seconda fase del progetto di vendita (anticipata, per la verità fin dai primi giorni successivi a quelli della vendita-monstre). <a href="http://kw.knack.be/west-vlaanderen/nieuws/algemeen/ook-70-000-bouwsteenboxen-westvleteren-naar-buitenland/article-4000035342798.htm">Adesso i particolari sono ufficiali,</a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Coffret-Pierre-d-abbaye-Westvleteren12.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12186" title="Coffret-Pierre-d-abbaye-Westvleteren12" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Coffret-Pierre-d-abbaye-Westvleteren12.jpg" alt="" width="215" height="186" /></a><a href="http://kw.knack.be/west-vlaanderen/nieuws/algemeen/ook-70-000-bouwsteenboxen-westvleteren-naar-buitenland/article-4000035342798.htm"> e anche la tempistica.</a> Saranno <strong>70.000</strong> i coffrets che i padri dell’abbazia di <em>st. Sixtus</em> manderanno in giro per il mondo, a partire dalla fine di questa settimana: i primi fortunati a riceverli saranno gli svizzeri, gli irlandesi e i francesi. A marzo i pacchi arriveranno anche in <strong>Italia,</strong> contemporaneamente alla Spagna e agli USA; a fine aprile sarà la volta della Francia, per la seconda volta, del Canada e dei Paesi Bassi. I maggiori quantitativi saranno inviati in Canada e negli USA. Una volta finito questo tourbillon, dicono i padri cistercensi, la produzione riacquisterà i volumi di sempre, quei <strong>4.750</strong> hl annui preziosi come pochi altri. La domanda è: se in Belgio c’ha pensato la <strong>Colruyt</strong> a commercializzarli, chi se ne occuperà dalle altri parti? E soprattutto: in Italia, chi ne gestirà la vendita? I padri non lo hanno ancora specificato …<br />
Per ultimo <span style="text-decoration: underline;"><strong>Cantillon</strong></span>. Molto rumore ha fatto <a href="http://www.cantillon.be/br/3_22">la sua ultima “fatica” birraria</a>: <em>Jean Van Roy</em> <a href="http://embracethefunk.com/">ha acquistato <strong>12 anfore</strong> di terracotta (nuove) in Spagna</a> e, nelle cantine della sua leggendaria “lambiccheria”, ci ha messo dentro il suo lambic, per <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/cantillon-amphoras.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12187" title="cantillon amphoras" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/cantillon-amphoras-200x300.jpg" alt="" width="146" height="220" /></a>vedere l’effetto che fa. E’ (forse) un futuro birrario, saldamente ancorato però al passato, visto che egiziani e cretesi usavano “normalmente” le anfore per conservare il vino e la birra. La folgorazione è venuta a Jean dopo aver partecipato ad una serata di degustazione vinicola guidata da <a href="http://www.intravino.com/persone/pantelleria-gabrio-bini-e-il-piacere-di-conoscerlo/"><em>Gabrio Bini</em></a>, un affascinante, poliedrico “personaggio” che si divide fra Milano e Pantelleria, dove, appunto, <a href="http://www.intravino.com/primo-piano/la-retroetichetta-perfetta-ha-nome-e-cognome/">produce vino </a>utilizzando le anfore (e senza aggiungere lieviti …). La complessità, la freschezza, la fragranza di quei vini ha colpito a tal punto Jean da fargli prendere in considerazione l’ipotesi di mettere su questo nuovo progetto di lambic, invece che barricato, “anforato”. <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.311436532241663.126789.110627652322553&amp;type=1">Sulla sua pagina di <em>Facebook</em> </a>sono già visibili le prime foto che ne descrivono le procedure già messe in atto; la prima “verifica” del progetto dovrebbe essere nel prossimo autunno, quando verranno testate le birre messe a dimora nelle anfore, <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=5011">che, secondo alcuni, avrebbero però dovuto essere interrate</a>, per ottenere l’effetto desiderato. Deriva modaiola anche in Casa <strong>Cantillon</strong>? Troppa copertura mediatica per essere “solo” un esperimento? Troppa attenzione al marketing? E poi: quanto mai verranno a costare le bottiglie di questa nuova/vecchia birra (visti i prezzi normalmente alti di Cantillon)? I tempi cambiano, e anche i tradizionalisti ad oltranza, come Cantillon, non possono fare a meno di prestarci attenzione, per non rimanerne spiazzati … Un&#8217;ultima curiosità: <a href="http://birradelborgo.it/blog/progetti/1025/lanfora-e-nel-forno-o-quasi/">ma dalle parti di Borgorose non è che stavano già preparandosi a fare qualcosa di similare?</a></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/cantillon-amphoras1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12188" title="cantillon amphoras1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/cantillon-amphoras1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>

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		<title>Sono tornate!</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Marie-Noelle Pourtois</em> e suo marito <em>Pierre-Alex Carlier</em> dovevano venire, con le proprie birre, al <a href="http://www.inbirrerya.com/category/villaggio/villaggio-2008/"><strong>Villaggio della Birra </strong>del<strong> 2008</strong></a>: tutti li aspettavano, ma un intoppo dell’ultimo minuto li costrinse a dare forfait. E anche le lo birre, da sempre <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11900" title="blaugies 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-1-300x200.jpg" alt="" width="194" height="129" /></a>presenti nel catalogo di <a href="http://www.birrerya.com/"><strong>Birrerya</strong>, </a>da allora sono mancate. Per fortuna il filo si è riannodato, e le birre di <a href="http://www.brasseriedeblaugies.com/"><strong>Blaugies</strong> </a>sono tornate: è come se una tradizione di famiglia si fosse ripristinata. La stessa tradizione di famiglia che <em>Marie-Noelle</em> e <em>Pierre-Alex</em> hanno riacceso, ritornando a brassare nel <strong>1987</strong> a <em>Blaugies</em>, il loro piccolo villaggio nell’est dell’<em>Hainaut,</em> a poche miglia dal confine francese. L’impianto di produzione è stato messo nel garage della casa colonica di famiglia, con un grande sviaggio di trattori che spostano da una parte all’altra birre e scarti di produzione. Le birre, tutte “tradizionalmente” ruvide, rustiche e “saporite”, sono arricchite dall’uso del lievito della <strong>Dupont</strong>; le ricette, seppur pa<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11901" title="blaugies 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-2-300x200.jpg" alt="" width="215" height="143" /></a>rzialmente rivisitate, sono quelle della nonna di Marie, discendente del famoso brigante <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Antoine-Joseph_Moneuse"><em>Antoine-Joseph Moneuse</em>, </a>vissuto a inizio secolo in questa zona. Un birrificio nella campagna, un birrificio di campagna, una <a href="http://picasaweb.google.com/115503942039282979808/Blaugies?gsessionid=Ux130QvXxQT8S5A4RaBjyw"><em>farmhouse</em> in piena regola:</a> per questo le loro birre, usando un termine tecnico anglofono, si potrebbero perfettamente definire delle vere e proprie <em>farmhouse ales</em>. Artigianalità (sono “solo” <strong>700</strong> gli hl. prodotti all’anno) e armonia produttiva le stesse che si respirano al ristorante di famiglia <a href="http://www.petitfute.be/restaurants_/le-fourquet-blaugies"><em><strong>Le Fourquet</strong></em>, </a>gestito da <em>Cedric</em>, uno dei due figli di <em>Marie-Noelle</em> (l’altro,<em> Kevin</em>, la affianca nella produzione birraria), uno dei migliori e più caratteristici ristoranti dell’<em>Hainaut</em>, posto proprio davanti al birrificio (ci si mangia da dio, ve lo assicuro).</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/bluagies-birre.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11902" title="bluagies birre" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/bluagies-birre-300x195.jpg" alt="" width="244" height="159" /></a></p>
<p>Sono rientrati nel magazzino di <strong>Birrerya</strong> tre dei loro quattro prodotti (manca solo <em><strong>La Moneuse</strong></em> versione natalizia) e subito sono stati “testati”, per verificarne la continuità, o la eventuale discontinuità, con il passato. Primo e definitivo verdetto: la mano santa c’è sempre. <em>Marie-Noelle</em> (e <em>Kevin</em>) hanno mantenuto più che stabili le prerogative del loro modo di produrre: grande effervescenza (che, a parer mio, non è un difetto, ma una caratteristica), lievito vivo e piccante, luppolatura non troppo marcata, freschezza, immediatezza, e una “texture” ruvida e granulosa, che te le fanno riconoscere fra tante. Tutte e tre, indipendentemente dal momento in cui ti arrivano fra le mani, ti danno l’impressione di essere state imbottigliate pochi giorni prima, proprio per te.  <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/la-moneuse.html"><em><strong>La Moneuse</strong></em></a>, quella dedicata all’antenato brigante, è il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11906" title="blaugies 3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-3-300x200.jpg" alt="" width="236" height="157" /></a>top della gamma: più accomodante delle altre due, è rotonda e morbidamente delicata, con note di lievito e malto (con una punta di miele) che la fanno decisamente sterzare dopo un attacco iniziale tipico da saison. Poco astringente, molto meno della <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/saison-depeutre.html"><em><strong>Saison D’Epeautre</strong></em></a>, la più esuberante, effervescente e asciutta delle tre. Il farro le conferisce una bella variabile watery, dopo che ti è esplosa nel bicchiere con la sua effervescenza e la sua schiuma invadente; l’evoluzione la conferma nel suo stato di grazia secco e rasposo, che lascia dietro di sé terra bruciata e sete azzerata, con una decisa nota acida/muffata nel finale, molto “da cantina”. La stessa acidità che si rivela molto più spiccata nella <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/darbyste.html"><em><strong>Darbyste</strong></em></a>, la più “difficile” fra le tre: “dedicata” a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Nelson_Darby"><em>John Nelson Darby</em></a>, religioso irlandese del <strong>XIX</strong> secolo, leader del movimento dei <em>Fratelli di Plymouth</em> e fondatore della teoria teologica del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dispensazionalismo"><em>Dispensazionalismo</em></a>, è brassata con grano e succo di fichi, che dà alla birra una vera botta di astringenza. E’ citrica, aspra sia all’aroma che al palato, dà quasi l’impressione dei brettanomyces all’opera. Prosciuga lingua e palato, già precedentemente strapazzati da una carbonazione più che marcata. Sicuramente la meno ruffiana delle tre; sicuramente la più particolare.</p>

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		<title>Il regalo di Rochefort (e altro)</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 23:06:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ la prima volta, che io mi ricordi, che l’ACBF (Alvinne Craft Beer Festival) non si svolge in prossimità con lo Zythos. Quest’anno, nella nuova sede di Leuven, lo Zythos si svolgerà nei giorni 28 e 29 Aprile dell’anno prossimo; sempre il prossimo anno l’ ACBF si svolgerà invece il 3 e 4 Marzo, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ la prima volta, che io mi ricordi, che l’<strong>ACBF </strong>(<em>Alvinne Craft Beer Festival</em>) non si svolge in prossimità con lo <strong>Zythos</strong>. Quest’anno, nella nuova sede di <em>Leuven,</em> lo <strong>Zythos</strong> si svolgerà nei giorni <strong>28 e 29 Aprile</strong> dell’anno prossimo; sempre il prossimo anno l’<strong> ACBF </strong>si svolgerà invece il <strong>3 e 4 Marzo, </strong>a <em>Moen,</em> nei locali della rinnovata picobrouwerij <strong>Alvinne</strong>. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/alvinne-craft-beer-festival.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11403" title="alvinne craft beer festival" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/alvinne-craft-beer-festival-225x300.jpg" alt="" width="155" height="207" /></a>Sembrano dunque (definitivamente?) finiti i tempi nei quali l’<strong>ACBF </strong>si svolgeva nei due giorni precedenti lo <strong>Zythos</strong>, con la chiusura al mezzogiorno del sabato per permettere a tutti gli appassionati birrofili di fare armi e bagagli e trasferirsi a <em>St. Niklaas</em> per il “rito” dello <strong>Zythos</strong>. L’<strong>ACBF </strong>sembra incamminarsi (definitivamente?) sulla strada dell’autonomia e della individualità, cambiando ogni anno partecipanti e filosofia.  Quest’anno il leit motiv sembra essere “<em>Inghilterra vs. resto del mondo</em>”: dando un’occhiata all’elenco dei partecipanti (tutti a d invito) accanto alla “solita” batteria di birrifici nordici “amici” di <strong>Alvinne</strong> (gli olandesi <strong>De Molen</strong> ed <strong>Emelisse</strong>, la norvegese <strong>Haandbryggeriet </strong>e i danesi di <strong>Grassroots</strong>), c’è un vero e proprio battaglione di agguerriti birrifici inglesi, e cioè <strong>Thornbridge, Marble, Dark Star, Hawkshead, Twickenham Fine Ales, Brew Wharf.</strong> Ennesima “sterzata filosofica” quindi dell’<strong>ACBF</strong>, dove, ogni anno, sembra proprio impossibile annoiarsi. Un vero peccato, però, la scelta di farlo lontano dallo <strong>Zythos</strong>: la doppietta, in passato, era davvero impedibile ed era diventata quasi una consuetudine per molti appassionati birrofili.</p>
<p>Era il marzo scorso, quando la <strong>Huyghe</strong><strong>,</strong> dal<strong> 1906</strong> sempre all’opera nella cittadina di <em>Melle</em>, entra a far parte della <strong>Belgian Family Brewers</strong>, associazione di birrai, costituitasi nel novembre del <strong>2007,</strong> che raccoglie, identificandoli e “proteggendoli” con un apposito logo, quei produttori tradizionali di birra che, in Belgio, fanno birra da almeno <strong>50</strong> anni. Erano<strong> 11</strong>, all’inizio, le birrerie riunitesi in questa specie di “consorzio”; <strong>Huyghe </strong>è diventata la <strong>15°,</strong>  <strong>Duvel Moortgat</strong>, dal <strong>21 novembre</strong> scorso, è diventata la <strong>16°</strong> birreria aggregata a questa associazione. <em>Condicio sine qua non</em> , per farne<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Logo-Belgian-family-brewers.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-11404" title="Logo Belgian family brewers" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Logo-Belgian-family-brewers.jpeg" alt="" width="175" height="175" /></a> parte, è la proprietà di questi birrifici, che non deve essere passata di mano negli ultimi <strong>50</strong> anni: la tradizione prima di tutto. E <strong>Duvel Moortgat,</strong> di attaccamento alla tradizione familiare, ne è un esempio più che esaustivo: dal <strong>1871</strong>, anno della fondazione del birrificio da parte di <em>Jean-Leonard Moortgat</em>, la proprietà è rimasta sempre nelle mani di un qualche discendente di <em>Jean-Leonard</em>. Il che non vuol dire immobilismo, tutt’altro: vorticosa, in questi ultimi anni, la politica di espansione/acquisizione messa in atto da questo gruppo birrario. In sequenza sono arrivate nel portafoglio di famiglia <strong>Liefmans, Achouffe </strong>e<strong> De Koninck</strong>, con <strong>Bernard </strong>(Repubblica Ceka) e <strong>Ommegang</strong> (USA) che “delocalizzano” parte della produzione. A dirla tutta, tutta questa “espansione” sembra però aver originato qualche effetto abbastanza indesiderato in giro, sulle loro birre: bevuta ultimamente una <strong><em>La Chouffe</em></strong> da 0,33 irriconoscibile nella sua banalità e una <strong><em>Duvel </em></strong>(sempre da 0,33) che era solo un pallidissimo ricordo della “<em>Duvel di una volta</em>”. Ma la strada del profitto è, purtroppo, … lastricata di tanti esempi simili.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/rochefort-075.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11405" title="rochefort 075" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/rochefort-075-207x300.jpg" alt="" width="150" height="218" /></a></p>
<p>Ritornando alla <em>tradizione</em>, quella <em>vera</em>, arriviamo dai padri trappisti di <em>Notre Dame de St. Remy </em><strong>a Rochefort</strong> (<a href="http://trappistbier.wordpress.com/2011/12/02/rochefort-herstelt-renoveert-en-vernieuwt/">che intanto sta ricostrunedo la parte del monastero distrutta dall&#8217;incendio dello scorso anno</a>)<strong>:</strong> negli ultimi tre anni i padri cistercensi “regalavano”, in occasione delle festività natalizie, la possibilità ai suoi numerosissimi fans di acquistare una <strong><em>Rochefort 8° Special Edition</em></strong> imbottigliata in una magnum da 1,5 lt. Quest’anno regalo doppio: saranno disponibili non solo le magnum , ma anche le nuove bottiglie da <strong>0,75,</strong> sempre di <strong><em>Rochefort 8°.</em></strong> Il problema è uno solo: solo<strong> 7.000 </strong>le bottiglie disponibile di ciascuna delle due versioni. Non è una novità, quella della “scarsa <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Struise-motueka.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11406" title="Struise motueka" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Struise-motueka-300x164.jpg" alt="" width="229" height="125" /></a>disponibilità”  di questi ultimi tempi, di birra trappista in giro: riuscire ad acchiapparne una, di questa natalizia di Rochefort, sarà davvero una scommessa. Dalla tradizione, per finire, alla novità: gli <strong>Struise,</strong> molto “prolifici” in quest’ultimo periodo, hanno messo sul mercato la loro nuova blond ale da 5,5% vol. (e 33 di IBU), la <strong><em>Motuecha</em></strong>, una single hop brassata in 10.000 esemplari con un solo luppolo, il neozelandese <em>motueca</em>. E’ la birra che mancava a <strong>Mikkeller,</strong> che nella serie delle sue <em>20 single hops </em>non aveva inserito una birra brassata con questo luppolo dell’ “altro mondo”, che con l’altro coltivato in quella zona, il <em>Nelson sauvin</em>, forma la “coppia” più trendy, fra i luppoli, di questi tempi.</p>
<p>Per finire, <strong>Westvleteren</strong>: da nessuna etichetta a due etichette. Per il prossimo sbarco in America, ben due label nuove di pacca per questa birra (la <em><strong>12</strong></em>, lo ricordo, <em><strong>XII</strong></em> nel nuovo packaging) che non aveva mai <em>sofferto</em>, in passato, per la propria scarsissima riconoscibilità &#8220;estetica&#8221;. Le cose cambiano, sempre più in fretta &#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Westvleteren-Brand-Label.png"><img class="size-medium wp-image-11407 alignleft" title="Westvleteren-Brand-Label" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Westvleteren-Brand-Label-150x300.png" alt="" width="122" height="244" /></a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/WestvleterenLabel.png"><img class="size-medium wp-image-11408 alignright" title="WestvleterenLabel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/WestvleterenLabel-225x300.png" alt="" width="184" height="246" /></a></p>

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		<title>Le Trappiste, il Brussels Beer Challenge</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 23:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si era lasciati con la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/11/04/a-ruba/"><strong>Westvleteren</strong> che stava andando a ruba</a>, e ci si ritrova con la paventata “scarsità” delle birre trappiste. Archiviata l’operazione <strong>Colruyt/Westvleteren</strong> (<strong>93.000</strong> confezioni sparite in un giorno e mezzo), programmata un’operazione simile per l’America, in Belgio, attualmente (e insolitamente), si fa un gran parlare del fatto che di birra trappista, in giro, ce n’è poca, e continuerà ad essercene così poca. Il motivo? <a href="http://www.demorgen.be/dm/nl/997/Consument/article/detail/1345098/2011/11/08/Abdijbrouwerijen-kampen-met-schaarste.dhtml">I motivi sembrano essere due</a>: <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/authentic-trappsit-2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11184" title="authentic trappsit 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/authentic-trappsit-2-271x300.png" alt="" width="190" height="201" /></a>la crescita della domanda, e la incapacità (voluta/strutturale) di rispondervi efficacemente da parte dei sette monasteri cistercensi che producono birra. In sei anni la quota di mercato (in Belgio) rappresentata dalle birre trappiste è salita dall’<strong>8%</strong> all’attuale  <strong>12,8%;</strong> la quantità prodotta però, suppergiù, è rimasta la solita. <a href="http://www.tijd.be/nieuws/archief/Trappist_kan_niet_alle_dorstigen_laven.9124574-1615.art"><strong>Orval</strong>, in dieci anni, è passata da <strong>40.000</strong> a <strong>65.000</strong> hl annui</a>, ma ancora oggi i suoi maggiori clienti devono aspettare almeno due settimane per la consegna; <strong>La Trappe</strong> ne produce, “tirandosi il collo”, <strong>47.000</strong> hl.; <a href="http://www.gva.be/antwerpen/malle/bijna-nergens-nog-westmalle-te-vinden.aspx"><strong>Westmalle</strong>, il più grande di sette, ne brassa <strong>120.000</strong> hl</a>., ma adesso, sugli scaffali della grande distribuzione in Belgio è<a href="http://trappistbier.wordpress.com/2011/11/09/ook-la-trappe-en-westmalle-schaars/"> quasi impossibile trovare la <strong><em>Dubbel</em></strong> e/o la <strong><em>Tripel</em></strong></a>; <strong>100.000</strong> hl. o giù di lì per <strong>Chimay</strong>, <strong>20.000</strong> hl. per <strong>Rochefort</strong> (suppergiù), un’inezia per <strong>Achel</strong> e <strong>Westvleteren</strong> (non si dovrebbero superare i <strong>5.000</strong> hl. a testa). Il motivo strutturale della scarsa produzione è legato alla Regola di S. Benedetto che struttura la vita dei monaci cistercensi: il lavoro è funzionale alla sola sussistenza, e non può né deve diventare l’occupazione prevalente del monaco, chiamato a consacrare la propria vita alla preghiera. Da qui il budget produttivo che ogni anno il capitolo di ciascun monastero auto-determina, in base alle proprie forze e alle proprie esigenze. A questo si deve aggiungere anche il fatto che gli spazi produttivi all’interno di ciascuno dei sette monasteri è già più che sfruttato, con pochi margini per un eventuale allargamento. “<strong><em>Pubblicità al minimo</em></strong>” è stata la scelta che ha determinato tutte le strategie di marketing dei sette monasteri, con alcuni, <strong>Westvleteren</strong> ad esempio, che in pubblicità<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/trappist-beers1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11185" title="trappist beers" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/trappist-beers1-300x215.jpg" alt="" width="239" height="171" /></a> hanno davvero investito zero euri; nonostante questo, la richiesta è però aumentata. L’aria sembra però cambiata: lo stravolgimento delle strategie tradizionali di <strong>Westvleteren</strong> sembra aver aperto una breccia (o la stia per aprire) nell’austero mondo della produzione birraria monastica. “<em>E’ sempre più difficile mantenere la nostra scala produttiva così piccola</em>”, <a href="%20http://www.tijd.be/nieuws/archief/Trappist_kan_niet_alle_dorstigen_laven.9124574-1615.art">dicono dalle parti di <strong>Westvleteren</strong>;</a> “<em>è duro rimandare indietro a mani vuote ogni giorno tanti clienti delusi</em>”, concludono. Dalle parti di <strong>Westmalle</strong>, che esporta già il <strong>4%</strong> della propria produzione in Cina, stanno pensandoci sopra, ad allargarsi: li trattiene, per ora, il fatto che non hanno più spazi all’interno del monastero, e che, allargandosi all’esterno, hanno il timore di perdere la qualità del prodotto (e anche il marchio, ovviamente), affidando parte della produzione a terzi. E<strong> Orval</strong> è ancora lì che si chiede come fa ad esaurirsi così alla svelta la propria birra, cercando strategie e modalità produttive alternative. Che stia davvero per finire il tempo delle <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_11/voto_monaci_birre_trappiste_e4fa0cc0-9769-11dd-908f-00144f02aabc.shtml">austere, motivatissime ed intransigenti dichiarazioni rilasciate in videoconferenza degli abati dei sette monasteri</a>, nelle quali si rivendicava orgogliosamente il diritto/dovere di non  “piegarsi” alle leggi e alle richieste del mercato, che voleva sempre più birra da loro?</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Brussel_Beer_Challenge_01_foto_Roger_Mortelmans-2.jpg.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11186" title="Brussel_Beer_Challenge_01_foto_Roger_Mortelmans 2.jpg" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Brussel_Beer_Challenge_01_foto_Roger_Mortelmans-2.jpg-289x300.png" alt="" width="188" height="196" /></a></p>
<p>Dopo gli USA, la Germania, l’Australia e l’Inghilterra, anche in Belgio si organizzerà un concorso internazionale di birra. La notizia, <a href="http://www.editiepajot.com/regios/23/articles/21920">ufficializzata in questi giorni,</a> è che dal <strong>2 </strong>al<strong> 4 novembre</strong> del <strong>2012,</strong> nel contesto del mega-evento <a href="http://visitbrussels.be/bitc/BE_fr/brusselicious.do"><strong><em>Brusselicious 2012</em></strong> </a>(<em>Bruxelles capitale della gastronomia</em>) si terrà la prima edizione del <strong>Brussels Beer Challenge</strong>. Lo hanno annunciato <em>Luc De Raedemaeker, Thomas Costenoble </em>e<em> Sven Gatz</em>, i tre che più si sono battuti per la creazione di questo evento, facendosi portavoce dei birrai belgi, che da tempo chiedevano che venisse organizzato in Belgio un evento birrario di rilevanza internazionale. I dettagli ancora non sono stati resi noti del tutto (c’è tempo, ovviamente), ma intanto è ufficiale che al concorso potranno partecipare birre e birrai belgi e stranieri, che la giuria sarà composta da una quarantina di membri e che le birre da scrutinare si pensa non saranno meno di 500. Una ragione in più per capitare da quelle parti, il prossimo anno, a novembre.</p>

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		<title>Una settimana a tutta birra</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settimana di &#8220;sole degustazioni&#8221;, questa, nelle quali abbandonerò temporaneamente le &#8220;notizie&#8221; birarrie per pescare nell&#8217;archivio personale delle birre degustate (un bel po&#8217; in questi ultimi tempi) e che non avevano ancora trovato spazio nelle pagine di InBirrerya. Si comincia, come è d&#8217;obbligo, con sua maestà il Belgio, e tre sue birre. La prima l&#8217;aveva brassata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana di &#8220;sole degustazioni&#8221;, questa, nelle quali abbandonerò temporaneamente le &#8220;notizie&#8221; birarrie per pescare nell&#8217;archivio personale delle birre degustate (un bel po&#8217; in questi ultimi tempi) e che non avevano ancora trovato spazio nelle pagine di <strong>InBirrerya</strong>. Si comincia, come è d&#8217;obbligo, con sua maestà il Belgio, e tre sue birre.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11020" title="jeanchris2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris21.jpg" alt="" width="150" height="226" /></a></p>
<p><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/20/jean-chris-n%C2%B0-1-la-rulles/">La prima l&#8217;aveva brassata Greg Verhelst,</a> il nostro amico mastrobirraio di <strong>La Rulles</strong>; per la seconda si è cambiato birraio, ma si è rimasti nella stessa <em>Valle della Gaume</em>, spostandosi solo di pochi chilometri, presso il birrifico <strong>St. Hélène.</strong> Per la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/JeanChris-I.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11021" title="JeanChris-I" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/JeanChris-I-300x161.jpg" alt="" width="196" height="105" /></a>terza, invece, hanno fatto un bel salto e sono arrivati a Bruxelles, <a href="http://www.cronachedibirra.it/birre/5053/left-hand-sfida-guinness-cantillon-lancia-la-sua-jean-chris/">chiedendo a Jean Pierre Van Roy</a>, mastro birrario di <strong>Cantillon,</strong> di fare per loro una gueze &#8220;speciale&#8221;. Sto parlando di <a href="http://www.jeanlechocolatier.com/">Jean Le Chocolatier</a> e <em>Chris</em> del beershop belga <a href="http://miorgemihoublon.be/">Mi-Orge Mi-Houblon</a> di Arlon, che, una volta per ogni anno, chiedono ad un birraio a loro scelta di brassare una birra solo per loro, e che in loro &#8220;onore&#8221; si chiama, appunto, <em><strong>Jean Chris</strong></em>. La <em><strong>n° 1</strong></em> era una splendida <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> piccante e pepata, in pieno Rulles-style; la <em><strong>n°3</strong></em> sarà una <span style="text-decoration: underline;"><em>gueze</em></span> affinata in botti di Bordeaux rosso, Bordeaux bianco e Côtes du Rhône; la <em><strong>n° 2,</strong></em> quella che ho da poco bevuto, è una <span style="text-decoration: underline;"><em>foreign stout</em></span> di <strong>70</strong> IBU e <strong>9%</strong> abv, brassata con il lievito d&#8217;Orval, malti pils, caffè e un mix di torrefatti e luppoli <em>Brewer Gold</em> e <em>Challenger</em>. E&#8217; una stout, la tipologia <span style="text-decoration: underline;"><em>foreign</em></span>, extra luppolata, prodotta così, all&#8217;inizio, per meglio sopportare i lunghi viaggi alle quali erano sottoposte per arrivare fino in Russia, più dolce di una stout classica ma non così robusta come una imperial stout. Questa <strong><em>n° 2</em></strong> ha davvero un bel carattere, un carattere forte,  un bel vestito scuro, una schiuma spettacolarmente cremosa e persistente e tanto &#8220;caffè luppolato&#8221; al naso e al palato.  L&#8217;acido del caffè si prolunga, al palato, nella speziatura e <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris-nomad2011.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11022" title="jeanchris-nomad2011" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris-nomad2011-300x161.jpg" alt="" width="213" height="115" /></a>nell&#8217;asprezza erbacea del luppolo, con la parte maltata/zuccherosa che non si fa appiattire; davvero molto apprezabile la sequenzialità delle senseazioni. Rotonda e &#8220;sapida&#8221;, cioccolato e polvere di caffè uniti ad un asprigno olivastro nel finale della beva, la fa in parte accosatre alla <em><strong>Noir de Dottignies,</strong></em> dalla quale si distingue per una caratterizzazione più torrefatta. Davvero splendida, una birra che, sbagliando, pensavo non potesse appartenere alle corde produttive di <em>Eddy Pourtois</em>, mastro birraio di<strong> St. Hélène</strong>. Esiste, di questa birra, anche una limited edition, <strong>700</strong> bottiglie da 37,5 cl.,  maturata in botti di cognac. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc 9% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-st.-helene1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11024" title="logo st. helene" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-st.-helene1.jpg" alt="" width="137" height="146" /></a></p>
<p>Dato che ci siamo, rimango dalle parti di<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/14/brasserie-st-helene/"> <strong>St. Hélène</strong>, </a>con la loro <em><strong>Mistinguett</strong></em> (ispirata, forse, a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mistinguett"><em>Jeanne Bourgeois,</em></a> nome d&#8217; arte <em>Mistinguet</em>t, attrice e cantante francese morta nel <strong>1956</strong>) una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> con abv <strong>6,5%.</strong> E&#8217; una delle birre del nuovo corso grafico del birrificio, che ha completamente cambiato impostazione e caratteri grafici delle proprie labels; <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mistinguette.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11025" title="mistinguette" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mistinguette-300x274.jpg" alt="" width="182" height="167" /></a>ma non è una birra &#8220;nuova&#8221;, poichè non è altro che la <em><strong>St. Helene Blonde</strong></em> ribattezzata. Ma visto che non l&#8217;avevo assaggiata, la <em><strong>Blonde</strong></em>, la <em><strong>Mistinguett</strong></em> è stata comunque per me una novità assoluta. In parte assomiglia ad una <em>saison</em>, per la sua freschezza/asciuttezza, in parte mantiene i caratteri, piccanti, di una &#8220;giovine&#8221; <em>belgian ale</em>. Bello il gioco di luppoli (<em>Brewers Gold</em> e <em>Pioneer</em>), bello il matrimonio fra i due, nel quale è ben riuscito il mix fra la piccantezza di quello inglese e la freschezza erbacea del tedesco. Robusta, pur nella sua gradazione non spiccata, una bionda di carattere, solida e ben costruita. Un leggero citrico sia al naso che al palato, secca e rotonda allo stesso tempo al palato, fresca e rinfrescante, equilibrata e delicata, dal bel colore biondo leggermente velato e dalla schiuma fine e cremosa. Ideale per la stagione più calda. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.;  © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11026" title="den triest 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-2-300x199.jpg" alt="" width="247" height="164" /></a></p>
<p>Una <span style="text-decoration: underline;"><em>triple</em></span> nuova per un nuovo microbirrificio belga, <a href="http://www.dentriest.be/"><strong>Den Triest,</strong></a> aperto da non molto (nel <strong>2009</strong>) a <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Kapelle-op-den-Bos"><em>Kapelle op den Boss</em></a>, nel Brabante fiammingo, da <em>Marc Stufy</em>, tecnico delle luci free-lance che lavora nel settore televisivo, ma, soprattutto, il maggior collezionista belga di labels birrarie. Ne ha <strong>37.000,</strong> suddivise in ben 96 cartelle, una per ciascuna nazione. La sua passione e il suo lavoro principale ( molto flessibile) lo spingono sempre più sul versante della produzione birrari,a tanto che nel <strong>2009</strong> fa il passo decisivo, aprendo microbrouwerij e locale di mescita annesso,<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-triple.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11027" title="den triest triple" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-triple-300x166.jpg" alt="" width="237" height="132" /></a> diventato meta imprescindibile per tutti i ciclisti che capitano da quelle parti (oltre che degli abitanti della zona). Prima di produrre in proprio, su di un micro-impianto da <strong>200</strong> lt, Marc brassava da <a href="http://decabrouwerij.com/"><strong>DECA</strong>,</a> e ad oggi sono <strong>7</strong> le birre del suo portfolio, tutte disponibili in bottiglie da <strong>0,75</strong> e alla spina nel locale di sua proprietà. La sua <em><strong>Tripel</strong></em> è una bionda da <strong>7,5%</strong> abv., dall&#8217;enorme testa di schiuma, relativamente sfuggente e dall&#8217;aroma nettamente pepato e piccante. Decisamente frizzante, alla beva rivela un carattere relativamente astringente, non da luppolo, ma da buccia d&#8217;uva, che la rende un po&#8217; troppo allappante. Il finale vira poi su di una deriva floreale/fruttata da frutta dalla polpa bianca, che ne fa relativamente apprezzare la buona ossatura maltata. Buona, ma non eccezionale. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>A ruba (e fra poco anche negli USA)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 23:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se i monaci (o chi per essi) speravano di non scatenare la “solita” speculazione sulle proprie birre, hanno già “perso”: basta andare su e-bay e trovi il famoso-famigerato six(tus)-pack di Westvleteren, in vendita da ieri nei punti vendita Colruyt, che già folleggia nei suo vari impacchettamenti/spacchettamenti a cifre più o meno improbabili. Da un immorale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se i monaci (o chi per essi) speravano di non scatenare la “solita” speculazione sulle proprie birre, hanno già “perso”: basta andare su e-bay e trovi il <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/14/%e2%80%9cad-aedificandam-abbatiam-adiuvi%e2%80%9d/">famoso-famigerato six(tus)-pack di <strong><em>Westvleteren</em></strong></a>, in vendita da ieri nei punti vendita <strong>Colruyt</strong>, che già folleggia nei suo vari impacchettamenti/spacchettamenti a cifre più o meno improbabili. Da un <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/westvleteren12_clean_bottles_voec_3jw6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11005" title="westvleteren12_clean_bottles_voec_3jw6" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/westvleteren12_clean_bottles_voec_3jw6-300x300.jpg" alt="" width="191" height="191" /></a>immorale <a href="http://www.ebay.it/itm/Westvleteren-XII-building-Box-/250923930030?pt=Spirituosen&amp;hash=item3a6c3b51ae"><strong>250</strong> € </a>sparato secco secco per il pacco integro (sei bottiglie + 2 bicchieri) <a href="http://www.ebay.it/sch/i.html?LH_AvailTo=101&amp;_nkw=westvleteren&amp;_arm=1&amp;_armm=63&amp;_ruu=http%3A%2F%2Fwww.ebay.it%2Fsch%2Fi.html%3F_nkw%3Dwestvleteren%26_arr%3D1&amp;_rdc=1">ad un più onesto (?) </a><strong><a href="http://www.ebay.it/sch/i.html?LH_AvailTo=101&amp;_nkw=westvleteren&amp;_arm=1&amp;_armm=63&amp;_ruu=http%3A%2F%2Fwww.ebay.it%2Fsch%2Fi.html%3F_nkw%3Dwestvleteren%26_arr%3D1&amp;_rdc=1">99</a> </strong>€ per lo stesso pacco integro (?); poi si possono trovare le sole sei bottiglie del pacco a <strong>70</strong> € e ciascuno dei 2 bicchieri a <strong>7,16 </strong>€, e varie altre prezzature al momento ancora ondivaghe, alimentando ancora una volta la fama “maledetta” di “birre introvabili”, e quindi carissime.</p>
<p>Se invece i monaci (o chi per essi) speravano di fare cassa, ovviamente ce l’hanno fatta, e alla grande. Dei <strong>93.000</strong> pacchi messi in vendita a partire dalle <strong>8.00</strong> di ieri mattina <strong>3 novembre</strong> nelle centinaia di punti vendita di <strong>Colruyt</strong>, alle <strong>11,30</strong> (fonte <strong>Colruyt</strong>) ne erano stati venduti già <strong>66.000</strong>; alle <strong>15.00</strong> di ieri sera <a href="http://www.colruyt.be/colruyt/static/1024/assets/vi2211/project_xii/westvleteren_201111031500_nl.pdf">la stessa <strong>Colruyt</strong> ha pubblicato sul proprio sito l’elenco completo</a> dei punti vendita e della disponibilità dei packs presso ciascuno. Ad occhio e croce, entro l’orario di chiusura dei negozi il <strong>95%</strong> delle disponibilità dovrebbe aver preso definitivamente il volo.</p>
<p>Non ci sono state le scene di isteria di massa che solo pochi giorni fa hanno fatto cattiva mostra di sé a Roma , in occasione dell’apertura del nuovo punto vendita di una grande catena di prodotti per l’elettronica; lo raccontano i tre quotidiani coinvolti in questo progetto, <strong><a href="http://www.standaard.be/artikel/detail.aspx?artikelid=DMF20111103_012">De Standard</a>, <a href="http://kw.knack.be/west-vlaanderen/nieuws/algemeen/westvleteren-zorgt-voor-lange-rijen-aan-colruyt-en-opbod-op-veiligingsites/article-4000000950400.htm">Knack,</a> <a href="http://www.tijd.be/nieuws/ondernemingen_consumptie/Westvleteren_XII_vliegt_de_rekken_uit.9123165-3075.art">De Tjid</a></strong><a href="http://www.tijd.be/nieuws/ondernemingen_consumptie/Westvleteren_XII_vliegt_de_rekken_uit.9123165-3075.art">,</a> ma mi sarei stupito del contrario. In Belgio queste cose di solito non usano, la gente è molto compassata. Di gente comunque ce n’è stata tanta, fina dalla prima<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Westvleteren1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11006" title="Westvleteren1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Westvleteren1-225x300.jpg" alt="" width="163" height="218" /></a> mattina, infilata in ordinatissime code  ad attendere l’apertura dei negozi per portarsi a casa (e/o mettere in vendita su ebay) il proprio, prezioso, unico, pacco di <strong><em>Westveleteren 12</em></strong>. C’è chi ha parlato di “<a href="http://trappistbier.wordpress.com/2011/11/03/de-westvleteren-gekte/"><em>giorno più memorabile nella storia della birra trappista, e forse nella storia della birra in generale</em></a>”, di un avvenimento senza precedenti, di un evento imperdibile e auspicabilmente ripetibile. Tutti a scambiarsi messaggi, o meglio, a twitterarsi (mi sembra che oggi si dica così …) l’un l’altro sensazioni, emozioni, suggerimenti su come fare e dove andare a pescare qualcuno dei pochi pacchi ancora rimasti. Ne cito uno (pro domo mea), quello fuori dal coro: “<em>Oggi guido fino all&#8217;Abbazia di Westvleteren, perché lì, nella pace e nella contemplazione, voglio comprare un po’ di birra da mettere in valigia</em>”. Ce la possiamo ancora fare, quindi, per fortuna.</p>

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		<title>Il Belgio, la Cina e il luppolo (e lo Zythos)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 23:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ nato, o meglio, sono nati: il nuovo logo e la locandina che pubblicizza l’evento. Parlo del prossimo Zythos, quello che si svolgerà a Lovanio il 28 e 29 Aprile del prossimo anno. Nuova città, non più St. Niklaas ma la splendida Lovanio, ovviamente nuova anche la location, la Brabanthal, una grande spazio al chiuso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-zythos-20111.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10980" title="logo zythos 2011" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-zythos-20111-300x300.png" alt="" width="197" height="197" /></a>E’ nato, o meglio, sono nati: il nuovo logo e la locandina che pubblicizza l’evento. Parlo del prossimo <strong>Zythos,</strong> quello che si svolgerà a <em>Lovanio</em> il <strong>28</strong> e <strong>29 Aprile</strong> del prossimo anno. Nuova città, non più St. Niklaas ma la splendida Lovanio, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-zythos-2011-2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-10981" title="logo zythos 2011 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-zythos-2011-2-200x300.png" alt="" width="154" height="232" /></a>ovviamente nuova anche la location, la <a href="http://www.brabanthal.be/"><span style="text-decoration: underline;">Brabanthal</span></a>, una grande spazio al chiuso (6.000 m²), nel quale si tengono già numerosissime manifestazioni, posta a 10 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Leuven. Anno nuovo, vita nuova, quindi, per la più famosa e “stimata” manifestazione birraria belga, alla quale l’anno scorso parteciparono <strong>54</strong> birrifici con più di <strong>300</strong> birre. E “vita nuova” anche per la parte grafica/pubblicitaria <a href="http://www.zbf.be/">del sito </a>e dei loghi che pubblicizzano l’evento. Un po’ di aria fresca che si era davvero resa necessaria, vista la caratterizzazione davvero “triste” che fino a ieri la confederazione dei consumatori di birra belgi si era data: una scelta comunicativa più vivace, fatta di una parte grafica un po’ più al passo coi tempi, molto american style (direi quasi Capitan America), ricca di colori squillanti. E’ ancora presto per sapere lista dei partecipanti e lista delle birre, ma basta tener d’occhio il <a href="http://www.zbf.be/">sito ufficiale della manifestazione</a> per rimanere aggiornati.</p>
<p>Due gruppi birrari storici del Belgio hanno annunciato importanti novità. La prima è la <strong>Corsendonk,</strong> che ha sottoscritto un importante contratto con la società birraria cinese Zhengyuan Youshi per l’<a href="http://www.hln.be/hln/nl/942/Economie/article/detail/1339224/2011/10/26/Brouwerij-Corsendonk-sluit-distributieakkoord-in-China.dhtml">esportazione in Cina</a>, per i prossimi 10 anni, di sei delle sue birre (prodotte alla Du Bocq di Purnode):  <em>Corsendonk Agnus Tripel, Corsendonk Pater, Corsendonk Rousse, Tempelier, Blanche d&#8217;Ardenne e Applewhite</em>. <strong>5.000</strong>  hl. l’anno (il <strong>10%</strong> dell’intera produzione del birrificio belga) prenderanno la strada dell’estremo Oriente, e saranno distribuiti attraverso i negozi statali. Non saranno birre per tutte le tasche cinesi, non tutti se le potranno permettere, ma il target di consumatori da raggiungere è quello dei cinesi più danarosi, già forti consumatori di vini pregiati e champagne. Grande<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/palm-brengt-hopper-bier-uit-id2184188-235x280.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10982" title="palm-brengt-hopper-bier-uit-id2184188-235x280" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/palm-brengt-hopper-bier-uit-id2184188-235x280.jpg" alt="" width="154" height="184" /></a> soddisfazione, dalle parti di <em>Turnhout</em>, sede del birrificio, per questo contratto, che fa diventare quello cinese un mercato tanto importante quanto quello americano, sul quale il birrificio belga è già molto presente. Dopo Corsendonk, <strong>Palm</strong>: <a href="http://www.palm.be/en/pers_detail.php?article=39">due notizie “luppolate” vengono da  <em>Steenhuffel</em></a>. La prima è che si sono messi a farsi il luppolo da soli: hanno messo a dimora 800 piante di luppolo <em>Hallertau Mittelfrüh</em> su 35 acri di terra, aiutati da Alfons e Paul Temmerman, noti produttori di luppolo di Erembodegem, nella prospettiva di poterlo sfruttare per alcun e produzioni mirate. Una delle quali è la <strong><em>Palm Hopper-bier,</em></strong> la nuova birra da poco lanciata sul mercato e amaricata, appunto, con l’ <em>Hallertau Mittelfrüh</em>, usato sia in bollitura che per il dry hopping. Una birra, per ora, a “tiratura limitata”: <strong>7.000 </strong>bottiglie da <strong>37,5</strong> cl. con tappo in sughero per questa nuova belgian ale di <strong>6%</strong> abv, che va ad affiancare all’altra birra monoluppolata di palm, la <strong><em>Palm Sauvin</em></strong>.</p>
<p>Hanno chiuso il beershop on-line (dal quale ogni tanto riuscivo a “pescare” qualche interessante novità), ma hanno aperto il loro nuovo birrificio. Sto parlando di <a href="http://www.alvinne.be/"><strong>Alvinne</strong></a>, che lo scorso <a href="http://blog.seniorennet.be/bierblog/">16 e 17 Ottobre hanno aperto le porte</a>, a <em>Moen</em>, del <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-alvinne.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10983" title="logo alvinne" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-alvinne.jpg" alt="" width="180" height="163" /></a>loro nuovo impianto di produzione, maturazione e stoccaggio. Sono partiti da <em>Ingelmunster</em> nel <strong>2004</strong>, si sono trasferiti a <em>Hule</em> nel <strong>2007</strong>, adesso hanno messo il loro nuovo impianto (che hanno acquistato, anche loro, in Cina) in questa cittadina delle Fiandre Occidentali. L’obiettivo è produrre ogni anno almeno <strong>100.000 </strong>lt. di birra, destinati anche e soprattutto al mercato americano, che apprezza molto il loro modo di produrre. Birre spinte sull’amaro e sull’acido, maturate in botti di vino, porto e whisky, non apprezzate proprio da tutti (me compreso), ma che si sono comunque ritagliate una nicchia all’interno del mercato birrario. <strong>Alvinne</strong> continuerà comunque ad <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/01/26/in-belgio-per-il-pre-zythos-e-lo-zythos/">organizzare l&#8217;<strong>Alvinne Craft Beer Festiva</strong>l<strong><em></em></strong></a> (le date del prossimo anno sembrano essere quelle del <strong>3 </strong>e<strong> 4 Marzo</strong>, non a ridosso, quindi, di quelle dello <strong>Zythos</strong>) e resterà aperto il beershop, che sarà collocato nei locali attigui a quelli destinati alla produzione.</p>

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		<title>Novità dal Belgio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 22:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova birra, che però si potrà acquistare solo a partire dal marzo del <strong>2012</strong>. E’ la <a href="http://www.cuveemodeste.be/benl/modeste"><strong><em>Cuveé Modeste</em></strong> </a>di <strong>De Koninck</strong> (meglio, di <strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/08/30/news-1-duvel-de-koninck-de-graal-cina/">Duvel Moortgat</a>),</strong> birra “dedicata” a <em>Modeste Van Den Bogaert</em>, ad un anno esatto dalla sua morte, avvenuta <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/de-koninck-modeste.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10907" title="de koninck modeste" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/de-koninck-modeste-102x300.jpg" alt="" width="102" height="300" /></a>il 1° Ottobre dello scorso anno. Rampollo di una famosa famiglia birraria, quella dei <em>Van Den Bogaert</em> di <em>Willebroek</em>, <em>Modeste</em> ha guidato la gloriosa <strong>De Koninck</strong> di Antwerp per <strong>53</strong> anni di fila (1949-2002), lasciandola poi nelle mani dei suoi figli nel <strong>2002</strong>, quando, già ottantenne, si dimise dalla carica di Amministratore Delegato della brouwerij. Il lancio ufficiale di questa birra (futura) è avvenuto lo scorso 1 e 2 ottobre, in occasione del <em>Modeste Beer Festival</em>, organizzato ad Antwerp dall’ <a href="http://www.antwerpsbiercollege.be/"><em>Antwerps Beercollege</em></a>, del quale Modeste era socio ed animatore. Questa cuvèe è un vero e proprio <em>working progress</em>, nel quale il mastro birraio di <strong>De Koninck</strong> (<em>Dennis Potter)</em> si sta ispirando alla famosa <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/02/26/brouwerij-de-koninck/"><strong><em>bolleke</em></strong></a>, “invenzione” di <em>Modeste</em>. Lo si può seguire passo passo, questo processo di lavorazione, iscrivendosi alla pagina Facebook “dedicata” a ciò. Per ora si sa solo che sono <strong>13.000</strong> le bottiglie da 0,75 cl. prenotabili, tutte al costo di <strong>6 €</strong> ciascuna.</p>
<p>Detto di due incidenti, uno dei quali molto grave, in due birrifici belgi (quello più serio negli stabilimenti della <strong>Belle Vue</strong> di St. Pieters, con una fuoriuscita di ammoniaca che ha ferito gravemente tre operai, e quello più lieve negli spazi produttivi dell’Abbazia di <strong>Affligem</strong>), altre tre notizie che riguardano  altrettante nuove birre.</p>
<p>La prima è la <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=9U3GTPM5"><strong><em>Corsendonk 11.11.11</em></strong></a>, una versione a “tiratura limitata” della <strong><em>Corsendonk Triple</em></strong> che la brouwerij di <em>Turnhoutse</em> ha brassato “in favore” <a href="http://www.11.be/">dell’associazione <strong>11</strong>,</a> una organizzazione non governativa belga per lo sviluppo. Non una birra nuova in assoluto, ma una birra dalla livrea nuova, creata appositamente per questa occasione rarissima (la data <strong>11.11.11</strong> ricorre davvero raramente nel calendario). Sono <strong>125.000</strong> bottiglie di birra (l’equivalente di <strong>30.000</strong> lt. di prodotto) che <strong>Corsendonk</strong> metterà in vendita in occasione di quella data attraverso i suoi “normali” canali di vendita, <strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/14/%e2%80%9cad-aedificandam-abbatiam-adiuvi%e2%80%9d/">Colruyt</a> </strong>in testa; gran parte del ricavato di tale vendita sarà girato direttamente da <strong>Corsendonk</strong> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/den-hopperd-viginti.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10908" title="den hopperd viginti" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/den-hopperd-viginti-300x137.png" alt="" width="300" height="137" /></a>all’organizzazione no-profit per finanziare progetti legati alla tutela ambientale. L’altra nuova birra viene direttamente da una “nostra” vecchia conoscenza, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/07/birre-kameleon-un-utile-ripasso/"><em>Bart Desaeger</em> di <strong><em>Kameleon</em></strong></a>: per il venticinquennale dell’associazione birraria <strong><em>Onder’t Schuim</em></strong> ha brassato la <strong><em>Viginti Quinque</em></strong> (appunto), una triple di <strong>8%</strong> vol. “ricavata” dalla <strong><em>Kameleon triple</em></strong>, alla quale ha aggiunto del luppolo inglese “vecchio”. Una birra one shot o una possibile new entry del portfolio birraio (biologico) di <strong>Den Hopperd</strong>? Difficile dire questo, dal momento che si ha a che fare con i belgi … L’ultima notizia riguarda, invece, tre birre, un grande distributore e un notissimo produttore. <strong>Delhaize,</strong> altra grande attore sulla scena della GDO belga, si è fatta brassare, seguendo la “moda” delle birre monoluppolate, da <strong>De Proef</strong> tre diverse birre monoluppolo (tutte e tre da 0,75 cl.), una con il solo <em>Nelson Sauvin</em>, una con il <em>Cascade</em> e la terza con l’<em>East Kent Goldings</em>. In perfetta media GDO il loro prezzo (<strong>3,75 €</strong> ciascuna!), <a href="http://www.ratebeer.com/findbeer.asp">sorprendentemente alta la valutazione che <em>Ratebeer </em>attribuisce</a> a ciascuna delle tre. Sembra dunque possibile fare buoni prodotti anche per la GDO, a prezzi più che onesti! Il Belgio è proprio un altro mondo … birrario.</p>

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		<title>“Ad aedificandam abbatiam adiuvi”</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 22:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo si può tradurre in un solo modo, ma lo si può interpretare in molti modi. “Ho contribuito a costruire un monastero”: è lo “slogan” scelto da Colruyt, in accordo, penso, con i monaci dell’abbazia di St. Sixtus a Westvleteren, per lanciare, il prossimo 3 novembre, il coffret  “Pierre d’Abbaye”, contenente 6 bottiglie di Westvleteren [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo si può tradurre in un solo modo, ma lo si può interpretare in molti modi. “<em><span style="text-decoration: underline;">Ho contribuito a costruire un monastero</span></em>”: è lo “slogan” scelto da <strong>Colruyt</strong>, in accordo, penso, con i monaci dell’abbazia di <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Westvleteren"><strong>St. Sixtus</strong> a <strong>Westvleteren</strong>,</a> per lanciare, il prossimo <strong>3 novembre</strong>, il <a href="http://www.sintsixtus.be/fr/bouwsteenbox.htm">coffret  “<strong><em>Pierre d’Abbaye</em></strong>”</a>, contenente 6 bottiglie di <strong><em>Westvleteren 12</em></strong> (o <strong><em>XII</em></strong>, come compare sulla foto ufficiale) e due bicchieri da degustazione serigrafati con lo stesso logo. Alla fine ce l’hanno fatta, portando a compimento un progetto che ai più sembrava impossibile, meglio, quasi “eretico”: sto parlando di <strong>Colruyt</strong> (il colosso belga della grande distribuzione, con oltre 4,5 miliardi di euro di fatturato annuo) e dei padri cistercensi di <strong>Westvleteren</strong>, che a prima vista paiono aver chinato l’augusto capo di fronte alla legge del mercato (e/o del profitto). E’ <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/westvl-cogffret.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10865" title="westvl cogffret" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/westvl-cogffret-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a>passato un anno dalla notizia, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/29/due-notizie-trappistiche/">commentata anche su </a><strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/29/due-notizie-trappistiche/">Inbirrerya</a>,</em></strong> che riferiva di una certa qual <em>vox populi</em> che parlava di un possibile accordo fra gli attori sopra menzionati per la vendita, nei negozi della grande catena della GDO, delle celebratissime, superpremiate, ma anche rare birre del monastero trappista. Era il <strong>28 ottobre 2010</strong>; ieri, <strong>13 ottobre 2011</strong>, esce il comunicato stampa di <a href="http://www.colruyt.be/colruyt/static/1024/fr.shtml">Colruyt</a> e <a href="http://www.sintsixtus.be/fr/WVLXII-perscomm.FR-ftp.pdf">dei monaci</a>, che ufficializzano il tanto paventato natrimonio. Dal <strong>3 novembre</strong> prossimo saranno posti in vendita <strong>93.000</strong> <strong><em>coffret Pierre d’abbaye, </em></strong>al costo di <strong>25 €</strong> cadauno: li si potranno acquistare nei negozi GDO presentando alle casse con sottomano una copia di tre quotidiani belgi (Knack, Le Vif, Standard), fino ad esaurimento delle scorte, che saranno proporzionate ai volumi di vendite che ciascun punto vendita di Colruyt fattura. L’idea grafica del coffret (e della serigrafatura di bottiglie e bicchieri) è stata partorita dallo studio belga <a href="http://www.eclipsdesign.be/"><strong>Eclips Design</strong></a>, la realizzazione pratica è stata affidata al personale del laboratorio <strong>Westlandia</strong> di Iper, i costi di produzione e confezionamento se li sono pre-accollati quelli della <a href="https://www.kbc.com/MISC/D9e01"><strong>KBC</strong>.</a> Se li vendono tutti (e non ho dubbio che lo facciano), i padri trappisti incasserebbero <strong>2.325.000</strong> €, cifra alla quale dovrebbero essere detratte le spese sostenute per la progettazione e il confezionamento del coffret, visto che Colruyt, ufficialmente, non ci ricava nulla, offrendo<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/westv-nuovo-progetto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10866" title="westv nuovo progetto" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/westv-nuovo-progetto-300x84.jpg" alt="" width="300" height="84" /></a> (sembra) a titolo gratuito la propria rete distributiva per questa iniziativa. Finalizzata alla<a href="http://www.sintsixtus.be/fr/bouw.htm"> ricostruzione/consolidamento/ampliamento</a> dell’abbazia trappista, il cui precario stato di salute (architettonico) fu certificato nel <strong>2008.</strong> I lavori di consolidamento sono iniziati nella seconda metà del 2008, ma i soldi, a quanto pare, non sono bastati, e i monaci, per completare il progetto affidato all’architetto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bob_Van_Reeth"><em>Bob Van Reeth</em>,</a> hanno pensato a questa “vendita straordinaria” (la prima al di fuori delle mura dell’abbazia). Dal <strong>Settembre 2010</strong>, lo si apprende adesso, i monaci/birrai, forzando il loro naturale ritmo produttivo, hanno fatto ogni mese (e messo da parte per l’occasione) una cotta straordinaria della loro <strong><em>12</em></strong>: <strong>558.000</strong> bottiglie in tutto, l’esatto ammontare dei 93.000 pacchi, il “sogno (non più) proibito” di tutti gli appassionati di birra.</p>
<p>Queste le notizie, tutte vere (purtroppo). Lo confesso: sono un purista, per quanto riguarda <strong>Westvleteren</strong> (e non solo). Le loro birre le ho solo e sempre acquistate ritirandole dalla portineria del monastero, o bevute all’ <a href="http://www.indevrede.be/"><strong>In De Vrede</strong>,</a> lì di fronte. Non ci sono mia state vie traverse o alternative, per me: le birre di <strong>Westvleteren</strong> sono solo questo. Perché <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/westvl-in-de.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10867" title="westvl in de" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/westvl-in-de-300x224.jpg" alt="" width="227" height="170" /></a>hanno le radici in quel luogo, e solo quel luogo le autentica. Pazienza se non le trovi sempre; pazienza se ti rimane la voglia; pazienza se i padri non mantengono sempre la “parola”. <strong>Westvleteren</strong> è anche e soprattutto questo. Le <strong>558.000</strong> bottiglie messe in vendita saranno sicuramente ottime, non ho nessun dubbio in proposito; ma pensare di poter accattare uno o più coffret sullo scaffale di un qualsiasi supermercato me le fa automaticamente cadere di grazia. Vedere poi la bottiglia originariamente nuda così grossolanamente serigrafata e inserita in un “pacco” così pacchiano e così poco austero (l&#8217;immagine è tratta dal sito TrappistBier Beleven) mi conferma in grazia nel mio rifiuto. Di allettante, ovviamente, c’è solo il prezzo, ma non tutto ha necessariamente un prezzo. Questa vendita “all’ingrosso” è davvero la fine di un mondo. Non necessariamente, spero, l’inizio di un nuovo mondo, o di un nuovo modo di porsi sul mercato da parte dei monaci di <strong>St. Sixtus</strong>. Anche se i loro confratelli già da tempo li hanno preceduti (sugli scaffali della GDO).</p>
<p>P.s.: per la <em><strong>Brutal IPA</strong></em> di <strong>Rogue</strong>, della quale <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/13/rogue-le-canaglie/">ieri avevo promesso di parlare</a>, l&#8217;occasione è solo posticipata.</p>

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		<title>Le belghe &#8220;scadute&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 22:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo cominciato con la Germania, adesso è la volta del Belgio e di alcune &#8220;sue&#8221; birre consumate oltre la data di scadenza. Sette birre, delle più svariarte tipologie, blanche escluse. Confesso di aver fatto il furbo: ho &#8220;testato&#8221; solo le birre non-trappiste. Perchè le trappiste &#8220;invecchiano&#8221;, non &#8220;scadono&#8221;. Quello è un altro settore, e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo cominciato con la <strong>Germania</strong>, adesso è la volta del <strong>Belgio</strong> e di alcune &#8220;sue&#8221; birre consumate oltre la data di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/belgian-beer.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-10808" title="belgian beer" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/belgian-beer.jpeg" alt="" width="135" height="87" /></a>scadenza. Sette birre, delle più svariarte tipologie, blanche escluse. Confesso di aver fatto il furbo: ho &#8220;testato&#8221; solo le birre non-trappiste. Perchè le trappiste &#8220;invecchiano&#8221;, non &#8220;scadono&#8221;. Quello è un altro settore, e la dinamica è diversa. Non birre da supermercato, le sette di seguito, ma birre della produzione tradizionale belga, rappresenattive, nel loro insieme, di un&#8217;altra, grande tradizione brassicola.</p>
<p><em><strong>Fisser Ne Flierefluiter</strong></em> (scad. <strong>02/2009</strong>); la birra del buono a nulla, dell&#8217;incapace, o dell&#8217;edonista/epicureo a tutto tondo. Una <span style="text-decoration: underline;"><em>triple</em></span> da 8,5% brassata da <strong>De Smedt/Affligem</strong>, e quindi Heineken. Non un gran che, ma neanche il diavolo.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/ne_flierefluiter.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10803" title="ne_flierefluiter" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/ne_flierefluiter.jpg" alt="" width="195" height="79" /></a> La &#8220;normalità&#8221; la porta dignitosamente oltre la scadenza, con una caratterizzazione decisamente maltata e una effervescenza ancora aggressiva. Leggermente fruttato l&#8217;aroma, una nota citrica ancor ben presente al palato, poca rotondità e qualche spigolo alcolico. Più malti che luppoli, un finale abbastanza anonimo, con una corsa non sempre lineare. <span style="text-decoration: underline;">Senza pretese</span>.</p>
<p><em><strong>Papegaei</strong></em> (scad <strong>07/2010</strong>):una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span>, della <strong>DECA Service</strong>: sparita o quasi la luppolatura, molto abboccata, maltosa e un po&#8217; appiccicosa. Appare a tratti una leggera vena acidula, in una birra di fatto molto consistente <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/papegaei.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10804" title="papegaei" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/papegaei-296x300.jpg" alt="" width="181" height="184" /></a>e robusta, con la componente alcolica in grande evidenza, Brucia un po&#8217; nello scendere; un bel deposito di lievito sul fondo e un particolare aroma finale, una volta riscaldata riscalda, molto vinoso. <span style="text-decoration: underline;">Scomposta</span></p>
<p><em><strong>Ultra Fraiche</strong></em> (scad. <strong>05/2010</strong>), della <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/03/25/brasserie-decaussines/"><strong>Brasserie Ecaussines</strong>.</a> Una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> di soli <strong>3,5%</strong> abv,  schiuma a bolle grosse, dal biondo un po&#8217; slavato; una leggera sensazione di infuso in bocca, davvero scarsa la persistenza, carbonazione ancora ok, naso quasi piatto, un amarognolo erbaceo in fondo. Corretta e liscia, un po&#8217;  di malto che fodera il palato alla fine della beva. <span style="text-decoration: underline;">Innocua.</span></p>
<p><em><strong>Caves</strong></em> (scad. <em><strong>8/2008</strong></em>): lavandino, direttamente dopo il primo accenno di sorsata. Già il naso era &#8220;marcio&#8221;, poi la beva terrificante. Aceto leggermente balsamico. Indeciso se usarla per farne una riduzione in cucina. Poi ha prevalso l&#8217;acquaio. Peccato, <strong>Verhaeghe</strong> mi sembrava fosse nome da garanzia. <span style="text-decoration: underline;">Niente da fare</span></p>
<p><em><strong>Tonneke</strong></em> (scad.<strong> 3/2010</strong>): una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> che si è trasformata in una <span style="text-decoration: underline;"><em>semi-oud bruin</em></span>. <strong>5%</strong> vol., decisamente asciutta e rinfrescante, leggermente acidula al palato e nettamente legnosa al naso. Schiuma stabile, permane anche a lungo, un bel po&#8217; di fiocchi di lievito in fondo al bicchiere. Prima sorsata nettamente acidula, al limite dell&#8217;asprigno, che ti rimane in fondo al palato alla fine della beva. Sparito l&#8217;acidulo resta una discreta pastosità. Luppoli zero, carbonazione rarefatta, un ingannevole, transitoria sensazione watery.<strong> <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/03/contreras-e-le-sue-valeir/">Contreras</a></strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/03/contreras-e-le-sue-valeir/">,</a> in questo caso, non conferma. <span style="text-decoration: underline;">Anomala.</span></p>
<p><em><strong>Noblesse</strong></em> (scad. <strong>08/2010</strong>): una <span style="text-decoration: underline;"><em>golden ale</em></span> perfetta, anche 14 mesi dopo la scadenza. <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/15/la-figlia-della-spiga-di-grano/"><strong>De Dochetr van de Korenaar</strong></a> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/noblesse.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10805" title="noblesse" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/noblesse-220x300.jpg" alt="" width="152" height="208" /></a>con questa birra ha fatto una gran cosa: bellissima la schiuma, pannosa, solida, persistente, colore dorato con qualche infiltrazione di lieviti che un po&#8217; l&#8217;appannano, grande naso, leggermente citrico e moderatamente speziato; una grande rotondità in bocca. Una percezione alcolica lievemente superiore al dichiarato (<strong>5,5%</strong> abv), tanta frizzantezza che morde e pulisce, una luppolatura sostenuta, erbacea e tenace, una grande corsa finale, che la mantiene elegante e sostenuta fino alla fine. <span style="text-decoration: underline;">&#8220;Nobile&#8221;.</span></p>
<p><em><strong>&#8216;T Smisje BBBourgondier</strong></em> (scad <strong>12/2008</strong>): una delle label più brutte della storia, per una <span style="text-decoration: underline;"><em>strong al</em></span>e corposa, quasi solida. Lo era già <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/t-smisje-bbbourgoundier.html">quando l&#8217;avevo assaggiata</a> in un periodo &#8220;a norma&#8221;; l&#8217;età le ha tolto freschezza (ovviamente) e le ha regalatao consistenza. Zero luppoli, tanta torbidità, schiuma ancora presentabile, naso e palato di soli malti. <strong>12%</strong> abv, birra calda e  massiccia, sparito quasi tutto il floreale e tanto zucchero candito in bocca. Un finale insolito: miele, un alcool bruciante e una strana sensazione di tiramisù/waffel al cioccolato che permane a lungo. <span style="text-decoration: underline;">Insolita.</span></p>

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