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	<title>inbirrerya &#187; birrerya</title>
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		<title>Sono tornate!</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marie-Noelle Pourtois e suo marito Pierre-Alex Carlier dovevano venire, con le proprie birre, al Villaggio della Birra del 2008: tutti li aspettavano, ma un intoppo dell’ultimo minuto li costrinse a dare forfait. E anche le lo birre, da sempre presenti nel catalogo di Birrerya, da allora sono mancate. Per fortuna il filo si è riannodato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Marie-Noelle Pourtois</em> e suo marito <em>Pierre-Alex Carlier</em> dovevano venire, con le proprie birre, al <a href="http://www.inbirrerya.com/category/villaggio/villaggio-2008/"><strong>Villaggio della Birra </strong>del<strong> 2008</strong></a>: tutti li aspettavano, ma un intoppo dell’ultimo minuto li costrinse a dare forfait. E anche le lo birre, da sempre <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11900" title="blaugies 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-1-300x200.jpg" alt="" width="194" height="129" /></a>presenti nel catalogo di <a href="http://www.birrerya.com/"><strong>Birrerya</strong>, </a>da allora sono mancate. Per fortuna il filo si è riannodato, e le birre di <a href="http://www.brasseriedeblaugies.com/"><strong>Blaugies</strong> </a>sono tornate: è come se una tradizione di famiglia si fosse ripristinata. La stessa tradizione di famiglia che <em>Marie-Noelle</em> e <em>Pierre-Alex</em> hanno riacceso, ritornando a brassare nel <strong>1987</strong> a <em>Blaugies</em>, il loro piccolo villaggio nell’est dell’<em>Hainaut,</em> a poche miglia dal confine francese. L’impianto di produzione è stato messo nel garage della casa colonica di famiglia, con un grande sviaggio di trattori che spostano da una parte all’altra birre e scarti di produzione. Le birre, tutte “tradizionalmente” ruvide, rustiche e “saporite”, sono arricchite dall’uso del lievito della <strong>Dupont</strong>; le ricette, seppur pa<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11901" title="blaugies 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-2-300x200.jpg" alt="" width="215" height="143" /></a>rzialmente rivisitate, sono quelle della nonna di Marie, discendente del famoso brigante <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Antoine-Joseph_Moneuse"><em>Antoine-Joseph Moneuse</em>, </a>vissuto a inizio secolo in questa zona. Un birrificio nella campagna, un birrificio di campagna, una <a href="http://picasaweb.google.com/115503942039282979808/Blaugies?gsessionid=Ux130QvXxQT8S5A4RaBjyw"><em>farmhouse</em> in piena regola:</a> per questo le loro birre, usando un termine tecnico anglofono, si potrebbero perfettamente definire delle vere e proprie <em>farmhouse ales</em>. Artigianalità (sono “solo” <strong>700</strong> gli hl. prodotti all’anno) e armonia produttiva le stesse che si respirano al ristorante di famiglia <a href="http://www.petitfute.be/restaurants_/le-fourquet-blaugies"><em><strong>Le Fourquet</strong></em>, </a>gestito da <em>Cedric</em>, uno dei due figli di <em>Marie-Noelle</em> (l’altro,<em> Kevin</em>, la affianca nella produzione birraria), uno dei migliori e più caratteristici ristoranti dell’<em>Hainaut</em>, posto proprio davanti al birrificio (ci si mangia da dio, ve lo assicuro).</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/bluagies-birre.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11902" title="bluagies birre" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/bluagies-birre-300x195.jpg" alt="" width="244" height="159" /></a></p>
<p>Sono rientrati nel magazzino di <strong>Birrerya</strong> tre dei loro quattro prodotti (manca solo <em><strong>La Moneuse</strong></em> versione natalizia) e subito sono stati “testati”, per verificarne la continuità, o la eventuale discontinuità, con il passato. Primo e definitivo verdetto: la mano santa c’è sempre. <em>Marie-Noelle</em> (e <em>Kevin</em>) hanno mantenuto più che stabili le prerogative del loro modo di produrre: grande effervescenza (che, a parer mio, non è un difetto, ma una caratteristica), lievito vivo e piccante, luppolatura non troppo marcata, freschezza, immediatezza, e una “texture” ruvida e granulosa, che te le fanno riconoscere fra tante. Tutte e tre, indipendentemente dal momento in cui ti arrivano fra le mani, ti danno l’impressione di essere state imbottigliate pochi giorni prima, proprio per te.  <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/la-moneuse.html"><em><strong>La Moneuse</strong></em></a>, quella dedicata all’antenato brigante, è il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11906" title="blaugies 3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/blaugies-3-300x200.jpg" alt="" width="236" height="157" /></a>top della gamma: più accomodante delle altre due, è rotonda e morbidamente delicata, con note di lievito e malto (con una punta di miele) che la fanno decisamente sterzare dopo un attacco iniziale tipico da saison. Poco astringente, molto meno della <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/saison-depeutre.html"><em><strong>Saison D’Epeautre</strong></em></a>, la più esuberante, effervescente e asciutta delle tre. Il farro le conferisce una bella variabile watery, dopo che ti è esplosa nel bicchiere con la sua effervescenza e la sua schiuma invadente; l’evoluzione la conferma nel suo stato di grazia secco e rasposo, che lascia dietro di sé terra bruciata e sete azzerata, con una decisa nota acida/muffata nel finale, molto “da cantina”. La stessa acidità che si rivela molto più spiccata nella <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/darbyste.html"><em><strong>Darbyste</strong></em></a>, la più “difficile” fra le tre: “dedicata” a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Nelson_Darby"><em>John Nelson Darby</em></a>, religioso irlandese del <strong>XIX</strong> secolo, leader del movimento dei <em>Fratelli di Plymouth</em> e fondatore della teoria teologica del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dispensazionalismo"><em>Dispensazionalismo</em></a>, è brassata con grano e succo di fichi, che dà alla birra una vera botta di astringenza. E’ citrica, aspra sia all’aroma che al palato, dà quasi l’impressione dei brettanomyces all’opera. Prosciuga lingua e palato, già precedentemente strapazzati da una carbonazione più che marcata. Sicuramente la meno ruffiana delle tre; sicuramente la più particolare.</p>

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		<title>Feste buone</title>
		<link>http://www.inbirrerya.com/2011/12/23/feste-buone/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 08:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo arrivati, alle Feste, linea di separauione fra un &#8220;prima&#8221; e un &#8220;dopo&#8221; Non a tutti piacciono, non tutti ci si sentono &#8220;portati&#8221; Sta di fatto che non si scansano, sono lì e ci aspettano Spero che siano (per più gente possibile) feste buone: &#8220;buone&#8221; per mangiare bene, &#8220;buone&#8221; per bere altrettanto bene, &#8220;buone&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo arrivati, alle Feste, linea di separauione fra un &#8220;prima&#8221; e un &#8220;dopo&#8221;</p>
<p>Non a tutti piacciono, non tutti ci si sentono &#8220;portati&#8221;</p>
<p>Sta di fatto che non si scansano, sono lì e ci aspettano</p>
<p>Spero che siano (per più gente possibile) feste buone: &#8220;buone&#8221; per mangiare bene, &#8220;buone&#8221; per bere altrettanto bene, &#8220;buone&#8221;, soprattutto, per provare a star meglio con se stessi e con tutto il casino che ci circonda</p>
<p style="text-align: center;">In <a href="http://www.birrerya.com/"><strong>Birrerya</strong></a> ci si proverà, sostenendoci anche con queste:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/birre-natale-1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11726" title="birre natale 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/birre-natale-1-300x281.png" alt="" width="424" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Non male, davvero.</p>
<p style="text-align: left;">Come andrà, ve lo farò sapere fra un po&#8217;, l&#8217;anno prossimo</p>
<p style="text-align: left;">Intanto Feste &#8220;buone&#8221; per tutti</p>
<p style="text-align: left;">Per tutti, davvero.</p>

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		<title>Birrerya.com Online</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 09:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ce l&#8217;abbiamo fatta..il beershop è nuovamente online. Prendiamo confidenza con il nostro nuovo sito.Brevemente: Prezzi IVA inclusa Trasporto con DHL EXPRESS che solitamente in 24/48 ore consegna Costo del trasporto in base al peso della spedizione, il costo viene calcolato automaticamente dal sistema Prezzi onesti Pagamento con carta di credito nel circuito IWBANK o OFFLINE (Bonifico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ce l&#8217;abbiamo fatta..il <a href="http://www.birrerya.com">beershop</a> è nuovamente online.</p>
<p>Prendiamo confidenza con il nostro nuovo sito.Brevemente:</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/artera11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11588" title="artera1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/artera11.jpg" alt="" width="400" height="197" /></a></p>
<ul>
<li>Prezzi IVA inclusa</li>
<li>Trasporto con DHL EXPRESS che solitamente in 24/48 ore consegna</li>
<li>Costo del trasporto in base al peso della spedizione, il costo viene calcolato automaticamente dal sistema</li>
<li>Prezzi onesti <img src='http://www.inbirrerya.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </li>
<li>Pagamento con carta di credito nel circuito IWBANK o OFFLINE (Bonifico, Paypal, Contrassegno)</li>
</ul>
<div>Sembra tutto ma comunque leggete le <a href="http://www.birrerya.com/store/index.php/yaskywine-faq">CONDIZIONI DI VENDITA</a> .</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/artera12.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11589" title="artera1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/artera12.jpg" alt="" width="400" height="224" /></a></div>
<div>Ci scusiamo fin d&#8217;ora se si verificheranno dei problemi..il sito è ancora in rodaggio. Per qualsiasi evenienza  <a href="http://www.birrerya.com/store/index.php/contacts">contattateci</a></div>
<div><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/artera14.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11591" title="artera1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/artera14.jpg" alt="" width="400" height="389" /></a></p>
</div>

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		<title>Le tedesche &#8220;scadute&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 22:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volutamente alcune birre le lascio scadere, anche abbondantemente; altre invece saltano fuori ogni tanto, anche in maniera fortunosa, dal magazzino di Birrerya (sposta scatole, sposta scatoloni, la sorpresa, prima o poi ci scappa &#8230;), spesso già abbondantemente scadute anche queste. Bere la birra dopo la sua naturale, meglio, &#8220;legale&#8221; scadenza è un esercizio al quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volutamente alcune birre le lascio scadere, anche abbondantemente; altre invece saltano fuori ogni tanto, anche in maniera fortunosa, dal magazzino di <strong>Birrerya</strong> (sposta scatole, sposta scatoloni, la sorpresa, prima o poi ci scappa &#8230;), spesso già abbondantemente scadute anche queste. Bere la birra dopo la sua naturale, meglio, &#8220;legale&#8221; scadenza è un <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/germania-birra.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10769" title="germania-birra" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/germania-birra-255x300.jpg" alt="" width="164" height="193" /></a>esercizio al quale mi dedico volentieri, motivato da una specie di curiosità &#8220;scientifica&#8221;. La domanda che mi faccio, in questi casi (soprattutto se le birre che sto per assaggiare le conosco già) è: <em>il tempo cosa regala o cosa toglie a questa birra</em>? Questo è il primo di tre post che dedicherò ad una serie di birre &#8220;scadute&#8221; e assaggiate in occasioni diverse, raggruppate, più che per tipologia, per nazione. Nessuna pretesa di certificare chissà quale certezza, men che meno la volontà di esprimere giudizi su chi &#8220;invecchia meglio&#8221;. E&#8217; solo curiosità statistico-scientifica (si fa per dire), interessante per me, e spero anche per chi leggerà queste righe. Comincio con la <strong>Germania</strong>, e con sei birre che rappresentano tanta parte della migliore tradizione birraria, tre della famiglia delle<span style="text-decoration: underline;"><em> bock</em></span>, le altre tre a cavallo fra le <span style="text-decoration: underline;"><em>bock</em></span> e le <span style="text-decoration: underline;"><em>weizen.</em></span></p>
<p><em><strong>Hacker Pschorr Animator</strong></em> (scad. <strong>10/2010</strong>); una <span style="text-decoration: underline;"><em>doppelbock</em></span> che viene da lontano (la ricetta originaria è del <strong>1820</strong>), ma che solo dal <strong>2004</strong> è ritornata a far stabilmente parte del protfolio produttivo della<strong> <a href="http://www.hacker-pschorr.de/">Hacker Pschorr</a>.</strong> E&#8217;  la doppelbock più robusta per costituzione (8,1% vol. alc.) della brauerei tedesca, e a un anno dalla sua data naturale di scadenza non si fa certo pregare per farlo riconoscere. Massiccia e consistente, quasi priva di carbonazione, luppolo solo a tratti, regala caramello maltato e alcolicità spocchiosa, facendola assomigliare più ad un liquore che ad una birra. Sciropposa</p>
<p><em><strong>Weltenburger Asam Bock</strong></em> (scad. <strong>09/2010</strong>); un&#8217;altra <span style="text-decoration: underline;"><em>doppelbock</em></span> che non ha retto benissimo all&#8217;urto del tempo, assai<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/weltenburger-kloster_asam-bock.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10770" title="weltenburger-kloster_asam-bock" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/weltenburger-kloster_asam-bock.jpg" alt="" width="168" height="210" /></a> meno godibile di quando l&#8217;ho assaggiata, tempo addietro, entro i parametri &#8220;di legge&#8221;. Birra che <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/21/due-birre-dal-pianeta-della-birra/">il monastero che da più secoli al mondo produce birra</a> dedica ai fratelli <em>Asam</em>, costruttori dell&#8217;antica chiesa interna al monastero, ha  robusta gradazione alcolica (6,9% vol. alc.), che, anche in questo caso, prende il sopravvento su tutto il resto. Anche qui più caramello/liquore che luppolatura/speziatura, carbonazione ancora più latente, schiuma ancora (questa sì) abbondante e cremosa. Stucchevole.</p>
<p><em><strong>Andechs Doppelbock Dunkel</strong></em> (scad. <strong>31/12/2009</strong>): altra <span style="text-decoration: underline;"><em>doppelbock</em></span>, a<a href="http://www.andechs.de/kloster-andechs/die-klosterbrauerei.html">ltro monastero, altra birra dell&#8217;antica e pregiata tradizione monastica della Germania</a>. Il &#8220;Monte Sacro della Baviera&#8221; ospita questo monastero fin dal XIV secolo, che fin dal 1455 offre ai pellegrini la propria birra. La sua Doppelbock dunkel è brassata ancora oggi secondo il tradizionale metodo della <a href="http://www.braukultur-franken.de/kompendium/m/maischverfahren/maischverfahren.html"><em>Dreimaischverfahren</em></a>, nel quale il mosto di birra viene cotto tre volte. Robusta, meno alcolica delle due assaggiate in precedenza, nonostante un anno in più di età. Ancora delicatamente fruttata, giusta o quasi la carbonazoine, corretto ancora l&#8217;equilibrio fra la componente maltata e tutto il resto; regala una bella sensazione di calore e (ancora) completezza. Elegante</p>
<p><em><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/schwaze_kuni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10771" title="Grafik1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/schwaze_kuni-300x107.jpg" alt="" width="273" height="98" /></a>Simon Schwarze Kuni</strong></em> (scad. <strong>24/09/2010</strong>): quella, delle sei, in assoluto la meglio &#8220;conservata&#8221;, la birra più beverina. L&#8217;avevo assaggiata già in passato, abbastanza di sfuggita, ma quel tanto necessario da fissarmela nella memoria come un bell&#8217;esempio, davvero, di <span style="text-decoration: underline;"><em>weizenbock</em></span>, per questa<a href="http://www.brauerei-simon.de/brauerei.html"> piccola, ma attentissima alla tradizione, brauerei,</a> aperta ininterrottamente fin dal <strong>1875</strong>. Lo stesso, profilo aromatico, un bananoso leggermente tostato davvero elegante, bella e vivace ancora la frizzantezza, schiuma correttamente al suo posto, in qualità e quantità. Fruttata e pulita al palato, con il luppolo ancora abile e arruolato, perfettamente in grado di regalare ancora pulizia e astringenza. Invidiabile.</p>
<p><em><strong>Schneider Aventinus</strong></em> (scad. <strong>10/2010</strong>): la madre di tutte le <span style="text-decoration: underline;"><em>weizenbock</em></span>, dedicata dalla brauerei tedesca allo storico tedesco della Baviera <a href="http://www.fermentobirra.com/schede-birre/germania/schneider-weisse-aventinus">Johannes Turmair, detto Aventinus.</a> Mi aspettavo molto, da questa birra/paradigma, per questo ci sono parzialmente rimasto un po&#8217; male, nel berla. Spezie (chiodi di garofano) e fruttato (uva passa, banana) e liquirizia ancora al proprio posto, ma freschezza e vivacità originarie (pur nella robustezza alcolica) ormai passate a miglior vita. Consistente più che elegante, ben costruita ma decisamente &#8220;seduta&#8221;, con caramello (anche qui) e alcool che spadroneggiano, lasciando pochissimo spazio a tutto il resto. Schiuma scarsa, il bel colore originario che si incupisce (e si intristisce un po&#8217;). Senescente.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/logo-schneider.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10772" title="logo schneider" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/logo-schneider-284x300.png" alt="" width="211" height="223" /></a></p>
<p><em><strong>Schneider Hopfenweisse</strong></em> (scad (<strong>08/2010</strong>): la delusione più grossa. E mi duole dirlo, perchè la <strong>Schneider &amp; Sohn</strong> la considero una delle migliori brauerei teutoniche. <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/07/oktoberfest-week-schneider-brooklyn-brewery-la-quasi-perfezione/">E&#8217; una delle loro birre che più ho amato ed apprezzato</a>, e sentirla così &#8220;stravolta&#8221; mi ha fatto davvero &#8220;male&#8221;. La cornucopia dei luppoli usati (<em>Hallertau, Cascade, Willamette, Amarillo, Palisade)</em> completamente svanita, schiuma a tratti, naso esageratamente fruttato (con la pesca che affoga la banana), rotondità gustativa rotta da un eccesso di dolcezza. Il cereale ha regalato tutti gli zuccheri, i luppoli hanno battuto in ritirata, la carbonazione semi-esausta non ha riequilibrato il tutto. Un vero &#8220;dolcione&#8221;, l&#8217;esatto contrario della birra originaria. Sarà stata la bottiglia sfortunata, saranno state le troppe aspettative, sarà l&#8217;età, sarà &#8230;. Inescusabile.</p>

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		<title>&#8220;Il sole bacia i belli&#8221; &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 22:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230;  si suol dire. E di sole ce n’è stato quest’anno, a Bibbiano, confermando la fausta tradizione degli ultimi quattro anni, assieme ad una infilata di nottate serenamente stellate. La bella stagione è elemento fondamentale per la buona riuscita di una manifestazione all’aperto: ti permette di godere liberamente degli spazi, ti mette di buon umore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;  si suol dire. E di sole ce n’è stato quest’anno, a Bibbiano, confermando la fausta tradizione degli ultimi quattro anni, assieme ad una infilata di nottate serenamente stellate. La bella stagione è elemento fondamentale per la buona riuscita di una manifestazione all’aperto: ti permette di godere liberamente degli spazi, ti mette di buon umore, non crea intoppi nel <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/villaggio_birra_2011_A4-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10483" title="villaggio_birra_2011_A4-1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/villaggio_birra_2011_A4-1-217x300.jpg" alt="" width="153" height="212" /></a>susseguirsi delle iniziative. Il <strong>Villaggio</strong> ha bisogno di tutto questo (spazi dilatati, animo rilassato, programma “completo”) per poter essere davvero il <strong>Villaggio</strong>: il sole è stato davvero un bel regalo. Due giorni sono passati dalla fine di questi tre giorni (ci metto anche il venerdi sera) vissuti (da parte nostra) a manetta, e potendo ri-cominciare a respirare con una certa regolarità, anche il cervello si snebbia, e prova a fare alcune considerazioni. Non spetta a noi farci  o meno i complimenti per la buona (o meno buona) riuscita del <strong>Villaggio</strong>: <a href="http://www.cronachedibirra.it/eventi/4849/villaggio-della-birra-2011-il-mio-report/">ci hanno pensato</a> e <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=4493&amp;PN=1">ci debbono pensare gli altri</a>. Per chi ci è stato, non ho nulla da poter aggiungere (o togliere) a quello che ciascuno ha saputo sperimentare di persona: in questo caso, il vissuto di ciascuno è l’unico criterio di verità. Ognuno ha il “suo” <strong>Villaggio</strong>; aggiungerei, per fortuna. Per chi non c’è stato, inutile tentare di riprodurre sensazioni, impressioni, atmosfere: non ci si può fare per il  tramite della tastiera di un pc, corri il rischio di dar vita solo ad un succedaneo, di bassa qualità per di più. Proverò solo a cercare di far capire cosa è stato per noi il <strong>Villaggio</strong>, quello vissuto dalla parte di chi l’ha messo su, che cercano di decifrare l’orizzonte dell’evento da quei particolari che possono essere notati solo da chi sta “dalla parte di qua” delle quinte.</p>
<p>Quattro flash per quattro giorni.</p>
<p>L’inizio del <strong>Villaggio</strong>, venerdi sera, la serata dell’<a href="http://www.villaggiodellabirra.com/infoprogramma/pre-villaggio-9-settembre-20h/"><em><strong>hoppy hour</strong></em>:</a> otto birre alla spina con l’extra luppolo belga. Si avvicina alle spine un signore di mezz’età, uno degli 80 (o giù di lì) residenti di Biabbiano (quel pugno di case vicino a … Bruxelles) e mi dice: “<em>voglio una birra di Gianni, quelle che c’ha lui e che lui porta dal Belgio. Una di quelle buone, mi <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/HOPPY11.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10484" title="HOPPY1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/HOPPY11-300x300.jpg" alt="" width="232" height="232" /></a>raccomando, amara ma non troppo</em>”. Gliene faccio “testare” tre e sceglie (a gusto suo) la Bink Blond. Sui sessantacinque anni, una vita passata a bersi il Brunello, e che ti viene a scegliere una birra belga spinata davanti all’uscio di casa propria, come se ci si trovasse in un qualsiasi cafè della campagna belga. Il tutto con una naturalezza serena, non ricercata, mescolandosi con sicurezza agli appassionati che sia accalcavano alle spine e che venivano da ogni parte d’Italia. Ci si potrebbe fare quasi un saggio di sociologia …</p>
<p>La fine del <strong>Villaggio</strong>, lunedi notte, sempre a Bibbiano, alla fine di una tavolata allegra ma non ebbra, rilassata (soprattutto): Kris Boelens (il “babbo birrario” di tutti noi e il portavoce per acclamazione di tutti i birrai belgi) si alza e ringrazia in maniera sincera e non affettata <em>mister Gianni</em>  e la sua <em>crew</em> per aver regalato a tutti loro  una vacanza in un angolo di paradiso,  uno splendido festival (<em>the best festival</em>) e, soprattutto, <em>the sun</em> (come se fosse dipeso da noi …). E ringrazia di cuore anche (e soprattutto) <em>the men of the fire</em> (i macellai che hanno cotto gli spiedini arroventandosi per due giorni al braciere). Quanta la strada fatta dall’acqua di sei anni fa e dall’organizzazione affannata e approssimativa del primo Villaggio! Adesso ci attribuiscono anche il “potere” di regolamentare il transito solare …</p>
<p>Sabato pomeriggio, mentre parto per uno degli innumerevoli (e sfiancanti) viaggi fra il magazzino di<strong> Birrerya</strong> a Buonconvento e il beershop di Bibbiano. E’ l’ora che precede il tramonto, quella con la luce giusta. Per arrivare da Buonconvento a Bibbiano si percorre una strada di 3 km. immersa nella splendida campagna senese: l’ultimo km. ha la pendenza del 15%. Scendendo verso Buonconvento incontro, in progressione, tutte (o quasi) le tipologie dei visitatori del <strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/villaggio21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10486" title="villaggio2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/villaggio21-300x200.jpg" alt="" width="248" height="166" /></a>Villaggio</strong>: un paio di bikers che salgano a tutta manetta, un paio di macchine con targa straniera, la navetta del Villaggio a pieno carico, macchine piene di gente, una commovente coppia di ragazzotti che arrancano a piedi con zaino e tenda in spalla sull’ultimo km. di salita. E’ davvero, mi sono detto, il <strong>Villaggio</strong> di tutti.</p>
<p>Domenica pomeriggio, le 18 circa, il giorno e l’ora migliore (secondo me) del <strong>Villaggio</strong>: chi doveva tornare a casa viaggiando a lungo se n’era già andato; chi abitava un po’ più vicino lo stava per fare. Rimangono ai tavoli (non più strapieni, in quell’ora) quelli che possono (o vogliono) godersi questo tempo di frontiera. Accasciato sui fusti dietro i banchi dei birrai, con una gueze di Tilquin nel bicchiere, li guardo, quelli ai tavoli, e li invidio: non sono ancora stanchi di assaggiare, di comparare, di suggerire, o solo di discorrere delle proprie cose e di quelle della vita. E’ la magia vera del <strong>Villaggio</strong>. Sono fortunato: arrivano degli amici da Prato, mi chiamano, mi salutano, mi invitano a sedere con loro. Lo faccio, per un’ora. L’ora del “mio” Villaggio, “uguale” a quella di tutti gli altri. Una bellissima ora.</p>
<p>Un suggerimento: le foto di <a href="http://beerandpics.weebly.com/index.html"><span style="text-decoration: underline;"><em>Emanuela Marottoli</em></span>.</a> Una magia che ha catturato le tante anime del <strong>Villaggio</strong>. Splendide. Gliene ho &#8220;rubata&#8221; una, una delle più belle (quella inserita qui sopra, nel post). Me ne scuso, e la ringrazio.</p>
<p>Poi ci sono le birre; ma se ne può parlare tranquillamente anche domani …</p>
<p>Ps.: un grazie di cuore a “quelli” (loro sanno a chi mi riferisco) che mi hanno pazientemente aspettato (a lungo) venerdi notte, solo per poter fare quattro chiacchiere. Che sono durate tre ore. Ne avevo bisogno. Ne avevamo bisogno. Un bellissimo bisogno</p>

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		<title>Preview di Eccellenza Birra</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 22:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; Luglio, ma già ci si proietta a Dicembre, qui a Prato, quando, nel primo week end dicembrino si terrà la seconda edizione di Eccellenza Birra. Proprio per riannodare il filo del discorso e preparare tutti gli appassionati birrofili a quella data, il Consorzio Bella Tuscany, ideatore ed organizzatore della prima kermesse birraria pratese, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; Luglio, ma già ci si proietta a Dicembre, qui a Prato, quando, nel primo week end dicembrino si terrà la seconda edizione di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/12/01/eccellenzabirra-a-prato-la-lista-delle-birre/"><strong>Eccellenza Birra</strong></a>. Proprio per riannodare il filo del discorso e preparare tutti gli appassionati birrofili a quella data, il <a href="http://www.pratoturismo.com/"><strong>Consorzio Bella Tuscany</strong></a>, ideatore ed organizzatore della prima kermesse birraria pratese, ha pensato bene di organizzare una interessante <span style="text-decoration: underline;"><strong>summer preview.</strong></span></p>
<p>La location prescelta è quella del <a href="http://www.provincia.prato.it/w2d3/internet/cache/provprato/internet2/index.html?fldid=865">Giardino Medievale del <span style="text-decoration: underline;">Palazzo Banci Buonamici</span>,</a> sede della Provincia di Prato, la data è quella del prossimo<strong> giovedi 28 Luglio</strong>. Location prestigiosa, quella del Giardino, da poco restituito definitivamente alla città dopo lunghi lavori di ristrutturazione e messa a norma, e al centro di numerosi appuntamenti che si sono snodati durante tutto il mese di Luglio. Nella serata di giovedi prossimo la birra artigianale sarà al centro dell&#8217;attenzione, con una bella infilata di birre alla spina e un fornito beershop, per chi vorrà portarsi a casa birre<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/EB_PREVIEW_orizzontale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10053" title="EB_PREVIEW_orizzontale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/EB_PREVIEW_orizzontale-300x155.jpg" alt="" width="300" height="155" /></a> italiane e belghe. I protagonisti saranno, per quella serata, i birrifici pratesi e noi di <strong>Birrerya</strong>, con un numero nutrito di birre alla spina: ci saranno, quindi, <strong>Mostodolce, Rython, I Due Mastri</strong> e il <strong>Birrificio del Granducato</strong>, oltre a <strong>Petrognola</strong>, ospite &#8220;esterno&#8221;. Ciascuno di questi birrifici porterà uno o più birre, mentre noi di <strong>Birrerya</strong> abbiamo preparato per questa serata quattro fusti, che spineremmo a rotazione: la <em><strong>Saison de Cazeau</strong></em>, appena arrivata in magazzino, la <em><strong>XX Bitter</strong></em> e la <em><strong>Saison De Dottignies</strong></em>, <em>made in </em><strong>De Ranke</strong>, e la <em><strong>Lamme Goedzak </strong></em>della <strong>Scheldebrouwerij</strong>. Quattro birre che costituiscono già di per sè un bel fiore all&#8217;occhiello, e che rappresentano anche una interessante <em><strong>preview nella preview</strong></em>: tutti e tre i birrifici in oggetto si potranno infatti ritrovare fra poco più di un mese anche dietro le spine del <a href="http://www.villaggiodellabirra.com/"><strong>Villaggio della Birra</strong></a> di Bibbiano, assieme agli altri (13) birrifici che animeranno la manifestazione settembrina.</p>
<p>Ritornando a bomba a Prato, la serata di giovedi prossimo si aprirà alle <strong>19</strong> e continuerà fino alle <strong>24</strong>, orario di chiusura. Come dicevo all&#8217;inizio, ognuno potrà assaggiare quanto proposto alla spina in bicchieri da <strong>0,20</strong> cl., con l&#8217;ormai collaudato &#8220;sistema&#8221; dei gettoni, e potrà anche acquistare birra italiana e belga presso il <strong>beershop</strong> che noi di <strong>Birrerya</strong> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-Bellatuscany.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-10028" title="logo Bellatuscany" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-Bellatuscany.gif" alt="" width="300" height="72" /></a>e gli altri birrifici riforniremo. Non ci sarà solo da bere, ovviamente: allo staff del <strong>Mostodolce</strong> è stata affidata l&#8217;area della ristorazione veloce e di qualità, nella quale sarà possibile sia cenare che consumare veloci spuntini. Tutta la serata sarà accompagnata da musica di qualità, suonata da un trio (<strong>Giovagnoli-Zei-Chaviano</strong>) composto per l&#8217;occasione da tre grandi professionisti della scena groovy-jazz toscana. Serata quindi a tutto tondo, in attesa di conoscere i nomi e il programma della prossima edizione di <a href="http://www.eccellenzabirra.it/home.php"><strong>Eccellenza Birra</strong></a>, della quale, in città è rimasto un buonissimo ricordo e per la quale ci sono già molte attese.</p>
<p>Che dire, ci vediamo lì, a Prato, prima di Bibbiano &#8230;</p>

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		<title>Lo strano caso delle due Orval</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 22:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rimaniamo, ancora per oggi, in ambito &#8220;trappistico&#8221;, con un piccolo esperimento &#8220;casalingo&#8221;. Punto di partenza: l&#8217;Orval come la facevano una volta, adesso non c&#8217;è più, o almeno, non la fanno più. Penso che chiunque abbia avuto al ventura di aver assaggiato una Orval 5-6-7 anni fa non può non rimanere (infelicemente) stupito dell&#8217;enorme cambiamento che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rimaniamo, ancora per oggi, in ambito &#8220;trappistico&#8221;, con un piccolo esperimento &#8220;casalingo&#8221;.</p>
<p>Punto di partenza: l&#8217;<a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Orval"><em><strong>Orval</strong></em> </a>come la facevano una volta, adesso non c&#8217;è più, o almeno, non la fanno più. Penso che chiunque abbia avuto al ventura di aver assaggiato una <em><strong>Orval</strong></em> <strong> 5-6-7</strong> anni fa non può non rimanere (infelicemente) stupito dell&#8217;en<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Orval-logo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9756" title="Orval logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Orval-logo.jpg" alt="" width="93" height="119" /></a>orme cambiamento che la birra ha dovuto (as)sorbire. Più volte in rete è stata rimarcata questa differenza, cercando di dimostrarla attraverso una infinità di spiegazioni tecniche oppure gettandosi su altre congetture di tipo complottistico/cospirazionistiche, alcune delle quali davvero fantasiose. Sta di fatto che l&#8217;<em><strong>Orval</strong></em> che si beve dalle nostre parti ad oggi non sembra essere più l&#8217;<em><strong>Orval</strong></em> di una volta; su questo sembra non esserci davvero discussione. Ma da tempo &#8220;covavo&#8221; un ulteriore, personalissimo, convincimento: non solo l&#8217;Orval è cambiata rispetto al suo augusto passato, ma l&#8217;<em><strong>Orval </strong></em>che si trova in giro non sembra essere tutta la medesima <em><strong>Orval</strong></em>. Troppo marcati mi sono apparsi alcuni spostamenti gustativi fra bottiglie diverse della stessa birra.</p>
<p>E allora mi sono deciso a fare un piccolo esperimento casalingo: la degustazione in parallelo di due diverse bottiglie di <em><strong>Orval,</strong></em> una acquistata presso la <strong>GDO</strong> e una proveniente direttamente dal magazzino di <strong>Birrerya</strong>, due canali di approvvigionamento quindi del tutto differenti (nella loro origine). Sono stato anche abbastanza fortunato, visto che le bottiglie provenivano da cotte temporalmente abbastanza contigue: quella acquistata in GDO era stata imbottigliata il<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/orval.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9757" title="orval" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/orval.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a> <strong>3/02/2011</strong> (scad. 03/02/2016), mentre quella proveniente da Birrerya era stata imbottigliata un mese dopo, l&#8217; <strong>1/03/201</strong>1 (scad. 01/03/2016). Al di là delle &#8220;logiche&#8221; differenze riscontrate sulle labels (quella della GDO era personalizzata in italiano per l&#8217;importatore, quella di Birrerya era la classica label per il mercato internazionale), l&#8217;importante, per me, era testare eventuali somiglianze/scostamenti fra le due, in modo da avvalorare/confutare la mia ipotesi di partenza. Tenendo conto anche del fattore-gioventù della birra stessa, imbottigliata (in entrambi i casi) da non più di quattro mesi. Penso che sia ormai convinzione diffusa e accettata dalla maggior parte dei bevitori &#8220;esperti&#8221; che si può iniziare a parlare con cognizione di causa di una <em><strong>Orval</strong></em> solo a partire dai 6 mesi dopo il suo imbottigliamento; meglio ancora se se ne aspettano altri tre (altri dicono) quando ormai i bretta fanno alla grande la loro parte, dopo essersi &#8220;mangiati&#8221; quasi tutti gli zuccheri (destrine), rendendo la birra decisamente scarna, asciutta e rustica. Non sono quindi andato a cercarmi, nelle due birre assaggiate, gli aspetti che più la caratterizzano quando &#8220;matura&#8221;, ma ho cercato di compararne le rispettive gioventù. E devo dire che non sono giovani alla stessa maniera; non sono enormemente differenti fra di loro, ma un certo scostamento ho creduto di avvertirlo. Relativamente rotonde e un po&#8217; <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/orv.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9758" title="orv" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/orv-300x200.jpg" alt="" width="228" height="152" /></a>(troppo) watery entrambi, in una (quella della GDO) la componente amaricante è risultata quasi del tutto assente: non scarna, non limitata, non tenue, assente, quasi del tutto. Nell&#8217;altra, invece, pur nella sua ancor più accentuata giovinezza, la luppolatura, pur relativamente tenue, aveva cominciato comunque a lascire una traccia avvertibile, impegnando abbastanza significativamente retro-palato e lati della lingua. In nessuna delle due il leggendario lievito d&#8217;Orval aveva ancora alzato significativamente la testa, e quindi l&#8217;altrettanto leggendario <em>goûte d&#8217;Orval</em> era ancora molto al di là da venire; ma una leggera speziatura e una piccantezza appena pronunciata si potevano cominciare ad intuire nella<em><strong> Orval</strong></em> di Birrerya. Più solida e persistente la schiuma della bottiglia della GDO, più <em>orvaliano</em> il colore della birra della GDO, un po&#8217; troppo slavatino (almeno per ora) il dorato/ambrato della bottiglia di Birrerya. Frizzantezza, per entrambi, ancora quasi agli albori: un lontano ricordo la frizzantezza &#8220;salata&#8221; delle <em><strong>Orval </strong></em>degli anni addietro.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Logo-Orval2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9759" title="Logo Orval2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/Logo-Orval2.jpg" alt="" width="133" height="133" /></a></p>
<p>Per essere significativo (almeno da un punto di vista statistico), questo piccolo, casalingo, esperimento andrebbe ripetuto a distanza di tempo, per verificarne, in parallelo, evoluzione, maturazione, scostamento/accostamento fra di loro e in assoluto. E mi riprometto di farlo. Resta l&#8217;impressione generale che se il buon giorno si vede dal mattino, non è che da queste due cotte d&#8217;<em><strong>Orval</strong></em> ci sia da aspettarsi chissà cosa. Resta confermata, per me, la decisa lontananza delle <em><strong>Orval </strong></em>di oggi dagli standard di assoluta eccellenza degli anni addietro, e l&#8217; impressione (non la certezza) che non tutte le <em><strong>Orval </strong></em>escano alla stessa maniera dalla fabbrica, o (in alternativa) che i diversi percorsi distributivi alle quali sono sottoposte incidano in maniera diversa sul prodotto, alterandone (almeno in parte) caratteristiche ed evoluzione. Guardiamo cosa succede con il passare del tempo &#8230;</p>

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		<title>Taste the history</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 06:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indice stili birrari]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Non so quanti modi ci siano di fare (bene) una porter; sicuramente, dopo aver assaggiato in parallelo l&#8217;americana Hoppin&#8217; Frog Silk Porter e l&#8217;italianissima (di Borgorose) Re Porter, posso dire che ce ne sono almeno due. O almeno, ci sono almeno due possibili (e ottime) varianti di questo stile, antico e un po&#8217; ostico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/porter.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8450" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/porter-300x200.jpg" style="width: 217px; height: 146px;" title="porter" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Non so quanti modi ci siano di fare (bene) una<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/23/il-mondo-delle-porter/"> <u><em>porter</em></u></a>; sicuramente, dopo aver assaggiato in parallelo l&rsquo;americana <em><strong>Hoppin&rsquo; Frog Silk Porte</strong></em>r e l&rsquo;italianissima (di<a href="http://www.birradelborgo.it/"> <strong>Borgorose</strong></a>) <em><strong>Re Porter</strong></em>, posso dire che ce ne sono almeno due. O almeno, ci sono almeno due possibili (e ottime) varianti di questo stile, antico e un po&rsquo; ostico, fino a non molti anni fa anche un po&rsquo; demod&egrave;, persino in <em>Gran Bretagna</em>, la sua culla produttiva. Adesso sembra che questa tipologia birraria (<a href="http://www.tyrser.com/2011/02/15/ma-che-differenza-ce-tra-una-stout-e-una-porter.htm">perennemente &ldquo;confondibile&rdquo; con quella delle </a><em><a href="http://www.tyrser.com/2011/02/15/ma-che-differenza-ce-tra-una-stout-e-una-porter.htm">stout</a>,</em> una sua &ldquo;derivazione&rdquo;) ri-viva una sua seconda , o terza, o quarta, o quinta vita. Cosa, d&rsquo;altra parte, anche plausibile, visto che la sua &ldquo;data di nascita&rdquo; la si fa risalire agli anni <strong>1720-1740</strong> &hellip;</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/logo-doppio1.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8451" height="159" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/logo-doppio1-300x159.png" title="logo doppio" width="300" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Tornando a bomba al presente birrario, incarnatosi in queste due birre dalla gradazione relativamente simile (<strong>5,5%</strong> per l&rsquo;italiana, <strong>6,2%</strong> per l&rsquo;americana), cercher&ograve; di procedere per similitudini e differenziazioni (fra le due). Sono simili nel colore, entrambe di un marrone nettamente ombroso; leggermente pi&ugrave; impenetrabile quello che si porta in dote la <em><strong>Re Porter.</strong></em> Nella schiuma ognuna va per la sua strada: molto elegante quella dell&rsquo;italiana, fine e cremosa, color cappuccino, persistente e ben aderente. Nella <strong><em>Silk Porter</em></strong> invece scappa via alla svelta, non </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">particolarmente ricca, n&eacute; particolarmente fine (e raffinata): bolle medio grosse, bianchiccia e veramente scarsa. </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Hoppin-frog-SilkPorter.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8457" height="188" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Hoppin-frog-SilkPorter-300x188.jpg" title="Hoppin frog SilkPorter" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ma questo &egrave; l&rsquo;unico suo &ldquo;difetto&rdquo;: per il resto se la cava davvero alla grande. L&rsquo;aroma. L&rsquo;americana dell&rsquo;<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/13/bodacious-black-tan-hoppin-frog/"><em>Ohio</em></a> sta pi&ugrave; sull&rsquo;elegante che sullo spiccatamente tostato, l&rsquo;italiana rivela invece un carattere aromatico marcatamente torrefatto; &nbsp;la prima sembra condurti negli eleganti e riservati salotti di quercia della nobilt&agrave; (che beveva allora anch&rsquo;essa le <em>porter</em>), la seconda ti fa accomodare nei rustici pub inglesi, dove le <em>porter</em> facevano &ldquo;strage&rdquo; di facchini. Scelgono quindi un profilo aromatico simile (e non potrebbe essere altrimenti), ma lo caratterizzano ciascuna a modo suo: la materia prima &egrave; comunque quella, ma l&rsquo;americana raffina relativamente il tostato con una venatura caramellata mentre <a href="http://www.scattidigusto.it/2010/08/20/birra-il-successo-reale-di-leonardo-di-vincenzo/"><em>Leonardo</em>,</a> nella sua <em>porter</em>, lascia la briglia sciolta al caff&egrave;, al cacao, alla liquirizia. Bravi entrambi, i mastri birrai: mano ferma, scelte precise, risultato ineccepibile. Pur essendo relativamente pi&ugrave; alcolica, la <em><strong>Silk Porter</strong></em> ha una beverinit&agrave; maggiore rispetto alla <em><strong>Re Porter</strong></em>, che impatta maggiormente al palato. L&rsquo;americana si merita davvero l&rsquo;aggettivo che riporta</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Borgo__Re_Porter_4cb740f3cde95.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-8453" height="200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Borgo__Re_Porter_4cb740f3cde95.jpg" title="Borgo__Re_Porter_4cb740f3cde95" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> sull&rsquo;etichetta, dimostrando una setosit&agrave; di fondo che aiuta e invoglia; l&rsquo;italiana mantiene ferme alcune peculiarit&agrave; dello stile, una certa &ldquo;ruvidezza&rdquo; torrefatta, solo per dirne una, che richiedono una maggiore &ldquo;applicazione&rdquo; nel degustarla. Entrambe presentano un grande equilibrio, nessuna spigolosit&agrave; evidente e una rispettabilissima coerenza interna. Lascia pochissimi &ldquo;strascichi&rdquo; degustativi la <em>porter</em> americana, pulita, morbida e raffinata fino alla fine; appena finito l&rsquo;ultimo sorso ti chiedi subito come ha fatto a piantarti in asso cos&igrave;, senza che tu quasi te ne accorga (tanto che vai a cercare subito una seconda bottiglia). La <em><strong>Re Porter</strong></em> invece soddisfa maggiormente quelli che amano &ldquo;portarsi dietro&rdquo; la birra a lungo: sfoggia un finale lungo e armonioso, fatto, anche qui, di caff&egrave; elegante, di cacao delicato e di liquirizia deliziosamente pungente. &nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ognuna a modo suo, e ciascuna per la sua parte, soddisfa e appaga, dimostrando una volta di pi&ugrave; che davvero, nel mondo birrario, &egrave; possibile fare dei viaggi nel tempo: due <em>porter </em>del<strong> XXI </strong>secolo che ti riportano (almeno con la mente) a tre secoli addietro. Capita davvero, in questo caso, di &ldquo;<em>assaggiare la storia</em>&rdquo; (della birra). Per fortuna che c&rsquo;&egrave; <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/02/aggiornamenti-eventi/"><strong>Taste</strong></a>, dove magari pu&ograve; capitare di riberla, la <em><strong>Re Porter</strong></em>; e per fortuna che sul <a href="http://www.birrerya.com/birrerya5/index.php?nome_birra=&amp;marca_birra=NONSOLOBELGIO-USA&amp;categoria_birra=&amp;colore_birra=&amp;tipo_birra=&amp;ordina_birra=NOME-BIRRERIA&amp;scelta=catalogo&amp;Invia.x=72&amp;Invia.y=10">catalogo di <strong>Birrerya</strong> </a>c&rsquo;&egrave;, la <em><strong>Silk Porter</strong></em> di<strong> <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=hoppin+frog">Hoppin Frog</a></strong>.</span></span></div>

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		<title>Lost Abbey: Lost and Found (in Birrerya)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 06:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Lost and Found: perduto e ritrovato, una delle sei birre che Tomme Arthur fa trovare disponibili tutto l&#8217;anno, per la &#8220;gioia &#160;dei santi e dei peccatori&#8221;. Continua il viaggio alla &#8220;scoperta&#8221; dei magnifici prodotti di Lost Abbey (presenti nel catalogo di Birrerya), la maggior parte dei quali dedicati e/o ispirati alla tradizione brassicola belga, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-lostabbeylogo.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8380" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-lostabbeylogo-249x300.jpg" style="width: 152px; height: 183px;" title="Logo lostabbeylogo" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><b><i>Lost and Found</i></b>: <i>perduto e ritrovato</i>, <a href="http://www.lostabbey.com/lost-abbey-beers/year-round-beers/">una delle sei birre</a> che <i>Tomme Arthur</i> fa trovare disponibili tutto l&rsquo;anno, per la &ldquo;gioia &nbsp;dei santi e dei peccatori&rdquo;. Continua il viaggio alla &ldquo;scoperta&rdquo; dei magnifici prodotti di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/01/14/serpents-stout-di-the-lost-abbey-in-birrerya/"><b>Lost Abbey</b></a> (presenti nel catalogo di <b>Birrerya</b>), la maggior parte dei quali dedicati e/o ispirati alla tradizione brassicola belga, quella monastica in primis, nei confronti della quale <i>Tomme</i> nutre una vera e propria venerazione. Il monaco dipinto sulla label, chino sul proprio scriptorium e sostenuto nel suo lavoro da un bicchiere di birra posato accanto alla pergamena che legge, rende evidente, per questa birra, il concetto: questa <i><u>abbey</u></i><u> <i>dubbel</i></u> &egrave; esplicitamente dedicata a loro, ai monaci, alla loro secolare sapienza, anche birraria. E anche alla loro pazienza e alla loro perseveranza, valori (assieme anche ad altri) &nbsp;spesso perduti nel vortice delle azioni e dei pensieri che oggi ci dis-traggono (ricorda <em>Tomme</em> nella storyboard scritta per questa sua birra), ma che necessita assolutamente ri-trovare. </span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/lost-and-found-label.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-8381" height="240" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/lost-and-found-label.jpg" title="lost-and-found-label" width="127" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Facendosi anche &ldquo;aiutare&rdquo; da questa <b><i>Lost and Found</i></b>, una vera e propria birra da meditazione, che ti spinge a &ldquo;prendere tempo&rdquo; e a non &ldquo;disperderlo&rdquo;. Birra da affrontare con tranquillit&agrave; senza fretta, per poterne apprezzare ricchezza, eleganza e compiutezza. Ponderata la scelta degli &ldquo;ingredienti&rdquo;: sei malti (two-Row, medium e dark crystal, frumento, special B e Chocolat), due luppoli tedeschi (<i>Magnum</i> e <i>Tettnang</i>). In pi&ugrave; un </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/lost_and_found.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8382" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/lost_and_found-76x300.png" title="lost_and_found" width="76" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">ingrediente speciale: un &ldquo;pur&egrave; di uva passa&rdquo;, aggiunto dallo <i>chef Vince Marsaglia</i>, e un&nbsp;ceppo di lievito come dio comanda. E&rsquo; una <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/15/biere-belge-dabbaye-reconnue/"><u><em>abbey</em></u></a>, una <em>abbey</em> <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/27/belgian-ales-3-ed-ultima-parte/"><u><em>dubbel,</em></u></a> indubbiamente, ma non un semplice (seppur splendido) clone: ha carattere da vendere e personalit&agrave; tutt&rsquo;altro che sottotraccia. Bello il colore, il classico e ben fatto marrone tonaca di frate, non una schiuma stupefacente, aroma complesso, senza essere complicato, e, soprattutto, convincente. Vi si ritrova la frutta secca ma anche quella candita, l&rsquo;uva passa asprigna e un vago sentore legnoso, il piccante classicamente belga del lievito. Moderatamente frizzante, ha bevibilit&agrave; piacevole e rotonda: si fa bere volentieri, ma ti impedisce di trangugiarla, richiede attenzione. La rotondit&agrave; senza spigoli rivela un corpo equilibrato, con una bella nota tostata in evidenza ed una evoluzione tendente all&rsquo;asprigno, con un finale che regala evidenti e asciutte note di nocciola e luppolo asciutto. Una delicata, elegante amarezza luppolata l&rsquo;accompagna fino alla fine, sostenendola in maniera giudiziosa. L&rsquo;alcool c&rsquo;&egrave;, ma non conferisce alla birra una pesantezza sgradita; le regala invece il giusto calore e una equilibrata robustezza. E&rsquo; davvero un bell&rsquo;omaggio quello che Tomme, con questa sua creazione, ha voluto tributare ai monaci dalla secolare tradizione, un tributo a quel pane liquido che per lunghi secoli ha sostenuto i loro digiuni. Un omaggio che rende loro onore, ma che contribuisce anche a consolidare la meritata fama di eccellente mastro birraio che il geniale americano di <em>San Marcos</em> si porta dietro ormai da tempo. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.;</span></span><em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> &copy;</span></span></em> <em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Alberto Laschi</span></span></em></div>

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		<title>Southern Tier Cuvée Series 2, in Birrerya</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Southern-Tier-Cuvee2.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8192" height="158" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Southern-Tier-Cuvee2-300x158.jpg" title="Southern-Tier-Cuvee2" width="300" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">La <a href="http://www.southerntierbrewing.com/beers.html#cuveeanchor">&ldquo;serie&rdquo; delle <b><i>Cuv&eacute;e</i></b></a> della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><b>Southern Tier</b></a> ha avuto inizio nel <b>2008</b>, e ad oggi conta tre sue declinazioni: la <b><i>Cuv&eacute;e 1</i></b>, la <b><i>Cuv&eacute;e 2</i></b> (entrambe ritirate) e la <b><i>Cuv&eacute;e 3</i></b>. Tutto inizia dalla <a href="http://www.ratebeer.com/beer/southern-tier-cherry-saison/88358/"><b><i>Cherry Saison</i></b></a>, una <u><em>saison</em></u> con l&rsquo;aggiunta di ciliegie, maturata in botti di rovere francese. Al mastro birraio <i>Paul Cain</i> quello che era successo all&rsquo;interno di quelle botti era piaciuto: il rovere, a suo modo di vedere, apriva prospettive produttive interessanti, meritevoli di investimenti e progetti ulteriori. Da qui l&rsquo;idea, che poi si trasforma quasi immediatamente in progetto operativo, di sottoporre una medesima birra (una <i><u>american strong ale</u></i> con <b>11%</b> </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Southern-Tier-Cuvee-Series-Boxes.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-8193" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Southern-Tier-Cuvee-Series-Boxes-225x300.jpg" title="Southern-Tier-Cuvee-Series-Boxes" width="225" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">abv) a modi e tempi diversi di invecchiamento in botte, usando anche ceppi di lieviti diversi per fermentazioni multiple. La prima della serie, la <b><i>Cuv&eacute;e 1,</i></b> &egrave; stata messa ad invecchiare in botti di rovere francese, che le conferiscono un profilo aromatico e gustativo simile allo sherry; la <b><i>Cuv&eacute;e 2</i></b> &egrave; invece passata in botti di quercia americana, la <b><i>Cuv&eacute;e 3</i></b> (l&rsquo;ultima, per adesso) &egrave; invece un blend fra la n&deg; <b><i>1 </i></b>e la n&deg; <b><i>2</i></b>, senza nessun ulteriore passaggio in botte. Assaggiando<em><strong> la Cuv&eacute;e 2</strong></em>, la &ldquo;tentazione&rdquo; &egrave; quella di considerarla una<a href="http://www.inbirrerya.com/?s=barley+wine"> <em>barley wine</em></a>, ma, alla fine, meglio le si attaglia l&rsquo;originario incasellamento nella categorie delle <em>american strong ale</em>, delle quali conserva appieno la forte carica maltata, &nbsp;passata comunque al setaccio del legno di quercia americana, del quale sono fatte le botti nelle quali &egrave; stata lasciata a maturare. Ha tanto alcool, un calore di fondo importante e pervasivo, ma il legno le ha davvero &ldquo;fatto bene&rdquo;: niente vaniglia (per fortuna), ma il valore aggiunto di una ruvidezza legnosa che la rende meno monodimensionale e pi&ugrave; caratterizzata. Non &egrave; una birra/sciroppo, anche se trovarci dentro le tracce di luppolo &egrave; impresa ardua: l&rsquo;amarezza molto relativa che rivela al palato sembra essere originata pi&ugrave; dall&rsquo;alcool che dal luppolo, &egrave; un amaro &ldquo;che brucia&rdquo; e non &ldquo;che asciuga&rdquo;. Mi piace, per&ograve;, per quel suo sottofondo di cantina, terroso, ruvido e polveroso, di legno nobile e austero, che regala l&rsquo;effetto/torba piuttosto che l&rsquo;effetto/vaniglia. Ha un bel colore rosso rubino, limpido e &nbsp;privo di impurit&agrave;,</span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Cuvee-Two-Oak-Aged-Series_beer_full.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8194" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Cuvee-Two-Oak-Aged-Series_beer_full-200x300.jpg" title="Cuvee-Two-Oak-Aged-Series_beer_full" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> scarsa di schiuma, e ricca nell&#39; aroma: malto e ancora malto, un po&rsquo; di frutta dalla polpa scura, ma non acidula, una leggera bruciatura alcolica, e legno, tanto legno, stagionato e grezzo. Quasi priva di carbonazione, non aggredisce il palato, nonostante l&rsquo; importante carica alcolica; molto ben riuscito l&rsquo;equilibrio fra malto caramello e quercia, equilibrata la corsa, con una bevibilit&agrave; carezzevole. Non stanca, &egrave; questo il bello, anche se a tratti sembra voler &ldquo;scappare&rdquo;, rivelando una consistenza non del tutto a prova di bomba. Questo, per me, &egrave; il discrimine fra una possibile <em>barley wine</em> e una&nbsp; <em>american strong ale</em> certa. Le manca ancora uno scatto ulteriore di qualit&agrave;, unito alla capacit&agrave; di mantenere sempre e fino in fondo ci&ograve; che sicuramente gi&agrave; promette per poter entrare a far parte dell&rsquo;austera ed esclusiva famiglia delle <em>barley wines</em>. E anche una maggiore consistenza alcolica. Presente nel catalogo di <strong>Birrerya</strong>. Assaggiata in bottiglia da 0,65; alc. 11% vol.; </span><em>&copy;<span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> Alberto Laschi. </span></span></em></span></span></div>

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