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	<title>inbirrerya &#187; birra a rtigianale</title>
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		<title>Chouffe Houblon 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img alt="LogoAchouffe" class="aligncenter size-full wp-image-2566" height="80" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/LogoAchouffe.jpg" title="LogoAchouffe" width="100" /></p>
<p>Quando i numeri e le lettere, contano, ma&nbsp;fino ad un certo punto &#8230; I numeri: 60 di IBU per questa birra della <a href="http://www.achouffe.be/fr">Achouffe,</a> quasi il 40% in pi&ugrave; della Orval (a suo tempo considerata una delle birre pi&ugrave; amaricanti del Belgio). Il parallelo&nbsp;&quot;numerico&quot; fra le due birre pu&ograve; avere un significato: in senso relativo, cio&egrave;, la differenza c&#39;&egrave; e si sente, nettamente. In senso assoluto, per&ograve;, i 60 di IBU oggi non&nbsp;sono chiss&agrave; che cosa: ci sono birre sul mercato che possono vantarne (numericamente) pi&ugrave; del triplo. Ma, in questo caso, &nbsp;i 60 si sentono tutti, grazie anche alla robustezza alcolica della&nbsp;birra (alc 9% vol.), che ne amplifica pienamente l&#39;effetto, mentre in altri casi di birre numericamente molto pi&ugrave; amare, l&#39;amarezza ha altri &quot;toni&quot; &#8230;. Quindi: i&nbsp;&nbsp;numeri hanno sicuramente una funzione, ma&nbsp;ha valenza maggiore la percezione reale che si&nbsp;ha del prodotto, pittosto che la sua quantificazione teorica.&nbsp;La luppolatura qui c&#39;&egrave;, fatta bene, masiccia, e lascia una traccia netta, precisa, duratura.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="bott houblon" class="aligncenter size-medium wp-image-2567" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/bott-houblon-223x300.jpg" title="bott houblon" width="223" /></p>
<p>Le lettere: Chouffe Dobbelen Ipa Tripel Houblon (<a href="http://www.flickr.com/photos/shyzaboy/3266917648/">la cui foto &egrave; ricavata da qui</a>) . Il doppio (suppergi&ugrave;) della &quot;normale&quot; gradazione di una IPA, coniugata alla struttura di una Triple belga, mediante l&#39;impiego massiccio di luppolo (tre, americani, come avevo specificato nel <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/11/chouffe-houblon.html">mio precedene &quot;assaggio&quot;</a> di questa birra, nel 2007). Ci vuole quasi troppo a leggere l&#39;etichetta &nbsp;ed interpretarla; forse &egrave; una tendenza modaiola del momento, basti pensare alla spropositata lunghezza del nome della pi&ugrave; luppolata delle birre dello scozzese Brewdog: <em><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/15/brewdog-e-i-radiohead/">How to disappear completely</a> </em>&#8230;.. misteri delle strategie commerciali.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="ChouffeHoublon2" class="aligncenter size-full wp-image-2569" height="100" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/ChouffeHoublon2.png" title="ChouffeHoublon2" width="100" /></p>
<p>Brassata a partire dal 2006 per il solo mercato USA, la Houblon&nbsp;&egrave; adesso invece molto pi&ugrave; facilmente reperibile anche dalle nostre parti, non pi&ugrave; in bottiglie serigrafate,&nbsp;ma munite di &quot;regolare&quot; etichetta cartacea.&nbsp;I cambiamenti dovuti alla nuova gestione Duvel Moortgat per&ograve; si sono fermati qui. La birra che ho assaggiato due anni fa &egrave; rimasta sostanzialmente inalterata nelle sue caratteristiche&nbsp;peculiari: bionda, robusta, dal naso terragno e rustico di luppoli vigorosi e &quot;maschi&quot;. La solita bellissima schiuma, un cappello, o meglio, quasi una &quot;palla&quot; che galleggia a lungo sul liquido,&nbsp;ri-fornendo a lungo il naso della freschezza e secchezza necessaria. Amara e amaricante, il malto qui c&#39;&egrave; solo per fornire il &quot;telaio&quot; e la robustezza alcolica: in bocca &egrave; solo festival del luppolo, che solo nel finale (lungo e maestosamente impregnante) abbandona un pochino la predominanza rustica e terrosa per lasciare uno spiraglio di piacevole citricit&agrave;. La&nbsp;qualit&agrave; che dura nel tempo. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc 9% vol.; Alberto Laschi</p>

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