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	<title>inbirrerya &#187; Bramling Cross</title>
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		<title>Italians do it bi(e)tter</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/brewfist-+-rurale.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11448" title="brewfist + rurale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/brewfist-+-rurale-300x179.png" alt="" width="247" height="147" /></a>E&#8217; uno dei capisaldi della tradizione brassicola anglosassone, suscita ricordi e rimpianti plurimi, è indissolubilmente legata al concetto di pinta, è l&#8217;amaro che invoglia. Le <span style="text-decoration: underline;"><em>Bitter ale</em></span>s, che &#8220;come le facevano una volta&#8221; non le fanno più, o quasi, non solo in Inghilterra; ma mai dire mai. Si racconta in giro di nuovi e giovani birrai inglesi che c&#8217;hanno &#8220;ripreso la mano&#8221; nel farle come devono essere fatte (e come lo erano fatte); e anche di italiani che ci hanno saputo e ci sanno fare. E&#8217; il caso di  <em>Pietro di Pilato</em> del <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/12/un-giovanissimo-birrificio-italiano-brewfist/"><strong>Brewfist</strong></a> e di <em>Lorenzo Guarino</em> del <strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/05/birrificio-rurale-con-la-sua-seta/">Birrificio Rurale</a>.</strong> A loro il mio personale premio (assieme alla coppia <em>Carilli/Allo</em> di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/04/gli-italiani-al-villaggio-toccalmatto/"><strong>Toccalmatto</strong></a>, ora &#8220;scissa&#8221;) di miglior birrai &#8220;inglesi&#8221; in Italia, almeno per quanto riguarda la sezione<em> bitter.</em></p>
<p>Il <a href="http://www.camra.org.uk/"><strong>CAMRA</strong>,</a> quelli del <strong>Brewfist</strong>, li dovrebbe tenere davvero d’occhio: una <em><span style="text-decoration: underline;">premium bitter</span></em> come la <strong><em>Jale</em></strong> di Codogno, soprattutto se spillata a pompa (come è capitato a me) è davvero un’ottima re-incarnazione del concetto di <em>Real Ale</em>, una di quelle tipologie birrarie più amate e più “protette” da quelli del <strong>CAMRA</strong>, appunto. Un anno e mezzo appena di vita, e già cinque birre, una migliore dell’altra, tutte sempre a posto, tutte molto curate, tutte molto apprezzate, in giro, anche per il loro correttissimo rapporto qualità/prezzo (uno dei pochissimi birrifici italiani che ce l’ha fatta). La <strong><em>Jale </em></strong>era quella che mi mancava, dopo aver già assaggiato<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/11/in-giro-per-birre/"> <strong><em>24K</em></strong></a>, <strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/11/in-giro-per-birre/">Fear</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/12/un-giovanissimo-birrificio-italiano-brewfist/">Space Man</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/12/un-giovanissimo-birrificio-italiano-brewfist/">Burocracy</a></em></strong>, e come, per me, la <strong><em>Burocracy </em></strong> la si può <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/BrewFist-Jale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11449" title="BrewFist-Jale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/BrewFist-Jale-300x283.jpg" alt="" width="230" height="217" /></a>considerare una delle migliori (se non la migliore) <em><span style="text-decoration: underline;">ipa</span></em> italiana, così la <strong><em>Jale </em></strong>è, sempre per me, una delle migliori <em><span style="text-decoration: underline;">bitter</span></em> delle nostre parti, al pari della<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/11/in-giro-per-birre/"> <strong><em>Stray Dog</em></strong> </a>di <strong>Toccalmatto</strong> e della <strong><em>Milady</em></strong> del <strong>Birrificio Rurale</strong>. Una birra pensata all’inglese, una birra brassata all’inglese (del resto, l’aver lavorato alla <strong>Fuller’s</strong> un po’ di imprinting l’avrà pure lasciato …), con una solida e armonica base maltata (<em>Maris Otter, Crystal, Chocolate, Monaco</em>) e un grande sfoggio di luppoli albionici (<em>challenger, first gold, bramling cross, east kent golding</em>), una birra da “spillare” all’inglese. Aggiungere CO2 la snaturerebbe, spillata a pompa racconta di banconi lucidi e affollati, di publicans attempati, di atmosfere retrò. L’ambrato doveroso e necessario, un (quasi insolito, per questo stile) cappello di schiuma compatto e cremoso, un naso non ricchissimo, ma caratterizzato più dal malto/caramello che dall’erbaceo/speziato. E’ in bocca che  da il meglio di sé: robusta, rotonda ma anche impegnativa, ruvida e un po’ scortese, poco accomodante. Se volevi l’amarezza, con la <strong><em>Jale,</em></strong> la trovi, a grandi dosi: un’amarezza asciutta e screziata, quasi solida, che pizzica a lungo lingua e palato, che si deposita sul fondo della lingua e, soprattutto, in testa. Te la ricordi a lungo, perché l’amaro, fisicamente, ci mette tanto a mollare; e te la ricordi con gusto e con piacere, perché ti sei (ri)trovato di fronte ad un pezzetto della vecchia Inghilterra, una volta popolata di birre così ben fatte, e ad un pezzetto della tradizione birraria che appartiene, per fortuna, non solo a quel popolo. Non voglio berla in bottiglia. Assaggiata spillata a pompa; alc. 5,6% vol. (IBU 40); © Alberto Laschi</p>
<p>Invece di “<em>famola strana</em>”, quelli del <strong>Rurale</strong> si son detti: “<em>famola semplice</em>”. Ed è saltata fuori la <strong><em>Milady</em></strong> che, come suggerisce il nome, tradisce elegantemente la sua origine inglese. E’ una <em><span style="text-decoration: underline;">premium bitter</span></em> “semplice” ma assolutamente non “ordinaria”: è uno di quei pochi ma, per fortuna, non pochissimi, indispensabili casi nei quali la semplicità assume la caratteristica di pregio e non di difetto. Certo, è birra che non regalerà sensazioni spettacolari agli amanti delle birre strutturate  o “ricercate”, ma è birra che, invece, regalerà la sensazione “definitiva” di beverinità e semplicità; una bitter<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Rurale-Milady.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11450" title="Rurale Milady" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Rurale-Milady-300x99.jpg" alt="" width="333" height="110" /></a> ale spostata quasi totalmente nel territorio delle <em>session beers.</em> È ambrata, è “profumata” (non tanto di malto quanto di luppolo erbaceo), ha una bella schiuma, sufficientemente compatta e, soprattutto, regala tanto al palato. Il <em>Maris Otter</em> impiegato le regala una delicata dolcezza e morbidezza, che costituisce la piattaforma dalla quale poi si stacca tutta la bella e ricca componente luppolata, molto, molto british. Luppolata senza esagerare (molto meno strong bitter di quanto la classificazione ufficiale recita), con un floreale che fa capolino nella parte finale della bevuta, mai noiosa o monocorde. E’ rotonda, il moderato grado alcolico (<strong>5,5%</strong> abv) incrementa ulteriormente questo aspetto piacevolmente beverina, una frizzantezza mai invasiva la ripulisce e la vivacizza quanto basta. Il sito del <strong>Rurale</strong>, nel descriverla, mette sull’avviso: il carattere sinuoso e insinuante di questa birra “<em>può stregare e creare dipendenza</em>”. E’ vero: con me ce l’ha fatta. Indovinatissimo il formato da <strong>0,50</strong> cl.; <strong>0,33</strong> sarebbero stati davvero troppo pochi. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 5,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Brewdog: Dogma e news.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 08:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/large_brewdog-logo1.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-5889" height="228" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/large_brewdog-logo1-255x300.png" title="large_brewdog-logo" width="194" /></a></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">In &quot;origine&quot; il suo nome era <strong><em>Speed ball; </em></strong>la sua morte (commerciale) fu &quot;decretata&quot; dal <a href="http://www.portmangroup.org.uk/?pid=1&amp;level=1"><em>Portman Group</em></a> nei primi giorni del Gennaio <strong>2009</strong>, quando di quella birra si erano gi&agrave; vendute <strong>1.184</strong> bottiglie, direttamente dal sito di quei &quot;provocatori&quot; del<em> <a href="http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=58">Brewdog.</a> </em>Bandita dagli scaffali perch&egrave;, secondo l&#39;organismo inglese che vigilava (allora come adesso) <a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/speed-ball.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-5890" height="201" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/speed-ball.jpeg" title="speed ball" width="268" /></a>sul marketing dei produttori di alcolici nell&#39;ottica di promuovere un consumo consapevole di alcool, questa birra poteva sollecitare, con il proprio, allusivo, nome un consumo sconsiderato di alcool, o peggio, di stupefacenti. Ora, quelli del <em><a href="http://www.inbirrerya.com/?s=brewdog">Brewdog</a> </em>lo sapevano, che stavano andando a cercarsi rogna: chiamando questa birra con quel termine inglese usato popolarmente per indicare una (micidiale) combinazione di eroina, cocaina e/o anfetamine, non potevano pensare certo di passare inosservati. E comunque non era nemmeno questo il loro scopo. Come sempre, volevano dare nell&#39;occhio, in maniera provocatoria, cercando quasi la &quot;rissa&quot; con quelli del<em> Portman Group,</em> considerati da loro solo dei &quot;<em>ruderi</em>&quot;, ancorati ad un modo &quot;<em>antiquato</em>&quot; di fare e giudicare, una vera e propria &quot;<em>palla al piede</em>&quot; del nuovo movimento, serio e consapevole (secondo quelli del Brewdog), di produttori e consumatori inglesi. Hanno scherzato col fuoco gli scozzesi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fraserburgh"><em>Fraserburgh</em></a>, o meglio, hanno tirato in ballo qualcosa che forse doveva essere lasciato &quot;a riposo&quot;.&nbsp; E&#39; stato (ed ancora lo &egrave;) un mix potenzialmente letale lo <strong><em>speed ball</em>,</strong> nel quale la cocaina agisce da stimolante, aumentando il battito cardiaco; il suo effetto per&ograve; svanisce pi&ugrave; rapidamente di quello dell&#39;eroina, un depressivo, che rallenta il battito cardiaco. Il risultato &egrave; una possibile &quot;overdose ritardata&quot; che pu&ograve; causare una grave (e a volte irreversibile) depressione respiratoria. Ne hanno fatto le spese, di questa &quot;bomba&quot;, <em>John Belushi, River Phoenix, Layne Staley, Jim Morrison</em> (si dice); <em>Dave Gahan</em> (Depeche Mode) e <em>Steven Adler </em>(Guns N&#39; Roses) invece sono riusciti a cavarsela, dopo un incontro molto ravvicinato con questo mix. </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Come spesso succede, delle birre di quelli del <em>Brewdog</em> ne puoi parlare solo dopo aver dovuto fare un corposo antefatto storico &#8211; filosofico: ormai &egrave; il loro marchio di fabbrica, e comunque una precisa strategia di marketing. Per fortuna che almeno il gioco vale la candela, nel senso che il prodotto finale (di solito) si fa pi&ugrave; che apprezzare. La <em><strong>Dogma</strong></em> (&egrave; questo il nome della reincarnazione della <em><strong>Speed Ball</strong></em>, usato da subito, per la verit&agrave; nella sua prima commercializzazione sul mercato USA ) non sfugge a questa regola. E&#39; una <em>innovative, enigmatic ale</em> brassata con una <em>conspiracy of transcontinental ingredients; </em>ma soprattutto, &egrave; una <em>beer not cool. </em>Questo per i produttori.<em> </em>Uscendo<a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Dogma_beer_full.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-5891" height="473" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Dogma_beer_full.jpg" title="Dogma_beer_full" width="316" /></a> fuori dalla mera comunicazione commerciale, &egrave; per lo meno degna di nota la filosofia produttiva che sta alla base di questa birra, per la quale, proprio per ricordare gli effetti delle due sostanze prima menzionate, sono stati adoperati sia ingredienti dagli effetti stimolanti come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paullinia_cupana">guaran&agrave; </a>e <a href="http://www.integratori-dietetici.net/semi-di-cola-bruciagrassi/">semi di cola</a> (il richiamo alla cocaina), sia ingredienti dagli effetti sedativi come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Papaver_rhoeas">papavero</a> e luppoli (il richiamo all&#39;eroina). Oltre a questi, malti <em>Marris Otter Extra Pale, Caramalt, roasted barley, Dark Krystal e Munich</em>, luppoli <em>Bramling Cross e Amarillo</em> e, tocco finale, miele di erica scozzese del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Perthshire">Pertshire</a>, per una gradazione alcolica di <strong>7,8&deg; </strong>e un rispettabile IBU di <strong>65</strong>. Tecnicamente una <em>strong ale</em>, materialmente una birra che fa uno strano effetto: ingredienti quasi unici,&nbsp; aromi poco usuali, aggiunte molto poco canoniche. Ne poteva venir fuori una tragedia produttiva, un esercizio inutilmente estremizzato di fantasia brassicola, un esperimento solo fine a se stesso, potenzialmente imbevibile. E invece no: non &egrave; birra facile (&egrave; vero, non &egrave; <em>cool</em>), men che meno ruffiana, ma &egrave; birra con i controfiocchi, complessa, variegata ma anche coerente con se stessa, correttamente bevibile, senza picchi estremi, n&egrave; olfattivi n&egrave; gustativi. Ma strana, comunque. Il colore &egrave; un bell&#39;ambrato limpido, la schiuma fine, scarsa e molto latitante; e fin qui niente di particolarmente strano. La giostra comincia quando l&#39;avvicini al naso, appena versata: una combinazione di sensazioni dolci (caramello, miele, erbe medicinali) e speziate (luppoli, un certo agrumato, pino, papavero, fiori, tanti fiori, e altro &#8230; non ben identificabile). Non dico che assomigli all&#39;aroma di un infuso, ma non ne siamo molto lontani, comunque. Non stucchevole, ma spiazzante, almeno in parte. Il palato &egrave; quello che &egrave; costretto a fare un maggiore sforzo &quot;interpretativo&quot;, perch&egrave; &egrave; sul palato che la birra fa effetto, mettendolo alla prova: un mix dolce &#8211; amaro, complesso e un po&#39; complicato, ma ricco di sfumature, con un amaro pervasivo e prosciugante, con una sensazione generale di bell&#39;equilibrio, alla quale contribuisce senz&#39;altro la buona compenetrazione fra il miele e la tessitura maltata della birra. Solo alla fine della beva la lingua, nei suoi lati, avverte la forte caratterizzazione luppolata. Finisce con il calore che ti scende lungo l&#39;ugola e il palato totalmente prosciugato da un retrogusto amaro che dura a lungo. Detta cos&igrave; sembra una storia complicata: in parte lo &egrave;, ma &egrave;, soprattutto, molto bella. Non una birra da bersi a litri, non &egrave; &quot;solo&quot; una <em>IPA </em>luppolata e rinfrescante: richiede attenzione e calma. Bevendola a sorsate ben distanziate si dar&agrave; il tempo a testa e palato di apprezzrla in tutta la sua ricchezza e fantasia. Fantasia, non mera estrosit&agrave;. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,8% vol.;<em> &copy;Alberto Laschi </em> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Tre notizie veloci, dato che siamo a parlare di quelli del Brewdog. La prima riguarda la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/18/bashah-brewdog-stone-brewing/"><em><strong>Bashah,</strong></em></a> prodotta nel<strong> 2009</strong> in <a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/4c958280346cf78b154571f445d6359a_81550.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-5899" height="212" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/4c958280346cf78b154571f445d6359a_81550-300x212.jpg" title="4c958280346cf78b154571f445d6359a_81550" width="300" /></a>collaborazione con <em>Stone Brewing</em>: &egrave; appena stata messa in commercio la sua versione invecchiata, in due diversi tipi di botte, in bottiglie da <strong>0,375</strong> (<strong>750 </strong>bottiglie per ogni tipo di invecchiamento), in vendita anche nella sezione <em>shop online</em> del sito scozzese.<em> </em>La seconda riguarda l&#39;annuncio di una collaborazione fra gli scozzesi e il birrificio americano <a href="http://www.3floyds.com/"><em>Three Floyds</em></a>, nominato, nel <strong>2009 </strong>e nel <a href="http://www.ratebeer.com/RateBeerBest/bestbrewers_012010.asp"><strong>2010</strong></a>, da <em>Ratebeer </em>il miglior birrificio del mondo: insieme brasseranno la <em><strong>Bitch Please, </strong></em>utilizzando sette diversi tipi di malto e i luppoli neozelandesi <em>Green Bullet</em> per l&#39;amaro, <em>Nelson Sauvin</em> e <em>Motueka</em> per l&#39;aroma. Infine, il <strong>15</strong> dicembre verr&agrave; immessa sul mercato la 4&deg; birra del progetto<em> <a href="http://www.abstrakt.com/">Abstrakt:</a> </em>dopo la <em>Abstrakt AB:01</em> (una quadrupel brassata con il lievito di Westvleteren e bacche di vaniglia), la <em>Abstrakt AB:02</em> ( una triple dry hopped imperial red ale) e la <em>Abstrakt AB:03</em> (una imperial ale maturata 2 anni in botti di whisky con fragole e lamponi), &egrave; la volta (per la <em>Abstrakt AB:04</em>) di una imperial stout brassata con caff&egrave;, cocoa, lieviti di champagne e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dorset_Naga">peperoncino <em>Naga</em></a> (il pi&ugrave; piccante al mondo).</span></span><em> </em></p>

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		<title>Le etichette, le collaborazioni, i luppoli</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 11:01:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chimay ha cambiato il look delle proprie labels, rendendole relativamente più luminose e graficamente più spiccanti. Ne da conto Filip Gerts sul suo blog Belgian Beer Board,  nel quale riporta le fotografie dei primi esemplari “mutati” scattate in uno dei posti più ricercati e frequentati dagli appassionati di  birra in Belgio , il Brugs Beertje [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/etichetta-chiara.jpg"></a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/chimay.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3570" title="chimay" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/chimay-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a></p>
<p><strong>Chimay</strong> ha cambiato il look delle proprie labels, rendendole relativamente più luminose e graficamente più spiccanti. Ne da conto <em>Filip Gerts</em> sul suo blog <a href="http://belgianbeerboard.com/">Belgian Beer Board</a>,  nel quale riporta le fotografie dei primi esemplari “mutati” scattate in uno dei posti più ricercati e frequentati dagli appassionati di  birra in Belgio , il <a href="http://www.brugsbeertje.be/">Brugs Beertje </a>. Ad “occhio” il risultato è più che apprezzabile: bei colori, grafica pulita e nettta, logo ancora più in evidenza.</p>
<p>Sempre a proposito di labels, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/26/mobi-il-consumatore-in-evidenza/">poco tempo fa</a> avevo parlato del progetto “<em><strong>Birra chiara</strong></em>” avanzato dal <strong><a href="http://www.movimentobirra.it/">MoBI</a></strong>, volto a sollecitare i produtt<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/etichetta-chiara1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3572" title="etichetta chiara" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/etichetta-chiara1-300x230.jpg" alt="" width="222" height="191" /></a>ori a &#8220;produrre&#8221; una maggior chiarezza/trasparenza delle informazioni da apporre sull’etichetta, in modo da rendere sempre più intellegibile il prodotto. Non so se in giro ci siano esempi più esplicativi di questa label che la <a href="http://users.telenet.be/biertoeren/deacik/alvinne/html/index.html"><em>Picobrouwerij Alvinne</em></a><em>,</em> ha creato per la sua birra <strong>Columbus</strong>;  mi sembra, comunque, che già questo possa essere un buonissimo esempio di ricchezza di informazioni ed efficacia comunicativa, legata ad una grafica pulita ed essenziale. La foto è reperibile sul sito degli <a href="http://www.bloggen.be/bier_in_beeld/">amici Thierry e Bianca </a> e fa parte di un loro bel reportage sulla visita al birrificio in questione. <strong>MoBI</strong>, e i consumatori tutti,  quindi non chiedono la luna, alcuni produttori sono già sintonizzati sulla medesima lunghezza d’onda di queste richieste; speriamo che questa tendenza alla comunicazione chiara e il più completa possibile arrivi anche a latitudini più a sud di quelle del Belgio.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/smiske.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3573" title="smiske" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/smiske-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a></p>
<p>Ancora sul <strong>Belgio</strong>, alcune novità produttive di spicco. E’ sempre <em><a href="http://belgianbeerboard.com/">Filip Gerts</a></em> a fornirci la prima: la <em><a href="http://www.smisje.be/">Smisje</a></em>, ad un anno dal trasferimento della propria produzione nell’attuale sito di <em>Mater</em> (vicino Oudenaarde) annuncia la “nascita” della <strong>Smiske</strong>, birra celebrativa dell’evento. Nuovo look, niente etichetta in carta, ma bottiglia (elegantissima) serigrafata: stop. Le notizie finiscono qui, è solo uno scoop fotografico (non si riesce neanche a carpirne la gradazione alcolica). Questo perché la birra farà la propria prima uscita pubblica solo nel week-end del <strong>1 e 2 maggio</strong> p.v., nel corso della tradizionale festa di primavera organizzata dalla stessa apprezzatissima birreria artigianale belga</p>
<p><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/22/news-birrarie/">L’avevamo detto a Gennaio</a> , adesso c’è il nome e l’etichetta ufficiale. La brewery americana<a href="http://www.terrapinbeer.com/"> Terrapin</a>  e la conosciutissima brouwerij belga <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/06/26/de-proef-brouwerij/">De Proef</a> hanno brassato il primo lotto (130 hl.) di <strong>Monstre Rouge</strong>, una “<em>imperial <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/monstre-rouge.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-3574" title="monstre-rouge" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/monstre-rouge-300x175.png" alt="" width="300" height="175" /></a>flanders red ale</em>”. Dopo aver collaborato con <em>Thomme Arthur</em> della <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=port+brewing">Port Brewing/Lost Abbey</a>, <em>Jason Perkins</em> della <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=allagash">Allagash Brewing</a> e <em>John Mallett</em> della Bell’s Brewing, il belga <em>Dirk Naudts</em>, patron della De Proef, ha invitato a co-produrre in Belgio l’americano <em>Brian “Spike” Buckowski.</em> Che ne è venuto fuori? Lo racconta l’etichetta stessa: una “nuova” birra, risultato di un mix fra la “new age” birraria americana e la tradizione belga. Basata “vagamente” sulla ricetta dell’americana <strong><a href="http://www.terrapinbeer.com/beers/5-Big-Hoppy-Monster">Big monster Hoppy</a></strong>, con l’aggiunta di malto di segale, una bella colonia di <em>Brettanomyces,</em> malti <em>Crystal </em>e<em> Monaco</em> e luppoli americani nettamente agrumati, il risultato che ne è venuto fuori una birra asprigna ma anche abboccata, con una bella derivazione agrumata conferitale dai luppoli. Staremo a vedere l’invecchiamento in rovere cosa riuscirà a conferire a questa birra, che verrà commercializzata a partire dal prossimo agosto.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/stone-brewing1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3576" title="stone-brewing" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/stone-brewing1-300x115.png" alt="" width="300" height="115" /></a></p>
<p>Sempre dall’America,  si parla ancora di collaboration beers: è di <a href="http://www.barbizmag.com/stone-dogfish-head-and-victory-brewers-collaborate">pochi giorni fa</a> la notizia di una collaborazione fra la <em><a href="http://www.stonebrew.com/">Stone Brewing</a></em>, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/20/dogfish-head-craft-brewed-ales/"><em>Dogfish Head</em> </a>e la <em><a href="http://www.victorybeer.com/">Victory Brewing</a></em>  finalizzata all produzione e alla distribuzione di una nuova birra, la <strong>Saison du BUFF</strong>. Niente di nuovo dal … fronte Occidentale, sempre molto ricco di produzioni articolate e collaborative: quella che lascia un po’ perplessi, a mio modo di pensare, è la  descrizione della birra, che verrà prodotta per tre volte (una volta in ciascuna delle tre breweries) usando la stessa ricetta, con un un risultato finale di 9,6% vol. alc. e l’impiego di “<em>prezzemolo, salvia, timo e rosmarino</em>”&#8230; E poi dicono che gli italiani hanno una tale fantasia che brassano con la qualunque …..</p>
<p>Finiamo, come spesso mi accade, con quelli del <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=brewdog">Brewdog,</a> il cui sito/blog/news non manca mai di fornire “chicche” interessanti; non si può certo dire che gli scozzesi non investano sulla comunicazione. E questa è una vera e propria <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/brewdog_logo-7543522.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3577" title="brewdog_logo-754352" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/brewdog_logo-7543522.gif" alt="" width="147" height="148" /></a>comunicazione di servizio, nel senso che in un <a href="http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=267">loro recente post</a> hanno ritenuto giusto far conoscere a tutti la loro personale classifica di gradimento dei luppoli che usano, arricchita da commenti anche  spiritosi. Si viene sapere che al top, per loro, c’è il <strong><em>Chinook</em></strong>, ricco di aromi così americani che anche “<em>Bruce Springsteen ne sarebbe orgoglioso</em>”; un gradino sotto mettono l’<em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/09/sigle-hop-ipa-mikkeller/"><strong>Amarillo</strong></a></em><strong>,</strong> ineguagliabile nel fornire un taglio netto di pompelmo; il terzo gradino del podio è occupato dal neozelandese e modaiolo <em><a href="http://www.inbirrerya.com/?s=nelson+sauvin"><strong>Nelson Sauvin</strong></a></em>, un <em>Davivd Bowie</em> sotto forma di luppolo, vista la sua poliedricità ed indeterminatezza. Al quarto posto c’è, per loro, il <strong>Bramling Cross</strong><em>,</em> spudoratamente americano, nonostante sia un luppolo british, da loro definito il <em>David Hasselhof</em> (noto attore americano con altrettanto noti problemi legati all’alcool) dei luppoli. Al 5° posto un altro luppolo americano, il <strong><em>Simcoe</em>,</strong> che offre “<em>tanti diversi aromi quanti vestiti riesce a cambiarsi Lady Gaga in un concerto</em>”; al 6° ed ultimo posto l’inglese <em><strong>First Gold,</strong></em> quasi sicuramente “<em>cresciuto al suono della canzone degli Spandau ballet Gold</em>”, caratteristico per gli aromi simili allo champagne al mandarino.</p>
<p>Se non ci fossero … mancherebbe davvero qualcosa.</p>

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		<title>Brewdog Atlantic IPA</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 09:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2228" title="large_brewdog-logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/large_brewdog-logo2-254x300.gif" alt="large_brewdog-logo" width="157" height="163" /></p>
<p>Metti otto barili di quercia (provenienti dalla <a href="http://landingpage2.malts.com/Gateway-it?Lang=it&amp;BrandId=SO&amp;RefUrl=http%3a%2f%2fwww.malts.com%2fGateway%2fRedirectToURLTemplate.aspx%3fNRMODE%3dPublished%26NRNODEGUID%3d%257b9080EC45-FA37-49F3-8182-FB9CADE4582A%257d%26NRORIGINALURL%3d%252fen-us%252fMalts%252fsummary%252fCaolIla%252ehtml%26NRCACHEHINT%3dGuest">Caol Ila</a>, distilleria scozzese di scotch whisky) con dentro birra IPA fatta di soli luppoli inglesi (East Kent Golding e Bramling Cross, per 90 di IBU) che se ne vanno a giro nel tempestoso Atlantico per due mesi, legati in coperta all’albero di un peschereccio d’altura (di proprietà di uno dei due fondatori della Brewdog). Falli schakerare ben bene e spera che lo iodio impregni almeno in parte le assi delle botti. Sbarcali, metti la birra in bottiglie rigorosamente prive di scadenza e tutte numerate, e spera di aver ridato vita, così facendo, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/brewsea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2234" title="brewsea" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/brewsea.jpg" alt="brewsea" width="180" height="465" /></a>allo stile tradizionale delle IPA inglesi di due secoli fa, delle quali, a detta di quelli del <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/24/brewdog-brewery/">Brewdog</a>, gli attuali produttori inglesi stanno facendo “<em>macelleria</em>”. Idea non banale, sicuramente; dalla quale scaturisce una birra altrettanto particolare, grazie al suo <em>affinamento oceanico</em>. Un aggettivo? E’ birra sapida. E’ di un color biondo aranciato, con una dotazione di schiuma quasi insignificante, poco più di una pellicola. Il naso stupisce (o meglio, sbalordisce): ha un odore di porto, nel senso di porto delle navi. E’ odore quasi salmastro, con un luppolo acceso che inizia il lavoro e i sentori affumicati/torbati che ne completano lo spettro olfattivo. Complesso, l’aroma, ma colpisce per carattere e “innovazione”: lo iodio sembra aver fatto il proprio lavoro. Dalla carbonazione quasi assente, in bocca la Atlantic IPA accentua la sensazione di malto/torba/affumicato, legato ovviamente alla maturazione nelle botti dalle quali era già passato lo scotch: le note affumicate, alla fine, la fanno quasi da padrone, alleggerite solo in parte da una luppolatura presente e aromatica. Il finale è nettamente luppolato, asciutto e importante, che fa apprezzare ancora di più la complessità della birra e l’ &#8220;estrema&#8221;  tecnica produttiva. Assaggiata in bottiglia da 0,33; Alc. 8% vol, ©Alberto Laschi.</p>

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