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	<title>inbirrerya &#187; Risultati della ricerca  &#187;  alex+liberati</title>
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		<title>La trimurti romana (seconda parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 23:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/12/20/la-trimurti-romana-parte-prima/">Dopo la “tana” di Alex Liberati,</a> è la volta dell’<strong>Open</strong> e del <strong>Macche</strong>, con il suo festival. Sempre molto frequentato l’<a href="http://www.openbaladinroma.it/"><strong>Open Baladin</strong>,</a> sempre ampia la scelta relativa al mangia e bevi. Testate alcune novità inserite dal Bonci all’interno dell’ ampio menù, con il Long (panino fatto con l’impasto della pizza del <em>Pizzarium</em>) al prosciutto e bufala un gradino sopra tutto (anche se le classiche fatatone e le crocchette di polenta con farina di mais del Molino Marino con fonduta di formaggi hanno fatto la loro bellissima figura). Il capitolo “bere”, nel mio caso, ha fatto registrare alti e bassi: una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/24/due-inglesi-agli-antipodi/"><strong><em>Jaipur</em></strong></a> in forma spettacolare, ancora più luppolata di quanto ricordassi, austera e asciutta, rustica e, allo stesso tempo accomodante; la nuova (l’ennesima nuova) del <strong>Brewdog,</strong> un po’ “pesante”, la <strong><em>Hops</em></strong><strong><em> Kill</em></strong><strong><em> Nazis</em></strong> (nella versione definitiva del nome), una <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Borgo-Anniversario2011G1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11687" title="Borgo Anniversario2011G1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Borgo-Anniversario2011G1-300x289.jpg" alt="" width="247" height="237" /></a>imperial red ale</em> (dicono loro) che vorrebbe essere la sorella maggiore della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/07/la-tradizione-e-linnovazione-in-gran-bretagna-e-poi-ancora-la-schorschbrauerei/"><strong><em>5  A</em></strong><strong><em>.M.Saint</em></strong>,</a> dalla quale però si discosta anni luce. Tanto malto, tanto caramello, un rosso rubino abbastanza cupo, una rotondità greve che la rende molto pastosa e che costringe a scomparire quel luppolo (<em>chinook</em> e <em>centennial</em>) che, nella dichiarazione d’intenti, dovrebbe essere così potente da uccidere anche i Nazi. Da rivedere. Come anche la <strong><em>Straff</em></strong><strong><em> </em></strong>di <strong>Extraomnes</strong>, una <em>winter saison</em> molto robusta (9,5% vol.), che fatica un po’ a prenderti, con la sua massiccia caratterizzazione fruttata che “ammazza” un po’ la carica amaricante, della quale invece se ne sentirebbe il bisogno per spiccare il volo; bella al naso, ricca la schiuma, da raffinare la sua evoluzione al palato. Il top si è rivelata la <strong><em>Birra</em></strong><strong><em> del Borgo ReAle 6° Anniversario</em></strong>: luppoli dai quattro angoli del globo (<em>Hallertau Saphir</em><em>, </em><em>Amarillo, Nelson Sauvin</em><em>, </em><em>Sorachi Ace</em><em>)</em> per questa APA che è un sogno annusarla e bersela: tenacemente raffinata, levigata fino all’ultima goccia, la “dose giusta dell’amaro” ha detto mia moglie (quella che se ne intende davvero, in famiglia), con una schiuma “solida”, dal carattere ingannevolmente mite, assolutamente non remissiva ma tenace nella sua perseveranza esotica/luppolata. Una APA come pochissime altre in giro.</p>
<p>Fai 10 minuti a piedi (dall’<strong>Open</strong>), attraversi il ponte Scipio e ti trovi nel bel mezzo di Trastevere, l’ombelico del mondo birrario romano, con <strong>il <a href="http://www.birandfud.com/">Bir &amp; Fud</a></strong> e il <a href="http://football-pub.com/"><strong>Macche</strong> </a>che anche quest’anno si son dati da fare per mettere insieme un bel po’ di birre sotto l’albero (di Natale). La “solita” bella gente, i “soliti” piacevolissimi compagni di bevute, i “soliti” noti (Kuaska, i<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/juleipa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11702" title="juleipa" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/juleipa-298x300.jpg" alt="" width="212" height="214" /></a> birrai) che si son dati da fare per rendere il più appagante possibile anche questa edizione. Per chi viene da fuori (come me) fa sempre impressione vedere che gran parte dell’evento si svolge, letteralmente, per la strada: <em>via Benedetta</em> si trasforma, a lungo, nel più frequentato street pub dell’Urbe, e chi non è allenato (come me) ci mette un po’ all’inizio, ad ingranare. Individuare la tecnica e la tempistica giusta per avvicinarsi al bancone (soprattutto del <strong>Macche</strong>) per farsi servire richiede tempo, applicazione e occhio vigile: la giostra può partire solo quando hai capito come fare il tutto. Con delle doverose scelte a monte: sai in partenza che la quantità somministrata per ogni bevuta non ti permetterà mai di fare il giro completo di tutto il ben di dio che anche quest’anno le due “emanazioni” del <em>Colonna</em> hanno messo a disposizione. E quindi, associazione degustative con complici fautori della tua stessa strategia, e investimento “completo” sulle birre reputate (preventivamente) assolutamente imperdibili. Esito finale: un discreto numero di assaggi, con la produzione italiana più penalizzata: e me ne dispiace, ma ci sono dei limiti organici insuperabili. Che cosa mi è piaciuto meno: <strong><em>Beer Here Jule IPA</em></strong>, molto diversa da come me la ricordavo, con una sensazione di infuso che stentava <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/evil-twin-yang.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11689" title="evil twin yang" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/evil-twin-yang-300x219.jpg" alt="" width="258" height="188" /></a>ad abbandonarla; <strong><em>De Molen Mooi &amp; Meedogenloos Buichladdich,</em></strong> una <em>belgian strong ale</em> che l’invecchiamento in botte ha decisamente appesantito e affannato, senza riuscire a regalarle quella eleganza che mi attendevo. Troppo corpo, troppa melassa, troppo vischiosa, quasi solida. <strong><em>Evil Twing Yang</em></strong>, una <em>imperial ipa</em> di <strong>10%</strong> vol. brassata in quel di Fraserburgh inutilmente massiccia, con così tanto malto caramellato che una luppolatura latente non ha potuto e saputo mitigare. Mi ci è voluta una <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/15/i-venerdi-del-villaggio-3/"><strong><em>Madamin</em></strong></a> di <strong>Loverbeer </strong>(spettacolarmente pulita ed elegante) per “strozzarla”. In buonissima ferma la “classica” natalizia di <strong>Dupont</strong>, che fa molta più bella figura alla spina che in bottiglia, con la sua tessitura luppolata in stato di grazia; solo “normale” la <strong><em>Pére</em></strong><strong><em> Noel</em></strong> di <strong>De Ranke</strong>, beverina e relativamente poco complessa la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/17/zinnebir-x-mas-2009-e-jambe-de-bois-brasserie-del-la-senne/"><strong><em>Zinnebir</em></strong><strong><em> Xmas</em></strong></a> di <strong>De La Senne</strong>. E poi il “mistero” <strong><em>Stille Nacht</em></strong>: deluso dalla versione <strong>2010</strong> di questo must, mi aspettavo molto dalla versione <strong>2011,</strong> che ho trovato, ancora non del tutto convincente. Meglio al naso che in bocca, tanta bella frutta, ma ancora in piena evoluzione, e, <a href="http://www.cronachedibirra.it/eventi/5251/birre-sotto-lalbero-2011-il-mio-resoconto/#comments">come dice molto meglio di me <em>Catalizzatore</em>,</a> “grandi alcoli superiori” che intasano abbastanza testa e palato. Vediamo come evolverà; per ora sospendo il giudizio.</p>
<p>Le birre migliori? <em><strong>Kuhnhennn DR IPA</strong></em>, <em><strong>Caterpillar</strong></em> di <strong>Brewist/Beerhere</strong>, <em><strong>Cigar City Jai Alai</strong></em>: domani le racconto.</p>

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		<title>La trimurti romana (parte prima)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 23:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo quanto spesso a Roma ci siano occasioni per bere bene e quanti siano gli eventi così gratificanti a livello birrario, viene fatto subito di pensare (almeno a me che non abito da quelle parti): “<em>ma perché non ci vivo, lì, a Roma?</em>” <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/trimurtim-roma.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11670" title="trimurtim roma" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/trimurtim-roma-300x90.png" alt="" width="300" height="90" /></a>Ora che sono tornato, da Roma, reduce dal fine settimana birrario targato <strong>Macche/4:20</strong> mi sembra più opportuno, invece, dire: ”<em>meno male che non sto a Roma!” </em>Fegato e portafogli non reggerebbero a lungo … Tanta roba, tutta buona, quasi tutta indispensabile: ma è davvero tanta. Questa la prima riflessione; la seconda è che è sempre un piacere, un grande piacere scendere da quelle parti. La terza è che andando a Roma è impensabile lasciare indietro una qualsiasi parte della <em>sacra trimurti</em>: <strong>Open, Macche </strong>e <strong>4:20</strong> meritano sempre e comunque un “passaggio” (o anche più di uno). <em><span style="text-decoration: underline;">Necesse est</span></em>. Ed io, di buon grado, come sempre, mi sono adeguato: non ne ho toppati uno. Da qui il racconto, diviso in due post, del mio pellegrinare per locali romani, alla caccia della birra “migliore” e del cibo più “sfizioso”: l’importante è non aver trovato (o aver fatto finto di non trovare) nessuno dei due, almeno c’è la scusa buona per tornarci.</p>
<p><em>Via Portuense 82</em>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/18/17-minuti-a-piedi/">18 minuti a piedi</a> dal <strong>Macche</strong>, la <strong>Brasserie</strong><strong> 4:20</strong>: il tempio dei gourmet birrari, la terrazza birraria più fantasiosa dell’Urbe, il posto giusto per chi non si accontenta facilmente. Cena, e dopocena dedicato al <strong><em>Sour Winter Festival</em></strong>, organizzato da <em>Alex Liberati</em> e dalla sua “banda”. Al tavolo del piano terra una cena con i controfiocchi,<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/4_20.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-11671" title="4_20" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/4_20-300x187.gif" alt="" width="155" height="97" /></a> annaffiata dalle birre “giuste”: d’altra parte è difficile non trovare quella adatta al piatto scelto, con <strong>28</strong> spine a disposizione, comprese una bella dotazione di birre spillate a pompa. Tagliata di Black Angus Argentino, tartare di chianina con olio ai fiori di Amarillo, sale maidon ed erba cipollina, paccheri alla <em>Leo Weisse</em> con limone, baccalà, fiori di zucca e pinoli, Imperial Russian Tiramstout: il tutto accompagnato da <strong><em>Nøgne Ø single Hop Citra</em></strong>, da <strong><em><strong><em>Nøgne Ø</em></strong> Double Hop IPA</em></strong> e da una black ipa che non riesco a ricordare (…). Che dire: non certo il tipico cibo da pub, grande attenzione alle materie prime (la tagliata “parlava”) e agli abbinamenti, bella ricerca culinaria (la chianina con olio ai fiori di amarillo “rispondeva”), precisione e sveltezza nel servizio. Una bella cena, davvero, grandi birre con la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/nogne-O-Dobel-IPA1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11673" title="nogne O Dobel IPA" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/nogne-O-Dobel-IPA1-300x111.jpg" alt="" width="233" height="86" /></a>conferma che il <em>Citra</em>, usato in solitaria, è, a mio parere, il  migliore luppolo da usare per una <em>single hop beer</em>: grande pulizia, delicato e deciso allo stesso tempo, esotico il giusto, elegante all’ennesima potenza, provoca quasi assuefazione. “Esotismo senza strafare”, questo potrebbe essere il motto Single Hop Citra che è rotondamente watery, più spigliata e meno impegnativa della “sorella” raddoppiata, la <strong><em>Double</em></strong><strong><em> Hop</em></strong><strong><em> Ipa</em></strong>, che nel carattere e nella struttura marca la differenza: più alcool, anche se mediato dalla importante luppolatura, meno “esoterica” e più classica, una prova produttiva comunque di tutto rispetto, 100 IBU di puro luppolo, per brassare la quale i titolari del birrificio norvegse hanno invitato a collaborare <em>Toshi Ishii,</em> della brewery giapponese <strong>Yo-Ho Brewing</strong> di Nagano.</p>
<p>Finita la sena, salita al piano superiore, nella “sala giochi” di Alex: 16 lambic alla spina (alcuni dei quali introvabili), 5 sour ale, sempre alla spina, e la prima uscita ufficiale della <strong><em>Revelation Cat Sample Selection</em></strong>: lambic con periodi <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/sour-winter1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11674" title="sour winter" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/sour-winter1.jpg" alt="" width="157" height="236" /></a>d’invecchiamento diversi acquistati in Belgio da <em>Alex,</em> fatti maturare ciascuno in botti diverse (<em>Brunello di Montalcino, Pineau des Charentes, Glenallachie, Marsala siciliano, Calvados, Bruichladdich Octomore, rum agricolo della Martinica</em>) per ottenere, volutamente, risultati diversi. Un’orgia lambiccata, davvero, nella quale si è potuto tastare con …. palato l’effetto che sortiscono tempi e modi d’invecchiamento differenziati su di un prodotto, il lambic, già di per sé complesso. Difficile ricordarseli tutti con cognizione di causa (la proverbiale generosità di Alex ha messo a durissima prova mente e palato, pur allenati), ma alcune rimembranze mi sono rimaste: spettacolarmente morbido, elegante, leggermente legnoso e vinoso il lambic maturato in botti di<em><a href="http://www.francia-atlantica.it/french-holiday-atlantique/gastronomie/incontournables/pineau-charente/pineau-charente.asp">Pineau des Charentes</a>,</em> nettamente etilico quello condizionato in quelle di <a href="http://www.whisky.com/brands/glenallachie_brand.html"><em>Glenallachie,</em></a> single malt della <strong>Speyside</strong>, “zuccheroso” e comunque più “liquoroso” quello passato nelle botti di <a href="http://www.martinicaonline.it/rhum_e_divertimenti.htm"><em>rum agricolo della Martinica</em></a>, morbido e strutturato quello lavorato nelle botti di <a href="http://www.bruichladdich.com/shop/octomore"><em>Bruichladdich Octomore</em>. </a>“Mostruoso” per alcolicità, consistenza e personalità il lambic <strong>10%</strong> vol. di <strong>Boon</strong> invecchiato 4 anni; assoluti i due ultimi lambic prodotti da <strong>3Fonteinen</strong> prima dello scoppio delle bottiglie (<strong>40</strong> e <strong>52</strong> mesi). Tutti questi lambic “trattati” da <em>Alex</em> il prossimo anno verranno “blendati”, così da ricavarne gueze, che verrà imbottigliata in seguito. Che dire: si scrive <em>Via Portuense 82</em>, ma si legge  <em>Pajottenland</em> (o giù di lì)</p>

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		<title>Il &#8220;mio&#8221; Natale a Greve (christmas beers batch #2)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 07:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un po&#8217; in ritardo rispetto alla data &#8220;fatidica&#8221;, ma il &#8220;mio&#8221; natale birrario ha coinciso con il 28 dicembre e relativo raid nel Chianti alla Birroteca degli amici Michela e Piso. Dopo aver dovuto saltare (con enorme rimpianto) per i noti problemi fisici il week end romano dedicato alle christmas beer, le &#8220;infermiere&#34; di casa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Un po&rsquo; in ritardo rispetto alla data &ldquo;fatidica&rdquo;, ma il &ldquo;mio&rdquo; natale birrario ha coinciso con il <strong>28 </strong>dicembre e relativo raid nel Chianti alla <a href="http://www.labirrotecadigreve.it/"><b><i>Birroteca</i></b></a> degli amici <i>Michela </i>e <i>Piso</i>. Dopo aver dovuto saltare (con enorme rimpianto) per i noti problemi fisici il week end romano dedicato alle <i><u>christmas beer</u></i>, le &ldquo;infermiere&quot; di casa mi hanno caricato in macchina e trasportato a </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/beersh5.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7352" height="69" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/beersh5-300x69.jpg" title="beersh5" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>Greve,</em> dove ho (finalmente) potuto constatare <em>de visu</em> la <em>new version</em>&nbsp;della <b><i>Birroteca.</i></b> Ristrutturazione generale del&nbsp;locale (<b>30 </b>posti a sedere all&rsquo;interno e nuova cucina che permette un men&ugrave; pi&ugrave; ampio), ma, soprattutto, nuova &ldquo;filosofia&rdquo; birraria: meno bottiglie (ma sempre di grande qualit&agrave; ) e pi&ugrave; spine, ben <strong><u>otto</u></strong> (pi&ugrave; una a pompa), sulle quali &ldquo;gira&rdquo; quasi vorticosamente un sacco di roba buona (basta tener d&rsquo;occhio la <a href="http://it-it.facebook.com/people/La-Birroteca-Di-Greve/1521536660?">pagina facebook </a>della <b><i>Birroteca </i></b>per essere aggiornati in tempo reale sulla<em> line up</em> delle spine). In quella sera erano &nbsp;attaccate, tanto per dare un&rsquo;idea della variet&agrave;/qualit&agrave; delle scelte: <b><i>Ayinger Ur-Wiesse</i></b>, <b><i>Tipopils</i></b> del <i>Birrificio Italiano</i>, <b><i>Double Imperial Ipa</i></b> del <i>Revelation cat</i>, <b><i>Anchor Steam beer</i></b>, <b><i>Bieken</i></b> di <i>Boelens,</i> <b><i>Pannepot reserva 2008 </i></b>degli <i>Struise</i>, <b><i>N</i></b></span></span><em><strong>&oslash;</strong></em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><b><i>gne </i></b></span></span><em><strong>&Oslash;</strong></em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><b><i><em><strong> </strong></em>imperial Stout</i></b>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><b><i>Southern Tier Choklat</i></b></a>. </span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Difficile decidere quale non bere, vista la quantit&agrave; e qualit&agrave; della scelta, anche se libero da impegni di guida. </span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Dopo aver dato una &ldquo;ripassata&rdquo; statistica alla sempre eccezionale <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/09/altre-due-birre-del-prossimo-villaggio-forse/"><b><i>Tipopils </i></b></a>di Agostino (grande naso luppolato, superba bevibilit&agrave;, una amarezza nocciolata elegantissima) e alla ancor di pi&ugrave; intrigante <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/21/oktobeur-fest-le-birre-del-revelation-cat/"><b><i>Double IIpa</i></b></a> anglo italiana di <em>Alex Liberati</em> (pi&ugrave; ne bevi e pi&ugrave; ne apprezzi fantasia, ricchezza, eleganza ed estrosit&agrave;), mi sono buttato su ci&ograve; che conoscevo meno (o per niente).</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/anchor_steam.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7353" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/anchor_steam.gif" style="width: 192px; height: 141px;" title="anchor_steam" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><b><i>Anchor Steam beer</i></b>, una <a href="http://www.ratebeer.com/beerstyles/california-common/42/"><i><u>california common beer</u></i></a> che recupera, produttivamente parlando, una tradizione birraria americana del <b>XIX </b>secolo, quando si producevano (in <i>California</i>) birre con temperatura di bollitura tipiche dell&rsquo;alta fermentazione, usando per&ograve; lieviti da lager. Una birra per i lavoratori meno abbienti, una birra povera (spesso non un gran che stimata) per i poveri; una birra di largo consumo, che per&ograve; progressivamente, anche per &nbsp;le mutate condizioni sociali, spar&igrave; dai pub e dagli scaffali. Nel <b>1981</b> la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/14/un-anchor-a-di-salvezza/"><b>Anchor</b> </a>di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/28/tradizione-che-va-tradizione-che-resta/"><i>Fritz Maytag</i></a> decise di ri-brassare, rivisitandola, questa birra particolare, ottenendone, contestualmente, anche il diritto di sfruttarne il nome. Una birra dalle peculiarit&agrave; specifiche, un&rsquo;ambrata con un ABV di<strong> 4,9%</strong>, che parte caramellata/fruttata per finire spiccatamente amarognola. Non particolarmente raffinata, comunque beverina, con una luppolatura intensa che ne caratterizza l&rsquo;insieme. Bello il colore, un po&rsquo; meno apprezzabile il cappello di schiuma, non molto persistente. Una birra &ldquo;estiva&rdquo;, comunque molto dissetante.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/pannepot_small.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7354" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/pannepot_small-243x300.jpg" style="width: 168px; height: 207px;" title="pannepot_small" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><b><i>Pannepot Reserva 2008</i></b>: una <i><u>belgian strong ale</u></i> con i controfiocchi, da eccellenza assoluta, che ricorda (avvicinandosene tantissimo) la complessit&agrave; di una <b><i>Westvleteren 12</i></b> (non &egrave; un&rsquo;eresia, ve lo assicuro) e l&rsquo; eleganza un po&rsquo; vinosa di una <b><i>Oerbier</i></b> vecchia maniera. E&rsquo; una <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/08/pannepot-reserva-2007/"><b><i>Pannepot</i></b></a> fatta maturare <b>14</b> mesi in botti di rovere francese , <b>10</b> gradi alcolici elegantemente distribuiti e morbidamente fruibili. Un marrone mogano intenso, schiuma fine e cremosa che &egrave; un piacere vederla, aroma intensamente maltato e delicatamente fruttato, ammorbidito da una vaniglia sontuosa e da un legnoso gentile. &nbsp;Corpo elegantemente strutturato, correttamente carbonato, nel quale il malto e le spezie la fanno da padroni. Non finisce mai, regalando fino in fondo sfumature preziose e delicate (coriandolo, legno, alcool, frutta rossa, caff&egrave; &hellip;). Vale ogni centesimo di quello che costa.</span></span></div>
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<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/NOGNE-O-IMPERIAL-STOUT.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7355" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/NOGNE-O-IMPERIAL-STOUT-300x141.jpg" style="width: 240px; height: 114px;" title="NOGNE-O-IMPERIAL-STOUT" /></a></div>
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<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><b><i>N</i></b><b><i>&oslash;gne </i></b><b><i>&Oslash; Imperial Stout: </i></b>quando uno si avvicina ad una birra cos&igrave; &ldquo;importante&rdquo;, tenendo conto anche del paese di provenienza, la prima cosa che si chiede &egrave;: &egrave; un catrame? Il rischio c&rsquo;&egrave; sempre, oggettivamente, di imbattersi in un liquido che ti asfalta lingua e palato. Ma non &egrave; il caso di questa <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/03/pale-ale-n%C3%B8gne-%C3%B8-bryggeri/">norvegese</a> da Formula 1: sono pur sempre <strong>9 </strong>gradi alcolici, ma i <strong>75 </strong>IBU e la coerente impostazione produttiva ne fanno un bellissimo esempio di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><u><em>imperial stout</em></u> </a>&ldquo;potabile&rdquo;. Malti <em>Maris Otte</em>r, <em>roasted, black e chocolat</em>, avena, lievito inglese, luppoli <em>Columbus </em>e <em>Crystal</em> e<em> l&rsquo;acqua di Grimstad f</em>anno di questa birra, nera come la notte, un bel mix di sentori tostati (caff&egrave; e soprattutto cioccolato) e pulizia luppolata, non totale, ma sufficientemente armonica. Solida, quasi viscosa, lascia un palato secco e asciutto (solo un pochino gommoso) facendosi apprezzare per solidit&agrave; e compiutezza.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Tutto questo ben di dio ha accompagnato un&rsquo;ottima cena a base degli splendidi&nbsp;formaggi e affettati del <em>Chianti</em>, che da sempre alla <strong>Birroteca</strong> fanno bella mostra di s&eacute;, con crostoni vari e&nbsp;panini sfiziosi, che rappresentano il valore aggiunto di questo luogo che ormai, anche se &ldquo;giovanissimo&rdquo;, fa parte della migliore tradizione birraria della nostra regione (e non solo).</span></span></div>

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		<title>17 minuti a piedi &#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 08:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230; cos&#236; ci aveva detto Alex Liberati l&#39;ultima volta che siamo stati a trovarlo a Roma; una passeggiata di soli 17 minuti (21 per Google Maps, ad essere pignoli) separano il Ma che siete fenuti a fa&#39;, il pluripremiato pub di Trastevere, e il 4:20, il &#34;covo&#34; di Alex in via Portuense. 1,8 km. &#34;soltanto&#34; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">&#8230; cos&igrave; ci aveva detto <em>Alex Liberati</em> l&#39;ultima volta che siamo stati a trovarlo a Roma; una passeggiata di soli <strong>17</strong> minuti (<strong>21</strong> per <em>Google Maps</em>, ad essere pignoli) separano il <a href="http://football-pub.com/"><em><strong>Ma che siete fenuti a fa&#39;</strong></em></a>, il pluripremiato pub di </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/google-roma.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6554" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/google-roma-300x233.png" style="width: 241px; height: 188px;" title="google roma" /></a><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Trastevere, e il <a href="http://http://www.impexbeer.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=60&amp;Itemid=75"><em><strong>4:20</strong></em></a>, il &quot;covo&quot; di Alex in <em>via Portuense</em>. <strong>1,8</strong> km. &quot;soltanto&quot; di distanza materiale: molto pi&ugrave; marcate, invece, le diversit&agrave; &quot;operative&quot;, i modi di fare, l&#39;organizzazione stessa e gli spazi fisici. Pieno <em>Trastevere</em> per il primo, spazi risicati, poco pi&ugrave; di un bancone con le spine sempre al top, gestite in prima persona da quello splendido publican del <em>Colonna</em>; ti salva, spesso, la valvola di sfogo di <em>via Bendetta</em> e lo spazio &quot;gemello&quot; del <em>Bir&amp;Fud</em>, dall&#39;altra parte della strada, con le sue pizze (e non solo) e la batteria di spine italiane. Vicina a <em>Porta Portese</em>, &quot;affogata&quot; la domenica dall&#39;omonimo mercato,</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Ma-che-siete-venuti-a-fà.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-6555" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Ma-che-siete-venuti-a-fà-300x293.jpg" style="width: 232px; height: 227px;" title="Ma-che-siete-venuti-a-fà" /></a><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"> nata all&#39;interno degli ex magazzini della&nbsp; ferrovia che correva vicina, la <em>Brasserie 4:20</em> si trova sulla <em>via Portuense</em>, costruita nel <strong>I secolo d.C</strong>. per collegare l&#39;<em>Urbe</em> alla zona portuale di <em>Ostia</em>. Cucina raffinata, un banco di spine da <strong>28 </strong>(di cui <strong>13</strong> a pompa), un roof-garden che dilata spazi e offerta birraria. Giudicato, il primo, da Ratebeer <a href="http://www.ratebeer.com/RateBeerBest/table_2010.asp?title=Best+Beer+Bars+2010&amp;file=bars_places_2010.csv">miglior pub</a> al mondo del <strong>2010</strong>, al quinto posto (il secondo) fra i <a href="http://http://www.ratebeer.com/RateBeerBest/table_2010.asp?title=Best+Beer+Restaurants+2010&amp;file=restaurants_places_2010.csv">migliori Beer Restaurants</a> del mondo (sempre nel <strong>2010</strong>); entrambi, ovviamente, fra i primi <strong>20</strong> pub italiani sulla nuova edizione (<strong>2011</strong>), curata dall&#39;<em>Espresso</em>, delle <u><em>Tavole della Birra</em></u>, da poco in libreria. Questo </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/4-20-spine.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6556" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/4-20-spine-300x200.jpg" style="width: 251px; height: 168px;" title="4 20 spine" /></a><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">l&#39;elenco delle medaglie e dei riconoscimenti internazionali per entrambi, del tutto meritati, ognuno per la sua parte. Ma memorabili alcuni &quot;scazzi&quot; (anche pubblici, uno degli ultimi sul sito di <em>MoBI</em>) fra i due publicans romani, che non si fanno quasi mai sfuggire l&#39;occasione per dar vita ad appassionati &quot;duelli verbali&quot;. Obbligatoria comunque, passando da Roma, una sosta da entrambi, che non sono, ovviamente e assolutamente, l&#39;uno il doppione dell&#39;altro: tutti e due sono in grado di &quot;smazzare&quot; birre di qualit&agrave; stratosferica ma ognuno le sue, non sovrapponibili. Lo testimoniano anche i due eventi che ciascuno per proprio conto (i <strong>17 </strong>minuti di strada del titolo &#8230;) hanno organizzato per il fine settimana del <strong>18 e 19 di Dicembre</strong> p.v., fine settimana che corre il rischio di diventare davvero &quot;memorabile&quot;. </span></span></p>
<p><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Il <em>Macche</em> (in simbiosi con il <em>bir&amp;fud</em>) organizza la terza edizione dell&#39;ormai tradizionale evento natalizio <em><strong>Birre sotto l&#39;albero, </strong></em>le cui prime coordinate sono state da poco rese note da <a href="http://http://www.cronachedibirra.it/eventi/3446/birre-sotto-lalbero-2010-a-natale-siamo-tutti-piu-buoni/">Andrea Turco sul blog Cronachedibirra</a>. </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/ma-che-siete-logo.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-6557" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/ma-che-siete-logo.jpeg" style="width: 163px; height: 155px;" title="ma che siete logo" /></a><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">La &quot;solita&quot; divisione fra l&#39;estero (spinato al <em>Macche</em>) e l&#39;italiano di natale (servito invece al <em>bir&amp;fud</em>), con alcune chicche gi&agrave; annunciate: la prima volta a Roma, fra le italiane, di <em>Loverbeer, Extraomnes, Lariano, Rurale, Carrobiolo</em>, e alcune straniere di tutto &quot;riguardo&quot;, come la <strong>Elevator </strong>(collaborazione a tre fra <em>Beck Brau, Norke e De Molen</em>)</span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><strong>,</strong><strong> la</strong><strong> Machtig&amp;Mooi Cognac Barrel</strong> di <em>De Molen</em> e la&nbsp; <strong>Christmas Ale </strong>della danese <em>The Evil Twin. </em>La lista delle birre sicuramente si arricchir&agrave; e completer&agrave; nei prossimi giorni, ma l&#39;evento si preannuncia, come al solito, rimarchevole: la presenza di <em>Kuaska </em>(con un paio di laboratori) ne &egrave; l&#39;ulteriore garanzia.<br />
	</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">E&#39; invece la prima edizione per il <em><strong>Bitter Winter Beer Festival, </strong></em>allestito alla <em>Brasserie 4:20</em> dalla sinergia <em>Alex Liberati/Ebrius beershop </em>(nei Castelli Romani). A leggere il programma della manifestazione e l&#39;elenco delle birre che <em>Alex </em>ha <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=3203">postato pochi giorni fa sul blog di MoBI</a> c&#39;&egrave; da rimanere basiti: quattro serate &quot;a tema&quot; (<em>USA inedited, mortazza e lambic, West Coast Christmas, Northern Light beers</em>) nelle quali verranno spinate novit&agrave;</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/4_20.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-6558" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/4_20-300x187.gif" style="width: 198px; height: 124px;" title="4_20" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> assolute per l&#39;Europa (<em>BlueGrass, Smuttynose, Weyerbacher)</em>, lambic d&#39;annata (<em>Boon, 3 Fontainen, Girardin, Revelation Cat</em>), luppoli a profusione dalla west Coast (<em>Pizza Port, Stone, Lost Abbey, Russian River</em>) e bombe alcoliche del Nord America ed Europa (<em>N&oslash;gne O, Dieu du Ciel, Mikkeller</em>). Il tutto accompagnato dalle &quot;solite&quot; <strong>28 </strong>spine stabili del <em>4:20 </em>e da un mangiare adeguatamente studiato per supportare il tutto. Funziona a gettoni di degustazione, come all&#39;<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/12/via-3fonteinen-25-roma/"><em>OktobEUR Fest</em></a> di recente &quot;celebrazione&quot;.</span><br />
	</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Che dire. <em>Roma</em> &egrave; davvero, e sempre di pi&ugrave;, <em>caput birrae, </em>crocevia e punto d&#39;incontro delle migliori espressioni di tradizioni birrarie, consolidate e recenti, che solo qui, in <em>Italia</em>, oggi si possono bere tutte insieme (ci metto dentro anche l&#39;<a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=3183"><em>Open Baladin</em></a> di <em>via degli Specchi</em>, <strong>10</strong> minuti a piedi dal <em>Ma che </em>&#8230;). Certo, salta agli occhi la contemporaneit&agrave; (forse voluta &#8230;) degli eventi, che comunque, su di un bacino potenziale di <strong>2</strong> milioni di utenti non corrono certo il rischio di andare deserti. Senza contare chi si muover&agrave; da fuori <em>Roma</em> per potervi partecipare: io ho gi&agrave; prenotato l&#39;abergo. <br />
	</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/open-baladin.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-6559" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/open-baladin.jpg" style="width: 381px; height: 506px;" title="open baladin" /></a></p>

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		<title>OktobEUR fest: le birre del Revelation Cat</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 05:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ce n&#39;erano tante, di birre, alla prima edizione dell&#39;OktobEUR fest di Roma, negli stili pi&#249; variegati e pi&#249; fascinosi, oltre che tradizionali. Mi sembra doveroso, nel parlare nuovamente dell&#39;evento romano, rendere il giusto tributo al &#34;padrone di casa&#34;, ossia il Revelation Cat, il birrificio italiano senza patria, o meglio, quello che ha per patria le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ce n&#39;erano tante, di birre, alla prima edizione dell&#39;<em><strong>OktobEUR fest</strong></em> di Roma, negli stili pi&ugrave; variegati e pi&ugrave; fascinosi, oltre che tradizionali. Mi sembra doveroso, nel parlare nuovamente dell&#39;evento romano, rendere il giusto tributo al &quot;padrone di casa&quot;, ossia il <a href="http://www.impexbeer.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=65&amp;Itemid=76"><em><strong>Revelation Cat</strong></em></a>, il birrificio italiano senza patria, o meglio, quello che </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/revelation3d.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-6016" height="217" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/revelation3d.png" title="revelation3d" width="217" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">ha per patria le varie parti del mondo dove viene ospitato per birrificare. Lo specchio di questo <em>modus operandi</em> e di questa filosofia produttiva, &egrave; la poliedricit&agrave; delle birre prodotte fino a qui da <em>Alex</em> in giro per il mondo, cosa che gli ha consentito con una certa qual facilit&agrave; di &quot;piazzare&quot; almeno uno dei propri prodotti in ogni stand presente al <em>Parco Liberati</em>, stand allestiti rispettando la nazionalit&agrave; di appartenenza del relativo stile. Per questo, di birre del <em><strong>Revelation</strong></em>, ne ho assaggiate un bel po&#39;, e qualcuna mi &egrave; &quot;sfuggita&quot;, annunciata sul programma ma assente &quot;fisicamente&quot; durante il <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/12/via-3fonteinen-25-roma/">mio raid romano</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em><strong>Revelation cat IPA Kolsch</strong></em>, brassata in collaborazionecon il brewpub di Colonia <a href="http://www.braustelle.com/"><em><strong>Braustelle</strong></em>,</a> molto ben&nbsp; frequentato. Inaugurato &quot;solo&quot; nel <strong>2002 </strong>da<em> Peter Esser</em>, dopo un trasferimento dalla sede primigenia di Dusseldorf, questo brewpub, oltre al tipico cibo tedesco servito in abbondanti porzioni, offre la possibilit&agrave; di degustare<a href="/www.braustelle.com/html/bierversand.html"> tre birre prodotte </a>nel micro impianto &quot;di casa&quot;, la pi&ugrave; famosa e apprrezzata delle quali &egrave; la <em>Helios,</em></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Braustelle_Logo_2.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-6017" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Braustelle_Logo_2.jpg" style="width: 165px; height: 174px;" title="Braustelle_Logo_2" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> (una <em>kolsch</em>). Poteva uscirne furoi una birra &quot;normale&quot; dalla collaborazione fra <em>Alex </em>e<em> Peter</em>? Assolutamente no: dagli impianti di Colonia &egrave; uscita (come lo si capisce chiaramente dal nome) una <em>IPA Kolsch</em>, quindi una specie di &quot;ibrido&quot;, che mi ha colpito per leggerezza e citricit&agrave;, ma che non mi ha moltissimo convinto nella sua parziale estremizzazione di entrambi gli stili. Bionda, pi&ugrave; leggera del suo ABV di<strong> 6,5%,</strong> fine di schiuma&nbsp; e relativamente esile di naso, dove un malto tenue &egrave; abbastanza &quot;oppresso&quot; da un luppolo fine e relativamente aspro; ha corpo abbastanza esile, anche se fresco, un po&#39; troppo caratterizzato da una citricit&agrave; luppolata. Per rinfrescare, rinfresca, ma lascia una asciuttezza un po&#39; troppo marcata&nbsp; e relativamente fine a se stessa.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Tutt&#39;altra storia con <em><strong>Revelation Cat Back to basic West Coast IIPA, </strong></em>beccata nel settore &quot;english&quot; della festa. La &quot;sorella minore&quot;, quella con una sola<u> <strong>I</strong> </u>nella parte finale del nome, mi era <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/01/quattro-tutte-in-un-botto-a-greve/">capitata di assaggiarla gi&agrave; un mesetto fa</a>, o poco pi&ugrave;, in quel di <em>Greve</em>, in occasione di una splendida serata monopolizzata dalle birre del romano </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/60505_160377003975208_157191507627091_545869_3993326_n.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6019" height="209" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/60505_160377003975208_157191507627091_545869_3993326_n-300x209.jpg" title="60505_160377003975208_157191507627091_545869_3993326_n" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">cosmopolita. Sempre in collaborazione con il medesimo birrificio anglosassone, il <a href="http://www.ramsgatebrewery.co.uk/"><em><strong>Gadds&#39; di Ramsgate</strong></em>,</a> a Roma ho potuto assaggiare la versione &quot;evoluta&quot;, o meglio, quasi raddoppiata di questa <em>IPA</em>, che &egrave; diventata, appunto una <em><strong>IIPA</strong></em>, cio&egrave; una <u>doppia IPA.</u> Da un ABV di <strong>6,5%</strong> si passa, in questo caso, alla bellezza di <strong>9% </strong>vol. alc., il tutto sempre nel medesimo, splendido stile californiano. Un luppolato resinoso ancora pi&ugrave; pronunciato, una variet&agrave; olfattiva&nbsp; e gustativa quasi inaspettata; resina, pino, un vegetale ricco e agrumato, una rotondit&agrave; ben costruita in un contesto (ovviamente) dominato dai luppoli, esuberanti ma anche eleganti, che intrigrano senza stordire. Ottima, veramente ottima, sempre beverina, mai eccessiva. &nbsp; <br />
	</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Riassaggiate, ma solo per dare un piccolo ripasso, la <em><strong>Cream Ale,</strong></em> fatta in collaborazione con <em>Mikkeller</em>, e che avevo gi&agrave; apprezzato a <em>Greve</em>, come pure la <em><strong>Milk Mild,</strong></em> brassata in collaborazione con <em>De Molen</em>: entrambe fresche, originali e beverine. Completamente &quot;toppata&quot; la <em><strong>Fly by night,</strong></em> una <em>golden ales</em> di <strong>4&deg;</strong> alcolici poco pi&ugrave; brassata da <em>Alex </em>in collaborazione con <em>Steve</em> dell&#39;italianissimo (ma di spirito anglosassone) birrificio <a href="http://http://www.whitedogbeer.com/HomeIt.htm"><em>White Dog </em></a>e con gli olandesi della <a href="http://www.desnaterendearend.nl/"><em>De Snaterende Arend</em></a>, un birrificio col quale <em>Alex </em>ha brassato anche un&#39;altra birra (la <em>CitraSonic IIPA</em>). Altrettanto sfuggita dal radar, nella &quot;sezione America&quot;, la <em><strong>Black poochie</strong></em>, mai presente alla spina durante la mia permanenza al Parco Liberati, una <em>black double IPA </em>con una ABV di <strong>10,5%,</strong> brassata in collaborazione con il <a href="http://http://www.pizzaport.com/"><strong>Pizza Port </strong></a>di <em>Carlsbad</em>. Dopo la masnada di <em>Imperial Ipa</em> che mi ero gi&agrave; scolato, volevo chiudere degnamente il capitolo con una versione scura della tipologia, quella che appunto mi mancava. Sar&agrave; per la prossima volta, o sar&agrave; al <a href="http://www.impexbeer.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=60&amp;Itemid=75"><strong>4:20</strong> </a>&#8230;.</span></span></p>

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		<title>Via 3Fonteinen 25, Roma?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 08:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/OktobEUR1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5822" title="OktobEUR" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/OktobEUR1-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a></p>
<p>Sabato<strong> 9 </strong>ottobre, ore <strong>17,</strong> ricevo da Gianni un SMS che recita, testualmente: &#8221; <em>A Westvleteren oggi c&#8217;è il mondo</em>&#8220;. Gli rispondo: &#8220;S<em>ono a Roma, in via  3Fonteinen, e anche qui c&#8217;è il mondo</em>&#8220;. Tento, in questo modo, di parare un po&#8217; il colpo, anche se so benissimo che è difficile trovare qualcosa che possa stare al pari di un pomeriggio passato fra i nobilissimi tavoli dell&#8217; <em>In de Vrede</em>, di fronte a quel luogo magico che è,  per tutti i cultori del santo graal birrario, l&#8217;abbazia di <em>St. Sixtus a Westvleteren.</em> Solo dopo un po&#8217; rispondo al secondo SMS di Gianni, un po&#8217; incuriosito dalla mia prima risposta, che mi chiedeva: &#8220;<em>Lì com&#8217;è?</em>&#8220;. Dopo la prima batteria di assaggi e una più accurata ispezione della location e della lista delle birre che mi apprestavo a degustare, gli scrivo: &#8220;<em>qui è la Mecca</em>&#8220;, tentando di stare al pari con altrii &#8220;<em>luoghi sacri</em>&#8220;. Dotato di battuta facile com&#8217;è Gianni mi risponde subito: &#8220;<em>Meda?</em>&#8220;, tirando in ballo con un gioco di parole e uno scambio di vocali una delle birre più apprezzate dell&#8217;amico Nicola, così come scherzoso e prodigiosamnte casuale è il gioco di parole (<a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=3011&amp;PN=5">&#8220;tirato fuori&#8221; dallo stesso Alex</a>) legato all&#8217;indirizzo della location dove si è svolta, fino a domenica scorsa, la prima edizione della<strong><em> OktobEURfest,</em></strong> a Roma.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/impex2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5826" title="impex" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/impex2.jpg" alt="" width="200" height="161" /></a></p>
<p><a href="http://www.parcorosati.it/?page_id=2"><em>Parco Rosati</em></a>, <em>Via delle 3 Fontane 25</em> (quando si dice il caso &#8230;), zona Eur, ovviamente, patrocinio del comune di Roma, deus ex machina di tutto ciò <em>Alex Liberati</em> con la sua <a href="http://www.impexbeer.com/"><em><strong>Impexbeer,</strong></em></a> che riescono a portare ai banchi spina di questo evento un vero e proprio mondo birrario, che abbraccia Vecchio e Nuovo Continente, Italia e America, Germania e Olanda, in una vera e propria orgia di chicche difficilmente degustabili nel medesimo luogo. Non si poteva mancare ad un&#8217;occasione come questa, e con un vero e proprio blitz mi sono catapultato a Roma con altri due amici pratesi (grazie ancora Gianni!) per salire su questa giostra. Dalla quale si è dovuti scendere, con molto dispiacere, dopo sole 5 ore (dovevamo rientrare obbligatoriamente a Prato in nottata) e <strong>18</strong> assaggi, sulle <strong>26</strong> birre che mi ero proposto di assaggiare. L&#8217;elenco delle birre, lo abbiamo potuto constatre, era davvero sterminato, e il poco tempo a disposizione e gli ovvi limiti fisiologici ci hanno imposto delle doverose scelte, e una sorta di scientificità nel metodo. Siamo partiti da quelle alcolicamente più tranquille (<em>Kolsch e zwickel</em>), per salire di un paio di gradini con le inglesi in cask, per poi virare decisamente sull&#8217;extraluppolo (<em>ipa, dubbel ipa, single hop</em>) e concludere con le &#8220;bombe scure&#8221; del nord europa e dell&#8217;America (di straforo ci sono scappati anche un paio di<em> lambic</em>&#8230;). Davvero complimenti ad <em>Alex</em> per il criterio con il quale è stata costruita la lista delle birre presenti, che ha dato agio a chi poteva e voleva di spaziare fra numerose e variegate tipologie birrarie, evitando così il rischio della monotematicità dell&#8217;evento. Entrando nello specifico, di alcune straordinarie esperienze gustative fatte parlerò più diffusamente in singoli, successivi post; in generale, un po&#8217; deludente il reparto inglese, con le birre in cask non proprio esaltanti (a parte le due <strong><em>Back to basic Coast Ipa</em></strong> di <em>Alex+Ramsgate,</em> eccezionali); spettacolari la <em><strong>Kolsch </strong></em>di<em><strong> Braustelle</strong></em> e la <em><strong>Zwickl </strong></em>di<em><strong> Maxlrainer</strong></em>; <em><strong>Mikkeller </strong></em>con le sue <em>single hop, l&#8217;APA e l&#8217;IPA</em> fatta in collaborazione con la <em>Gourmetbryggeriet </em> mi ha mandato in brodo di giuggiole; l&#8217;America mi ha quasi steso con i suoi fantastici luppoli, con <em><strong>Southern</strong></em> e <em><strong>Smutty Nose </strong></em>sugli scudi; la <em><strong>Uncommon Baltic Porter</strong></em> e la <em><strong>Southern Tier Choklat</strong></em> regine delle scure. Alcune altre mi hanno soddisfatto meno, altre c&#8217;erano sulla lista ma non attaccate alla spina (alla <em>Gemini</em>, alla <em>Moor JJJ IPA</em> , alla <em>Black Tovarisch</em> del De Molen e alla <em>Big Black Poochie </em>di Alex ho fatto la posta, inutilmente tutta la sera); le italiane non le ho proprio prese in considerazione (scusa, Schigi), ma solo per scelta fisiologica, e al <em>lambic</em> non ho prestato troppa attenzione. Il podio? <em><strong>Uncommon Baltic Porter, Southern Tier Choklat e Mikkeller Green Gold</strong></em>, in quest&#8217;ordine.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/revelation-cat.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5829" title="revelation cat" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/revelation-cat-300x300.gif" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Un paio di considerazioni a latere: mi convinco sempre di più che in queste manifestazioni che il formato giusto per gli assaggi è lo <strong>0,15</strong>: a Roma (e anche a Firenze, recentemente) il &#8220;quantitativo minimo&#8221; era <strong>0,20</strong>. Può sembrare una esagerazine, ma quello <strong>0,05 </strong>in più è di troppo, ti &#8220;riempie&#8221; inutilmente. Alcuni assaggi li ho fatti facendomene versare la metà di birra (e cioè <strong>0,10</strong>), pagandolo con la metà dei gettoni (1 invece di 2); se poi uno vuole &#8220;sdarsi&#8221;, ha comunque la pinta in dotazione &#8230; Non ricchissima l&#8217;offerta del cibo, e un po&#8217; tarda, visto che si poteva mangiare solo dalle <strong>19</strong> in poi, almeno sabato: lo stomaco, vista la quantità di birra d aassaggiare, va &#8220;custodito&#8221; bene e frequentemente. Ma sono solo particolari, e poi questa era la prima edizione, c&#8217;è tutto il tempo per implementarla e apportare le eventuali correzioni. Mi ha fatto personalmente molto piacere avervi trovato amici che avevo visto da poco al <em><strong>Villaggio</strong></em> di Settembre, segno che la gente &#8220;evoluta&#8221; frequenta i &#8220;posti giusti&#8221;, birrariamente parlando. Abbiamo bevuto e parlato insieme di quello che è stato (il Villaggio, molto apprezzato da tutti) e del presente, un altro <em>villaggio birrario</em>, dai confini ancora più dilatati (anche questo più che apprezzato). Altra scommessa vinta, quella di<em> Alex, </em>esperienza senz&#8217;altro da ripetere. Dimenticavo: fantastica la scelta birraria offerta dal beer shop, ampiamente, da me, saccheggiato, visti anche i prezzi più che corretti. Mi associo ad altri nel dire: &#8220;<em>ma se una cosa così la si facesse ogni due o tre mesi?</em>&#8220;.</p>

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		<title>Re Hop e Surfing Hop: le &#8220;ultime&#8221; prima del Villaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Siamo nel regno del luppolo, con questi due ultimi prodotti di <em>Toccalmatto</em>,  entrambe presenti dietro al bancone delle spine del birrificio di Fidenza da sabato prossimo al <em><strong>Villaggio</strong></em>. Con queste due ultime birre si conclude la lunga cavalcata iniziata un paio di mesi fa, attraverso la quale ho cercato di fornire  in &#8220;anteprima&#8221; un po&#8217; di notizie, curiosità, informazioni a riguardo delle birre che troveremo a Bibbiano (<em><strong>&#8230; vicino Bruxelles</strong></em>) fra pochi giorni. Spero di aver fatto venire l&#8217;acquolina in bocca a più di uno &#8230;. la platea delle birre presenti anche in questa edizione è davvero di primissimo livello.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Re Hop</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Premiata con le <strong>5 stelle</strong> dell&#8217;eccellenza birraria nell&#8217;ultima edizione di quest&#8217;anno della <em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/13/la-guida-alle-birre-di-slowfood-a-prato-mark-limet-e-alex-liberati/">Guide alle Birre d&#8217; Italia</a> </em>edita da <em>Slowfood</em> (assieme all&#8217;altra birra di <em>Toccalmatto</em>, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/08/04/chiusura-col-botto-di-luppolo/"><em><strong>Skizoid</strong></em></a>). Basterebbe questo per presentarla. Ancora più bella <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/ToccalmattoReHop1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5296" title="ToccalmattoReHop" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/ToccalmattoReHop1-177x300.jpg" alt="" width="177" height="300" /></a>la definizione che ne dà <em>Joris Pattyn</em>: una birra, dice lui, che ha &#8220;<em>un naso che sta da qualche parte, fra Europa ed USA&#8221;</em>. Un naso estremamente ricco, luppolato e allo stesso tempo delicatamente floreale, frutto di un saggio impiego di luppoli <em>Perle, Tradition e Cascade</em>, e dei malti <em>pils </em>e <em>speciali</em>, che le conferiscono questo spettro olfattivo ampio e ambivalente, collocandola davvero a cavallo fra la secolare tradizione produttiva europea e quella ancor giovane e molto innnovativa degli USA. E&#8217; bionda, leggermente scarica, con una gran corona di schiuma pannosa, che sprigiona subito tutta una serie di ricche fragranze, dalla resina al fieno tagliato, dal leggermente agrumato al delicatamente floreale. Rimane a lungo nel naso, preparando il palato ad una esperienza gustativa altrettanto ricca. Devo dire, però, che mi aspettavo un po&#8217; di più, sinceramente: il corpo è relativamente leggero (un pochino troppo &#8220;magro&#8221;, a mio parere), il che la porta ad essere estremamente beverina, ma un po&#8217; troppo &#8220;svelta&#8221; nella sua persistenza e nel finale. Predomina un luppolo secco e relativamente tagliente, che inonda di amaro lingua e palato, sui quali non permane però troppo a lungo. Decisamente frizzante, senza risultarne però scostante, è senz&#8217;altro un&#8217;ottima birra, che diventerebbe perfetta se le si conferisse un pochino di più di &#8220;robustezza&#8221;, anche a prezzo di togliere un po&#8217; di luppoli. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 5% vol.;<em> ©Alberto Laschi</em></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><em><strong>Surfing Hop</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Prima classificata al concorso&#8221;<em>Miglior birra artigianale</em>&#8221; di quest&#8217;anno organizzato da <a href="http://www.unionbirrai.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=153&amp;Itemid=70"><em>Unionbirrai</em> </a>nella categoria<strong> </strong><em>birre ad alta fermentazione &gt; 16° Plato</em>, nella quale ha sconfitto la forte concorrenza del <em>Birrificio del Borgo</em> (2° e 3° <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/toccamattosurfing.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5297" title="toccamattosurfing" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/toccamattosurfing-179x300.jpg" alt="" width="179" height="300" /></a>classificato con le proprie <em><strong>Reale Extra</strong></em> e <em><strong>Re Ale</strong></em>). <em>Montagne di luppolo</em>, dicono i produttori, sono state usate per brassare questa <em>Imperial Ipa</em>, non priva di<em> qualche libertà stilistica</em> (dicono sempre loro). <em>Willamette e Amarillo</em>, colore arancio molto scuro, al confine con il marrone,<strong> 8,5%</strong> vol. alc. per una  birra italiana saldamente radicata in California (o giù di lì): due o tre birre di quelle parti, assaggiate in precedenza, mi sono tornate prontamente in mente, mentre sorseggio, con calma, questa bomba luppolata. Che mi piace, e anche molto, con il suo naso riccamente balsamico e desisamente aggressivo, ricco in varietà, impegantivo ed elegante. Si sente tutta la potenza dei due luppoli usati, con le forti sensazioni di resina (e anche un un po&#8217; terragne) che subito entrano in gioco a menare la danza. Che continua nel sorseggiarla, questa birra, dal corpo non certo esile, ma nenache esageratamente &#8220;massiccio&#8221;, con una luppolatura netta e decisa che impedisce una troppo rapida saturazione gustativa. Non è certo birra da tracannare, questa <em><strong>Surfing Hop</strong></em>, richiede calma, attenzione ed impegno, che vengono ampiamente ripigati da una grande soddisfazione gustativa, fatta di maraezza netta e decisa, aromatica e variegata, mai debordante. Rimane in bocca e in testa a lungo, molto a lungo,lasciandoli entramebi appagati. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8,5% vol.; <em>©Alberto Laschi</em></p>
<p style="text-align: left;">Con queste due ultime birra saluto tutti, mi trasferisco in quel di Bibbiano a sistemare &#8230; un po&#8217; di birre. Ci vediamo là, e ci risentiamo (qua), a Villaggio finito, dopo il 15 Settembre.<em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/beerladyhome2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5300" title="beerladyhome" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/09/beerladyhome2-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a><br />
</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p><span><span><span> </span></span></span></p>

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		<title>Quattro tutte in un botto, a Greve</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 05:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/beersh51.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5237" title="beersh5" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/beersh51-300x69.jpg" alt="" width="300" height="69" /></a></p>
<p>Metti una splendida serata d&#8217;estate, quella di sabato scorso; mettici un sacco di gente &#8220;curiosa&#8221; ed &#8220;esperta&#8221;, che arriva a <em>Greve</em> spinta dal desiderio del buon bere e del buon mangiare; mettici del buon cibo, della pregiatissima macelleria chiantigiana del macellaio/poeta <em>Cecchini</em>; ma mettici soprattutto uno dei più versatili, &#8220;estrosi&#8221;, preparati e conosciuti (anche internazionalmente) birrai italiani, che porta con sè alcune delle sue chicche, subito attaccate alle spine della <em>Birroteca</em>, e il gioco è fatto. <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=Alex+Liberati"><em>Alex Liberati,</em></a> ha davvero dato vita, con le sue birre, con la sua estrema disponibilità e simpatia, ma anche con la sua grande esperienza (e sterminata anedottica) birraria, ad una bella, serena e gradevolissima serata in un luogo, la <a href="http://www.labirrotecadigreve.it/"><em>Birroteca di Greve</em></a>, che sempre più sta diventando meta irrinunciabile per tutti gli amanti della buona birra. Am<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/revelation-cat2.jpg"><img class="alignleft size-medium  wp-image-5238" title="revelation cat2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/revelation-cat2-300x217.jpg" alt="" width="329" height="237" /></a>mirevole la dedizione con la quale <em>Alex </em>e i suoi si sono messi intorno al &#8220;pentolone da homebrewer&#8221; per materializzare nel corso di tutto il pomeriggio/sera una cotta pubblica &#8220;dedicata&#8221; alla serata. Altrettanto rimarchevole la disponibilità dimostrata da tutti loro nei confronti di chi chiedeva consigli, suggerimenti, chiarimenti a riguardo di quello che bolliva in pentola in quel momento e riguardo a quello che avrebbero messo a bollire nelle proprie pentole in un secondo momento, una volta tornati nelle proprie case. E&#8217; stato un vero e proprio <em>brain storming</em>, al quale è stato piacevole assistere anche per chi, come me, non ha come interesse primario la birra fatta in casa propria; mi piace molto di più, infatti, la birra fatta nelle &#8220;case&#8221; altrui. Come <em>Alex</em>, d&#8217;altra parte, la cui produzione rivela il suo essere cosmopolita di fatto, oltre che per vocazione (penso). Le quattro birre assaggiate a <em>Greve</em>, per esempio, provenivano tutte da parti diverse del mondo: una brassata in Inghilterra (con &#8220;quelli&#8221; della <em>Gadd&#8217;s Brewery</em> di <em>Ramsgate</em>), un&#8217;altra in Belgio (alla <em>De Proef,</em> in collaborazione con <em>Mikkel </em>di <em>Mikkeller</em>) e due in Olanda (brassate a quattro mani con <em>Menno Oliver</em> del <em>De Molen</em>).<em><strong> Milk Mild, Cream Ale, Back to Basic IPA, Triple Hop Bock</strong></em>: queste le quattro birre che ho avuto il piacere di assaggiare ed apprezzare, sabato sera scorsa, in rigorosa progressione alcolica.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/revelationcatwholemilkmild-w2001.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5240" title="revelationcatwholemilkmild-w200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/revelationcatwholemilkmild-w2001-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a></p>
<p>Solo <strong>3,5</strong>% alc. vol. per la <em><strong>Milk Mild,</strong></em> la rivisitazione fatta dalla coppia <em>Liberati/<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/02/engels-de-molen-brouwerij/">De Molen</a></em> di uno stile birrario anglosassone (quello delle <em>mild ales</em>) onusto di anni (è nato intorno al <strong>1600</strong>), ma ultimamente un po&#8217; in ombra. Rivisitazione particolare dello stile dicevo, che si incrocia un po&#8217; con quello delle <em>milk stout</em>, visto l&#8217;impiego, anche se poco &#8220;classico&#8221;, del lattosio, lo zucchero non fermentabile, (<strong>25</strong> kg. per <strong>800</strong> lt. di cotta), che conferisce alla birra una delicata, per fortuna, sensazione dolce (e non dolciastra). Questo grazie anche ad un impiego sapiente ed equilibrato dei luppoli <em>Premiant</em> e <em>Sladek</em>, che danno pulizia e freschezza al corpo di questa birra, leggero e beverino. Caffè, cioccolato e una venatura di malto completano l&#8217;identikit gustativo di questa birra, perfetta per accompagnare dolci al cucchiaio ricchi di cioccolato e/o cacao.</p>
<p>La <em><strong>Cream Ale</strong></em> è la &#8220;birra di casa&#8221; del <strong>4:20</strong>, brassata con <em>Mikel </em>di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/26/mikkeller-2/"><em>Mikkeller</em></a> (birrificio spesso ospite delle pagine di questo blog) presso la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/06/26/de-proef-brouwerij/"><em>De Proef</em> </a>di <em>Dirk Naudts</em>, il <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/05/la-classifica-dello-zythos-2010/">&#8220;trionfatore&#8221; dell&#8217;ultima edizione dello Zythos</a>. Una birra brassata ad <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/cream-ale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5241" title="cream ale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/cream-ale.jpg" alt="" width="186" height="143" /></a>una temperatura insolitamente più bassa di quella usata per brassare birre di questo stile (quello delle <em>cream ale</em>, appunto, una rivisitazione americana delle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/K%C3%B6lsch_%28beer%29"><em>kolsch </em></a>tedesche), che riesce a conferirle, usando le parole dello stesso <em>Mikkel</em>, il <em>corpo di una ale e la leggerezza di una pilsener</em>. <strong>5% </strong>di vol. alc. per una bionda agile e scattante, dal carattere discreto e non invadente, ma ricca di tutte le varianti agrumate che le possono regalare i luppoli usati (pompelmo, agrumi, mandarini, un po&#8217; di cedro). Corpo fresco, fragrante, estremamente beverino, del quale uno non vorrebbe mai finire di approfittare. Il bel <strong>90 </strong>su <strong>100</strong> acchiappato su<em> Ratebeer </em>ne certifica, se ce ne fosse ancora bisogno, pregevolezza e gradimento.</p>
<p>La <em><strong>Back to Basic IPA</strong></em>, una <em>IPA</em> californiana brassata in Inghilterra, chiama in causa <em>Eddie Gadd</em> della <a href="http://www.ramsgatebrewery.co.uk/"><em>Ramsgate Brewery</em></a>, nel <em>Kent</em>, presso i quali impianti (aperti dal <strong>2002</strong>) questa birra è stata brassata. <em>Chinook </em>e <em>Summit</em> fanno ricordare in pieno la <em>California</em>, terra d&#8217;elezione di queste birre, dando vita ad un bouquet vivace e allo stesso tempo armonioso, ricco di un mare di aromi esotici (mango) , di frutta (pesca e albicocca) e agrumati. Ricca al naso, capace di (quasi) tutto al palato: fresca, pizzichina, decisamente luppolata, amarognola fino in fondo: dissetante, infine. Difficile chiedere di più a questa <em>IPA</em>, color oro antico, inglese di nascita ma americana d&#8217;elezione, la cui contenuta gradazione alcolica (<strong>6,7% </strong>vol. alc.) la rende ancor più apprezzabile.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/triple-hop-bock.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5242" title="triple hop bock" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/triple-hop-bock-128x300.jpg" alt="" width="128" height="300" /></a></p>
<p>E alla fine la <em><strong>Triple HOP Bock</strong></em>, che ha sbaragliato il campo. Sontuosa, la vera signora della serata, che ha vinto, per me, per manifesta superiorità. Non che non ci sia stata lotta con le altre, ma questa <em>doppelbock</em> di <strong>10,5% </strong>vol. alc. rappresenta per me la summa, e la sintesi allo stesso tempo, di come si fa, per davvero, la birra. Di tutto, qui dentro, e tutto al proprio posto, nella giusta dose: niente pesta i piedi a niente. Lievito da <em>belgium triple</em>, luppoli <em>galena, chinook </em>e <em>amarillo</em>, malti a go go, per una <em>dark brown</em> dal naso spettacolare (spezie, caramello, agrumi, resina) e dal corpo che restituisce altrettanta ricchezza (toffe, arancio, malto, nocciola, cioccolato, resina), attenuando in questo modo anche la percezione della pur robusta gradazione alcolica. Una birra fatta da due mani sante, come poche ce ne sono in giro. Perfetta per un dopo cena ricco, armonioso, appagante.</p>
<p>Non sembrino sperticati gli elogi spesi fino a qui: <em>Alex </em>e le sue birre li meritano tutti, davvero. Mi dispiace solo di non aver potuto fare un secondo round con le altre chicche portate da <em>Alex</em>: so che ne valevano assolutamente la pena, ma altri impegni mi hannno costretto a partire prima del dovuto. Il secondo rammarico: non poter contare sulla presenza di Alex al prossimo <em><strong>Villaggio:</strong></em> in quel periodo è in Giappone (quando parlavo del cosmopolita &#8230;). Ma c&#8217;è ancora tanto futuro davanti &#8230;</p>

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		<title>28 e 29 agosto a Greve!</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 13:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche in questo caso brevissimo post, di servizio; ma la notizia andava in tutti i modi data. Il prossimo fine-settimana di agosto, il 28 e il 29, gli amici Michela e Piso della Birroteca di Greve ospiteranno nel loro locale il &#8220;fantasmagorico&#8221; Alex Liberati, che sarà il mattatore di tutto il fine-settimana, assieme ai ragazzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/logo-birroteca-greve-150x150.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5146" title="logo-birroteca-greve-150x150" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/logo-birroteca-greve-150x150.jpg" alt="" width="171" height="171" /></a></p>
<p>Anche in questo caso brevissimo post, di servizio; ma la notizia andava in tutti i modi data. Il prossimo fine-settimana di agosto, il <strong>28</strong> e il <strong>29</strong>, gli amici <em>Michela</em> e <em>Piso</em> della <em><strong><a href="http://www.labirrotecadigreve.it/">Birroteca di Greve</a> </strong></em>ospiteranno nel loro locale il &#8220;fantasmagorico&#8221; <strong><em>Alex Liberati</em></strong>, che sarà il mattatore di tutto il fine-settimana, assieme ai ragazzi della <em>Pinta Medicea</em>. Quattro dei prodotti <em><strong>Impex beer &#8211; Revelation cat </strong></em> alla spina il sabato, cotta notturna, sempre il sabato,  concorso per homebrewer e domenica fusti a rotazione (e a sorpresa) tutti made in <strong><em>Alex Liberati</em></strong>. Guest star la porchetta della superba <a href="http://www.dariocecchini.com/index.html">macelleria Cecchini</a> di <em>Panzano in Chianti</em>. <a href="http://www.pintamedicea.com/birra/wp-content/uploads/2010/08/ultima-cotta-estate-2010-birroteca.pdf">Qui potete dare un&#8217;occhiata</a> al manifestino ufficiale dell&#8217;evento; inutile dire che è impossibile mancare &#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/revelation-cat.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5147" title="revelation cat" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/08/revelation-cat-300x300.gif" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">

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		<title>Tre birre, due per l&#8217;estate e una (impagliata) assolutamente no</title>
		<link>http://www.inbirrerya.com/2010/07/23/tre-birre-due-per-lestate-e-una-impagliata-assolutamente-no/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 04:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cominciamo da quella assolutissimamente inadatta alla stagione estiva, quella che l&#8217;hanno chiamata The end of the story. Già ci avevano provato gli americani a tirar dentro i filosofi (la Odell Deconstruction con Jacques Derrida), adesso è il turno degli scozzesi del Brewdog, che danno alla loro ultima provocazione birraria il nome (parziale) di un saggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/large_brewdog-logo.png"></a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/Brewdog-The-End-of-History-3.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4850" title="Brewdog-The-End-of-History-3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/Brewdog-The-End-of-History-3-300x169.png" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Cominciamo da quella assolutissimamente inadatta alla stagione estiva, quella che l&#8217;hanno chiamata <em><strong>The end of the story</strong></em>. Già ci avevano <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/brewdog_taxidermy211_534.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4843" title="brewdog_taxidermy211_534" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/brewdog_taxidermy211_534-224x300.jpg" alt="" width="183" height="245" /></a>provato gli americani a tirar dentro i filosofi (<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/12/news-in-ordine-sparso/">la Odell Deconstruction con Jacques Derrida</a>), adesso è il turno degli scozzesi del <em><strong>Brewdog</strong></em>, che <a href="http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=341">danno alla loro ultima provocazione birraria</a> il nome (parziale) di un saggio del famoso politologo statunitense <em>Francis Fukuyama</em>, <em><strong>The end of  history and the last man</strong></em> (questo il titolo completo, pubblicato nel <strong>1992</strong>). In questo saggio il politologo americano offre una sua personale interpretazione della storia  dell&#8217;umanità, che lui vede racchiusa nell&#8217;ottica di un unico processo evolutivo, terminato alla fine  del XX  secolo. Un ulteriore sviluppo di questo processo, che riesca ad andare oltre al  traguardo dello stato liberale e democratico, è da escludere perchè, afferma, a livello ideologico, l&#8217;umanità ha vissuto con il  comunismo e il capitalismo il culmine del proprio pensiero politico. Rimandando alla curiosità di ciascuno i <a href="http://www.filosofico.net/fukuyama.htm">doverosi approfondimenti filosofici</a>, uno si chiede: che c&#8217;entra tutto questo con la birra? C&#8217;entra, dicono loro, quelli del <em><strong>Brewdog</strong></em>, perchè questa birra è il punto di non ritorno (per loro), l&#8217;ultima e definitiva tappa del proprio personalissimo percorso legato alla estremizzazione del concetto di birra (<em>e chi ci crede?</em>). <strong>12 </strong>bottiglie prodotte, <strong>500</strong> o<strong> 700</strong> sterline cadauna (a seconda dell&#8217;animale &#8220;usato&#8221;), <a href="http://www.brewdog.com/product.php?id=56">già sold out</a>, tutte accompagnate dal relativo certificato di autenticità,  <strong>55% </strong>vol. alc., una bionda belga (?) ottenuta tramite la messa in infusione di ortica delle<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/stoat111_411.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4844" title="stoat111_411" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/stoat111_411-288x300.jpg" alt="" width="240" height="251" /></a> Highland scozzesi e bacche di ginepro. Ma il &#8220;bello&#8221; (o il &#8220;trash&#8221;, a seconda dei gusti) sta nella chiamata sulla scena del tassidermista. Sì, perchè ciascuna bottiglia è &#8220;contenuta (si fa per dire) nel &#8220;corpo&#8221;, impagliato e  trattato, di un ermellino o di uno scoiattolo (per la precisione 7 ermellini e 4 scoiattoli grigi, tutti rigorosamente <em>road kill, </em>cioè <em>fatti fuori sulla strada; </em>ma le bottiglie non erano 12, all&#8217;inizio?<em>). </em>E questo perchè? Perchè anche il packaging di questa birra deve rappresentare <em><strong>The end of the story</strong></em>: mai più nulla potrà spingersi più in là di così. Hanno vinto loro anche questa volta, sul piano della comunicazione e della provocazione<em>. </em>Certo, però, che ci sono andati pesanti a questo giro, e non solo sul grado alcolico della birra &#8230;</p>
<p>Molto più &#8220;tranquille&#8221; e sicuramente più vicine alle nostre &#8220;abitudini&#8221; le due birre che consiglio qui di seguito per raffrescare in maniera delicata ma efficace queste torride serate estive, la <em><strong>Enkir</strong></em> di <em>Birra del Borgo</em> e la <em><strong>Blanche de Valerie</strong></em> di <em>Almond 22.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Enkir</strong></em></p>
<p>Nella mitologia sumera il dio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enki"><em><strong>Enki</strong></em> </a>era uno dei quattro dei creatori del mondo, signore degli Oceani e delle acque sotterranee apportatrici di vita, oltre ad essere anche il dio della sapienza e delle arti. Dal nome di questa divinità deriva quello del cereale usato per questa birra, l’<a href="http://www.enkir.com/"><em><strong>enkir</strong></em></a>, conosciuto nel vicino Oriente già <strong>10-12000</strong> anni fa (dicono <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/enkirfronte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4845" title="enkirfronte" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/enkirfronte.jpg" alt="" width="251" height="245" /></a>sia il primo cereale <em>addomesticato</em> della terra). E&#8217; considerato il padre dei cereali e cresce spontaneo ancora oggi in alcune zone della mezzaluna fertile (Turchia e Iran), senza bisogno di nessun tipo di concimazione; possiede un alto contenuto proteico, ed un’elevata quantità di carotenoidi, che rendono gialla la farina ottenuta dalla sua macinazione. L’idea di produrre una birra con questo cereale deriva dalla collaborazione fra un mastro birraio, un mugnaio e un fornaio/pizzaiolo: nell’ordine<em> Leonardo</em> di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/23/birra-del-borgo/"><em>Birra del Borgo</em></a>, <em>Felice Marino</em> del <a href="http://www.mulinomarino.it/home.php"><em>Mulino Marino</em></a> nelle langhe piemontesi, che macina ancora a pietra francese naturale i grani di enkir e di altri prodotti provenienti dalla filiera dell’agricoltura biologica, e <em>Gabriele Bonci</em>, definito da <em>Vogue</em> il “<a href="http://blog.gamberorosso.it/archiviokelablu/node/1068">Michelangelo dei pizzaioli italiani</a>”. Bella l’idea, molto buona anche la sua realizzazione. La <em><strong>Enkir</strong></em> è birra fresca  e rinfrescante; brassata con il <strong>55%</strong> di questo cereale, ha colore biondo lattiginoso, molto velato, con una schiuma che ci mette un po’ a svilupparsi e molto poco a dileguarsi. Il naso non è particolarmente ricco, ma sicuramente caratterizzato: netta la sensazione olfattiva legata alla abbondante presenza del cereale (sembra davvero di mettere il naso in un mulino), e chiara la percezione del cereale “bagnato”. Il corpo è assolutamente rotondo, privo di spigoli, dalla frizzantezza poco più che accennata: accanto a sentori legati alla germinazione, la sensazione generale è quella di una birra frutta e speziata, con note citriche diffuse e una leggera astringenza finale. Niente che duri troppo a lungo, ma che si fa apprezzare, come il finale deciso e asciutto. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,2% vol.;<em> ©Alberto Laschi.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Blanche de Valerie </strong></em></p>
<p><em>5 stelle di valutazione nell&#8217;ultima <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/13/la-guida-alle-birre-di-slowfood-a-prato-mark-limet-e-alex-liberati/">guida alle birre d&#8217;Italia di Slowfood</a>, il nome della birra  che è una dedica alla moglie (di Jurij Ferri, del <a href="http://www.birraalmond.com/index.php">Birrificio Almond22</a>). Qui la parte del leone la fanno gli ingredienti “esotici”:  pepe nero del <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/birra_settimana11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4846" title="birra_settimana11" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/birra_settimana11-220x300.jpg" alt="" width="160" height="219" /></a>Borneo (una variante del <a href="http://www.ilmondodellespezie.com/index.php?page=shop.product_details&amp;category_id=1&amp;flypage=flypage-ask.tpl&amp;product_id=35&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=2&amp;lang=it&amp;vmcchk=1&amp;Itemid=2">Nero di Sarawak</a>), grano Kamut, segale (prodotta in Abruzzo), farro e <a href="http://www.gioiedifattoria.it/saragolla.html">Saragolla</a> (un cereale antenato dei “moderni” grani duri, introdotto dall’Egitto in Abruzzo dal IV secolo d.C.). Una blanche composita, e anche complessa, dal naso ricco ed elegante, a cui fa da controcanto un corpo e un gusto entrambi raffinati. Il naso è oggettivamente alquanto speziato, con una nota floreale preponderante, comunque vario e variegato. Il colore è un biondo leggermente opalescente, la schiuma è fine, cremosa e persistente. Il corpo è delicato ma anche molto caratterizzato, leggero e dalla buona beva. Quasi per nulla amara, mediamente frizzante e relativamente alcolica, ha corsa breve ma non fugace, legata alla sensazione “bagnata” del frumento e del cereale, leggermente amaricante solo nel finale. Fresca e rinfrescante. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4% vol.;</em><em> ©Alberto Laschi.</em></p>

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