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	<title>inbirrerya &#187; birra belga</title>
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		<title>Le Trappiste, il Brussels Beer Challenge</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 23:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si era lasciati con la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/11/04/a-ruba/"><strong>Westvleteren</strong> che stava andando a ruba</a>, e ci si ritrova con la paventata “scarsità” delle birre trappiste. Archiviata l’operazione <strong>Colruyt/Westvleteren</strong> (<strong>93.000</strong> confezioni sparite in un giorno e mezzo), programmata un’operazione simile per l’America, in Belgio, attualmente (e insolitamente), si fa un gran parlare del fatto che di birra trappista, in giro, ce n’è poca, e continuerà ad essercene così poca. Il motivo? <a href="http://www.demorgen.be/dm/nl/997/Consument/article/detail/1345098/2011/11/08/Abdijbrouwerijen-kampen-met-schaarste.dhtml">I motivi sembrano essere due</a>: <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/authentic-trappsit-2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11184" title="authentic trappsit 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/authentic-trappsit-2-271x300.png" alt="" width="190" height="201" /></a>la crescita della domanda, e la incapacità (voluta/strutturale) di rispondervi efficacemente da parte dei sette monasteri cistercensi che producono birra. In sei anni la quota di mercato (in Belgio) rappresentata dalle birre trappiste è salita dall’<strong>8%</strong> all’attuale  <strong>12,8%;</strong> la quantità prodotta però, suppergiù, è rimasta la solita. <a href="http://www.tijd.be/nieuws/archief/Trappist_kan_niet_alle_dorstigen_laven.9124574-1615.art"><strong>Orval</strong>, in dieci anni, è passata da <strong>40.000</strong> a <strong>65.000</strong> hl annui</a>, ma ancora oggi i suoi maggiori clienti devono aspettare almeno due settimane per la consegna; <strong>La Trappe</strong> ne produce, “tirandosi il collo”, <strong>47.000</strong> hl.; <a href="http://www.gva.be/antwerpen/malle/bijna-nergens-nog-westmalle-te-vinden.aspx"><strong>Westmalle</strong>, il più grande di sette, ne brassa <strong>120.000</strong> hl</a>., ma adesso, sugli scaffali della grande distribuzione in Belgio è<a href="http://trappistbier.wordpress.com/2011/11/09/ook-la-trappe-en-westmalle-schaars/"> quasi impossibile trovare la <strong><em>Dubbel</em></strong> e/o la <strong><em>Tripel</em></strong></a>; <strong>100.000</strong> hl. o giù di lì per <strong>Chimay</strong>, <strong>20.000</strong> hl. per <strong>Rochefort</strong> (suppergiù), un’inezia per <strong>Achel</strong> e <strong>Westvleteren</strong> (non si dovrebbero superare i <strong>5.000</strong> hl. a testa). Il motivo strutturale della scarsa produzione è legato alla Regola di S. Benedetto che struttura la vita dei monaci cistercensi: il lavoro è funzionale alla sola sussistenza, e non può né deve diventare l’occupazione prevalente del monaco, chiamato a consacrare la propria vita alla preghiera. Da qui il budget produttivo che ogni anno il capitolo di ciascun monastero auto-determina, in base alle proprie forze e alle proprie esigenze. A questo si deve aggiungere anche il fatto che gli spazi produttivi all’interno di ciascuno dei sette monasteri è già più che sfruttato, con pochi margini per un eventuale allargamento. “<strong><em>Pubblicità al minimo</em></strong>” è stata la scelta che ha determinato tutte le strategie di marketing dei sette monasteri, con alcuni, <strong>Westvleteren</strong> ad esempio, che in pubblicità<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/trappist-beers1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11185" title="trappist beers" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/trappist-beers1-300x215.jpg" alt="" width="239" height="171" /></a> hanno davvero investito zero euri; nonostante questo, la richiesta è però aumentata. L’aria sembra però cambiata: lo stravolgimento delle strategie tradizionali di <strong>Westvleteren</strong> sembra aver aperto una breccia (o la stia per aprire) nell’austero mondo della produzione birraria monastica. “<em>E’ sempre più difficile mantenere la nostra scala produttiva così piccola</em>”, <a href="%20http://www.tijd.be/nieuws/archief/Trappist_kan_niet_alle_dorstigen_laven.9124574-1615.art">dicono dalle parti di <strong>Westvleteren</strong>;</a> “<em>è duro rimandare indietro a mani vuote ogni giorno tanti clienti delusi</em>”, concludono. Dalle parti di <strong>Westmalle</strong>, che esporta già il <strong>4%</strong> della propria produzione in Cina, stanno pensandoci sopra, ad allargarsi: li trattiene, per ora, il fatto che non hanno più spazi all’interno del monastero, e che, allargandosi all’esterno, hanno il timore di perdere la qualità del prodotto (e anche il marchio, ovviamente), affidando parte della produzione a terzi. E<strong> Orval</strong> è ancora lì che si chiede come fa ad esaurirsi così alla svelta la propria birra, cercando strategie e modalità produttive alternative. Che stia davvero per finire il tempo delle <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_11/voto_monaci_birre_trappiste_e4fa0cc0-9769-11dd-908f-00144f02aabc.shtml">austere, motivatissime ed intransigenti dichiarazioni rilasciate in videoconferenza degli abati dei sette monasteri</a>, nelle quali si rivendicava orgogliosamente il diritto/dovere di non  “piegarsi” alle leggi e alle richieste del mercato, che voleva sempre più birra da loro?</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Brussel_Beer_Challenge_01_foto_Roger_Mortelmans-2.jpg.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11186" title="Brussel_Beer_Challenge_01_foto_Roger_Mortelmans 2.jpg" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Brussel_Beer_Challenge_01_foto_Roger_Mortelmans-2.jpg-289x300.png" alt="" width="188" height="196" /></a></p>
<p>Dopo gli USA, la Germania, l’Australia e l’Inghilterra, anche in Belgio si organizzerà un concorso internazionale di birra. La notizia, <a href="http://www.editiepajot.com/regios/23/articles/21920">ufficializzata in questi giorni,</a> è che dal <strong>2 </strong>al<strong> 4 novembre</strong> del <strong>2012,</strong> nel contesto del mega-evento <a href="http://visitbrussels.be/bitc/BE_fr/brusselicious.do"><strong><em>Brusselicious 2012</em></strong> </a>(<em>Bruxelles capitale della gastronomia</em>) si terrà la prima edizione del <strong>Brussels Beer Challenge</strong>. Lo hanno annunciato <em>Luc De Raedemaeker, Thomas Costenoble </em>e<em> Sven Gatz</em>, i tre che più si sono battuti per la creazione di questo evento, facendosi portavoce dei birrai belgi, che da tempo chiedevano che venisse organizzato in Belgio un evento birrario di rilevanza internazionale. I dettagli ancora non sono stati resi noti del tutto (c’è tempo, ovviamente), ma intanto è ufficiale che al concorso potranno partecipare birre e birrai belgi e stranieri, che la giuria sarà composta da una quarantina di membri e che le birre da scrutinare si pensa non saranno meno di 500. Una ragione in più per capitare da quelle parti, il prossimo anno, a novembre.</p>

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		<title>Una settimana a tutta birra</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 23:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana di &#8220;sole degustazioni&#8221;, questa, nelle quali abbandonerò temporaneamente le &#8220;notizie&#8221; birarrie per pescare nell&#8217;archivio personale delle birre degustate (un bel po&#8217; in questi ultimi tempi) e che non avevano ancora trovato spazio nelle pagine di <strong>InBirrerya</strong>. Si comincia, come è d&#8217;obbligo, con sua maestà il Belgio, e tre sue birre.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11020" title="jeanchris2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris21.jpg" alt="" width="150" height="226" /></a></p>
<p><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/20/jean-chris-n%C2%B0-1-la-rulles/">La prima l&#8217;aveva brassata Greg Verhelst,</a> il nostro amico mastrobirraio di <strong>La Rulles</strong>; per la seconda si è cambiato birraio, ma si è rimasti nella stessa <em>Valle della Gaume</em>, spostandosi solo di pochi chilometri, presso il birrifico <strong>St. Hélène.</strong> Per la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/JeanChris-I.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11021" title="JeanChris-I" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/JeanChris-I-300x161.jpg" alt="" width="196" height="105" /></a>terza, invece, hanno fatto un bel salto e sono arrivati a Bruxelles, <a href="http://www.cronachedibirra.it/birre/5053/left-hand-sfida-guinness-cantillon-lancia-la-sua-jean-chris/">chiedendo a Jean Pierre Van Roy</a>, mastro birrario di <strong>Cantillon,</strong> di fare per loro una gueze &#8220;speciale&#8221;. Sto parlando di <a href="http://www.jeanlechocolatier.com/">Jean Le Chocolatier</a> e <em>Chris</em> del beershop belga <a href="http://miorgemihoublon.be/">Mi-Orge Mi-Houblon</a> di Arlon, che, una volta per ogni anno, chiedono ad un birraio a loro scelta di brassare una birra solo per loro, e che in loro &#8220;onore&#8221; si chiama, appunto, <em><strong>Jean Chris</strong></em>. La <em><strong>n° 1</strong></em> era una splendida <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> piccante e pepata, in pieno Rulles-style; la <em><strong>n°3</strong></em> sarà una <span style="text-decoration: underline;"><em>gueze</em></span> affinata in botti di Bordeaux rosso, Bordeaux bianco e Côtes du Rhône; la <em><strong>n° 2,</strong></em> quella che ho da poco bevuto, è una <span style="text-decoration: underline;"><em>foreign stout</em></span> di <strong>70</strong> IBU e <strong>9%</strong> abv, brassata con il lievito d&#8217;Orval, malti pils, caffè e un mix di torrefatti e luppoli <em>Brewer Gold</em> e <em>Challenger</em>. E&#8217; una stout, la tipologia <span style="text-decoration: underline;"><em>foreign</em></span>, extra luppolata, prodotta così, all&#8217;inizio, per meglio sopportare i lunghi viaggi alle quali erano sottoposte per arrivare fino in Russia, più dolce di una stout classica ma non così robusta come una imperial stout. Questa <strong><em>n° 2</em></strong> ha davvero un bel carattere, un carattere forte,  un bel vestito scuro, una schiuma spettacolarmente cremosa e persistente e tanto &#8220;caffè luppolato&#8221; al naso e al palato.  L&#8217;acido del caffè si prolunga, al palato, nella speziatura e <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris-nomad2011.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11022" title="jeanchris-nomad2011" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/jeanchris-nomad2011-300x161.jpg" alt="" width="213" height="115" /></a>nell&#8217;asprezza erbacea del luppolo, con la parte maltata/zuccherosa che non si fa appiattire; davvero molto apprezabile la sequenzialità delle senseazioni. Rotonda e &#8220;sapida&#8221;, cioccolato e polvere di caffè uniti ad un asprigno olivastro nel finale della beva, la fa in parte accosatre alla <em><strong>Noir de Dottignies,</strong></em> dalla quale si distingue per una caratterizzazione più torrefatta. Davvero splendida, una birra che, sbagliando, pensavo non potesse appartenere alle corde produttive di <em>Eddy Pourtois</em>, mastro birraio di<strong> St. Hélène</strong>. Esiste, di questa birra, anche una limited edition, <strong>700</strong> bottiglie da 37,5 cl.,  maturata in botti di cognac. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc 9% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-st.-helene1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11024" title="logo st. helene" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-st.-helene1.jpg" alt="" width="137" height="146" /></a></p>
<p>Dato che ci siamo, rimango dalle parti di<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/14/brasserie-st-helene/"> <strong>St. Hélène</strong>, </a>con la loro <em><strong>Mistinguett</strong></em> (ispirata, forse, a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mistinguett"><em>Jeanne Bourgeois,</em></a> nome d&#8217; arte <em>Mistinguet</em>t, attrice e cantante francese morta nel <strong>1956</strong>) una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> con abv <strong>6,5%.</strong> E&#8217; una delle birre del nuovo corso grafico del birrificio, che ha completamente cambiato impostazione e caratteri grafici delle proprie labels; <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mistinguette.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11025" title="mistinguette" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mistinguette-300x274.jpg" alt="" width="182" height="167" /></a>ma non è una birra &#8220;nuova&#8221;, poichè non è altro che la <em><strong>St. Helene Blonde</strong></em> ribattezzata. Ma visto che non l&#8217;avevo assaggiata, la <em><strong>Blonde</strong></em>, la <em><strong>Mistinguett</strong></em> è stata comunque per me una novità assoluta. In parte assomiglia ad una <em>saison</em>, per la sua freschezza/asciuttezza, in parte mantiene i caratteri, piccanti, di una &#8220;giovine&#8221; <em>belgian ale</em>. Bello il gioco di luppoli (<em>Brewers Gold</em> e <em>Pioneer</em>), bello il matrimonio fra i due, nel quale è ben riuscito il mix fra la piccantezza di quello inglese e la freschezza erbacea del tedesco. Robusta, pur nella sua gradazione non spiccata, una bionda di carattere, solida e ben costruita. Un leggero citrico sia al naso che al palato, secca e rotonda allo stesso tempo al palato, fresca e rinfrescante, equilibrata e delicata, dal bel colore biondo leggermente velato e dalla schiuma fine e cremosa. Ideale per la stagione più calda. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.;  © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11026" title="den triest 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-2-300x199.jpg" alt="" width="247" height="164" /></a></p>
<p>Una <span style="text-decoration: underline;"><em>triple</em></span> nuova per un nuovo microbirrificio belga, <a href="http://www.dentriest.be/"><strong>Den Triest,</strong></a> aperto da non molto (nel <strong>2009</strong>) a <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Kapelle-op-den-Bos"><em>Kapelle op den Boss</em></a>, nel Brabante fiammingo, da <em>Marc Stufy</em>, tecnico delle luci free-lance che lavora nel settore televisivo, ma, soprattutto, il maggior collezionista belga di labels birrarie. Ne ha <strong>37.000,</strong> suddivise in ben 96 cartelle, una per ciascuna nazione. La sua passione e il suo lavoro principale ( molto flessibile) lo spingono sempre più sul versante della produzione birrari,a tanto che nel <strong>2009</strong> fa il passo decisivo, aprendo microbrouwerij e locale di mescita annesso,<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-triple.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11027" title="den triest triple" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/den-triest-triple-300x166.jpg" alt="" width="237" height="132" /></a> diventato meta imprescindibile per tutti i ciclisti che capitano da quelle parti (oltre che degli abitanti della zona). Prima di produrre in proprio, su di un micro-impianto da <strong>200</strong> lt, Marc brassava da <a href="http://decabrouwerij.com/"><strong>DECA</strong>,</a> e ad oggi sono <strong>7</strong> le birre del suo portfolio, tutte disponibili in bottiglie da <strong>0,75</strong> e alla spina nel locale di sua proprietà. La sua <em><strong>Tripel</strong></em> è una bionda da <strong>7,5%</strong> abv., dall&#8217;enorme testa di schiuma, relativamente sfuggente e dall&#8217;aroma nettamente pepato e piccante. Decisamente frizzante, alla beva rivela un carattere relativamente astringente, non da luppolo, ma da buccia d&#8217;uva, che la rende un po&#8217; troppo allappante. Il finale vira poi su di una deriva floreale/fruttata da frutta dalla polpa bianca, che ne fa relativamente apprezzare la buona ossatura maltata. Buona, ma non eccezionale. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>A ruba (e fra poco anche negli USA)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 23:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se i monaci (o chi per essi) speravano di non scatenare la “solita” speculazione sulle proprie birre, hanno già “perso”: basta andare su e-bay e trovi il famoso-famigerato six(tus)-pack di Westvleteren, in vendita da ieri nei punti vendita Colruyt, che già folleggia nei suo vari impacchettamenti/spacchettamenti a cifre più o meno improbabili. Da un immorale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se i monaci (o chi per essi) speravano di non scatenare la “solita” speculazione sulle proprie birre, hanno già “perso”: basta andare su e-bay e trovi il <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/14/%e2%80%9cad-aedificandam-abbatiam-adiuvi%e2%80%9d/">famoso-famigerato six(tus)-pack di <strong><em>Westvleteren</em></strong></a>, in vendita da ieri nei punti vendita <strong>Colruyt</strong>, che già folleggia nei suo vari impacchettamenti/spacchettamenti a cifre più o meno improbabili. Da un <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/westvleteren12_clean_bottles_voec_3jw6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11005" title="westvleteren12_clean_bottles_voec_3jw6" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/westvleteren12_clean_bottles_voec_3jw6-300x300.jpg" alt="" width="191" height="191" /></a>immorale <a href="http://www.ebay.it/itm/Westvleteren-XII-building-Box-/250923930030?pt=Spirituosen&amp;hash=item3a6c3b51ae"><strong>250</strong> € </a>sparato secco secco per il pacco integro (sei bottiglie + 2 bicchieri) <a href="http://www.ebay.it/sch/i.html?LH_AvailTo=101&amp;_nkw=westvleteren&amp;_arm=1&amp;_armm=63&amp;_ruu=http%3A%2F%2Fwww.ebay.it%2Fsch%2Fi.html%3F_nkw%3Dwestvleteren%26_arr%3D1&amp;_rdc=1">ad un più onesto (?) </a><strong><a href="http://www.ebay.it/sch/i.html?LH_AvailTo=101&amp;_nkw=westvleteren&amp;_arm=1&amp;_armm=63&amp;_ruu=http%3A%2F%2Fwww.ebay.it%2Fsch%2Fi.html%3F_nkw%3Dwestvleteren%26_arr%3D1&amp;_rdc=1">99</a> </strong>€ per lo stesso pacco integro (?); poi si possono trovare le sole sei bottiglie del pacco a <strong>70</strong> € e ciascuno dei 2 bicchieri a <strong>7,16 </strong>€, e varie altre prezzature al momento ancora ondivaghe, alimentando ancora una volta la fama “maledetta” di “birre introvabili”, e quindi carissime.</p>
<p>Se invece i monaci (o chi per essi) speravano di fare cassa, ovviamente ce l’hanno fatta, e alla grande. Dei <strong>93.000</strong> pacchi messi in vendita a partire dalle <strong>8.00</strong> di ieri mattina <strong>3 novembre</strong> nelle centinaia di punti vendita di <strong>Colruyt</strong>, alle <strong>11,30</strong> (fonte <strong>Colruyt</strong>) ne erano stati venduti già <strong>66.000</strong>; alle <strong>15.00</strong> di ieri sera <a href="http://www.colruyt.be/colruyt/static/1024/assets/vi2211/project_xii/westvleteren_201111031500_nl.pdf">la stessa <strong>Colruyt</strong> ha pubblicato sul proprio sito l’elenco completo</a> dei punti vendita e della disponibilità dei packs presso ciascuno. Ad occhio e croce, entro l’orario di chiusura dei negozi il <strong>95%</strong> delle disponibilità dovrebbe aver preso definitivamente il volo.</p>
<p>Non ci sono state le scene di isteria di massa che solo pochi giorni fa hanno fatto cattiva mostra di sé a Roma , in occasione dell’apertura del nuovo punto vendita di una grande catena di prodotti per l’elettronica; lo raccontano i tre quotidiani coinvolti in questo progetto, <strong><a href="http://www.standaard.be/artikel/detail.aspx?artikelid=DMF20111103_012">De Standard</a>, <a href="http://kw.knack.be/west-vlaanderen/nieuws/algemeen/westvleteren-zorgt-voor-lange-rijen-aan-colruyt-en-opbod-op-veiligingsites/article-4000000950400.htm">Knack,</a> <a href="http://www.tijd.be/nieuws/ondernemingen_consumptie/Westvleteren_XII_vliegt_de_rekken_uit.9123165-3075.art">De Tjid</a></strong><a href="http://www.tijd.be/nieuws/ondernemingen_consumptie/Westvleteren_XII_vliegt_de_rekken_uit.9123165-3075.art">,</a> ma mi sarei stupito del contrario. In Belgio queste cose di solito non usano, la gente è molto compassata. Di gente comunque ce n’è stata tanta, fina dalla prima<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Westvleteren1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11006" title="Westvleteren1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Westvleteren1-225x300.jpg" alt="" width="163" height="218" /></a> mattina, infilata in ordinatissime code  ad attendere l’apertura dei negozi per portarsi a casa (e/o mettere in vendita su ebay) il proprio, prezioso, unico, pacco di <strong><em>Westveleteren 12</em></strong>. C’è chi ha parlato di “<a href="http://trappistbier.wordpress.com/2011/11/03/de-westvleteren-gekte/"><em>giorno più memorabile nella storia della birra trappista, e forse nella storia della birra in generale</em></a>”, di un avvenimento senza precedenti, di un evento imperdibile e auspicabilmente ripetibile. Tutti a scambiarsi messaggi, o meglio, a twitterarsi (mi sembra che oggi si dica così …) l’un l’altro sensazioni, emozioni, suggerimenti su come fare e dove andare a pescare qualcuno dei pochi pacchi ancora rimasti. Ne cito uno (pro domo mea), quello fuori dal coro: “<em>Oggi guido fino all&#8217;Abbazia di Westvleteren, perché lì, nella pace e nella contemplazione, voglio comprare un po’ di birra da mettere in valigia</em>”. Ce la possiamo ancora fare, quindi, per fortuna.</p>

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		<title>Le belghe &#8220;scadute&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 22:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo cominciato con la <strong>Germania</strong>, adesso è la volta del <strong>Belgio</strong> e di alcune &#8220;sue&#8221; birre consumate oltre la data di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/belgian-beer.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-10808" title="belgian beer" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/belgian-beer.jpeg" alt="" width="135" height="87" /></a>scadenza. Sette birre, delle più svariarte tipologie, blanche escluse. Confesso di aver fatto il furbo: ho &#8220;testato&#8221; solo le birre non-trappiste. Perchè le trappiste &#8220;invecchiano&#8221;, non &#8220;scadono&#8221;. Quello è un altro settore, e la dinamica è diversa. Non birre da supermercato, le sette di seguito, ma birre della produzione tradizionale belga, rappresenattive, nel loro insieme, di un&#8217;altra, grande tradizione brassicola.</p>
<p><em><strong>Fisser Ne Flierefluiter</strong></em> (scad. <strong>02/2009</strong>); la birra del buono a nulla, dell&#8217;incapace, o dell&#8217;edonista/epicureo a tutto tondo. Una <span style="text-decoration: underline;"><em>triple</em></span> da 8,5% brassata da <strong>De Smedt/Affligem</strong>, e quindi Heineken. Non un gran che, ma neanche il diavolo.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/ne_flierefluiter.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10803" title="ne_flierefluiter" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/ne_flierefluiter.jpg" alt="" width="195" height="79" /></a> La &#8220;normalità&#8221; la porta dignitosamente oltre la scadenza, con una caratterizzazione decisamente maltata e una effervescenza ancora aggressiva. Leggermente fruttato l&#8217;aroma, una nota citrica ancor ben presente al palato, poca rotondità e qualche spigolo alcolico. Più malti che luppoli, un finale abbastanza anonimo, con una corsa non sempre lineare. <span style="text-decoration: underline;">Senza pretese</span>.</p>
<p><em><strong>Papegaei</strong></em> (scad <strong>07/2010</strong>):una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span>, della <strong>DECA Service</strong>: sparita o quasi la luppolatura, molto abboccata, maltosa e un po&#8217; appiccicosa. Appare a tratti una leggera vena acidula, in una birra di fatto molto consistente <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/papegaei.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10804" title="papegaei" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/papegaei-296x300.jpg" alt="" width="181" height="184" /></a>e robusta, con la componente alcolica in grande evidenza, Brucia un po&#8217; nello scendere; un bel deposito di lievito sul fondo e un particolare aroma finale, una volta riscaldata riscalda, molto vinoso. <span style="text-decoration: underline;">Scomposta</span></p>
<p><em><strong>Ultra Fraiche</strong></em> (scad. <strong>05/2010</strong>), della <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/03/25/brasserie-decaussines/"><strong>Brasserie Ecaussines</strong>.</a> Una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> di soli <strong>3,5%</strong> abv,  schiuma a bolle grosse, dal biondo un po&#8217; slavato; una leggera sensazione di infuso in bocca, davvero scarsa la persistenza, carbonazione ancora ok, naso quasi piatto, un amarognolo erbaceo in fondo. Corretta e liscia, un po&#8217;  di malto che fodera il palato alla fine della beva. <span style="text-decoration: underline;">Innocua.</span></p>
<p><em><strong>Caves</strong></em> (scad. <em><strong>8/2008</strong></em>): lavandino, direttamente dopo il primo accenno di sorsata. Già il naso era &#8220;marcio&#8221;, poi la beva terrificante. Aceto leggermente balsamico. Indeciso se usarla per farne una riduzione in cucina. Poi ha prevalso l&#8217;acquaio. Peccato, <strong>Verhaeghe</strong> mi sembrava fosse nome da garanzia. <span style="text-decoration: underline;">Niente da fare</span></p>
<p><em><strong>Tonneke</strong></em> (scad.<strong> 3/2010</strong>): una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian ale</em></span> che si è trasformata in una <span style="text-decoration: underline;"><em>semi-oud bruin</em></span>. <strong>5%</strong> vol., decisamente asciutta e rinfrescante, leggermente acidula al palato e nettamente legnosa al naso. Schiuma stabile, permane anche a lungo, un bel po&#8217; di fiocchi di lievito in fondo al bicchiere. Prima sorsata nettamente acidula, al limite dell&#8217;asprigno, che ti rimane in fondo al palato alla fine della beva. Sparito l&#8217;acidulo resta una discreta pastosità. Luppoli zero, carbonazione rarefatta, un ingannevole, transitoria sensazione watery.<strong> <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/03/contreras-e-le-sue-valeir/">Contreras</a></strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/03/contreras-e-le-sue-valeir/">,</a> in questo caso, non conferma. <span style="text-decoration: underline;">Anomala.</span></p>
<p><em><strong>Noblesse</strong></em> (scad. <strong>08/2010</strong>): una <span style="text-decoration: underline;"><em>golden ale</em></span> perfetta, anche 14 mesi dopo la scadenza. <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/15/la-figlia-della-spiga-di-grano/"><strong>De Dochetr van de Korenaar</strong></a> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/noblesse.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10805" title="noblesse" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/noblesse-220x300.jpg" alt="" width="152" height="208" /></a>con questa birra ha fatto una gran cosa: bellissima la schiuma, pannosa, solida, persistente, colore dorato con qualche infiltrazione di lieviti che un po&#8217; l&#8217;appannano, grande naso, leggermente citrico e moderatamente speziato; una grande rotondità in bocca. Una percezione alcolica lievemente superiore al dichiarato (<strong>5,5%</strong> abv), tanta frizzantezza che morde e pulisce, una luppolatura sostenuta, erbacea e tenace, una grande corsa finale, che la mantiene elegante e sostenuta fino alla fine. <span style="text-decoration: underline;">&#8220;Nobile&#8221;.</span></p>
<p><em><strong>&#8216;T Smisje BBBourgondier</strong></em> (scad <strong>12/2008</strong>): una delle label più brutte della storia, per una <span style="text-decoration: underline;"><em>strong al</em></span>e corposa, quasi solida. Lo era già <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/t-smisje-bbbourgoundier.html">quando l&#8217;avevo assaggiata</a> in un periodo &#8220;a norma&#8221;; l&#8217;età le ha tolto freschezza (ovviamente) e le ha regalatao consistenza. Zero luppoli, tanta torbidità, schiuma ancora presentabile, naso e palato di soli malti. <strong>12%</strong> abv, birra calda e  massiccia, sparito quasi tutto il floreale e tanto zucchero candito in bocca. Un finale insolito: miele, un alcool bruciante e una strana sensazione di tiramisù/waffel al cioccolato che permane a lungo. <span style="text-decoration: underline;">Insolita.</span></p>

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		<title>Black Albert batch 0 per le gelatine di birra, Jah*Va per il birramisù</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 08:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; La madre di tutte le birre. O meglio, la birra dalla quale, nel complesso ed articolato range produttivo degli Struise, si sono generate (e si genereranno ancora) tutta una serie di filiazioni (vd. la serie delle Black Damnation). La Black Albert che &#232; anche la &#34;prima birra&#34; di un nuovo stile birrario (cos&#236; scrivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/blackalbert.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7395" height="162" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/blackalbert-300x162.jpg" title="blackalbert" width="300" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">La madre di tutte le birre. O meglio, la birra dalla quale, nel complesso ed articolato range produttivo degli <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=struise"><strong>Struise</strong></a>, si sono generate (e si genereranno ancora) tutta una serie di filiazioni (vd. la serie delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/12/09/gli-struise-in-birrerya/"><em><strong>Black Damnation</strong></em></a>). La <em><strong>Black Albert</strong></em> che &egrave; anche la &quot;prima birra&quot; di un nuovo stile birrario (cos&igrave; scrivono <em>Urbain &amp; Co</em>. sulla label): le <u><em>Royal Belgian stout</em></u>. A proposito di label: questa &egrave; davvero da incorniciare, spettacolarmente disegnata da <em>Vincent Hocquet</em>, noto tatuatore belga, che ha il <a href="http://www.beautifulfreaktattoo.com/">proprio atelier</a> a<em> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Saint-Idesbald">St.Idesbald</a></em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Saint-Idesbald">.</a> L&rsquo;<a href="http://www.inbirrerya.com/2007/11/07/black-albert/">avevo assaggiata </a></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/ebe1.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7396" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/ebe1.jpg" style="width: 112px; height: 159px;" title="ebe1" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.inbirrerya.com/2007/11/07/black-albert/">un po&rsquo; di tempo fa,</a> ma adesso, al suo rientro nel catalogo di <strong>Birrerya</strong>, valeva la pena di rifarsi un giro; tanto pi&ugrave; che &egrave; la &ldquo;<u><strong>batch 0</strong></u>&rdquo; di questa birra. La prima cotta in assoluto di questa birra venne prodotta in onore di<em> Jennifer</em> e <em>Chris Lively</em>, titolari del pluripremiato <a href="http://www.ebenezerspub.net/"><em>Ebenezer&rsquo;s pub</em></a> di<em> Lovell</em>, nel<em> Maine</em>, dove <em>Urbain</em> era stato (nell&rsquo;aprile del <strong>2007</strong>), portandoci la su prima <em><strong>Black Albert</strong></em>, in occasione della terza edizione del <em>Belgian Beer Festival</em>. Una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><u><em>Imperial Russian stout </em></u></a>(cos&igrave; &egrave; meglio &ldquo;definibile&rdquo;), questa degli <strong>Struise</strong>, con quasi tre anni di invecchiamento sulle spalle, quindi,che l&rsquo;ha resa ancor pi&ugrave; tosta e corposa (da notare che sulla label &egrave; indicata una gradazione alcolica di <strong>10%,</strong> mentre quella &quot;reale&quot; &egrave; sempre stata di <strong>13% </strong>vol. alc.). E&rsquo; davvero una bella &ldquo;botta&rdquo;</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Black-Albert_beer_full.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-7397" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Black-Albert_beer_full-200x300.jpg" title="Black-Albert_beer_full" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> alcolica, un alcolico carico di sentori tostati, corposo, muscolare, che si fa affrontare con una qualche difficolt&agrave;. E&rsquo; una di quelle birre della serie &ldquo;prendetemi con calma&rdquo;, atrimenti ci si pu&ograve; fare del male. Non &egrave; che proprio asfalta, ma comunque satura con velocit&agrave;; non &egrave; arrogante, ma &egrave; comunque molto &ldquo;invadente&rdquo;, mescola caff&egrave;, liquirizia, cioccolata ad ogni pi&egrave; sospinto e c&rsquo;&egrave; bisogno, per ben apprezzarla, di un po&rsquo; di tempo fra un sorso e l&rsquo;altro. Non so se l&rsquo;invecchiamento le ha fatto bene, so che l&rsquo;ha resa austera e complessa, con il tostato/torrefatto che ha preso il predominio assoluto. Per &ldquo;diversificarla&rdquo; ho provato a farci la <u><em>gelatina di birra</em></u>: semplice da fare (la si pu&ograve; fare usando la colla di pesce o il fruttapec, per <a href="http://velleitario.myblog.it/archive/2010/11/27/gelatine-di-birra.html">il procedimento vedere qui</a>), ha dato come risultato delle vere e proprie &ldquo;mattonelle&rdquo; alla liquirizia/caff&egrave;, che, debitamente rotolate nello zucchero, offrono un gustoso contrasto dolce/amaro. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 13% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&copy;Alberto Laschi</em></span></span></div>
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<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern-tier-java.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7398" height="192" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern-tier-java-300x192.jpg" title="southern tier java" width="300" /></a></div>
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<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">E&rsquo; quella, delle cinque birre appartenenti alla &ldquo;serie &ldquo; delle <u><em>Blackwater Imperial Stout</em></u>, che viene immessa sul mercato all&rsquo;inizio della primavera, a Marzo (la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><em><strong>Choklat</strong></em>,</a> fra quelle assaggiate, invece a Novembre). E per brassare la <em><strong>Jah*Va</strong></em> gli americani della<strong> Southern Tier </strong>hanno fatto ricorso ad un prodotto top-range: il caff&egrave; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jamaican_Blue_Mountain_Coffee"><strong>Jamaican Blue Mountain</strong></a>, uno dei pi&ugrave; pregiati al mondo. Cresce sulle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Blue_Mountains_%28Jamaica%29"><em>Blu Mountain</em></a> della <em>Giamaica</em>, sopra i <strong>2.500 </strong>mt. di </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Jamaica_Blue_Mountain_Coffee_9494.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7399" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Jamaica_Blue_Mountain_Coffee_9494-300x247.jpg" style="width: 211px; height: 175px;" title="Jamaica_Blue_Mountain_Coffee_9494" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">altitudine, su di un terreno lavico, dove la densa copertura di nuvole (ma con scarse precipitazioni) prolunga per pi&ugrave; di <strong>10 </strong>mesi la maturazione del caff&egrave;, dai chicchi pi&ugrave; grossi e pi&ugrave; &quot;gustosi&quot; rispetto a quelli di altre variet&agrave;. Un vero e proprio caff&egrave; &ldquo;<em><u>DOC</u></em>&rdquo;, tutelato adeguatamente dal governo giamaicano, vendutissimo in <em>Giappone</em>, che si accaparra il <strong>90% </strong>delle esportazioni di questo caff&egrave;. Quindi, quelli della <strong>Southern Tier</strong> si sono dovuti dare da fare per accaparrarsi in maniera continuativa la quantit&agrave; di caff&egrave; necessaria per dare vita a questa splendida, complessa, &ldquo;gustosa&rdquo; birra, presente anch&rsquo;essa nel catalogo di <strong>Birrerya</strong>. Assieme al caff&egrave; gli americani &ldquo;mescolano&rdquo; nel tino di bollitura anche malto two-row pale, caramalt, malto chocolat, malto black, orzo tostato e i luppoli <em>Cascade</em> e <em>Columbus</em>. L&rsquo;insieme &egrave;</span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern_tier_jahva_imperial_coffee_stout-big.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-7400" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern_tier_jahva_imperial_coffee_stout-big-300x300.jpg" style="width: 195px; height: 195px;" title="southern_tier_jahva_imperial_coffee_stout big" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> effettivamente molto intrigante, con il ruolo di protagonista interpretato dal caff&egrave;, che sale evidente al naso e invade massicciamente bocca e palato. Un caff&egrave; non stucchevole n&eacute; preponderante, per&ograve;; in questo sta la bravura del mastro birraio, che &egrave; riuscito a legare insieme tutti questi &ldquo;ingredienti&rdquo;, riservando al luppolo e ai malti il ruolo di riequilibratori dell&rsquo;insieme. Un bell&rsquo;amaro tostato e torrefatto, caff&egrave; acuto e &ldquo;liquoroso&rdquo;, un tocco di liquirizia, ma anche una bella pulizia finale, con i luppoli che attenuano con eleganza la nota torrefatta del caff&egrave;.&nbsp; L&#39;ho usata per &ldquo;assemblare&rdquo; (ed accompagnare) il <u><em>Birramis&ugrave;</em></u> di fine anno, con i pavesini inzuppati nella sola birra (non c&rsquo;era, ovviamente, bisogno di altro caff&egrave;) e con un pochino di birra fatta &ldquo;percolare&rdquo; sul fondo del bicchierino, assieme alla crema. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 10,6% vol.; </span></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&copy;Alberto Laschi</em></span></span></div>
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<p><span class="longtext"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"><o:p></o:p></span></span></p>
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<p><span _fck_bookmark="1" style="display: none;">&nbsp;</span><span _fck_bookmark="1" style="display: none;">&nbsp;</span></p>

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		<title>Il Belgio, a Natale (christmas beer batch #3)</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 08:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/timmermans.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7437" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/timmermans-200x300.jpg" title="timmermans" width="200" /></a></div>
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<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">A <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Itterbeek_%28Vlaams-Brabant%29"><em>Itterbeek</em></a>, piccola cittadina del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pajottenland"><em>Pajottenland</em></a> a 9 km. da<em> Bruxelles</em> esisteva un birrificio fin dal <strong>1650</strong>. Nel <strong>1887</strong> questa fabbrica di birra, allora conosciuta come &ldquo;<u><em>Brouwerij de Mol</em></u>&rdquo; (<em>birrificio della piccola talpa</em>), venne rilevata da <em>Paul Walraven</em>s, la cui figlia, <em>Celina</em>, &nbsp;spos&ograve; <em>Franz&nbsp;Timmermans</em> nel <strong>1911</strong>. Quando <em>Germain Timmermans</em>, figlia di <em>Franz e Celina</em>, spos&ograve;<em> Paul Van Cutsem</em> nel <strong>1935</strong>, decisero di fare un &ldquo;regalo di matrimonio&rdquo; per il padre, cambiando il nome del birrificio, che da allora si chiama, appunto <a href="http://www.anthonymartin.be/it/il-birrificio-timmermans.aspx"><strong>Timmermans Brouwerij</strong></a>, guidata </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">ancora adesso dalla famiglia <em>Van Cutsem</em>, ma entrata dal <strong>1993</strong> nel &ldquo;gruppo&rdquo;<a href="http://www.anthonymartin.be/it/"><em> John Martin</em>.</a> Questa, a grandi linee, la storia di uno dei pi&ugrave; antichi produttori di<em> lambic</em> e assemblat</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/timmermans-oude-gueuze2.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium<br />
wp-image-7431" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/timmermans-oude-gueuze2-225x300.png" title="timmermans oude gueuze2" width="225" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">ori di <em>gueuze</em> (<strong>18.000</strong> hl. annui prodotti), che nel proprio logo riporta il <strong>1781</strong> come data fondativa. Fra i &ldquo;puristi&rdquo; per&ograve; questa brouwerij non gode di grandissimo rispetto: da molti &egrave; infatti &ldquo;accusata&rdquo; di essere uno fra i pi&ugrave; ostinati &ldquo;addolcitori&rdquo; di lambic del <em>Belgio</em>. In effetti ha una linea di prodotti commerciali che fa rabbrividire per il suo style &ldquo;dolcione&rdquo;, ma ha anche, nel suo portfolio, alcune birre di tutto rispetto. Una &egrave; la la <a href="http://www.anthonymartin.be/it/i-prodotti/bourgogne-des-flandres/bourgogne-des-flandres-brune-bruin.aspx"><strong><em>Bourgogne des Flandres</em></strong>,</a> che produce dal <strong>1985</strong> nelle sue due versioni (<em>Blonde</em> e <em>Bruin</em>), l&rsquo;altra &egrave; la &nbsp;<em><strong>Oude Gueuze Limited Edition</strong></em>, commercializzata a partire dal <strong>2009</strong>, e presente nel catalogo di<strong> Birrerya</strong>. Se avete qualcuno sottomano da &ldquo;convertire&rdquo; al mondo delle birre acide, questa birra fa al caso vostro. Una <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/07/12/la-gueuze/"><u><em>gueuze </em></u></a>non estrema, dall&rsquo;approccio gradevole e accattivante, che non colpisce duro come una <strong>Cantillon</strong>, ma che regala una buona corsa de gustativa fruttata e relativamente dolce. Poi c&rsquo;&egrave; tutto quello che serve: un po&rsquo; di asprigno e selvatico, un lattico relativamente pronunciato, una asprezza di fondo comunque abbordabile. Una <em>gueuze</em> per principianti, quindi, ma non banale, &ldquo;garantita&rdquo; <strong>20</strong> anni, fatta con l&rsquo;acqua del pozzo profondo<strong> 120</strong> mt. di questa fabbrica e con in etichetta l&rsquo;immagine vintage di alcuni operai belgi, caratteristica comune a molte altre labels di questa brouwerij. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 5,5% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span><em>&copy;Alberto Laschi</em></span><em>.</em></span></span></div>
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<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Cantillon_i027-200x300.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7432" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Cantillon_i027-200x300.gif" style="width: 135px; height: 202px;" title="Cantillon_i027-200x300" /></a></div>
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<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><u><em>The best</em></u>, nel mondo, <u><em>of the gueuze</em></u>, prodotta con il <strong>100% </strong>di lambic bio. <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/04/cantillon-basta-la-parola/"><strong>Cantillon</strong></a>: come sempre, basta la parola. Se la <em>gueuze</em> di <strong>Timmermans</strong> era da &ldquo;scuola guida&rdquo;, per principianti, questo superbo blend di<em> lambic</em> &ldquo;vecchie&rdquo; di <strong>1, 2 </strong>e<strong> 3</strong> anni con rifermentazione in bottiglia &egrave; la consacrazione dello stile. Icona di <em>Bruxelles</em> e delle sue birre &ldquo;tradizionali&rdquo;, con tanto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manneken_Pis"><em>Manneken Pis</em></a> sulla label, disegnata da <em>Raymond Gaffin</em> nel <strong>1986</strong>, non si pu&ograve; non averla assaggiata. Mancherebbe qualcosa di fondamentale alla propria cultura birraria. Conservati </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/cantillon-gueuze.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7433" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/cantillon-gueuze-207x300.jpg" title="cantillon-gueuze" width="207" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">nelle ormai leggendarie botti di quercia, i tre lambic usati da <strong>Cantillon</strong> per questa <em><strong>Cantillon Gueuze 100% Lambic bio</strong></em>, ognuno con la propria caratteristica legata al diverso tempo di invecchiamento, portano in dote a questa birra la piena maturit&agrave; dello stile: grande freschezza e pulizia, frizzantezza decisa e accattivante, una acidit&agrave; sapida ma non greve, una eleganza inarrivabile. Colpisce al naso per la rude selvaticit&agrave; e la polverosa sensazione che rilascia, incuriosisce il palato con il legnoso umido e &ldquo;muffato&rdquo;, con l&rsquo;acidit&agrave; pronunciata e lattica, con un cuoio deciso e intransigente. Una <u><em>gueuze c</em></u>he &egrave; quasi una magia; anzi, senza il quasi, &egrave; proprio una magia, ogni volta diversa, perch&eacute; il segreto sta, come dice<em> Jean Van Roy,</em> nella miscela di lambic che quasi ogni volta &egrave; diversa. Se ne assaggiano fino a <strong>10,</strong> ciascuno proveniente da botti diverse, per poterne scegliere i <strong>5 </strong>o<strong> 6 </strong>che poi verranno usati per il blend definitivo. La birra &egrave; presente nel catalogo di<strong> Birrerya</strong>. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 5% vol.;&nbsp; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span><em>&copy;Alberto Laschi</em></span><em>.</em></span></span></div>
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<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Logo-Fantome-logo.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7436" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Logo-Fantome-logo-300x225.jpg" style="width: 196px; height: 148px;" title="Logo Fantome-logo" /></a></div>
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<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Arrivata due giorni prima di Natale a casa mia direttamente da <a href="http://www.alvinnebeershop.be/en/"><em>Heule</em></a>, questa<em> saison/blanche</em> della <strong>Fantome</strong> ha fatto proprio una bella figura sulla tavola durante queste feste di Natale. Il nome (<em><strong>BBB Dark White</strong></em>), ha bisogno di una spiegazione. La birra &egrave; stata brassata per la prima volta nel <strong>2006</strong> da <em>Dany Prignon</em>, e fu subito messa all&rsquo;asta dal <a href="http://www.babblebelt.com/index.html"><strong>Burgundian Babble Belt</strong></a> (da qui la tripla B del nome), un&rsquo;asta benefica che proprio il <strong>BBB</strong> aveva organizzato per aiutare un bambina francese affetta da una rara malattia. Ma gli era &ldquo;venuta bene&rdquo;, la birra, cos&igrave; bene che <em>Dany</em> l&rsquo;ha inserita nel proprio range produttivo stabile (qualsiasi cosa possa significare il termine </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/5283983753_e2b0bd4035.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7435" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/5283983753_e2b0bd4035-217x300.jpg" title="5283983753_e2b0bd4035" width="217" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&ldquo;<em>stabile</em>&rdquo; nel particolare mondo della <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/08/20-anni-di-fantome/"><strong>Brasserie Fantome</strong></a>). L&rsquo;ho bevuta, questa<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/08/09/le-bieres-de-saison/"> <u><em>saison</em></u>,</a> e mi &egrave; davvero piaciuta. E&rsquo; anomala, meglio, particolare, nel contesto della tipologia, fin dal colore, un marrone con riflessi arancioni alquanto nebbioso. Bella la schiuma fine e cremosa, veramente attraente l&rsquo;aroma, un misto di croccante/terroso, con il malto (che sembra travestirsi, in questo caso, da cereale) in buona evidenza, e uno speziato piccante e tenace (viene brassata, questa birra, utilizzando anche il pepe nero). In bocca &egrave; leggera e scattante, assolutamente non fugace: perfetta la carbonazione, decisa la speziatura (accanto al pepe anche il coriandolo), delicata la componente fruttata (ciliegia, fichi?), coerente l&rsquo;amaricante, dato da un luppolo ben distribuito e da un lievito alquanto abbondante. Finisce molto fresca e &ldquo;lievitosa&rdquo;, anche perch&eacute;, nel fondo del bicchiere,di lievito ce n&rsquo;era finito tanto. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4,5% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span><em>&copy;Alberto Laschi</em></span><em>.</em></span></span></div>
</p></div>
</div>

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		<title>KerstSmiske, la christmas beer della Smisje, in Birrerya</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 07:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha mantenuto (finora) la parola, Johan Brandt, patron della Bierbrouwerij Smisje: da quando ha decretato la &#8220;morte&#8221; produttiva di tutte ( o quasi) le birre da lui prodotte prima del trasferimento dei propri impianti da Assebroek a Mater, non ha prodotto alcun nuova birra se non la Smiske, l&#39;unica &#8220;nuova nata&#8221;. Era stato costretto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/logo-smisje11.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7265" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/logo-smisje11-300x236.jpg" style="width: 216px; height: 170px;" title="logo-smisje1" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ha mantenuto (finora) la parola, <em>Johan Brandt,</em> patron della <strong>Bierbrouwerij Smisje</strong>: da quando ha decretato la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/19/smisje-beer-no-more/">&ldquo;morte&rdquo; produttiva</a> di tutte ( o quasi) le birre da lui prodotte prima del <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/01/04/la-nuova-smisje-brouwerij/">trasferimento dei propri impianti </a>da <em>Assebroek</em> a <em>Mater</em>, non ha prodotto alcun nuova birra se non la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/05/la-smiske-gli-smisje-e-facebook/"><em><strong>Smiske</strong></em>,</a> l&#39;unica &ldquo;nuova nata&rdquo;. Era stato costretto a &ldquo;fare pulito&rdquo; del passato perch&eacute; le caratteristiche del nuovo impianto non gli permettevano un </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/johan-brandt.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7266" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/johan-brandt-224x300.jpg" style="width: 183px; height: 244px;" title="johan brandt" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">corretto ricorso alle passate ricette, e quindi: via tutto, una birra nuova di pacca (la <em><strong>Smiske</strong></em>, appunto) e del &ldquo;vecchio catalogo&rdquo; solo la <em><strong>Kerstbier</strong></em>, quando sarebbe stato il momento. E cos&igrave; &egrave; stato. O meglio, un&rsquo;altra birra poi &egrave; venuta fuori, ma &egrave; stata una birra un &ldquo;su ordinazione&rdquo; e con finalit&agrave; caritative. Nel week-end del <strong>22 </strong>e<strong> 23</strong> maggio scorso <em>Johan</em> ha brassato per la benemerita associazione di &ldquo;terapisti della birra&rdquo;, la<a href="http://www.lbt.be/"><u><em> Leuvense Biertherapeuten</em></u>,</a> associata allo <em>Zythos</em>, la <a href="http://www.ratebeer.com/beer/smisje-wisselbier-2010/128933/"><em><strong>Smisje Wisselbier</strong></em>,</a> una wheat ale con abv di <strong>6,5% </strong>(chiss&agrave; se era una delle vecchie ricette &hellip;.). L&rsquo;ho voluta citare, questa associazione perch&eacute; &egrave; proprio <a href="http://www.lbt.be/content/20000-leden-hebben-we-nodig">quella che pi&ugrave; si &egrave; adoperata</a>, nel momento della &ldquo;rivoluzione produttiva&rdquo; messa in atto da <em>Johan</em>, a rimpinguare quel gruppo di pressione, chiamiamolo cos&igrave;, su <em>facebook</em>, che avrebbe dovuto far cambiare idea al birraio. E&rsquo; che il numero di <strong>20.000</strong> fans richiesto da <em>Johan</em> per fare dietro &#8211; front &egrave; ancora molto al di l&agrave; da venire &hellip; e quindi mi sa che il nuovo corso della <a href="http://www.smisje.be/"><strong>Smisje</strong></a> sia ormai quello definitivo.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/kerstsmiske2.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7267" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/kerstsmiske2.jpg" style="width: 188px; height: 178px;" title="kerstsmiske2" /></a></div>
</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Tornando al presente, &nbsp;anche quest&rsquo;anno in <a href="http://www.birrerya.com/birrerya5/index.php?scelta=catalogo#desc"><strong>Birrerya</strong></a> &egrave; arrivata la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><u><em>christmas beer</em></u> </a>della <strong>Smisje</strong>, ribattezzata, per ribadire il nuovo corso, <em><strong>KerstSmiske</strong></em>. Stessa gradazione alcolica, <strong>11%,</strong> ma birra davvero molto &ldquo;nuova&rdquo;, decisamente diversa dalle precedenti e altrettanto interessanti edizioni di questa birra &ndash; regalo. E&rsquo; una birra </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/kerstsmiske.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7268" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/kerstsmiske-230x300.jpg" title="kerstsmiske" width="230" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&ldquo;semplificata&rdquo;, mi sento di poter dire. Sono spariti, o comunque rimangono molto dietro le quinte, alcuni orpelli gustativi frutto della pur sempre ricca fantasia produttiva di <em>Johan</em>. Le spezie ci sono ma non ne offuscano il profilo generale, l&rsquo;acool &egrave; evidente ma &egrave; molto pi&ugrave; armonico con il contesto, la terrosit&agrave; ne marca ancora il profilo, ma con toni meno scostanti. E&rsquo; birra molto pi&ugrave; lineare, che si fa bere davvero con estremo piacere, con una rotondit&agrave; che rende comunque giustizia ai pur sempre tanti <strong>11</strong> gradi alcolici. Il <em>Salty Dog</em> dell&rsquo;etichetta pu&ograve; davvero sorridere, in questo caso, perch&eacute; quello che c&rsquo;&egrave; nella bottiglia &egrave; davvero gran cosa. Bello il colore aranciato, enorme, cremosa e lungamente persistente la schiuma che la sovrasta, elgegante e relativamente rustico il naso, evidentemente terragno, relativamente caramellato, delicatamente fruttato. Fresca e moderatamente piccante al palato, regala una corsa regolare e senza scossoni, con frutta rossa candita, alcool, vaniglia e un po&rsquo; di legno che rivestono di volta in volta il ruolo di protagonista. Finisce, purtroppo, ma se ne va con eleganza e ponderatezza. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 11% vol.; <em>&copy;Alberto Laschi</em></span></span></div>

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		<title>Il Belgio, le statistiche, e una birra facile facile</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 04:15:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; di non molti giorni fa la pubblicazione delle statistiche sui consumi di birra in Belgio, riferiti all&#8217;anno 2009, a cura della Confederazione belga dei produttori di Birra.  Consumi che si sono rivelati in continuo, progressivo calo, anche se ad un ritmo più lento rispetto l&#8217;anno precedente: il consumo pro-capite di birra in Belgio infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; di non molti giorni fa la <a href="http://www.beerparadise.be/myDocuments/05/001%2Frapport_annuel_2009_-_site.pdf">pubblicazione delle statistiche</a> sui consumi di birra in Belgio, riferiti all&#8217;anno <strong>2009</strong>, a cura <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/belgian-beer-paradise.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4704" title="belgian-beer-paradise" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/belgian-beer-paradise.jpg" alt="" width="74" height="69" /></a>della <em><strong>Confederazione belga dei produttori di Birra</strong></em>.  Consumi che si sono rivelati in continuo, progressivo calo, anche se ad un ritmo più lento rispetto l&#8217;anno precedente: il consumo pro-capite di birra in Belgio infatti , nel <strong>2009</strong>, è stato di <strong>81</strong> litri, l&#8217; <strong>1,3%</strong> in meno rispetto al <strong>2008</strong>. Dieci anni fa, il consumo medio di birra era di <strong>100</strong> litri all&#8217;anno, venti anni fa di <strong>121</strong> litri, mentre all&#8217;inizio del <strong>XX secolo </strong>ogni belga beveva, in media, la bellezza di <strong>221</strong> litri di birra.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/statistiche.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4705" title="statistiche" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/statistiche-300x207.png" alt="" width="300" height="207" /></a></p>
<p>I numeri generali della produzione sono relativamente stabili, con i volumi totali quasi invariati nel <strong>2009 </strong>rispetto all&#8217;anno precedente, e con una buona tenuta delle esportazioni, aumentate dello <strong>0,9% </strong> rispetto al <strong>2008</strong>, tanto che della produzione totale della birra in Belgio, ben il <strong>56,7% </strong>viene esportato, in <em>Francia, Gran Bretagna</em> e <em>Germania,</em> con un vero e proprio boom negli <strong>USA</strong>, nei quali in soli 5 anni il volume delle birre esportate è quasi quintuplicato (da <strong>376.000</strong> hl. a <strong>1.346.000</strong> hl.), anche se, in questo caso,  sotto sotto c&#8217;è lo zampino di <em>ABInbev</em>, con la sua storica presenza (nel suo ramo americano) sul mercato USA.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/statistiche2.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4706" title="statistiche2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/statistiche2-300x179.png" alt="" width="300" height="179" /></a></p>
<p><strong>124</strong> sono i birrifici belgi  &#8220;ufficiali&#8221;, che generano un volume di affari di <strong>1.951</strong> milioni di euri, con <strong>5.550</strong> operai impiegati direttamente nelle varie brouwerij, e ben <strong>60.000 </strong>nell&#8217;indotto. Cercando una qualche similitudine con il mercato italiano, spulciando un po&#8217; il report, si nota anche in Belgio una progressiva inversione di tendenza nei consumi di bevande nella ristorazione: pur rimanendo il vino la &#8220;prima scelta&#8221; dei belgi nel<strong> 68% </strong>dei casi, la birra è invece passata dal <strong>18%</strong> del <strong>2007</strong> al <strong>24% </strong>del<strong> 2009</strong>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/12/news-in-ordine-sparso/">confermando un trend riscontrabile anche in Italia.</a> Altro aspetto importante dell&#8217;intero comparto produttivo birrario belga, è la sua forte impronta &#8220;ecologica&#8221;: nel <strong>2009</strong> ben il <strong>77,69% </strong>delle birre immesse sul mercato sono state vendute in imballaggi riciclabili (bottiglie, fusti, casse), mentre i litri di acqua necessari per produrre <strong>1 litro di birra</strong> sono passati dai <strong>10-20</strong> del <strong>1990</strong> ai <strong>4-7 </strong>del <strong>2009</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/statistiche4.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4707" title="statistiche4" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/statistiche4-300x160.png" alt="" width="300" height="160" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>La Rousse de Brabant</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Parlando del Belgio, difficile non parlare di una birra belga. Per questo post scelgo una birra commercializzata da non molto dalla <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=john+martin"><strong><em>John Martin</em></strong></a> e brassata presso l&#8217;abbazia de <em>La Trappe,</em> <em><strong>La Rousse de Brabant</strong></em>. Lo dico subito, non è <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/20100402122845-BoutRousseBrabant.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4708" title="20100402122845-BoutRousseBrabant" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/20100402122845-BoutRousseBrabant-84x300.jpg" alt="" width="84" height="300" /></a>una birra di punta nel panorama birrario belga (anche se di origini e produzione un po&#8217; &#8220;oriunde&#8221;), non rappresenta il segmento d&#8217;eccellenza, ma è birra facile facile da bere, senza troppe pretese, ma che regala delle buone soddisfazioni. Questo per dimostrare che si può fare una birra buona, corretta, non complicatissima, adatta a soddisfare tutti i tipi di palati, anche quelli più esigenti, senza per questo farla diventare sciatta o banale. La <em>Rousse de <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brabante_Settentrionale">Brabant</a></em> è una <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/24/stili-birrari-del-belgio-belgian-ales-2%C2%B0-parte/"><em>belgian ale</em></a> di soli<strong> 5° alcolici</strong>, ambrata, imbottigliata in una elegante confezione serigrafata. Malti tostati, un po&#8217; di caramello, una punta di zucchero, e una luppolatura fine e delicatamente amarognola. Ben frizzante, bello l&#8217;aspetto,  di un bel rosso ramato, corretto senza essere trascendentale l&#8217;aroma; ha corpo giuzzante e scattante, che invita alla bevuta. La quale si rivela ricca e soddisfacente, con una pulizia finale che ne esalta la beverinità e ne incentiva il &#8220;ribere&#8221;. Non è certo ricca di sfumature o variabili, non è il trionfo dei luppoli, ma, secondo il mio modesto parere, fa nettamente le scarpe alla <em>Palm </em>di questi tempi. Bevuta fresca, va giù che è un piacere, anche come aperitivo. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc.5% vol.;<em> ©Alberto Laschi</em></p>

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		<title>Fantome, nuovi arrivi in Birrerya</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due anni fa Dany Prignon ha festeggiato i suoi primi 20 anni &#8230; di vita brassicola, e ne abbiamo dato conto in un post nel quale lui stesso raccontava di sè  e  della propria scommessa lavorativa (e di vita). Scommessa che parte da Soy, nelle Ardenne valloni, zona di lingua francese nel sud-est del Belgio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/f5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4554" title="f5" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/f5.jpg" alt="" width="320" height="130" /></a></p>
<p>Due anni fa <em>Dany Prignon</em> ha festeggiato i suoi primi <strong>20</strong> anni &#8230; di vita brassicola, e ne <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/08/20-anni-di-fantome/">abbiamo dato conto in un post</a> nel quale lui stesso raccontava di sè  e  della propria scommessa lavorativa (e di vita). Scommessa che parte da <em><strong>Soy</strong></em>, nelle <em>Ardenne</em> valloni, zona di lingua francese nel sud-est del Belgio, ed arriva (si fa per dire) a<a href="http://www.sheltonbrothers.com/beers/results.asp"> Shelton Brothers</a>, che ha aperto le porte dell&#8217;<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/f3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4555" title="f3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/f3-300x253.jpg" alt="" width="233" height="196" /></a>America a questo piccolo ma osannato produttore artigianale di birra. La <a href="http://www.fantome.be/">Brasserie Fantome </a>di <em>Dany</em> ha la propria sede in un modesto ma caratteristico casolare di campagna ai margini del piccolo villaggio di Soy, nel distretto di <em>Marche-en-Famenne</em>. Aperta nel <strong>1988</strong> da <em>Dany</em> (che già possedeva vari pubs nella zona, e lavorava per l’ufficio turistico della provincia) e da suo padre, con l’impianto di produzione, piccolo, dismesso dalla <em>Brasserie D&#8217;Achouffe</em> e da loro acquistato. Il nome della brasserie è legato alla leggenda di un fantasma (quello della principessa <a href="http://www.la-roche-tourisme.com/fr_attractions.php?variable=fantome|Attractions|Fant%C3%B4me%20de%20La%20Roche|fr"><em>Berthe de La Roche</em></a>) che apparirebbe nella zona di <em>Durby</em> (a <em>La Roche-en-Ardenne</em>, per la precisione) in vari periodi dell’anno, camminando in mezzo alle rovine del castello della cittadina stessa. Al di là del folklore locale, all’origine di questa attività imprenditoriale c’è stata la volontà di <em>Dany</em> di “animare” turisticamente la regione in cui vive, creando occasioni di ritrovo legate anche alla produzione brassicola, nella quale comunque eccelle. Ed eccelle “a modo suo”: prodotte in piccoli lotti e quindi dalla disponibilità molto limitata, le sue birre, quelle “stabili” e quelle frutto dei suoi innumerevoli e<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/f2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4556" title="f2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/f2-300x225.jpg" alt="" width="241" height="182" /></a> periodici esperimenti, sono ormai un oggetto di culto per gli appassionati (belgi e non) di birra artigianale.Ricercate perchè spesso “stravaganti”, comunque particolari, con gusti ed ingredienti sicuramente non banali. <em>Dany</em> infatti nel produrre, oltre ai 4 pilastri (acqua, malto, luppolo, lievito) classici usa spesso anche erbe aromatiche e spezie, senza tuttavia  far ricorso ad alcun tipo di additivo chimico: tutto questo fa sì che le sue birre siano in continua evoluzione (per usare un eufemismo) e spesso “variabili” (e anche questo, a volte, è un eufemismo).</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Brise-BonBons</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">C&#8217;era già stata, sul<a href="http://www.inbirrerya.com/2007/08/20/fantome-brise-bonbons/"> catalogo di Birrerya, tre anni fa</a>, questa saison robusta di<strong> 8</strong>° alcolici, e quindi la curiosità di riassaggiarla dopo così tanto tempo era notevole, tenendo conto soprattutto della capacità di<em> Dany</em> di &#8220;stravolgere&#8221; spesso i propri prodotti, anche quelli più tradizionali.<a href="http://www.sheltonbrothers.com/beers/beerProfile.asp?BeerID=169"> Descritta sul sito di Shelton</a> (e anche sulll&#8217;etichetta) con <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/Brise-BonBon.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4560" title="Brise-BonBon" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/Brise-BonBon-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>funambolici giochi di parole, presentata come la risposta definitiva per gli &#8220;<em>esperti auto-nominati di qualunque cosa</em>&#8221; e per &#8220;t<em>utti coloro che sono convinti di fare qualsiasi cosa meglio di te</em>&#8220;, questa bionda corposa e amaricante è solo e soltanto una bella birra, al di là delle (comprensibili) strategie di marketing. Rispetto al precedente assaggio, l&#8217;ho trovata molto meno rustica e terragna e molto più bitter, forse la <em>Fantome </em>più amaricante assaggiata fino ad oggi. Ricca però di un amaro che non disturba nè ostacola: un amaro diffuso, asciutto ed equilibrato, che regala sensazioni erbacee e  moderatamente fruttate, astringenti (limone, pompelmo) ma armoniche. Il malto le conferisce la corretta robustezza e rotondità, rendendola allo stesso tempo morbida, consistente ma anche asciutta e filante. La carbonazione decisa ed omogene aiuta in tutto e per tutto l&#8217;approccio gustativo, dopo che già l&#8217;olfatto aveva avuto le proprie belle soddisfazioni. Bello anche il colore, un biondo aranciato meno velato e carico della precedente versione; corposa e persistente la schiuma che permane a lungo. Una bella birra estiva, asciutta e rinfrescante. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8% vol.;<em> ©Alberto Laschi</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Fleur de Bomal</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Un&#8217;altra <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/08/09/le-bieres-de-saison/"><em>saison</em></a> della <em>Fantome,</em> ancora più particolare della <em><strong>Brise-BonBon</strong></em>: particolare per la sua &#8220;origine&#8221; (è stata brassata infatti per il gemellaggio fra il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bomal">villaggio belga di Bomal</a> e quello <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fleurie">francese di Fleurie</a>), particolare per la spezia usata nel suo confezionamento (l&#8217;origano). A dirla così (l&#8217;origano nella birra?) suona davvero strano,  e potrebbe far presagire all&#8217;ennesimo esperimento estremo della <em>Fantome</em>; quindi conviene dirlo subito, l&#8217;origano c&#8217;è, si sente, la caratterizza, ma non la es<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/fleur-de-bomal.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4559" title="fleur de bomal" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/fleur-de-bomal-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>tremizza. E&#8217; particolare, ma molto, molto beverina, anche a dispetto di una gradazione alcolica non proprio irrilevante <strong>(8°</strong> alc.). E&#8217; bionda, dalla schiuma fine e non molto persistente, a bolle relativamente grosse, e fin dall&#8217;aroma le note inconfondibili dell&#8217;origano si presentano evidenti; ma inserite in un contesto mediamente fruttato e astringente (anche qui limone, pompelmo, un citrico legegro e diffuso) che dà come risultato finale un buon equilibrio olfattivo. Meno effervescente della <em><strong>Brise</strong></em>, ha corpo un po&#8217; più scattante e nervoso, con buone sensazioni legate al sapore di malto e frumento, di lievito speziato, di luppolo svelto e pulito. Si fa apprezzare anche per la corsa finale asciutta e lineare, che la rende fresca e rinfrescante. Un buon esperimento produttivo, molto meno estremo di quanto uno potesse temere. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8% vol.;<em> ©Alberto Laschi</em></p>

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		<title>Due nuove/vecchie saison</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 06:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono da pochi giorni rientrate a far parte del catalogo di Birrerya, le due saison delle quali fra poco dirò: la Rulles Estival e la Saison D&#8217;Erpe Mere della Glazen Toren, due esponeneti di spicco all&#8217;interno dell&#8217;arcipelago delle saison belghe. Nuove, perchè brassate quest&#8217;anno, &#8220;vecchie&#8221; perchè fanno parte di una storica tradizione produttiva del Belgio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono da pochi giorni rientrate a far parte del <a href="http://www.birrerya.com/birrerya5/index.php?scelta=catalogo">catalogo di <em>Birrerya</em></a>, le due <em>saison</em> delle quali fra poco dirò: la <em><strong>Rulles Estival </strong></em>e la <em><strong>Saison D&#8217;Erpe Mere</strong></em> della <a href="http://www.inbirrerya.com/page/2/?s=glazen+toren"><em>Glazen Toren</em></a>, due esponeneti di spicco all&#8217;interno dell&#8217;arcipelago delle saison belghe. Nuove, perchè brassate quest&#8217;anno, &#8220;vecchie&#8221; perchè fanno parte di una storica tradizione produttiva del Belgio. Utile fare il punto sullo stato dell&#8217;arte di entrambi, assaggiate a pochi giorni di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/banner-saisonderpemere.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4172" title="banner-saisonderpemere" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/banner-saisonderpemere-300x91.jpg" alt="" width="300" height="91" /></a></p>
<p>Non più di due mesi fa, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/22/news-birrarie-2/">l&#8217;avevo scritto</a>, la saison del birrificio di <a href="http://www.inbirrerya.com/tag/jef-van-den-steen/"><em>Jef van Den Steen</em></a> (&amp; Co.) era stata inserita dal prestigioso magazine americano <a href="http://draftmag.com/magazine/articles/114"><em>Draft Magazine</em></a> fra le <strong>migliori 25 birre</strong> nel mondo dell&#8217;anno <strong>2009</strong>: tale riconoscimento fa ora bella mostra di sè sull&#8217;elegante incarto della bottiglia. L&#8217;ultima volta che l&#8217;avevo assaggiata aveva una veste ancora diversa<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/erpe-mere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4173" title="erpe mere" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/erpe-mere-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a> da quella tradizionale, trovandosi nella <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2009/01/saison-derpe-mere-special-eindejaar.html">sua versione speciale</a>, messa sul mercato nell&#8217;occasione delle festività natalizie del <strong>2008</strong>. Riassaggiandola adesso, penso di aver chiuso, in qualche modo, un cerchio, ritornando un po&#8217; all&#8217;origine. Che parla di una birra sostanzialmente inconfondibile, materialmente imponente, assolutamente originaria. Poi può non piacere la grande amarezza che porta in dote, come la frizzantezza non proprio marginale: ma la <em><strong>Saison d&#8217;Erpe Mere</strong></em> è pur sempre la <em><strong>Saison d&#8217;Erpe Mere</strong></em>, ancora più caratterizzata della <em>Saison Dupo</em><em>nt</em>.<span style="color: #000000;"><span style="font-family: georgia,palatino;"> Malto <em>Pilsener,</em> frumento di  Bamberga, zucchero liquido, luppoli <em>Saaz, Hallertau Mittelfrueh</em>, <em>Target</em> e lievito, senza  nessuna spezia in aggiunta. E&#8217; una bomba luppolata: non so quale sia il suo <strong>IBU</strong>, ma penso che non sia tanto la quantità quanto l&#8217;assolutezza che le conferisce questo carattere e questa caratteristica. Robusta, con il suo <strong>6,9% </strong>di vol. alc., non elevatissimo, ma comunque perfettamente apprezzabile; bionda opalescente con il suo vaporoso cappello di schiuma, abbondante e persistente. Luppoli europei, secchi, astringenti, dal grande potere amaricante, che fanno terra bruciata</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: georgia,palatino;"> al naso e la palato. Le papille gustative ne restano quasi anestetizzate. Frizzante, molto frizzante, la qual cosa contribuisce ancor di più a diffondere con la massima invadenza possibile le ondate di luppolo. Solo nel finale, accanto all&#8217;erbaceo asciutto e amaricante del luppolo, emerge un citrico abbastanza piccante e non sottaciuto, che le regalano l&#8217;ultima variabile gustativa. Solo per palati attrezzati, e per teste che cercano tradizione piuttosto che innovazione. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,9% vol.; </span></span><em>©Alberto Laschi.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/la_rulles_estivale_2005_big.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4174" title="la_rulles_estivale_2005_big" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/la_rulles_estivale_2005_big-300x220.jpg" alt="" width="231" height="169" /></a><br />
</em></p>
<p>La prima cotta in assoluto <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=gregory+verhelst"><em>Gregory Verhelst</em></a> l&#8217;ha fatta, nel birrificio di <em>Rue Maurice Grevisse</em>, <strong>10 anni</strong> fa, nell&#8217;aprile del <strong>2000</strong>; la <em><strong>Rulles Estival</strong></em> la si potrebbe definire come  la &#8220;<em>birra di mezz&#8217;età</em>&#8220;, nel senso che è stata brassata per la prima volta <strong>5 </strong>anni fa, esattamente a metà strada dell&#8217;attuale cammino produttivo, già carico di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/estivale-bottle.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4175" title="estivale-bottle" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/estivale-bottle.jpg" alt="" width="186" height="214" /></a>riconoscimenti ed apprezzamenti nazionali ed internazionali. Ne avevo parlato l&#8217;ultima volta al ritorno dallo <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/rulles-estival-zythos-bier-festival.html">Zythos di due anni fa </a>, in maniera quasi entusiastica, parere che è rimasto inalterato (per quanto mi riguarda) anche dopo lo <a href="http://www.inbirrerya.com/category/villaggio/villaggio-della-birra-2009/">scorso<em> Villaggio della Birra,</em></a> che ha visto l&#8217;<em><strong>Estival</strong></em> fra le birre più gettonate in assoluto. La nuova versione, o meglio, la nuova cotta, l&#8217;ho trovata più &#8220;tranquilla&#8221;, meno fantasiosa e/o stuzzicante rispetto all&#8217;anno scorso. Sempre una signora birra, dal bel caratterino e dalle caratteristiche ben delineate, ma l&#8217; <em>Amarillo</em>, il <em>Cascade</em> e il <em>Warrior</em> mi sembrano un po&#8217; più sottotraccia rispetto al passato. Se ne avverte la presenza, ma bisogna indagare un po&#8217; più a fondo, calibrare bene gli strumenti percettivi, perchè, rispetto al passato, la <em><strong>Estival</strong></em> va &#8220;studiata&#8221; un po&#8217; di più. Fresca e rinfrescante, egualmente beverina, ha accentuato, secondo me, la componente watery, che, di conseguenza, ha un po&#8217; più stemperato azzardi modaioli, comunque più che apprezzati. Moderatamente frizzante, molto molto meno della <em><strong>Saison d&#8217;Erpe Mere</strong></em>, ha corsa più regolare, meno astringente, ma egualmente dissetante. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 5,2% vol.; <em>©Alberto  Laschi.</em></p>

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