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	<title>inbirrerya &#187; Abbazia</title>
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		<title>Due notizie &#8220;trappistiche&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 06:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&quot;<em><strong>Cella Angelorum</strong></em>&quot;, questa la traduzione (latina) del nome dell&#39;abbazia cistercense austriaca di <a href="http://http://en.wikipedia.org/wiki/Engelszell_Abbey"><em><strong>Stift Engelszell</strong></em></a>, a <strong>60</strong> km. da <em>Linz</em> e a <strong>25</strong> dal confine con la frontiera tedesca. Fondata nel <strong>1293</strong>, rest&ograve; nelle mani dell&#39; <a href="http://http://inbirrerya.blogspot.com/2007/09/i-trappisti-e-le-birre-parte-1.html"><em>Ordine Cistercense</em></a> fino al <strong>XIX </strong>secolo, quando fu ceduta in mano a privati; solo nel <strong>1925</strong> i monaci poterono tornare all&#39;interno delle mura dell&#39;abbazia. Sempre <em>Cistercensi</em>, ma questa volta della congregazione della <em>Stretta </em></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Stift-Engelszell-2.jpg.618022.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6164" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Stift-Engelszell-2.jpg.618022-300x294.jpg" style="width: 199px; height: 196px;" title="Stift Engelszell (2).jpg.618022" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>Osservanza</em>, ossia <em>Trappisti</em>, (<a href="http://www.ocso.org/"><em>OCSO</em></a>) provenienti dall&#39;abbazia consorella di <a href="http://www.abbaye-oelenberg.com/"><em>Oelenberg,</em></a> nella vicina <em>Alsazia</em>. Ci poterono rimanere per poco, per&ograve;, poich&egrave; nel <strong>1939</strong> i <strong>73 </strong>monaci allora presenti furono arrestati e cacciati via dalla Gestapo. Solo <strong>23 </strong>dei <strong>73</strong> monaci riuscirono a farvi ritorno dopo la fine della seconda guerra mondiale, e, aiutati da altri <strong>15</strong> monaci trappisti tedeschi fuggiti dall&#39;<a href="http://http://www.trapisti-banjaluka.org/"><em> Abbazia Mariastern</em></a> in <em>Bosnia</em>, vi poterono ripristinare i ritmi e i codici della vita trappista. Che prevede, fra l&#39;altro, anche l&#39; &quot;automantenimento&quot; della comunit&agrave;, attraverso l&#39;attivit&agrave; lavorativa alla quale i monaci, assieme alla preghiera, si devono dedicare. Fra le numerose attivit&agrave; attualmente intraprese dalla piccola comunit&agrave; monastica, la pi&ugrave; famosa &egrave; quella legata alla distilleria interna (<strong>30.000</strong> litri prodotti annualmente), e ad un</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Logo-OCSO.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-6165" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Logo-OCSO-300x19.gif" style="width: 462px; height: 35px;" title="Logo OCSO" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> prodotto, il <strong>Magenbitter</strong>, molto diffuso e per il quale la comunit&agrave; ha ottenuto dall&#39; <a href="http://www.trappist.com/indexjs.cfm?v=01&amp;taal=it"><em>Associazione Internazionale Trappista</em></a> l&#39;autorizzazione ad apporvi l&#39;ormai &quot;famosa&quot; dicitura <a href="http://http://www.trappist.be/indexjs.cfm?v=02&amp;taal=it"><strong><em>authentic trappist product</em></strong></a>. Il <strong>Magenbitter </strong>&egrave; un elisir contro il mal di stomaco, la cui ricetta fu venduta alla comunit&agrave; religiosa austriaca nel <strong>1930 </strong>da un farmacista svizzero, e prevede l&#39;utilizzo di ben <strong>42</strong> diverse erbe medicinali. Tutto questo per arrivare dove? E&#39; di pochi giorni fa l&#39;intervista che il priore della piccola comunit&agrave; monastica <a href="http://ooe.orf.at/stories/478158/">ha rilasciato all&#39; ORF</a>, nella quale annuncia che, nella necessit&agrave; di dover reperire fondi per il restauro del complesso abbaziale, la piccola comunit&agrave; monastica presente a <em>Engelszell</em> intende intraprendere la produzione di <a href="http://http://www.trappist.be/indexjs.cfm?v=05.02&amp;taal=it">birra monastica</a>, affiancandosi cos&igrave; ai sette birrifici belgi e olandese che a tutt&#39;oggi possono</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/land-trappist.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-6166" height="161" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/land-trappist.jpg" title="land trappist" width="237" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> apporre sui propri prodotti il tanto &quot;agognato&quot; e rispettato logo esagonale rilasciato dalla <em>Associazione Trappista Internazionale.</em> Vorrebbero quindi diventare l&#39;<strong>ottavo birrificio monastico</strong>,&quot;organizzandosi&quot; cos&igrave;: hanno fatto studiare ricette specifiche dalla <a href="http://www.fh-ooe.at/">Universit&agrave; degli Studi di Scienze applicate di Wels</a>, che gliele averebbe gi&agrave; rilasciate; hanno ottenuto dalla <a href="http://http://www.hofstetten.at/news/start.php"><em>Hofstetten Brauerei</em></a> la disponibilit&agrave; ad inviare uno dei suoi mastri birrai presso l&#39;impianto del monastero per sovrintendere inizialmente alla produzione; hanno stretto accordi con la <em><a href="http://www.stift-schlaegl.at/prodon.asp?peco=&amp;Seite=212&amp;UID=&amp;Lg=1&amp;Cy=1">Stiftsbrauerei Shl</a><a href="http://www.stift-schlaegl.at/prodon.asp?peco=&amp;Seite=212&amp;UID=&amp;Lg=1&amp;Cy=1">&auml;gel</a></em> per l&#39;imbottigliamento finale dei prodotti. I padri sono convinti di poter entrare sul mercato entro un anno; staremo a vedere.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><strong>8 Ottobre 2008</strong>: molti organi di stampa, in Italia il <a href="http://http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_11/voto_monaci_birre_trappiste_e4fa0cc0-9769-11dd-908f-00144f02aabc.shtml">Corriere della Sera</a></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> (solo per citarne uno), danno risalto alla notizia del rifiuto, espresso &quot;a gran voce &quot; da una sorte di conclave semi-pubblico degli abati delle sei abbazie belghe e dell&#39;unica olandese produttrici di birra trappista, di accondiscendere ad una esplicita richiesta che il mercato birrario internazionale rivolgeva loro: aumentare la produzione, visto il grande successo di pubblico incontrato dai loro prodotti. Tutto questo, si afferm&ograve; allora, per il rispetto dovuto alla vocazione principale che ogni monaco trappista ha, quella della preghiera, e anche per il rispetto che si deve nei confronti degli operai laici che aiutano i monaci in questa attivit&agrave;, ai quali non si potevano chiedere straordinari, per non costringerli a </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/westvleteren3.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-6167" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/westvleteren3.jpg" style="width: 350px; height: 271px;" title="westvleteren3" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">stare troppo lontano dalle proprie famiglie. Scelta controcorrente, a detta dei pi&ugrave;, scelta che rischiava di penalizzare anche l&#39;aspetto caritativo, strettamente legato ai profitti derivanti da questa attivit&agrave; produttiva. Ma tant&#39;&egrave;, nessun passo indietro e nessun ripensamento, n&egrave;, tanto meno, recriminazioni di sorta. Due anni, o poco pi&ugrave;, dopo: ieri l&#39;altro sul <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=3145">sito di MoBI</a>, <em>Kuaska</em> suggerisce a <em>Bertinotti</em> (che apre un tread specifico) un <a href="http://http://www.she.be/aan-tafel/aid984937/trappist-westvleteren-weldra-bij-colruyt.aspx?&amp;utm_source=onsite&amp;utm_medium=leftExtraImages&amp;utm_content=art1566">link ad un quotidiano belga</a> che riportava la notizia secondo la quale i padri dell&#39;abbazia di <a href="http://http://www.sintsixtus.be/"><em><strong>St. Sixtus a Westvleteren</strong></em></a> starebbero trattando con la grande catena di distruzione belga<a href="http://www.colruyt.be/colruyt/static/1024/fr.shtml"><em> Colruyt</em></a> (un colosso che possiede <strong>220</strong> supermercati in<em> Belgio</em> che genera un giro d&#39;affari annuo di <strong>4,4</strong> mld. di euri) per una possibile distribuzione dei propri prodotti. Da l&igrave; parte la sarabanda, nazionale e</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/colruyt-200.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-6169" height="200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/colruyt-200.jpg" title="colruyt-200" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> internazionale: tutti ad interrogarsi sulla veridicit&agrave; o meno della notizia, di per s&egrave; inaspettata. <em>Kuaska</em> aspetta conferma da <em>Danny Van Tricht</em> (massimo conoscitore belga del mondo produttivo trappista), il quale posta sul proprio blog <a href="http://trappistbier.wordpress.com/2010/10/27/westvleteren-te-koop-in-colruyt/">prima la conferma</a> di tale notizia, citando <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=DMF20101027_008">un&#39;altra fonte giornalistica; </a>poi, in un <a href="http://http://trappistbier.wordpress.com/2010/10/28/westvleteren-in-de-colruyt-te-voorbarig/">successivo post</a>, riporta il comunicato ufficiale dei padri, nel quale si confermano i contatti con la grande catena commerciale belga, rimanendo per&ograve; volutamente vaghi sull&#39;esito di tali contatti, comunicando il minimo sindacale. La motivazione che potrebbe dare vita a questo possibile stravolgimento della rigorosissima e complicatissima (fino a ieri) tradizione commerciale dell&#39;abbazia belga? La <a href="http://www.sintsixtus.be/eng/bouw.htm">ristrutturazione </a>del birrificio interno e di parte del monastero, pi&ugrave; onerosa del previsto. Non sto qui a magnificare le doti delle tre splendide birre di questo monastero-mito per i birrofili, non sto neanche ad interrogarmi sui possibili effetti nefasti che una </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/gevelZO-gecomprimeerd.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6170" height="84" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/gevelZO-gecomprimeerd-300x84.jpg" title="gevelZO-gecomprimeerd" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">maggiore richiesta commerciale potrebbe produrre sulla qualit&agrave; (finora eccelsa) di tali prodotti; mi interessa relativamente poco anche il fatto che il poter trovare sugli scaffali di<strong> 200</strong> e pi&ugrave; supermercati queste birre ad oggi reperibili solo in loco (all&#39;<em>Abbazia, </em>previa pronotazione telefonica<em>,</em> o al <a href="http://www.indevrede.be/"><em>In de Vrede</em></a>) o in alcuni beershop o locali &quot;in&quot; a prezzi stratosferici, potrebbe sicuramente porre fine a speculazioni economiche esagerate. Dico solo che &egrave; vero che &quot;<em>solo chi &egrave; stupido non cambia mai idea</em>&quot;, ma sono abituato a ritenere che la coerenza, ancora oggi, possa e debba essere considerato un valore. Sono sufficienti due anni di distanza e un monastero/birrificio da ristrutturare per stravolgere cos&igrave; radiclamente le proprie posizioni di principio? Sempre che questa cosa si faccia.</span></span></p>

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		<title>News birrarie: una gueuze unica, Achel e Ovila.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 07:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una Geuze più unica che rara. L&#8217;origine di questo prodotto rarissimo è il In de Verzekering tegen de Grote Dorst, piccolo ma storico pub di Eizeringen, dieci chilometri a ovest di Bruxelles, &#8220;specializzato&#8221; in lambic. E&#8217; lì che ha luogo la &#8220;Nacht van de Grote Dorst&#8221; (la prossima ci sarà il 2 marzo 2012, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una Geuze più unica che rara. L&#8217;origine di questo prodotto rarissimo è il <a href="http://www.dorst.be/en/index.htm"><em><strong>In de Verzekering tegen de Grote Dorst</strong></em></a>, piccolo ma storico pub di <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Eizeringen"><em>Eizeringen</em></a>, dieci chilometri a ovest di <em>Bruxelles</em>, &#8220;specializzato&#8221; in lambic. E&#8217; lì che ha luogo la &#8220;<em>Nacht <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/geuze-grost.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5753" title="geuze grost" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/geuze-grost-300x225.jpg" alt="" width="222" height="167" /></a>van de Grote Dorst</em>&#8221; (<a href="http://www.dorst.be/ngd/en/index.asp">la prossima ci sarà il <strong>2 marzo 2012</strong></a>, la sera prima dell&#8217;inaugurazione dello <em>Zythos</em>), la<em> notte della grande sete</em>, placata solo a colpi di lambic e gueuze. E&#8217; lì che si è celebrata quest&#8217;anno (il primo sabato di Giugno), il <em>giorno della Kriek</em> (<em>&#8220;De Dag van de Kriek&#8221;</em>). E&#8217; lì che ogni anno si celebra, nel mese di dicembre, il <em>giorno del lambic</em> (&#8220;<em>De Dag van de lambik</em>&#8220;, quest&#8217;anno l&#8217;<strong>11 dicembre</strong>). L&#8217;anno scorso <strong>15</strong> diversi lambic di<strong> 9 </strong>diversi produttori sono stati offerti ai fortunati (e numerosi) partecipanti all&#8217;evento. Nel <strong>2008</strong> è successa invece una cosa particolarissima, della quale dà conto il blog <a href="http://belgianbeerspecialist.blogspot.com/2010/09/worlds-rarest-oude-geuze.html">Belgianbeerspecialist</a>, il quale parla della <em><strong>Oud Gueuze </strong></em>più &#8220;rara&#8221; al mondo (forse). Un blend ottenuto dall&#8217;assemblaggio delle seguenti birre, tutte presenti a quella edizione del festival:</p>
<p style="text-align: center;"><em>Boon Joenk 2008<br />
Boon 2007<br />
Boon 2006<br />
Boon 2005<br />
De Joenk Troch, aprile 2008<br />
3F, aprile 2007<br />
Girardin Joenk 2008<br />
Lindemans Joenk 2008<br />
Lindemans 2005<br />
Mort Subite, settembre 2006<br />
Oud Beersel, novembre 2006</em></p>
<p>Il tutto per un risultato &#8220;operativo&#8221; di <strong>24</strong> bottiglie da 0,75 cl. e <strong>15</strong> Magnum da 1,5 lt., tutte recanti la label <strong>G</strong><em><strong>euze Tegen de Grote Dorst Oude Geuze. </strong></em>Una vera e propria rarità, dunque, che tutti i cultori dell&#8217;universo della fermentazione spontanea vorrebbero (forse) possedere.</p>
<p>Al monastero traappista di <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Achel"><em><strong>Nostra Signora di san benedetto in Achel</strong></em>,</a> una birra così l&#8217;avevano prodotta una sola <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/achelextrablond31.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5783" title="achelextrablond3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/achelextrablond31-300x243.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a>volta, nel <strong>2004</strong>, in occasione del <strong>75° </strong>compleanno dell&#8217;abate <em>Marc Gallant</em>. Una <em>Tripel</em> di<strong> 9,5°</strong> gradi, bionda, chiamata allora <strong><em>Achel Extra Blond</em></strong>, ritirata dal mercato subito dopo l&#8217;esaurimento delle bottiglie dell&#8217;unica cotta allora effettuata nella brouwerij interna al monastero di <em>Hamont-Achel</em>. A sei anni di distanza i monaci di una delle  sei abbazia trappiste belghe che  possono apporre sulle proprie birre il famoso logo <em>authentic trappist product </em>sono ritornati sui propri passi. Lo rivela <em>Danny Van Tricht</em> (sua anche la foto riportata qui a fianco) dal suo blog <a href="http://trappistbier.wordpress.com/2010/10/06/nieuw-achel-extra-blond-95/">Trappistbiee Beleven</a>, che riporta la notizia della nuova messa in commercio della <em><strong>Achel Extra Blond</strong></em>, la cui ricetta ricalca a grandi linee quella della birra brassata nel <strong>2004</strong>. La birra sarà disponibile tutto l&#8217;anno, ma la si potrà trovare solo nel negozio interno all&#8217;abbazia (per ora, dico io; poi scommetto che si troverà anche in giro &#8230;)</p>
<p>Adesso ci spostiamo in America, con una notizia &#8220;attigua&#8221; a quella precedente. La famosissima brewery americana <a href="http://www.sierranevada.com/index2.html"><em><strong>Sierra <span class="highslide"><img class="alignleft size-full wp-image-5784" title="claitrvaux" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/claitrvaux.jpg" alt="" width="127" height="161" /></span>Nevada</strong></em></a> da sostanza al suo &#8220;progetto <em><strong>Ovila</strong></em>&#8220;  con la prima label ufficiale. E&#8217; sempre <em>Danny Van Tricht</em> <a href="http://trappistbier.wordpress.com/2010/10/05/usa-trappist-niet-voor-morgen/">che ce lo fa sapere</a>, in maniera ufficiale: nella prossima primavera (<strong>1 Marzo 2011</strong>) <em>Sierra Nevada</em> metterà sul mercato la prima delle tre birre legate all&#8217;abbazia cistercense (<strong>Ovila</strong> è il nome della sala capitolare) americana di <a href="http://www.newclairvaux.org/"><em>New Vina</em></a>, in <em>California</em>, posta a pochi chilometri dalla casa madre della <em>Sierra Nevada</em> stessa, posta a <em>Chico</em>. Progetto che prevede altre due birre, una<em> saison </em>(che uscirà il <strong>1 Luglio 2011</strong>) e una <em>quadrupel</em> (che uscirà il <strong>1 novembre 2011</strong>), tutte in bottiglia da <strong>0,75</strong>, come ricorda anche un esauriente <a href="http://www.cronachedibirra.it/notizie/2975/dagli-usa-tre-nuove-birre-quasi-trappiste/">post di Andrea Turco</a>. Sono stati fugati definitivamente tutti i dubbi e le incertezze relative al fatto che non si tratta, in nessuno dei tre casi, di birre trappiste, visto che il coinvolgimento operativo dei monaci americani in questo progetto sarà del tutto marginale. Il<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/ovila.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5785" title="ovila" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/ovila-300x269.jpg" alt="" width="300" height="269" /></a> progetto nasce dalla fascinazione che <em>Ken Grossman</em>, fondatore di <em>Sierra Nevada</em>, ha sempre avuto nei confronti della tradizione produttiva delle abbazie belghe, da lui avvicinate negli anni <strong>&#8217;80</strong>. Queste tre birre vogliono essere un vero e proprio tributo a quella straordinaria storia produttiva (<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/15/biere-belge-dabbaye-reconnue/">ancora molto attiva oggi, soprattutto in Belgio</a>), e vogliono, nel contempo, essere anche un contributo al restauro della storica sala capitolare dell&#8217;<em><strong><a href="http://www.newclairvaux.org/">Abbazia di Clairvaux di New Vina</a>, </strong></em>che ha una storia alle spalle alquanto singolare<em><strong>.</strong></em> La costruzione di questa iniziò, contestualemnte alla costruzione del resto dell&#8217;abbazia, nel <strong>1190</strong> (e si concluse nel <strong>1220</strong>) vicino al villaggio di <em>Trillo</em>, in Spagna, dove i monaci vi rimasero per ben <strong>800</strong> anni. Nel <strong>1835</strong> l&#8217;abbazia fu secolarizzata da parte del governo spagnolo e dopo pochi anni la proprietà dell&#8217;edificio passò in mani private. Nel <strong>1931</strong> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/William_Randolph_Hearst"><em>William Randolph Herst</em></a>, magnate americano della stampa,  acquistò una parte dei ruderi dell&#8217;abbazia e li trasportò pietra per pietra nella sua tenuta di <em>Wyntoon</em>, dove però non furono mai &#8220;riassemblati&#8221;. Nel <strong>1994, </strong>i monaci dell&#8217;<em><strong>Abbazia di Clairvaux di New Vina </strong></em>rientrarono  in possesso delle rovine, e ricominciarono la paziente opera di ricostruzione della  storica sala capitolare, facendone un vero e proprio &#8220;progetto pubblico&#8221; chiamato <a href="http://www.newclairvaux.org/chapter-house-reconstruction.html"><em><strong>Sacred Stones.</strong></em></a></p>
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		<title>Il &#8220;gelato d&#8217;abbazia&#8221;, e poi a tutta Olanda</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 04:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/IMG_28261.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4732" title="IMG_2826" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/IMG_28261-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Tanto per &#8230; continuare nelle sperimentazioni gelatesche, che mi sembra <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/08/la-ricetta-per-un-gelato-alla-birra-di-boelens/">abbiano suscitato molto interesse </a>, la consorte si è avventurata sulla variante &#8220;gelato d&#8217;abbazia&#8221;. La birra prescelta, in questo caso, è stata la spettacolare <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/st-bernardus-abt-zythos-bier-festival.html">St. Bernardus ABT 12, </a>un must birrario già di per sè. La ricetta &#8220;originale&#8221; del gelato è stata in parte variata: solita dose di latte intero fresco e panna (150 cl. ciascuno), i soliti 200 gr. di zucchero, ma questa volta niente uova, e circa 20 cl. di <em>St. Bernardus.</em> Gli ingredienti, birra compresa, sono stati inseriti contemporaneamente nella gelatiera. Il risultato è stato molto, molto intrigante. Un gelato color schiuma di cappuccino, più &#8220;<em>granuloso</em>&#8221; rispetto a quello fatto con la <em>Triple Klok</em>, ma più &#8220;<em>gelatoso</em>&#8220;: meno morbido, un po&#8217; più rustico, ma molto, molto &#8220;<em>ruspante</em>&#8221; e, nello stesso tempo, elegante. Notevole l&#8217;impronta che la<em> St. Bernardus</em> conferisce al prodotto finale, moderatamente &#8220;alcolico&#8221; ma anche nettamente caramellato. Vi consiglio di provarci &#8230; La prossima scommessa sarà sul gelato alla <em>Imperial Stout</em>. Una &#8220;curiosità&#8221; finale: la <em>St. Bernardus</em> usata per il gelato era quella avanzata da un altro precedente uso &#8220;culinario&#8221;: era servita infatti per fare il (deliziosissimo) fondo di cottura di un trancio di arista di maiale &#8230; anche in questo caso, &#8220;<em>la morte sua</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/la-trappe-oaked.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4733" title="la trappe oaked" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/la-trappe-oaked-291x300.jpg" alt="" width="291" height="300" /></a></p>
<p>A tutta Olanda, dicevo, partendo dal birrificio trappista <em><strong>La Trappe</strong></em>. Il sempre ben aggiornato sito <a href="http://trappistbier.wordpress.com/">T<em>rappistbier Beleven</em></a> fornisce la &#8220;prova fotografica&#8221; della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/14/la-trappe-quadrupel-oak-aged-e-un-ragazzo-rude/">notizia che avevo dato non moltio giorni</a> fa, ossia delle bottiglie da 0,375 (prezzo 9,95 € ciascuna) della <em><strong>La Trappe Quadrupel Oak Aged</strong></em>. La commercializzazione della suddetta birra ha anche oltrepassato l&#8217;Oceano, visto che l&#8217;altrettanto aggiornatissimo sito <em>Beernews</em> <a href="http://beernews.org/2010/07/la-trappe-oak-aged-quadrupel-label-approved/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+beerpulse+%28Beernews.org+%C2%BB+The+Craft+Beer+News+Leader%29">proprio oggi fornisce la notizia</a>, corredata dall&#8217;immagine, che l&#8217;etichetta della birra trappista ha ricevuto l&#8217;approvazione dalle autorità americane competenti.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/la-trappe-oak-aged-label.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4734" title="la-trappe-oak-aged-label" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/la-trappe-oak-aged-label-300x287.png" alt="" width="183" height="175" /></a></p>
<p>Il sito belga <em>Trappistbier Beleven</em> fornisce poi un&#8217;altra chicca, sempre riferita al birrificio olandese, è cioè che dal prossimmo <strong>21 luglio</strong> verrà immessa sul mercato la prima birra biologica trappista, la <em><strong>La Trappe Puur</strong></em>, per la quale è già stato creato il relativo bicchiere serigrafato, che qui di sotto riportimao (questa foto e quella delle bottiglie della <em>Quadrupel</em> sono<em> © DVT Photography 2010)</em></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/puur-la-trappe.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4735" title="puur la trappe" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/puur-la-trappe.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a></p>
<p>Per continuare (e finire) con l&#8217;Olanda, tre birre della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/24/la-new-entry-del-catalogo-di-birrerya-ospite-al-prossimo-villaggio/"><em><strong>Scheldebrouwerij,</strong></em></a> tutte e tre nel catalogo di <em><strong>Birrerya</strong></em>, dalla più &#8220;semplice&#8221; a quella &#8220;più complessa&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/logo-schelde.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-4736" title="logo schelde" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/logo-schelde.gif" alt="" width="162" height="110" /></a></p>
<p><em><strong>Scheldepils</strong></em>, brassata  presso la brouwerij <em><strong><a href="http://www.delirium.be/">Huyghe</a> </strong></em>di <em>Melle</em> (quella della <em>Delirium Tremens, della  Mongozo</em>, delle <em>Florisgaarden</em>, delle <em>St. Idesbald</em>, e  quella che ha prodotto/produce anche una parte delle birre della <em><strong>Halve  Maan</strong></em> di <em>Bruges</em>), forse perchè agli olandesi mancavano i  giusti &#8220;macchinari&#8221; per fare una bassa  fermentazione. Una birra  totalmente estiva, leggera e beverina con i suoi tranquilli <strong>5° </strong>alcolici;  dal colore biondo abbastanza tenue, ha schiuma fine e non molto  persistente, un leggero carattere amaricante ed una rotondità  degustativa che si fa notevolmente apprezzare.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em><strong>Schoenlappertje:</strong></em> è una birra ambrata di<strong> 5°</strong> alcolici, fragrante, brassata con il <em>ribes nero</em>. E&#8217; la seconda volta, negli <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/SB-etiket180x83-15-cs32.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4737" title="SB-etiket180x83-15-cs32" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/SB-etiket180x83-15-cs32-300x138.jpg" alt="" width="300" height="138" /></a>ultimi tempi, che mi imbatto in una birra brassata con questa bacca particolare; devo dire che però questa olandese non ha niente a che vedere con la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/25/la-cassissona-del-birrificio-italiano-e-greve/"><em><strong>Cassissona</strong></em></a> del <em>Birrificio Italiano</em>, l&#8217;altra birra brassata con il <em><strong>Ribes Nigrum</strong></em>.   Questa <em>fruit beer</em> olandese (brassata senza nessun dolcificante artificiale) ha un sorprendente colore rosso vivo, uno spiccato odore   fruttato e un finale fresco e caramellato. Ideale per aperitivi fruttati e poco alcolici, meglio ancora se &#8220;miscelata&#8221; con una bevanda un po&#8217; più amara (tipo bitter)</p>
<p><em><strong>Dulle Griet:</strong></em> la <em>dubbel</em> di casa <em>Schelde</em>, <strong>6,5°</strong> alcolici ricchi ed intriganti, corposi ed apprezzabili. Corposi come il cannone al quale si fa esplicito riferimento nel nome, il <em>Dulle Griet</em>, appunto, che fa ancora bella mostra di sè a <a href="http://www.trabel.com/gent/gent-tripselectionmonuments.htm"><em>Ghent</em></a>, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/SB-etiket180x83-15-cs36.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4738" title="SB-etiket180x83-15-cs36" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/SB-etiket180x83-15-cs36-300x138.jpg" alt="" width="300" height="138" /></a>nella piazza del <em>Mercato del Venerdi</em>. Costruito nella prima metà del<strong> XV </strong>secolo, l&#8217;affusto misura <strong>5,025</strong> mt., pesa <strong>16.400</strong> kg.  ed era in grado di  sparare  palle di cannone del peso di<strong> 340</strong> kg.; è ritornato nella città di <em>Ghent </em>nel <strong>1578</strong>, da <em>Oudenaarde</em>, trasportato da una nave lungo il fiume <em>Schelde</em>. Una bella birra, questa <em><strong>Dulle Griet</strong></em>, dalla schiuma fine e compatta, ma non molto persistente. Il colore è un  ambrato scuro, l&#8217;aroma è ricco e relativamente abboccato, di malto caramellato e di frutta matura. Il corpo è relativamente robusto e strutturato, un po&#8217; rustico e granuloso, ma molto intrigante, che parte dall’abboccato del malto per evolversi in sentori leggermente tostai e rustici di cacao. Si fa bere molto volentieri, lasciando puliti lingua e palato.</p>

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		<title>La Scuola dei &#8220;bieralchimisten&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 17:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[©William Roelens &#8211; 2009 Gli &#8220;alchimisti&#8221; della birra adesso hanno una scuola tutta per loro. Come avevo già scritto in un precedente post, gli Struise, il miglior birrificio del mondo (secondo ratebeer) del 2008, privo fino ad oggi di un proprio impianto di produzione, adesso hanno una casa tutta per loro, o meglio, una Scuola: la &#8220;Het [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2603" title="scuola" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/scuola1-300x228.jpg" alt="scuola" width="300" height="228" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="FONT-SIZE: 78%">©William Roelens &#8211; 2009</span></p>
<p>Gli &#8220;alchimisti&#8221; della birra adesso hanno una scuola tutta per loro. Come <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/27/de-struise-brouwerij/">avevo già scritto in un precedente post</a>, gli Struise, il miglior birrificio del mondo (secondo ratebeer) del 2008, privo fino ad oggi di un proprio impianto di produzione, adesso hanno una casa tutta per loro, o meglio, una Scuola: la <em>&#8220;Het oud schooltje&#8221;,</em> a Oostvleteren, pochissimi chilometri dall&#8217;abbazia di St. Sixtus  e dagli stabilimenti della DECA, presso i quali gli Struise hanno prodotto per lungo tempo le proprie birre. E&#8217; un vero e proprio &#8220;triangolo delle Bermuda&#8221; birrario, quello circoscritto in così pochi chilometri: sarà difficile non venire risucchiati, capitando da quelle parti, dalla visita <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Westvleteren">dell&#8217;abbazia di Westvleteren</a>, con sosta obbligatoria allo splendido pub antistante, <a href="http://www.indevrede.be/languagee/index.htm">In de vrede,</a> e dalla visita al nuovo birrificio/beershop degli Struise, così ben descritti e fotografati da <a href="http://blog.seniorennet.be/bierblog/">William Roelens in un post sul proprio blog</a> un paio di giorni fa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2604" title="struise-black-damnation-2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/struise-black-damnation-2-300x159.png" alt="struise-black-damnation-2" width="300" height="159" /></p>
<p>In una delle foto compare (nella &#8220;sezione&#8221; beershop del birrificio) anche una allettante infilata di bottiglie prodotte da questro splendido microbirrifcio belga, tra le quali spiccano alcuni esemplari della <strong>Black Damnation</strong>, una delle loro ultime &#8220;creature&#8221;. Era stato l&#8217;aggiornatissimo <a href="http://beernews.org/2009/04/struise-de-molen-black-damnation-drops-this-weekend/">blog Beernews</a> a dare la notizia, pochi mesi fa (aprile, per la precisione), della &#8220;nascita&#8221; di questo nuovo progetto birrario, i cui padrini erano gli Struise stessi e l&#8217;altrettanto noto (e rinomato) birrificio olandese <a href="http://www.brouwerijdemolen.nl/">De Molen.</a> Questa birra è un blend fra la <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/11/07/black-albert/"><em>Black Albert</em> </a>(2/3), una spettacolare imperial stout di 13°, all&#8217;origine prodotta per il solo mercato americano, e l&#8217;olandese  <em>Hel and Verdoemenis (Hell and Damnation)</em> (1/3), un&#8217;altra imperial stou da 100 IBU e 10,2% di volume alcolico. Il risultato è un&#8217;altra splendida imperial stout da 13°, che su ratebeer si è subito &#8220;beccata&#8221; un secco <a href="http://www.ratebeer.com/beer/de-molen---struise-brouwers-black-damnation/100195/">99/100 di valutazione.</a> Una volta tanto, forse, ci si può fidare anche di ratebeer &#8230;</p>

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		<title>Hendrik Verlinden: il Pater della Witkap</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 17:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’anno prossimo il birrifico “a conduzione familiare” Slaghmuylder festeggerà i 150 anni. Fù Emmanuel Slaghmuylder che si buttò nel 1860 nell’impresa del birrificio acquistando dei terreni vicino Ninove e possiamo dire che la sua scommessa fù vinta visto che nella cittadina di 12000 anime è rimasta la sola che ancora produce se consideriamo che all’inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">L’anno prossimo il birrifico “a conduzione familiare” <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Slaghmuylder festeggerà i 150 anni. Fù Emmanuel Slaghmuylder che si buttò nel 1860 nell’impresa del birrificio acquistando dei terreni vicino Ninove e possiamo dire che la sua scommessa fù vinta visto che nella cittadina di 12000 anime è rimasta la sola che ancora produce se consideriamo che all’inizio del secolo ve ne erano tredici. Ma la storia della Witkap non parte dalla Slaghmuylder ma da Hendrik Verlinden.</p>
<p class="MsoNormal"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/shapeimage_1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2598" title="shapeimage_1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/shapeimage_1.png" alt="shapeimage_1" width="196" height="195" /></a>Le Witkap (letteralmente Cappuccio Bianco, quello del monaco trappista dell’etichetta) sono le prime birre d’Abbazia prodotte in Belgio. Per le altre birre d&#8217;Abbazia dobbiamo aspettare fino a dopo la seconda guerra mondiale: nel 1946 S. Sixtus, nel ‘50 Affligem, nel ‘54 Leffe, nel ‘58 Grimbergen e Steenbrugge. La Witkap Pater (la tripel) fu <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>messa in produzione durante il periodo delle due grandi guerre da Hendrik Verlinden, ingegnere birrario trallaltro dell’Abbazia di Westmalle dal 1926 al 1929 ed autore del primo trattato sul Lievito nella produzione birraria (<em>Het Handboek gistingindustries der praktisch</em>)</p>
<p class="MsoNormal"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/Hendrik-Verlinden.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2599" title="Hendrik Verlinden" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/Hendrik-Verlinden-300x213.jpg" alt="Hendrik Verlinden" width="168" height="119" /></a>Hendrik nel <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>1916 acquistò il birrificio <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>&#8220;3 Linden&#8221; di <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Brasschaat, fondato nel 1890. Dopo la prima Guerra Mondiale <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>concentrò la sua produzione nella Witkap Pater, ispirato dal suo lavoro presso i Monaci Trappisti di Westmalle. Ancora non regolamentato, Hendrik usò l’appellativo Trappista sua produzione (poi tolto!)</p>
<p class="MsoNormal">Hendrik Verlinden muore il giorno prima dell&#8217;invasione tedesca del Belgio nel 1939. Quel Sabato 11 maggio, gli aerei tedeschi bombardarono Brasschaat. Il birrificio fù stato colpito da due bombe che uccisero sia <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Hendrik Jozef Verlinden sia suo figlio più giovane.</p>
<p class="MsoNormal"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/witkap_vitrosmall.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2600" title="witkap_vitrosmall" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/witkap_vitrosmall-300x217.jpg" alt="witkap_vitrosmall" width="300" height="217" /></a>L’attività del birrificio fu continuata dal figlio maggiore di Hendrik ma già la grande crisi post-guerra del mondo artigianle birrario era alle porte: la nascita di grandi industrie birrarie e la richieste sempre maggiore di birre a bassa fermentazione misero in crisi numerosi birrifici belgi e da metà anni ’60 il birrificio fù venduto più volte fino ad arrivare all’attuale proprietà della Slaghmuylder, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>che acquistò il “3 Linden” nel 1981.</p>
<p class="MsoNormal">

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		<title>Tongerlo, e la &#8220;nuova&#8221; Prior</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 18:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come già scritto in un precedente post, l&#8217;abbazia norbertina di Tongerlo dal 1990 fa produrre le proprie birre dalla Brouwerij Haacht, la quale ha fin da subiro potuto apporre il logo di Biere belge d&#8217;abbaye reconnue sulle etichette di ciascuna. L&#8217;abbazia di Tongerlo, che ancora oggi vive e prospera nel comune di Westerloo, nella provincia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2366" title="Tongerloo_abbey-Panorama-v2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/Tongerloo_abbey-Panorama-v2-300x61.jpg" alt="Tongerloo_abbey-Panorama-v2" width="300" height="61" /></p>
<p>Come già scritto in un <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/02/brouwerij-haacht/">precedente post</a>, l&#8217;abbazia norbertina di Tongerlo dal 1990 fa produrre le proprie birre dalla Brouwerij Haacht, la quale ha fin da subiro potuto apporre il logo di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/15/biere-belge-dabbaye-reconnue/">Biere belge d&#8217;abbaye reconnue </a>sulle etichette di ciascuna.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2367" title="tongerlo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/tongerlo.jpg" alt="tongerlo" width="110" height="90" /></p>
<p>L&#8217;abbazia di Tongerlo, che ancora oggi vive e prospera nel comune di Westerloo, nella provincia di Anversa, appartiene all&#8217;ordine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canonici_Regolari_Premostratensi"> premonstratense </a>(o Norbertino), fondato da San Norberto nel XII secolo presso l&#8217;abbazia francese di Prémontrée.  Fondata nel 1128 (l&#8217;atto di fondazione riporta in calce anche la firma di S. Bernardo di Chiaravalle, dottore della Chiesa) da un gruppo di canonici che dall&#8217;abbazia consorella di Anversa si spostarono in quella zona,  l&#8217;abbazia di Tongerlo, che ancora oggi segue fedelmente la Regola di S. Agostino, diviene nei secoli un importante centro religioso e culturale, partecipando attivamente alla vita politica della regione. La Rivoluzione Francese costringe i monaci ad abbandonarla temporaneamente nel 1796: riuscirono a farvi ritorno nel 1838.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2368" title="7lastsup  copy" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/7lastsup-copy-300x163.jpg" alt="7lastsup  copy" width="300" height="163" /></p>
<p>Oltre ad essere meta di numerosi pellegrinaggi spirituali, l&#8217;Abbazia di Tongerlo attira anche un altro tipo di visitatori: dal 1545 infatti si trova all&#8217;interno dell&#8217;abbazia una copia fedelissima del dipinto leonardesco dell&#8217; &#8220;Ultima cena&#8221;, il cui originale si trova a Milano. E la copia belga è in condizioni molto migliori dell&#8217;originale.</p>
<p>La birra, a Tongerlo, la si faceva fin dall&#8217;anno della fondazione dell&#8217;abbazia: molti dei terreni posseduti dall&#8217;abbazia erano coltivati a orzo e grano, che poi servivano per la produzione in proprio della birra stessa. Produzione proseguita fino alla I guerra mondiale, quando i tedeschi requisirono tutti gli originali impianti di produzione in rame. Solo dal 1990 l&#8217;abbazia condivide con la Brouwerij Haacht la rinascita delle proprie birre, che attualmente sono quattro:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2362" title="TongerloBruin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/TongerloBruin1.jpg" alt="TongerloBruin" width="172" height="281" /></p>
<p>La <em><strong>Tongerlo Bruin</strong></em>, una abbey ale di 6,5% vol., dal colore tonaca di frate e dalla schiuma fine e abbastanza persistente. Dall’aroma non molto pronunciato di malto e caramello, presenta un corpo un po&#8217; troppo  consistente, rispetto alla gradazione alcolica, caratterizzato dalle note amarognole e medicinali della liquirizia, con note sfumate di malto e caramello. Un po&#8217; squilibrata  nella sua componente alcolica, finisce abbastanza lunga, conservando la nota medicinale anche nel retrogusto</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2363" title="TongerloBlond" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/TongerloBlond.jpg" alt="TongerloBlond" width="172" height="281" /></p>
<p>La <strong><em>Tongerlo Blond</em></strong>, di 6% vol., dalla schiuma abbondante, cremosa e persistente e dal colore dorato carico. L&#8217;aroma è piacevole, fruttato e speziato; al palato è relativamente frizzante, con una amarezza tenue e diffusa; ha gusto morbido e vellutato, corpo pieno e rotondo. Finisce molto lunga, con buon equilibrio fra la componente maltata e quella  luppolata.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2364" title="TongerloXmas" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/TongerloXmas.jpg" alt="TongerloXmas" width="172" height="281" /></p>
<p>La <strong><em>Tongerlo Christmas</em></strong>, di 6,5% vol.,  che ricorda molto la  Blond, con l’aggiunta di mezzo grado alcolico sul totale. E&#8217; comunque birra più che piacevole, dal bel colore dorato e dalla spuma morbida, cremosa e persistente. Aroma rotondo di malto con punte fruttate e speziate, corpo leggermente più consistente della sorella bionda, con retrogusto amarognolo. Finisce abbastanza lunga, morbida e piacevole.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2365" title="TongerloPrior" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/TongerloPrior.jpg" alt="TongerloPrior" width="172" height="281" /></p>
<p>E poi la<a href="http://www.standaard.be/Artikel/Detail.aspx?artikelId=DMF24032009_111"> novità</a>, rappresentata dalla <em><strong>Tongerl Prior</strong>,</em> lanciata da non molto sul mercato, una bionda robusta di 9%vol., brassata con una percentuale importante di luppolo Saaz, che prende il posto della Tongerlo Triple, definitivamente uscita di produzione. Una nuova birra d&#8217;abbazia, quindi si aggiunge alla già folta schiera di prodotti di qualità raccolti sotto questo marchio.</p>

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		<title>Brouwerij Haacht</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 17:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel Brabante fiammingo sorge, dal 1898, la brouwerij Haacht, la più grande brouwerij indipendente del Belgio, in una zona, quella di Boortmeerbeck, che già aveva visto nei secoli precedenti una fiorente tradizione birraria: prima con il Paradijsvogel (una locanda/birrificio), che dal XVI secolo ha dissetato i numerosi viandanti della zona, e poi con la Brasserie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2350" title="haacht" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/haacht.jpg" alt="haacht" width="120" height="90" /></p>
<p>Nel Brabante fiammingo sorge, dal 1898, la <a href="http://www.haacht.com/jsp/index.jsp?language=Nl"><strong>brouwerij Haacht</strong>,</a> la più grande brouwerij indipendente del Belgio, in una zona, quella di Boortmeerbeck, che già aveva visto nei secoli precedenti una fiorente tradizione birraria: prima con il <em>Paradijsvogel</em> (una locanda/birrificio), che dal XVI secolo ha dissetato i numerosi viandanti della zona, e poi con la <em>Brasserie de la Dyle</em>, che dal XVIII secolo ha chiuso i battenti nel 1914, con l&#8217;avvento della I guerra mondiale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2354" title="Zijaanzicht3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/Zijaanzicht3.jpg" alt="Zijaanzicht3" width="350" height="233" /></p>
<p>1898: è la data di nascita ufficiale della Haacht, o meglio, è proprio in quell&#8217;anno che vede la luce (il 14 giugno) la prima birra all&#8217;interno della premiata latteria &#8220;<em><strong>Melkerij van Haecht</strong></em>&#8220;, che da quel giorno in vede modificata la propria ragione sociale in &#8220;<strong><em>Haecht, Birreria e latticini</em></strong>&#8220;. Da quel giorno la produzione si è via via allargata, grazie anche alla modernizzazione portata dalla rivoluzione industrilae in Europa. La diffusione dell&#8217;elettricità, infatti, non solo ha modernizzato i processi produttivi, ma ha permesso il trasporto ferroviario dei vari prodotti della brouwerij, fino a Bruxelles.</p>
<p>I risultati? Nel 1929 la famiglia Haacht decide di rinunciare alla produzione lattiero casearia, per concentrarsi <img class="alignleft size-full wp-image-2352" title="Glas_Primus_schaduw" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/Glas_Primus_schaduw1.jpg" alt="Glas_Primus_schaduw" width="71" height="187" />esclusivamente su quella birarria, che nel 1937 raggiunge la notevolissima cifra di 523.000 ettolitri prodotti. Il boom definitivo si ha nel secondo dopoguerra, quando, sotto la guida di Alfred van der Kelen, si ridefiniscono gli standard produttivi e si procede a una miriade di acquisiszioni di piccole e medie brouwerij, sia in Belgio che in Francia (in dieci anni almeno quindici), con i relativi settori di mercato.I prodotti della Haacht  &#8220;invadono&#8221; il mercato della miriade di pub presenti in Belgio a partire dagli anni &#8217;70, con una linea di birre dalla facile beva (prima fra tutte la <em>Primus</em>, una pils a larghissima difusione in Belgio) e non molto impegnative. Nel 1985, per una diversificazione degli interessi commerciali, la Haacht acquisisce anche  i diritti della produzione della Pepsi in Belgio; nel 1989 viene lanciata sul mercato la<em> Haecht Witte</em>, che ancora oggi riscuote molto successo.</p>
<p> </p>
<p>Il &#8220;salto&#8221; nel segmento della qualità si ha nel 1990, quando la proprietà della Haacht stipula un contratto con <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/02/tongerlo-e-la-nuova-prior/">l&#8217;<strong>Abbazia di Tongerlo</strong></a> per la produzione e la commercializzazione delle loro birre: fin da subito a queste birre viene conferito il riconoscimento di <em><strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/15/biere-belge-dabbaye-reconnue/">biere d&#8217;abbaye reconnue</a></strong></em>, con relativo logo.Le ultime acquisizione da parte della Haacht sono quelle fatte nel 1998 e nel 2002, quando entrano a far parte della &#8220;grande famiglia&#8221; la <em>Brouwerij Eupener</em> e l&#8217;olandese <em>Bierbrouweij De Leeuw</em>. Attualmente il range produttivo spazia dalle pils (5, e tutte vendutissime), alle Biere da table, passando da quattro birre fruttate, due blanche (Haachte Witte e Valkenburgs wit), la Kaizer Karel (bionda e ambrata), la Gildenbier e le quattro birre che attualmente compongono la gamma della Tongerlo. </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2353" title="logoTongerlo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/logoTongerlo.jpg" alt="logoTongerlo" width="312" height="178" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Brouwerij HAACHT N.V.</strong></p>
<p align="center">Provinciesteenweg 28 </p>
<p align="center">3190 Boortmeerbeek</p>
<p align="center">Tel: +32 16 60 15 01</p>
<p align="center">Fax: + 32 16 60 83 84</p>
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		<title>Herkenrode Tripel</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 7 luglio di quest&#8217;anno L&#8217;Union des Brasseries Belges ha concesso alla Brasserie di St. Jozef di poter apporre sulla etichetta della sua nuova birra, la Herkenrode Tripel, il logo che la certifica autentica Biere Belge d&#8217;abbaye reconnue; si conclude così un lungo percorso, nato nel 1999, dietro la &#8220;spinta&#8221; di un gruppo di volontari legatissimi alla tradizione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 luglio di quest&#8217;anno L&#8217;Union des Brasseries Belges ha concesso alla <a href="http://www.brouwerijsintjozef.be/">Brasserie di St. Jozef</a> di poter apporre sulla etichetta della sua nuova birra, la <strong>Herkenrode Tripel</strong>, il logo che la certifica autentica <em>Biere Belge d&#8217;abbaye reconnue; si </em>conclude così un lungo percorso, nato nel 1999, dietro la &#8220;spinta&#8221; di un gruppo di volontari legatissimi alla tradizione della secolare <em>Abbazia di Herkenrode.</em></p>
<p><em>Questa abbazia, adesso non più abitata da monache, ma ancora frequentatissima, venne fondata nel 1182, nei pressi del castello fortificato dei Conti di Loon (l&#8217;attuale Prinsenhof), su di un terreno donato da quella nobile famiglia ad un monaco. Nel 1217 la già fiorente abbazia viene incorporata dall&#8217;Ordine Cistercense, che vi insedia la più grande comunità m<img class="size-full wp-image-2087  alignleft" title="HerkenrodeLoons" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/HerkenrodeLoons.gif" alt="HerkenrodeLoons" width="109" height="148" />onastica femminile dei Pesi Bassi di quel periodo. Fra periodi di floridità economica e saccheggi subiti a più riprese, l&#8217;abbazia fra il XIII e il XV secolo attraversa la vita religiosa della popolazione della zona, e non solo, diventando meta di pellegrinaggi a causa della venerazione di un&#8217;ostia miracolosa, il cui culto si fa risalire alla metà del XIV secolo. Gli anni più floridi della storia dell&#8217;abbazia sono quelli che precedono la RivoluzioneFrancese, che nel 1796 spazza via, come in quasi tutta l&#8217;Europa, la comunità monastica di Herkenrode. Gli edifici vengono battuti all&#8217;asta, e chi li acquista (Pierre Guillaume e Claes Libotton) li trasforma in una grande azienda agricola; nel 1820 vengono abbattuti o divorati dal fuoco la chiesa, il chiostro  e gran parte del monastero originale, al loro posto viene impiantato uno zuccherificio. Il periodo di oblio termina nel 1974, quando i resti dell&#8217;abbazia con i terreni annessi (280 ettari) vengono dichiarati &#8220;zona monumentale  e paesaggistica protetti&#8221;. Nel 1998 il tutto viene acquisito dalla Regione fiamminga, che la fa diventare un centro molto importante dal punto di vista archeologico, spirituale e faunistico</em>.</p>
<p>La birra che la<img class="alignleft size-full wp-image-2092" title="200px-Herkenrodebier" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/200px-Herkenrodebier.jpg" alt="200px-Herkenrodebier" width="119" height="178" /> brouwerij St.Jozef di Oppiter brassa con il nome di quasta antica abbazia cistercense vuole in qualche modo celebrarne e ricordarne la storia, compresa quella dell&#8217;unicorno, inserito nello stemma stesso dell&#8217;abbazia, che nell&#8217;iconografia tradizionale cristiana rappresenta la verginità e la castità . Come si legge nel<a href="http://bierfestival.wordpress.com/2009/07/08/herkenrode-tripel/"> post</a> si Steven Vermeylen, la Herkenrode tripel è una birra bionda ad alta fermentazione di 7% vol., brassata con il fondamentale apporto di Robert Putman (ex Cristal Alken), dal profumo fresco e fruttato, dalla schiuma morbida e cremosa. Brassata con il dry hopping, segue un po&#8217; la &#8220;corrente&#8221; attuale delle birre decisamente luppolate, senza per questo risultare esageratamente amara. Aspettiamo solo di poterla assaggiare, e non solo di sentirne parlare.</p>

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		<title>Abbaye de Bonne-Esperance</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 12:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;abbazia di Nostra Signora della Buona Speranza, sorge ancora nel Comune di Estinnes (vicino a Binche), ed è <img class="alignleft size-full wp-image-2059" title="140PX-~1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/140PX-1.PNG" alt="140PX-~1" width="140" height="154" />l&#8217;unica costruzione monastica dell’ Hainaut i cui edifici sono sfuggiti alle devastazioni della Rivoluzione francese. La sua storia inizia con una donazione: nel 1125 infatti, il Signore di Cross-lez-Rouveroy dona parte del proprio patrimonio a una giovane comunità di canonici Premostratensi, guidata da padre Norbert, un sacerdote di origine tedesca, la cui predicazione provoca molte conversioni, tra le quali anche quella del figlio di Lord Cross-lez-Rouveroy. Nel 1130 la comunità sceglie il luogo definitivo dove far sorgere gli edifici della propria comunità, l’attuale sito dell&#8217;abbazia. Essa diventa, nel corso dei secoli, un ricercato luogo di spiritualità, una vera e propria “potenza” economica e una frequentatissima meta di pellegrinaggi. La superficie dei possedimenti monastici si dilata sempre di più nel corso dei secoli, grazie a numerose donazioni, raggiungendo nel XVIII secolo (periodo di massimo splendore) la superficie di circa 4.700 ettari. La Rivoluzione francese costringe i monaci ad abbandonare l’Abbazia, i cui beni furono tutti venduti o alienati, ma non pregiudica gli edifici, salvati, probabilmente, dall&#8217;intervento dei residenti locali. Passati gli anni turbinosi della Rivoluzione, la comunità dei Premonstratensi non vi fa comunque ritorno, e lascia, nel 1829, tutti gli edifici in eredità al Seminario di Tournay, che la trasforma in un vero e proprio istituto di istruzione superiore. Attualmente a Estinnes sono rimasti una scuola primaria e una secondaria e un Centro Diocesano per la Casa della Gioventù, oltre ad essere ancora un frequentato luogo di pellegrinaggi religiosi.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Non compare fra le 100 birre belghe che secondo Tim Webb &amp; Joris Pattyn si dovrebbero bere prima di passare a miglior vita; Michael Jackson la cita di sfuggita in un paio o tre delle sue (strategicamente) numerose guide birrarie. E’ comunque birra conosciuta, soprattutto in Italia, dove è facilmente reperibile, prodotta dalla <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/16/brasserie-lefebvre/">brasserie belga Lefebvre fin dal 1978</a>; e questa facilità nel trovarsela di fronte agli scaffali di un supermercato a volte trattiene dal <img class="alignleft size-full wp-image-2061" title="abbaye" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/abbaye2.jpg" alt="abbaye" width="145" height="280" />prenderla, perché uno è portato a pensare che è lì perché non è niente di speciale. L’avevo già assaggiata molto tempo fa, e ho deciso (<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/08/la-duvel-nuovamente/">come per la Duvel)</a> che era giunto il tempo di riprovarci. E l’ho trovata proprio bene, questa birra, in una bella forma, con una rispettabilissima dignità produttiva. Brassata ancora come vuole la tradizione (<em>un fuoco a legna che riscalda direttamente il tino di rame contenente il mosto; mosto che, dopo l&#8217;ebollizione, viene lasciato raffreddare su di un sottile strato di fiori di luppolo; successivo trasferimento nel fermentatore dove matura per tre mesi; imbottigliamento senza filtrazione con aggiunta di un&#8217;ulteriore dose di lievito</em>), si presenta con un bel colore giallo dorato, al confine con il ramato, e una schiuma enorme e cremosa, color vaniglia, ricca e persistente. L’aroma (come anche parte del gusto) è  nettamente fiorito e delicatamente fruttato, con un ricordo di scorza di arancio piacevolmente dolce e una leggera speziatura data da un lievito gentile. Il corpo è rotondo, morbido, molto beverino, dalla carbonazione educata e non invadente: la luppolatura appare subito evidente, ma non aggressiva, e attraversa gustativamente tutta la degustazione, arricchita da note di frutta candita, malto e sensazione agrumate. Corretto il finale, un poco svelto, decisamente amaro e luppolato, delicatamente astringente. Assaggiata in bottiglia da 0,75; Alc. 7,8% vol. ©Alberto Laschi</p>

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		<title>Brasserie Lefebvre</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 12:20:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La regione è quella del <strong>Brabante,</strong> nella Vallonia francofona, la data ufficiale di nascita è il <strong>1876</strong>, quando <strong>Jules Lefebvre</strong>, guardiacaccia, agricoltore e proprietario di una locanda, da vita al proprio birrificio. Notizie storiche riferiscono che fin dal 1797 esisteva a Quenast un birraio chiamato Léfebvre che dava da bere agli operai delle vicine cave di porfido, anche se non si è certi che fosse un antenato degli attuali proprietari. Comunque la “clientela” è quella: gli operai che fornivano la materia prima (il porfido) necessaria alla costruzione delle massicciate delle ferrovie di mezza Europa. Come quasi tutti i birrifici del Nord Europa, la Brasserie Lefebvre, che vede crescere nel corso degli anni il proprio volume di affari, subisce grossi contraccolpi economici e produttivi nel periodo comprese fra le due guerre mondiale. Nella Prima è costretta a chiudere perché i tedeschi sequestrano tutti i macchinari per rifonderli ad uso bellico, nella Seconda la birreria non viene smantellata, ma viene obbligata a produrre birra a bassissima gradazione alcolica (0,8% vol.), obbligo esteso alla maggior parte dei produttori di allora. La china viene risalita a partire dagli anni ’50, quando ri-aumentano anche i consumi pro-capite di birra: la Lefebvre immette sul mercato nuovi prodotti (la <em>Porfirio Ale</em>, la <em>Super Hoblo</em>), e diventa anche distributore di prodotti non suoi (questa attività parallela terminerà nel 1987). Attualmente in mano alla VI generazione della famiglia Lefebvre (l’attuale titolare è  Paul Lefebvre), questa birreria, posta sulla collina di Quenast, lontana dalla prima location, abbandonata per le ricorrenti piena della La Senne, ha nel proprio portafoglio produttivo la <em>Abbaye de Bonne Experance</em>, iniziata a produrre dal 1978 dietro “incarico” dell’Abbazia stessa; la <em>Barbar</em> (lager la miele) e la <em>Barbar d’Hiver</em> (prodotta da ottobre a febbraio); tutta la gamma delle birre legate all’abbazia di <em>Floreffe</em>, su licenza conferita a partire dal 1983; la <em>Blanche de Bruxelles</em>, nata nel 1989 con il nome di <em>Student</em>; una splendida saison, la <em><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/08/09/le-bieres-de-saison/">Saison 1900</a></em> (della quale ho parlato nella descrizione della tipologia di birre saison); la <em>Moeder Overste</em> (la “madre superiore”), una robusta triple; la recente <em>Hopus,</em> una Belgian IPA di 8,5%vol. oltre ad una serie di birre alla frutta, commercializzate a partire dal 2003. La Brasserie esporta attualmente l’80% della propria produzione.</p>
<p align="center"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2054" title="logo_simple" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/logo_simple.gif" alt="logo_simple" width="150" height="212" />Brewery LEFEBVRE Ltd.</strong><br />
Chemin du Croly, 54<br />
B-1430 Quenast<br />
Belgium</p>
<p>Telephone : +32 (0)67-67 07 66<br />
Fax : +32 (0)67-67 02 38<br />
E-mail : <a title="info@brasserielefebvre.be" href="mailto:info@brasserielefebvre.be">info@brasserielefebvre.be</a></p>

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