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	<title>inbirrerya &#187; belgio</title>
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		<title>Resumé dal Belgio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 06:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Belgio, in queste ultime settimane, una bella infornata di nuove birre e un passo “politico” molto importante per il mondo brassicolo belga. Iniziamo con la “politica”: L’Indicazione geografica protetta (IGP) è il marchio di qualità che viene attribuito a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, o altre caratteristiche specifiche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal<strong> Belgio</strong>, in queste ultime settimane, una bella infornata di nuove birre e un passo “politico” molto importante per il mondo brassicolo belga.</p>
<p>Iniziamo con la “politica”: L’<strong><em>Indicazione geografica protetta </em>(IGP)</strong> è il marchio di qualità che viene attribuito a <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/IGP.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10312" title="IGP" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/IGP-300x300.jpg" alt="" width="140" height="140" /></a>quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, o altre caratteristiche specifiche, dipendono dall&#8217;origine geografica dell’alimento, la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avviene in un&#8217;area geografica ben determinata. “Sorella minore” della certificazione <strong>DOP</strong>, in Italia, ad esempio, lo possono “esibire” l’Aceto balsamico di Modena, l’abbacchio romano, l’arancia rossa di Sicilia, il Lardo di Colonnata, la castagna del Monte Amiata (solo per fare qualche nome). Regolato da uno rigido disciplinare di produzione e garantito da uno specifico organismo di controllo, il marchio <strong>IGP</strong> è comunque riconoscimento ambito. E anche in Belgio l’hanno capito. <a href="http://lv.vlaanderen.be/nlapps/docs/default.asp?id=2243">E’ dello scorso mese di Luglio la notizia </a>che<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/oud-bruin.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-10313" title="oud bruin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/oud-bruin.jpeg" alt="" width="195" height="155" /></a> l’amministrazione regionale delle Fiandre ha avviato l’iter per ottenere l’attribuzione del marchio <strong>IGP</strong> per le birre legate alla tradizione secolare delle <a href="%20http://www.inbirrerya.com/2010/06/08/oud-bruin-e-flamish-red-ale-con-sorpresa-finale/"><strong><em>oud bruin</em></strong></a>. Diventerebbero, queste birre prodotte nel distretto di <em><strong>Roeselare-Tielt-Kortrijk</strong></em> , le prime birre belghe a potersi fregiare di questo riconoscimento, visto che le <a href="http://www.beverfood.com/files/lambic_kuaska.pdf"><strong><em>lambic</em></strong>,</a> altra “gloria” locale, sono certificate con il marchio <strong><em>specialità  tradizionale garantita</em></strong> (<strong>GTS</strong>), e andrebbero ad aggiungersi ad altri prestigiosi prodotti della tradizione agroalimentare belga, come il Burro delle Ardenne, il Patè gaumais e la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/06/09/una-wit-che-non-centra-nulla-con-le-wit/">cicoria.</a> In Germania è la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/06/de-koninck-e-le-due-nuove-del-toccalmatto-a-greve-alla-spina/">Kolsch di Colonia</a> a potersi fregiare del marchio IGP.</p>
<p>Passando alle novità birrari in senso stretto, cominciamo con la tendenza extra – luppolo che anche da quelle parti comincia a prendere davvero campo (ad essa, fra l’altro, è “dedicata” anche la serata del Pre-Villaggio del prossimo 9 <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/symphony__48384_zoom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10314" title="symphony__48384_zoom" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/symphony__48384_zoom-300x211.jpg" alt="" width="207" height="145" /></a>Settembre). Alla già nutrita schiera dell’extraluppolo belga si è aggiunta recentemente la  <strong><em>Bitter Sweet Simphony</em></strong> della brouwerij <strong>‘T Gaverhopke</strong>, una <em>IPA</em> di <strong>7,8%</strong> frutto della collaborazione fra il mastro birraio americano <em>Jean Brouillet</em>  e del belga (padrone di casa) <em>Gudrun Vandoor</em>n: <strong>78</strong> IBU, una bel colore aranciato, un uso abbondante ma non sbilanciato dei classici luppoli americani. Un po’ meno “recente” (ha solo un paio di mesi di vita, comunque) è la <em><strong>Hop Ruiter</strong></em> della <strong>Scheldebrouwerij</strong> (birrificio che tendo a considerare più belga che olandese), che sarà presente in fusto al prossimo pre-Villaggio, “compensando&#8221;, in qualche modo, il forfait dell’ultimo minuto (o quasi) dei birrai belgo/olandesi al Villaggio. Il <strong><em>cavaliere del luppolo</em></strong> è una <span style="text-decoration: underline;"><em>abbey triple</em></span> (o una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span>) di <strong>8,5%</strong> abv, brassata con tre luppoli (tutti e tre europei, con il Saaz in grande spolvero) e malti pilsener.</p>
<p><a href=" http://beerstreetjournal.com/de-struise-brewing-cherry-pannepot-for-2012/">Gli <strong>Struise</strong> invece stanno lavorando in patria</a>, dopo una serie di collaboration beers brassate in America durante il loro ultimo, vorticoso, tour, per poter mettere sul mercato, il prossimo anno, una edizione speciale della loro apprezzatissma <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/08/pannepot-reserva-2007/"><em><strong>Pannepot</strong></em>:</a> verranno messe a macerare nella birra, infatti, ciliegie fresche e diraspate, per un periodo di tempo non meglio precisato. Il tutto dovrebbe poter essere vendibile e bevibile nei primi mesi del <strong>2012.</strong></p>
<p>Per ultime, tre birre di un “segmento” di mercato che anche in Belgio sta vivendo un buon momento di crescita, quello delle birre biologiche e <em>gluten free</em>. Innanzitutto la <a href="http://www.levensmiddelenkrant.nl/6172/mongozo-bier-ook-verkrijgbaar-in-belgi-euml-"><strong><em>Mongozo gluten free</em></strong>,</a> da poco disponibile sugli scaffali della grande<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Mongozo-GLUTENFREE-BEER-1-213x300.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10315" title="Mongozo GLUTENFREE-BEER-1-213x300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Mongozo-GLUTENFREE-BEER-1-213x300.jpg" alt="" width="133" height="188" /></a> catena di distribuzione belga <strong>Colruyt</strong> (<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/29/due-notizie-trappistiche/">quella in “corsa” per portare le birre di <em><strong>Westvleteren</strong></em> sugli scaffali della GDO</a>), rivolta al consumo delle persone affette da celiachia (una ricerca della stessa <strong>Colruyt</strong> quantifica nell’<strong>1%</strong> dell’intera popolazione la percentuale delle persone affette dalla celiachia). La ricetta della linea di birre olandesi <strong>Mongozo</strong> è originaria dell’ Africa, portata in Olanda nel <strong>1993</strong> dal rifugiato<em> Henrique Kabia</em> e commercializzata su larga scala a partire dal <strong>1998</strong> (dalla<strong> Huyghe</strong>). Una seconda birra gluten free da poco immessa sul mercato belga è la <strong><em>Brunehaut Bio Blond</em></strong>, una belgian ale di 6,5% abv, la quarta birra belga senza glutine attualmente in commercio in Belgio. La sessanticinquesima (!) birra bio sul mercato belga è invece la <em><strong>Bio Pils Silly</strong></em>,  che reca stampigliato sulla label il <a href="http://ec.europa.eu/agriculture/organic/eu-policy/logo_nl">logo EU </a>che protegge e rende riconoscibili l’origine e la qualità  dei prodotti bio. Una pils con abv<strong> 5%,</strong> biondo paglierina, asciutta e rinfrescante.</p>

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		<title>Orval alla spina, Zwanze di Cantillon e altro</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 05:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po’ di news che vengono dal Belgio.</p>
<p>Cominciamo con quella più “importante”, che riguarda <strong><a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Orval">Orval</a> </strong>e <a href="http://www.alangegardien.be/"><strong>A L’Ange Gardien</strong>,</a> il bar/ristorante che si trova a poche decine di metri dalla storica abbazia e dalla fabbrica di birra monastica. Dopo quasi 18 mesi di importanti lavori di ristrutturazione il bar/ristorante ha riaperto battenti nel pieno delle sue “funzioni” dallo scorso 1° Luglio. Aperto <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Orval-newcafe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10012" title="Orval newcafe" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Orval-newcafe-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a>tutti i giorni in estate (finita la stagione estiva chiuderà, per il giorno di riposo, al mercoledì) con orario continuato 11/21, è meta imprescindibile per chi capita da quelle parti. Dell’edificio originale è rimasta solo la facciata e la nuova ala dedicata alla caffetteria ha un aspetto quasi futuristico, abbastanza in contrasto con il resto dell’edificio. Al di là degli aspetti architettonici, molto importante la notizia, data assieme a quella dell’apertura, che riguarda la possibilità di bersi una <strong><em>Orval</em></strong> alla spina. A <strong>L’Ange Gardien</strong>, in esclusiva, si potrà trovare (non so se in maniera “stabile”) la <strong><em>Petit</em></strong><strong><em> Orval</em></strong> alla spina: è quella <strong><em>Orval </em></strong>che si trovava anche prima presso questo esercizio pubblico in una bottiglia senza label, ottenuta per diluizione dall’<strong><em>Orval </em></strong>originale, al mosto della quale viene aggiunta acqua prima della fermentazione in modo da farle raggiungere i <strong>3,5% vol.</strong> finali (è la birra, fra l’altro, che i frati del vicino monastero consumano quotidianamente).</p>
<p><strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/04/cantillon-basta-la-parola/">Cantillon</a> </strong>e il progetto <strong><em>Zwanze</em></strong>. La <strong><em>Zwanze</em></strong> è il “giocattolo annuale” di <em>Jean Van Roy</em>, brassata e rilasciata una sola volta l’anno, dal <strong>2008</strong>: il primo anno si è trattato di un lambic aromatizzato al rabarbaro, il secondo di un lambic con aggiunta di fiori di sambuco in macerazione, nel <strong>2010</strong> è stata la volta di una fermentazione mista, con un risultato finale molto simile a quello di una <em>blanche,</em> messo su in collaborazione  con <em>Yvan De Baets</em> dalla <strong><a href="http://www.brasseriedelasenne.be/">Brasserie de la Senne.</a> </strong>Birre tutte andate a ruba, visto il loro carattere di rarità ed eccezionalità, il cui prezzo per bottiglia (una volta messe all’asta su Ebay dai pochi, fortunati possessori) è lievitato fino a 13 volte rispetto a quello originale. La cosa non è piaciuta a Jan, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/zwanze.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10013" title="zwanze" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/zwanze-300x227.jpg" alt="" width="232" height="176" /></a>ovviamente, che non vuol prestare il fianco a speculazioni del genere, e per il<strong> 2011 </strong>ha deciso di cambiare radicalmente rotta. La versione <strong>2011</strong> della <strong><em>Zwanze</em></strong>, che sarà ottenuta da una fermentazione mista fra lambic e vino, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pineau_d%27Aunis"><em>Pineau d&#8217;uva Aunis</em></a>, in un progetto sviluppato assieme all’enologo francese <em>Olivier Lemasson</em>, non sarà imbottigliata; i <strong>1500/2000</strong> lt. della <strong><em>Zwanze</em></strong> saranno resi disponibili in fusto presso un numero selezionato di pubs sparsi in tutto il mondo il prossimo <span style="text-decoration: underline;"><strong>mercoledì 17 settembre</strong></span>. La versione in bottiglia (un numero limitatissimo) la si potrà degustare soltanto presso il birrificio stesso. L’elenco dei pubs che avranno la fortuna di poter spillare uno o più fusti di questa rarità <a href="http://www.cantillon.be/br/3_21">è disponibile sul sito di <strong>Cantillon</strong></a>: in Italia la si potrà trovare al <strong>The Dome</strong> di Bergamo, al <strong>Macche </strong>di Roma e allo <strong>Sherwood </strong>di Nicorvo.</p>
<p>Detto della nuova versione <a href="http://www.ratebeer.com/beer/hommelbier-dark/148392/">“dark” della </a><strong><em><a href="http://www.ratebeer.com/beer/hommelbier-dark/148392/">Hommelbier</a>,</em></strong> la luppolatissima bionda della <strong>Van Eecke</strong> di Watou, una <em>belgian ale</em> di <strong>8,2%</strong> vol. inizialmente destinata al solo mercato statunitense, un paio di notizie che parlano di importanti cambiamenti, sempre in Belgio. La <a href="http://vansteenberge.com/en/sabmiller-announces-agreement-bring-belgian-abbey-beer-select-markets"><strong>SAB</strong><strong> Miller</strong> ha stretto un accordo con la storica brouwerij <strong>Van <strong></strong></strong></a><strong><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-augustijn.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10014" title="logo augustijn" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-augustijn.png" alt="" width="145" height="97" /></a></strong>Steenberge</strong> (aperta nel <strong>1874</strong> ad Ertvelde) per la distribuzione mondiale, da parte del colosso birarrio sudafricano, della prestigiosa linea delle <strong><em>Augustijn </em></strong>(la cui “proprietà” rimane, almeno per ora, alla Van Steenberge). Terzo gruppo birrario del mondo, la SAB ha messo gli occhi (e forse anche qualcosa di più) sulle potenzialità di queste birre (le cui ricette vennero acquistate dalla birreria belga nel <strong>1978</strong> dai padri Agostiniani di Gand), puntando ad entrare in concorrenza, tramite la commercializzazione di questi prodotti, con la linea <strong><em>Leffe,</em></strong> cavallo di battaglia (commerciale) della <strong>AB InBev</strong>. E’ il primo accordo commerciale di questo tipo che la <strong>SAB</strong> stipula in Belgio con un brouwerij locale. La seconda riguarda un’altra famosa linea di birre “monastiche”, quella delle <strong><em>Affligem</em></strong>:<a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=2L3C2ONS"> non saranno prodotte più ad </a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-affligem1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10016" title="logo affligem" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-affligem1-300x112.jpg" alt="" width="215" height="101" /></a>Opwijk, ma nella fabbrica della <strong>Alken</strong> di Limburgo, entrambe di proprietà <strong>Heineken</strong>. <strong>200.000 hl</strong> (questa la capacità produttiva di Opwijk) erano pochi per stare dietro al ritmo della domanda; allo stabilimento della Alken “avanzavano<strong>” 600.000</strong> potenziali hl. annui di produzione, e quindi <strong>Heineken</strong> ne ha deciso lo spostamento. La produzione sarà comunque ancora supervisionata da <em>Ellen Mertens</em>, head brewer di Opwijk. Già le <strong><em>Affligem</em></strong> erano state sufficientemente maltrattate in passato … Non è difficile pensare che trasferimento ed implemento produttivo possano dar loro il definitivo colpo di grazia.</p>

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		<title>Il Belgio e la birra: le statistiche del 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 07:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La birra e il Belgio, un binomio del tutto inscindibile e, soprattutto imprescindibile. Non si può parlare seriamente di birra senza tener conto di questo paese, piccolo nella sua estensione, ma &#8220;gigantesco&#8221; per l&#8217;influenza che attualmente esercita sull&#8217;intero panorama produttivo, non solo europeo. La tradizione elevata a sistema, il paradigma di riferimento per molti, o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La birra e il <strong>Belgio</strong>, un binomio del tutto inscindibile e, soprattutto imprescindibile. Non si può parlare seriamente di birra senza tener conto di questo paese, piccolo nella sua estensione, ma &#8220;gigantesco&#8221; per l&#8217;influenza che attualmente <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-belgian-brewers-2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9843" title="Logo belgian brewers 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-belgian-brewers-2.png" alt="" width="179" height="72" /></a>esercita sull&#8217;intero panorama produttivo, non solo europeo. La tradizione elevata a sistema, il paradigma di riferimento per molti, o meglio per quasi tutti quelli che intendono produrre birra in maniera &#8220;seria&#8221;. Puntualmente, anche quest&#8217;anno la <strong>Belgische Brouwers</strong>, l&#8217;associazione di categoria che riunisce tutti i produttori di birra del paese, <a href="http://www.beerparadise.be/myDocuments/05/001%2Fjaarverslag_2010.pdf">ha reso pubbliche le statistiche ufficiali </a>della produzione, della commercializzazione e dei consumi di birra per il trascorso anno commerciale (il <strong>2010</strong>), numeri che è sempre doveroso e interessante tenere d&#8217;occhio. Non che si siano sprecati, in quanto a tabelle e commenti, ma hanno comunque fornito materiale sufficiente per poterci ragionare un po&#8217; sopra.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/belgio-1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9844" title="belgio 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/belgio-1-300x254.png" alt="" width="199" height="169" /></a></p>
<p>I belgi bevono sempre meno birra, ma ne producono costantemente di più: ogni belga, statisticamente parlando, ha bevuto, nel <strong>2010</strong>, <strong>78</strong> lt. di birra (erano <strong>81</strong> nel <strong>2009</strong>), confermando il trend negativo degli ultimi 20 anni, che hanno <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/belgio2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-9845" title="belgio2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/belgio2-300x225.png" alt="" width="172" height="129" /></a>visto diminuire drasticamente il consumo di birra <em>ad personam</em> del <strong>30%</strong>. In compenso, è confermato il trend positivo della produzione birraria: <strong>18.122.622</strong> hl. prodotti l&#8217;anno scorso, lo <strong>0,6%</strong> in più rispetto al precedente anno, per un giro d&#8217;affari complessivo di <strong>1.841</strong> milioni di €.  Quasi identici, in percentuale, gli aumenti della quantità di birra prodotta per il consumo interno e di quella destinata per l&#8217;esportazione: la prima (<strong>8.439.769</strong> hl.) ha registrato un + <strong>3,5% </strong>rispetto all&#8217;anno precedente, la seconda (<strong>10.608.152 </strong>hl) ha fatto segnare un <strong>+ 3,8% </strong>ripetto al <strong>2009</strong>. Confermato quindi, anzi, confermatissimo il trend esterofilo della birra belga, apprezzatissima in tutti e quattro gli angoli del globo, vero ossigeno finanziario delle brouwerij belghe.   Molto interessante il grafico che descrive l&#8217;evoluzione, nel corso degli ultimi trent&#8217;anni, dei volumi di birra destinazione all&#8217;esportazione: dal <strong>16,2% </strong>del <strong>1980 </strong>si è passati all&#8217;attuale <strong>58,54%</strong>, il che vuol dire che quasi 6 lt. su 10 di birra prodotti in Belgio si consumano al di fuori del Belgio stesso, con un inarrestabile aumento degli ultimi 10 annni, nei quali si è passati dai <strong>550</strong> ml. di hl. del <strong>2001</strong> agli attuali <strong>1,6 </strong>mld. di hl. esportati, con un quasi raddoppio dei volumi (per la precisione <strong>+93,78%</strong>). L&#8217;importazione di birra dall&#8217;estero (succede anche questo in Belgio &#8230;)  ha fatto registare la cifra di <strong>925.259</strong> hl. Altri numeri: nel 2010 il <strong>76,8% </strong>dell&#8217;intero <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/belgio3.png"><img class="alignright size-medium wp-image-9846" title="belgio3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/belgio3-300x189.png" alt="" width="250" height="157" /></a>segmento imballaggio/confezionamento della birra (casse, bottiglie &#8230;) è stato composto da materiale riciclabile; il consumo di acqua per lt. di birra è stato, sempre nel 2010 di <strong>4-7</strong> lt. (erano <strong>10-20</strong> nel 1990). Le statistiche hanno dato conto di una netta diminuzione (<strong>- 4,4%</strong>) dei consumi presso bar/pub, mentre stabili sono stati i volumi trattati nella GDO; importante la sottolineatura del fatto che è aumentato il consumo delle birre &#8220;di carattere&#8221;, che rappresentano circa <strong>¼ </strong>del mercato della birra in Belgio, mercato dominato ancora dal consumo di pils e lager. I birrai tutti si sono dichiarati soddisfatti dei risultati dello scorso anno, confortati anche dal fatto che i primi mesi del 2011 stanno confermando il trend, già positivo, dello scorso anno.</p>
<p>Due commenti su tutti: il primo è di <em>Theo Vervloet</em>, presidente dell&#8217;associazione di categoria, che ha dichiarato con malcelato orgoglio che l&#8217; <strong>1% </strong>di tutta la birra prodotta nel mondo proviene da Belgio, un paese di soli 11 milioni di persone. Il secondo è del <a href="http://www.tijd.be/nieuws/ondernemingen_consumptie/-We_moeten_de_consument_terugvinden-.9078531-3075.art">CEO di <strong>AB InBev </strong>per l&#8217;Ovest Europa, <em>Jo Van Biesbroeck</em></a>, un po&#8217; più preoccupato invece, che sottolinea come la grande industria debba necessariamente confrontarsi con le nuove abitudini del consumatore medio, sempre meno propenso a consumare birra fuori dalle mura di casa. Una vera e propria &#8220;rivoluzione culturale&#8221; in atto, a suo dire,  che non può trovare impreparato chi della birra fa il proprio mestiere.</p>

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		<title>I venerdi del Villaggio (#2)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 22:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/villaggiobirra1.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9771" title="villaggiobirra" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/villaggiobirra1-300x227.gif" alt="" width="203" height="154" /></a></p>
<p>La discriminante è il secondo sorso, o meglio, la richiesta di poterne bere una seconda sorsata; é la regola &#8220;ufficiale&#8221; che traccia la fatidica linea di demarcazione fra una birra &#8220;buona&#8221; e una che invece non merita. Quando mia moglie (la vera intenditrice di birra di casa mia &#8230;) chiede di poter bere una seconda sorsata della birra che ho nel bicchiere, allora è <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/extraomnes.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9772" title="extraomnes" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/extraomnes.jpg" alt="" width="105" height="133" /></a>segno che la birra è davvero ok, e che posso andare sul sicuro a parlarne bene. E per la <em><strong>Triple</strong></em> di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/09/extraomnes-cave-canem-e-schigi/"><strong>Extraomnes </strong></a>è scattata la &#8220;legge del secondo sorso&#8221; fin da subito, immediatamente dopo averle dato il primo assaggio; e quindi si può andare sul sicuro, soprattutto in proiezione <a href="http://www.villaggiodellabirra.com/"><strong>Villaggio</strong></a>. Perchè questa triple brianzola (o varesotta?) ci sarà al <strong>Villaggio</strong> del prossimo Settembre, al bancone di <strong>Extraomnes</strong>, assieme alla <em><strong>Blond</strong></em> e alla <em><strong>Zest</strong></em>. Dopo la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/09/extraomnes-cave-canem-e-schigi/"><span style="text-decoration: underline;"><em>birra della sete</em></span></a> (la splendidamente beverina <em><strong>Blond</strong></em>) e la <em>complessa ma non difficile <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/21/due-infiltrate-al-villaggio/"><strong>Saison</strong></a>, </em>ieri sera ho (abbiamo) battezzato la <em><strong>Triple</strong></em>, l&#8217; <em>ingannevole apparenza</em>, birra made in Varese, ma con il proprio dna saldamente radicato in Belgio, la terra madre di questa austera ed augusta tipologia birraria.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-extraomnes2.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9773" title="logo extraomnes2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-extraomnes2-300x66.gif" alt="" width="300" height="66" /></a></p>
<p>Una birra forte, la <em><strong>Triple </strong></em>e le <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/24/stili-birrari-del-belgio-belgian-ales-2%C2%B0-parte/"><span style="text-decoration: underline;"><em>triple</em></span> </a>in genere, nate a suo tempo anche per aggirare una legge belga del <strong>1919</strong> (il <a href="http://www.drugtext.org/library/articles/marchand.htm"><em>Vandevelde Act</em></a>), abrogata solo nel <strong>1983</strong>, che disciplinava alquanto rigidamente la vendita di alcolici e super alcolici nei bar, ma che non tirava (casualmente?) in <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/extraomnes-triple.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9774" title="extraomnes triple" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/extraomnes-triple-79x300.jpg" alt="" width="79" height="300" /></a>ballo nè la birra nè il vino. Una birra forte resa quasi &#8220;invincibile&#8221; dai trappisti di <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Westmalle"><strong>Westmalle</strong>,</a> che iniziarono a produrre nel <strong>1934</strong> la madre di tutte le<span style="text-decoration: underline;"><em> triple</em></span>, la <em><strong>Westmalle Triple</strong></em>, ancor oggi paradigmatica. La &#8220;triple di Schigi&#8221;, tanto per semplificare, ti impegna fin da subito nella beva, reclamando attenzione: nessuno sconto, nessuna ruffianeria, la botta di alcool mediata solo in parte dalla frizzantezza pungente e spigliata, un fruttato alcolico (pesca, frutta bianca) caldo e ben attorcigliato attorno alla robusta tessitura maltata. E&#8217; birra che sazia, alla fine della beva, è birra compiuta, che non fa perdere tempo, non è ondivaga ma ti conduce dritto dritto alla sostanza. Che è fatta di luppoli asciutti e stratificati, di lievito piccante e fruttato, di schiuma pannosa e consistente (anche se non persistentissima), di un finale ottimamente bilanciato, che si destreggia con bravura fra le note erbacee del luppolo, un etilico tutt&#8217;altro che marginale e le note pizzichine di pepe vivace. Lontana per struttura ed impostazione (ovviamente) dalla agilissima <em><strong>Blond</strong></em>, la <em><strong>Triple</strong></em> non è per niente una <em>birra della sete</em>, ma è birra capace di saziare completamente testa e palato: richiede, per poterlo fare, tempo, calma, spirito allenato e curioso. Berla è un regalo da farsi: ti teletrasporta nei recinti monacali, dai quali sembra essersi allontanata da poco. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8,6% vol.; © <em>Alberto Laschi</em></p>
<p><em>Vado in vacanza per un po&#8217; di giorni; gli aggiornamenti di questo blog sono affidati al signor Gianni Tacchini &#8230;<br />
</em></p>

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		<title>Un po&#8217; di Belgio dalle parti di Reggio</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 08:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/logo-indipubs-21.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-9222" title="logo indipubs 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/logo-indipubs-21.png" alt="" width="275" height="35" /></a></p>
<p>Continuando nella &#8220;rivisitazione&#8221; di quel tanto di buono che mi (ci) è capitato di bere all&#8217;<em><strong>Indipubs</strong></em>, questa volta tocca al <strong>Belgio</strong>, con quattro ottime birre spillate in quell&#8217;occasione, alcune delle quali al proprio esordio assoluto in Italia (per dovere di precisione, una di queste quattro era in bottiglia, regalo &#8220;sottobanco&#8221; dei due del <strong>Moeder Lambic</strong>).</p>
<p>Comincio dalla nuova/vecchia stout della <strong><a href="http://www.brasserie-dupont.com/dupont/Default.aspx?Page=Home">Dupont</a>,</strong> la <em><strong>Monk&#8217;s Stout</strong></em>, ri-brassata a <em>Tourpes</em> dopo alcuni decenni da <em>Oliver Dedeycker,</em> attuale direttore di produzione della storica, splendida birerria e nipote di colui che l&#8217;ha brassata, per la prima volta, una cinquantina di anni fa. Fa <strong>5,2%</strong> di abv,  niente di più e niente di meno del necessario, per questa <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian stout</em></span> che è quasi paradigmatica. Nera di un nero limpido e impenetrabile, dalla schiuma abbondante, fine e <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Dupont-monks-stout1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9216" title="Dupont monk's stout" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Dupont-monks-stout1-300x200.jpg" alt="" width="220" height="147" /></a>cremosa, che ne sostiene adeguatamente l&#8217;impronta aromatica, con il ceppo del lievito di <strong>Dupont</strong> che ci lascia impresso il proprio inconfondibile timbro. Come al naso, così al palato, malto delicatamente bruciato, una leggera venatura asprigna, luppolatura sottile, delicata, equilibrata. Stupisce in positivo la rotondità della beva, l&#8217;altro marchio di fabbrica della <strong>Dupont</strong>, con la componente acquosa della birra davvero da 10 e lode. Si lascia finire con piacere, rapidità, rimpianto. Ricorda un pochino (in meglio) la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/08/stouterik.html"><em><strong>Stouterik </strong></em></a>della <strong>De La Senne</strong>, a mio modo di vedere. Assaggiata alla spina; alc. 5,2% vol.; <em>© Alberto Laschi</em></p>
<p><em>Pierre Gobron</em> ha iniziato nel <strong>2007 </strong>il progetto <a href="http://www.lupulus.be/"><em><strong>Lupulus</strong></em>, </a>dopo aver chiuso quello <strong>Achouffe</strong>, consegnadolo, chiavi in mano, a <strong>Duvel Moortgat</strong>. La<strong> Brasserie Les 3 Fourquets </strong>rilascia propio in quell&#8217;anno la <em><strong>Lupulus</strong></em>, l&#8217;inconfondibile birre con il lupo sulla label contornato dai fiori di luppolo. A quattro anni di distanza arriva la sorella <em><strong>Bruna</strong></em> di quella<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/lupulus-BRUNE1.png"><img class="alignright size-medium wp-image-9218" title="lupulus BRUNE" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/lupulus-BRUNE1-298x300.png" alt="" width="184" height="185" /></a> <em><strong>Bionda</strong></em>, che Michele del <strong><em>The Dome</em></strong> ha portato in fusto a Vezzano sul Crostolo. Non so se è stata una novità assoluta, ma la <em><strong>Lupulus Brune</strong></em> è stata da pochissimo tempo rilasciata sul mercato, anche quello italiano, ed è stata per me la prima volta che l&#8217;ho bevuta. Farà sicuramente colpo sulla clientela: a chi ha apprezzato la <em><strong>Blonde</strong></em> piacerà sicuramente questa versione <em><strong>Brune</strong></em>,  delicatamente caramellata e lievemente tostata, ruffiana e &#8220;semplice&#8221; quanto basta per accontentare quasi tutti. Non una birra ricercatissima, non una esplosione di fantasia, ma una birra solida e tranquilla<span style="text-decoration: underline;"><em> </em></span>, dal rendimento costantemente medio-alto, che si fa trovare sempre dove la cerchi. Ci trovi il Belgio classico, una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span> rotonda, beverina, dissetante, con la giusta dose di alcool (abv <strong>8,2%</strong>) e una livrea (colore + schiuma) assolutamente a posto. Curioso di testarne la versione in bottiglia. Assaggiata alla spina; alc. 8,2% vol.; <em>© Alberto Laschi</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><strong>Brussels Calling</strong></em>, <a href="http://www.brasseriedelasenne.be/accueil.html"><strong>De La Senne</strong>,</a> arrivata in bottiglia la domenica, a Vezzano, portata in anteprima dai due titolari del <a href="http://www.moederlambic.eu/"><strong>Moeder Lambic</strong></a> (assieme al fusto di <em><strong>Cantillon</strong> <strong>Kriek</strong></em>, passato a miglior vita la notte precedente). La nuova <span style="text-decoration: underline;"><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/logo-de-la-senne.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9219" title="logo de la senne" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/logo-de-la-senne.jpg" alt="" width="180" height="95" /></a>belgian ale</em></span> dei ragazzi di <em>Sint Pieters Leeuw</em>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/04/18/143-giorni/">ospiti del prossimo <strong>Villaggio</strong></a>, la prima birra &#8220;nuova&#8221; uscita dai nuovi impianti di brassaggio. <em>Joris Pattyn</em>, con grande sinteticità e precisione la descrive come <em>another great try at light beer with class by the guys from de la Senne.</em> E&#8217; davvero una birra &#8220;smilza&#8221; (abv <strong>5%)</strong>, essenziale nella sua semplicità, elegante nella sua linearità: il marchio di fabbrica inconfondibile dei luppoli continentali, la grande limpidezza, l&#8217;abbondante ricchezza della schiuma, la sostenuta carbonazione. Anche in questo caso niente voli pindarici, tanta solidità, tanta tradizione, grande professionalità. Amara, asciutta, dissetante. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5% vol.; <em>© Alberto Laschi</em></p>
<p>Un fusto di<em><strong> Cantillon Kriekenlambic</strong></em>, &#8220;saccheggiato&#8221; la notte fra sabato e domenica, per accompagnare il parmigiano reggiano fresco, meglio, ancora caldo, della cotta pomeridiana. Tiro ad indovinare, ma quello che abbiamo assaggiato è la versione unblended della <span style="text-decoration: underline;"><em>kriek </em></span>di <strong>Cantillon</strong>, quella che solitamente si trova solo in fusto. <strong>5° </strong>alcolici di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Cantillon-Kriek-bio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9220" title="Cantillon-Kriek-bio" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Cantillon-Kriek-bio.jpg" alt="" width="272" height="201" /></a>assoluta goduria: una birra sfrontatamente sublime. Un lambic fruttato  e &#8220;oleoso&#8221;, consistente nella sua ricchezza, una miscela quasi perfetta fra i<strong> 15o kg.</strong> di ciliegie e i <strong>650 lt.</strong> di lambic che ogni botte di rovere approntata da <em>Jean Pierre Van Rooy</em> per questa birra può contenere. Una ciliegia &#8220;legnosa&#8221;, terragna, asprigna quanto basta per non risultare stucchevole, rustica lo stretto necessario per ripulire e ricominciare, un aroma in perfetto equilibrio fra l&#8217;acidulo e il dolce fruttato. Una birra che sa di cantina, una birra che viene dalla cantina, dove il &#8220;ragno di casa Cantillon&#8221; regna e sanifica l&#8217;ambiente (<a href="http://www.cantillon.be/br/3_102">come raccontato sul sito della brasserie</a>), una birra che in cantina ci può rimanere quasi all&#8217;infinito. Necessario testarla ogni tanto, però: è quello che abbiamo fatto a Vezzano, con risultati stupefacenti. Da assuefazione e dipendenza, lo garantisco. Assaggiata alla spina; alc. 5% vol.;<em> © Alberto Laschi</em></p>
<p>Menzione finale per la <em><strong>Pissenlit 2006</strong></em>, una birra che gli anni di invecchiamento hanno davvero &#8220;trasfigurato&#8221;, una saison che ha rivelato un insospettao e inaspettato carattere &#8220;lambiccato&#8221;, e per la <strong><em>21th Anniversary</em></strong> che Umberto del Goblin ha fatto brassare da <strong>De Graal</strong>: un imponente impatto speziato che a me ha un po&#8217; spiazzatao, ma che ha incontrato il gradimento generale. La <em><strong>Popaholic</strong></em> degli <strong>Struise</strong> ha regalato tanta botte, tanta botte, tanta botte &#8230; anche troppa. <em> </em></p>

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		<title>Ce n&#8217;è tanto di posto &#8230; per tutte</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 05:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">In <em>Belgio</em> ancora continuano, con toni sorprendentemente accesi. E se le stanno dicendo papali papali, sul futuro della birra da quelle parti. Avevano cominciato quasi contemporaneamente allo <b>Zythos</b>, con <i>Kuaska</i> nel ruolo di <i>defensor </i>della tradizione belga, nei confronti di alcune temerarie affermazioni del pur belgissimo <i>Joris Pattyn</i>, che non vedeva un gran futuro birrario per il Belgio, intravedendolo invece da altre parti. E le battute e/o le affermazioni sintetiche di allora si sono trasformate in veri e propri articoli di fondo, con un botta e </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/joris-pattyn.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-8774" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/joris-pattyn.jpg" style="width: 229px; height: 172px;" title="joris pattyn" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">risposta (alla lontana) fra lo stesso <i>Joris</i> e <i>Filip Geerts</i> di <b>Belgianbeerboard</b>. I<a href="http://ratebeerians.hoppress.com/2011/03/28/a-tale-of-two-festivals/">n un articolo lungo ed &ldquo;articolato&rdquo;</a>, <i>Joris</i> ha fatto un lungo ed approfondito raffronto fra le produzione birrarie che hanno animato i due diversi festivals &ldquo;incriminati&rdquo; (<b>Zythos</b> e <b>ACBF</b>), ribadendo con ancor pi&ugrave; forza le proprie convinzioni. Troppe <i>brouwerij/beerfirma/beersellers</i> in Belgio, spesso ostaggio (produttivamente parlando) delle majors birrarie, che condizionano pesantemente gusti e mercato. Poca voglia di innovare, tradizione un po&rsquo; troppo &ldquo;tradizionale&rdquo;, poca curiosit&agrave; degustativa, nessun tipo di collaborazione fra i birrai: questo il panorama un po&rsquo; piatto che<em> Joris</em> descrive del Belgio, visto attraverso la lente d&rsquo;ingrandimento dello <b>Zythos</b>. Una serie &ldquo;apparentemente infinita&rdquo; di birre mediocri e noiose,&nbsp;poca emozione fra i banchi dello Zythos, pochissime gemme. Tutt&rsquo;altra storia dalle parti dell&rsquo;<b>ACBF</b>, per lui molto pi&ugrave;</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-zythos-+-+pre.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8775" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-zythos-+-+pre-300x164.png" style="width: 234px; height: 129px;" title="Logo zythos + +pre" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> gratificante: un nuovo mondo, fatto di un nuovo approccio mentale, fatto di collaborazioni, di voglia di sperimentare e condividere; una bella festa di &ldquo;neuroni birrari&rdquo;, per un festival &ldquo;gonfio&rdquo; di birre superbe, di sapori emozionanti e di gente entusiasta. E&rsquo; questo il futuro vero, per <i>Joris</i>: un nuovo entusiasmo e una nuova metodologia, pi&ugrave; collaborazione ed innovazione, la necessit&agrave; di stare al passo dei tempi, cosa che (secondo lui) ha capito alla perfezione <i>Dirk Naudts</i>, il <i>genius loci</i> della <b>De Proef</b>; molto meno lo ha capito tutta la truppa della <b>Belgian Family Brewers</b> (solo per fare un paio di nomi). La difesa d&rsquo;ufficio se l&rsquo;&egrave; assunta <a href="http://belgianbeerboard.com/"><b>Belgian Beer Board</b> c</a>he, nella figura del suo curatore, in un lungo post di riposta, ha difeso la &ldquo;belgicit&agrave; birraria&rdquo;, pur non disprezzando la novit&agrave;. A patto per&ograve; di non mettere sullo stesso piano <b>Zythos</b> e <b>ACBF</b>: sarebbe come paragonare le mele con le pere. E fin qui, ci si pu&ograve; anche stare. Cita <i>Kuaska</i> e il famoso concetto (ormai di pubblico dominio internazionale) di <i><u>birre &#8211; disneyland</u></i>, indicando nella location di <b>ACBF</b> il vero <b><i>Disneyland Craft Beer Fest</i></b>, il paese dei balocchi per queste birre. Che non disprezza, <i>Geerts</i>, che riconosce in effetti come innovative, particolari e collaborative, ma anche troppo estreme (alcune) e introvabili </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-Belgian-family-brewers.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-8776" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-Belgian-family-brewers.jpeg" style="width: 166px; height: 166px;" title="Logo Belgian family brewers" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">(molte) per la maggior parte dei bevitori. Difficile pensare a questa nicchia come al futuro, dice lui: anche perch&eacute; &egrave; una nicchia troppo costosa. La birra belga invece da sempre si &egrave; fatta vanto di essere birra per tutte le tasche, di alto livello, ma anche popolare, come solidamente popolare &egrave; l&rsquo;elegante tradizione delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/21/la-leffe-il-pesce-fresco-e-la-huyghe/"><b>Belgian Family Brewers</b>.</a> No ai mini/micro brouwerij come lo spiraglio per il futuro, ma ancora e ancora tradizione, dice lui, della quale fa svariati (e splendidi) esempi. </span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Quindi la &ldquo;solita&rdquo; diatriba fra il nuovo che avanza e il vecchio che cerca di difendersi? Molto pi&ugrave; seriamente il confronto, serio e importante, fra due modi (e mondi) di fare birra, apparentemente in rotta di collisione.</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ma c&rsquo;&egrave; posto per tutte, dico io, ce n&rsquo;&egrave; tanto di posto &hellip;<br />
	</span></span></div>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-duvelMoortgat.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-8777" height="90" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-duvelMoortgat.png" title="Logo duvelMoortgat" width="210" /></a></p>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.hbvl.be/nieuws/geldzaken/aid1029920/duvel-moortgat-tapt-extra-winst.aspx">E di posto se n&rsquo;&egrave; fatto, e tanto, <b>Duvel &nbsp;Moortgat</b></a>, che ha reso noti i fondamentali del <b>bilancio</b> <b>2010</b>. Utile netto di 18,9 milioni di euro (+<strong> 27%</strong> rispetto al 2009), per un totale di vendite che si &egrave; assestato a 141,7 milioni di euro (+<strong> 21,2%</strong> rispetto al 2009), con il volume di vendite cresciuto del <strong>13,5%</strong>. Il mercato belga ha assorbito circa il <strong>50%</strong> di tutta la birra venduta; <b><i>Duvel </i></b>rimane il loro marchio pi&ugrave; venduto (+ <strong>7,2% </strong>rispetto al 2009), ma enorme il miglioramento del fatturato di <b>Chouffe</b> (+ 31,7%) e <b>Ommegang</b> (+ 46,6%); devo dire, per&ograve;, che mi sono imbattuto, ultimamente, in alcune <b><i>La Chouffe</i></b> davvero inquietanti &hellip;&nbsp;</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/brouwerij-boelens-verzevenvoudigt-zijn-capaciteit_5_460x0.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8778" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/brouwerij-boelens-verzevenvoudigt-zijn-capaciteit_5_460x0-300x186.jpg" style="width: 216px; height: 135px;" title="brouwerij-boelens-verzevenvoudigt-zijn-capaciteit_5_460x0" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Anche un altro, in Belgio, si &egrave; allargato, ultimamente; un altro che la gente del <b>Villaggio</b> conosce bene. <a href="http://www.gva.be/oost-vlaanderen/sint-niklaas/guid/1010df10-4785-4e92-a2c0-cfdbc7014621.aspx"><b><i>Kris Boelens</i></b> ha allargato i cordoni della borsa e si &egrave; comprato un nuovo impianto</a>: adesso pu&ograve; produrre fino a <b>5.000</b> lt. di birra al giorno, mentre il vecchio impianto gliene permetteva solo <b>700 </b>lt. Un decisivo salto in avanti quindi per <i>Kris</i>, che adesso &egrave; &ldquo;costretto&rdquo; a pensare in grande, visto la capacit&agrave; produttiva cos&igrave; drasticamente aumentata. Il vecchio, caratteristico impianto in mattoni non &egrave; stato smantellato (sarebbe stato un vero peccato!) e gli servir&agrave; come impianto-pilota, dove sperimentare le eventuali nuove ricette.</span></span></div>

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		<title>Armand Debelder e Tomme Arthur</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 09:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cominciamo con il Belgio, per finire in Scozia. Ne hanno parlato tutti, compresi noi, quando Armand Debelder, uno dei padri nobili fra i produttori di lambic belgi, annunci&#242; urbis et orbis la propria intenzione di smettere di produrre lambic, ritagliandosi il ruolo di solo assemblatore di gueze. I motivi, allora, erano pi&#249; che comprensibili: la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Cominciamo con il <strong>Belgio</strong>, per finire in <strong>Scozia</strong>.</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ne hanno parlato tutti, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/09/tanto-tuono-che-piovve/">compresi noi</a>, quando <i><u>Armand Debelder</u></i>, uno dei padri nobili fra i produttori di <i>lambic</i> belgi, annunci&ograve; <i>urbis et orbis</i> la propria intenzione di smettere di produrre <i>lambic</i>, ritagliandosi il ruolo di solo assemblatore di <i>gueze</i>. I motivi, allora, erano pi&ugrave; che comprensibili: la dura &ldquo;prova&rdquo; di aver visto andare in fumo <b>50.000</b> litri di birra gi&agrave; pronta, la necessit&agrave; di ampliare i propri impianti e la scarsa propensione economica a </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/armand.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8471" height="200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/armand-300x200.jpg" title="armand" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">farlo, l&rsquo;et&agrave;, il desiderio di tirare un po&rsquo; il fiato &hellip; Tutto pi&ugrave; che&nbsp; comprensibile, ma tutti, egualmente manifestarono il proprio dispiacere nel vedere il fautore di<a href="http://www.horal.be/index.php"> <b>HORAL</b></a> (<b>1997</b>) gettare la spugna. E&rsquo; notizia per&ograve; di questi giorni, riferita dal sito <a href="http://belgianbeerspecialist.blogspot.com/2011/03/3-fonteinen-likely-to-brew-again.html"><i>Belgianbeerspecialist</i></a>, che <i>Armand</i> potrebbe averci ripensato. Parole dette a mezza bocca, discorsi solo accennati, l&rsquo;aver assunto un nuovo birraio che gli dia una mano, un nuovo impianto in nuovi locali, tutti indizi che hanno &ldquo;autorizzato&rdquo; il gestore del blog a pensare che qualcosa davvero ri-bollirebbe nelle &hellip; botti di <i>Armand</i>. Staremo a vedere, il tutto sembra essere ancora in fase di sola progettazione: se sono &hellip; <i>lambic</i>, <i>lambiccheranno</i>, e &nbsp;ne saremo tutti davvero pi&ugrave; che contenti (<a href="http://www.thirstypilgrim.com/2011/03/special-lambic-series-to-help-fund-new.html">interessante l&#39;aggiornamento dell&#39;ultim&#39;ora</a>, che confermerebbe questo &#8230; fermento su <em>Thirsty pilgrim</em>). Sempre su <em>Belgianbeerspecialist</em> si legge un&rsquo;<a href="http://belgianbeerspecialist.blogspot.com/2011/03/lambic-beer-visitors-centergreat-news.html">altra importante notizia</a> riguardante sempre il mondo del <i>lambic</i> (<a href="http://www.thirstypilgrim.com/2011/03/drie-fonteinen-to-brew-again-and-other.html">confermata indirettamente</a> ancora dal &quot;solito&quot; <i>Thirsty Pilgrim</i>). Nel prossimo Maggio, ad <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Alsemberg"><i>Alsemberg</i></a>, 3 km. da <i>Berseel</i>, dovrebbe essere inaugurato l&rsquo;<span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> <b><i>Oude Geuze Visitors Center</i></b>. Il nome gi&agrave; dice molto: si dovrebbe trattare del luogo deputato per celebrare il prodotto birrario belga per definizione. Molti i soldi che il governo fiammingo della regione avrebbe investito in questo progetto, teso a celebrare i prodotti dei birrai del <i>Pajottenland</i>: <b>Boon, De Cam, De Troch, Drie Fonteinen, Girardin, Hanssens, Lindemans, Oud Beersel e Timmermans</b>. Se</span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/randall.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8472" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/randall-226x300.jpg" style="width: 181px; height: 240px;" title="randall" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> tutto va come dovrebbe andare, un&rsquo; altra meta imperdibile (<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/04/numeri-filmati-birrari-e-birre-musicali/">assieme a <b>Cantillon</b></a>) per tutti gli appassionati della fermentazione spontanea.</span></span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">Rimanendo in <i>Belgio</i>, un paio di notizie birrarie &ldquo;particolari&rdquo;. Per la &ldquo;storia&rdquo;: &nbsp;<i>Joahn Brandt,</i> della <b>Smisje</b>, &egrave; stato il primo, in <i>Belgio</i>, ad usare &ldquo;pubblicamente&rdquo; (nello<b> Zythos</b> appena passato) <a href="http://belgianbeerboard.com/">il <i><u>randall</u></i>, la &ldquo;prodigiosa&rdquo; invenzione di <i>Sam Calagione</i>,</a> che ha poi brevettato con il nome di </span><b>Thruestreamdryhopping </b><strong>method</strong>. Chi &egrave; passato dalle parti di <i>St. Niklaas</i>, e si &egrave; fermato allo stand di <i>Johan</i>, avr&agrave; potuto quindi assaggiare la <b><i>Smiske R-ale</i></b>, una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/05/la-smiske-gli-smisje-e-facebook/"><b><i>Smiske </i></b></a>extra luppolata con <i>Goldings</i> e <i>Palisade</i>. Sempre in <i>Belgio</i> altra birra particolare, di un birrificio gi&agrave; a noi ben conosciuto. La<b> <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/27/hof-ten-dormaal-al-villaggio/">Hof Ten Dormaal</a> </b>ha messo sul mercato la <b><i>Wit Goud</i></b>, una <i>blanche </i>sui generis, la cui amarezza le viene in parte dal luppolo e in parte dalle radici della cicoria (!), &nbsp;un ortaggio che ha fatto la fortuna (commerciale) della popolazione di quella regione.</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/tomme-+-brewdog.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8473" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/tomme-+-brewdog-300x224.jpg" style="width: 217px; height: 163px;" title="tomme + brewdog" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;">&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/01/14/serpents-stout-di-the-lost-abbey-in-birrerya/"><i><u>Tomme Arthur</u></i></a>, dicevo nel titolo. E&rsquo; capitato dalle parti di quelli del <b>Brewdog</b>, difficile che non venisse coinvolto in qualcosa di particolare; come minimo ci doveva scappare una collaboration beer. <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/lost-abbey-vs-brewdog">Che infatti c&rsquo;&egrave; scappata</a>. La prima in assoluto per <em>Tomme</em>, <a href="http://www.ratebeer.com/brewers/port-brewing-lost-abbey/7043/">se <i>Ratebeer</i> non mente</a>. Cosa si sono messi a fare? Una<i> Imperial porter</i>, impiegando sette diversi tipi di malti, un solo luppolo (<i>First Gold</i>, per un IBU di <b>35</b>), con l&rsquo;obiettivo </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/tomme-barili.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8474" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/tomme-barili-300x224.jpg" style="width: 190px; height: 142px;" title="tomme barili" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">finale di raggiungere un abv di <b>10%.</b> Ma non &egrave; finita qui. Vista la propensione (diciamo cos&igrave; &hellip;) che <i>Tomme </i>ha per l&rsquo;invecchiamento in botte, tutti si sono imbarcati per un raid presso la non lontana<b> <a href="http://www.speysidecooperage.co.uk/">Speyside Cooperage</a></b>, premiata ditta di costruttori di botti per invecchiamento di rum e whisky. Ne hanno prese un po&rsquo; di quelle dove era passato il rum e ci hanno messo a maturare la birra, e l&igrave; ci rester&agrave; per i prossimi <b>12</b> mesi. Chi vorr&agrave; (e potr&agrave;) bersi questa <i>imperial porter</i> (<b><i>Lost Dog</i></b> e/o <b><i>Glen Diego</i></b> i suoi nomignoli provvisori) dovr&agrave; quindi aspettare i primi mesi del <b>2012</b>.</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Finisco (visto che si sta parlando di collaboration beer) con l&rsquo;ultima della lunga lista di quelle messe in cantiere da <b>Mikkeller</b>: la <a href="http://beernews.org/2011/03/drinkin-the-sunbelt-jester-king-mikkeller-collaborate-on-beer/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+beerpulse+%28Beernews.org+%C2%BB+The+Craft+Beer+News+Leader%29"><b><i>Drinkin&rsquo; the Sunbelt</i></b></a>, brassata assieme con l&rsquo;americana <a href="http://jesterkingbrewery.com/"><b>Jester King Craft Brewery</b>.</a> Ne ha messa in cantiere anche una seconda, sempre con la <b>Jester King</b>, nella quale ci aggiunger&agrave; anche il chili Chilipote.</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;">&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/jester-king-mikkeller.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8475" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/jester-king-mikkeller-195x300.gif" style="width: 127px; height: 195px;" title="jester-king-mikkeller" /></a></div>

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		<title>Numeri, filmati birrari e birre &#8220;musicali&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 08:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Molte notizie, a cavallo fra <strong>America</strong> e <strong>Belgio,</strong> con un occhio di riguardo per i &ldquo;numeri&rdquo;.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.brusselnieuws.be/artikel/recordjaar-voor-geuzemuseum"><strong>34.888</strong> visitatori</a>: &egrave; la cifra ufficiale, fornita da <em>Jean Pierre Va Roy</em>, degli appassionati birrofili che nello scorso <strong>2010</strong> hanno calpestato i &ldquo;sacri pavimenti&rdquo; del birrificio/museo<strong> Cantillon</strong>. Una bel po&rsquo; di gente,<strong> 2.000</strong> in pi&ugrave; rispetto al <strong>2005</strong>, che era l&rsquo;anno in cui si erano registrate il maggior numero di visite. La media fa di quasi 100 persone al </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-Cantillon_i027-200x300.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-8396" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-Cantillon_i027-200x300.gif" style="width: 96px; height: 144px;" title="Logo Cantillon_i027-200x300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">giorno per 365 giorni l&rsquo;anno; tenendo conto degli ovvi giorni di chiusura al pubblico durante l&rsquo;anno, si pu&ograve; stimare che almeno <strong>200</strong> persone sono andate in pellegrinaggio da <strong>Cantillon</strong> per ciascuno dei giorni apertura al pubblico. Una notizia &ldquo;consolante&rdquo;, questa: vuol dire che c&rsquo;&egrave; ancora tanta gente che &ldquo;rispetta&rdquo;, visitandolo, uno dei luoghi dove si &egrave; fatta (e si continua ancora a fare come un secolo fa) la storia della birra in Belgio. Per chi fosse in Belgio in questi giorni ricordo che <a href="http://www.cantillon.be/br/3_14">il prossimo<strong> 5 Marzo</strong> sar&agrave; <u><em>Kuaska </em></u>a guidare </a>i visitatori (in italiano) assieme alla famiglia <em>Va Roy</em> nel tour della birreria/museo sia alle <strong>10.30</strong> che alle <strong>14.00</strong>.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ancora sul <em>Belgio</em> e sulla sua birra: <u><em>Tim Webb</em></u>, sta lavorando ad un interessante progetto dal nome <strong><em>Beer Amongst the Belgians</em></strong>, una serie di documentari (il progetto ne prevede 6 della durata di un&rsquo;ora ciascuno) sulla birra in Belgio. La serie &egrave; diretta dal regista <em>Taylor Brush</em>; sulla <a href="http://www.facebook.com/pages/Beer-Amongst-the-Belgians/121900584527094">pagina di facebook legata al progetto</a> il link al </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Tim-Webb.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8397" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Tim-Webb-300x225.jpg" style="width: 136px; height: 102px;" title="Tim-Webb" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">video promozionale, della durata di<strong> 26</strong> minuti. Visto che si parla di birra in TV, un altro interessante filmato, della belga <em>Hungry TV</em>, dal titolo <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=XXq2ziwjqIY"><em><strong>Geuze op &lsquo;t Kasteel</strong></em>.</a> Come si fa una <em>gueuze</em>, spiegato dal brew engineer <em>William Herreweghen</em> durante uno speciale corso/evento svoltosi lo scorso dicembre </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">al castello di <em>Eizeringen</em> (nello stesso paesino che una volta ogni due anni da vita alla<a href="http://www.nachtvandegrotedorst.be/nl/welkom.htm"> &ldquo;<u><em>notte della grande sete</em></u>&rdquo;</a>).</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Spostandosi dall&rsquo;altra parte dell&#39;Oceano, ancora un po&rsquo; di numeri. Prima quelli &ldquo;negativi&rdquo;. E&rsquo; notizia di questi giorni che<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/08/31/news-2-italia-usa-colossi-artigiani/"><strong> Craft Brewers Alliance</strong></a> (il gruppo birrario che comprende <em>Kona Brewing, Goose Island, Red Hook e Widmers Brothers</em>) <a href="http://www.fool.com/investing/general/2011/02/18/whos-broke-now.aspx">avrebbe in cassa solo <strong>13.000 $</strong></a>, e debiti per <strong>19 milioni</strong> di dollari. <strong>AB InBev</strong> che detiene il </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/CBAI-Logo_2c_highres.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8398" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/CBAI-Logo_2c_highres-300x300.png" style="width: 161px; height: 161px;" title="CBAI-Logo_2c_highres" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><strong>36% </strong>della propriet&agrave; del gruppo sta valutando le mosse da fare, ma negli USA sono in molti ad essere preoccupati a riguardo della sopravvivenza di questo importante gruppo birrario artigianale. Numeri &ldquo;positivi&rdquo; invece vengono dalla <em><strong>Brewers Association</strong></em>: in attesa delle statistiche ufficiali riferite al<strong> 2010</strong> (la cui pubblicazione &egrave; prevista per fine marzo),<a href="http://www.brewersassociation.org/pages/community/ba-blog/show?title=u-s-brewery-count-passes-1700"> una prima notizia</a> che sembra confermare il trend positivo del movimento birrario artigianale made in USA. Sono <strong>1.701</strong> le <i>operating breweries</i> in Usa al <strong>31/12/2010,</strong> al saldo delle aperture/chiusure avvenute nel corso dell&rsquo;anno, il <strong>9%</strong> in pi&ugrave; rispetto a quelle del <strong>2009</strong>. Numeri importanti, che si avvicinano a quelli del <strong>1900</strong>, quando negli USA si contavano (erano gli anni del boom birrario) <strong>1.751</strong> fabbriche di birra.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">L&rsquo;aveva anticipato il <a href="http://www.dogfish.com/community/blogfish/members/sam/friday-afternoon-musings-an-update-on-eataly.htm">blog di<strong> DogFish Head</strong></a>, la conferma &egrave; poi venuta da quello di <strong>Birra del Borgo</strong>. Il progetto <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/08/31/news-2-italia-usa-colossi-artigiani/"><em><strong>Eataly-New York</strong></em></a> &egrave; alla stretta finale. <em>Sam Calagione</em> l&rsquo;aveva ammesso, che il progetto era un po&rsquo; in ritardo rispetto ai tempi tecnici pi&ugrave; volte annunciati (e poi smentiti dai fatti). Adesso tutto &egrave; sulla rampa di lancio: gli ambienti sono quasi del tutto a posto, l&rsquo;impianto &egrave; gi&agrave; montato, e il birraio &egrave; in loco. O quasi: partir&agrave; alla volta</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/eataly_logo.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-8399" height="95" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/eataly_logo.gif" title="eataly_logo" width="161" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> di <em>New York</em> giovedi prossimo <em><strong>Brooks Carretta</strong></em>, <a href="http://birradelborgo.it/blog/notizie/152/goodbye-brooks/#more-152">ormai ex-birraio di <em>Borgorose</em>,</a> che diventer&agrave; il mastro birraio di <u><em><strong>Birreria</strong></em></u> (cos&igrave; si chiamer&agrave; il &ldquo;brewpub&rdquo; newyorchese), il cui compito sar&agrave; quello di seguire giorno per giorno tutta l&rsquo;attivit&agrave; del birrifico posto sulla terrazza di <em>Eataly New York</em>. Un ultima notizia che riguarda sempre <strong>DogFish Head</strong>: dopo aver dato vita lo scorso anno ad <a href="http://beernews.org/2010/06/dogfish-head-bitches-brew-officially-unveiled/">una birra che celebrava uno dei padri nobili del jazz,<em> Miles Davis</em>,</a> adesso <em>Sam Calagione</em> annuncia che, in collaborazione con la <em>Sony Music</em> che detiene i diritti su tutta la sua produzione musicale, nel prossimo maggio presenter&agrave; una sua nuova birra,&nbsp; brassata </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-Dogfish-Head_Craft_Brewery.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8400" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-Dogfish-Head_Craft_Brewery-300x174.png" style="width: 190px; height: 111px;" title="Logo Dogfish-Head_Craft_Brewery" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">in onore del <strong>100&deg; </strong>anniversario della nascita di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Johnson"><strong><em>Robert Leroy Johnson</em></strong></a> (che cade l&rsquo;<strong>8 maggio 2011</strong>), bluesman di spicco del <em>Delta Blues</em>. Personaggio particolare, geniale ma anche abbastanza &ldquo;oscuro&rdquo;: si &egrave; sempre parlato di un suo patto col <span style="color: black;"><span style="color: black; text-decoration: none;">Diavolo</span></span>, al quale avrebbe venduto la propria anima in cambio della capacit&agrave; di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo (era davvero un mago del plettro). Morto in circostanze oscure, come piena di zone d&rsquo;ombra &egrave; stata la sua breve vita (mor&igrave; a soli 27 anni), la figura di <em>Johnson</em> &egrave; avvolta dal mito e dalla leggenda, tanto da spingere <em>Sam</em> a &ldquo;dedicargli&rdquo; la sua seconda birra &ldquo;musicale&rdquo;, della quale si sa soltanto, per ora, che sar&agrave; prodotta con l&rsquo;aggiunta di limoni.&nbsp; <br />
	</span></span></div>

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		<title>Il Belgio fra la birra del papa e la Stone Brewing</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 09:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Il mondo della birra &egrave; fatto non solo di ottimi prodotti, ma anche di prodotti &ldquo;curiosi&rdquo;.</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Il Papa, per il fatto di risiedere nella piccola enclave vaticana, viene considerato una &ldquo;presenza&rdquo; in Italia: per alcuni imprescindibile, per altri pi&ugrave; che ingombrante. Spesso si sente dire che se non ci fosse stato il Papa, in Italia, le &ldquo;cose&rdquo; sarebbero andate diversamente, soprattutto in politica. &nbsp;Sono comunque <strong>2000</strong> anni, o gi&ugrave; di l&igrave;, che i successori di <em>Pietro</em> risiedono sul colle del <em>Vaticano</em>, e la loro presenza ha fatto la storia anche dell&rsquo;Italia, oltre che della cristianit&agrave;. Pur essendo &ldquo;uno di casa&rdquo;, mai in Italia, a qualcuno &egrave; venuto in mente di fare o di far fare una birra in onore di qualche papa. Da altre parti s&igrave;: <em>Belgio</em> e <em>Germania</em> ad esempio, due nazioni , peraltro, non proprio cattolicissime.</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/pabst-beer.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-8206" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/pabst-beer.jpg" style="width: 186px; height: 187px;" title="pabst beer" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;">&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Quando, sei anni fa il cardinal <em>Ratzinger</em> fu eletto al soglio pontificio, in <em>Germania</em>, suo paese d&rsquo;origine, qualcuno non perse davvero tempo.<strong> 19</strong> ore dopo la sua elezione (avvenuta il 19 aprile <strong>2005</strong>) la <span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"><a href="http://www.weideneder.com/"><strong>Weideneder Brau Vertriebs GmbH</strong>,</a> una birreria a conduzione familiare della cittadina di <em>Tann</em>, riesce a commercializzare nella cittadina natale del papa tedesco,<em> Marktl</em>, la <em><strong>Pabst Bier</strong></em>, la birra speciale del papa, per celebrare alla bavarese un papa bavarese. <strong>60 </strong>hl. che andarono subito a ruba, di una birra &ldquo;dogmaticamente&rdquo; brassata nell&rsquo;assoluta fedelt&agrave; all&rsquo;editto della purezza; <a href="http://www.ratebeer.com/beer/weideneder-papst-bier/49014/">non uno spettacolo di birra,</a> ma che rimane da allora nella <a href="http://www.weideneder.com/papstbier/shop.html">produzione stabile</a> del birrificio tedesco.</span></span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;">&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/label-pius-X1.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8207" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/label-pius-X1-300x197.png" style="width: 238px; height: 157px;" title="label pius X" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">La seconda &ldquo;scoperta&rdquo; birraria/papale ce la fornisce <a href="http://belgianbeerboard.com/"><u><em>Belgian Beer Board</em></u>,</a> che d&agrave; conto di una degustazione pubblica di una birra brassata in <em>Belgio</em> nel <strong>2003</strong> e &ldquo;dedicata&rdquo; addirittura<em> a Pio X</em>. Non un paese cattolicissimo, il <em>Belgio</em>, con il <strong>40%</strong> della popolazione che professa una religione diversa da quella cattolica. Ma un&rsquo;organizzazione locale che di occupa di storia ( la </span><u><em>Heemkundige Kring</em></u>) nel <strong>2003</strong> commissiona al birrificio <strong>De Graal</strong> e al suo mastro birraio <em>Wim Saeyens</em> una<span style="text-decoration: underline;"><span style="font-style: italic;"> <a href="http://www.ratebeer.com/beer/pius-x/57785/">Barley wine</a></span></span><a href="http://www.ratebeer.com/beer/pius-x/57785/"><u><em> </em></u></a>dal robusto abv (<strong>10,7%</strong>) , da dedicare a <em>Pio X.</em> Che &egrave; stato papa importante: autore del famosissimo catechismo che porta il suo nome, mor&igrave; di crepacuore nel <strong>1914</strong> un mese dopo l&rsquo;inizio della <em>Prima Guerra Mondiale</em> &nbsp;e fu proclamato santo nel <strong>1954</strong>. Alla figura austera di questo papa viene dedicata la birra di <strong>De Graal</strong> (che adesso non viene pi&ugrave; brassata), sulla cui label campeggia un motto da aggiungere ai tanti (pi&ugrave; o meno autentici) che fanno riferimento alla birra: <strong><em>Voluptate vive, Temperanter bibe</em></strong> (<em>vivi con passione, bevi con moderazione</em>). Una birra, ci dice <em>Filip Gerts</em>, davvero buona, con ancora tracce del vigoroso dry hopping originario, calda e robusta di alcool.</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;">&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-stone.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-8208" height="163" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-stone.jpeg" title="logo stone" width="288" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Dalla birra &ldquo;benedetta&rdquo;, ai &ldquo;trasgressori&rdquo; birrari, rimanendo ancora in <em>Belgio</em>. Tempo fa, parlando della <strong>Stone Brewing Co.</strong>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/25/stone-brewing-e-la-smoked-porter/">avevo accennato al fatto</a> che la brewery americana, una di quelle dal marketing pi&ugrave; aggressivo e dai prodotti pi&ugrave; innovativi, <a href="http://beernews.org/2010/11/stone-brewing-update-ii-europe-midwest-sdbw/">stava cercando in Europa il posto &ldquo;giusto&rdquo; per aprire una succursale</a>. Dopo aver preso in considerazione ben <strong>75</strong> possibili locations, gli americani avevano ristretto la rosa delle locations a tre nomi: <em>Bruges, Berlino</em> e il <em>sud dell&rsquo;Alsazia</em>. E&rsquo; di appena due giorni fa <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=0O36IURT">l&#39;articolo di un quotidiano belga</a> nel quale </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Logo-DehalveMaan-300x238.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-8209" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Logo-DehalveMaan-300x238.jpg" style="width: 233px; height: 185px;" title="Logo DehalveMaan-300x238" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">si definisce come tramontata, anche se non completamente, l&rsquo;ipotesi-Bruges. Ai primi di dicembre gli americani parevano interessati all&rsquo;acquisizione di 3.2 ettari nella zona di <em>Lappersfort,</em> dove poter costruire ex-novo il proprio impianto. Ma poi si sono tirati indietro, e non hanno rinnovato il proprio interessamento per quell&rsquo;area, che adesso &egrave; stata gi&agrave; destinata ad altro. Sembrerebbe, quindi, rimanere in piedi la sola ipotesi-<em>Berlino</em>; lo conferma <span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"><em>Wim Cauthen</em>, project manager di <em>Flanders Investment &amp; Trade</em>, che aveva collaborato alla ricerca in loco di<strong> Stone Brewing</strong>. Gli americani per&ograve; lasciano ancora una porta aperta: &ldquo;</span>non &egrave; ancora stata fatta la scelta finale: <em>Bruges </em>e <em>Berlino</em> sono ancora entrambe in corsa,&quot; dice il co-fondatore della <strong>Stone Brewing</strong>, <em>Greg Koch</em>. Sarebbe per&ograve; molto bello poter vedere la <strong>Stone</strong> produrre a <em>Bruges</em> (pi&ugrave; che a <em>Berlino</em>): gli &ldquo;innovativi&rdquo; che fanno la birra in uno dei luoghi dove pi&ugrave; e meglio si incarna la tradizione birraria di una nazione e di un continente. Sarebbe la perfetta chiusura del cerchio.</span></span></div>

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		<title>Una degli Struise e una di Mikkeller  in Birrerya</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 07:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due dei &#34;nuovi&#34; prodotti inseriti nel portfolio di Birrerya: una bella brown ale di Mikkeller (di altre due sue birre presenti sul catalogo di Birrerya, la Santa&#39;s Little Helper 2009 e la I harcore you, entrambe nella versione alla spina, ne avevo gi&#224; parlato qui e qui)&#160; e la christmas beer degli Struise, la Tsjeeses [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Due dei &quot;nuovi&quot; prodotti inseriti nel portfolio di <strong>Birrerya</strong>: una bella <u><em>brown ale</em></u> di<em> Mikkeller </em>(di altre due sue birre presenti sul catalogo di<strong> Birrerya</strong>, la <em><strong>Santa&#39;s Little Helper 2009</strong></em> e la <em><strong>I harcore you</strong></em>, entrambe nella versione alla spina, ne avevo gi&agrave; parlato <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/26/santas-little-helper-2009-mikkeller/"><u>qui</u></a> e <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/09/mikkeller-a-go-go/"><u>qui</u></a>)&nbsp; e la <u><em>christmas beer</em></u> degli <em>Struise</em>, la <em><strong>Tsjeeses</strong></em> nella su versione <strong>2010</strong>. Le ho &quot;abbinate&quot; in base ad un criterio geografico: entrambe sono prodotte in Belgio.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/mikkeller-Jackie-Brown.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7235" height="156" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/mikkeller-Jackie-Brown.jpg" title="mikkeller Jackie Brown" width="250" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><strong>1997</strong>: il regista &egrave; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quentin_Tarantino"><em>Quentin Tarantino</em>;</a> il film porta lo stesso nome di questa birra, esplicito tributo, la birra, di <em>Mikkel Borg Bjergs</em></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&oslash;</em> alla protagonista principale di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jackie_Brown">questo movie</a>, la hostess <em><strong>Jackie Brown</strong></em> (interpretata allora dall&#39;allora sexy icona nera <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pam_Grier"><em>Pam Grier</em></a>). Una hostess che, per arrotondare lo stipendio, si mette a contrabbandare denaro per conto di <em>Ordell Robbie</em>, un delinquente di mezza tacca, dal grilletto facile. E che, una volta &quot;pizzicata&quot; dalla polizia anti-frode, in cambio dell&#39;immunit&agrave;, collaborer&agrave;, o meglio, finger&agrave; di collaborare con la </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/mikkeller-300x199.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7236" height="199" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/mikkeller-300x199.jpg" title="mikkeller-300x199" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">polizia stessa. Che poi invece raggirer&agrave;, cos&igrave; come <em>Ordell</em>, con il risultato finale di incassare il denaro di<em> Ordell</em> e defilarsi dopo avre sedotto il garante della sua stessa cauzione. Film non proprio a</span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">cclamatissimo di <em>Quentin</em>, tratto dall&#39;omonimo romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elmore_Leonard"><em>Elmore Leonard</em></a>, che vede la presenza nel cast anche di <em>Robert De Niro</em> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_L._Jackson"><em>Samuel L. Jackson</em></a>, alla cui capigliatura rende &quot;onore&quot; l&#39;immagine modificata di <em>Mikkel </em>sulla label di questa birra. Che &egrave; una<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"> <u><em>brown ale</em></u>,</a> brassata con malti <em>munich, pale, cara-pils e cara-crystal, brown </em>e<em> chocolate</em>, accompagnati dalla &quot;solita&quot; (<em>per Mikkeller</em>) profusione di luppoli (<em>Nugget, Centennial, Simcoe</em>). Il risultato, come spessissimo accade con le birre del danese privo di propri impianti (questa birra, come molte altre sue, &egrave; brassata da <strong>De Proef</strong>) &egrave; ottimo, quasi splendido: una bella &quot;birretta&quot; dall&#39; ABV contenuto (<strong>6%</strong>), snella ma non superficiale, fatta e finita nella sua impostazione e nella sua fattura. Il suo &quot;bello&quot;, oltre al carattere fresco e fragrante, sta nella perfetta, o quasi, alternanza, su di una linea di equilibrata continuit&agrave;, delle sensazioni maltate/caramellate e di quelle asciutte/luppolate, cosa che da vita ad un quadro gustativo alquanto piacevole. Dal bel colore marrone scuro, limpido, e dalla schiuma corretta e durevole, ha un naso elegante e classico, con le note del caramello e del malto tostato che sono presto integrate/ripulite da una luppolatura asciutta e composita. In bocca scivola via che &egrave; un piacere: carbonazione adeguata, rotondit&agrave; e freschezza a palla, lo stesso giochetto gi&agrave; sentito al naso. Prima il malto, con le sue note tostate, poi il luppolo, generosamente elegante e poco estremizzato: insieme portano ad un finale corretto e prolungato, asciutto e armonicamente amaro. Facile, facilissima da bere; un po&#39; ruffiana, forse. Ma &egrave; un complimento, in questo caso. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6% vol.; <em>&copy;Alberto Laschi.</em></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/tsjeeses.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7237" height="183" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/tsjeeses-300x183.jpg" title="tsjeeses" width="300" /></a></div>
<div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Tutt&rsquo;altra storia per la <em>christmas beer</em> degli<em> Struise</em>, la <em><strong>Tsjeeses</strong></em> nella sua versione attuale, quella brassata fin da aprile per farla trovare &ldquo;a posto&rdquo; per le feste di Natale di quest&rsquo;anno. <a href="http://beerinvest.eu/index.php?main_page=product_info&amp;cPath=1&amp;products_id=11">Loro</a>, e non solo loro (vd. S<a href="http://www.ratebeer.com/beer/struise-tsjeeses/64413/">cheda di <em>Ratebeer</em></a><em>)</em>, continuano ad inquadrarla nella categoria delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><u><em>Abbey Tripel</em></u></a>; io non ne sono troppo convinto, e la ritengo pi&ugrave; a casa sua se la metto fra le <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><u><em>belgian strong pale ale</em></u></a>. Rispetto alla sua &ldquo;versione <strong>2009</strong>&rdquo; la trovo molto pi&ugrave; (equilibratamente) spostata su di una bella ed elegante cifra fruttata; sembra che<em> Urbain &amp; Co</em>. abbiano ben </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/Tsjeeses_beer_full.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7238" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/Tsjeeses_beer_full-200x300.jpg" title="Tsjeeses_beer_full" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">lavorato sullo &ldquo;smussamento&rdquo; della componente alcolica, sempre ragguardevole, ma molto meglio &ldquo;distribuita&rdquo; lungo tutto il dispiegarsi della degustazione. Di frutta, in effetti ce n&rsquo;&egrave;, in questa birra, e si sente: l&rsquo;uva, l&rsquo;albicocca e la pesca immesse nella birra ancor giovane hanno dato i propri frutti durante il lungo periodo (6 mesi) della seconda fermentazione e della maturazione, regalando alla <em><strong>Tsjeeses</strong></em> una eleganza e una delicata fragranza fruttata precedentemente &nbsp;un po&rsquo; occultata dalla predominanza dell&rsquo;alcool. Sempre di un bel colore biondo/aranciato, ancor pi&ugrave; impenetrabile per l&rsquo;abbondanza dei residui dovuti alla non filtrazione, ha schiuma corposa e solida, aroma raffinato di frutta bianca matura, con una puntina di acidit&agrave;, ed una tessitura maltata che, accompagnata dal sostegno dell&rsquo;alcool, fornisce solide basi alla fantasia dei produttori. Molto rotonda, meno muscolosa (forse ancora un po&rsquo; giovane?) ma pi&ugrave; beverina, grazie al sempre sapiente uso dei luppoli <em>Marinka </em>e<em> Brewers Gold</em>: una <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/12/05/birre-natalizie/"><em>Christmas ale</em></a> con i controfiocchi. Assaggiata in bottiglia da 0,33: alc. 10% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&copy;Alberto Laschi.</em></span></span></div>
</div>

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