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	<title>inbirrerya &#187; birra italiana</title>
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		<title>Italians do it bi(e)tter</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uno dei capisaldi della tradizione brassicola anglosassone, suscita ricordi e rimpianti plurimi, è indissolubilmente legata al concetto di pinta, è l&#8217;amaro che invoglia. Le Bitter ales, che &#8220;come le facevano una volta&#8221; non le fanno più, o quasi, non solo in Inghilterra; ma mai dire mai. Si racconta in giro di nuovi e giovani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/brewfist-+-rurale.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11448" title="brewfist + rurale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/brewfist-+-rurale-300x179.png" alt="" width="247" height="147" /></a>E&#8217; uno dei capisaldi della tradizione brassicola anglosassone, suscita ricordi e rimpianti plurimi, è indissolubilmente legata al concetto di pinta, è l&#8217;amaro che invoglia. Le <span style="text-decoration: underline;"><em>Bitter ale</em></span>s, che &#8220;come le facevano una volta&#8221; non le fanno più, o quasi, non solo in Inghilterra; ma mai dire mai. Si racconta in giro di nuovi e giovani birrai inglesi che c&#8217;hanno &#8220;ripreso la mano&#8221; nel farle come devono essere fatte (e come lo erano fatte); e anche di italiani che ci hanno saputo e ci sanno fare. E&#8217; il caso di  <em>Pietro di Pilato</em> del <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/12/un-giovanissimo-birrificio-italiano-brewfist/"><strong>Brewfist</strong></a> e di <em>Lorenzo Guarino</em> del <strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/05/birrificio-rurale-con-la-sua-seta/">Birrificio Rurale</a>.</strong> A loro il mio personale premio (assieme alla coppia <em>Carilli/Allo</em> di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/04/gli-italiani-al-villaggio-toccalmatto/"><strong>Toccalmatto</strong></a>, ora &#8220;scissa&#8221;) di miglior birrai &#8220;inglesi&#8221; in Italia, almeno per quanto riguarda la sezione<em> bitter.</em></p>
<p>Il <a href="http://www.camra.org.uk/"><strong>CAMRA</strong>,</a> quelli del <strong>Brewfist</strong>, li dovrebbe tenere davvero d’occhio: una <em><span style="text-decoration: underline;">premium bitter</span></em> come la <strong><em>Jale</em></strong> di Codogno, soprattutto se spillata a pompa (come è capitato a me) è davvero un’ottima re-incarnazione del concetto di <em>Real Ale</em>, una di quelle tipologie birrarie più amate e più “protette” da quelli del <strong>CAMRA</strong>, appunto. Un anno e mezzo appena di vita, e già cinque birre, una migliore dell’altra, tutte sempre a posto, tutte molto curate, tutte molto apprezzate, in giro, anche per il loro correttissimo rapporto qualità/prezzo (uno dei pochissimi birrifici italiani che ce l’ha fatta). La <strong><em>Jale </em></strong>era quella che mi mancava, dopo aver già assaggiato<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/11/in-giro-per-birre/"> <strong><em>24K</em></strong></a>, <strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/11/in-giro-per-birre/">Fear</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/12/un-giovanissimo-birrificio-italiano-brewfist/">Space Man</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/12/un-giovanissimo-birrificio-italiano-brewfist/">Burocracy</a></em></strong>, e come, per me, la <strong><em>Burocracy </em></strong> la si può <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/BrewFist-Jale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11449" title="BrewFist-Jale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/BrewFist-Jale-300x283.jpg" alt="" width="230" height="217" /></a>considerare una delle migliori (se non la migliore) <em><span style="text-decoration: underline;">ipa</span></em> italiana, così la <strong><em>Jale </em></strong>è, sempre per me, una delle migliori <em><span style="text-decoration: underline;">bitter</span></em> delle nostre parti, al pari della<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/11/in-giro-per-birre/"> <strong><em>Stray Dog</em></strong> </a>di <strong>Toccalmatto</strong> e della <strong><em>Milady</em></strong> del <strong>Birrificio Rurale</strong>. Una birra pensata all’inglese, una birra brassata all’inglese (del resto, l’aver lavorato alla <strong>Fuller’s</strong> un po’ di imprinting l’avrà pure lasciato …), con una solida e armonica base maltata (<em>Maris Otter, Crystal, Chocolate, Monaco</em>) e un grande sfoggio di luppoli albionici (<em>challenger, first gold, bramling cross, east kent golding</em>), una birra da “spillare” all’inglese. Aggiungere CO2 la snaturerebbe, spillata a pompa racconta di banconi lucidi e affollati, di publicans attempati, di atmosfere retrò. L’ambrato doveroso e necessario, un (quasi insolito, per questo stile) cappello di schiuma compatto e cremoso, un naso non ricchissimo, ma caratterizzato più dal malto/caramello che dall’erbaceo/speziato. E’ in bocca che  da il meglio di sé: robusta, rotonda ma anche impegnativa, ruvida e un po’ scortese, poco accomodante. Se volevi l’amarezza, con la <strong><em>Jale,</em></strong> la trovi, a grandi dosi: un’amarezza asciutta e screziata, quasi solida, che pizzica a lungo lingua e palato, che si deposita sul fondo della lingua e, soprattutto, in testa. Te la ricordi a lungo, perché l’amaro, fisicamente, ci mette tanto a mollare; e te la ricordi con gusto e con piacere, perché ti sei (ri)trovato di fronte ad un pezzetto della vecchia Inghilterra, una volta popolata di birre così ben fatte, e ad un pezzetto della tradizione birraria che appartiene, per fortuna, non solo a quel popolo. Non voglio berla in bottiglia. Assaggiata spillata a pompa; alc. 5,6% vol. (IBU 40); © Alberto Laschi</p>
<p>Invece di “<em>famola strana</em>”, quelli del <strong>Rurale</strong> si son detti: “<em>famola semplice</em>”. Ed è saltata fuori la <strong><em>Milady</em></strong> che, come suggerisce il nome, tradisce elegantemente la sua origine inglese. E’ una <em><span style="text-decoration: underline;">premium bitter</span></em> “semplice” ma assolutamente non “ordinaria”: è uno di quei pochi ma, per fortuna, non pochissimi, indispensabili casi nei quali la semplicità assume la caratteristica di pregio e non di difetto. Certo, è birra che non regalerà sensazioni spettacolari agli amanti delle birre strutturate  o “ricercate”, ma è birra che, invece, regalerà la sensazione “definitiva” di beverinità e semplicità; una bitter<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Rurale-Milady.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11450" title="Rurale Milady" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Rurale-Milady-300x99.jpg" alt="" width="333" height="110" /></a> ale spostata quasi totalmente nel territorio delle <em>session beers.</em> È ambrata, è “profumata” (non tanto di malto quanto di luppolo erbaceo), ha una bella schiuma, sufficientemente compatta e, soprattutto, regala tanto al palato. Il <em>Maris Otter</em> impiegato le regala una delicata dolcezza e morbidezza, che costituisce la piattaforma dalla quale poi si stacca tutta la bella e ricca componente luppolata, molto, molto british. Luppolata senza esagerare (molto meno strong bitter di quanto la classificazione ufficiale recita), con un floreale che fa capolino nella parte finale della bevuta, mai noiosa o monocorde. E’ rotonda, il moderato grado alcolico (<strong>5,5%</strong> abv) incrementa ulteriormente questo aspetto piacevolmente beverina, una frizzantezza mai invasiva la ripulisce e la vivacizza quanto basta. Il sito del <strong>Rurale</strong>, nel descriverla, mette sull’avviso: il carattere sinuoso e insinuante di questa birra “<em>può stregare e creare dipendenza</em>”. E’ vero: con me ce l’ha fatta. Indovinatissimo il formato da <strong>0,50</strong> cl.; <strong>0,33</strong> sarebbero stati davvero troppo pochi. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 5,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Le tre migliori</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come al solito, per le feste di natale, assaggi e bevute in ordine più o meno sparso di winter warmer, le birre di questo periodo: non tutto buonissimo, non tutto apprezzabile, ma alcune birre davvero ottime. Nella mia personalissima classifica, qui di seguito le tre birre italiane sul podio, per quest&#8217;anno, fra le christmas beer. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito, per le feste di natale, assaggi e bevute in ordine più o meno sparso di <span style="text-decoration: underline;"><em>winter warmer</em></span>, le birre di questo periodo: non tutto buonissimo, non tutto apprezzabile, ma alcune birre davvero ottime. Nella mia personalissima classifica, qui di seguito le tre birre italiane sul podio, per quest&#8217;anno, fra le <span style="text-decoration: underline;"><em>christmas beer</em></span>.</p>
<p><em><strong>Extraomnes kerst</strong></em></p>
<p>Non è un clone (belga), è una creazione &#8220;originale&#8221; di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/09/extraomnes-cave-canem-e-schigi/">Schigi e della sua banda</a>: la testa di questa birra è sicuramente in Belgio (mi viene in mente, quale possibile punto di riferimento, la <em><strong>Avec</strong></em> della <strong>Dupont</strong>), ma la fantasia nostrana le ha aggiunto una livrea del tutto specifica. E&#8217; una birra che combatte la noia (con la quale si deve fare i conti quando, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/extraomnes-kerst2.jpg.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11951" title="extraomnes kerst2.jpg" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/extraomnes-kerst2.jpg-300x281.png" alt="" width="195" height="184" /></a>appunto, ci si imbatte in un qualsiasi clone di una qualunque cosa), è elegante, piacevole e relativamente vivace. E&#8217; birra che &#8220;si muove&#8221;, nel bicchiere e nella testa. Bionda aranciata, delicatamente opalescente, tanto lievito che scivola nel bicchiere, un sacco di frutta e di spezie all&#8217;aroma (pera, pesca, chiodi di garofano, coriandolo &#8230;), delicatamente sprigionato da una bella testa di schiuma, corposa e stabilmente &#8220;operativa&#8221;. E&#8217; alcolica, sagacemente e subdolamente alcolica, in bocca è dolce di marzapane, carica di zuccheri e allo stesso tempo asprigna come il <a href="http://sommeliermassimo.blogspot.com/2009/11/il-giulebbe-del-nuovo-mondo.html">giulebbe</a>; anche al palato ci si sente l&#8217;Oriente, speziata quanto basta, con una debole acidità che ne contorna il finale. Più strong che triple, è il Belgio nel bicchiere: ma siamo in Italia, a Marnate, nuova provincia brassicola del Belgio. Una birra con &#8220;dedica&#8221;, in pieno stile schigiano, per leggere la quale mi ci sono sbattezzato (salvo poi trovarmela spiattellata su una moltitudine di siti web); dedica che si è meritata un contrappasso e un&#8217;appendice, i cui frutti si potranno apprezzare al prossimo IBF di Milano ( dove porteranno il nome di <em><strong>Tainted Love</strong></em>). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 10,12% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Maltus Faber Birra di Natale</strong></em></p>
<p>L&#8217;abv di prammatica (per birre di questo stile): <strong>8%</strong> vol. alc. La struttura necessaria (tanto malto, un luppolo discreto, una speziatura delicata). Il finale dovuto (correttamente riscaldante). Questo lo &#8220;schema&#8221; della birra di Natale di Fausto e Massimo, <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/10/maltus-faber-birrificio-in-genova/">birrai in Genova</a>, che quest&#8217;anno ho trovato ancor più delicata e amabilmente complessa dello scorso anno. Ci <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Maltus-faber-birranatale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11952" title="Maltus faber birranatale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Maltus-faber-birranatale-161x300.jpg" alt="" width="116" height="217" /></a>sono andati con il calibro, a smussarne angoli e spigoli per costruirne una versione ancor più raffinata della già ottima precedente edizione: ha un carattere delicato e speziato, con la componente alcolica gradevolmente latente, rimpiazzata (o affiancata, meglio) da un bel bilanciamento malti/luppoli e da un apprezzabilissimo spettro olfattivo e degusativo piccante di spezie (coriandolo, mi sembra). E&#8217; rotonda, ha una schiuma che tanto di cappello, è frizzante quel tanto che basta, ha la persistenza che vorresti trovare sempre nelle birre di qualità e un finale che la trattiene a lungo dalle tue parti. Nessuna estremizzazione, nessuna marcatura del territorio (birrario) con qualcosa di troppo: l&#8217;equilibrio del tutto nella correttezza di ciascuna delle sue componenti, con il caramello biscottato che si riserva una leggera preminenza sul tutto. Anche qui la testa è in Belgio, anche in questo caso guai a parlare di clone. Ma anche in questo caso siamo in Italia. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 8% vol.;  © Alberto Laschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Olmaia Christmas Duck vers. 2011</strong></em></p>
<p>Nella versione precedente della sua birra di Natale<em> Moreno</em> ci metteva il miele di olmo; in questa invece ci ha messo la Melata di bosco. Che cosa sia, lo faccio dire a <a href="http://www.apifranco.it/melata.html">chi se ne intende più di me</a>: <em>la melata, sorellastra buona e salutare del <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/olmaia-christmas-duck.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11954" title="olmaia christmas duck" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/olmaia-christmas-duck-240x300.png" alt="" width="223" height="280" /></a>miele, è la sostanza prodotta dal metabolismo degli afidi, ed altri piccoli insetti, che succhiano la linfa dalle foglie delle piante. Le api raccolgono questa sostanza zuccherina e la elaborano trasformandola in miele di melata, molto ricca di sostanze minerali, potassio, fosforo, ferro. Il sapore di questo miele è un pò meno dolce rispetto ai mieli di nettare ed è caratteristico con il suo retrogusto di corteccia, terra e zucchero. </em>Non ho assaggiato la precedente versione, e quindi non posso fare paragoni: posso e devo dire, però, che la <em><strong>Christams Duck</strong></em> dell&#8217;Olmaia di quest&#8217;anno è davvero, davvero piacevole e ben fatta.<em> Ratebeer</em> la classifica come una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span><em>, </em>ma è la meno belga delle tre italiane di Natale: è una birra rustica e ruspante della <a href="http://birrificioolmaia.weebly.com/index.html">Val d&#8217;Orcia,</a> davvero, una birra pensata con la testa &#8220;di qua&#8221;, più che in  Belgio. E&#8217; bruna, dalla bella testa di schiuma fine e cremosa, una birra &#8220;asciugata dal miele&#8221;, più che &#8220;appiccicosa di miele&#8221;. Bello davvero l&#8217;effetto asciutto, ruvido, legnoso e terragno che la melata di bosco regala a questa birra, molto frizzante e molto dissetante, a dispetto dei suoi pur ragguardevoli <strong>8,5%</strong> di vol. alc. Spicca la latenza della caramellosità, in questa birra, e la prevalenza della ruvidità, che le regalano un&#8217;estrema pulizia e una assoluta mancanza di strascichi gustativi indesiderati (e indesiderabili). Birra che si fa bere e ribere, giustificando in questo modo il suo nome: la &#8220;nana&#8221; di Natale infatti porta questo nome perchè dalle parti di Moreno quando uno alza un po&#8217; il gomito dicono che abbia &#8220;la nana&#8221;. Cosa che può sicuramente sopravvenire, se non si applica il limitatore di giri allo sbicchieramento di questa ottima birra. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 8,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Ermes, la blanche di Pausa Cafè</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 13:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; tenuta su solo dalle spezie, e non certamente dal luppolo che, seppur figurando fra gli ingredienti, è (presumibilmente) usato più come stabilizzatore e conservante della birra, più che nella sua funzione di amaricante. Sto parlando della Ermes di Pausa Cafè, il cui nome non ho ben capito a cosa si riferisca (forse alla divinità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; tenuta su solo dalle spezie, e non certamente dal luppolo che, seppur figurando fra gli ingredienti, è (presumibilmente) usato più come stabilizzatore e conservante della birra, più che nella sua funzione di amaricante. Sto parlando della <em><strong>Ermes</strong></em> di <strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/12/taquamari-pausa-cafe/">Pausa Cafè</a>,</strong> il cui nome non ho ben capito a cosa si riferisca (forse alla divinità greca?); se per altre birre di <strong>Pausa</strong> il nome era il risultato di un acronimo (<em><strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/03/sibilla-e-t-i-p-a-due-tipe-da-villaggio/">T.I.P.A.</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/09/altre-due-birre-del-prossimo-villaggio-forse/">P.I.L.S.</a></strong></em>) e per altre un esplicito riferimento alle materie prime <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/birra_pausacafe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10188" title="birra_pausacafe" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/birra_pausacafe-300x63.jpg" alt="" width="300" height="63" /></a>utilizzate (<em><strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/12/taquamari-pausa-cafe/">Taquamari</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/23/chicca-batte-cafe-racer-3-0/">Chicca</a></strong></em>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/26/due-modi-di-fare-la-fermentazione-spontanea/"><em><strong>Martina</strong></em></a>), la <em><strong>Ermes,</strong></em> a questo riguardo, è un mezzo mistero. Ma non è assolutamente birra misteriosa: esplicita la sua origine, esplicita la sua caratterizzazione, come si legge sulla label. Una birra<em> ispirata</em> alle <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/03/05/birre-bianche-blanchewit-bier/"><em>biere blanche belghe</em></a>, delle quali è una intrerpretazione non proprio fedelissima, visto che fra le materie prime impiegate non compare il frumento. Altra importante differenziazione è data dall&#8217;uso di un <em>lievito innovativo</em> della <strong>Anchor</strong> e <em>da un uso alchemico di spezie</em>, fra le quali <em>una magica miscela di incensi. </em>Una blanche &#8220;provocatoria&#8221;, quindi, come molte delle (per me splendide) birre di <em>Andrea Bertola</em>, che, pur ispirate a stili classici, se ne distinguono spesso per le scelte non banali in quanto a materie prime e a processo produttivo, grazie alla genialità del mastro birraio.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/ermes.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11504" title="ermes" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/ermes.jpeg" alt="" width="189" height="166" /></a></p>
<p>Ritorrnando alla <em><strong>Ermes</strong></em>, ti devono piacere (tanto) le spezie, o, almeno, devi essere un appassionato della speziatura birraria perchè questa birra ti possa piacere. E siccome, personalmente, lo sono &#8230; la birra mi è decisamente piaciuta. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/ermes-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11505" title="ermes 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/ermes-2.jpg" alt="" width="103" height="246" /></a>Aggraziata e delicata, si fa posto in punta di piedi, senza nessu tipo di sfrontatezza. Ha una memoria produttiva davvero riconducibile all&#8217;Oriente, dove l&#8217;incenso aveva un suo uso e una sua funzione sacra (oltre che curativa): è birra diffusamente speziata e, a tratti, dai contorni agrumati, molto floreale e altrettanto fruttata, fin dall&#8217;aroma. Il &#8220;famoso&#8221; <em>lievito speciale</em> si fa rintracciare molto facilmente al naso, al quale si presenta con una connotazione simil belga: la schiuma, all&#8217;inizio più spessa, si defila realtivamente alla svelta, il colore è un  biondo molto opalescente, quasi viscoso. La non accentuata frizzantezza e una latenza quasi assoluta della componente amaricante non riescono, fortunatamente, a farla scivolare pericolosamente lungo la china delle birre &#8220;dolcioni&#8221; e, quindi, difficilmnete potabili. Speziatura e piccantezza lievitosa la salvano alla grande, esaltandone la freschezza di fondo. Un po&#8217; vischiosa al palato, non molto watery, ma tanta fantasia: magari non disseta (come sarebbe lecito attendersi da una blanche), ma apre tanti altri orizzonti gustativi &#8230; Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 4,7% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Tre birre italiane, un po&#8217; in ritardo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 23:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo promesso, la scorsa settimana, un&#8217;infilata di post dedicati alla sola degustazione; mi è &#8220;saltato&#8221; quello di venerdi scorso, rimedio adesso con la scheda di tre ottime birre made in Italy. Se uno volesse fare una serata dedicata ai difetti birrari e/o alle birre difettate, la Terzo Miglio del Birrificio Rurale non potrebbe assolutamente trovarvi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo promesso, la scorsa settimana, un&#8217;infilata di post dedicati alla sola degustazione; mi è &#8220;saltato&#8221; quello di venerdi scorso, rimedio adesso con la scheda di tre ottime birre<span style="text-decoration: underline;"><em> made in Italy</em></span>.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2010.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11153" title="birra dell'anno 2010" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2010.jpg" alt="" width="127" height="136" /></a></p>
<p>Se uno volesse fare una serata dedicata ai difetti birrari e/o alle birre difettate, la <em><strong>Terzo Miglio</strong></em> del <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/05/birrificio-rurale-con-la-sua-seta/"><strong>Birrificio Rurale</strong></a> non potrebbe assolutamente trovarvi posto. Assolutamente. Dirò di più: se uno le cambiasse nome e label, mettendoci sopra qualcosa di direttamente riconducibile al mondo della birra artigianale americana, &#8220;spaccherebbe&#8221; sicuramente <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Rurale-terzo-miglio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11154" title="Rurale terzo miglio" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Rurale-terzo-miglio-300x101.jpg" alt="" width="300" height="101" /></a>ancora di più. Una <span style="text-decoration: underline;"><em>APA</em></span> che non tutti i birrai americani riescono a brassare, prodotta con una bella varietà di luppoli made in USA, tutti agrumati e resinosi, oltre che delicatamente citrici, che non stordiscono nè stancano. Premiata, nella edizione<strong> 2010</strong> di <strong>Birra dell&#8217;Anno</strong> con la medaglia d&#8217;oro nella categoria <em>Birre ad Alta Fermentazione fra 12 e 16 plato</em>, la piacentina <em><strong>Terzo Miglio</strong></em> è un&#8217;altra ottima incarnazione del concetto di <span style="text-decoration: underline;"><em>session beer:</em></span> gradazione alcolica moderata senza essere modesta (<strong>5,8%</strong> vol.), una complessità aromatica ben costruita e non opprimente,  fila via, nella beva, che è un piacere, grazie ad una rotondità spettacolarmente beverina, delicata nella costruzione e nella frizzantezza, deliziosamente ripulente nel finale decisamente asciutto e aggraziato. Difficile chiedere di più ad una birra, che risulta essere &#8220;troppo poca&#8221; nella sua versione in bottiglia: 0,50 cl. e finirli subito. Da bere a cappellate, andando a cercare ogni volta (nella sicurezza di ri-trovarle) quelle spettacolari note di pomplmo e pino mugo che ne costituiscono il marchio di fabbrica. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 5,8% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11155" title="birra dell'anno 2011" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2011.jpg" alt="" width="122" height="131" /></a></p>
<p>Da un premio all&#8217;altro, rimanendo sempre nel contesto del medesimo birrificio: è la volta della <em><strong>Catigamatt</strong></em>, sempre del <strong>Birrifico Rurale,</strong> una <span style="text-decoration: underline;"><em>black ipa</em></span> (o <em>cascadian dark ale</em>) che nell&#8217;uso sopraffino dei luppoli e nella giusta calibratura dei malti ha un parallelo, in Italia, solo con le birre di Gino, il mastro birraio del friulano <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/05/le-nuove-per-me-italiane-del-salone/"><strong>Foglie d&#8217;Erba</strong></a>. Due ottimi birrifici entrambi, che guardano all&#8217;America e al suo modo di produrre artigianale senza scimmiottarli, &#8220;ingentilendo&#8221; quella mano produttiva, a volte un po&#8217; troppo calcata, con un equilibrio ed una eleganza, mi verrebbe da dire, che possono<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/castigamatt.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11156" title="castigamatt" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/castigamatt-230x300.jpg" alt="" width="163" height="213" /></a> essere &#8220;solo&#8221; made in Italy. La<em><strong> Castigamatt</strong></em> è risultata la <strong>1° classificata</strong> nella categoria <em>Birre scure, alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana</em> nell&#8217;edizione di quest&#8217;anno del premio <strong>Birra del&#8217;Anno</strong> di <em>Unionbirrai.</em> L&#8217;hanno prodotta utilizzando oculatamente una buona quantità di luppolo americano, ottimamente bilanciato/ammorbidito da un&#8217;equivalente quantità/qualità di malti, con lo &#8220;sfizio&#8221; del dry hopping regalato a questa birra da un &#8220;attrezzo&#8221; made in birrificio <strong>Rurale</strong>, l&#8217; <em>Hoptimator</em>. E&#8217; fresca, davvero fresca. E non è una di quelle <em>porter luppolate</em> nelle quali a volte capita di &#8220;imbattersi&#8221; quando si pratica questo stile birrario: il corpo è decisamente, fortunatamente watery, il luppolo è hard ma non troppo, massaggia inizialmente palato e lingua per poi alternarsi con una maltatura solo leggermente affumicata/torrefatta,  fornendo poi un deciso tappeto amaricante nel finale. Bella la schiuma, cremosa e compatta, dark il colore come prescrive lo stile, secca e beverina; un capellino di personalità in più la renderebbe perfetta. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Almond_g.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11157" title="Logo-Almond_g" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Almond_g-300x100.jpg" alt="" width="252" height="84" /></a></p>
<p>Una parte del nome le viene dal Brasile: da lì arriva il pepe rosa che <em>Jurij Ferri</em> dell&#8217;abruzzese <a href="http://www.birraalmond.com/"><strong>Almond 22</strong></a> impiega per brassare questa italian version di una americanissima ipa, la <em><strong>Pink IPA</strong></em>. E oltre che col pepe rosa la insaporisce con un blend luppolato molto vivace, animato dal <em>Simcoe</em>, dal <em>Nelson Sauvin</em> e dall&#8217; <em>Hallertau Saphyr</em>. Il risultato finale è una <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/pink-ipa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11158" title="pink ipa" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/pink-ipa-300x193.jpg" alt="" width="218" height="140" /></a>birra dall&#8217;asciuttezza alquanto marcata, quasi &#8220;bruciante&#8221;, dal bel colore albicocca moderatamente velato, dalla gradazione alcolica di <strong>6,2%</strong> vol. e dalla bella schiuma, molto compatta e cremosa,  relativamente persistente. Contrariamente a quanto descritto sul sito del birrificio, l&#8217;ho trovata alquanto carbonata, con una frizzantezza un po&#8217; sopra le righe, che in parte offusca il bel lavoro dei malti e spinge un po&#8217; troppo in là la sua luppolatura già abbastanza spinta. La parte migliore di questa birra è senz&#8217;altro l&#8217;aroma, ricco, speziato e decisamente elegante, nel quale la frutta tropicale recita la parte da protagonista, e la piccantezza del pepe, unita a quella del lievito, stuzzica a dovere. In bocca scappa un po&#8217; di più che all&#8217;aroma, per riprendersi sul finale, asciutto e prolungato, realtivamente erbaceo e moderatamente &#8220;pizzichino&#8221;. Il pepe rosa, del resto, che ce l&#8217;avrebbe messo a fare, <em>Jurij</em>, se non per vivacizzarla fino alla fine? Nota di demerito per l&#8217;etichetta di questa birra, davvero molto, molto brutta. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 6,2% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>La birra, in Italia, nei numeri di Assobirra</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 23:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[storia & cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il report annuale di Assobirra (riferito al 2010) per flash statistici Il problema principale, per Assobirra, sono le accise: la tassazione della birra, in Italia, è fra le più elevate in Europa (il triplo rispetto a Spagna e Germania, più del doppio rispetto alla Francia), tanto da incidera fino a 25-30 centesimi di euro per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il report annuale di <strong>Assobirra</strong> (riferito al <strong>2010</strong>) per flash statistici</p>
<ul>
<li>Il problema principale, per Assobirra, sono le accise: la tassazione della birra, in Italia, è fra le più elevate in Europa (il triplo rispetto a Spagna e Germania, più del doppio rispetto alla Francia), tanto da incidera fino a 25-30 centesimi di euro per litro di birra prodotto (quasi il 30% del prezzo finale di vendita).<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/assobirra-lit-pro-capite.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10035" title="assobirra - lit pro capite" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/assobirra-lit-pro-capite-300x140.png" alt="" width="300" height="140" /></a></li>
<li>All’italiano piace ancora tanto il vetro, tanto che quasi l’80% delle birre consumate è in bottiglia (solo il 7,64% con vuoto a rendere); poco amate le lattine (solo il 7,64%), il 15% della birra consumata è in fusto.</li>
<li>Più di 350 impianti produttivi, 16 stabilimenti industriali, 4.000 le persone impiegate direttamente (in Belgio sono circa 5.600), 144.000 contando l’indotto, per un valore commerciale del settore quantificabile in 2,55 miliardi di Euro. Allo Stato la birra porta circa 4 miliardi di euro, con la sua produzione e commercializzazione.</li>
<li>In Italia si beve più di quello che si produce: i 2/3 di quello che si produce in serve per soddisfare la domanda interna, il 15% del totale viene esportato. 12.814.000 hl prodotti (+ 0,3% rispetto al 2009), che pongono l’Italia al 10° posto fra i produttori di birra europei. I mesi nei quali si beve più birra sono Giugno e Luglio, quelli in cui invece se ne consuma di meno sono Febbraio e Ottobre.</li>
<li>28,6 litri di birra a testa (+2,1% sul 2009), ¼ di quanto bevono i cecoslovacchi (134 lt,), poco meno di 1/3 rispetto a tedeschi e austriaci (107,4 e 106), ultimi in Europa, nella quale la media di lt. pro capite è di 69,9 litri. Acquistiamo birra nella GDO per il 57%, mentre ne consumiamo fuori casa per il restante 43%.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/assobirra-marchi.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10036" title="assobirra - marchi" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/assobirra-marchi-300x160.png" alt="" width="300" height="160" /></a></li>
<li>Confermata la tendenza alla “ecosostenibilità” produttiva: -70% rispetto al 1980 per lt. di acqua necessaria per fare 1 litro di birra (si è passati da 10-14 a 3,5-4); diminuito del 50% il peso delle bottiglie di vetro e del 40%  quello delle lattine; per produrre 1 hl. di birra si è passati dai 13 Kw/h del 1980 ai 7 Kw/h del 2010 e dai 130-140 megajoule ai 50 di oggi.</li>
<li>Heineken (29,9%) e Peroni (18,9%) regine del mercato interno, anche se in calo percentuale entrambe; AB Inbev stabile (7,4%) così come (suppergiù) Forst e Castello, in moderata flessione il trend di Carlsberg in questo e negli ultimi tre anni. Di molto aumentata la percentuale (dall’1,6% al 2,5%, per 425.00 hl.) della quota di mercato delle “<em>aziende non associate, comprese le microbrewery</em>”. Questa la dizione ufficiale, che non aiuta però a quantificare con precisione il dato del comparto della birra artigianale.</li>
<li>La birra italiana va, all’estero: l’export, nel 2010, è cresciuto del 7,1% nel 2010 rispetto al 2009. 715.00 hl. esportati nel 2005, 1.869.000 hl. lo scorso anno, dei quali bel il 54,4% nel Regno Unito, e il 73,9% nei paesi dell’Unione Europea. Negli USA si esporta il 9,4% del totale.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/assobirra-export.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10037" title="assobirra export" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/assobirra-export-300x198.png" alt="" width="219" height="144" /></a></li>
<li>La Germania rappresenta, con il suo 53,1% sul totale, il paese dal quale importiamo più birra (3.345.000 hl.). Le importazioni di birra dall’estero nel 2010 sono aumentate dell’8,3%. Il saldo commerciale fra birra esportata e birra importata è ancora nettamente negativo (- 4.435.000 hl.), in crescita rispetto al 2009 (quando era – 4.079.000 hl.)</li>
</ul>
<p>L’intero rapporto (dal quale sono state tratte le tabelle qui sopra riportate) <a href="http://www.assobirra.it/press/?p=91">è consultabile sul sito di Assobirra.</a></p>

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		<title>Cosa ho bevuto per Natale (christmas beers batch #1)</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 07:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Feste natalizie &#34;corredate&#34; da una serie di bevute &#34;mirate&#34;: avevo messo da parte un po&#39; di robbba bbbuona e altre bottiglie sono arrivate all&#39;ultimo tuffo, anche dal magazzino di Birrerya. Alcuni prodotti riconducibili alla &#34;classicitt&#224; &#34; e alla tradizione, altri un po&#39; pi&#249; spinti sul versante della innovazione/fantasia. Mi ci sono divertito, a volte ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Feste natalizie &quot;corredate&quot; da una serie di bevute &quot;mirate&quot;: avevo messo da parte un po&#39; di robbba bbbuona e altre bottiglie sono arrivate all&#39;ultimo tuffo, anche dal magazzino di <strong>Birrerya.</strong> Alcuni prodotti riconducibili alla &quot;classicitt&agrave; &quot; e alla tradizione, altri un po&#39; pi&ugrave; spinti sul versante della innovazione/fantasia. Mi ci sono divertito, a volte ne sono rimasto anche sorpreso. Si comincia con un parallelo italo americano.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/Maltus-faber-caravellesmall.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7313" height="200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/Maltus-faber-caravellesmall.jpg" title="Maltus faber caravellesmall" width="300" /></a></div>
<div style="text-align: center;">&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Mi ricordo ancora di quanto disse <em>Tim Webb</em>, al <u><em>Villaggio del 2009</em></u>, durante laboratorio nel quale<em> Kuaska</em> presentava questa birra insieme a <em>Fausto</em>: ringrazi&ograve; il birraio per avere usato per questa (e per tutte le sue altre birre) solo ingredienti &ldquo;primari&rdquo;, senza tanti voli di eccentricit&agrave;, e consigli&ograve;, sempre a Fausto, di nascondere diversi cartoni di questa birra per molto tempo, perch&eacute; la <em><strong>Extra Brune</strong></em> (da lui definita una &ldquo;quasi&rdquo; <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=barley+wine"><em>barley wine</em></a>) avrebbe dato il meglio di s&eacute; con il tempo. Io, da bravo scolaro, ho fatto quello che consigliava<em> Tim</em> e ho aperto il giorno di Natale una bella boccia di <em><strong>Extra brune</strong></em> con scadenza, per l&rsquo;appunto, <strong>dicembre 2010</strong> (era del lotto </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">produttivo n&deg; <strong>26</strong>); e non me ne sono affatto pentito, anzi. Una superba prova produttiva della <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/10/maltus-faber-birrificio-in-genova/">&ldquo;coppia&rdquo; genovese</a>, forse la birra pi&ugrave; &ldquo;raffinata&rdquo; ed &ldquo;impegnativa&rdquo; del loro range produttivo, che ormai <a href="http://www.maltusfaber.com/mf2008/it/le-nostre-birre/index.php">conta gi&agrave; <strong>10</strong> birre</a>. Brassata con<strong> 8 </strong>diversi tipi di malto (sono<strong> 6</strong> per la <em><strong>Brune</strong></em> e <strong>10</strong> per la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/21/due-modi-di-fare-le-stout-e-il-gelato/"><em><strong>Imperial</strong></em></a>), acqua, luppolo,<strong> 5</strong> kg. di </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/maltusextrabrune.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7318" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/maltusextrabrune.jpg" style="width: 187px; height: 313px;" title="maltusextrabrune" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">zucchero candito per ogni cotta (sono invece <strong>370</strong> i kg. di malti impiegati) e il lievito trappista che <em>Fausto</em> mantiene e propaga nel proprio laboratorio, non nasconde, da subito, i suoi <strong>10&deg;</strong> gradi alcolici, ma li avvolge e li completa con tutta una serie di altre &ldquo;chicche&rdquo;. E&rsquo; birra che scalda, ricca nell&rsquo;aroma (frutta secca e sotto spirito, tostatura, caramello, liquirizia, caff&egrave;), con caratteristiche olfattive che la collocano quasi in una posizione intermedia fra una <u><em>trappista</em></u> e una<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"> <u><em>imperial stout</em></u> </a>(per alcune sue note vinose appena accennate e altre leggermente asprigne). Di un marrone scuro quasi impenetrabile, ha corpo massiccio ma anche non aggressivo: si fa bere, con calma e moderazione, ma anche senza difficolt&agrave;, rivelandosi pi&ugrave; rotonda di quanto uno si aspettasse. Al palato spicca per la sua nota dominante di liquirizia fusa e di malti tostati; progressivamente poi vengono fuori le note alcoliche, quelle fruttate (di una frutta sotto spirito ancor pi&ugrave; evidente che all&rsquo;olfatto, da uva sultanina), un cioccolato fondente marginale ma significativo, &nbsp;e quell&rsquo; &rdquo;asprigno&rdquo; da<u><em> imperial stout</em></u> che mi spinge a discostarmi un po&rsquo; dal parere di <em>Tim Webb</em> (che l&rsquo;accostava, come gi&agrave; detto, ad una <u><em>barley wine</em></u>). Finisce sostanziosa e appagante, lasciandoti la sensazione che hai davvero potuto apprezzare tutto quello che c&rsquo;era da apprezzare. Una birra compiuta. Abbinata ad un cheese cake ed ai Cantuccini di Prato: la morte sua, in entrambi i casi. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 10% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span><em>&copy;Alberto Laschi</em></span><em>.</em></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/logo-Hoppin-frog.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7319" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/logo-Hoppin-frog.gif" style="width: 259px; height: 149px;" title="logo Hoppin' frog" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Una <em>rana &ldquo;ghiacciata&rdquo;</em> (<em>frosted</em>) regala/consiglia &nbsp;il <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/13/bodacious-black-tan-hoppin-frog/">birrificio di <em>Akron</em></a>, nell&rsquo;<em>Ohio</em> per le feste natalizie (se uno poi si vuol sdare ancora di pi&ugrave;, c&rsquo;&egrave; anche la versione <a href="http://www.ratebeer.com/beer/hoppin-frog-barrel-aged-frosted-frog-christmas-ale/134885/"><em><strong>Barrel aged</strong></em></a> di questa birra). Se la <em><strong>Extra Brune</strong></em> era il &ldquo;luogo&rdquo; della classicit&agrave;, questa <u><em>winter ale</em></u> americana, la <em><strong>Hoppin Frog Frosted Frog Christmas Ale</strong></em> &egrave; senz&rsquo;altro il luogo della innovazione, per non dire della estrosit&agrave;. Non estremizzata, ma comunque un bel pezzo avanti. Solo <strong>12</strong> <strong>IBU</strong> per questa birra, che per&ograve; non si rivela il pericoloso &ldquo;dolcione&rdquo; che uno potrebbe aspettarsi. Ci&ograve; &egrave; dovuto ad una speziatura scattante e ad un buon uso dei luppoli, che saranno anche pochi, ma assolvono con correttezza e mestiere al proprio ruolo di &ldquo;pulizia&rdquo; gustativa. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cinnamomum_zeylanicum">Cannella</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zenzero">zenzero</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noce_moscata">noce moscata</a>: c&rsquo;&egrave; scritto in bella vista sulla label, e quindi uno non rimane pi&ugrave; di tanto spiazzato quando accosta la birra al naso e poi se la </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/hoppin-frog-frosted-frog.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7320" height="239" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/hoppin-frog-frosted-frog-300x239.png" title="hoppin-frog-frosted-frog" width="300" /></a><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">beve. Forse non &egrave; la speziatura alla quale siamo abituati qui, nella Vecchia Europa, soprattutto non in questa quantit&agrave;, veramente caratterizzante; ma &egrave; una birra che &ldquo;intriga&rdquo;. Al naso si rivela in un modo; al palato invece si manifesta in un altro. Molto speziato e pungente l&rsquo;aroma, un&rsquo; aroma davvero &ldquo;orientaleggiante&rdquo; per la profusione speziata; la cannella a palla, zenzero e noce moscata che pizzicano, un malto caramellato abbastanza ponderoso, e una venatura un po&rsquo; resinosa, tipo ginepro. Relativamente frizzante, dal bel colore ambrato intenso, questa birra ha un corpo pi&ugrave; snello del temuto, abbastanza rotondo: nel berla colpisce la pulizia generale &nbsp;e la delicata amarezza che neutralizza piano piano la speziatura, conferendo a palato e lingua una asciuttezza amaricante relativamente diffusa. Cannella e zenzero, pi&ugrave; che noce moscata, si fanno riconoscere al palato, ma la caratterizzano molto meno rispetto all&rsquo;olfatto: pi&ugrave; alcool e malto al gusto, e un leggero piccante ben armonizzato nel contesto. Una birra &ldquo;fantasiosa&rdquo; ma non&nbsp;inutile, neanche un puro e semplice esercizio di stile: bisogna essere comunque bravi per scegliere questo tipo di speziatura e non farsene prevaricare. Birra presente sul catalogo di <strong>Birrerya.</strong> Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 8,6% vol.; </span></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span><em>&copy;Alberto Laschi</em></span><em>.</em></span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&nbsp;&nbsp; </span></span></div>

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		<title>Gli italiani al Villaggio: Toccalmatto</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 06:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo Pausa Cafè e Birrificio Italiano, dei quali abbiamo già cominciato a parlare, è il turno del terzo birrificio &#8220;nuovo&#8221; che abbiamo invitato al Villaggio del prossimo settembre, Toccalmatto, di Fidenza. Non è aperto da molto, ma è da un po&#8217; che gli &#8220;giriamo intorno&#8221;, guardando con molta attenzione ai loro prodotti, che sono già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/immagine.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-4200" title="immagine" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/immagine.gif" alt="" width="186" height="39" /></a></p>
<p>Dopo <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=pausa+caf%C3%A8"><em>Pausa Cafè</em> </a>e <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/10/gli-italiani-al-villaggio-il-birrificio-italiano/"><em>Birrificio Italiano</em></a>, dei quali abbiamo già cominciato a parlare, è il turno del terzo birrificio &#8220;nuovo&#8221; che abbiamo invitato al Villaggio del prossimo settembre, <a href="http://www.birratoccalmatto.it/Default.aspx"><em><strong>Toccalmatto</strong></em></a>, di Fidenza. Non è aperto da molto, ma è da <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0628.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4201" title="IMG_0628" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/IMG_0628-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>un po&#8217; che gli &#8220;giriamo intorno&#8221;, guardando con molta attenzione ai loro prodotti, che sono già diventati 11, divisi in tre linee produttive. Ma a queste ci arriviamo dopo, per gradi. E&#8217; l&#8217;ottobre del <strong>2008</strong>, quando inizia l’attività in quel di Fidenza (nel “<em>cuore della food Valley italiana</em>”) di questo birrificio, nato dalla passione e dall’impegno di <em>Bruno Carilli</em>, che dopo varie esperienze manageriali nell&#8217;industria alimentare, ed in particolare nell&#8217;industria birraria, matura (e concretizza) l&#8217;idea di iniziare a produrre birra artigianale. Coinvolge in questo suo progetto altri tre amici/soci, proponendo nello stesso tempo ad  <em>Andrea Paini</em> (aka <em>Cinghio</em>), uno dei giovani più promettenti e creativi del panorama dell’ homebrewing italiano, di trasformare la propria passione in attività lavorativa. Dopo essere stato in precedenza a fare esperienza presso il birrificio <a href="http://www.birrificiomontegioco.com/"><em>Montegioco</em> </a>da <em>Riccardo Franzosi</em>, suo grande amico, Cinghio comincia la vera e propria attività produttivo/commerciale con un impianto da <strong>550</strong> litri per cotta, che ad oggi “sforna” tre linee produttive di birra (tutta ad alta fermentazione e rifermentate in bottiglia/fusto): quattro birre “<strong><em>classiche</em></strong>” disponibili per tutto l’anno, cinque quelle “<em><strong>stagionali</strong></em>” disponibili solo in determinati periodi dell’anno, e due birre “<strong><em>speciali</em></strong>”, la <em>Surfing Hop</em> e la <em>Gran Cru</em>, prodotte in “edizione limitata”, in base alla disponibilità delle materie prime necessarie per produrle. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/allo.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-4202" title="allo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/allo-300x225.gif" alt="" width="246" height="184" /></a>Curatissimo, ed è un valore aggiunto, il packaging: etichette splendide e sito dalla grafica curatissima, quasi una rarità per i produttori artigianali italiani. Poco il tempo trascorso dagli inizi, ma già tanti e significativi i cambiamenti. Accanto a Bruno non c&#8217;è più Cinghio in sala cottura, ma <em>Alessio &#8220;Allo&#8221; Gatti</em>, paracadutatosi a Fidenza da  Lucca (birrificio <a href="http://www.bruton.it/"><em>Bruton</em></a>) passando (velocissimamente) per Rieti (<a href="http://www.inbirrerya.com/?s=birra+del+borgo"><em>Birra del Borgo</em></a>). Su questo passaggio repentino di sedi lavorative è interessante (e anche malizioso) il post (che nessuno si è preso la briga di smentire) sull&#8217; &#8220;anomalo&#8221; blog <a href="http://www.thedarksideofbeer.com/"><em>The Dark Side of the Beer</em></a>, che tira in ballo il CERB e l&#8217; Eataly newyorchese &#8230; Come del tutto esilarante (e del tutto omogenea al personaggio)<a href="http://www.thedarksideofbeer.com/2010/04/intervista-ad-alessio-allo-gatti.html"> l&#8217;intervista </a>(surreale nella forma) che <em>Allo</em> ha rilasciato alla anonima(o) titolare del blog &#8230;  Exploit letterari a parte, è opinione comune che <em>Allo</em> abbia portato importanti cambiamenti e splendide novità alla produzione del <em>Toccalmatto</em>, delle quali cercheremo di chiederne conto di persona, quando lo incontreremo (finalmente!) al prossimo Villaggio.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Ambrosia</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; la prima birra di <em><strong>Toccalmatto </strong></em>che cercheremo di descrivere, in attesa di sapere se sarà presente o meno al Villaggio (è ancora presto per avere la lista definitiva delle birre che ciascun birrificio porterà a Bibbiano). Intanto ci <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/Img_Ambrosia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4203" title="Img_Ambrosia" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/Img_Ambrosia-81x300.jpg" alt="" width="81" height="300" /></a>portiamo avanti col lavoro, comunque. Una <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/03/05/birre-bianche-blanchewit-bier/"><em>Blanche</em></a> &#8220;anomala&#8221;, di impianto belga ma di caratterizzazione italiana. No spezie, no agrumi, no coriandolo, ma malto d&#8217;orzo e di grano, fiocchi di avena e di grano, luppolo challenger, fiori freschi di sambuco, fiori di gelsomino e di erica, miele di erba medica. Tanta roba, per <strong>4,5</strong>% di vol. alc. e un IBU che non dovrebbe superare i <strong>20</strong>. Devo dire la verità mi ha lasciato un po&#8217; spiazzato. Molto beverina, con un corpo esile esile, che mi ha dato l&#8217;impressione di essere sempre ad un passo dalla eccessiva semplificazione. La carbonazione non aiuta, nel senso che l&#8217;ho trovata molto molto scarna, allontanandola (e non solo per questo aspetto) dal mio ricordo classico di <em>biere blanche</em>. Una volta superata questa prima perplessità (legata anche ad una schiuma un po&#8217; troppo ballerina e veloce a scomparire), approfondendone la &#8220;conoscenza&#8221;, l&#8217;<em><strong>Ambrosia</strong></em> si è rivelata comunque birra più che apprezzabile. Caratterizzazione principale: un floreale diffuso, sia all&#8217;aroma che al gusto, i fiori di sambuco e gelsomino ci sono e si fanno sentire, conferendo delicatezza ed eleganza. Al gusto il primo impatto è quello con un sapore simil camomilla, che lascia poi il posto ad una morbidezza diffusa, dovuta anche all&#8217;avena, e ad una sensazione generale di cereali ricca e apprezzabile. Un po&#8217; corto e labile il finale, con le note di frumento in bella evidenza. Ho avuto l&#8217;impressione che la bottiglia non fosse proprio a posto, la qual cosa mi trattiene dal dare un giudizio definitivo. Vorrà dire che mi attaccherò presto ad una seconda bottiglia &#8230; Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4,5% vol.;<em> ©Alberto Laschi.</em></p>

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		<title>Gli Italiani al Villaggio: il Birrificio Italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 11:16:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei padri nobili dei produttori artigiani di birra in Italia, per anni membro autorevole del consiglio direttivo di Unionbirrai (che ha da poco abbandonato), titolare di uno fra i più “anziani” e premiati birrifici italiani (l’ultimo premio l’ha ricevuto non più di un mese fa con la sua Vudù . Agostino Arioli, 44 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei padri nobili dei produttori artigiani di birra in Italia, per anni membro autorevole del consiglio direttivo di Unionbirrai (che ha da poco abbandonato), titolare di uno fra i più “anziani” e premiati birrifici italiani (l’ultimo premio <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/pils-pride.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3983" title="pils-pride" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/pils-pride-300x298.jpg" alt="" width="268" height="265" /></a>l’ha ricevuto non più di un mese fa con la sua <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/12/and-the-winners-are/"><strong>Vudù</strong> </a>. <em>Agostino Arioli</em>, 44 anni o giù di lì, con il suo <a href="http://www.birrificio.it/"><em><strong>Birrificio Italiano</strong></em></a> di Lurago Marinone (dove ieri e ieri l’altro si è tenuta l’annuale edizione dell’ormai irrinunciabile appuntamento del <a href="http://www.bi-blog.it/2010/04/8-9-maggio-arriva-il-pils-pride/"><em>Pils Pride</em> </a>sarà gradito ospite del prossimo <em><strong>Villaggio della Birra</strong></em>; da qui l’esigenza di conoscerlo meglio, e di imparare a conoscere i suoi prodotti. La storia di Agostino parte da lontano, dalle scuole superiori e poi dall’Università, la facoltà di Scienze Agrarie di Milano nello specifico, dove si laureerà nel <strong>1994</strong>. In quegli anni Agostino impara a conoscere il mondo della produzione birraria, quella “seria”, dopo aver fatto i soliti innumerevoli esperimenti da homebrewer. <em>Gianni Pasa</em> e <em>Lorenzo Pilotto</em>, due mastri birrai di grande esperienza, saranno i suoi primi ed importanti mentori, i viaggi in giro per il mondo (Patagonia, Canada, Germania) lo aiuteranno a comporre il quadro. Dopo il tirocinio universitario trascorso alla <em>Von Wunster</em> di Bergamo (oggi di proprietà della Heineken), il <strong>24 dicembre 1995</strong>, assieme ad 11 amici/soci (fra i quali il fratello Stefano), Agostino da vita al <em><strong>Birrificio Italiano</strong></em>, una vera e propria scommessa per quei tempi, e lo “impianta” nei primi mesi del <strong>1995 </strong>a <em>Lurago Marinone</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/birrificio-italiano1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3984" title="birrificio-italiano1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/birrificio-italiano1-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a></p>
<p>La prima produzione “effettiva” è del <strong>1996,</strong> con la <em>Tipopils</em> e la <em>Rossoscura</em>, entrambe a bassa fermentazione. Sono gli anni del fermento vero e proprio, in Italia: Agostino conosce (e si fa conoscere da) <em>Teo Musso, Kuaska, Davide Sangiorgi</em>; insieme daranno vita alla associazione <em><strong>Unionbirrai</strong></em>, che tanto ha contribuito a diffondere e sostenere il movimento birrario artigianale italiano. Gli affari però all&#8217;inizio non vanno benissimo, e dopo due anni dall’apertura del birrificio, si rende necessaria una ricapitalizzatone, che non tutti i precedenti soci sottoscriveranno. Ma chi ha resistito ha avuto ragion<em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/Agostino-Arioli.jpg"><img class="alignleft size-medium  wp-image-3985" title="Agostino Arioli" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/Agostino-Arioli-225x300.jpg" alt="" width="171" height="228" /></a></em>e: da 16 anni il <em><strong>Birrificio Italiano</strong></em> fa ormai parte non più della tradizione, ma della vera e propria storia della birra artigianale in Italia. Una &#8220;<em><strong>Scala Birrificio Italiano</strong></em>&#8221; (una &#8220;<em>raccolta ordinata ma semi-sobria di sensazioni e stati d&#8217;animo derivanti dall&#8217;assunzionje non sempre moderata dele birre da noi prodotte</em>&#8220;) che fa bella mostra di sè sul sito internet del Birrificio, una <em>sporca dozzina</em> di birre prodotte, fra le quali 2 weizen (<em>Vudù</em> e <em>Bi-Weizen</em>),  4 birre a bassa fermentazione (<em>Tipopils, Extra hop, Amber shock, Bibock</em>), 2 birre alla frutta (<em>Scires</em> e <em>Cassisona</em>), e un’altra aromatizzata alle erbe (<em>Fleurette</em>, con rose, sambuco, viola, pepe), più altre e continue sperimentazioni/novità (come la linea delle birre <em><strong>Musa</strong></em>, prodotte dalla sola filtrazione di cotte precedenti, senza nessun tipo di bollitura successiva, con l’aggiunta in ciascuna di ingredienti particolari). Il tutto come attuazione della sua personale filosofia produttiva: “<em>studio, applicazione, ricerca,  il primo importante corredo da portare come birraio</em>”, dice Agostino stesso (portatore sano di una personale e naturale puntigliosità); solo in un secondo momento devono intervenire, come completamento del quadro, “<em>entusiasmo e creatività</em>”.</p>
<p>Dopo aver parlato della <em><strong>Vudù</strong></em>, nata a Como dopo un viaggio/visita di Agostino alla birreria tedesca di <em>Sohenstetten, </em>nel Bade-Wurtemberg, è la<em><strong> Amber Shock</strong></em> la protagonista di queste brevi note degustative. &#8220;<em>Il fiore all&#8217;occhiello</em>&#8221; del Birrificio (così la definisce Kuaska), &#8220;<em> la birra della festa, una festa della birra, la  birra in festa</em>&#8221; (così viene descritta <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/BirrificioItalianoAmberShock.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3986" title="BirrificioItalianoAmberShock" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/BirrificioItalianoAmberShock.jpg" alt="" width="155" height="260" /></a>nella <em><strong>Scala B.I.</strong></em> precedentemente menzionata). Nella gamma del <em>Birrificio Italiano</em> la  <em><strong>Amber Shock</strong></em> è birra che esiste solo nella versione in bottiglia, nella quale è stata fatta rifermentare e maturare per 4 settimane attraverso un particolare procedimento. In produzione dal <strong>1996</strong>, per lei vengono usati luppoli <em>Hallertauer Magnum</em> e <em>Perle</em>, malti <em>caramello</em>, <em>Pilsener</em> e <em>Monaco</em> e il “classico” ceppo di lievito che il birrificio di Como ottiene dai laboratori della università birraria di Baviera (<em>Weihenstephan</em>).<em><em> Ha un bellissimo colore ramato brillante, schiuma fine, cremosa e abbastanza persistente, con una frizzantezza accentuata. La  Amber è un po’ il regno del luppolo, che si avverte prorompente nell’aroma assieme ai malti caramellati e ad un sentore agrumato abbastanza tenue, per la verità. Lo stesso luppolo condiziona prepotentemente, all’inizio, l’impatto al palato, lasciando poi il passo a sentori dolciastri più diffusi (frutta, ananas, banana), con un finale caratterizzato da frutta secca (noce, mandorla). Il corpo è snello e abbastanza beverino, e regala un finale abbastanza svelto e improntato ad un’amarezza erbacea. Ricca, variegata e strutturata; birra spettacolare. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7% vol.;</em></em><em> ©Alberto Laschi.</em></p>

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		<title>Un&#8217;IPA italiana, tripla&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 12:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230; di un birrificio italiano del quale non conoscevo personalmente i prodotti, ma del quale in giro si dice un gran bene. La TriplIpa del birrificio teramano Opperbacco, brassata per rendere omaggio a due stili e tradizioni birrarie molto care a Luigi recchiuti, patron del birrificio stesso. La tradizione belga, quella legata allo stile delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/triplipa1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3784" title="triplipa" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/triplipa1-300x166.jpg" alt="" width="183" height="101" /></a></p>
<p>&#8230; di un birrificio italiano del quale non conoscevo personalmente i prodotti, ma del quale in giro si dice un gran bene. La <em><strong>TriplIpa</strong></em> del birrificio teramano <em><strong>Opperbacco</strong></em>, brassata per rendere omaggio a due stili e tradizioni birrarie molto care a Luigi recchiuti, patron del birrificio stesso.</p>
<p>La tradizione belga, quella legata allo stile delle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tripel">beers“triple”</a> (alla quale Luigi si è ispirato per l’uso di malti e lieviti)  e l’innovazione americana, che si esprime nella rivisitazione dello stile anglosassone delle IPA (dalla quale <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/OpperbaccoTriplIpa33.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3785" title="OpperbaccoTriplIpa33" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/OpperbaccoTriplIpa33.jpg" alt="" width="93" height="217" /></a>sempre Luigi ha ricavato utili indicazioni per la luppolatura “giusta” da dare a questa birra). <em>Simcoe, Columbus, Saaz e Amarillo</em> (anche in dry hopping): questo il tessuto amaricante della <em><strong>TriplIpa</strong></em> (l&#8217;immagine della bottiglia qui di fianco è tratta dal sito Birraland), dal significativo IBU di<strong> 56,</strong> che la rende nettamente asciutta e relativamente beverina. Una birra di successo: si è già ”beccata” un bel <strong>90/100</strong> nelle votazioni dei beerhunters di Ratebeer, e sta vivendo un <a href="http://www.invitalia.it/on-line/ita/Home/Storiedisuccesso/Autoimpiego/articolo5081.html">periodo di grazia sul mercato norvegese</a>, dove ha venduto più di 2500 bottiglie in due mesi. La birra ha un bell’aspetto, dal bel colore dorato carico, la schiuma è ricca e relativamente persistente. L’aroma è il trionfo del luppolo:un luppolo fruttato, leggermente agrumato, ricco e molto “invadente”, anche se non stucchevole. Il corpo è rotondo, dalla beverinità non proprio spiccata: il luppolo la condiziona molto, con un amaricante netto e deciso  che richiede un paio di pause durante la bevuta. Ha carattere, deciso, con il malto che comunque alza la testa con sentori mielati e un alcool consistente, che la luppolatura stempera e accompagna. Me l’aspettavo un po’ più “varia”, visto l’importante e variegato uso dei luppoli, ma il giudizio resta  comunque più che positivo, corroborato dal finale lungo ed equilibrato che la <em><strong>TriplIpa</strong></em> è in grado di garantire. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,8% vol.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/logo-opperbacco.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3786" title="logo opperbacco" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/logo-opperbacco-217x300.jpg" alt="" width="132" height="183" /></a></p>
<p>Due parole anche sul birrificio di<strong><em> Notaresco </em></strong>(TE), in contrada <em>Casarino</em>. La zona, quella dove si trova il birrificio, è molto nota per la produzione vinicola: per questo, <em>Luigi Recchiuti</em>, patron e anima del <a href="http://www.opperbacco.it/">birrificio teramano</a> , <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/tluigirecchiuti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3787" title="tluigirecchiuti" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/tluigirecchiuti-225x300.jpg" alt="" width="157" height="210" /></a>ha scelto come proprio logo il famoso <em>Bacco di Caravaggio</em>, con la variante rappresentata da un evidente bicchiere di birra al posto del calice di vino. 41 anni, ex agronomo, una lunga gavetta da homebrewers e i “soliti” problemi burocratici: questa in breve, la scheda del produttore e del “prodotto”. La prima cotta ufficiale è del <strong>5 febbraio del 2009</strong> (fatta con l’ “assistenza” di <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=leonardo+di+vincenzo"><em>Leonardo di Vincenzo</em></a> di <em>Birra del Borgo</em>), ma se l’UTIF non avesse, con un suo rigetto, rallentato vistosamente il progetto, Luigi Recchiuti avrebbe cominciato da molto prima (il birrificio è stato “fondato” assieme alla moglie nel <strong>2008</strong>) a produrre e commercializzare le proprie birre (in attesa delle necessarie autorizzazioni non era comunque rimasto con le mani in mano: aveva già aperto un beer shop on-line e un <a href="http://www.agripubnotaresco.altervista.org/index.php?option=com_frontpage&amp;Itemid=1">proprio locale di mescita </a><a href="http://www.agripubnotaresco.altervista.org/index.php?option=com_frontpage&amp;Itemid=1"></a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/opperbacco.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3788" title="opperbacco" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/opperbacco-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a></p>
<p>La birra, quindi, come passione e professione. Passione che nasce una decina di anni fa, affinata poi da innumerevoli esperimenti produttivi casalinghi, viaggi di studio (Belgio) e importanti amicizie italiane (<em>Leonardo di Vincenzo</em>, fra tutti). Con il sostegno di <em>Sviluppo Italia</em>, Luigi riesce ad aprire il proprio birrificio nel <strong>2009</strong>, con un impianto costruito da un artigiano di Vasto (seguendo i consigli sempre di Leonardo), e brassa, attualmente,  già cinque diverse birre, la <em>4punto7</em>, la <em>Bianca Piperita</em>, <em>L’una</em>, la <em>TriplIpa</em> e la <em>10 e lode</em>, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/trittico-opperbacco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3789" title="trittico opperbacco" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/trittico-opperbacco.jpg" alt="" width="187" height="187" /></a>nate da ricette di ispirazione belga, tedesca e inglese. Il valore aggiunto di ciascuna è rappresentato dall’acqua che il birrificio impiega, quella proveniente dall’<a href="http://www.ruzzo.it/index.php">acquedotto del Ruzzo</a> , che “pesca” nel grande bacino del dal Gran Sasso. Austero ed essenziale, anche nella grafica che contraddistingue i propri prodotti, Luigi è molto legato agli altri due esponenti di punta della produzione birraria abruzzese (<em>Jurij Ferri</em> di <a href="http://www.birraalmond.com/">Almond22</a> <a href="http://www.birraalmond.com/"></a>e <em>Massimiliano di Prinzio</em> del <a href="http://www.birrificiomaiella.com/">Birrificio Maiella</a> ), con i quali ha da non molto (<strong>2008</strong>) fondato un’<a href="http://www.mondobirra.org/articolo2143.htm">associazione culturale Birrai-Homebrewer abruzzese</a></p>

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		<title>Una &#8220;nuova&#8221; italiana, e una americana</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 13:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  L&#8217;avevamo già scritto, che Andrea Bertola e il &#8220;progetto birrario&#8221; di Pausa Cafè sono assolutamente da tenere d&#8217;occhio. Ce lo conferma il giusto risalta che è stato dato in questi giorni dalle cronache locali, e non solo, al &#8220;progetto Birra Martina&#8220;. Che questa birra, brassata con l&#8217;aggiunta di pere Martin Sec (varietà autoctona della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/12/taquamari-pausa-cafe/">L&#8217;avevamo già scritto</a>, che <em>Andrea Bertola</em> e il &#8220;<em>progetto birrario</em>&#8221; di <a href="http://www.pausacafe.org/"><em>Pausa Cafè</em> </a>sono assolutamente da tenere d&#8217;occhio. Ce lo conferma il giusto risalta che è stato dato in questi giorni <a href="http://www.cuneocronaca.it/news.asp?id=26144">dalle cronache locali,</a> e non solo, al &#8220;<strong><em>progetto Birra Martina</em></strong>&#8220;. Che questa birra, brassata con l&#8217;aggiunta di pere <a href="http://www.saporidelpiemonte.it/prodotti/vegetali/80.htm"><em>Martin Sec</em> </a>(varietà autoctona della zona <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/pausa-cafè.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3745" title="pausa-cafè" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/pausa-cafè.gif" alt="" width="201" height="202" /></a>di Saluzzo) fosse di assoluto valore lo si sapeva già: al premio &#8220;<strong><em>birra dell&#8217;anno 2010</em></strong>&#8220;, infatti,  organizzato da <em>Unionbirrai</em>, la birra in oggetto si è classificata al secondo posto nella categoria &#8220;<em>Birre con la frutta&#8221;.</em> Importante però è anche il contesto e il prgetto in cui questa birra ha visto la luce:  è birra che &#8220;<em>valorizza il proprio territorio, è impegnata nel sociale ed ha davanti a sé un futuro roseo</em>&#8220;. Nata, infatti,  da un progetto che è partito da lontano (settembre dell&#8217;anno scorso), teso alla valorizzazione di prodotti e risorse del territorio all&#8217;interno del quale Pausa Cafè vive ed opera (la provincia di Cuneo), il risultato finale vedrà la luce il prossimo <strong>5 giugno</strong>, quando la birra avrà anche la propria etichetta ufficiale. Perchè l&#8217;idea ce l&#8217;ha messa <em>Coldiretti Giovani Impresa Saluzzese</em>, la parte operativa si è fondata sulla bravura e al disponibilità del mastro birraio <em>Andrea Bertola</em>, che si è messo all&#8217;opera negli impianti posti all&#8217;interno del carcere di Saluzzo, il tocco finale lo daranno gli studenti <em>dell’Istituto d’Arte Amleto Bertoni</em> di Saluzzo, che stanno lavorando all&#8217;idea grafica definitiva dalla quale nascerà l&#8217;etichetta della birra stessa. Non si tratta quindi che aspettare fino al <strong>5 giugno</strong>, e partecipare, per chi può, alla fiera della birra &#8220;<em>C&#8217;è Fermento</em>&#8221; organizzata dalla <a href="http://www.fondazionebertoni.it/"><em>Fondazione Amleto Bertoni</em></a> a Saluzzo, dove questo progetto vedrà la sua conclusione e la propria consacrazione pubblica.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/port_brewing_web_1188x1188-300x300.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3746" title="port_brewing_web_1188x1188-300x300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/port_brewing_web_1188x1188-300x300.jpg" alt="" width="173" height="161" /></a></p>
<p>Per &#8220;finire bene&#8221; la settimana, i commenti personali ad un&#8217;altra splendida birra made in USA della <a href="http://www.portbrewing.com/"><em>Port Brewing</em>,</a> la <strong><em>Port Brewing 3rd Anniversary Ale</em></strong>. Ogni anno “quelli” della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/11/high-tide-fresh-hop-ipa-port-brewing/"><strong>Lost Abbey/Port Brewing</strong>, </a>celebrano la nascita di questa loro “doppietta” commercial produttiva con il brassaggio di una birra ad hoc. Quella da me assaggiata è l’edizione <strong>2009</strong>, mentre sul <a href="http://www.portbrewing.com/4th-anniversary-party/">loro sito è già “pubblicizzato”</a> il party che <strong><em>l’8 maggio</em></strong> prossimo vedrà come assoluta <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/102552.jpg"></a>protagonista la birra brassata per il <strong>4°</strong> <strong>compleanno</strong> del birrificio. Precisi, questi americani, e bravi, anzi, bravissimi, perché anche questa <a href="http://www.brewersassociation.org/attachments/0000/2207/BA_Beer_Style_2010.pdf">Imperial double IPA </a> è un vero spettacolo. Mezzo grado in più rispetto alla versione precedente <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/1025521.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3749" title="102552" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/1025521.jpg" alt="" width="132" height="133" /></a>(2009 <strong>10%</strong> vol., 2008 <strong>9,5%</strong> vol.), splendidamente corposa, ottimamente luppolata, spettacolarmente fruttata. Color giallo albicocca matura, denso e viscoso, nettamente opalescente, schiuma fine e cremosa, relativamente persistente. Luppoli a mazzi: <em>Columbus, Amarillo e Simcoe</em>, con il dry hopping fatto con <em>Columbus </em>ed <em>Amarillo</em>, che regalano un naso spettacolare, fruttato ed agrumato allo stesso tempo. E’ una vera e propria esplosione di pompelmo, ananas, frutta dalla polpa bianca, agrumi, pino, che circuiscono il naso, e te lo restituiscono solo dopo molto tempo, assuefatto e soddisfatto. I <strong>10°</strong> alcolici si fanno sentire tutti: l’impatto è comunque rotondo ed equilibrato, la frizzantezza tenace ma non invasiva. C’è il malto caramello che la tiene su, le fornisce la struttura, ma poi è il luppolo che prepotentemente invade il campo: un luppolo relativamente gommoso, più amaricante rispetto a quello che svela l’olfatto, più resinoso e meno fruttato. L’amarezza si diffonde con regolarità e decisa invadenza su tutto il palato e la lingua, che alla fine della bevuta, resta quasi anestetizzata. Il ricordo e la sensazione che lascia sono decisamente amaricanti, secche e asciutte, quasi erbacee, con l’alcool, che veicola delicatamente una sensazione di pienezza e calore. Veramente ben fatta. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 10% vol.;  <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>

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