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	<title>inbirrerya &#187; Tipologie</title>
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		<title>Una Gose di Lipsia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 07:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La storia in un bicchiere di birra, si potrebbe dire; la storia della Germania, prima divisa e poi riunificata, di uno stile birrario dato ormai per estinto e poi, invece, resuscitato. Sto parlando delle Gose, le birre di frumento “salate”, ad alta fermentazione, tipiche della zona di Lipsia, ma “nate” ufficialmente nel XVIII secolo nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia in un bicchiere di birra, si potrebbe dire; la storia della <em>Germania</em>, prima divisa e poi riunificata, di uno stile birrario dato ormai per estinto e poi, invece, resuscitato. Sto parlando delle <strong><em><span style="text-decoration: underline;">Gose</span></em></strong>, le birre di frumento “salate”, ad alta fermentazione, tipiche della zona di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lipsia"><em>Lipsia</em></a>, ma “nate” ufficialmente nel <strong>XVIII</strong> secolo nella non lontana <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Goslar"><em>Goslar</em>,</a> nella <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Gose_Poster.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9557" title="Gose_Poster" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Gose_Poster-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Bassa Sassonia. Città famosa fin dall’<strong>XI </strong>secolo per le sue ricchissime miniere di rame, piombo, zinco, argento (dichiarate dall&#8217;Unesco <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_patrimoni_dell%27umanit%C3%A0">Patrimonio dell&#8217;Umanità</a>), lo era ancor di più per i suoi cristalli di sale, che gli alchimisti medievali usavano per alcuni loro “rimedi”. Ed è proprio il sale il protagonista di queste birre, o almeno l’acqua naturalmente salina, usata dai primi birrifici che brassarono queste birre. Poi, nelle <strong><em>gose</em></strong>, ci si metteva e ci si continua a mettere anche il coriandolo, il malto (pilsener e una piccola percentuale di Monaco) e almeno il 50-60% di frumento maltato, oltre ad un’idea di luppolo, il <em>Northern Brewer</em> e il <em>Perle</em>. L’acidità che le contraddistingue gliela regala l’inoculazione dei batteri di acido lattico che viene fatta dopo la bollitura.</p>
<p>Ritornando alla storia di queste birre, la produzione si sposta definitivamente da <em>Goslar</em> a <em>Lipsia</em> nel <strong>1826</strong>, quando il consiglio comunale della piccola cittadina della Sassonia decide di interromperne la vendita, visto il drastico calo dei consumi. Il successo, a Lipsia, fu enorme: 80 fra birrerie e brewpub producevano e vendevano <strong><em>gose</em></strong>. Ma fu successo non durò molto a lungo: il periodo turbolento delle due guerre mondiali e la divisione (dal <strong>1949</strong>) della Germania appannò di molto consumo e popolarità di questa birra. Fu soprattutto l’avvento del regime totalitario comunista nella <em>Germania Est</em> (nella quale si trovava <em>Lipsia</em>) a decretarne la fine: la collettivizzazione dell’agricoltura, i piani quinquennali, la penuria alimentare di fatto portò alla decisione di utilizzare lo scarso (e prezioso) grano solo a fini alimentari; non era più permesso usarlo per la birra, <strong><em>gose</em></strong> comprese. Il <strong>1966 </strong>fu l’ultimo anno in cui si produssero <strong><em>gose </em></strong>a Lipsia. La “finestra” produttiva si riaprì nel <strong>1986</strong>, poco prima della caduta del muro di Berlino, grazie alla  <strong>Brauerei Schönhauser Allee</strong> di Berlino est. Oggi queste birre rivivono una seconda giovinezza produttiva, grazie alle numerose birrerie artigianali dei dintorni di Lipsia che hanno ricominciato a brassarle.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-birrificio-gose.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-9558" title="logo birrificio gose" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-birrificio-gose.png" alt="" width="133" height="149" /></a></p>
<p>Come la maggior parte delle birre di frumento le <strong><em>Gose</em></strong> hanno un’amarezza luppolata molto, molto labile, ma una acidità fresca e rinfrescante; inizialmente a fermentazione spontanea, per queste birre adesso si usano anche lieviti speciali, provenienti dall’Università di  <em>Weihenstephan</em>. Acidule, relativamente citriche, rinfrescanti, dal basso tenore alcolico, compreso fra i 4 e i 5% vol., dalla salinità accentuata e dal colore biondo lattiginoso. Questa la scheda che racchiude le caratteristiche essenziali di questa tipologia birraria; questo è quanto ho potuto testare di persona <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/gose.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9559" title="gose" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/gose.jpg" alt="" width="93" height="206" /></a>assaggiando la <strong><em>Gose </em></strong>della <a href="http://www.bayerischer-bahnhof.de/de/startseite/index.html"><strong>Gosebrauerei Bayerischer Bahnhof,</strong></a> brauerei aperta nel <strong>2000</strong> all’interno della storica stazione ferroviaria di <em>Lipsia</em>. Una birra dal taglio davvero rinfrescante, dall’amarezza quasi assente e dalla citricità invece spiccata. Non molto frizzante (e neanche tanto “salata”, se la devo dire tutta), si avverte molto il coriandolo, il che la fa un po’ assomigliare ad una witbier. Scarno il corpo e bassa la gradazione alcolica (<strong>4,5%</strong> abv), lascia un che di sfuggente, un non so che di non perfettaemente compiuto, nella sua corsa finale, saettante nella sua rapidità. Io l’ho bevuta alla spina, ma il suo contenitore ideale è la sua specifica bottiglia <em>(</em>prodotta in Italia), dal lunghissimo collo (33 cm. in altezza), appositamente studiato per intercettare la schiuma durante la fermentazione e produrre , di conseguenza, un tappo naturale. In Germania le<strong><em> gose</em></strong> vengono anche “allungate” con sciroppi vari (come le <em>Berliner weisse</em>) o servite assieme ad un bicchierino di grappa.</p>

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		<title>Oud Bruin e Flamish red ale, con sorpresa finale</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 08:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oud bruin, Flemish red ale: birre acetose, dalla fermentazione mista &#8230; Se facessimo un salto di non più di 200 anni nel passato belga, ci ritroveremo a sorseggiare quasi solo ed esclusivamente oud bruin. Nel presente, infatti, i birrai lavorano ormai con ricette più che codificate; nel passato, invece, i produttori di birra non andavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Oud bruin, Flemish red ale</em></strong>: birre acetose, dalla fermentazione mista &#8230; Se facessimo un salto di non più di <strong>200</strong> anni nel passato belga, ci ritroveremo a sorseggiare quasi solo ed esclusivamente <strong><em>oud bruin</em></strong>. Nel presente, infatti, i birrai lavorano ormai con ricette più che codificate; nel passato, invece, i produttori di birra non andavano alla ricerca <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/10127.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4227" title="10127" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/10127.jpg" alt="" width="183" height="194" /></a>di un preciso stile birrario, ma si ponevano il solo obbiettivo di farla, la birra. E il risultato che spesso scaturiva da questa modalità produttiva era proprio questo tipo di birra. Ad oggi questo “antico” stile birrario sopravvive soprattutto nella regione delle <em>Fiandre Orientali</em>, in particolare nei pressi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Oudenaarde"><strong><em>Oudenaarde</em></strong></a> (dove l’acqua dura di quelle parti si rivela particolarmente adatta), grazie alla passione e alla sapienza di quei pochi produttori ancora molto legati alla tradizione. Le <strong><em>oud bruin</em></strong> sono birre dal carattere particolare, dolci e acidule allo stesso tempo, nelle quali è facile ritrovare sentori lattici e acetici che  le fanno accostare all’altro, complicato e splendido mondo delle birre “strane” del Belgio, quello delle <strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/page/4/?s=lambic">lambic</a>.</em></strong><em><strong> </strong></em>Le <strong><em>Oud bruin</em></strong> (“<em>vecchia scura</em>”) si presentano con colore scuro, poca carbonazione e una moderata acidità, oltre a dimostrare un corpo medio-leggero e un tenore alcolico altrettanto moderato. L’acidità è equilibrata dal dolce del malto e dal fruttato di esteri; la luppolatura è leggera e usata più come conservante che come aromatizzante. Il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/38449.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4228" title="38449" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/38449-300x224.jpg" alt="" width="263" height="196" /></a>carattere acido o acetico nasce da una combinazione di fattori. Quando ancora non si conosceva il ruolo dei lieviti, la birra fermentava grazie ai microrganismi che entravano in contatto con il mosto; la successiva maturazione in botti contribuiva ancora di più a far sviluppare i lieviti selvaggi e i batteri lattici, che insieme conferiscono il gusto particolare al prodotto finale. Anche il colore deriva dalla tradizione, e dai suoi “limiti”. Privi delle attrezzature specifiche, i primi mastribirrai non erano in grado di controllare perfettamente la temperatura con la quale si tostava l’orzo; si arrivava comunque, in qualche modo, ad ottenere anche malti rossicci o bruni. In aggiunta, si lasciava bollire per un tempo maggiore (rispetto ad oggi) il mosto: questo procedimento contribuiva alla caramellizzazione dello zucchero presente, con il risultato finale che portava ad ottenere birre rossicce o scure.</p>
<p>Già nel nome, comunque, è indicata la “natura” del prodotto: è <em>vecchia</em> perché il processo di invecchiamento è molto lungo, fino ad occupare un intero anno. La seconda fermentazione  richiede infatti fino ad un mese di tempo, ed è <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/liefmans_billboard_200.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4229" title="liefmans_billboard_200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/liefmans_billboard_200.jpg" alt="" width="200" height="134" /></a>seguita da un affinamento in bottiglia che può durare  alcuni mesi. E’ proprio l&#8217;invecchiamento prolungato che permette ai lieviti e batteri di sviluppare il caratteristico sapore agrodolce di questo stile. Le birre che fanno range in questa categoria? Qusasi tutte quelle della <a href="http://www.liefmans.be/">Liefmans</a> (oggi proprietà di <em>Duvel Moortgat</em>) la <em>Odnar</em>, la <em>Goudenband </em>e la<em> Oud Bruin</em>, <em>la Roman Special</em>,  la <em>Petrus oud bruin</em>,  la <em>Cnudde bruin</em>,  <em>la Felix Oudenaards Oud Bruin</em>. La <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/03/10/ecco-qua-la-cosmos-porter/">Cosmos di De Dolle</a> è scomparsa, così improvvisamente come era comparsa; &#8220;curioso&#8221; rileggere, alla luce del concetto di <strong><em>oud bruin</em></strong>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/06/29/viaggio-nellacido-lattico-di-una-oerbier/">l&#8217;interessante report</a> di Filip Geerts sull&#8217;acido lattico nella <em>Oerbier</em>.</p>
<p>Sempre nelle <em>Fiandre</em>, ma questa volta nella loro parte<em> occidentale</em>, troviamo le “cugine” delle <strong><em>oud bruin</em></strong>, e cioè le <strong><em>Flemish red ale</em></strong> (<em>birre rosse fiamminghe</em>). Birrificio di riferimento? Uno, e uno solo: <a href="http://www.palm.be/rodenbach.php"><em>Rodenbach</em></a> di Roeselare (oggi di proprietà della <em>Palm</em>). Caratteristica principale? Oltre al lievito, per la fermentazione, viene aggiu<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/Logo-Rodenbach-RVB.jpg"><img class="alignright size-full  wp-image-4230" title="Logo-Rodenbach-RVB" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/Logo-Rodenbach-RVB.jpg" alt="" width="171" height="137" /></a>nto il <em>Lactobacillus</em> che contribuisce all&#8217;acetosità della birra. In più la maturazione in botti di rovere per almeno un anno e la miscelazione, prima dell&#8217;imbottigliamento, con una birra più giovane fa nascere uno stile che si ama o si odia. L&#8217;aroma è un mix complesso di frutta: agrumi, ciliegie, prugne, uva passa e anche alcuni sfumature di vaniglia o cioccolato. Al gusto invece spicca l&#8217;acidità e una certa acetosità. Le birre che fanno range: <em><a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/rodenbach.html">Rodenbach</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/rodenbach-gran-cru.html">Rodenbach Gran Cru</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/21/hopus-rodenbach-vintage-2007/">Rodenbach Vintage,</a> Vichtenaar di Verhaeghe, Duchesse de Bourgogne, Bacchus di van Honsebrouck.</em></p>
<p>Alcune di queste (on draft) al <em><strong>prossimo Villaggio della Birra</strong></em>, in un corner solo ad esse dedicato.</p>

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		<title>Belgian ales: 3^ ed ultima parte</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 19:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo partiti dalle belgian ales, si è parlato delle amber ales e delle strong golden ales, adesso è arrivato il turno delle ultime due “sottofamiglie” birrarie delle belgian ales. La prima è rappresentata dalle strong dark ales, birre scure,ovviamente ad alta fermentazione, dotate di un robusto tenore alcolico: sono birre complesse, con un carattere di tutto rispetto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo partiti dalle <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/23/stili-birrari-del-belgio-le-belgian-ales/">belgian ales</a>, si è parlato delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/24/stili-birrari-del-belgio-belgian-ales-2%C2%B0-parte/">amber ales</a> e delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/24/stili-birrari-del-belgio-belgian-ales-2%C2%B0-parte/">strong golden ales</a>, adesso è arrivato il turno delle ultime due “sottofamiglie” birrarie delle belgian ales.</p>
<p>La prima è rappresentata dalle <em><strong>strong dark ales</strong></em>, birre scure,ovviamente ad alta fermentazione, dotate di un robusto tenore alcolico: sono birre complesse, con un carattere di tutto rispetto, ricche di caramello, malto <img class="alignleft size-full wp-image-2725" title="rochefort10" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/rochefort10.jpg" alt="rochefort10" width="150" height="200" />torrefatto, note fruttate e speziate che vanno dall’uva passa alla prugna ai chiodi di garofano. Dalla luppolatura non esageratamente accentuata (siamo, in media, fra i 25 e i 40 <strong>IBU),</strong> tutte provviste di un bel colore che può andare dal borgogna profondo al marrone scuro, hanno buona limpidezza e una schiuma solitamente ricca e persistente (quando l’alcolicità non la riduce a più miti consigli). Sono birre che vengono da lontano, dal Medioevo si può dire, e dalla tradizione brassicola legata ai monasteri. Molte delle birre <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/08/la-birra-trappista/">trappiste del Belgio</a> fanno parte di questa categoria, anzi, ne hanno determinato il range: dalla <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Chimay">Chimay Grand Reserve</a> alla <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Achel">Achel Extra brune</a>, dalla <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Rochefort">Rochefort 10°</a> alla <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Westvleteren">Westvleteren 12°</a>, oltre alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/02/18/la-trappel-quadrupel/">Quadrupel</a> del monastero olandese di <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/i-trappisti-e-le-birre-nostra-signora.html">La Trappe</a>. Molti dei birrifici belgi, gli altri, quelli “laici”, hanno immesso sul mercato prodotti similari, che non si discostano poi di tantissimo dalla qualità eccelsa delle birre citate in precedenza: tanto per fare qualche nome, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/st-feuillien-brune.html">St. Feuillien Brune</a>, Binchoise Brune, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/st-bernardus-6-pater.html">St. Bernardus 8°</a> e <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/st-bernardus-abt-zythos-bier-festival.html">12° </a>ABT, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/ultrabrune-zythos-bier-festival-2008.html">Ultra Brune</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/winterkoninkse.html">Winterkoninske</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/gouden-carolus-classic-zythos-bier.html">Gouden Carolus Classic,</a> <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/08/pannepot-reserva-2007/">Pannepot Reserva</a> e tutta la schiera (o quasi) delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/12/05/birre-natalizie/">Christmas beer</a>, altra grande tradizione brassicola belga.</p>
<p>Le <strong><em>dubbel </em></strong>sono le “sorelle minori”, semplificando ovviamente, delle <strong><em>strong dark ales</em></strong>. Anch’esse di stretta tradizione monastica, hanno rispetto alle “sorelle maggiori” una percentuale alcolica inferiore (3,2/7,8% <strong>ABV</strong> <img class="alignleft size-medium wp-image-2726" title="Westmalle Dubbel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/Westmalle-Dubbel-228x300.jpg" alt="Westmalle Dubbel" width="160" height="238" />rispetto alla forbice 7/12+% <strong>ABV</strong>) e una amarezza relativamente meno marcata (per un <strong>IBU </strong>che sta fra i 20 e 35). Ricche nell’aroma, anch’esse, hanno comunque minori toni caramellati e una maggiore speziatura, spesso piccante e pepata; meno scure, con un colore che va dall’ambrato carico al marrone, hanno, di solito, una struttura e un corpo leggermente più esili delle strong, con però sapori relativamente simili: malto, uva passa, poco luppolo, frutta secca. Più asciutte e meno “calde” delle strong, rappresentano ad ogni modo la fascia qualitativamente più alta della produzione brassicola belga, laica e/o religiosa. La birra che ha dato origine a questo stile: a detta di tutti la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/12/westmalle-dubbel.html">Westmalle dubbel,</a> che è servita come esempio alla <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/affligem-dubbel.html">Affligem dubbel</a>, alla Corsendonk Pater, alla Grimbergen dubbel, alla Cuvèe de l’Hermitage della Ciney, alla Het Kapittel dubbel, alla <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/maredsous-8.html">Maredsous 7</a>, alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/02/tongerlo-e-la-nuova-prior/">Tongerlo dubbel bruin</a>, alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/08/birre-dellabbazia-di-bornem/">Bornem Dubbel,</a> alla Ename Dubbel, alla Pater Lieven bruin, alla <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/st-bernardus-6-pater.html">St. Bernardus 6°</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/adelardus.html">Adelardus dubbel</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/t-smisje-dubbel.html">Smisje dubbel</a>, solo per fare alcuni nomi (i migliori, oserei dire).</p>
<p>L&#8217;ultima &#8220;sottofamiglia&#8221; delle ales belghe è rappresentata dalle birre appellate genericamente &#8220;<em>speciali</em>&#8221; (<strong>speciality ales</strong>). E&#8217; famiglia frequentatissima, e proprio per questo, più difficilmente racchiudibile in confini univoci. Sono <img class="alignleft size-full wp-image-2727" title="lachouffe" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/lachouffe.jpg" alt="lachouffe" width="168" height="215" />spesso birre uniche, prodotte (splendidamente) da quella miriade di piccole e piccolissime brouwerij artigianali indipendenti del Belgio, e all&#8217;inizio conosciute (e apprezzate) solo nei &#8220;paraggi&#8221; delle stesse ditte che le producevano. Spesso brassate con materie prime molto particolari (e/o inusuali) sono ricchissime di fantasia e personalità, ed abbracciano, di fatto, quasi tutto lo spettro delle sensazioni gustative ed olfattive.  Varie, molto varie, con<strong> IBU</strong> non spiccato (20-40) e alcolicità non elevata (4% &#8211; 8% <strong>ABV</strong>), sono l&#8217;espressione più concreta della fantasia produttiva belga, che si esplicita in una varietà ricchissima di stili. Hanno spesso estrema bevibilità, corpo rotondo e piacevolmente speziato, aroma ricco di lievito e (anche qui) di speziatura vivace e variegata, con un colore che difficilmente si spinge oltre ad un ambrato mediamente profondo (nella maggior parte dei casi sono bionde). Gli esemplari più conosciuti, anche fuori dagli stretti confini regionali? Sicuramente le birre della <a href="http://www.achouffe.be/fr">Brasserie d&#8217;Achouffe</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/05/06/la-chouffe/">La Chouffe</a> in primis, e quelle della <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/06/29/due-chiacchiere-con-il-birraio-matto/">De Dolle,</a> <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/12/stille-nacht-2008.html">Stille Nacht</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/12/arabier.html">Arabier</a> e <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/boskeun-zythos-bier-festival-2008.html">Boskeun</a> (per la Oerbier va fatto un discorso a parte); altri classici esempi sono la Hapkin, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/06/hommel-poperinge.html">Hommelbier</a>, le birre <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=bush">Bush,</a> la Judas, le Kastelbeer, le birre della <a href="http://www.brasserielabinchoise.be/">Binchoise</a>, le Brigand. Ma ce ne sono infinitamente altre, solo, bisogna scovarle girando di paesino in paesino &#8230;.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2728" title="logo_bbp" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/logo_bbp5-150x150.jpg" alt="logo_bbp" width="150" height="150" /></p>

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		<title>Stili birrari del Belgio: belgian ales, 2° parte</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 22:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/23/stili-birrari-del-belgio-le-belgian-ales/">precedente post</a> ho cercato di definire un po’ i “limiti” della famiglia birraria delle Belgian ales,  nelle sue varie ramificazioni. Entrando adesso più nello specifico, le <strong><em>belgian amber ales</em></strong> (da non confondersi assolutamente con le <em>red ales del Belgio</em>, delle quali parleremo in un altro post) sono un po’ le capostipiti di tutta la famiglia. Simili alle “cugine” <em>pale ales</em> inglesi, sono tutte ben provviste di un bel colore ambrato e sono, generalmente, facilmente e <img class="alignleft size-medium wp-image-2699" title="de_koninck" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/de_koninck-139x300.jpg" alt="de_koninck" width="112" height="196" />gradevolmente bevibili. Non particolarmente alcoliche (sono tutte fra il 5% e il 7% ABV), e soprattutto assolutamente non acide (come le <em>red ales</em>), hanno, solitamente, una bella luppolatura (20-30 IBU), spesso associata ad una buona componente speziata e fruttata. Gli esempi in Belgio di questa tipologia sono innumerevoli, a partire dalla più famosa in assoluto, cioè la <em><span style="text-decoration: underline;">De Koninck</span></em>: la <em>Petrus special,</em> tutta la gamma ambrata della Palm, la piccante Horse Ale, la luppolata <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/op-ale.html">Op-Ale,</a> l’asciutta Ginder Ale, la ricca Vieux Temps, la Artevelde Gran Cru, la robusta e corposa Quintin Ambrèe, la Houten Kop e la classicissima Pauwel Kwak, oltre all’altro must rappresentato dalla<a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/gouden-carolus-ambrio-zythos-bier.html"> Gouden Carolus Ambrio</a>. La <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/11/novita-dal-belgio-e-non-solo/">John Martin&#8217;s,</a> la famosa brouwerij anglo-belga, che festeggia quest’anno il suo centenario, propone (con la propria linea di birre Gordon) la meglio riuscita contaminazione fra la tradizione britannica delle <em>Pale ale</em> e la variante belga delle stesse <em>ales.</em></p>
<p>L’altro ramo della famiglia belga delle ales è rappresentato dalle <strong><em>golden ales, </em></strong>sotto-gruppo che include le classiche <em>blonde,</em> le <em>triple</em> e le <em>strong golden ales</em>: tanta roba. Tutte brassate con malti pallidi e malto ceko, luppoli tedeschi e sloveni (per contrastare inizialmente, come dicevo, la grande diffusione delle <em>pils),</em> coprono un vasto spettro <img class="alignleft size-medium wp-image-2701" title="ryck" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/ryck1-300x225.jpg" alt="ryck" width="137" height="102" />gustativo e produttivo, con un °Plato che parte dalla forbice 13,5-17 delle blonde fino ad arrivare ai 23-25 delle strong. Anche la percentuale alcolica ha un ampio spettro, che va dai 5-6% ABV delle <em>blonde</em> fino ad arrivare ai 7-11% ABV delle<em> strong</em>, che possono vantare anche un IBU che può arrivare fino a 50 (15-30 IBU per le classiche blonde, invece). Gli esempi classici: per le <em>blonde</em> (o <em>golden</em>) la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/de-ryck-special-zythos-bier-festival.html"><em><span style="text-decoration: underline;">De Ryck Special</span></em>,</a> la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/straffe-hendrik-blonde.html">Straffe Hendrik blonde</a> della <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/11/12/brouwerij-halve-maan/">De Halve Maan</a> di Bruges, la Flandrien della Louwage e la ‘t Pakhuis blonde di Anversa, la Dikke Mathile e la Keyte della <a href="http://www.brouwerij-strubbe.be/start/contact/nl">Strubbe.</a></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2705" title="duvel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/duvel3-214x300.jpg" alt="duvel" width="150" height="212" /></p>
<p>Adesso arriviamo alle <strong><em>strong golden ales</em></strong>: tutte traggono ispirazione dalla stra-famosa <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/08/la-duvel-nuovamente/"><em><span style="text-decoration: underline;">Duvel</span></em>, </a>che di fatto fa range: molte le sue concorrenti, quasi tutte appellate con un nome “similmente diabolico”: Lucifer, Satan Blond, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/piraat.html">Piraat</a>, Judas, Hapkin, Sloeber, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/08/kwelchouffe.html">Kwelchouffe</a>. Un po’ più “tranquille”, ma altrettanto ricche di personalità, sono invece: <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2009/02/moinette-blonde-2008.html">Moinette blonde</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/bink-blond.html">Bink Blonde</a>, Rulles Blonde, Saxo.</p>
<p> Le <strong><em>triple:</em></strong> si discostano un po’ dalle strong ales, in parte per la loro origine, trappista, in parte per alcune caratteristiche specifiche (le <em>tripel</em> sono un po’ più “opalescenti”, meno fruttate e più rustiche). L’origine del termine (<em>tripel)</em> è di fatto sconosciuta, anche se è certificato il fatto che la prima brouwerij ad usare questo termine per una <img class="alignleft size-full wp-image-2706" title="WestmalleTripel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/WestmalleTripel.jpg" alt="WestmalleTripel" width="139" height="200" />propria birra (la loro <em>Superbier</em>) è stata, nel 1956, la brouwerij monastica <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Westmalle">dell’<em>Abbaye Notre-Dame du Sacré-Cœur di Westmalle.</em></a> Non tutti sono d’accordo su ciò, citando l’esistenza di una birra e di una birerria, la <em>Drie Linden</em> di Hendrik Verlinden (che lavorava in precedenza nella stessa brouwerij di Westmalle, e <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/17/hendrik-verlinden-il-pater-della-witkap/">che poi fonderà la <em>Slaghmuylder</em></a>) che fin dal 1930 produceva una birra classificata con il termine<em> tripel</em>. Che non sta ad indicare il numero di volte con le quali la birra è stata fatta fermentare (come comunemente , ed erroneamente si pensa). Il termine, piuttosto, sta ad indicare la « forza » della birra, che, inizialmente, era visualizzata sulle botti nella quale veniva messa a riposare/fermentare con un numero preciso di « x » : <strong>una </strong>per le più deboli, <strong>due</strong> per le birre mediamente forti, <strong>tre</strong> per le birre molto forti. Esempi classici ? Spesso rifermentate in bottiglia mediante l’aggiunta di zucchero candito, molto alcoliche, con un sentore netto di lievito ed esteri, la famiglia delle tripel è riccamente frequentata. La birra che fa range è la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/12/westmalle-tripel.html"><em><span style="text-decoration: underline;">Westmalle Tripel</span></em>,</a> ovviamente : tutte « figlie » di questa spettacolare must sono la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/chimay-tripel-zythos-bier-festival-2008.html">Chimay Cinq Cents</a>, la Guldenberg, la Reinaert triple, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/st-bernardus-tripel_19.html">st.Bernardus triple</a>, la Tripel Karmeliet, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/kameleon-tripel.html">Kameleon Triple</a>, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/sint-canarus-tripel.html">St. Canarus Triple</a>, la Witkap Tripel, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/bornem-tripel.html">Bornem tripel</a>, la Grimbergen tripel, la Villers tripel … e l’elenco potrebbe protrarsi ancora a lungo.</p>
<p>Al prossimo post, l’ultimo, è demandata la conclusione di questo (ricco) excursus su una delle famiglie birrarie belghe più ricca e conosciuta in tutto il mondo; si parlerà delle <strong><em>strong dark ales</em></strong> e delle <strong><em>speciality ales</em></strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2707" title="logo_bbp" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/logo_bbp3-150x150.jpg" alt="logo_bbp" width="150" height="150" /></p>

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		<title>Biere Belge d&#8217;Abbaye Reconnue</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 08:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un precedente post avevamo parlato di una delle grandi famiglie birrarie, quella delle Birre belghe d&#8217;abbazia, che si distinguono, fondamentalmente, da quelle trappiste per il fatto che sono brassate in fabbriche &#8220;laiche&#8221; e non più nei recinti delle abbazie. Famiglia grande e qualificata, quella delle birre d&#8217;abbazia, &#8220;tutelate&#8221; da un regolamento che la Union [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/le-birre-dabbazia.html">precedente post</a> avevamo parlato di una delle grandi famiglie birrarie, quella delle <strong><em>Birre belghe d&#8217;abbazia</em></strong>, che si distinguono, fondamentalmente, da quelle trappiste per il fatto che sono brassate in fabbriche &#8220;laiche&#8221; e non più nei recinti delle abbazie. Famiglia grande e qualificata, quella delle birre d&#8217;abbazia, &#8220;tutelate&#8221; da un <a href="http://www.beerparadise.be/emc.asp?pageId=572">regolamento</a> che la <img class="alignleft size-full wp-image-2040" title="abbaye" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/abbaye1.jpg" alt="abbaye" width="246" height="313" /><strong><em>Union des Brasseries Belges</em></strong> ha stilato fin dal 1999, e resa facilmente riconoscibile da un vero e proprio marchio di qualità. L&#8217;occasione per parlare nuovamente delle birre d&#8217;abbazia belghe è data dall&#8217;aggiornamento della lista dei birrifici &#8220;autorizzati&#8221; dall Unione stessa a fregiarsi del marchio e da una novità. In un documento reperibile su internet (<a href="http://www.pierreluc.com/bruxelles/images/UBB0001.pdf">un pdf ad uso interno</a>, per la verità, un po&#8217; pasticciato e anche scarabocchiato) si può nuovamente consultare la lista delle birre e dei birrifici, che, rispetto alla precedente, ha pochi ma significativi spostamenti. Le birre dell&#8217; <em>Abbaye de la Ramèe</em>, invece di essere prodotte dalla <em>brasserie du Brunehaut</em> (che ha conservato la linea delle birre d&#8217;abbazia <em>St. Martin</em>) sono passate in &#8220;gestione&#8221; alla <em>Du Bocq</em>, <a href="http://www.bocq.be/english/ownbrands/index.php">anche se sul sito non ce n&#8217;è traccia</a>; sul sito dell&#8217;Abbazia stessa, infatti,  le birre sono &#8220;associate &#8220;  alla BIBCO (Belgian Import Beverages Company), ma quando c&#8217;è la Du Bocq di mezzo, le cose non sono mai chiare fino in fondo. L&#8217;altro &#8220;spostamento&#8221; nella lista è dato da un&#8217;acquisizione: nel 2004 infatti la <em>Palm Brewery</em> di Steenhuffel acquisisce la <em>Brasserie De Gouden Boom</em>, e i suoi brands: fra questi le birre d&#8217;abbazia <em>Steenbrugge </em>e <em>Sint Pitersabdij</em>.</p>
<p>In altri post avevamo cominciato a fare un excursus delle varie birre e birrifici d&#8217;abbazia, e precisamente, <a href="http://www.inbirrerya.com/tag/birre-abbazia/">avevamo già parlato di</a>: <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/06/brasserie-dellabbazia-du-val-dieu/">Val Dieu</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/05/05/birre-dellabbazia-di-st-pieters-van-steenbrugge/">Steenbrugge</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/26/le-birre-dellabbazia-di-grimbergen/">Grimbergen</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/23/birre-dellabbazia-di-floreffe/">Floreffe</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/24/birre-dellabbazia-di-st-feuillien/">St Feuillien</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/25/birre-dellabbazia-di-maredsous/">Maredsous,</a> <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/24/birra-dellabbazia-di-cambron/">Cambron</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/21/birre-dell%e2%80%99abbazia-di-affligem/">Affligem</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/20/birre-dellabbazia-di-postel/">Postel</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/08/birre-dellabbazia-di-bornem/">Bornem</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/25/abbazia-di-ename-roman-brouwerij/">Ename</a>. Da qui ripartiremo, con un nuovo post che riguarderà l&#8217;Abbaye de Bonne Experance, brassata dalla Lefebvre e riassaggiata pochi giorni fa dopo lungo tempo.</p>
<p>Parlavo di una novità all&#8217;interno del mondo delle birre d&#8217;Abbazia belghe; come riportato in un recente post di Steve Vermeylen sul <a href="http://bierfestival.wordpress.com/2009/07/08/herkenrode-tripel/">proprio aggiornatissimo blog</a>, nel luglio di quest&#8217;anno è stata aggiunta alla lista delle birre una new entry: la <em><strong>Herkenrode tripel</strong></em>, il cui riconoscimento ufficiale da parte della Union des Brasseries Belges è riportato anche da questo <a href="http://www.hasselt.be/nl/press/1488/herkenrode-tripel-erkend-als-abdijbier.html">articolo in fiammingo</a>. Brassata dalla <a href="http://www.brouwerijsintjozef.be/">Brouwerij St. Jozef </a>di Oppiter, riprende una ricetta che risale addirittura al XIII secolo; ma ne riparleremo, in un prossimo post.</p>

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		<title>Le Bières de Saison</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 12:17:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La zona è quella “giusta”, la Vallonia, cioè la parte meridionale del Belgio, quella francofona, al confine con la stessa Francia: in questa parte del Belgio, infatti, si trovano tre fra i sei monasteri cistercensi belgi che producono le birre trappiste, Chimay, Orval e Rochefort.           In questa stessa regione, soprattutto nelle province dello Hainaut, del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/08/Map_of_Wallonia.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1619" title="Map_of_Wallonia" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/08/Map_of_Wallonia-150x150.png" alt="Map_of_Wallonia" width="150" height="150" /></a>La zona è quella “giusta”, la Vallonia, cioè la parte meridionale del Belgio, quella francofona, al confine con la stessa Francia: in questa parte del Belgio, infatti, si trovano tre fra i sei monasteri cistercensi belgi che producono le birre trappiste, Chimay, Orval e Rochefort.          </p>
<p>In questa stessa regione, soprattutto nelle province dello Hainaut, del Brabante Vallone e di Namur, nascono, a cavallo fra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, in piena rivoluzione industriale, quelle birre che adesso si suole  “raggruppare” nella categoria di <strong><em>saison</em></strong>. In francese il termine indica il generico spazio temporale di <strong><em>stagione</em></strong>: in questo caso, la stagione è solo e soltanto l’<strong><em>estate</em></strong>. Perché le saison sono birre estive, corpose e asciutte, non filtrate e dalla spiccata acidità agrumata: perfette, appunto, per la stagione più calda.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/08/saisonlogo1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1620" title="saisonlogo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/08/saisonlogo1-150x150.jpg" alt="saisonlogo" width="150" height="150" /></a>Qualcuno le definisce come la birra belga fatta per la classe operaia (un po’ come la porter inglese). In origine infatti, durante la stagione calda, le donne le portavano ai propri uomini che lavoravano nei campi alla mietitura del grano o alla raccolta del lino: il “contratto di lavoro” riconosceva loro il diritto ad averne fino a 8 pinte al giorno. Venivano bevute anche dagli operai che lavoravano alla costruzione delle grandi vie di comunicazione nei primi anni del novecento. L’esemplificazione di ciò è la Lefebvre Saison 1900 (ha ancora oggi questo nome), birra brassata appunto negli anni intorno all’inizio del XX secolo per dissetare gli operi delle cave di pietra, poste vicine alla fabbrica di birra stessa, che rifornivano di pietrisco le massicciate delle ferrovie che si stavano costruendo in mezza Europa.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/08/SaisonDupont.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1621" title="SaisonDupont" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/08/SaisonDupont-150x150.jpg" alt="SaisonDupont" width="150" height="150" /></a>All’inizio le saison erano birre disponibili solo d’estate: privi di mezzi artificiali di refrigerazione, i produttori le brassavano fra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, per poterle poi commercializzare nella stagione più calda. Dovevano essere abbastanza “robuste” da poter durare fino alla fine dell’estate, ma non troppo, per non perdere il proprio carattere dissetante. Adesso le Saison sono disponibili tutto l’anno, con molte e interessanti variazioni all’interno del range. Tendenzialmente è una birra dal colore giallo-arancio, dalla gradazione compresa fra i 5 e gli 8% vol., dalla carbonazione netta e rinfrescante, con un bel taglio secco di luppolo, speziatura ricca e croccante e una nota di acidità diffusa. Brassate solitamente con malti pallidi e Pilsener, vengono usati solo luppoli pregiati, Kent, Styrian ed Hellertau (spesso in combinazione fra di loro). Ma il segreto sta nel lievito, specifico per questa categoria produttiva e conservato gelosamente da ogni brasserie: quello più “appetito”, e per questo ancor più protetto, è il lievito usato ormai da quasi un secolo dalla Brasserie Dupont, leggendario. Per conferire una più spiccata acidità a queste birre, alcuni produttori ancora oggi brassano secondo il metodo Baudelot, lasciando cioè il mosto esposto all’aria e ai lieviti selvaggi in essa contenuti; un po’ come si fa con le lambic.</p>
<p>Solitamente confezionate in bottiglie da 0,75 (anche se oggi si cominciano a trovare anche in Italia saison belghe in bottiglie da 0,33), rifermentate in bottiglia, in Belgio se ne contano diverse “versioni”,  da quelle più vicine alla tradizioni come La Saison Vieille Povisione della Dupont e la Saison de Pipaix, ad alcune interessanti “variazioni sul tema”, come la Saison d’Epeautre della Blaugies, la Saison d’Erpe Mere della Glazen Toren, la Saison della Fantome, la Saison Voisin e la Estival della Rulles. E’ uno stile di birra che comunque si sta ritagliando una buona fetta di mercato, e può contare anche molti buoni esempi al di fuori del Belgio stesso:  fra i micro birrifici americani tanti sono gli esempi produttivi, interessanti anche le italiane Chiostro del Piccolo Birrifico Apricale e Genziana del Birrificio del Borgo, particolare la Daù del Troll.</p>

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		<title>Birre Bianche (Blanche/Wit bier)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 14:59:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Subito la carta d’identità: Nome: Biere Blanche (witbier in fiammingo)Luogo di nascita: Brabante fiammingo, Nord della FranciaTipologia: Alta fermentazione, di tenore alcolico moderato (raramente si superano i 5°)Ingredienti: malto d’orzo, frumento non maltato, avena non maltata (raro). Speziata con coriandolo, scorza di arancia amara di curaçaoParticolarità: non filtrata e non pastorizzata, colore bianco lattiginoso (da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Subito la carta d’identità:</p>
<p><strong>Nome:</strong> Biere Blanche (witbier in fiammingo)<br /><strong>Luogo di nascita:</strong> Brabante fiammingo, Nord della Francia<br /><strong>Tipologia:</strong> Alta fermentazione, di tenore alcolico moderato (raramente si superano i 5°)<br /><strong>Ingredienti:</strong> malto d’orzo, frumento non maltato, avena non maltata (raro). Speziata con coriandolo, scorza di arancia amara di curaçao<br /><strong>Particolarità:</strong> non filtrata e non pastorizzata, colore bianco lattiginoso (da qui il nome), opalescente</div>
<div align="justify"><strong>Storia. </strong>Si deve risalire al medioevo, in un paesino vicino Lovanio (30 km. circa da Bruxelles), <a href="http://2.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/Sa_q8Xszm9I/AAAAAAAAIIw/6q6_Gpj7_WE/s1600-h/250px-Hoegaarden.JPG"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309720808568101842" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 188px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/Sa_q8Xszm9I/AAAAAAAAIIw/6q6_Gpj7_WE/s320/250px-Hoegaarden.JPG" border="0" /></a>Hoegaarden. Qui si produceva birra già dal 1318, ma tutto cambia nel XV scolo, con l’insediamento nella zona di una comunità di padri Begardi. I Begardi erano “l’alter ego” delle Beghine, movimento religioso del Nord Europa nato all’incirca nel XII <a href="http://3.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/Sa_qshjLmSI/AAAAAAAAIIY/XgrbxryuXNc/s1600-h/250px-Hoegaarden.JPG"></a>secolo, formato da donne, spesso vedove di guerra o di malattia, che scelgono di vivere in comunità fra di loro, spesso sotto la guida spirituale di un sacerdote. Non erano suore, non rinunciavano alle loro proprietà, non pronunciavano i voti e potevano tornare alla vita laica quando volevano; le loro comunità si chiamavano beghinaggi (ancora oggi ce ne sono 11 in Belgio e 2 in Olanda), nelle quali si dava aiuto alle donne sole o ai malati, e il cui ritmo di vita era scandito dalla preghiera. Dapprima appoggiato informalmente dalla Chiesa, il movimento delle Beghine visse alterne vicende, e in seguito alle caratteristiche alquanto inusuali del loro movimento, andò incontro anche ad accuse di eresie, le stesse nelle quali incorsero (insieme a dure repressioni) i Begardi, predicatori erranti che vivevano in povertà spostandosi di villaggio in villaggio denunciando gli abusi del clero e predicando il ritorno al cristianesimo delle origini. In uno dei loro spostamenti, i Begardi si stabiliscono dunque ad Hoegaarden, e lì cominciano a produrre birra e vino, presto imitati dai contadini della zona. Che danno vita ad un vero e proprio exploit produttivo: in un paesino di poco più di 2000 anime si arriva a 35 birrifici insediati all’interno del territorio comunale agli inizi del 1800. La Rivoluzione Francese, con i saccheggi e le ruberie che spesso si trascinò dietro, pone fine a questo boom produttivo, e lo stile birrario della zona corse il rischio dell’estinzione, in contemporanea anche al grande successo che il mercato decretò alle pils. Dai 35 birrifici di inizio ‘800, si arriva ai 2 birrai del 1955, Tomsin e Loriers, gli ultimi detentori del segreto produttivo delle blanche. Poi anche Loriers si arrende al mercato, e nel 1957 Tomsin, per sopraggiunti limiti di età, smette di produrre. </div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">Un lattaio texano, vicino di casa di Tomsin (che aiutava nel tempo libero), Pierre Celis, n<a href="http://4.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/Sa_rJM12x0I/AAAAAAAAII4/lxFhY1fJZdQ/s1600-h/pierre-celis.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5309721028991567682" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 148px; CURSOR: hand; HEIGHT: 165px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/Sa_rJM12x0I/AAAAAAAAII4/lxFhY1fJZdQ/s320/pierre-celis.jpg" border="0" /></a>el 1965 decide di ridare una nuova vita produttiva alla biere blanche fiamminga, e insieme a due soci olandesi ricomincia a produrre, all’inizio con veri e propri mezzi di fortuna, con la stessa ricetta “carpita” in anni di osservazione al vicino Tomsin. Per 20 anni Pierre Celis, con i prodotti della sua Celis Brouwerij, rivitalizza il mercato di questa particolare tipologia birraria, fino a che il suo stabilimento non prende fuoco: per ripianare i debiti, deve cedere alla InBev la maggioranza delle azioni della sua ditta, e si trasferisce poi in America. Ma il “miracolo” si era ormai compiuto: le biere blanche, da tipologia a rischio d’estinzione, si trasforma in birra “trendy”, che si ritaglia una bella fetta del mercato. A tutt’oggi ci sono almeno una cinquantina di biere blanches belghe, oltre a numerosissime altre produzioni europee e d’oltre oceano. E imastri birrai di tutto il mondo hanno apportato più di una variazione allo stile “classico” delle blanche, con l’introduzioni di nuove materie prime (grano kamut, farro, grano saraceno) e di speziature sempre più estreme. </div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">Fra le “classiche” blanche belghe, da ricordare la capostipite Hoegaarden (in questi ultimi tempi un po’ cambiata, a dir la verità, in peggio), la Blanche de Watou, la Blanche de Charleroi, la Blanche des neiges, la Mater, la Wittekerke, la st. Bernardus Blanche, la Titje, la Troublette, la Blanche de Namur. Degne di nota anche le olandesi Korenwolf e Wieckse Witte. Fra le blanche più particolari, da ricordare la Waaslander di Boelens e la Tarwe della Berseel, insieme alla Triverius della De Graal; la particolare Darbyste con l’aggiunta di sciroppo di fichi, le robuste Blanche de Hainaut della Dupont e Blanche de Honnelles dell’Abbaye des Rocs, la Blanche de Saisis della Ellezelloise (priva di spezie). Ed altre ancora.</div>
<div align="justify">Che dire di più. Gli abbinamenti gastronomici: le biere blanches sono perfette per un aperitivo fresco, in abbinamento con frittatine alle erbe, salumi non eccessivamente saporiti, formaggi freschi e freschissimi, pasta al pesto e verdure fritte in pastella. Da ultimo, una tradizione puramente belga: la prima Hoegaarden della giornata dovrebbe essere bevuta completamente in &#8220;non più di tre sorsi&#8221; (ci si riferisce ad una bottiglia da 0,25 cl.)</div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">Alberto Laschi</div>
<div align="justify"></div>
<div align="justify"><span style="font-size:78%;">Crediti foto: Foto Hoegaarden </span><a href="http://www.wikipedia.org/"><span style="font-size:78%;">www.wikipedia.org</span></a></div>
<div align="justify"><span style="font-size:78%;">Foto Pierre Celis </span><a href="http://www.brewpublic.com/"><span style="font-size:78%;">www.brewpublic.com</span></a></div>
<div align="justify"></div>

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		<title>Lambic con altri tipi di frutta</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 12:37:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[© Kuaska (Lorenzo Dabove) da Birre Italia Annuario 2004 &#8211; 2005a cura di Pasquale MuracaBeverfood Edizioni www.beverfood.com Alle più tradizionali kriek e (in un secondo tempo) framboise, si sono successivamente aggiunte numerosissime variazioni sul tema: dalle raffinate “druiven lambic” con aggiunta di acini di uva alla prorompente, sciagurata (ma molto renumerativa) moda attuale di addolcire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><span style="font-size:85%;">© </span><a href="http://www.kuaska.it/"><span style="font-size:85%;">Kuaska</span></a><span style="font-size:85%;"> (Lorenzo Dabove)</span></div>
<div align="justify"><span style="font-size:78%;">da Birre Italia Annuario 2004 &#8211; 2005a cura di Pasquale MuracaBeverfood Edizioni </span><a href="http://www.beverfood.com/"><span style="font-size:78%;">www.beverfood.com</span></a></div>
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<div align="justify">Alle più tradizionali kriek e (in un secondo tempo) framboise, si sono successivamente aggiunte numerosissime variazioni sul tema: dalle raffinate “druiven lambic” con aggiunta di acini di uva alla prorompente, sciagurata (ma molto renumerativa) moda attuale di addolcire in modo snaturante  l’acidità del  lambic con zucchero e ogni sorta di succhi e sciroppi di frutta come cassis, albicocche, fragole, banane, prugne, ananas, limone e chissà cos’altro ci aspetta. Vorrei stendere infine un velo pietoso sul lambic al the, definito da uno dei pagatissimi “guru” della birra, in un suo libro, “novità rinfrescante” (!).  Spesso produttori che per vil denaro (altri dicono per “sopravvivenza”), sfornano queste invereconde bibite, producono anche una piccola percentuale della “real thing” e questo crea confusione tra i consumatori meno smaliziati. Ma di questo parlerò subito, durante la rapida carrellata dedicata ai produttori di lambic ancora esistenti.</div>

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		<title>Il Faro</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 12:36:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[© Kuaska (Lorenzo Dabove)da Birre Italia Annuario 2004 &#8211; 2005a cura di Pasquale MuracaBeverfood Edizioni www.beverfood.com Il faro (pronuncia farò), vera e propria bevanda delle classi meno abbienti di Bruxelles e dintorni, era così popolare nel diciannovesimo secolo che una sciagurata decisone dei governanti di allora di aumentare (siamo nel 1842) il prezzo del Faro [...]]]></description>
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<div><span style="font-size:85%;">© </span><a href="http://www.kuaska.it/"><span style="font-size:85%;">Kuaska</span></a><span style="font-size:85%;"> (Lorenzo Dabove)</span><br /><span style="font-size:78%;">da Birre Italia Annuario 2004 &#8211; 2005a cura di Pasquale MuracaBeverfood Edizioni </span><a href="http://www.beverfood.com/"><span style="font-size:78%;">www.beverfood.com</span></a></p>
<div align="justify">Il faro (pronu<a href="http://2.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/SHit-nfB7RI/AAAAAAAAFgc/Jn1QnG8BzSU/s1600-h/576436038_e555f851a2.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222115059198717202" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/SHit-nfB7RI/AAAAAAAAFgc/Jn1QnG8BzSU/s200/576436038_e555f851a2.jpg" border="0" /></a>ncia farò), vera e propria bevanda delle classi meno abbienti di Bruxelles e dintorni, era così popolare nel diciannovesimo secolo che una sciagurata decisone dei governanti di allora di aumentare (siamo nel 1842) il prezzo del Faro di un solo centesimo, provocò una vera e propria insurrezione (paragonabile a quella del pane , nel seicento, di manzoniana memoria) che portò gli incauti autori del crimine a riportare al più presto l’irrinunciabile bevanda al vecchio prezzo con conseguenti grandiosi festeggiamenti e processione per le strade di Bruxelles con bisboccia e sbornia finale (a base di Faro ovviamente) al caffè “Au Duc Jean”! Il Faro (il cui nome sembra derivi dall’omonima città portoghese anche se alcuni storici lo fanno risalire alla parola latina “farina”) veniva prodotto dalle birrerie o dai singoli gestori dei caffè (cabaretiers) aggiungendo al lambic zucchero candito bruno o melassa. Tagliato con una birra legger<a href="http://1.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/SHit0Sa5qWI/AAAAAAAAFgU/jZQnTHDdurA/s1600-h/576597543_33d0f7eb7c.jpg"></a>a (a volte prodotta dalla seconda utilizzazione delle trebbie) e spesso allungato con acqua dava vita alla Mars, una bevanda popolarissima all’epoca, ancor più a buon mercato, che da molti decenni è ormai scomparsa.</div>
<div align="justify"><span style="font-size:85%;">©Foto <a href="http://bierfestival.wordpress.com/">Steven Vermeylen</a></span></div>
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		<title>La Framboise</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 12:34:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[© Kuaska (Lorenzo Dabove) da Birre Italia Annuario 2004 &#8211; 2005a cura di Pasquale MuracaBeverfood Edizioni www.beverfood.com Dall&#8217;aggiunta di lamponi freschi al lambic in quantità variabile a seconda del produttore tra 20 e 35 kg per cento litri, si ottiene la framboise tradizionale,il cui processo produttivo è lo stesso della kriek ma tenendo ovviamente conto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div align="justify"><span style="font-size:85%;">© <a href="http://www.kuaska.it/">Kuaska</a> (Lorenzo Dabove)</span> </div>
<div align="justify"><span style="font-size:78%;">da Birre Italia Annuario 2004 &#8211; 2005a cura di Pasquale MuracaBeverfood Edizioni </span><a href="http://www.beverfood.com/"><span style="font-size:78%;">www.beverfood.com</span></a></div>
<p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/SHitUYvEmNI/AAAAAAAAFgE/jMBcIlKtQX4/s1600-h/2160069784_5cea925b8e.jpg"></a>
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<p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/SHitcsv3rnI/AAAAAAAAFgM/tT0H_0_0fnM/s1600-h/2160069784_5cea925b8e.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222114476495974002" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_2744e27Yzig/SHitcsv3rnI/AAAAAAAAFgM/tT0H_0_0fnM/s200/2160069784_5cea925b8e.jpg" border="0" /></a>
<div align="justify">Dall&#8217;aggiunta di lamponi freschi al lambic in quantità variabile a seconda del produttore tra 20 e 35 kg per cento litri, si ottiene la framboise tradizionale,il cui processo produttivo è lo stesso della kriek ma tenendo ovviamente conto della diversa consistenza tra i due frutti. I lamponi infatti si decompongono nel corso della fermentazione e i piccoli semi possono creare qualche piccolo problema al momento della filtrazione. Talvolta, per rendere più intenso il caratteristico colore rosé, viene aggiunta una piccola percentuale di kriek al momento dell&#8217;imbottigliamento. La framboise prodotta con metodi tradizionali, dall’aspetto elegante e dall’aroma delicato, si presenta in bocca ben più “dry”, tagliente ed astringente con decise punte di acidulo che la rendono perfetta come aperitivo per un pranzo raffinato.</div>
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<div align="justify"><span style="font-size:85%;">©Foto di <a href="http://bierfestival.wordpress.com/">Steven Vermeylen</a></span></div>
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