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		<title>Brewdog, avvocati e birre</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 23:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Brewdog</strong>: è un po’ che non ne parlo, ma non è che se ne stanno con le mani in mano, loro. Un po’ per merito di iniziative proprie, un po’ “grazie” alle iniziative che altri hanno intrapreso “contro” di loro. E poi ho assaggiato alcune loro birre.<br />
Andiamo con ordine: innanzitutto, comunque la si pensi nei confronti di iniziative commercial/finanziarie di questo <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-spot.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11922" title="brewdog spot" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-spot-133x300.png" alt="" width="102" height="231" /></a>tipo, è ufficiale che l’ultima tranche del progetto <strong>Equity for Punks</strong> è stata, per loro, un successo:<a href="http://www.brewdog.com/blog-article/equity-for-punks-hits-target-and-closes-early"> hanno venduto tutti i pacchetti di azioni messi sul mercato, </a>aggiungendo <strong>6.000</strong> nuovi azionisti al loro progetto. Questa è la faccia migliore della medaglia, quella invece un po’ meno positiva è rappresentata da una citazione in giudizio che gli scozzesi di Fraserburgh si sono beccati dal colosso <strong>AB Inbev</strong>. Un po’ se l’erano cercata, diciamo: era solo una questione di tempo, ma prima o poi qualcosa doveva arrivare, a forza di “provocare”. Sono stati i <strong>Brewdog</strong> stessi, nel <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/top-brewdog-tweets-of-2011">video di fine anno postato sul proprio blog</a>, a dare la notizia, senza dilungarsi troppo, a dirla tutta, sui particolari. Quelli di Ab Inbev, detentori dei marchi <em><strong>Beck’s</strong></em> e<em><strong> Stella Artois</strong></em>, la scorsa estate si sono “arrabbiati” per l’uso “improprio” che James Watt aveva fatto, <a href="http://beernews.org/2011/12/brewdog-founders-reveal-that-they-were-sued-by-ab-inbev/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+beerpulse+%28Beernews.org+%C2%BB+The+Craft+Beer+News+Leader%29">durante uno dei loro tanti video provocatori</a>, di alcune bottiglie di queste birre. In effetti, vedersele sbriciolare (assieme ad alcune bottiglie di Tennents e Carlsberg) a colpi di mazza da golf per decretarne la sconfitta  nei confronti della trionfante <em><strong>Punk IPA</strong></em> non poteva essere proprio il massimo, per quelli di <strong>AB Inbev,</strong> che, appunto, hanno fatto ricorso alle vie legali. Lavoro per gli avvocati, dunque, mentre in birrificio gli scozzesi hanno continuato a darsi comunque da fare. Nello<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/abstract-08-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11923" title="abstract 08 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/abstract-08-1-300x199.jpg" alt="" width="207" height="138" /></a> scorso dicembre sono state messe in commercio <strong>6500</strong> bottiglie da <strong>0,375</strong> della <em><strong>Abstract AB:08</strong></em>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/06/la-scozia-e-lamerica-a-reggio/">la nuova birra di questa serie a tiratura limitata </a>di <strong>Brewdog</strong>. <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/how-to-deconstruct-an-imperial-stout-completely">E’ una stout bionda (!), provocatoria</a>, come nel loro stile, buttata lì come sbeffeggiante pesce d’Aprile nello scorso<strong> 2011</strong> dalla strana coppia <em>Greg Koch/Steve Martin</em>, ma che poi si è trasformata in realtà. <strong>11%</strong> vol., avena, bastoncini di liquirizia, trucioli di quercia tostata, cacao, chicchi di caffè in maturazione (per conferire sapore, ma non colore), malto affumicato (poco), assieme ad una preponderante “base” di malti pallidi. Una birra “schizofrenica”, dicono loro, “destrutturata”: non l’hanno assaggiata ancora in molti, <a href="http://www.ratebeer.com/beer/brewdog-abstrakt-ab08/161094/">ma quelli che l’hanno fatto non sembrano essere rimasti delusi.</a><br />
Come non sono rimasto deluso, io, della loro <em><strong>Hardcore Ipa</strong></em>: non particolarmente entusiasta, ma effettivamente non troppo deluso. E’ la birra che rivendica la paternità, assieme alla <em><strong>I beat You</strong></em> di <strong>Mikeller</strong>, della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/09/mikkeller-a-go-go/"><em><strong>I Hardcore You</strong></em></a>, la <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial/double ipa</em></span> brassata a quattro mani negli stabilimenti scozzesi. E’ una tosta (<strong>9,2%</strong> vol.) <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial ipa</em></span>, dall’ IBU imponente (<strong>150</strong>, dicono loro, ma si sa, che dopo i <strong>100</strong> &#8230;) per la quale si è usata una miscela di malti/luppoli fatta di  <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-Hardcore_Ipa_Etichetta.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-11924" title="brewdog Hardcore_Ipa_Etichetta" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-Hardcore_Ipa_Etichetta-300x155.gif" alt="" width="237" height="122" /></a>Maris Otter, Crystal, Caramalt, Centennial, Columbus, Simcoe</em>, oltre a <em><strong>9900000000</strong> cellule di lievito fermentato</em> (le hanno contate una ad una ….). Secondo loro, quando l’hanno commercializzata per la prima volta, era la birra più amara del Regno Unito. Ed in effetti è una bella pigna, ma più per una imponente tessitura maltata che per una luppolatura esacerbata. Non perfettamente riuscito il mix fra luppoli e malti, questi ultimi moltiplicatori della componente fruttata dei luppoli usati, che lasciano un’impronta esotico/resinosa meno massiva di quanto uno si aspettasse (e un pochino stucchevole). Corpulenta, a tratti quasi viscosa, di un colore ambrato profondo, satura velocemente, soddisfa relativamente, dura però, in bocca, lungamente. Il finale è, in effetti, la parte migliore di questa birra, che, con il senno di poi, dà il meglio di sé, paradossalmente, nel mix con la birra di <strong>Mikkeller</strong>: la <em><strong>I Hardcore You</strong></em> le è superiore, per armonia, equilibrio, durevolezza. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9,2% vol.; © <em>Alberto Laschi</em></p>
<p>La serie di<strong> assaggi/Brewdog</strong> è proseguita con la versione in bottiglia della<em><strong> H</strong><strong>ops Kill Nazis</strong></em>,<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/12/21/la-trimurti-romana-seconda-parte/"> che avevo già assaggiato</a>, nella sua versione on draft all&#8217;Open di Roma; continua a non convincermi più di tanto. Una rotondità pastosa, una caramello esagerato che anestetizza quasi completamente la pur ricca componente luppolata, una bevuta che stanca.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/atlantic_ipa_ale_851.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11925" title="atlantic_ipa_ale_851" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/atlantic_ipa_ale_851-300x145.jpg" alt="" width="218" height="105" /></a> Davvero non un gran che, nemmeno in bottiglia. E poi la &#8220;storia&#8221;: mi era rimasta una bottiglia della <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/24/brewdog-storm-ipa/"><em><strong>Atlantic IPA</strong></em></a>, conservata come un oracolo e abbiamo deciso di testarla assieme ad alcuni amici dopo quasi tre anni dal suo rilascio sul mercato. Ha retto bene, nella sostanza, ma ha perso quasi del tutto la componente dello iodio/salmastro (legata al modo particolarissimo con il quale era stata &#8220;trattata&#8221;) che tanto me l&#8217;aveva fatta apprezzare. E&#8217; rimasta integra la sola armatura maltata, che la rende ancora robusta, e leggermente affumicata. Tanta schiuma, ancora, una carbonazione davvero spinta, e una leggera deriva erbacea, ultima reminescenza, penso, della grande luppolatura di partenza. Peccato, speravo ancora di poter avvertire lo stesso &#8220;aroma&#8221; del <em>Porto di Livorno</em>.</p>

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		<title>La trimurti romana (seconda parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 23:06:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo la “tana” di Alex Liberati, è la volta dell’Open e del Macche, con il suo festival. Sempre molto frequentato l’Open Baladin, sempre ampia la scelta relativa al mangia e bevi. Testate alcune novità inserite dal Bonci all’interno dell’ ampio menù, con il Long (panino fatto con l’impasto della pizza del Pizzarium) al prosciutto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/12/20/la-trimurti-romana-parte-prima/">Dopo la “tana” di Alex Liberati,</a> è la volta dell’<strong>Open</strong> e del <strong>Macche</strong>, con il suo festival. Sempre molto frequentato l’<a href="http://www.openbaladinroma.it/"><strong>Open Baladin</strong>,</a> sempre ampia la scelta relativa al mangia e bevi. Testate alcune novità inserite dal Bonci all’interno dell’ ampio menù, con il Long (panino fatto con l’impasto della pizza del <em>Pizzarium</em>) al prosciutto e bufala un gradino sopra tutto (anche se le classiche fatatone e le crocchette di polenta con farina di mais del Molino Marino con fonduta di formaggi hanno fatto la loro bellissima figura). Il capitolo “bere”, nel mio caso, ha fatto registrare alti e bassi: una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/24/due-inglesi-agli-antipodi/"><strong><em>Jaipur</em></strong></a> in forma spettacolare, ancora più luppolata di quanto ricordassi, austera e asciutta, rustica e, allo stesso tempo accomodante; la nuova (l’ennesima nuova) del <strong>Brewdog,</strong> un po’ “pesante”, la <strong><em>Hops</em></strong><strong><em> Kill</em></strong><strong><em> Nazis</em></strong> (nella versione definitiva del nome), una <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Borgo-Anniversario2011G1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11687" title="Borgo Anniversario2011G1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Borgo-Anniversario2011G1-300x289.jpg" alt="" width="247" height="237" /></a>imperial red ale</em> (dicono loro) che vorrebbe essere la sorella maggiore della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/07/la-tradizione-e-linnovazione-in-gran-bretagna-e-poi-ancora-la-schorschbrauerei/"><strong><em>5  A</em></strong><strong><em>.M.Saint</em></strong>,</a> dalla quale però si discosta anni luce. Tanto malto, tanto caramello, un rosso rubino abbastanza cupo, una rotondità greve che la rende molto pastosa e che costringe a scomparire quel luppolo (<em>chinook</em> e <em>centennial</em>) che, nella dichiarazione d’intenti, dovrebbe essere così potente da uccidere anche i Nazi. Da rivedere. Come anche la <strong><em>Straff</em></strong><strong><em> </em></strong>di <strong>Extraomnes</strong>, una <em>winter saison</em> molto robusta (9,5% vol.), che fatica un po’ a prenderti, con la sua massiccia caratterizzazione fruttata che “ammazza” un po’ la carica amaricante, della quale invece se ne sentirebbe il bisogno per spiccare il volo; bella al naso, ricca la schiuma, da raffinare la sua evoluzione al palato. Il top si è rivelata la <strong><em>Birra</em></strong><strong><em> del Borgo ReAle 6° Anniversario</em></strong>: luppoli dai quattro angoli del globo (<em>Hallertau Saphir</em><em>, </em><em>Amarillo, Nelson Sauvin</em><em>, </em><em>Sorachi Ace</em><em>)</em> per questa APA che è un sogno annusarla e bersela: tenacemente raffinata, levigata fino all’ultima goccia, la “dose giusta dell’amaro” ha detto mia moglie (quella che se ne intende davvero, in famiglia), con una schiuma “solida”, dal carattere ingannevolmente mite, assolutamente non remissiva ma tenace nella sua perseveranza esotica/luppolata. Una APA come pochissime altre in giro.</p>
<p>Fai 10 minuti a piedi (dall’<strong>Open</strong>), attraversi il ponte Scipio e ti trovi nel bel mezzo di Trastevere, l’ombelico del mondo birrario romano, con <strong>il <a href="http://www.birandfud.com/">Bir &amp; Fud</a></strong> e il <a href="http://football-pub.com/"><strong>Macche</strong> </a>che anche quest’anno si son dati da fare per mettere insieme un bel po’ di birre sotto l’albero (di Natale). La “solita” bella gente, i “soliti” piacevolissimi compagni di bevute, i “soliti” noti (Kuaska, i<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/juleipa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11702" title="juleipa" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/juleipa-298x300.jpg" alt="" width="212" height="214" /></a> birrai) che si son dati da fare per rendere il più appagante possibile anche questa edizione. Per chi viene da fuori (come me) fa sempre impressione vedere che gran parte dell’evento si svolge, letteralmente, per la strada: <em>via Benedetta</em> si trasforma, a lungo, nel più frequentato street pub dell’Urbe, e chi non è allenato (come me) ci mette un po’ all’inizio, ad ingranare. Individuare la tecnica e la tempistica giusta per avvicinarsi al bancone (soprattutto del <strong>Macche</strong>) per farsi servire richiede tempo, applicazione e occhio vigile: la giostra può partire solo quando hai capito come fare il tutto. Con delle doverose scelte a monte: sai in partenza che la quantità somministrata per ogni bevuta non ti permetterà mai di fare il giro completo di tutto il ben di dio che anche quest’anno le due “emanazioni” del <em>Colonna</em> hanno messo a disposizione. E quindi, associazione degustative con complici fautori della tua stessa strategia, e investimento “completo” sulle birre reputate (preventivamente) assolutamente imperdibili. Esito finale: un discreto numero di assaggi, con la produzione italiana più penalizzata: e me ne dispiace, ma ci sono dei limiti organici insuperabili. Che cosa mi è piaciuto meno: <strong><em>Beer Here Jule IPA</em></strong>, molto diversa da come me la ricordavo, con una sensazione di infuso che stentava <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/evil-twin-yang.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11689" title="evil twin yang" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/evil-twin-yang-300x219.jpg" alt="" width="258" height="188" /></a>ad abbandonarla; <strong><em>De Molen Mooi &amp; Meedogenloos Buichladdich,</em></strong> una <em>belgian strong ale</em> che l’invecchiamento in botte ha decisamente appesantito e affannato, senza riuscire a regalarle quella eleganza che mi attendevo. Troppo corpo, troppa melassa, troppo vischiosa, quasi solida. <strong><em>Evil Twing Yang</em></strong>, una <em>imperial ipa</em> di <strong>10%</strong> vol. brassata in quel di Fraserburgh inutilmente massiccia, con così tanto malto caramellato che una luppolatura latente non ha potuto e saputo mitigare. Mi ci è voluta una <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/15/i-venerdi-del-villaggio-3/"><strong><em>Madamin</em></strong></a> di <strong>Loverbeer </strong>(spettacolarmente pulita ed elegante) per “strozzarla”. In buonissima ferma la “classica” natalizia di <strong>Dupont</strong>, che fa molta più bella figura alla spina che in bottiglia, con la sua tessitura luppolata in stato di grazia; solo “normale” la <strong><em>Pére</em></strong><strong><em> Noel</em></strong> di <strong>De Ranke</strong>, beverina e relativamente poco complessa la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/17/zinnebir-x-mas-2009-e-jambe-de-bois-brasserie-del-la-senne/"><strong><em>Zinnebir</em></strong><strong><em> Xmas</em></strong></a> di <strong>De La Senne</strong>. E poi il “mistero” <strong><em>Stille Nacht</em></strong>: deluso dalla versione <strong>2010</strong> di questo must, mi aspettavo molto dalla versione <strong>2011,</strong> che ho trovato, ancora non del tutto convincente. Meglio al naso che in bocca, tanta bella frutta, ma ancora in piena evoluzione, e, <a href="http://www.cronachedibirra.it/eventi/5251/birre-sotto-lalbero-2011-il-mio-resoconto/#comments">come dice molto meglio di me <em>Catalizzatore</em>,</a> “grandi alcoli superiori” che intasano abbastanza testa e palato. Vediamo come evolverà; per ora sospendo il giudizio.</p>
<p>Le birre migliori? <em><strong>Kuhnhennn DR IPA</strong></em>, <em><strong>Caterpillar</strong></em> di <strong>Brewist/Beerhere</strong>, <em><strong>Cigar City Jai Alai</strong></em>: domani le racconto.</p>

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		<title>Quattro birre dal Nord Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 06:52:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi faccio guidare da Ratebeer, che anche Mikkel &#8220;adopera&#8221; ormai ufficialmente come abbecedario per le proprie birre, talmente tante da non riuscire a tenerne il conto e/o ricordarne la tipologia. E Ratebeer, alla voce The American Dream (è questo il nome della birra per il mercato europeo, mentre per quello americano il nome muta in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-mikkeller.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11057" title="logo mikkeller" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-mikkeller-300x59.jpg" alt="" width="300" height="59" /></a></p>
<p><a href="http://www.ratebeer.com/brewers/mikkeller/5675/">Mi faccio guidare da</a><em><a href="http://www.ratebeer.com/brewers/mikkeller/5675/"> Ratebeer</a>,</em> che <a href="http://www.mikkeller.dk/index.php?id=6&amp;land=1">anche <em>Mikkel</em> &#8220;adopera&#8221; ormai ufficialmente come abbecedario</a> per le proprie birre, talmente tante da non riuscire a tenerne il conto e/o ricordarne la tipologia. E <em>Ratebeer</em>, alla voce <em><strong>The American Dream</strong></em> (è questo il nome della birra per il mercato europeo, mentre per quello americano il nome muta in <em><strong>The Danish <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mikkeller-DREAM_PILS__33374_zoom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11058" title="mikkeller DREAM_PILS__33374_zoom" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mikkeller-DREAM_PILS__33374_zoom-300x226.jpg" alt="" width="198" height="149" /></a>Dream)</strong></em> <a href="http://www.ratebeer.com/beer/mikkeller-the-american-dream/110815/">recita <span style="text-decoration: underline;"><em>premium lager</em></span>,</a> brassata negli stabilimenti belgi della <strong>De Proef.</strong> Ma lo faccio dopo averla bevuta, e allora davvero capisco che il frenetico brassatore ha messo in piedi un altro dei suoi trucchi: ha fatto in Belgio, con la sua testa danese (o apolide, meglio) una lager/pils luppolata come un&#8217;IPA che &#8220;gira&#8221; quasi come una APA. E ha fatto tutto ciò per un solo scopo, ben preciso: renderla &#8220;tracannabile&#8221;. Anzi, esageratamente tracannabile. E&#8217;, davvero, l&#8217;incarnazione del concetto di <em>session beer</em>: la finisci e, compulsivamente, vai a cercarne subito un&#8217;altra. Peccato che te ne è rimasta una sola. Si può disquisire sull&#8217;esattezza della classificazione, si può discutere sul fatto che sia un po&#8217; troppo luppolata e un po&#8217; troppo poco maltata, ma non si può assolutamente non dire che è la beverinità quasi perfetta. Una dose ricca ma non esagerata di luppoli americani, che lasciano tracce resinose, agrumate, di pomplemo, ananas e pesca nel bouquet e di frutta bianca, ancora agrunmi e resina al palato. Rotonda, spettacolarmente watery, giustamente scarsa di alcool e moderatamente carbonata, avrebbe bisogno, oggettivamente, di un pochino di ossatura maltata in più, ma ha una freschezza e una fragranza che levati! Vado a vedere se riesco ad acchiapparne una cassa . Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 4,6% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p style="text-align: center;"> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Amager.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11059" title="Logo Amager" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Amager-300x69.jpg" alt="" width="300" height="69" /></a></p>
<p>Per la <em><strong>Amager Red Nitro</strong></em> c&#8217;è da dar conto subito di un piccolo &#8220;mistero&#8221;: sul sito del birrificio danese, la birra è <a href="http://www.amagerbryghus.dk/172-143-specialsortiment.htm">ancora regolarmente al suo posto fra quelle in produzione</a>, mentre <em>Ratebeer</em> racconta che la birra è stata <a href="http://www.ratebeer.com/beer/amager-red-nitro/105586/">&#8220;ritirata&#8221; dagli scaffali</a>. Resterebbe la sola <a href="http://www.amagerbryghus.dk/245-143-172-nitro.htm"><em><strong>Nitro</strong></em>,</a> la &#8220;capostipite&#8221; di questa tipologia americaneggiante nel portfolio birrario di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/06/16/amager-bryghus-dalla-danimarca/"><strong>Amager</strong>, </a>la birra-vetrina che dovrebbe/vorrebbe dimostrare a tutti che questi danesi sono ragazzi che sanno davvero giocare e divertirsi <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/amager-red-nitro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11060" title="amager red nitro" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/amager-red-nitro-300x185.jpg" alt="" width="208" height="128" /></a>con il luppolo. Tornando alla <em><strong>Red Nitro</strong></em>, se è vero che l&#8217;hanno ritirata, allora devo dire proprio &#8220;meno male&#8221; che me la sono riuscita a bere in tempo. Non è birra imperdibile, ma ha comunque una sua ragion d&#8217;essere, nel panorama birrario, corretta, fantasiosa senza essere eccentrica, caratterizzata com&#8217;è ovvio (essendo una <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial/double ipa</em></span>) da un uso abbastanza spregiudicato di luppolo. Fresco, però, o almeno è questa, la freschezza, la sensazione che meglio la descrive. Tanti malti caramellati, una gradazione alcolica importante (<strong>8,5%</strong> abv), un IBU assolutamente non trascurabile (<strong>80+</strong>) e un vero &#8220;parco giochi&#8221; di luppoli, con il <em>Galena</em> che mena la danza. Ha un carattere forte, una personalità spiccata, frizzantezza relativa e schiuma abbondante, un bel tappeto di malto (molto &#8220;spesso&#8221;) e l&#8217;estro dei luppoli che ne sveltiscono e arricchiscono la beva. Non da tracannare, ma da bere fino a saziarsene, con la dovuta calma. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 8,5% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-nogne-o.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11061" title="Logo nogne o" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-nogne-o-300x128.jpg" alt="" width="201" height="83" /></a></p>
<p>Dalla Danimarca alla Norvegia il passo non è troppo lungo, anche se, in questo come nel caso del birrificio danese, bisogna prima passare dagli USA.  <span style="text-decoration: underline;"><em>Imperial Ipa</em></span> la prima, una &#8220;semplice&#8221; <span style="text-decoration: underline;"><em>IPA</em></span> questa seconda birra, del conosciutissimo birrificio norvegese <strong><strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/03/pale-ale-n%C3%B8gne-%C3%B8-bryggeri/">Nøgne Ø</a><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/03/pale-ale-n%C3%B8gne-%C3%B8-bryggeri/">,</a> </em></strong></strong>che si chiama, appunto<strong><strong><em>, <strong><em>Nøgne Ø IPA</em></strong></em></strong></strong>. Malti Maris Otter, Munich, Caramello, ma, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Nogne-O-ipa_1_20011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11062" title="Nogne O ipa_1_20011" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Nogne-O-ipa_1_20011-300x111.jpg" alt="" width="271" height="101" /></a>soprattutto, due luppoli canonici da ipa,  <em>Chinook</em> e <em>Cascade</em>, il tutto fatto fermentare da lievito inglese da ale (e la solita, immancabile, acqua di Grimstad, il valore aggiunto di tutte le birre di <strong><strong>Nøgne Ø). </strong></strong>E&#8217; canonica, questa birra, direi quasi classica, ma non le faccio, dicendo ciò, un complimentissimo. Niente al di sopra delle righe, niente al di sotto, tutto perfettamente nel range: un po&#8217; troppo perfettamente però. Pochi lampi di fantasia, dosi misuratissime di ciascun ingrediente, una sensazione di classicità relativamente povera di fantasia. Una birra senza difetti (bella la schiuma, attraente il colore ambrato, classicamente esotico il naso, rotondo e beverina al palato, &#8220;educato&#8221; il finale), ma un po&#8217; troppo scolastica: la bevi, l&#8217;apprezzi, ma non ti soddisfa fino in fondo. Un po&#8217; più di estro non guasterebbe, in un prodotto, comunque, &#8220;a modo&#8221;. Assaggiata in bottiglia da 0,50;  alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p style="text-align: center;"> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Beer-Here.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11064" title="Logo Beer Here" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Beer-Here-300x176.png" alt="" width="211" height="124" /></a></p>
<p>Una birra brassata per la prima volta nel <strong>2008</strong>, ma che viene dal<strong> 2006,</strong> per un birrifcio, il danese <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/02/01/christian-andersen-skovdal-il-birraio-dei-due-mondi/"><strong>Beer Here</strong> </a>di <em>Christian Skovdal Andersen</em>, che ha visto in questo ultimo anno una vera e propria esplosione produttiva (basta dare un&#8217;occhiata alla <a href="http://www.beerhere.dk/beers.aspx">sezione-birre del sito ufficiale</a> per rendersene conto). Nel <strong>2006,</strong> infatti, <em>Christian</em> assaggia ad Helsinki, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Beer-Here-Fat-Cat.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11065" title="Beer Here Fat Cat" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Beer-Here-Fat-Cat-300x300.jpg" alt="" width="211" height="211" /></a>per la prima volta, una birra luppolata con il solo<em> nelson sauvin,</em> luppolo allora semi sconosciuto; ci mette due anni per pensare e brassare una birra simile a quella assaggiata, che tanto lo aveva colpito. Ha giocato con il malto caramellato, ha mischiato Maris Otter e malto cioccolato, ha aggiunto tutto il <em>Nelson Sauvin</em> necessario per la monoluppolatura, nel tentativo di creare una birra esotica, fresca, fruttata. Il <strong><em>gatto grasso</em></strong> (<em><strong>Fat Cat</strong></em>), a dispetto del nome, è invece smilza e svelta, rotonda quanto basta, watery il desiderabile, esotica il &#8220;giusto&#8221;: poca schima, abbastanza volatile, poca frizzantezza (strano &#8230;), un bell&#8217;ambrato con riflessi castani per questa poco alcolica (<strong>4,7%</strong> abv) <span style="text-decoration: underline;"><em>amber ale</em></span> brassata per conto di <em>Christian</em> presso la <a href="http://www.herslevbryghus.dk/"><strong>Herslev Bryghus</strong>,</a> uno dei birrifici danesi &#8220;di fiducia&#8221; di <em>Christian</em>. Se la paragono alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/07/la-tradizione-e-linnovazione-in-gran-bretagna-e-poi-ancora-la-schorschbrauerei/"><em><strong>5 AM Saint</strong></em></a> di <strong>Brewdog</strong> (prima maniera), la <em><strong>Fat Cat</strong></em> è perdente: meno personalità, minor impronta gustativa ed aromatica, un uso del <em>nelson sauvin</em> molto più misurato (non ho detto sparagnino &#8230;). Ma si fa bere con più semplicità e meno impegno: ne berrei un paio di pinte in più rispetto alla scozzese; ed è un complimento. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 4,7% vol.;  © Alberto Laschi</p>

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		<title>Il gemello cattivo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 00:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La colpa è tutta della <strong>Carlsberg</strong>: lo racconta <em>Jeppe</em><em> Jarnit-Bjergsø</em>, il “gemello cattivo” del gipsy brewer <em>Mikkel</em>. Era il <strong>’97</strong> e, stufi di bere sempre e solo birra Carlsberg, che allora saturava il mercato danese di birra, <em>Jeppe</em> e altri suoi amici si misero a farsi da soli un po’ di birra “diversa” dalla solita. Che poi fosse anche buona, lo ammette sempre <em>Jeppe</em>, era tutto, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-Evil-Twin-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10991" title="logo Evil Twin 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-Evil-Twin-1-300x300.jpg" alt="" width="185" height="185" /></a>ancora, da dimostrare. Comincia così l’avventura birraria del secondo membro della famiglia <em>Mikkeller</em>, un nome, una garanzia, birrariamente parlando, avventura che culmina, a metà del 2010 nel suo più nuovo e recente progetto: quello del produttore di birra, con il marchio <a href="http://www.eviltwin.dk/"><strong>Evil Twin.</strong></a> Perché intanto era già “spacciatore”, e di livello sopraffino, per dirla tutta. Dal <strong>2005</strong>, infatti, <em>Jeppe</em> è proprietario (assieme a <em>Michael Peyk</em> e <em>Henrik Boes Brølling</em>) di <a href="http://www.olbutikken.dk/Default.aspx"><strong>Ølbutikken</strong>,</a> il beershop di Copenaghen da anni stabilmente nella top five dei migliori beershop del mondo (<strong>n° 1</strong> nel <strong>2008</strong>, <a href="http://www.ratebeer.com/RateBeerBest/table_2011.asp?title=Best+Beer+Retailers+2011&amp;file=retailers_places_2011.csv">nella classifica stilata da <em>Ratebeer</em></a>). Nel <strong>2008</strong> <em>Jeppe</em> e <strong>Ølbutikken</strong> allargano i propri orizzonti, e cominciano ad importare e a far conoscere in Europa birre artigianali americane; questo dopo aver collaborato ad una miriade di progetti (birrari) collaterali al negozio, uno dei quali, il più conosciuto ed apprezzato, con <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=cantillon"><strong>Cantillon</strong>.</a> In esclusiva per <strong>Ølbutikken</strong>, infatti, dal <strong>2005</strong>, sotto la “supervisione” di <em>Jeppe</em>, Cantillon brassa una volta l’anno la <a href="http://www.ratebeer.com/beer/cantillon-blabaer-lambik/66438/"><strong><em>Blåbær Lambik</em></strong></a>, una lambic al mirtillo che su <em>Ratebeer</em> “raccatta” un fantastico<strong> 100</strong>. Tornando a bomba all’ultima “versione” di J<em>eppe</em>, quella di mastro birraio, è utile fargli subito i conti in tasca, ovvero contare le birre che ha già prodotto e commercializzato: <strong>6</strong> da <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/06/16/amager-bryghus-dalla-danimarca/"><strong>Amager Bryghus</strong></a>, <strong>2</strong> da <strong>Brewdog</strong>,<strong> 7</strong> da <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/02/engels-de-molen-brouwerij/"><strong>De Molen</strong>,</a> <strong>12</strong> da<strong> </strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/19/danimarca-ancora-danimarca/"><strong>Fanø Bryghus</strong></a> <strong>1</strong> da <strong>Lervig Aktiebryggeri</strong>, più un paio di birre “apolidi”, per un totale di <strong>30</strong> birre in poco più di un anno, e <a href="http://www.facebook.com/EvilTwinBrewing?sk=info">tutte con una valutazione più che positiva.</a> E’ la stessa deriva del fratello maggiore: tante birre, prodotte in giro<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-evil-twin-brewing1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10992" title="Logo evil-twin-brewing" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-evil-twin-brewing1-300x196.jpg" alt="" width="207" height="135" /></a> per birrifici altrui, e quasi tutte più che apprezzate: un nuovo zingaro che si aggiunge alla banda dei <em>gipsy brewers</em>, per i quali i limiti geografici, in questo mondo globalizzato, non hanno più significato. Tutte birre dal nome volutamente “strano”, per le quali conta il fine e non il mezzo (<em>Jeppe</em> da sempre dice di non essere troppo interessato al processo produttivo, <em>cosa lievita e se lo fa nel modo giusto</em>, ma solo al risultato finale), spesso irriverenti e quasi sempre “estreme”, per questo ex insegnante, fan di <em>Ron Jeffries</em> (mastro birraio di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/12/14/jolly-pumpkin-brewery-e-la-sua-oro-de-calabaza/"><strong>Jolly Pumpkin</strong></a>) e delle sue birre brettate e dell’ <strong><em>Orval </em></strong>(<em>una birra magica che potrei bere tutti i giorni, tutto il giorno</em>). Un presente comunque già ricco di soddisfazioni per <em>Jeppe:</em> le birre di <strong>Evil Twin</strong> sono importate in America da <a href="http://www.12percentimports.com/"><strong>12percent</strong> </a>e godono di grande considerazione nel mondo dei raters. Un futuro che sembra promettere ancora meglio. L’importante, penso, è non tirare troppo la corda, e non cadere nella tentazione della produzione compulsiva.</p>
<p>La prima birra di <strong>Evil Twin</strong>, per me, è stata la <strong><em>Cat Piss</em></strong>, una <em><span style="text-decoration: underline;">ipa </span></em>di <strong>6,5°,</strong> brassata da <strong>De Molen</strong>. Non la definirei una birra rozza, piuttosto una birra primitiva. Poche accortezze e zero ruffianerie, molto basica nel suo risultato finale, una luppolatura a tappeto, che comunque non sdegna. Gialla (come la pipì di gatto?), naso pungente (come la pipì di gatto?), <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/evil-twin-cat-piss.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10993" title="evil twin cat piss" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/evil-twin-cat-piss.jpg" alt="" width="185" height="175" /></a>più robusta dei suoi <strong>6,5%</strong> abv., presenta con relativo orgoglio la propria patente di esoticità, dovuto all’uso massiccio di <em>Nelson Sauvin</em>. E’ fresca, questo sì, di una freschezza garibaldina, che no ti lascia sonnecchiare con il bicchiere in mano; è frizzante, decisamente frizzante, ha una schiuma ricca e profumata delle note resinose e “pinose” che le regala il luppolo dell’Altro Mondo. Una delle tante Ipa oggi sul mercato, è vero, ma non un doppione o la scimmiottatura di qualche altra. Ha personalità e carattere, con tutti i vizi che la gioventù porta in dote alla birra e al birraio, ma è un bicchiere che non si dimentica subito. Una bella botta di luppoli al palato, pregevole l’alternanza tra l’esotico fruttato/resinoso e l’amaricante erbaceo, sostenuto e astringente il finale. Molte le carte in regola di questa birra, non tutto il mazzo (un po’ troppo aggressiva e una corsa un po’ a singhiozzo), ma c’è tempo per migliorare, visto il buon inizio. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc 6,5% vol.; © Alberto Laschi.</p>

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		<title>Il vortice Mikkeller</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 22:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Farle strane&#8221;, può essere o diventare un problema, come scrivevo ieri. Ma anche farne tante (e alcune di queste anche strane) è o può diventare un  altro grosso problema. Si corre il rischio di mettere nel pentolone di tutto e di più. Ma Mikkel Borg Bjergsø, il gipsy brewer per eccellenza, il birraio che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Farle strane&#8221;, può essere o diventare un problema, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/03/tutto-fermenta/">come scrivevo ieri.</a> Ma anche farne tante (e alcune di queste anche strane) è o può diventare un  altro grosso problema. Si corre il rischio di mettere nel pentolone di tutto e di più. Ma <strong>Mikkel Borg Bjergsø</strong>, il gipsy brewer per eccellenza, il birraio che ha un birrificio fatto dell’assenza di mattoni, avendo per casa i birrifici sparsi in varie parti del mondo, sembra non farsene un problema, anzi, è divenuto il suo marchio di fabbrica; e io mi sono &#8220;divertito&#8221; a seguirne le tracce (produttive). In questi ultimi paio di mesi<em> Mikkel</em> si è dato davvero da fare, come sempre, del resto. <a href=" http://www.inbirrerya.com/2011/07/21/vanno-tutti-alla-baltika/">Lo avevamo lasciato in Russia, a San Pietroburgo</a>, alle prese con una birra a quattro mani per la visita della regina della Danimarca da quelle parti, e lo ritroviamo adesso “rimbalzante” qua e là, con un congruo pacchetto di novità.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-Invasion-IPA-570x386.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10694" title="Mikkeller-Invasion-IPA-570x386" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-Invasion-IPA-570x386-300x203.jpg" alt="" width="226" height="153" /></a></p>
<p>Cominciamo con la<a href="http://beerstreetjournal.com/mikkeller-invasion-a-non-collab-u-s-brew/"> <strong><em>Invasion</em></strong><strong><em> IPA</em></strong></a>, una <em><span style="text-decoration: underline;">indian pale ale</span></em> con abv 7% nella sua interpretazione americana, brassata da Mikkel negli impianti della <strong>Brewing Drake</strong> di San Leandro, in California e distribuita sul mercato americano da <strong>Shelton Brothers</strong><em>.</em> Per i 15 anni di apertura della <strong>Three Floyds</strong>, il miglior birrificio al mondo secondo le classifiche di Ratebeer, grande festa il prossimo 12 novembre, e birra celebrativa brassata per l’occasione ad otto mani, che vede Mikkel anche questa volta in prima fila. <a href="http://beerticker.dk/mikkeller-med-i-three-floyds-15-aars-jubilaeumsoel-35784">Il risultato finale sarà una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial strout</span></em>, </a>ottenuta dal  blend di quattro rinomate birre, <strong><em>Three Floyds Dark Lord, Mikkeller Beer Geek Brunch Weasel, Surly Darkness </em></strong>e<strong><em> Struise Black Albert</em></strong>. Non oso<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/mikkeller_Quad_US__proof-575.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10695" title="mikkeller_Quad_US__proof-575" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/mikkeller_Quad_US__proof-575-300x165.png" alt="" width="210" height="115" /></a> immaginare la complessità (o, per meglio dire, la mappazza e/o pigna) della birra che ne verrà fuori. Per la terza birra, Mikkel ha fatto tutto da solo, e ha dato vita alla <a href="http://beerstreetjournal.com/new-mikkeller-nelson-sauvin-brut/"><strong><em>Mikkeller Nelson Sauvin Brut</em></strong>,</a> una <em><span style="text-decoration: underline;">biere brut </span></em>(la prima, se non mi sbaglio, nella sterminata produzione di <strong>Mikkeller</strong>), brassata con aggiunta di brettanomyces e maturata per 5 mesi in botti austriache di <em>Sauvignon Blanc</em>, provenienti dalla cantina <a href="http://www.kollwentz.at/"><em>Weingut</em><em> </em><em>Kollwentz</em>.</a> La birra sarà disponibile nel solo formato di 0,75 cl.Tenendo presente che a giorni è attesa nel pub di proprietà a Copenaghen la nuova <a href="http://www.mikkeller.dk/index.php?id=10&amp;news_id=152&amp;land=1"><strong><em>Mikkeller Fresh hopped Keller Bier</em></strong>,</a> brassata con i luppoli freschi appena raccolti in Europa, Mikkel ha già dato vita ad una nuova birra one shot, brassata in occasione della pubblicazione del terzo album del gruppo musicale danese <strong>Tiger Baby</strong>, dal titolo <a href="http://www.ratebeer.com/beer/mikkeller-tiger-baby-open-windows-open-hills/152407/"><strong><em>Open Windows Open Hill</em></strong></a>. La birra porta lo stesso nome, ed è un’APA brassata con avena, mango e frutto della passione. Al di là della birra, degna di menzione è la label, disegnata dalla splendida mano di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/15/non-stanno-un-minuto-fermi/"><em>Johanna </em></a><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-TigerBaby_front_US.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-10697" title="Mikkeller TigerBaby_front_US" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-TigerBaby_front_US-300x226.png" alt="" width="213" height="160" /></a>Basford</em>, già collaboratrice grafica di <strong>Brewdog</strong>. Non è finita qui, comunque. Poteva mancare una collaboration beer fra i due più famosi gipsy brewers del mondo? Certo che no, ed ecco che arriva, quindi, la <a href="%20http://mybeerbuzz.blogspot.com/2011/07/mikkeller-stillwater-rauchstar.html"><strong><em>Rauchstar Scandinavian Smoked Ale</em></strong></a>, una <em><span style="text-decoration: underline;">smoked beer</span></em> con abv 9,4% brassata a quattro mani da Mikkel e Brian Strumke di <strong>Stillwater</strong> negli stabilimenti danesi di <strong>Fan</strong><strong>ø</strong>. Messe in archivio anche la <a href="http://kiin.dk/"><strong><em>Kiin Kiin</em></strong>,</a> una fruit beer brassata da Mikkel da De Proef con limone e lime, e la <a href="http://mybeerbuzz.blogspot.com/2011/09/mikkeller-stillwater-artisanalgypsy.html"><em><strong>Gypsy Tears</strong></em></a>, una <em>hoppy stout</em> (?) brassata con lieviti da saison sempre a <strong>Fan</strong><strong>ø</strong> da Mikkel assieme a Stillwater e <strong>Grassroot,</strong>  è la volta di altre due “novità”. La prima è la <a href="http://beernews.org/2011/07/mikkeller-collaboration-with-cigar-city-and-happy-lovin-christmas-to-debut-this-fall/"><strong><em>Swinging</em></strong><strong><em> Harry Tropical Quad</em></strong>:</a> prodotta negli stabilimenti della <strong>Amager</strong> da Mikkel in <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-rauchstar-mikkeller-stillwater1.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10698" title="Mikkeller rauchstar mikkeller stillwater" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-rauchstar-mikkeller-stillwater1-300x125.png" alt="" width="300" height="125" /></a>collaborazione con gli americani della <strong>Cigar City Brewing</strong>, è  una <em><span style="text-decoration: underline;">belgian ale</span></em>, brassata con mango, papaya e Bretta, luppolata con Citra e Simcoe e affinata in botti di Gran Marnier. Già pronta la label (disegnata, come quella della Quad, da <em>Keith Store</em>) per la birra natalizia di quest’anno, l’ <strong><em>Happy Lovin Christmas</em></strong>, prodotta con zenzero e pino, che verrà distribuita negli States sempre da <strong>Shelton Brothers</strong>. Per concludere in bellezza, la <a href="http://beerstreetjournal.com/mikkeller-19/"><em><strong>Mikkeller 19</strong></em>,</a> la birra-sintesi della serie delle single hops, brassata con tutti e 19 i luppoli usati in precedenza per ciascuna delle sue 19 birre monoluppolate. Queste le percentuali dichiarate di ciascun luppolo usato per questa birra: Simcoe 17.14%, Citra 15.72%, Amarillo 14.29%, Sorachi Ace 10.71%, Bravo 6.79%, Colombus 6.79%, Cluster 4.64%, Warrior 4.64%, Cascade 3.57%, Centennial 3.57%, Palisade 2.86%, Challenger 1.43%, Galena 1.43%, Magnum 1.43%, Mt. Hood 1.43% , Tettnanger 1.43%, Nugget 0.71%, Super Galena 0.71%, Willamette 0.71%. No comment (sulle percentuali &#8230;.).</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-19-570x430.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10699" title="Mikkeller-19-570x430" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Mikkeller-19-570x430-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Brewdog, birre, soldi e pubs</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 22:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ti pareva che quelli di Brewdog potessero restare un passo indietro? Assolutamente no. Punti sul vivo (penso) dall’epico contest svoltosi lo scorso fine settimana la Moeder Lambic di Bruxelles dove i fortunati avventori hanno potuto mettere a confronto le “solite” 20 e più birre alla spina di questo ormai lanciatissimo tempio della birra in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/koch.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10547" title="koch" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/koch-300x225.jpg" alt="" width="231" height="173" /></a></p>
<p>E ti pareva che quelli di <strong>Brewdog </strong>potessero restare un passo indietro? Assolutamente no. Punti sul vivo (penso) dall’epico contest svoltosi lo s<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/22/si-riparte-a-tutta-stone-brewing/">corso fine settimana la <strong>Moeder Lambic</strong></a> di Bruxelles dove i fortunati avventori hanno potuto mettere a confronto le “solite” 20 e più birre alla spina di questo ormai lanciatissimo tempio della birra in Belgio con 30 (dicesi 30) birre (sempre alla spina) della <strong>Stone Brewing</strong>, gli scozzesi hanno cooptato <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/2-awesome-stone-brewing-company-events-this-week"><em>Greg Koch</em> per due serate in esclusiva</a> in due dei loro pubs, in questa settimana. La prima delle due serate è quella di stasera, nel pub di Glasgow, la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/pub.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10548" title="pub" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/pub-300x200.jpg" alt="" width="236" height="157" /></a>seconda ci sarà domani sera, mercoledi 21 settembre al pub, sempre di loro proprietà, di Edinburgo. La notizia mi permette di fare anche il punto sulla loro “galassia” di pubs, che si sta sempre più espandendo e configurando come una vera e propria rete, sempre più capillare. Ne danno conto loro stessi nel post illustrativo del perché investire nel loro progetto di finanziamento <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/5-great-reasons-to-invest-in-brewdog"><strong>Equity for Punks</strong>.</a> Il progetto della loro “Bar Division” è partito da solo un anno e può contare già su 5 bar “operativi” (gli ultimi due entro il prossimo ottobre): Aberdeen, Camden, Edinburgo, Glasgow e Manchester. Entro il <strong>2012</strong> ne apriranno altri 5, sempre in Gran Bretagna: Bristol, Birmingham, Leeds, Liverpool e Sheffield. Un progetto grande e, apparentemente, remunerativo, come enorme è stato l’incremento del fatturato della brewery dal 2008 ad oggi, 2011, anno nel quale gli scozzesi puntano a raggiungere il milione di sterline di profitti.</p>
<p>Quelli di <em>Fraseburgh</em> sono spesso accusati di avere un occhio molto più puntato sul marketing che sulla produzione, spesso schizofrenica o considerata troppo estrema, volta più a colpire l’immaginario collettivo che a soddisfare le esigenze dei “normali” bevitori. E’, ormai, una vexata quaestio, nella quale hanno diritto di cittadinanza entrambe le posizioni: quella dei “criticoni”, che non approvano a prescindere qualsiasi cosa “birraria” il duo scozzese metta in bottiglia e quella dei “fanaticoni”, quelli che qualsiasi cosa facciano da quelle parti è apprezzabile a prescindere. A me<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/cranachan.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-10549" title="cranachan" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/cranachan-300x222.jpg" alt="" width="224" height="166" /></a> piacciono, in quasi tutti i loro prodotti “basici”; a volte mi capita di storcere il naso di fronte ad esperimenti (anche mediatici) davvero criticabili e comunque non posso fare a meno di tenerli d’occhio, perché tanto, prima o poi qualcosa combinano e/o producono. Come in questi ultimi due mesi, nei quali si sono dati davvero da fare, visto che, come sempre, “<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/15/non-stanno-un-minuto-fermi/"><em>non stanno un minuto fermi</em></a>”. Intanto hanno messo su una birra senza nome, la “sorella maggiore” della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/07/la-tradizione-e-linnovazione-in-gran-bretagna-e-poi-ancora-la-schorschbrauerei/"><strong><em>5 AM saint,</em></strong></a> un’ambratona da <strong>80 </strong>IBU e un abv di <strong>7,8%</strong> vol.; una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial red ale</span></em> brassata con dosi massicce di <em>Chinook</em> e <em>Centennial</em>, che non si sa se sarà birra one shot o entrerà nella loro regolare (?) produzione. Chi volesse aiutarli a scegliere il nome della birra, può farlo partecipando <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/name-that-beer">alla votazione che hanno messo su sul loro blog</a>. La <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/06/la-scozia-e-lamerica-a-reggio/">loro serie <strong>Abstrakt</strong> </a>si è arricchita del 7° elemento, la <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/an-update-from-brewdog"><strong><em>AB:07</em></strong>,</a> che verrà commercializzata entro l’anno. E’ una <em><span style="text-decoration: underline;">Cranachan Imperial Stout</span></em>, brassata con una montagna di malti scuri, avena, miele di erica scozzese, lamponi locali ed è stata messa ad invecchiare in botti di whisky. Brassata assieme a Gareth Young e Steen e Rille dell’<strong>Akkurat</strong> di Stoccolma, vorrebbe essere un (particolare) omaggio al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cranachan"><em>Cranachan</em>,</a> un tipico dessert Scozzese fatto con panna montata, whisky, miele e lamponi freschi, con l’aggiunta di farina d’avena tostata. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/abstrakt.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10550" title="abstrakt" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/abstrakt-300x288.jpg" alt="" width="220" height="212" /></a>La birra dovrebbe avere un abv finale di <strong>13,5%.</strong> E per ultima la birra del cervo; non vale nemmeno la pena di commentare la parte tristemente commerciale che quelli di <strong>Brewdog </strong>hanno voluto legare a questa birra (dopo gli scoiattoli impagliati adesso uno spillature dentro una testa di cervo impagliata …), tecnicamente (a mio parere) rimarchevole. Una birra nata 18 mesi fa, arrivata ad un abv finale di <strong>28%,</strong> sull’onda delle famose birre da competizione con la tedesca <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/22/la-cucina-la-cannabis-la-carota-i-soliti-scozzesi/"><strong>Schorschbrauerei</strong>.</a> Ma mentre per la <strong><em>Sink The Bismarck</em></strong> e la <strong><em>End of the story</em></strong> (<strong>41%</strong> e <strong>55%</strong> di abv, rispettivamente) si era arrivati alla mostruosa concentrazione alcolica attraverso una serie di congelamenti che avevano progressivamente innalzato la percentuale di alcool presente nella birra, alla <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/ghost-deer"><strong><em>Ghost Deer</em></strong> </a>invece ci sono arrivati con pazienza (18 mesi) e tecnica, utilizzando più ceppi di lieviti e aggiungendo, a gocce, zuccheri che alimentassero il lavoro dei lieviti stessi e ne assicurassero una prolungata fermentazione. Mi piacerebbe assaggiarla, ma non nel modo proposto da loro.</p>

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		<title>Vanno tutti alla Baltika</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 22:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gran via vai, di questi giorni, presso gli impianti della brewery russa Baltika. Ci sono andati due birrai che oggi vanno per la maggiore, in momenti diversi e spinti da motivazioni diverse, ma con il medesimo intento: fare birra, da quelle parti, e farla &#8220;speciale&#8221;. Innanzitutto la location: la Baltika Brewery ha sede in Russia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran via vai, di questi giorni, presso gli impianti della brewery russa <a href="http://eng.baltika.ru/"><strong>Baltika.</strong></a> Ci sono andati due birrai che oggi vanno per la maggiore, in momenti diversi e spinti da motivazioni diverse, ma con il medesimo intento: fare birra, da quelle parti, e farla &#8220;speciale&#8221;. Innanzitutto la location: la <strong>Baltika Brewery </strong>ha sede in Russia, con lo stabilimento più &#8220;prestigioso&#8221; a <em>San Pietroburgo</em> e, ad oggi, è <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-Baltika.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9963" title="Logo Baltika" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-Baltika.jpg" alt="" width="281" height="74" /></a>la più grande birreria dell&#8217;Europa dell&#8217;Est e la seconda più grande brewery europea dopo<strong> Heineken</strong>. Fondata nel <strong>1990</strong>, quando ancora la Russia era il paese governato dal Soviet Supremo, la fabbrica di birra supera indenne le grandi turbolenze dell&#8217;era post-comunista, diventando, fin dal <strong>1996,</strong> leader della produzione birraria in Russia. La multinazionale danese <strong>Carlsberg</strong> ne acquista l&#8217; <strong>89,01%</strong> dell&#8217;intero pacchetto azionario nel <strong>2008</strong>, e la <strong>Baltika</strong> arriva, nel <strong>2010</strong>, a detenere il <strong>40,6%</strong> del mercato russo della birra. Questo è il colosso al quale hanno fatto visita <em>Martin Dickie</em> di <strong>Brewdog</strong> e <em>Mikkel Borg Bjergsø</em>, il <em>gipsy brewer</em> danese, nume tutelare della <strong>Mikkeller</strong>.</p>
<p>Il secondo, in ordine di tempo, è stato lo scozzese, arrivato dalle parti della <strong>Baltika</strong> (per la precisione, dalle parti dell&#8217;impianto per le produzioni pilota di <strong>Baltika</strong>) lo <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/martins-trip-to-russia">scorso 22 giugno</a>, per fare una birra &#8220;innovativa&#8221; assieme all&#8217;amico <em>Yuri Yatunin</em>, gestore di <a href="http://www.beercult.ru/">uno dei blog birrari russi</a> più frequentati. Portandosi dietro una vera e propria borsata di luppoli, rivelatasi poi comunque insufficiente, <em>Martin Dickie</em> è arrivato in Russia con un&#8217;idea ben precisa in testa: brassare la <strong>prima</strong> (in assoluto) <em><strong>Imperial IPA</strong></em> in Russia. E nello scegliere la tipologia, i due hanno &#8220;giocato&#8221; un po&#8217; con i nomi, decidendo che<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-brewdog-large.png"><img class="alignright size-medium wp-image-9965" title="Logo brewdog  large" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-brewdog-large-255x300.png" alt="" width="138" height="163" /></a> avrebbero dato vita ad una <span style="text-decoration: underline;"><strong>RDIIPA</strong></span>, ovverosia una <span style="text-decoration: underline;"><em>russian double imperial IPA</em></span>. Il che vuol dire raddoppiare da subito tutti i parametri dello stile originario: quindi più alcool, più OG e più amarezza, con un IBU che doveva esplicitamente superare i 150. Per fare ciò non sono state sufficienti le cinque varietà di luppoli (<em>Amarillo, Centennial, Cascade, Colombus </em>e <em>Simcoe</em>) portate con sè da <em>Martin</em>: si è dovuto provvedere ad aggiungerne altre due, <em>Taurus </em>e<em> Perle</em>. Tre malti (caramello, pale ale e malto di segale), poi, per irrobustirne la struttura e regararle un color ambrato carico. Il risultato è stata questa birra dall&#8217;alcolicità pronunciata (<strong>9,5%</strong> vol.), con un IBU dichairato di <strong>150 +</strong>; manca solo di conoscerne il nome e l&#8217;eventuale data di commercializzazione.</p>
<p>Il primo, a capitare dalle parti della <strong>Baltika</strong>, era stato il birraio danese senza impianto proprio. Il 5 giugno <em>Mikkel</em> arriva a San Pietroburgo scortato dal collega <em>Wolfgang Lindell</em> della danese <a href="http://www.jacobsenbryg.dk/Pages/default.aspx"><strong>Jacobsen Briggery</strong></a> (gruppo Carlsberg): la motivazione alla base del viaggio era quella di brassare, negli impianti della <strong>Baltika</strong>, una birra <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/mikkeller-blatika.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9966" title="mikkeller blatika" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/mikkeller-blatika.jpg" alt="" width="200" height="126" /></a>celebrativa della visita che nel prossimo autunno la regina <em>Margrethe II</em> di Danimarca farà in Russia. Già scelto il nome, di questa birra: <em><strong>Royal Wine Rye</strong></em>, una birra in sè innovativa. Doveva essere, nelle intenzioni dei produttori (e sembra che lo sia stata), un &#8220;<em>vino/birra di segale</em>&#8221; con sentori di fumo (la regina danese è una accanita fumatrice &#8230;). Per brassarla sono stati usati: luppolo nelson sauvin, malto di segale, un ceppo di lievito &#8220;ingegnerizzato&#8221; nei laboratori della <strong>Baltika</strong> stessa, foglie di vita provenienti dalle vigne della zona di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Abrau-Dyurso"><em>Abrau-Dyurso</em></a> (nella provincia russa di <em>Novorossiysk</em>, importante zona vinicola russa) e succo d&#8217;uva. Messa a maturare in botti di rovere, la<em><strong> Royal Wine Rye</strong></em> dovrà riuscire a coniugare il ruvido carattere nordico della birra di segale con l&#8217;eleganza del vino rosso. Certo, &#8220;inventarsi&#8221; una birra con foglie di vite in macerazione/infusione &#8230; ci poteva pensare solo Mikkel. Vedremo se sarà birra &#8220;potabile&#8221; o solo &#8220;estrema&#8221;.</p>

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		<title>Notizie dal Regno Unito</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;autorevolissimo blog inglese Zythophile lo ha definito come l&#8217;evento più significativo nel settore birrario inglese di quest&#8217;anno: si sta parlando della nomina a CEO della Meantime Brewing di Londra di Nick Miller, ex delgato di SAB Miller per Gran Gretagna ed Irlanda per la commercializzazione dei marchi Miller, per la quale ha lavorato dal 2005 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;autorevolissimo <a href="http://zythophile.wordpress.com/2011/07/12/what-it-means-now-its-miller-time-at-meantime/">blog inglese Zythophile</a> lo ha definito come l&#8217;evento più significativo nel settore birrario inglese di quest&#8217;anno: si sta parlando della <a href="http://www.meantimebrewing.com/news-events/news-stories/Nick-Miller-appointment">nomina a CEO della Meantime Brewing di Londra</a> di <em><strong>Nick Miller</strong></em>, ex delgato di <strong>SAB Miller</strong> per Gran Gretagna ed Irlanda per la commercializzazione dei marchi Miller, per la quale ha lavorato dal <strong>2005</strong> ad oggi. E&#8217; un passaggio, questo, molto significativo: per la prima volta un produttore artigianale di birra in Inghilterra affida la capacità di penetrazione sul mercato dei propri (già buonissimi) prodotti nelle mani di un manager che proviene dalle file del &#8220;nemico&#8221;, cioè dalla grande industria birraria. Lo ammette esplicitamente <em>Alastair Hook</em>, head brewer e fondatore di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/06/the-meantime-bcl-londra/"><strong>Meantime</strong></a>: ammiratore incondizionato del modello americano di produrre e promuovere la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-meantime-logo1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9947" title="Logo meantime-logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-meantime-logo1.png" alt="" width="281" height="154" /></a>birra artigianale, <em>Alastair </em>intende avvalersi delle capacità e della esperienza di <em>Nick Miller</em> per rendere ancor più percepibile (e quindi affidabile e attrattivo) il valore intrinseco della propria birra, già apprezzata, ma non ancora &#8220;pubblicizzata&#8221; come si deve. L&#8217;obiettivo, con le strategie di marketing che <em><strong>Nick Miller</strong></em> sarà capace di mettere in atto, è di passare, nell&#8217;arco dei prossimi cinque anni, dagli attuali <strong>25.000</strong> hl. annui prodotti a <strong>100.000</strong> hl., l&#8217;equivalente di <strong>60.000</strong> barili, la medesima capacità produttiva attuale della <strong>Hall &amp; Woodhouse</strong>, tanto per fare un nome. Dimostrando con ciò una grande fiducia nel futuro, in controtendenza con i segnali che il mercato della birra in Inghilterra sta mandando: un mercato ridottosi ad un vero e proprio &#8216;<em>graveyard for beer brands</em>&#8216;, un cimitero, lastricato delle pietre tombali di più di un birrificio e/o brewpub che ha dovuto chiudere i battenti. In questo la figura e l&#8217;esperienza di <em><strong>N</strong><strong>ick Miller</strong></em> hanno un peso importantissimo, al di là della bontà di tutti (o quasi) i prodotti <strong>Meantime</strong>: Nick, infatti è l&#8217;autore principale della spettacolare performance commerciale inglese della <em><strong>Peroni</strong></em>, che ha visto aumentare le proprie vendite nel Regno Unito, nello scorso anno, del <strong>29%</strong>, per un totale di <strong>300.000</strong> barili venduti. E si sta parlando della Peroni &#8230;</p>
<p>Difficile parlare del Regno Unito e non &#8230; inciampare in quelli del <strong>Brewdog.</strong> Nel <strong>2009</strong> gli era già andata molto bene: al lancio della loro &#8220;sottoscrizione&#8221; per attirare capitali da reinvestire nel loro progetto birrario, <a href="http://atlantabeermaster.com/brewdog-opening-the-door-to-investors/">avevano raccolto l&#8217;adesione di 1300 investitori privati</a>, che avevano sottoscritto quote per <strong>£ 600.000 </strong>(<strong>$ 950.000 US</strong>). Ci hanno riprovato pochi giorni fa, mettendo sul mercato la nuova tranche dell&#8217;offerta <em><strong>Equity for Punks</strong></em>, una proposta economica con la doppia finalità di bypassare il sistema del finanziamento bancario e di offrire opportunità di investimento per tutti coloro che credono nel progetto-Brewdog. Un progetto articolato, che nel corso di questi anni ha assunto dimensioni economiche importanti: sono attualmente <strong>65</strong> i dipendenti del birrificio scozzese che esporta le proprie birre in <strong>27</strong> paesi, per un fatturato stimato per il <strong>2011</strong> di <strong>£ 6,5 mln.</strong> Da qui la necessità di consolidare anche<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/equity-for-punks.png"><img class="alignright size-medium wp-image-9948" title="equity for punks" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/equity-for-punks-300x135.png" alt="" width="300" height="135" /></a> economicamente il successo di questo nuovo modo di fare e vendere birra, l&#8217;esigenza di affrancarsi il più possibile dalle banche per il finanziamento del loro nuovo stabilimento produttivo, la volontà &#8220;democratica&#8221; di offrire a più gente possibile la possibilità di far parte di questo progetto, con un ritono economico anche importante. Dicevo che gli è andata bene anche stavolta: a soli 5 giorni  dall&#8217;inizio della<a href="http://www.brewdog.com/equityforpunks"> vendita sul proprio sito</a> di <strong>90.000</strong> pacchetti azionari da<strong> £ 95 ($ 105 US)</strong>, ne sono stati già collocati per un valore di <strong>£ 500.000</strong>. Uno può e deve dare un&#8217;occhiata, qualora fosse interessato all&#8217;acquisto, dell&#8217;intero prospetto informativo, che tratteggia il potenziale di crescita della brewery scozzese. Non sono assolutamente all&#8217;altezza non solo di legegrlo, ma tantomeno di analizzarlo dal punto di vista finanziario. Il buon Ricci ci deve aver già provato, <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=4346&amp;SID=f9bfd731963648a768ad27cd3zd61ec1">e non mi sembra molto convinto</a> &#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/GBBF-Writing1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-9950" title="GBBF-Writing1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/GBBF-Writing1.png" alt="" width="162" height="109" /></a></p>
<p>Amarcord (1), Amiata (2), Birrificio Italiano (2), Bruton (1), Doppio Malto (8), Ducato (6), Elav (2), Endorama (2), Extraomnes (1), Lambrate (2), Opperbacco (2), Revelation Cat (7), Statalenove (3), Tenute Collesi (4), Turbacci (4), <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/GBBF-Logo-2011-200px.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9951" title="GBBF-Logo-2011-200px" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/GBBF-Logo-2011-200px.jpg" alt="" width="127" height="178" /></a>Valscura (2), White Dog (3): diciassette birrifici e cinquantadue birre, mescolati nelle varie &#8220;sezioni&#8221; nelle quali si articola l&#8217;allestimento. Questi i numeri (ad oggi) della presenza italiana al<strong> Great British Beer Festival</strong> del prossimo 2 Agosto (chiusura il 6), il più grande beer festival della Gran Bretagna, che si svolgerà all&#8217;<a href="http://www.londraweb.com/earls_court.htm"><span style="text-decoration: underline;"><em>Earls Court </em></span></a>di Londra. Grandi numeri, per un festival che, nel suo complesso, ha ed avrà numeri davvero stratosferici. Si riparte dai <strong>66.922</strong> visitatori dello scorso anno, dalle <strong>200.000</strong> pinte di birre servite nei cinque giorni di apertura e dai <strong>1.000</strong> volontari che hanno reso possibile la realizzazione dell&#8217;evento principe in Gran Bretagna. Il <a href="http://gbbf.camra.org.uk/home">sito web del <strong>GBBF</strong> </a>è da tempo on-line e ricco di informazioni: mancano ancora i nomi delle birre di casa, le Real Ales, ma scorrendo, seppur sommariamente la lista delle birre e dei birrifici del<a href="http://gbbf.camra.org.uk/foreignbeers"> &#8220;resto del mondo&#8221;</a>, c&#8217;è davvero da rimanere sbalorditi: il meglio del meglio, in bottiglia e in cask. Che dire, perderselo è un vero peccatissimo; per me è out, quest&#8217;anno, ma me lo pongo come obiettivo per il prossimo anno. A sentire chi c&#8217;è stato, è esperienza irrinunciabile.</p>

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		<title>News di casa nostra &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 22:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta, gli scozzesi del<strong> Brewdog</strong> sembra che abbiano davvero toppato; e alla grande. <a href="http://www.pintaperfetta.com/2011/06/07/arrogant-dog/">Lo raccontano gli amici di <strong>Pintaperfetta</strong>,</a> narrando, assieme ad <em>Alle</em> dell’<strong>Arrogant Pub </strong>(splendido padrone di casa dell’<strong>Indipubs</strong>), la “fregatura” che sembrano aver rifilato allo stesso <em>Alle</em>. All’<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/04/birra-parmigiano-e-tanto-altro-allindipubs/"><strong>Indipubs </strong></a>ci doveva essere una loro birra, commissionata per tempo dallo stesso <em>Alle</em>, che gli aveva comunicato anche le “specifiche” desiderate. All’<strong>Indipubs </strong>la birra (la <strong><em>Arrogant Dog</em></strong>) non si è vista, come non si è visto <em>James Watt</em>, che aveva promesso di esserci, a <em>Scandiano</em>. La birra è <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/arrogantdog04.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9585" title="arrogantdog04" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/arrogantdog04-300x180.jpg" alt="" width="209" height="125" /></a>arrivata ad <em>Alle</em> una settimana fa, nella quantità e nelle specifiche non richieste. Sottoposta ad “assaggi incrociati” e testata da più di un esperto bevitore, la suddetta birra pare essere stata una fucina di sorprese (tutte poco gradite): non una birra ad alta fermentazione, bensì a bassa (addirittura!), specifiche non rispettate e, stappa che ti stappo, addirittura il sospetto (se non la quasi certezza …) che le birre non fossero una, bensì due, diverse tra loro. Immaginabile lo sconcerto e anche l’inc …tura dei diretti interessati (<em>Alle</em> + <a href="http://www.alesandco.it/">l&#8217;importatore italiano di Brewdog</a>), anche perché la birra era stata regolarmente pagata all’atto della consegna; non spiegabile (né ammissibile) il silenzio degli scozzesi, che non hanno (finora) risposto alle <em>questions</em> poste loro da <em>Alle</em> (e dall’importatore). Spero che il loro silenzio non diventi la conferma (spocchiosa) di una citazione postata in un sagace commento al post: “<em>ma che ce frega, tanto <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/brewdog-growlers.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9586" title="brewdog growlers" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/brewdog-growlers-214x300.jpg" alt="" width="164" height="232" /></a>questi se bevono tutto</em>” …  Mi dispiace, comunque, per <em>Alle</em>, e mi dispiace che i <strong>Brewdog</strong> si comportino a questo modo, assomigliando (in questo caso) fin troppo agli <strong><em>altri</em></strong>, <em>a quelli che si comportano sempre così, all’industria che non rispetta il consumatore</em>, a quelli, insomma, che loro ritengono, da sempre, di dover e poter combattere. Poi, siccome sono un loro “ammiratore”, <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/growlers-coming-to-all-brewdog-bars-in-357-weeks">butto comunque un occhio sul loro blog </a>e rimango affascinato dalla loro ultima “creazione” markettara: il <em><span style="text-decoration: underline;">growler </span></em>in alluminio, rigorosamente serigrafato, dal contenuto equivalente a 2,5 pinte. Una vera sciccheria, un oggettino davvero fashion, che entro tre settimane verrà messo in vendita anche sul loro e-shop. Potere della comunicazione (e fascinazione da “fissato”).</p>
<p><a href="http://eatalyny.com/eat/birreria"><strong>Birreria</strong></a>, il birrificio più alto di <em>New Yok</em> (e non solo), posto nel roftop del grattacielo che ospita da qualche mese <strong>Eataly New York</strong> (<strong>700</strong> metri quadri in tutto), è operativa. L’hanno inaugurato il 3 giugno scorso, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/04/05/farinetti-farinetti-farinetti-ed-eataly-va/">all’arrivo nel porto di New York di Oscar Farinetti &amp; Co</a>. Il giorno dell’apertura ha visto riuniti in cima ad Eataly. <strong>Leonardo Di Vincenzo</strong>, <strong>Teo Musso</strong> e <strong>Sam Calagione</strong>, assieme a <strong>Brooks Carretta</strong>, <em>brewmaster resident</em>, che hanno dato vita <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-birreria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9587" title="logo birreria" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-birreria-300x181.jpg" alt="" width="212" height="128" /></a>alla prima cotta pubblica nell’impianto a vista. Tre le birre (inizialmente) prodotte in loco, tutte e tre non filtrate, non pastorizzate e cask conditioned: una al timo, una con farina di castagne e una pepata, che <em>richiama i sapori del cacio e del pepe</em> (dice Teo). Oltre a queste tre, altre nove saranno le birre disponibili alla spina, un’altra dozzina in bottiglia, più una serie di vini piemontesi e friulani.<a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/oscar-farinetti-arriva-a-new-york-e-apre-la-birreria-di-eataly/"> <strong>150</strong> i posti a sedere:</a> se c’è posto, ti fanno salire direttamente, altrimenti ti mandano un sms al numero di telefono che hai lasciato per avvertirti quando il tavolo si è liberato. La sezione/cibo è curata da <strong>Alex Pilas</strong>, <em>chef resident</em> di <strong>Eataly</strong>.</p>
<p>E’ di ieri la “notizia” <a href="http://www.gustoblog.it/">riportata da<strong> Gustoblog</strong>,</a> che <em>Paola Bottero</em>, figlia di <em>Lelio</em>, uno dei “padri nobili” della birra artigianale italiana, e gestora (o gestrice?) del <strong>Giratempopub</strong> a St. Albano Stura (CN) annuncia il lancio ufficiale (presente anche il sindaco, il prossimo 16 giugno, c/o lo stesso pub) della <strong><em>Nimbus</em></strong>, la nuova birra <em>in stile italiano</em>. Perché si parla, in questo caso, di birra <em>in stile italiano? </em>Lo spiega la stessa Paola: “<em>Perché alla base della sua produzione ci sono i lieviti autoctoni del Moscato […] La Nimbus diviene una birra che non è identificabile nei soliti <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/scontron-trasp1024x768.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9589" title="scontron-trasp1024x768" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/scontron-trasp1024x768.png" alt="" width="98" height="341" /></a>stili già noti, ma è figlia dei gusti, delle tradizioni, dei sapori e delle emozioni che uniscono chi vive tra il Monviso e le Langhe”.</em> La birra la produce il<a href="http://www.birrabec.com/index.html"> birrificio <strong>B&amp;C</strong>,</a> o meglio “la prima cantina (la cantina <em>Costamagna</em>) con annesso micro birrificio&#8221; (anche se nella “pubblicità” della birra la si definisce come <em>la prima birra artigianale prodotta da Giratempopub)</em>. Leggendo questa notizia mi sono fatto un paio (o tre) considerazioni. La <em>Bottero’s family</em> non è la prima a fare (o a farsi fare) una <em>birra crossover</em> con il mondo del vino (<strong><em>D’uva Beer</em></strong> di <strong>Loverbeer</strong>, <strong><em>BB10</em></strong> e <strong><em>BBevò</em></strong> di <strong>Barley</strong>, <strong><em>Tibir </em></strong>e <em></em><strong><em>Open mind </em></strong>di <strong>Montegioco</strong> tanto per citarne solo alcune, sono già in circolazione da tempo …). La seconda: se già è difficile arrivare alla definizione di birra artigianale, mi riesce ancor più difficile pensare/definire una birra quale esempio dello <em>stile specificatamente italiano</em> di birrificare. A sentire <em>Kuaska</em>, solo per citare il guru, è la “sezione” birra alle castagne (che in Italia conta già una quarantina di esemplari)  quella che più ci caratterizzerebbe (in giro per il mondo non ce ne sono altre, sembra, altrettanto buone). A vedere, invece, i tanti mastri birrai che hanno creato una moltitudine di birre “speciali” mettendo nel pentolone quel prodotto tipico (pesche, ciliegie, chinotto, farro …) della propria zona, la<em> birra in stile italiano</em> potrebbe essere quella radicata nel <em>terroir </em>(meglio ancora se “presidiato” da <strong>Slowfood</strong>). A sentire altri, sembrano le birre passate in legno, brassate con metodiche ed ingredienti contigui a quelli del mondo del vino a distinguerci dagli altri. Considerato tutto ciò, allora questa “notizia” è quasi una non-notizia, o comunque un non-novità in senso assoluto. La “novità”, forse, sta proprio nel volerla dare, la “notizia”: come se si fosse cominciato a capire (o a credere) che (<strong>Brewdog</strong> docet) l’importante  è comunicare. Magari cominciando a fare un po’ di chiarezza sul nome stesso della birra, che è<a href="http://www.gustoblog.it/"> <strong><em>Nimbus</em></strong> per alcuni</a>, <strong><em>Niimbus</em></strong> per <a href="http://leliobottero.blogspot.com/2011/06/niimbus-la-birra-artigianale-in-stile.html"><em>Lelio</em></a> e il <a href="http://www.giratempopub.it/birre-e-vermouth/la-nostra-produzione/"><strong>Giratempopub</strong></a> (e per la label).</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/un-mare-di-birra.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9590" title="un mare di birra" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/06/un-mare-di-birra-300x86.jpg" alt="" width="300" height="86" /></a></p>
<p>Un saluto, in anticipo, a tutti quelli che avranno la fortuna/coraggio di imbarcarsi <a href="http://www.unmaredibirra.com/"><strong><em>nell’evento birrario del secolo</em></strong></a>, quello che prenderà l’avvio sabato prossimo dal porto di Civitavecchia per una quattro giorni di full immersion  birraria a giro per il Mediterraneo, organizzata dal <em>Colonna</em> per festeggiare degnamente i 10 anni di vita del <em><strong>Macche</strong></em>. Vista la lista dei birrai e quella delle birre al seguito, è proprio un delitto non poterci essere. O la salvezza.</p>

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		<title>Se qualcuno cercasse un posto da head brewer &#8230;.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 22:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;. e fosse in possesso delle opportune qualifiche e della necessaria esperienza pregressa, non può farsi &#8230; scappare questa ghiotta occasione: <a href="http://beernews.org/2010/03/dogfish-head-craft-brewery-hires-its-brewmaster/"><strong>DogFish Head</strong> è alla ricerca di un nuovo head brewer</a>, visto che quello in carica, <em>Floris DeLee</em> ha <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Logo-Dogfish-Head_Craft_Brewery.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-9527" title="Logo Dogfish-Head_Craft_Brewery" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Logo-Dogfish-Head_Craft_Brewery-300x174.png" alt="" width="168" height="97" /></a>lasciato il birrificio. E’ durato poco, <em>Floris</em>, poco più di un  anno, visto che aveva cominciato a lavorare a tempo pieno con <em>Sam Calagione</em> solo a marzo dell’anno scorso. Laureatosi in biochimica presso il <em>Karel de Grote-Hogeschool</em> ad Anversa, <em>Floris</em> ha lavorato nel campo birrario in su e giù per il mondo (<em>Alken Maes</em> in Belgio, <em>New Brewing Co.</em> a Fort Collins, e poi in su e giù per i Caraibi e l’America centrale). Il suo progetto più importante è pero il <strong><em><a href="http://www.kathinka.be/">Kathinka brewers process engineers &amp; consultant</a>,</em></strong> attività che gli aveva permesso di entrare in contatto fin dal <strong>2009</strong> con la <strong>Dogfish Head</strong>. Adesso Sam sta facendo i colloqui per individuare il nuovo coordinatore del proprio staff di birrai (sono “solo” dodici, attualmente), cosa che però non lo distoglie del tutto dal<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/birreria.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9528" title="birreria" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/birreria-300x197.jpg" alt="" width="237" height="155" /></a> pianificare il prossimo futuro di <strong>Dogfish</strong>. E’ del <a href="http://beernews.org/2011/05/dogfish-head-planning-3-yr-45-mil-expansion-investment-by-top-craft-brewers-may-exceed-250-mil/">25 maggio scorso l’annuncio</a> di investimenti per <strong>45 </strong>milioni di dollari nei prossimi tre anni (l’ennesimo annuncio) per il birrificio di <em>Milton</em>, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a produrre <strong>500.000</strong> barili l’anno (sono stati <strong>120.000</strong> lo scorso anno). Tanta roba e tanti soldi, ma se si pensa che le entrate del birrificio americano sono passate dai <strong>3,6</strong> milioni di dollari del <strong>2003</strong> agli (stimati) <strong>52</strong> del 2<strong>011</strong>, tutto torna. Ultima notizia che riguarda anche <strong>Dogfish</strong>: spulciando le news di <strong><em>Eataly NY</em></strong> <a href="http://eatalyny.com/eataly-news">si  trova la notizia </a>per la quale si da per certa/ufficiale l’apertura di <strong>Birreria</strong> sul tetto di <em>Eataly New York</em> il prossimo <strong>3 giugno</strong> (il<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/24/i-piedi-su-tutte-e-due-le-staffe/"> giorno dopo l’attracco di Farinetti</a> al molo newyorkese). Telenovela finita, dunque (?)</p>
<p>Una birra “nuova” e una”rinnovata”.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Port-Brewing-La-Cruda.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9529" title="Port-Brewing-La-Cruda" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Port-Brewing-La-Cruda-300x163.jpg" alt="" width="220" height="119" /></a></p>
<p>Quella nuova viene da <strong>Port Brewing</strong>, o meglio, dalla vita professionale precedente di <em>Tomme Arthur</em>, che di <strong>Port Brewing/Lost Abbey</strong> è fondatore. Nel <strong>1996</strong> ha chiuso i battenti la <strong>Cervecerias La Cruda</strong> di san Diego, dove aveva lavorato <em>Tomme Arthur </em>in qualità di assistente di <em>Troy Hojel</em>, l’allora head brewer. Da lì poi <em>Tomme</em> era passato (brevemente) alla <strong>White Labs</strong> (azienda specializzata nella creazione/vendita di lieviti) e nel <strong>1997</strong> era stato assunto da <strong>Port Brewing</strong>. Nel periodo della <strong>La Cruda</strong> <em>Troy </em>e <em>Tomme</em> avevano brassato una porter, la <strong><em>Makanudo</em></strong>, che aveva riscosso un grande successo. <strong>15</strong> anni dopo <em>Troy</em> e <em>Tomme </em>si sono nuovamente ritrovati a san Diego, assieme a <em>Skip Virgilio</em> (fondatore della <strong>AleSmith Brewing Co</strong>., sempre di san Diego), e hanno dato vita alla <em>modern version</em> della <em><strong>Makanudo</strong></em>, rinominata <a href="http://atlantabeermaster.com/port-revives-la-cruda-brewing-recipe/"><strong><em>La Cruda Porter</em></strong>. </a> Una birra- omaggio alla storia personale dei tre, una birra – invito per tutti gli homebrewers a non smettere mai di sperimentare, una birra – tributo a coloro (<strong><em>White Labs, HopUnion, Country Malt Group, BrewCraft Usa</em></strong>) che hanno contribuito a far nascere crescere il mondo della birra artigianale made in USA. Splendida, davvero, la label.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Sam-Adams-Utopias.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9530" title="Sam-Adams-Utopias" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Sam-Adams-Utopias-300x246.png" alt="" width="220" height="181" /></a></p>
<p>Quella rinnovata è la versione <strong>2011</strong> della <strong><em>Samuel Adams Utopia</em></strong> (disponibile da maggio), la birra che, prima della <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=schorschbrau">reiterata querelle <strong>Schorschbrauerei/Brewdog</strong>,</a> con il suo <strong>27%</strong> di abv era considerata la birra “più alcolica” del mondo. E una delle più care; ma anche oggi, con <a href="http://atlantabeermaster.com/27-abv-150-a-bottle/">i suoi <strong>150 $</strong> a bottiglia (meglio, a decanter)</a>, prezzo “consigliato” dalla ditta, di certo non scherza. <strong>2002, 2003, 2005, 2007, 2009</strong> e, adesso, <strong>2011</strong>: questa la sequenza delle “annate” produttive della <strong><em>Utopia</em></strong>, una birra monstre, meglio, una miscela di birre, invecchiate ciascuna in botte (sherry, porto e madeira) fino a <strong>18</strong> anni. Una birra che per <em>Jim Koch</em>, fondatore e proprietario (nonché stimatissimo mastro birraio) della <strong>Sameul Adams</strong>, ha da sempre rappresentato il  tentativo di spingere la birra “oltre il confine” (del concetto stesso di birra). Lieviti birra e lieviti di champagne, malti sceltissimi  e tre varietà di luppolo (<em>Spalt Spalter, Hallertau Mittelfrueh, e Tettnang Tettnang</em>) per i soli<strong> 53</strong> barili della versione di quest’anno della <strong><em>Utopia</em></strong>, da assaggiare, meglio, centellinare, rigorosamente a temperatura ambiente, in uno snifter d’ordinanza. Per coloro che hanno almeno <strong>150 $ </strong>da investire e la voglia (e la fortuna) di poterla acquistare …</p>

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