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	<title>inbirrerya &#187; birra scozia</title>
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		<title>Tutta colpa della Tokyo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 11:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando i monellacci del <em>Brewdog</em> misero sul mercato <strong>2000</strong> bottiglie di  <em><strong>Tokyo</strong></em>, la loro <em>intergalactic fantastic oak aged stout</em>, nella versione da<strong> 18,2</strong>% vol. alc. (era il giugno di due anni fa, per l&#8217;appunto), scatenarono la &#8220;solita&#8221; (per <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/tokyo-beer.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4187" title="tokyo-beer" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/tokyo-beer-300x220.jpg" alt="" width="234" height="171" /></a>loro) gazzarra, con quei &#8220;parrucconi&#8221; del &#8220;sistema/birra&#8221; anglosassone (<a href="http://www.portmangroup.org.uk/?pid=1&amp;level=1"><em>Portman Group</em></a> e parlamento scozzese,<em> in primis</em>). Era, allora, la birra con la più alta gradazione alcolica in commercio nel Regno Unito, e gli scozzesi furono duramente accusati, con toni e motivazioni tipici di un vero e proprio attacco di &#8220;<em>isteria di massa</em>&#8221; (così lo definirono loro), di essere degli irresponsabili fomentatori di un uso (in questo caso abuso) sconsiderato di alcool. Consci del  ruolo autoassegnatosi (quello di spingere sempre un po&#8217; più in là i confini e la percezione del &#8220;pianeta birra&#8221;), quelli del <em>Brewdog</em> non stettero tanto a pensarci su, e per dimostrare a tutti la propria bravura produttiva e confermare la filosofia estremizzante nel produrla, misero poco dopo sul mercato una nuova birra, la <em><strong>Nanny State</strong></em>, il cui nome è già tutto un programma. Come a dire, la birra adatta a questo regime di governanti (nel senso della Mammy di Via col Vento) che pensano ancora di dover tenere per mano gli inglesi &#8230; Una <em>Imperial mild</em> (quasi un ossimoro, tanto che <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/nanny-state1.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-4191" title="nanny state" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/nanny-state1-300x202.jpg" alt="" width="228" height="153" /></a><em>Ratebeer</em> la infila nella categoria di <a href="http://www.ratebeer.com/beerstyles/low-alcohol/75/">birre low alchool</a>) di <strong>1,1% </strong>vol. alc.: dalla  birra più alcolica (la <em><strong>Tokyo</strong></em>, appunto) del Regno Unito ad una birra che per il suo contenuto alcolico così basso non è neanche definibile tale, per l&#8217;attuale legislazione inglese in materia, e che quindi non è nemmeno assoggettata alle accise del caso. L&#8217;ennesimo sberleffo ai &#8220;parrucconi&#8221;. <strong>1,1%</strong> vol. alc. ma l&#8217;enormità di un <strong>IBU </strong>teorico di <strong>225</strong>, ottenuto usando <strong>60</strong> chili di luppolo in una cotta da <strong>20</strong> hl. Si aspettavano, per loro stessa ammissione, i complimenti degli stessi &#8220;parrucconi&#8221;, visto che a quelli del <em>Brewdog </em> sembrava di aver dimostrato, in questo modo, di aver recepito le critiche e di avervi posto il doveroso rimedio. Ovvio che, dei complimenti, nemmeno l&#8217;ombra. Ma la curisità, nei confronti di questo ennesimo &#8220;<em>monstrum</em>&#8221; produttivo è stata tanta.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/tactical.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4188" title="tactical" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/tactical-300x193.gif" alt="" width="187" height="120" /></a></p>
<p>Interessantissima, e in parte illuminante, la teoria che l&#8217;altrettanto estroso <em>Alex Liberati</em> ha condiviso con altri in un <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=2131&amp;PN=1">lungo topic sul forum di MoBI</a>, dall&#8217; &#8220;inquietante&#8221; titolo &#8220;<strong><em>Vendere ghiaccio agli eschimesi !!</em></strong>&#8220;. Non ho nessun titolo, nè barlumi di conoscenza tecnica o sprazzi di esperienza produttiva, per affermare o negare il fatto che la Nanny State non sarebbe altro che &#8220;<em>il ghiaccio sciolto + luppolo derivante dalla Tactical Nuclear Penguin. Ovvero: non è che i due furbacchiotti di BrewDog hanno ben pensato di  riutilizzare il ghiaccio avanzato dal processo di ice, lo hanno riluppolato,  rifermentato e lo hanno imbottigliato?</em>&#8221; (cito alla lettera). Ma quello che dice Alex (insieme ad altri) mi ha molto convinto: rientrerebbe perfettamente nel <em>Brewdog-style</em>.</p>
<p>Poi gli scozzesi devono aver dato retta a <em>Schigi,</em> il quale, in uno dei suoi folgoranti aforismi, aveva espresso la sacrosanta (per lui) convinzione che <em><strong>non si dovrebbe mai bere una birra con IBU superiore al proprio Quoziente di Intelligenza,</strong></em> onde evitare conseguenze spiacevoli. Tenendo conto che Einstein avrebbe avuto un <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/nanny_330_440.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4189" title="nanny_330_440" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/nanny_330_440-124x300.jpg" alt="" width="124" height="300" /></a>(teorico) QI di 160, era chiaro che l&#8217;IBU della <strong><em>Nanny State</em></strong> dovesse essere ritoccato, sempre nell&#8217;ottica della visione schigiana del concetto. A parte le battute, la versione <strong>2010</strong> della <em><strong>Nanny State</strong></em>, quella che ho assaggiato io, ha una nuova gradazione &#8220;alcolica&#8221; (?) di <strong>0,5%</strong> vol. alc. e un nuovo IBU di <strong>45; </strong>l&#8217;altra, cioè la prima versione, era davvero follemente amara, per loro esplicita ammissione, troppo amara, doveva essere un po&#8217; &#8220;aggiustata&#8221;. Cosa si prova a bere una birra quasi analcolica, o meglio, come può essere la variante ancora meno alcolica di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/15/brewdog-e-i-radiohead/">un&#8217;altra Imperial Mild &#8220;fuori di testa</a>&#8220;? E&#8217; una birra dal colore ambrato tenebroso, e  dalla bella schiuma, molto persistente, che si attacca alle pareti del bicchiere. E&#8217; prodotta con otto diversi tipi di malto (ma la miseria di <strong>87</strong> chilogrammi per 20 hl., contro i <strong>450</strong> usati per la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/04/ancora-quelle-del-brewdog/">Punk IPA</a>) e con i luppoli <em>amarillo, columbus, cascade e simcoe</em> per l&#8217;amaro e <em>centennial </em>e ancora <em>amarillo </em>per il dry hopping. Lo dico subito: non mi ha dato la sgradevole sensazione di bermi un infuso freddo amaricante, uno sciacquone amaro cioè; ma oltre al luppolo c&#8217;è veramente poco altro. Il malto, in pratica, o meglio, i malti sono serviti solo per dare il colore, perchè il corpo di questa birra è quasi pari a<strong> 0 </strong>(e non potrebbe essere altrimenti). L&#8217;<em>Amarillo</em> si avverte moltissimo, più degli altri luppoli impiegati, in un naso comunque fresco e ricco di note resinose e relativamente citriche. In bocca, una volta sparita in un nanosecondo la consistenza della birra, un luppolo stratificato prende possesso della piazza, ritornandovi ad ondate successive: prima si presenta sulla parte superiore della lingua, poi scompare, poi riappare sui lati della stessa, e sul fondo del palato. Dove ci rimane tanto a lungo (forse anche troppo) in un corsa finale tenacemente amaricante, ostinatamente amaricante. Un esperimento produttivo fine a se stesso? Forse; mi era comunque piaciuta di più la <em>How to disappear</em>. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 0,5% vol;<em> </em><em>©Alberto Laschi.</em></p>
<p>A proposito di esperimenti, <a href="http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=310">date un&#8217;occhiata al loro blog</a> per vedere cosa hanno combinato con la loro <em><strong>Hardcore IPA </strong></em>(lamponi scozzesi e botti di whisky Caol Ila). Sarà la loro prossima scommessa?</p>
<p><em> </em></p>
<p><em></em></p>

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		<title>Per finire la settimana &#8230; due imperial stout</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 12:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Si  va un po&#8217; sul &#8220;pesante&#8221;, ancora, ma siccome il bel tempo (e il caldo) sembrano ancora riottosi a mostrarsi, due belle birre relativamente &#8220;potenti&#8221; e potenzialmente riscaldanti come queste ci potrebbero stare ancora bene. Due Imperial Stout reperibili su entrambi i lati dell&#8217;Oceano Atlantico, brassate da due birrifici molto, molto rinomati, lo scozzese Brewdog e l&#8217;americana Brooklyn brewery. Riptide, [...]]]></description>
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<p>Si  va un po&#8217; sul &#8220;pesante&#8221;, ancora, ma siccome il bel tempo (e il caldo) sembrano ancora riottosi a mostrarsi, due belle birre relativamente &#8220;potenti&#8221; e potenzialmente riscaldanti come queste ci potrebbero stare ancora bene. Due <a href="http://beeradvocate.com/beer/style/84/">Imperial Stout </a>reperibili su entrambi i lati dell&#8217;Oceano Atlantico, brassate da due birrifici molto, molto rinomati, lo scozzese <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=brewdog">Brewdog</a> e l&#8217;americana <a href="http://www.brooklynbrewery.com/">Brooklyn brewery</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Riptide, Brewdog</em></strong></p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; una &#8220;<em><strong>stout senza pietà</strong></em>&#8220;, come recita l&#8217;etichetta, brassata con  malti <em>Marris Otter</em>, <em>Dark Crystal</em>, <em>Caramel Malt</em>, e luppoli <em>First Gold</em> e <em>Galena Twist</em>, con  l<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/brewdog.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3804" title="brewdog" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/brewdog-300x255.gif" alt="" width="257" height="224" /></a>’aggiunta di zucchero integrale di canna <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Muscovado"><em>muscovado</em>,</a> uno zucchero scuro delle <em>Mauritius</em>, il cui colore è segno dall’altissima concentrazione di melassa naturale. E’ una bella stout, nella sua variante Imperial, di fatto nettamente alcolica, mediamente dolce all’inizio, molto più amaricante sul finale; una birra “<em>winter warmer</em>”, adatta cioè ad essere bevuta con una temperatura esterna non proprio elevata. Di un bel colore marrone scuro con alcuni riflessi color mogano/rubino, ha schiuma color caffè, fine e non molto persistente: il naso è ricco di frutta secca, cioccolato, caffè e liquirizia, con un tocco di ciliegia. Il classico naso di una stout. In bocca è robusta, calda e riscaldante, con una iniziale dolcezza accennata, assieme alla liquirizia, che poi cede progressivamente il passo alle sensazioni <em>roasted</em>: malto torrefatto, cioccolata amara, un alcool liquoroso e un’amarezza diffusa (ma equilibrata e mai prevaricante) permane fino alla fine. Corretto e pulito il finale, anche questo rustico e nettamente amaricante. Si fa bere con gusto. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8% vol.; <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="top"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Brooklyn Black Chocolate stout</em></strong></p>
<p style="text-align: left;">Grandissimo esempio di <em>imperial stout</em>, fortemente caratterizzata da aroma e gusto “cioccolatosi”. Iniziata a produrre fin dal <strong>1994</strong>, è uno dei must della produzione di questa brewery. Prodotta con malti americani e con luppoli <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Black-Chocolate-Stout_beer_full.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3805" title="Black-Chocolate-Stout_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Black-Chocolate-Stout_beer_full-200x300.jpg" alt="" width="146" height="205" /></a>Willamette</em> e <em>American Fuggle</em>, ha tutte le caratteristiche delle imperial stout al proprio posto: schiuma fine e poco persistente, colore nero caffè. Il naso è splendido, nettamente cioccolatoso, ottenuto con la miscelazione di tre diversi tipi di malto tostato, e presenta anche note di frutta rossa matura e leggermente speziate. Il corpo è robusto ma rotondo, estremamente  beverino, nonostante la importante gradazione alcolica e la complessità della strutturazione. Le note riconducibili al cioccolato si avvertono subito, per poi lasciare il posto all’asciuttezza del caffè e del luppolo, per evolversi poi in un palato ricco e fruttato. Finisce decisamente lunga. Come dice <em>M. Jackson:</em> “<em>sembra quasi di bere una sacher torte liquida</em>”. Splendida, da provare, ovviamente con tutti i tipi di dolci al cioccolato, il cheesecake e tutti i dolci al cucchiaio che vedono fra i propri ingredienti il caffè. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 10,1% vol.; <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/brooklyn.jpg"></a></p>
<p style="text-align: left;">Alcune notizie anche sulla brewery newyorkese. Fondata da <em>Stephen Indy</em> e <em>Tom Potter</em>, nel <strong>1988</strong>, ripropone ormai da quasi venti anni la tradizione produttiva  birraria di Brooklyn, quartiere che nel <strong>XIX secolo</strong> poteva contare quasi <strong>50</strong> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/brooklyn1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3807" title="brooklyn" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/brooklyn1-300x269.jpg" alt="" width="148" height="147" /></a>fabbriche di birra. Dal momneto che la zona di Brooklyn era popolata da tantissimi immigrati tedeschi, le brewery di quel periodo non potevano non avere una impostazione produttiva tedesca, improntata cioè sul rispetto <a href="http://www.mondobirra.org/purezza.htm">dell&#8217;editto della purezza.</a> Gli ultimi esponenti di questa tradizione ottocentesca furono le famiglie <em>Schaefer</em> e <em>Liebmann</em>, che  chiusero i propri impianti nel <strong>1976</strong>, schiacciati dalla concorrenza dei grandi colossi produttivi americani. Nel <strong>1984 </strong><em>Steve Hindy</em>, corrispondente dell’<em>Associated Press</em> in Oriente per sei anni, e <em>Tom Potter,</em> ex funzionario della <em>Chemical Bank,</em> entrambi appassionati homebrewer, decidono di riportare a New York la buona birra, e fondano la <strong><em>Brooklyn Brewery,</em></strong> il cui logo viene creato da <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Glaser">Milton Glaser</a></em>, lo stesso che aveva coniato il famosissimo logo <strong><em>“I love NY”.</em></strong> Per 10 anni i due, a<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/garrett_oliver.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3808" title="garrett_oliver" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/garrett_oliver.jpg" alt="" width="175" height="180" /></a>iutati dal mastro birraio <em>William M. Moeeller,</em> americano, ma di origini tedesche, mettono in piedi la produzione, contrassegnata da vari esperimenti e da una dura lotta contro la malavita locale, che aveva messo gli occhi su questa nuova attività produttiva. La vera e propria espansione produttiva la si può datare <strong>1994</strong>, anno in cui viene assunto un nuovo mastro birraio: <em>Garrett Oliver</em>. E’ l’inizio vero della produzione di qualità, il mastro birraio da vita ad una serie di birre impeccabili, e il successo (di critica e di vendite) arriva; tanto che nel <strong>1996 </strong>è lo stesso sindaco <em>Rudolph Giuliani</em> a tagliare il nastro dei nuovi impianti della Brewery. E da lì le birre cominciano a varcare i confini non solo di New York, ma anche degli USA, tanto che ad oggi le loro birre sono conosciute e molto apprezzate dagli intenditori di vari continenti, compresa l’Europa.</p>
<p style="text-align: center;"> </p>

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		<title>Ancora &#8220;quelle&#8221; del Brewdog</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 21:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli scozzesi del Brewdog ci sanno veramente fare, lo dico dop aver assaggiato altri due loro prodotti &#8220;di punta&#8221;. In attesa della &#8220;seduta di degustazione&#8221; della Dogma, che fa bella mostra di sè nel frigo, mi fa piacere parlare della Chaos Theory e della Punk IPA. Chaos Theory Teoria del Caos ed effetto farfalla di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/02/large_brewdog-logo1.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3201" title="large_brewdog-logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/02/large_brewdog-logo1-254x300.gif" alt="" width="180" height="190" /></a></p>
<p>Gli scozzesi del <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=brewdog">Brewdog</a> ci sanno veramente fare, lo dico dop aver assaggiato altri due loro prodotti &#8220;di punta&#8221;. In attesa della &#8220;seduta di degustazione&#8221; della Dogma, che fa bella mostra di sè nel frigo, mi fa piacere parlare della <strong><em>Chaos Theory</em></strong> e della <strong><em>Punk IPA.</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Chaos Theory</em></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em>Teoria del Caos</em></strong> ed <strong><em>effetto farfalla</em></strong> di bradburyana memoria: il concetto, grossomodo, è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/02/Chaos-Theory_beer_full.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3202" title="Chaos-Theory_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/02/Chaos-Theory_beer_full-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Esemplificando,  <strong>«</strong> <em>si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo</em> <strong>».</strong> E quelli del<em> Brewdog</em>, esplicitamente, vogliono essere quella farfalla che, sbattendo le proprie ali in un piccolo paesino della Scozia, cambia radicalmente e “violentemente” il modo di pensare, produrre e bere birra in tutto il mondo. Un po’ pretenziosi … ma la sfacciataggine a volte cela dietro di sè anche una esatta consapevolezza di sé e dei propri mezzi, e quindi non necessariamente è sinonimo di arroganza. Venendo alla birra, questa “<em>random IPA</em>” degli scozzesi, altrimenti definita anche <em>Pacific Pale ale</em>, come sempre, si fa notare. Innanzitutto per l’uso (consistente) di un solo luppolo (“folle”), il neozelandese <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/19/kipling-thornbridge-brewery/"><em>Nelson Sauvin</em> </a>(da qui il “<em>pacific</em>”) che sprigiona netti sentori di uva acerba e kiwi, assieme a malti <em>Pale Chrystal</em> e <em>Caramalt</em> che ben bilanciano i netti sentori asprigni e fruttati. Bello anche il colore di questa ale, di un bel rosso ramato, dalla schiuma fine e poco persistente. Il naso è l’esplosione vera e propria di un luppolo aromatico, resinoso e pungente, dal citrico al confine con il pompelmo, ben armonizzato da un malto morbido e rotondo. Al palato tocca la stessa sorte: primo impatto invasivo di luppolo con tutte le note asprigne della frutta rossa, dell’uva non matura, per arrivare ad una rifinitura più morbida  e rotonda, data da un malto leggermente dolce, il tutto equilibrato da una frizzantezza efficace. Il finale conserva note aspre e agrumate, pulite e sostenute. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,1% vol.; <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Punk IPA</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Secondo i birrai siamo davanti ad una “<em>pale ale post moderna</em>”: malti <em>Marris Otter</em> ed <em>Extra Pale</em>, luppoli <em>Chinook</em>, <em>Crystal</em> e <em><a href="http://www.nzhops.co.nz/varieties/motueka.html">Motueka </a></em>dalla Nuova Zelanda, il tutto per un<strong> IBU</strong> di 65. Una bionda non carica di gradi, ma che comunque si fa ben valere per una sua robusta presenza: una <strong>IPA</strong> nata e sputata. Un bel biondo limpido, schiuma quasi assente, e <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/02/punk-ipa-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3203" title="punk ipa 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/02/punk-ipa-2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>un naso non proprio prorompente, fatto di luppoli prevalentemente agrumati e resinosi, con un finale leggermente sfuggente di frutta rossa asprigna. Il “contrasto”, o per meglio dire, il “morso” (vanto del <em>Brewdog</em>), si ha nell’approccio gustativo, più netto e corposo: un luppolo abbondantissimo che avvolge lingua e palato, un corpo pieno, secco e robusto, con una malto che riesce solo a far capolino, con le sue note biscottate, in un contesto alquanto secco e amaricante, finale compreso. Non è una birra spiazzante, ma che tendenzialmente inganna, con questa “doppia corsa”, ma che alla fine si fa più che apprezzare. Dopo otto mesi di braccio di ferro (dal lancio sul mercato di questa IPA) con il <em><a href="http://www.portmangroup.org.uk/?pid=1&amp;level=1">Portman Group</a></em>, l’ente anglosassone che vigila sul marketing dei prodotti alcolici, la Brewdog è riuscita ad ri-ottenere il permesso di mantenere la strategia di marketing scelta per la commercializzazione di questa birra, definita dagli scanzonati scozzesi &#8220;<em><strong>aggressive beer</strong></em>&#8220;,  inizialmente accusata di essere potenzialmente associabile a comportamenti a rischio, proprio a causa della definizione un po&#8217; &#8220;spinta&#8221; . E il marketing ha funzionato e continua a funzionare: la birra &#8220;scompare&#8221; regolarmente dagli scaffali, riscuotendo un grande successo di vendite. Assaggita in bottiglia da 0,33; alc. 6,1% vol.; <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>

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		<title>Brewdog batte Samuel Adams, Schorschbraeu &amp; Roger Proz</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Circa 15 giorni fa l&#8217;autorevolissimo scrittore birrario Roger Proz, dalle colonne del proprio blog, li aveva pesantemente bacchettati, definendoli dei lunatic self-publicists, apportatori (secondo lui), con la loro strategia commerciale e i propri prodotti estremi, di notevoli danni al movimento birrario artigianale anglo-scozzese, sempre più sotto la critica lente d&#8217;ingrandimento di un rinato movimento neo-proibizionista, molto ascoltato dai politici locali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2716" title="penguinblog2_440" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/penguinblog2_4401-300x199.jpg" alt="penguinblog2_440" width="300" height="199" /></p>
<p>Circa 15 giorni fa l&#8217;autorevolissimo scrittore birrario Roger Proz, dalle <a href="http://www.beer-pages.com/2009/11/brewdog-enough-is-enough.html#links">colonne del proprio blog</a>, li aveva pesantemente bacchettati, definendoli dei <em>lunatic self-publicists,</em> apportatori (secondo lui), con la loro strategia commerciale e i propri prodotti estremi, di notevoli danni al movimento birrario artigianale anglo-scozzese, sempre più sotto la critica lente d&#8217;ingrandimento di un rinato movimento neo-proibizionista, molto ascoltato dai politici locali. E non era la prima volta, per quei &#8220;monelli&#8221; del <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/24/brewdog-brewery/">Bewdog.</a> Già avevano fatto loro pelo e contropelo quando <img class="alignleft size-medium wp-image-2717" title="tnp_2bottles02_440" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/tnp_2bottles02_440-212x300.jpg" alt="tnp_2bottles02_440" width="212" height="300" />avevano immesso sul mercato la loro <strong>Speedball</strong> (ribattezzata <strong>Dogma</strong> per il mercato americano), provocatoria solo nel nome e non nella sostanza delle materie prime impiegate,  e la <strong>Tokyo,</strong> una Imperial Stout di 12% considerata esageratamente alcolica dalla stampa inglese tutta (<em>Daily Mirror, The Sun e Financial Times</em>) e da vari esponenti politici legati al movimento neo-proibizionista a cui facevo riferimento prima. Produrre e immettere sul mercato una birra così insensatamente alcolica, è stata l&#8217;accusa loro rivolta, era scelta <em>&#8220;irresponsabile</em>&#8220;, quasi una istigazione ad un consumo smodatamente pesante, tutto il contrario della campagna incentrata sul motto &#8220;<em>bere responsabilmente&#8221;.</em> Semplice ed elementare, allora, l&#8217;arringa difensiva dei proprietari del Brewdog:</p>
<p>1. &#8220;con quello che costa la Tokyo&#8221; (fra l&#8217;altro venduta solo on-line in un numero di bottiglie limitatissimo) &#8220;la gente ci compra 24 bottiglie di pils industriale, quelle birre delle quali solitamente abusa&#8221;;                                                                                              2. &#8220;la scozia è una delle patrie del whisky, e il vino, spesso, supera i 13% alcolici: quindi, dov&#8217;è il problema?&#8221;</p>
<p>Se la sono cavata, sono andati per la loro strada (fra consensi e ovvi dissensi) e, in barba anche a Protz che diceva loro che ormai, nel loro caso, &#8221;<em>enough is enough</em>&#8220;, ieri sono <a href="http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=214">spuntati in un video dei loro</a>, mascherati da pinguini, per annunciare <em>urbis et orbis</em> la nascita della loro ennesima provocazione: la <strong>Tactical Nuclear Penguin</strong>, un &#8220;mostro&#8221; con 32% di ABV, la birra più forte, attualmente, al mondo.  <a href="http://petebrown.blogspot.com/2009/11/brew-dog-creates-worlds-strongest-beer.html">Qualcuno in Inghilterra </a>(e non solo in Ighilterra, immagino) si è subito chiesto se, in questo caso, si possa parlare ancora di birra: i dubbi &#8220;tecnici&#8221; sono più che <img class="alignleft size-full wp-image-2718" title="Utopia" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/Utopia.jpg" alt="Utopia" width="253" height="287" />legittimi. Dal punto di vista statistico, quelli del Brewdog hanno però cantato vittoria: la loro birra è attualmente la più forte del mondo, più forte della <a href="http://www.ratebeer.com/beer/samuel-adams-utopias/12228/">Samuel Adams Utopias</a> (27% ABV), a sua volta già abbondantemente superata dalla tedesca <a href="http://www.ratebeer.com/beer/schorschbrau-schorschbock-31/97069/">Schorschbrau Schorschbock 31% </a>. (piccola curiosità &#8220;scientifica&#8221;: sul sito di <a href="http://www.ratebeer.com/brewers/kleinbrauerei-schorschbrau/1506/">Ratebeer si elencano</a> anche una Schorschbock di 32,2% e un&#8217;altra di, addirittura, 39,44%, entrambe solo citate e non recensite, birre che non compaiono però sul <a href="http://www.schorschbraeu.de/schorschbraeu/site/">sito della brauerei</a>). La <strong>Tactical Nuclear Penguin</strong> è una <em>uber-imperial stout</em>, secondo i suoi produttori, originatasi da una imperial di 10% ABV, fatta maturare per 18 mesi: affinata per i primi 8 mesi in una botte dove aveva &#8220;sostato&#8221; il whisky Isle of Arran e per i successivi 8 in una botte di Islay, e successivamente raffreddata a -20 gradi per tre settimane (un freddo da &#8220;pinguini&#8221;); come per le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bock#Eisbock">eisbock</a>, è stato poi periodicamente tolto il ghiaccio che si formava nei tini, lasciandoci solo la parte alcolica, così da arrivare al 32% di ABV finale. <em>Una birra audace, irriverente e senza compromessi. Una birra con un&#8217;anima e un fine. Una dichiarazione d&#8217;intenti, </em>dicono loro nel presentarla, una nuova tappa nel loro lotta contro le birre senz&#8217;anima che spopolano da troppo sul mercato. E&#8217; birra troppo alcolica, (lo dicevano già per la Tokyo &#8230;)?  E&#8217; vero, e l&#8217;hanno <a href="http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=214">scritto sull&#8217;etichetta</a>: occhio<em>, è birra molto forte, che  dovrebbe essere sorseggiata solo in piccole dosi, e con una certa aria di noncuranza aristocratica. Esattamente nello stesso modo in cui si sorseggia un bel whisky, o si ascolta un album di Frank Zappa</em>. Perchè, dicono sempre loro, è da ignoranti pensare (in Inghiltera ma anche altrove) che una birra non possa essere goduta in maniera responsabile in piccole dosi come si fa per un whisky od un bicchiere di vino (lo dicevano già per la <strong>Tokyo</strong>). Il tutto alla faccia di Roger Proz e di tanti altri &#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2719" title="brewdog_logo-754352" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/brewdog_logo-754352.gif" alt="brewdog_logo-754352" width="187" height="228" /></p>
<p>Che dire: a loro non manca nè coerenza produttiva, nè sfacciataggine, nè capacità di difendersi/difendere i propri prodotti, con delle argomentazioni che, personalmente, spesso mi convincono. Certo non lasciano indifferenti, spingono sempre a schierarsi o con loro o contro di loro (esemplificativa la discussione che subito si è aperta a questo riguardo sul <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=1740&amp;PN=1">forum di MoBi</a>), anche perchè certe loro produzioni sono veramente estreme. Va riconosciuta loro però la volontà e la capacità di lanciare metaforici (ma anche fisici) sassi nello stagno della monotonia produttiva attuale, in mano ai grandi gruppi birrari, che stanno mettendo l&#8217;omologazione del gusto al centro della propria strategia produttiva e di comunicazione. L&#8217;esatto contrario di quello che stanno facendo quelli del Brewdog.</p>

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		<title>Brewdog e i Radiohead</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 12:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;avevo citata parlando della Chouffe Houblon; eccola, la How to disappear completely del Brewdog, una Imperial Mild anglosassone fuori di testa (o quasi). Imperial per il mostruoso IBU, 198; Mild perché ha solo 3,5° di grado alcolico (simile a quello delle classiche Mild inglesi); in più i Radiohead, e una delle loro canzoni “Come sparire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avevo citata parlando della <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/12/chouffe-houblon-2009/">Chouffe Houblon</a>; eccola, la <em>How to disappear completely</em> del Brewdog, una Imperial Mild anglosassone fuori di testa (o quasi).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2580  aligncenter" title="How-To-Disappear-Completely-edited1-300x245" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/How-To-Disappear-Completely-edited1-300x245.jpg" alt="How-To-Disappear-Completely-edited1-300x245" width="241" height="206" /></p>
<p><em>Imperial </em>per il mostruoso IBU, 198; <em>Mild</em> perché ha solo 3,5° di grado alcolico (simile a quello delle classiche <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mild_ale">Mild inglesi</a>); in più i <em><a href="http://www.radiohead.com/deadairspace/">Radiohead</a></em>, e una delle loro canzoni “<em><strong><a href="http://www.lyricsfreak.com/r/radiohead/how+to+disappear+completely_20113266.html">Come sparire completamente</a></strong></em>” (forse in riferimento al malto che, ovviamente, sparisce rapidissimamente, sopraffatto com&#8217;è dal luppolo).Questa la carta d’identità di questo “mostro produttivo”, la cui idea nasce da un colloquio avuto da uno dei mastri birrai del <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/24/brewdog-brewery/">Brewdog </a>con il gestore della <a href="http://www.hamiltonstavern.com/index.php">Hamilton’s Taverne</a> di San Diego.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2581" title="hamiltons" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/hamiltons.jpg" alt="hamiltons" width="168" height="228" /></p>
<p>Una birra <em>feroce</em>, volutamente <em>squilibrata </em>(<em>l’equilibrio non era una nostra priorità nella progettazione di questa birra</em>, ammettono candidamente i mastri birrai scozzesi), che solamente la bassissima gradazione alcolica rende bevibile. Luppoli Columbus e Centennial a balle, ma anche Caramalt, malti ambrati e chocolat pallidi, per ottenere un corpo che si possa definire tale. E, comunque, è una vera e propria esplosione di luppolo, che però non fa terra bruciata né lascia macerie fumanti. Non è né monocorde  né monotematica: il luppolo è effettivamente stratificato, ma è ricco, vario nelle sue sfumature e gradazioni di amaro: ed è un luppolo crudo, netto, pulito, che asciuga e prosciuga sia il naso che il palato, lasciando dietro di sé la secchezza definitiva. Frizzante, scattante, il malto iniziale che lascia quasi subito il posto all’ amarezza totale, che però non disgusta né squilibra: difficile definirla diversamente, è birra “spogliata” da tutto quello che non è luppolo. Grande prova produttiva, perché non era una scommessa facile rendere bevibili 200 IBU senza farli passare per una “spremuta di luppoli”. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 3,5% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2582" title="brewdog logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/brewdog-logo.jpeg" alt="brewdog logo" width="250" height="274" /></p>

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