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	<title>inbirrerya &#187; centennial</title>
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		<title>Brewdog, avvocati e birre</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 23:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brewdog: è un po’ che non ne parlo, ma non è che se ne stanno con le mani in mano, loro. Un po’ per merito di iniziative proprie, un po’ “grazie” alle iniziative che altri hanno intrapreso “contro” di loro. E poi ho assaggiato alcune loro birre. Andiamo con ordine: innanzitutto, comunque la si pensi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Brewdog</strong>: è un po’ che non ne parlo, ma non è che se ne stanno con le mani in mano, loro. Un po’ per merito di iniziative proprie, un po’ “grazie” alle iniziative che altri hanno intrapreso “contro” di loro. E poi ho assaggiato alcune loro birre.<br />
Andiamo con ordine: innanzitutto, comunque la si pensi nei confronti di iniziative commercial/finanziarie di questo <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-spot.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11922" title="brewdog spot" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-spot-133x300.png" alt="" width="102" height="231" /></a>tipo, è ufficiale che l’ultima tranche del progetto <strong>Equity for Punks</strong> è stata, per loro, un successo:<a href="http://www.brewdog.com/blog-article/equity-for-punks-hits-target-and-closes-early"> hanno venduto tutti i pacchetti di azioni messi sul mercato, </a>aggiungendo <strong>6.000</strong> nuovi azionisti al loro progetto. Questa è la faccia migliore della medaglia, quella invece un po’ meno positiva è rappresentata da una citazione in giudizio che gli scozzesi di Fraserburgh si sono beccati dal colosso <strong>AB Inbev</strong>. Un po’ se l’erano cercata, diciamo: era solo una questione di tempo, ma prima o poi qualcosa doveva arrivare, a forza di “provocare”. Sono stati i <strong>Brewdog</strong> stessi, nel <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/top-brewdog-tweets-of-2011">video di fine anno postato sul proprio blog</a>, a dare la notizia, senza dilungarsi troppo, a dirla tutta, sui particolari. Quelli di Ab Inbev, detentori dei marchi <em><strong>Beck’s</strong></em> e<em><strong> Stella Artois</strong></em>, la scorsa estate si sono “arrabbiati” per l’uso “improprio” che James Watt aveva fatto, <a href="http://beernews.org/2011/12/brewdog-founders-reveal-that-they-were-sued-by-ab-inbev/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+beerpulse+%28Beernews.org+%C2%BB+The+Craft+Beer+News+Leader%29">durante uno dei loro tanti video provocatori</a>, di alcune bottiglie di queste birre. In effetti, vedersele sbriciolare (assieme ad alcune bottiglie di Tennents e Carlsberg) a colpi di mazza da golf per decretarne la sconfitta  nei confronti della trionfante <em><strong>Punk IPA</strong></em> non poteva essere proprio il massimo, per quelli di <strong>AB Inbev,</strong> che, appunto, hanno fatto ricorso alle vie legali. Lavoro per gli avvocati, dunque, mentre in birrificio gli scozzesi hanno continuato a darsi comunque da fare. Nello<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/abstract-08-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11923" title="abstract 08 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/abstract-08-1-300x199.jpg" alt="" width="207" height="138" /></a> scorso dicembre sono state messe in commercio <strong>6500</strong> bottiglie da <strong>0,375</strong> della <em><strong>Abstract AB:08</strong></em>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/06/la-scozia-e-lamerica-a-reggio/">la nuova birra di questa serie a tiratura limitata </a>di <strong>Brewdog</strong>. <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/how-to-deconstruct-an-imperial-stout-completely">E’ una stout bionda (!), provocatoria</a>, come nel loro stile, buttata lì come sbeffeggiante pesce d’Aprile nello scorso<strong> 2011</strong> dalla strana coppia <em>Greg Koch/Steve Martin</em>, ma che poi si è trasformata in realtà. <strong>11%</strong> vol., avena, bastoncini di liquirizia, trucioli di quercia tostata, cacao, chicchi di caffè in maturazione (per conferire sapore, ma non colore), malto affumicato (poco), assieme ad una preponderante “base” di malti pallidi. Una birra “schizofrenica”, dicono loro, “destrutturata”: non l’hanno assaggiata ancora in molti, <a href="http://www.ratebeer.com/beer/brewdog-abstrakt-ab08/161094/">ma quelli che l’hanno fatto non sembrano essere rimasti delusi.</a><br />
Come non sono rimasto deluso, io, della loro <em><strong>Hardcore Ipa</strong></em>: non particolarmente entusiasta, ma effettivamente non troppo deluso. E’ la birra che rivendica la paternità, assieme alla <em><strong>I beat You</strong></em> di <strong>Mikeller</strong>, della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/09/mikkeller-a-go-go/"><em><strong>I Hardcore You</strong></em></a>, la <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial/double ipa</em></span> brassata a quattro mani negli stabilimenti scozzesi. E’ una tosta (<strong>9,2%</strong> vol.) <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial ipa</em></span>, dall’ IBU imponente (<strong>150</strong>, dicono loro, ma si sa, che dopo i <strong>100</strong> &#8230;) per la quale si è usata una miscela di malti/luppoli fatta di  <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-Hardcore_Ipa_Etichetta.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-11924" title="brewdog Hardcore_Ipa_Etichetta" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/brewdog-Hardcore_Ipa_Etichetta-300x155.gif" alt="" width="237" height="122" /></a>Maris Otter, Crystal, Caramalt, Centennial, Columbus, Simcoe</em>, oltre a <em><strong>9900000000</strong> cellule di lievito fermentato</em> (le hanno contate una ad una ….). Secondo loro, quando l’hanno commercializzata per la prima volta, era la birra più amara del Regno Unito. Ed in effetti è una bella pigna, ma più per una imponente tessitura maltata che per una luppolatura esacerbata. Non perfettamente riuscito il mix fra luppoli e malti, questi ultimi moltiplicatori della componente fruttata dei luppoli usati, che lasciano un’impronta esotico/resinosa meno massiva di quanto uno si aspettasse (e un pochino stucchevole). Corpulenta, a tratti quasi viscosa, di un colore ambrato profondo, satura velocemente, soddisfa relativamente, dura però, in bocca, lungamente. Il finale è, in effetti, la parte migliore di questa birra, che, con il senno di poi, dà il meglio di sé, paradossalmente, nel mix con la birra di <strong>Mikkeller</strong>: la <em><strong>I Hardcore You</strong></em> le è superiore, per armonia, equilibrio, durevolezza. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9,2% vol.; © <em>Alberto Laschi</em></p>
<p>La serie di<strong> assaggi/Brewdog</strong> è proseguita con la versione in bottiglia della<em><strong> H</strong><strong>ops Kill Nazis</strong></em>,<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/12/21/la-trimurti-romana-seconda-parte/"> che avevo già assaggiato</a>, nella sua versione on draft all&#8217;Open di Roma; continua a non convincermi più di tanto. Una rotondità pastosa, una caramello esagerato che anestetizza quasi completamente la pur ricca componente luppolata, una bevuta che stanca.<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/atlantic_ipa_ale_851.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11925" title="atlantic_ipa_ale_851" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/atlantic_ipa_ale_851-300x145.jpg" alt="" width="218" height="105" /></a> Davvero non un gran che, nemmeno in bottiglia. E poi la &#8220;storia&#8221;: mi era rimasta una bottiglia della <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/24/brewdog-storm-ipa/"><em><strong>Atlantic IPA</strong></em></a>, conservata come un oracolo e abbiamo deciso di testarla assieme ad alcuni amici dopo quasi tre anni dal suo rilascio sul mercato. Ha retto bene, nella sostanza, ma ha perso quasi del tutto la componente dello iodio/salmastro (legata al modo particolarissimo con il quale era stata &#8220;trattata&#8221;) che tanto me l&#8217;aveva fatta apprezzare. E&#8217; rimasta integra la sola armatura maltata, che la rende ancora robusta, e leggermente affumicata. Tanta schiuma, ancora, una carbonazione davvero spinta, e una leggera deriva erbacea, ultima reminescenza, penso, della grande luppolatura di partenza. Peccato, speravo ancora di poter avvertire lo stesso &#8220;aroma&#8221; del <em>Porto di Livorno</em>.</p>

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		<title>Hoppin&#8217; Frog Fresh Frog Raw Hop</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 07:35:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La produzione della Hoppin’ Frog, brewery dell’Ohio molto trendy in questo momento, sia negli usa che in Europa, non è assolutamente monotematica o monocorde. Nel suo portfolio ci sono alcune birre che rappresentano una variazione fra le imperial stout (con la B.O.R.I.S. a fare da birra base per tutte e tre), alcune birre stagionali molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ratebeer.com/brewers/hoppin-frog-brewery/8035/">La produzione della <strong>Hoppin’ Frog</strong></a>, brewery dell’Ohio molto trendy in questo momento, sia negli usa che in Europa, non è assolutamente monotematica o monocorde. Nel suo portfolio ci sono alcune birre che rappresentano una variazione fra le imperial stout (con la <strong><em>B.O.R.I.S.</em></strong> a fare da birra base per tutte e tre), alcune birre stagionali molto diverse fra loro <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-hoppinfr.jpeg"><img class="size-full wp-image-11315 alignright" title="logo hoppinfr" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-hoppinfr.jpeg" alt="" width="180" height="124" /></a>(<strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2011/01/04/cosa-ho-bevuto-per-natale-christmas-beers-batch-1/">Christams Ale</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/25/tre-wheat-beers-southern-tier-hoppin-frog-meantime/">Wheat,</a> Double Pumpkin</em></strong> e <strong><em>Turbo Shandy),</em></strong> una <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/11/taste-the-history/">bella porter</a> setosa e morbida, una <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/02/15/una-scotch-ale-in-birrerya/">scotch ale </a>“classica” e una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/13/bodacious-black-tan-hoppin-frog/">american strong ale</a> “anomala”. E poi c’è la “sezione” delle Ipa e dei suoi derivati, declinata in più di una versione. Fino ad adesso avevo potuto assaggiare solo la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/17/the-american-way-of-aipiei/"><strong><em>Mean Manalishi</em></strong>,</a> una <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial/double ipa</em></span> che molto mi aveva soddisfatto; poi mi è capitato di imbattermi nella loro <strong><em>Fresh Frog Raw Hop</em></strong>. Non affannatevi a cercarla sul sito della brewery: non è riportata attualmente né fra le birre “stabili” né fra quelle stagionali, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo  è paese quando si tratta di siti birrari non aggiornati o scarsamente fruibili. Assieme alla <strong><em>Hoppin’ to Heaven IPA</em></strong>, alla <strong><em>Hop Master’s Abbey Belgian-style Double IPA</em></strong>, alla <strong><em>Hop DAM triple Ipa</em></strong> (e alla <em><strong>Mean Manalishi</strong></em>), la <strong><em>Fresh Frog</em></strong> completa il quadro produttivo di questo segmento birrario, molto in voga attualmente ma anche non privo di rischi, produttivamente parlando.</p>
<p>Spesso ci si imbatte in dei veri e propri calderoni luppolati che stramazzano più di quanto non soddisfino, a causa di un uso spesso poco sensato di una quantità smodata di luppoli. La <strong><em>Fresh Frog</em></strong> no. Non stramazza, ma circuisce. “Tecnicamente” è stata arruolata fra le schiere delle <em><span style="text-decoration: underline;">Imperial Ipa</span></em> (anche se sulla label è dichiarata un’ambigua <em><span style="text-decoration: underline;">imperial <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/hoppin-frog-fresh-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11316" title="hoppin frog fresh 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/hoppin-frog-fresh-2-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>pale ale</span></em>), ma la non imponente gradazione alcolica (<strong>7,8%</strong> vol.) e un IBU relativamente contenuto (<strong>45</strong>) un po’ la fanno dirazzare. Questo parziale discostamento è dovuto, penso, anche all’impiego di <strong>¼ </strong>di luppolo fresco sul totale del luppolo usato (<em>Centennial</em>), messo in bollitura appena dopo essere stato raccolto. Nelle intenzioni del birraio, l’impiego di questa percentuale di luppolo “bagnato” avrebbe dovuto conferire alla birra una diversa freschezza, tale da distinguerla da altre birre prodotte in questo stile. E c’è riuscito, a mio parere: <em>Fred Karm</em> ha davvero creato una birra inconfondibilmente luppolata senza per questo darle anche in dote una tonnellata di (inutile) amarezza. Il naso di questa birra ti ci porta davvero nei campi freschi di luppolo, con una intenso aroma erbaceo e delicatamente resinoso che avvolge senza saturare, con la classica nota di frutta tropicale che completa il quadro. Solida la schiuma, bello il colore ambrato, davvero accattivante, non corpacciosa la beva. In bocca è relativamente rotonda, con il caramello che prima avvinghia  e poi cede le armi ad una luppolatura decisa e non esacerbata, che ripropone le caratterizzazioni erbacee/resinose/esotiche dell’aroma. Relativamente delicato il finale, nel quale la luppolatura caratterizza senza stordire, prolungando in maniera davvero elegante e sostenuta la sensazione generale di freschezza e “leggerezza”. Niente male, davvero. Unico appunto: la esagerata lunghezza del nome, caratteristica ormai di tutte le birre targate <strong>Hoppin’ Frog</strong>:  un vero e proprio vezzo del produttore, a mio giudizio stucchevole. Assaggiata in bottiglia da 0,65; alc. 7,8% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Quattro birre dall&#8217;Inghilterra</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 23:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due birre a testa, per due birrifici della storia birraria recente in Gran Bretagna: Meantime e St. Peter&#8217;s, aperti il primo nel 2000, il secondo nel 1996. In due fanno già un sacco di birre, legate, almeno in parte, alla tradizione brassicola anglosassone; per Meantime ho già dato, nel senso che avevo già assaggiato tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due birre a testa, per due birrifici della storia birraria recente in Gran Bretagna: <strong>Meantime</strong> e <strong>St. Peter&#8217;s</strong>, aperti il primo nel <strong>2000</strong>, il secondo nel <strong>1996</strong>. In due fanno già un sacco di birre, legate, almeno in parte, alla tradizione brassicola anglosassone; per <strong>Meantime</strong> ho già dato, nel senso che avevo già assaggiato tre loro birre (<strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/06/meantime-ipa/">Coffee porter</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/06/meantime-ipa/">IPA,</a> <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/25/tre-wheat-beers-southern-tier-hoppin-frog-meantime/">Wheat</a></em></strong>), mentre di <strong>St. Peter&#8217;s</strong> non avevo mai parlato sulle pagine di questo blog. Rimedio ora.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/meantime-pale-ale.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11114" title="meantime pale ale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/meantime-pale-ale-300x99.jpg" alt="" width="252" height="83" /></a></p>
<p>Per le sue <em><strong>London Pale  Ale</strong></em> e <em><strong>Yakima Red</strong></em> <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/06/the-meantime-bcl-londra/"><strong>Meantime</strong> </a>ha fatto la spesa Oltreoceano, almeno per i luppoli, che sono quasi tutti made in USA. <em>Cascade</em> e <em>Centennial</em> per la prima (oltre al <em>Kent Goldings</em>), ancora <em>Cascade</em> e <em>Centennial</em>, oltre a <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/meantime-yakima-red-3.png"><img class="alignleft size-full wp-image-11115" title="meantime yakima red 3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/meantime-yakima-red-3.png" alt="" width="171" height="176" /></a>Citra, Amarillo </em>e<em> Simcoe</em> per la seconda.  La <em>Yakima Valley</em> (nello stato di Washington) è il luogo di appartenenza di questa tribù di luppoli, che innescano in entrambe un piacevolissimo tourbillon di aromi/sentori agrumati, esotici, freschi. Soprattutto freschi. Nella prima, la <em><strong>London</strong></em> (una <a href="http://www.ratebeer.com/beer/meantime-london-pale-ale/88012/"><span style="text-decoration: underline;"><em>premium lager</em></span></a>?), il britannico <em>Kent Goldings</em> riesce a lasciare comunque una discreta traccia di sé, mettendo a margine di questa esplosione di fragranze un tocco di ebaceo e di asciutta freschezza. Tutt’altra storia per la <strong><em>Yakima</em></strong>: mantenuto volutamente basso il tasso alcolico (<strong>4%</strong> vol.), i birrai londinesi  si sono concentrati (quasi) esclusivamente sull’intreccio dei luppoli, intreccio che ha “partorito” questa corposa <span style="text-decoration: underline;"><em>amber ale</em></span>, meno rotonda di quanto ti aspetteresti. E&#8217; una birra che resta un po&#8217; a metà del guado, fra la grande personalità luppolata e la comunque robusta ossatura maltata, che alla fine da un risultato non molto &#8220;digeribile&#8221;. Più svelta e scattante la <em><strong>London Pale Ale</strong></em>, da affrontare con piglio meno garibaldino la <em><strong>Yakima</strong></em>: entrambe proiettano comunque  anche questo birrificio, attualmente molto trendy, sulla ribalta della nuova tendenza brassicola, quelle delle birre dalla luppolatura accentuata e  di marca extraeuropea.</p>
<p style="text-align: center;"> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/st-peter-suffolk.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-11116" title="st peter suffolk" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/st-peter-suffolk.gif" alt="" width="199" height="143" /></a></p>
<p>La Brewery di <a href="http://www.stpetersbrewery.co.uk/"><strong>St. Peter&#8217;s</strong> </a>(quella delle botiglie inconfondibili, a fiaschetta, replica delle bottiglie che nel <strong>1770</strong> si trovavano a <em>Gibbostown</em> vicino Filadelfia) apre nel <strong>1996</strong> a<em> Bungay</em>, nel<em> Suffolk</em>, in alcuni edifici adiacenti al municipio di <em>St. Peter</em>, una volta destinati ad un uso agricolo. <em>Birre della tradizione</em> (o <em>nel rispetto della tradizione</em>) potrebbe essere il suo motto: <strong>30.000</strong> litri a settimana di birra davvero made in England. Materie prime &#8220;locali&#8221;, stili birrari (<em><span style="text-decoration: underline;">porter, mild, golden ale</span></em>) legatissimi ai gusti e alla tradizione birraria inglesi, con in più un bel numero anche di birre stagionali, a tiratura limitata. Tanta bottiglia, ma anche tanto fusto, per questo birrificio che usa malto d&#8217;orzo locale e luppoli del Kent, oltre alla buonissima acqua locale. Le loro <strong><em>Suffolk Gold</em></strong> e <strong><em>Mild</em></strong> non sono state, per me, le loro prime birre bevute in <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/st-peter-mild_large.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11117" title="st peter mild_large" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/st-peter-mild_large-300x300.png" alt="" width="248" height="248" /></a>assoluto: sono quelle però alle quali ho potuto prestare un po&#8217; più di attenzione degustativa. Il modo di produrre di questo relativamente giovane birrificio, devo dire, non mi colpisce più di tanto, ma gli si deve riconoscere una effettiva classicità produttiva, che in questo caso, si manifesta maggiormente nella <strong><em>Mild</em></strong>, rispetto alla <strong><em>Suffolk Gold</em></strong>. Quest&#8217;ultima, una <em><span style="text-decoration: underline;">premium bitter</span></em> brassata con malto del Suffolk e luppolo <em>First Gold</em>, è un po&#8217; troppo &#8220;dolce&#8221; per i miei gusti (e per una <em>premium bitter</em>): molto miele al naso, un po&#8217; meno al palato, luppolo asciutto ma non sensazionale, nè al naso e nè al palato. Colpisce la gasatura davvero latente, che non la vivacizza; il corpo invece è equilibrato e relativamente beverino. Il finale decisamente amaricante è indubbiamente la parte migliore di questa birra, non certo memorabile (abv. <strong>4,9%</strong>). Di tutt&#8217;altra &#8230; pasta invece la <strong><em>Mild</em></strong> (che ho avuto la fortuna di assaggiare nella sua versione spillata a pompa). Stile birarario quasi in via d&#8217;estinzione sia in madrepatria che in giro per il mondo: non ce ne sono moltissime di mild ale &#8220;buone&#8221; in giro (a me è piaciuta tantissimo la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/01/quattro-tutte-in-un-botto-a-greve/"><strong><em>Milk Mild</em></strong> </a>di <strong>Revelation Cat</strong>). Questa di <strong>St. Peter&#8217;s</strong> si è rivelata beverinissima, perfettamente esile nei suoi soli <strong>3,5%</strong> vol., delicatissimamente luppolata, morbida al punto giusto, tostata in maniera davvero aggraziata. Marrone scura, schiuma quasi a zero, un naso mite e temperato dal caffè e dalla frutta secca, un palato morbido e avvolgente; ma soprattutto watery, perfettamente watery. Si fa bere a canna, senza stancarti.</p>

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		<title>Due &#8220;classicone&#8221; e due &#8220;giovani&#8221; americane</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 23:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-brooklyn.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11082" title="Logo brooklyn" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-brooklyn-300x269.jpg" alt="" width="159" height="143" /></a>&#8220;Loro&#8221; la definiscono un&#8217; <span style="text-decoration: underline;"><em>american amber lager</em></span>, di fatto è una <span style="text-decoration: underline;"><em>lager vienna</em></span>. Io le sono stato sempre alla larga perchè, non avendo buttato l&#8217;occhio su questa specifica dello stile, pensavo che fosse una delle &#8220;solite&#8221; <em>lager</em> (stile birrario che frequento il meno possibile). Poi mi è capitata sottomano, poi l&#8217;ho aperta e per fortuna l&#8217;ho finalmente bevuta. L&#8217;errore (mio) è però a monte: mai dubitare di <em>Garrett Oliver</em>, uno che difficilmente fa qualcosa di banale quando si mette dietro ai <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/brookl-lager.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11083" title="brookl lager" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/brookl-lager-300x300.jpg" alt="" width="185" height="185" /></a>bollitori. Una signora lager, una lager che appartiene storicamente ad uno degli stili birrari più amati/frquentati dagli americani del <strong>XIX</strong> secolo (patiti delle birre a bassa fermentazione importate in America dagli immigrati dell&#8217;area linguistica germanica). Tanto &#8220;fedele&#8221; alla storia che la<strong><em> Brooklyn Lager</em></strong> è<strong> &#8220;la&#8221;</strong> birra di New York, ancora oggi prodotta seconda la ricetta &#8220;giusta&#8221;, creata e raffinata nel periodo pre-proibizionista, quando <em>Brooklyn</em> (popolata dagli immigrati tedeschi e austriaci) era la città regina della scena birraria della <em>East Coast</em> americana. <strong>1988</strong>, questa la data della prima cotta di questa lager (lo stesso anno in cui <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/23/per-finire-la-settimana-due-imperial-stout/"><strong>Brooklyn Brewery</strong></a> apre), sontuosamente luppolata (<em>Vanguard, Cascade, Hallertau Mittelfrueh</em>)leggermente e delicatamente maltosa (A<em>merican two-row</em>), radiosamente ambrata, misuratamente carbonica, leggera e decisamente beverina (come deve essere una lager). Un po&#8217; come ha fatto <em>Mikkel</em> con la sua <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/11/08/quattro-birre-dal-nord-europa/"><em><strong>American dream</strong></em>,</a> anche <em>Garrett</em> nella sua lager c&#8217;ha messo tanto di America &#8220;nuova&#8221;, modificandone un po&#8217; la percezione dello stile: luppoli agrumati e resinosi, in bocca una leggera percezione di frutta esotica fanno di questa lager una birra che si accosta un po&#8217; alla filosofia delle <span style="text-decoration: underline;"><em>APA.</em></span> Si fa bere decisamente con piacere, non stanca, il bel finale amaro e floreale ne esalta ancora di più freschezza e beverinità. Il calibrato compromesso fra la semplicità, la fantasia e la grande attenzione produttiva. Non sempre c&#8217;è bisogno di fare cose complicate per farle buone. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5,2% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-sierra-nevada.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11084" title="Logo sierra-nevada" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-sierra-nevada-300x165.jpg" alt="" width="229" height="126" /></a></p>
<p>Dalla <em>Est Coast</em> di <em>New York</em> alla <em>West Coast</em> della californiana <em>Chico</em>; da un mostro sacro del presente ad un altro mostro sacro, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/14/sierra-nevada-pale-ale/"><strong>Sierra Nevada Brewery</strong>,</a> una fra le brewery pionieristiche del movimento birrario artigianle americano (ha aperto i battenti nel <strong>1979</strong>). E dopo la <em><strong>Brooklyn Lager</strong></em>, un&#8217;altra birra che rappresenta un &#8220;classicone&#8221; della produzione birraria americana e, allo stesso tempo, della tradizione produttiva mondiale. La <strong><em>Porter</em></strong> di <strong>Sierra Nevada</strong> è, all&#8217;interno<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Sierra-Nevada-Porter-bg.preview.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11085" title="Sierra Nevada Porter bg.preview" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Sierra-Nevada-Porter-bg.preview.jpg" alt="" width="132" height="188" /></a> dello sterminato range produttivo del birrificio, una di quelle birre che si trovano tutto l&#8217;anno; brassata con malti<em> two-row,chocolate, munich e caramello</em>, luppolata con <em>Goldings</em> e <em>Willamette,</em> ha un rispettabile <strong>40</strong> di IBU per un abv di <strong>5,6%.</strong> E&#8217; una birra storicamente anglosassone, ma con il carattere americano: meno caffè/cioccolato, più astringenza e pulizia luppolata nel finale rispetto alle birre della madreapatria (storica e stilistica). E&#8217; ottima nella somma delle sue parti: nessuna, da sola, spicca più delle altre. Polvere di cacao/caffè nell&#8217;aroma, caffè e liquore al palato, luppolo deciso nel finale, dopo che una carbonazione delicata e pervasiva l&#8217;ha già resa malleabile e godibile. Anche in questo caso il &#8220;regno&#8221; della semplicità, il calibro del mastro birraio messo all&#8217;opera con cognizione di causa, per una birra che si avvicina sicuramente più alle mild che alle robustus porter. Classicheggiante. Assaggiata in bottiglia da 0,33 cl.; alc. 5,6% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a href="http://gbbf.camra.org.uk/home"><img class="aligncenter size-full wp-image-11086" title="Logo Smuttynose" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Smuttynose.bmp" alt="" width="201" height="130" /><strong>GBBF,</strong></a> <strong>3 agosto 2010</strong>, Earls Court, Londra: la <em><strong>Smuttynose Big A IPA</strong></em> è proclamata vincitrice del prestigioso <span style="text-decoration: underline;"><em>Michael Jackson Award</em></span> (<em>the best American cask ale</em>). Dopo quattro anni dalla sua entrata &#8220;stabile&#8221; nella rotazione produttiva annuale di<strong> <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/27/lamericanissima-smuttynose-nuova-versione/comment-page-1/#comment-2553">Smuttynose</a></strong> è il più prestigioso riconoscimento che questa birra ha raccolto: una vera e propria consacrazione internazionale. Se la merita, davvero, questa<span style="text-decoration: underline;"><em> imperial ipa</em></span> la cui ossatura maltata è costituita dal Pale ale e <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/smutty-nose-big-a-ipa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11087" title="smutty-nose-big-a-ipa" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/smutty-nose-big-a-ipa.jpg" alt="" width="143" height="199" /></a>dal Pilsner, mentre sui luppoli si sono davvero sdati. <em>Warrior </em>e<em> Cascade</em> per l&#8217;amaro, <em>Horizon Crystal </em>e<em> Centennial</em> (aggiunto ogni 5 minuti negli ultimi 30 minuti di bollitura) per l&#8217;aroma, <em>Amarillo, Chinook, Nuggets, Ahtanum </em>e<em> Sterling</em> per il dry hopping: totale, <strong>120</strong> IBU. Penso che si possa parlare davvero di &#8220;maschio alfa&#8221;, per questa birra, arrogante, sfacciata, stilosa, ingentilita soltanto da una frizzantezza moderata: amareggia lingua e palato, non si arrende nè si arresta finchè non ha finito di mordere con tutti i suoi denti (luppolati). Ricco e intrigante il colore, il &#8220;solito&#8221; biondo aranciato di questa categoria, fine, cremosa e stabile la schiuma: fantastico il naso, agrumato il giusto, resinoso ma non troppo, finemente erbaceo; esagerato il gusto, con un sapore luppolato fantastico, una solida amarezza, pingue, esaustiva (c&#8217;è, nel contesto, anche un pizzico di miele, mi sembra). Che non provoca alcun effetto anestetizzante, ma aiuta la birra, robustamente alcolica (<strong>9,7%</strong> abv) ad andar giù come dio comanda. Ricorda, molto, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/29/stone-ruination-ipa-che-dire/"><em><strong>Ruination IPA</strong></em>,</a> anche se, a parer mio, è più raffinata e maggiormente mordace. La summa della buona luppolatura, il manuale del perfetto birraio. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9,7% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Dogfish-Head_Craft_Brewery.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11088" title="Logo Dogfish-Head_Craft_Brewery" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Dogfish-Head_Craft_Brewery-300x174.png" alt="" width="187" height="108" /></a></p>
<p>Una birra &#8220;impegnativa&#8221;, lo dico subito, che esce dai bollitori/fermentatori di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/20/dogfish-head-craft-brewed-ales/"><em>Sam Calagione</em></a> fin dal <strong>1998</strong> (quasi da subito, quindi, visto che la sua avventura produttiva inizia ufficialmente nel <strong>1995</strong>): una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span>, nata dalla domanda che (in quel periodo) gli stessi produttori di Dogfish Head si sono fatti, e cioé <em><a href="http://www.dogfish.com/brews-spirits/the-brews/year-round-brews/raison-detre.htm">che ci posso bere assieme ad una bistecca alla brace</a>?</em> Bisogna che lo dica subito: io non ce la berrei, questa <em><strong>Raison d&#8217;Etre</strong></em>, assieme: c&#8217;è molto di più <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/raison-detre.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11089" title="raison-detre" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/raison-detre-209x300.jpg" alt="" width="130" height="187" /></a>adatto in giro. Una birra particolare, brassata con barbabietole da zucchero, lievito belga e uva passa, dall&#8217;IBU non molto pronunciato (il sito del birrificio dice <strong>25</strong>, su <em>Ratebeer</em> si parla di <strong>36</strong>) e dalla caratterizzazione generale molto spostata sull&#8217;abboccato. Color tonaca di frate, poca la schiuma, moderata la carbonazione, riempie molto bocca e palato con la sua pastosità maltata, attenuata solo nel finale da una (non decisissima) passata di luppolo che risolleva un po&#8217; le sorti della bevibilità. Vinosa, caramellata, alcolica, con note evidenti di frutta secca e frutta sotto spirito sia all&#8217;aroma che al gusto, è birra davvero di spessore: volendo paragonarla ad un vino, lo si legge sul sito della brewery americana, la si potrebbe accostare ad un <em>Bordeaux</em> (del quale in effetti, ricorda, almeno in parte, la complessità). Non la ritengo una delle migliori performance birrarie del birrificio del Delaware, anche se le riconosco una rigorosa coerenza interna. Molto meglio, per la bistecca, alcune dubbel belghe, queste sì vigorosamente asciutte e decisamente tostate. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>La Gemini di Southern Tier</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 06:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ una storia tutta di gemelli. Dev’essere andata (suppergiù) così: dalle parti di Lakewood (la patria delle imperial, ricordate?) c’avevano una bella, bellissima coppia di birre extra luppolate, la Hoppe (una imperial extra pale ale di 8,5% vol.) e la Unearthly (una imperial ipa “ultraterrena” dall’ abv di 9,5%, una birra che si diverte a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ una storia tutta di gemelli. Dev’essere andata (suppergiù) così: dalle parti di <em>Lakewood</em> (<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/25/tre-wheat-beers-southern-tier-hoppin-frog-meantime/">la patria delle<em> imperial</em>, ricordate</a>?) c’avevano una bella, bellissima coppia di birre extra luppolate, la <strong><em>Hoppe</em></strong> (una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial extra pale ale</span></em> di <strong>8,5%</strong> vol.) e la <strong><em>Unearthly</em></strong><strong><em> </em></strong>(una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial ipa</span></em> “ultraterrena” dall’ abv di <strong>9,5%,</strong> una birra che si diverte a “<em>scherzare con i misteri dell’universo</em>”). Si son chiesti: e se le mettessimo insieme, nel solito barile, che cosa ne potrebbe uscire fuori? Detto, fatto: si sono organizzati e hanno “partorito” una birra “nuova”, un blend a tutti gli effetti, popolato di luppoli (<em>columbus, chinook, cascade</em> nel bollitore, <em>amarillo</em> per l’aroma, <em>styrian goldings</em> in hop back, <em>amarillo, cascade, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/Logo-Southern_Tier.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10391" title="Logo Southern_Tier" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/Logo-Southern_Tier.jpg" alt="" width="194" height="194" /></a>centenial, chinook &amp; columbus</em> per il dry hopping) e sostenuto da una imponente batteria di malti (<em>2-row pale malt, malted white wheat, cara-pils malt, red wheat</em>). Gli mancava solo il nome (forse) a quelli della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><strong>Southern Tier</strong></a> e una “storia” che stesse su per raccontarla, questa birra nata da questo “parto” gemellare: e sono andati a prendere una storia di gemelli, declinata per ben due volte. <strong><em>Gemini</em></strong> (il nome di questa birra) è non solo il nome latino della costellazione dei Gemelli (<em>gemini</em>), quella che contiene un gran numero di stelle doppie, quella della coppia più famosa di stelle, alle quali è stato imposto il nome dei due gemelli  <em>Dioscuri</em> della mitologia greca, <em>Castore</em> e <em>Polluce</em>.<strong><em> Gemini </em></strong>è anche il nome del terzo programma di volo umano nello spazio made in USA, condotto negli anni <strong>1963-1966</strong>, il cui scopo era quello di sviluppare le tecniche per i viaggi spaziali, utilizzate poi durante il ben più famoso programma Apollo; <strong><em>Gemini</em></strong>, perché la navicella spaziale poteva portare in orbita un equipaggio composto da due astronauti. E come una navicella, a questa birra è stata assegnata la missione di viaggiare nello &#8220;spazio gustativo&#8221;, dove portare i passeggeri intenzionati a intraprendere questo viaggio (degustativo).</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/south-tier-gemini.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10392" title="a2007 FINAL hoppe 22oz bottle" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/south-tier-gemini-300x194.jpg" alt="" width="242" height="157" /></a></p>
<p>Sono bravi, quelli della <strong>Southern</strong>, non solo a brassare birra, ma anche a farci una storia su ciascuna, carraterizzandole anche per differenziazioni linguistico-narrative. La <strong><em>Gemini</em></strong> è stata, per me il primo blend non-lambic che ho bevuto; e come tutte le altre loro birre che ho assaggiato, non è certo una birra timida. Non ho ancora testato le due birre che le<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/South-Tier-Gemini_beer_full.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10393" title="South Tier Gemini_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/South-Tier-Gemini_beer_full-200x300.jpg" alt="" width="165" height="248" /></a> hanno dato origine, e quindi non so se questa birra abbia preso il meglio (o il peggio) di entrambi. Di sicuro coniuga, accentuandole (?), due caratteristiche che dovrebbero essere proprie di ciascuna: una luppolatura esuberante e una maltatura a tappeto. Il risultato finale è tosto, non particolarmente convincente, a mio parere, con un netto squilibrio sulla componente maltata che la rendono nettamente alcolica e quasi “solida”. Mi verrebbe da dire che è una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial ipa</span></em> con caratteristihe parallele (o <em>gemelle</em>) da <em><span style="text-decoration: underline;">barley wine</span></em>. Il luppolo, che pure è così impiegato, riesce a malapena a contemperare  il piglio caramellato/maltoso dell’impianto di questa birra, la cui spiccata alcolicità (<strong>10,5%</strong> vol.) non si va certo a nascondere. E’ birra un po’ pesante da bere, la cui parte migliore è senz’altro l’aroma, che ruba davvero la scena, nel quale, oltre alla base “caramellosa”, risalta appieno la stratificazione olfattiva legata all’uso a piene mani dei luppoli. Al palato invece i luppoli non scalciano più di tanto, lasciando che il malto foderi sempre di più tutto lo spazio a disposizione. Una  variazione sul tema, quindi, delle IPA più spinte, una birra quasi dalla doppia faccia, della quale però faccio più fatica del solito a trovarne la sintesi. Sarà per un altro … blend . Assaggiata in bottiglia da 0,66 cl.; alc. 10,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Brewdog, birre, soldi e pubs</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 22:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ti pareva che quelli di Brewdog potessero restare un passo indietro? Assolutamente no. Punti sul vivo (penso) dall’epico contest svoltosi lo scorso fine settimana la Moeder Lambic di Bruxelles dove i fortunati avventori hanno potuto mettere a confronto le “solite” 20 e più birre alla spina di questo ormai lanciatissimo tempio della birra in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/koch.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10547" title="koch" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/koch-300x225.jpg" alt="" width="231" height="173" /></a></p>
<p>E ti pareva che quelli di <strong>Brewdog </strong>potessero restare un passo indietro? Assolutamente no. Punti sul vivo (penso) dall’epico contest svoltosi lo s<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/22/si-riparte-a-tutta-stone-brewing/">corso fine settimana la <strong>Moeder Lambic</strong></a> di Bruxelles dove i fortunati avventori hanno potuto mettere a confronto le “solite” 20 e più birre alla spina di questo ormai lanciatissimo tempio della birra in Belgio con 30 (dicesi 30) birre (sempre alla spina) della <strong>Stone Brewing</strong>, gli scozzesi hanno cooptato <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/2-awesome-stone-brewing-company-events-this-week"><em>Greg Koch</em> per due serate in esclusiva</a> in due dei loro pubs, in questa settimana. La prima delle due serate è quella di stasera, nel pub di Glasgow, la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/pub.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10548" title="pub" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/pub-300x200.jpg" alt="" width="236" height="157" /></a>seconda ci sarà domani sera, mercoledi 21 settembre al pub, sempre di loro proprietà, di Edinburgo. La notizia mi permette di fare anche il punto sulla loro “galassia” di pubs, che si sta sempre più espandendo e configurando come una vera e propria rete, sempre più capillare. Ne danno conto loro stessi nel post illustrativo del perché investire nel loro progetto di finanziamento <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/5-great-reasons-to-invest-in-brewdog"><strong>Equity for Punks</strong>.</a> Il progetto della loro “Bar Division” è partito da solo un anno e può contare già su 5 bar “operativi” (gli ultimi due entro il prossimo ottobre): Aberdeen, Camden, Edinburgo, Glasgow e Manchester. Entro il <strong>2012</strong> ne apriranno altri 5, sempre in Gran Bretagna: Bristol, Birmingham, Leeds, Liverpool e Sheffield. Un progetto grande e, apparentemente, remunerativo, come enorme è stato l’incremento del fatturato della brewery dal 2008 ad oggi, 2011, anno nel quale gli scozzesi puntano a raggiungere il milione di sterline di profitti.</p>
<p>Quelli di <em>Fraseburgh</em> sono spesso accusati di avere un occhio molto più puntato sul marketing che sulla produzione, spesso schizofrenica o considerata troppo estrema, volta più a colpire l’immaginario collettivo che a soddisfare le esigenze dei “normali” bevitori. E’, ormai, una vexata quaestio, nella quale hanno diritto di cittadinanza entrambe le posizioni: quella dei “criticoni”, che non approvano a prescindere qualsiasi cosa “birraria” il duo scozzese metta in bottiglia e quella dei “fanaticoni”, quelli che qualsiasi cosa facciano da quelle parti è apprezzabile a prescindere. A me<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/cranachan.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-10549" title="cranachan" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/cranachan-300x222.jpg" alt="" width="224" height="166" /></a> piacciono, in quasi tutti i loro prodotti “basici”; a volte mi capita di storcere il naso di fronte ad esperimenti (anche mediatici) davvero criticabili e comunque non posso fare a meno di tenerli d’occhio, perché tanto, prima o poi qualcosa combinano e/o producono. Come in questi ultimi due mesi, nei quali si sono dati davvero da fare, visto che, come sempre, “<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/15/non-stanno-un-minuto-fermi/"><em>non stanno un minuto fermi</em></a>”. Intanto hanno messo su una birra senza nome, la “sorella maggiore” della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/07/la-tradizione-e-linnovazione-in-gran-bretagna-e-poi-ancora-la-schorschbrauerei/"><strong><em>5 AM saint,</em></strong></a> un’ambratona da <strong>80 </strong>IBU e un abv di <strong>7,8%</strong> vol.; una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial red ale</span></em> brassata con dosi massicce di <em>Chinook</em> e <em>Centennial</em>, che non si sa se sarà birra one shot o entrerà nella loro regolare (?) produzione. Chi volesse aiutarli a scegliere il nome della birra, può farlo partecipando <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/name-that-beer">alla votazione che hanno messo su sul loro blog</a>. La <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/06/la-scozia-e-lamerica-a-reggio/">loro serie <strong>Abstrakt</strong> </a>si è arricchita del 7° elemento, la <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/an-update-from-brewdog"><strong><em>AB:07</em></strong>,</a> che verrà commercializzata entro l’anno. E’ una <em><span style="text-decoration: underline;">Cranachan Imperial Stout</span></em>, brassata con una montagna di malti scuri, avena, miele di erica scozzese, lamponi locali ed è stata messa ad invecchiare in botti di whisky. Brassata assieme a Gareth Young e Steen e Rille dell’<strong>Akkurat</strong> di Stoccolma, vorrebbe essere un (particolare) omaggio al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cranachan"><em>Cranachan</em>,</a> un tipico dessert Scozzese fatto con panna montata, whisky, miele e lamponi freschi, con l’aggiunta di farina d’avena tostata. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/abstrakt.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10550" title="abstrakt" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/abstrakt-300x288.jpg" alt="" width="220" height="212" /></a>La birra dovrebbe avere un abv finale di <strong>13,5%.</strong> E per ultima la birra del cervo; non vale nemmeno la pena di commentare la parte tristemente commerciale che quelli di <strong>Brewdog </strong>hanno voluto legare a questa birra (dopo gli scoiattoli impagliati adesso uno spillature dentro una testa di cervo impagliata …), tecnicamente (a mio parere) rimarchevole. Una birra nata 18 mesi fa, arrivata ad un abv finale di <strong>28%,</strong> sull’onda delle famose birre da competizione con la tedesca <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/22/la-cucina-la-cannabis-la-carota-i-soliti-scozzesi/"><strong>Schorschbrauerei</strong>.</a> Ma mentre per la <strong><em>Sink The Bismarck</em></strong> e la <strong><em>End of the story</em></strong> (<strong>41%</strong> e <strong>55%</strong> di abv, rispettivamente) si era arrivati alla mostruosa concentrazione alcolica attraverso una serie di congelamenti che avevano progressivamente innalzato la percentuale di alcool presente nella birra, alla <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/ghost-deer"><strong><em>Ghost Deer</em></strong> </a>invece ci sono arrivati con pazienza (18 mesi) e tecnica, utilizzando più ceppi di lieviti e aggiungendo, a gocce, zuccheri che alimentassero il lavoro dei lieviti stessi e ne assicurassero una prolungata fermentazione. Mi piacerebbe assaggiarla, ma non nel modo proposto da loro.</p>

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		<title>I Venerdi (giovedi) del Villaggio #8</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 22:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai ci siamo, il Villaggio apre i battenti domani con la serata tutta Hoppy Hour dedicata all&#8217;extra luppolo belga, con tutti i birrai belgi già pronti alla &#8230; battaglia (se sono nella stessa, smagliante forma del venerdi sera dello scorso Villaggio, se ne vedranno delle belle, ve lo assicuro). Questo è l&#8217;ultimo post dedicato all&#8217;anteprima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/HOPPY1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10410" title="HOPPY1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/HOPPY1-300x300.jpg" alt="" width="174" height="174" /></a>Ormai ci siamo, il <strong>Villaggio</strong> apre i battenti domani con la serata tutta <em><strong>Hoppy Hour</strong></em> dedicata all&#8217;extra luppolo belga, con tutti i birrai belgi già pronti alla &#8230; battaglia (se sono nella stessa, smagliante forma del venerdi sera dello scorso Villaggio, se ne vedranno delle belle, ve lo assicuro). Questo è l&#8217;ultimo post dedicato all&#8217;anteprima di alcune delle birre che saranno presenti al banco dei vari birrifici. Me ne mancavano due, da descrivere, e due saranno.</p>
<p>La prima è la birra che a <em>Schigi</em> &#8220;piace meno&#8221;, e che quindi brassa con un po&#8217; più di &#8220;difficoltà&#8221;. Non ha mai nascosto la personale preferenza verso le bionde, <em>Schigi</em>, che beve con più piacere e più assiduità delle scure; questa sua inclinazione  un po&#8217; si è riflettuta sul range produttivo di<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/06/24/i-venerdi-del-villaggio-2/"> <strong>Extraomnes</strong></a>, nel quale la sola <em><strong>Bruin</strong></em> è l&#8217;alfiere delle birre color tonaca di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/extraomens-bruin.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10411" title="extraomens bruin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/extraomens-bruin-89x300.jpg" alt="" width="89" height="300" /></a>frate. <em>Birra da conversazione [...] autunnale negli ingredienti ma non stagionale</em>, così è descritta sul sito del birrificio, dotata del color marrone-saio di prammatica, asciutta e decisa come nelle migliore tradizione delle <span style="text-decoration: underline;"><em>abbey dubbel</em></span> &#8211; &#8220;versione non dolcione&#8221;. E&#8217; rampante, la <strong><em>Bruin</em></strong>, si addomestica solo con un piglio (degustativo) deciso: non perchè abbia un cattivo carattere, ma perchè un carattere ce l&#8217;ha, e ben definito. Alcolicità media (<strong>7,1%</strong> vol., per rispettare la &#8220;forma&#8221;), ma che non rappresenta l&#8217;investimento maggiore: più si è puntato sul carattere spigliato e sulle note un po&#8217; più rustiche dellla polvere di caffè e del cacao: leggera nella sua consistenza, rivela una qualche nota medicinale all&#8217;aroma (nel quale vi ho trovato tanto legno e caramello), e una sensazione di liquirizia leggermente acidula nel corso della beva, rifinita da una pulizia ripulente data da una luppolatura che emerge dalla parziale latenza iniziale. E&#8217; birra &#8220;decisa&#8221;, fin dalla frizzantezza, che scende a pochi compromessi, vendendosi per quello che è, senza infingimenti. Bella la nota di distillato (e/o di torbato) che la completa nel finale; ottima birra, a mio parere, per accompagnare pasticceria secca e cioccolato, ma deliziosa anche come compagna di un dopo cena &#8220;vivace&#8221;.</p>
<p>La seconda è la <span style="text-decoration: underline;"><em>cascadian ale</em></span> (o <span style="text-decoration: underline;"><em>Black IPA</em></span> che dir si voglia) dell&#8217; udinese <strong>Foglie d&#8217;Erba</strong>, la <em><strong>Ulysses</strong></em>, finalmente &#8220;uscita&#8221; dalla indeterminatezza classificatoria (e anche alcolica) nella quale mi ero imbattuto in occasione del <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/05/le-nuove-per-me-italiane-del-salone/">mio primo assaggio di questa birra</a>. Un&#8217;altra birra made in Forni di Sopra, ma dal marcato accento americano, impregnata da un mix di luppoli made in USA (<em>Cascade, Amarillo, Centennial, Simcoe, Citra</em>) e made in Germania del Sud (<em>Herkules, Tettnanger</em>) e sostenuta da un adeguato apparato maltato (in maggioranza scuri) della<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/foglie-derba-Ulysses.png"><img class="alignright size-full wp-image-10412" title="foglie d'erba Ulysses" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/foglie-derba-Ulysses.png" alt="" width="175" height="175" /></a> tradizione europea (orzo, avena, frumento, frumento scuro e torrefatto, malti caramello, chocolate), per un totale di <strong>50</strong> IBU pari pari. Stile di birra, quello delle <em>cascadian</em>, relativamente &#8220;giovane&#8221; (ha iniziato a diffondersi nei primi anni &#8217;90) nel Nord Ovest degli States, prendendo il nome da un &#8220;ipotetico&#8221; stato<a href="http://zapatopi.net/cascadia/"> (la Repubblica di Cascadia)</a>, che, nelle intenzione <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cascadia_%28independence_movement%29">dei promotori</a>, dovrebbe comprendere uan parte dell&#8217;Alaska, dell&#8217;Idaho, del Montana, dell&#8217;Oregon, dello stato di Washinghton e della provincia canadese dell&#8217;Alberta. Curiosità &#8220;politiche&#8221; a parte, questo particolare stile birrario ricerca (a volte con difficoltà) il miglior equilibrio possibile fra l&#8217;uso dei più fammosi luppoli aromatici americani (<em>cascade, simcoe, amarillo, centennial</em>) con i malti &#8220;black&#8221;, nel tentativo (non sempre riuscito) di non dar vita ad una <em>stout/porter</em> luppolata, ma ad un<em> IPA</em> tostata. Giochino pericoloso, quindi, al quale però i mastri birrai (anche italiani, ultimamente) tendono a dedicarsi con sempre maggior frequenza. Gino, con la sua <strong><em>Ulysses</em></strong>, ha dato vita ad una <em>black ipa</em> ben fatta, ben profilata, con una gradazione alcolica (<strong>5,5%</strong> vol.) felicemente contenuta e una frizzantezza equilibrata e mai prevaricante, che ne agevolano moltissimo la beva. Più tostata che luppolata, senza essere troppo &#8220;bruciacchiata&#8221;, con quella leggera affumicatura solo accennata che piano piano cede il passo alla componente resinosa/balasamica che i tanti luppoli le regalano. Decisamente collocata sul versante delle IPA, più che su quello (periocoloso, in questo caso) delle stout/porter, ha finale delicato ed equilibrato, nettamente luppolato, con una nota finale (e definitiva) di tabacco che ne sancisce la perfetta appartenenza allo stile. Curioso di ri-assaggiarla alla spina: dovrebbe dare il meglio di sè.</p>
<p>Adesso &#8220;tutto comincia&#8221;: da domani, a Bibbiano &#8230; vicino Bruxelles, iniziano le danze. Ci vediamo là, ci salutiamo là, beviamo là, in santa pace.</p>
<p>Un &#8220;piccolo&#8221;, conclusivo consiglio, o meglio, una &#8220;dritta&#8221;: occhio alla <em><strong>Ichtegems Gran Cru</strong></em>, nella sezione oud bruin/lambic. Di una bontà/raffinatezza spiazzanti.</p>

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		<title>Sierra Nevada Southern Emisphere Harvest</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 06:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il range produttivo della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/14/sierra-nevada-pale-ale/"><strong>Sierra Nevada</strong></a> è pressoché sterminato: aggiunte quasi mensili di nuovi prodotti sono quasi la norma, soprattutto per la produzione on tap, tanto che è davvero difficile tenerne il conto senza perdere il filo. Altrettanto enormi e (non solo se raffrontati con quelli dei birrifici artigianali nostrani) sono i volumi produttivi della brewery californiana di Chico, che ha iniziato la propria attività nel <strong>1979</strong>, sotto la guida di <em>Ken Grossman</em> e <em>Paul Camusi</em>. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/2_Harvest_double_close-up_rgb_dieline.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10209" title="2_Harvest_double_close-up_rgb_dieline" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/2_Harvest_double_close-up_rgb_dieline-300x197.jpg" alt="" width="226" height="165" /></a>Nel contesto del portfolio produttivo della <a href="http://www.sierranevada.com/"><strong>Sierra Nevada</strong></a> è però da tenere d’occhio la “sezione” <strong><span style="text-decoration: underline;">Harvest</span></strong>, iniziata nel <strong>1996</strong> con la <strong><em>Northern Hemisphere Harvest Wet Hop Ale,</em></strong> per la bella idea che le sta alla base. Queste birre, infatti, sono prodotte utilizzando unicamente luppolo fresco e/o freschissimo, appena raccolto. Se per la prima birra questo non <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/sierra-north-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10210" title="sierra north 1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/sierra-north-1-200x300.jpg" alt="" width="191" height="289" /></a>è stato un grosso problema tecnico/organizzativo, per la seconda invece c’è voluta una organizzazione un po’ più complessa. Per la <strong><em>Northern Hemisphere</em></strong>, infatti vengono usati luppoli <em>Cascade</em> e <em>Centennial</em> raccolti (in autunno) nella <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Yakima_River"><em>Yakima Valley</em> </a>(<em>Eastern Washington</em>) nello stesso giorno in cui la birra viene prodotta. Vengono poi caricati su di un aereo e portati a Chico, dove, una volta arrivati, vengono gettati direttamente nel pentolone, quando il luppolo è ancora nel pieno possesso delle proprie capacità amaricanti. Per la <strong><em>Southern Hemisphere Harvest</em></strong> le cose si sono fatte un po’ più complicate: il luppolo infatti viene fatto arrivare dall’altra parte del mondo, e ci mette un po’ di più a giungere a destinazione. Siamo, questa volta, nel pieno dell’autunno australe, la nostra primavera, in <em>Nuova Zelanda</em>, dove si raccolgono luppoli <em>Motueka</em>, <em>Southern cross</em> e <em>Pacific Hallertau</em>: anche in questo caso si impacchettano ben bene, si caricano su di un aereo e si fanno arrivare (nel giro di una settimana) a Chico, dove poi si impiegano per brassare questa birra “primaverile”. Complice l’insolito formato (poco più di 70 cl.) è birra che in solitaria richiede un po’ di tempo e calma. Relativamente poco alcolica (<strong>6,7%</strong> vol. alc.), ricca di una amarezza sottile, si porta dietro un IBU non banale (<strong>66</strong>) e un carattere luppolato difficilmente<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/sierra-south.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10211" title="sierra south" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/sierra-south-200x300.jpg" alt="" width="196" height="296" /></a> confondibile, con la sua luppolatura a strati. Poi, a starci un po’ più attenti, ci si accorge anche della buona impalcatura maltata che la sorregge e ne mitiga in parte l’esuberante carattere luppolato; ma se la richiami alla mente, dopo averla bevuta, ti viene da ricordare un solo termine, luppolo. Ambrata, leggermente velata, con una schiuma fine e abbastanza consistente/persistente, ha corpo relativamente robusto e frizzantezza non accentuata. E’ “pinosa” all’aroma, ma non “pinata”, cioè non straborda mai nella sezione “mappazza”, anche se è innegabile (e inconfondibile) l’uso corposo dei luppoli, che proprio perché “freschi” sono al top del loro potere amaricante. Non è assolutamente astringente al palato: è amara, ma di un amarezza diffusa, che non lega e/o allega, cattura la lingua ma non la esacerba. Questa amarezza diffusa e un pochino “sfacciata” accompagna la bevuta fino alla fine, regalando un finale amaro, resinoso e vagamente erbaceo. Fresca e rinfrescante, raffinata senza essere complicata. Assaggiata in bottiglia; alc. 6,7% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>I venerdi del Villaggio #5</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 05:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riprendono i post del venerdi &#8220;dedicati&#8221; ad alcune delle birre che saranno presenti al prossimo Villaggio; riprendono per poco, visto che con questo, mancano solo due venerdi all&#8217;apertura delle danze, con la sera del 9 settembre, quella del pre-festival, tutta riservata alle luppolatissime belghe per un interessantissimo Hoppy Hour. E&#8217; la volta delle birre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/villaggiobirra1.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10279" title="villaggiobirra" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/villaggiobirra1-300x227.gif" alt="" width="162" height="123" /></a></p>
<p>Riprendono i post del venerdi &#8220;dedicati&#8221; ad alcune delle birre che saranno presenti al prossimo <strong>Villaggio</strong>; riprendono per poco, visto che con questo, mancano solo due venerdi all&#8217;apertura delle danze, con la sera del 9 settembre, quella del <em><strong>pre-festival</strong></em>, tutta riservata alle luppolatissime belghe per un <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/08/villaggios-update-5/">interessantissimo <strong>Hoppy Hour</strong>.</a></p>
<p>E&#8217; la volta delle birre di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/16/taste-sesta-edizione/"><strong>Foglie d&#8217;Erba</strong>,</a> il &#8220;giovane&#8221; birrificio friulano (aperto dal <strong>2008</strong>), guidato da <em>Gino Perissutti</em>, <em>quello</em> che fa le proprie birre al <em>gusto di bosco</em>, aromatizzandole, oltre che con i soliti luppoli e malti, anche con aghi di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/logo-foglie-derba2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10280" title="logo foglie d'erba2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/logo-foglie-derba2-300x276.jpg" alt="" width="177" height="162" /></a>pino e gemme di pino mugo. Sono le uniche birre, in giro per il mondo, con aggiunta di prodotti forestali non legnosi, e sono le prime birre italiane certificate secondo lo schema internazionale <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/05/le-nuove-per-me-italiane-del-salone/"><strong>PFEC</strong> </a>(<em>Programme for the endorsement of forest certification schemes)</em>, in quanto prevedono l&#8217;utilizzo di elementi (resine, aghi di pino) provenienti da boschi &#8220;virtuosi&#8221;, in quanto &#8220;custoditi&#8221; in maniera eco-sostenibile. E, come valore aggiunto, il birrificio di Forni di Sopra è anche <a href="http://www.aqacertificazioni.com/content/certificazioni/aziende_certificate_dettagli/node/212">azienda certificata AQA</a>, bollino di qualità rilasciato dalla <a href="http://www.iasma.it/">Fondazione Edmund Mach </a>di San Michele All&#8217;Adige (ex Istituto Agrario), prestigioso istituto di ricerca e didattica e riconosciuto  <a href="http://www.aqacertificazioni.com/content/chi_siamo/aqa">Organismo di Certificazione e Agenzia per la Garanzia della Qualità in Agricoltura.</a> Se poi, oltre a tutto questo. ci si mette anche il fatto che Gino e il proprio birrificio sono <a href="http://www.brewersassociation.org/attachments/0000/0234/Brewery_members.pdf">associati American Brewers</a>, allora c&#8217;è davvero tanta carne al fuoco, o meglio, tanta birra in pentola che non può non attirare curiosità.</p>
<p>E riconoscimenti: la <em><strong>Babél</strong></em> infatti, nell&#8217;ultima edizione del <a href="http://www.unionbirrai.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=192&amp;Itemid=154"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Premio Unionbirrai</strong></span> </a>è risultata <em>Birra dell&#8217;anno 2011</em> nella categoria <em>Birre luppolate di ispirazione angloamericana</em>. Da questa ho cominciato il tour degustativo, questa ci sarà al <strong>Villaggio</strong>, addirittura in tre versioni: brassata con lievito belga, con lievito inglese e con lievito americano. Tanta &#8220;roba&#8221; dentro: orzo, avena, frumento &#8220;normale&#8221; e frumento torrefatto, malti caramello, luppoli (in fiori e pellet) <em>Cascade, Simcoe, Amarillo, Citra, Herkules, Tettnanger</em> (usati per Bollitura, Hop-Back e Dry-Hopping in due fasi), rifermentata in<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-babel.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10281" title="foglie d'erba babel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-babel-287x300.jpg" alt="" width="173" height="181" /></a> bottiglia con <a href="http://www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A03/105/511/000156">zucchero di canna integrale filippino Mascobado</a> (da Circuito Equo e Solidale). <strong>40</strong> IBU e <strong>4,8%</strong> abv, per una birra che, lo dico subito, farà concorrenza alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/09/extraomnes-cave-canem-e-schigi/"><em><strong>Blond</strong></em> di <strong>Extraomnes</strong></a> per il ruolo di &#8220;birra della sete&#8221;. E&#8217; davvero la <em>birra di ogni giorno, </em>quella che vorresti  trovarti sulla tavola tutti i giorni: rinfrescante, equilibrata, &#8220;educata&#8221;, quella che riberresti sempre e comunque. Amaricante, con tutta la cornucopia dei sentori/sapori che i luppoli americani si portano sempre con sè (pompelmo, mandarino, pino, frutta tropicale), ma anche rotonda e avvolgente, con i malti che non battono in ritirata ma che tengono botta fino in fondo, regalandole l&#8217;equilibrio quasi perfetto. Ingannevolmente watery, &#8220;liquida&#8221; ma non sciacquona, ha carattere e personalità ben definiti, che veleggiano con leggerezza in questo corpo rotondo e beverino, asciutto e fruttato fino all&#8217;ultimo sorso. Ha una carbonazione che invoglia, la schiuma densa e cremosa come piace a me (e come deve essere &#8230;), il colore oro antico/albicocca che la ingentilisce e un naso spaziale. Difficile chiedere di più a questa <span style="text-decoration: underline;"><em>APA</em></span>, curioso di assaggiarla on tap, e nelle sue tre diverse versioni. In bottiglia, fra l&#8217;altro, esiste anche un&#8217;ulteriore versione &#8220;<em>single hopped</em>&#8220;, con una miscela di luppoli chiamata <a href="http://www.rebelbrewer.com/shoppingcart/products/Falconers-Flight-Hops-1oz-Pellets.html"><em>falconer&#8217;s flight</em>,</a> tipica del North-West Pacific americano.</p>
<p><em>Forni di Sopra</em>, Udine, Ohio (o California). E&#8217; la prima cosa che mi è venuta in mente quando mi sono bevuto la <em><strong>Hopfelia</strong></em>, la <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial ipa</em></span> di <strong>Foglie d&#8217;Erba</strong>. Se staccavo l&#8217;etichetta prima di berla, era facile poterla pensare come una dei classici, ottimi esempi di<span style="text-decoration: underline;"><em> ipa</em></span> &#8220;spinte&#8221; made in USA (mi sono venuti in automatico alcuni flash di collegamento con <strong>Hoppin&#8217; frog, Southern Tier, Port Brewing</strong>). Quasi tutti gli stessi malti della <em><strong>Babél</strong></em>, questa volta non sei, ma ben otto luppoli <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-Hopfelia.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10282" title="foglie d'erba Hopfelia" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-Hopfelia.png" alt="" width="177" height="177" /></a>(<em>Simcoe, Columbus, Centennial, Citra, Amarillo, Cascade, Herkules, Tettnanger)</em> con aggiunta di resina di pino mugo certificata PFEC; si sale con gli IBU (<strong>70</strong>), e con la gradazione alcolica (il sito del birrificio &#8220;dice&#8221; <strong>7,5%</strong> abv, sulla bottiglia c&#8217;è <strong>6,8%</strong> abv, confermato da <strong>Microbirrifici.org</strong>, <strong>Ratebeer</strong> dice <strong>6,4%</strong> ). L&#8217;importante è intendersi &#8230; comunque si sale. Una birra volutamente (forse) &#8220;inelegante&#8221;: diretta e ruvida, una ruspante ipa <em>west coast style</em> senza infingimenti, terrosa, resinosa, erbacea. Ma che svetta per la sua carica frescheggiante e per il corretto rapporto amarezza/sapidità/beverinità. Watery fino ad un certo punto, si ri-posa al momento giusto, quello di sedimentarsi prima di correre il rischio di farsi dimenticare troppo in fretta. Color albicocca, schiuma abbondante (forse anche troppo), non solida ma persistente, aroma nettamente resinoso e muschiato, fresco e penetrante, balsamico. I malti restano fra le quinte, sia all&#8217;aroma che al palato, nettamente rastrellato, quest&#8217;ultimo, da un&#8217;ottima carica amaricante: non inutili, ma nettamente secondari, i malti. Lascia bocca e naso puliti e freschi, rinvigoriti dalle perduranti note balsamiche. A trovarle un difetto, nell&#8217; <strong><em>Hopfelia</em></strong> la carbonazione, che tanto invoglia alla beva all&#8217;inizio, tende ad attenuarsi un po&#8217; troppo rapidamente. Ma c&#8217;è tanto di tutto il resto &#8230; La California al prossimo Villaggio, e senza la necessità di attraversare l&#8217;Oceano!</p>

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		<title>Tre wheat beers: Southern Tier, Hoppin Frog, Meantime</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 22:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caldo è caldo, davvero, ma c&#8217;è modo di proteggersi un po&#8217;, o quantomeno, di provare a prendersi un po&#8217; di sollievo anche nella calura. Tre estivissime Wheat ales sono state un toccasana per i bollori di questi ultimi giorni: tre birre estive, di provenienza diversa, ma con lo stesso (o quasi) esito finale: dissetare, dissetare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caldo è caldo, davvero, ma c&#8217;è modo di proteggersi un po&#8217;, o quantomeno, di provare a prendersi un po&#8217; di sollievo anche nella calura. Tre estivissime <em><strong>Wheat ales</strong></em> sono state un toccasana per i bollori di questi ultimi giorni: tre birre estive, di provenienza diversa, ma con lo stesso (o quasi) esito finale: dissetare, dissetare, dissetare.</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">Imperial Summer Wheat Ale</span></em>, questa la “specifica commerciale&#8221; della <strong><em>Über Sun</em></strong> (<a href="http://www.ratebeer.com/beer/southern-tier-uber-sun/75445/">così come riportata da Ratebeer</a>, che però la incasella nella sezione<em> american strong ale, </em>misteri della Rete) <strong><em> </em></strong>, e come capita loro spesso, quelli della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><strong>Southern Tier</strong></a> non ci vanno certo leggeri. L’importante e caratterizzante prefisso <em>Imperial</em> compare spesso dalle parti di<em> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Southern-Tier-Uber-Sun.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10194" title="Southern Tier Uber Sun" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Southern-Tier-Uber-Sun.jpg" alt="" width="156" height="157" /></a>Lakewood</em>: su <strong>27</strong> birre prodotte, almeno<strong> 14</strong> sono “incasellate” in questo segmento estremo. La  <strong><em>Über Sun</em></strong> (da non confondere con la sorella minore<strong><em> Hop Sun)</em></strong>, con il suo abv all’<strong>8%,</strong> è una delle birre più “hard” della categoria <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wheat_beer"><em>wheat ale</em>,</a> di per sé leggere e fresche, e quindi beverine per definizione. Devo comunque dire che quelli della <strong>Southern Tier</strong> sono riusciti nella non facile impresa di non snaturare una categoria birraria così “facile” con una birra troppo estrema per la categoria stessa. ”<em>Una galassia del gusto in ogni bottiglia</em>”,  un tributo alla “<em>dinamica energia dell’estate</em>”, questa la sostanza di questa birra;  brassata con 3 malti (2-row, pale e wheat), un solo luppolo<em> (centennial</em>) usato anche in dry hopping, e due spezie (cardamomo e coriandolo). Una birra al grano luppolato, di più, un perfetto “allineamento” luppolato fra frumento e luppolo: questa in estrema sintesi la birra, che regala un curioso, godibilissimo effetto finale rinfrescante/agrumato. Bionda e leggermente torbida, non una grande schiuma, ma un grande aroma, che mixa <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Souther-UeberSun_beer_full.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10195" title="Souther UeberSun_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Souther-UeberSun_beer_full-200x300.jpg" alt="" width="196" height="296" /></a>argutamente cereale maltato, lievito piccante, luppolo floreale ed agrumato. In bocca va giù liscia come la seta: corpo più che equilibrato, rotondo e correttamente watery, una leggerissima granulosità che rivela carattere e determinazione. In bocca il luppolo si fa notare anche di più; non ce n’è tanto quanto se ne trova solitamente in una <em>IPA</em>, ma per essere una “specie di weizen” ce n’è davvero in una quantità inaspettata. E devo confessare che le sensazioni agrumate si sposano davvero bene con il frumento, così come abbastanza sorprendente è l’interazione che si sprigiona fra gli agrumi e le spezie. Il malto qui fa solo da contorno, concedendo alla birra una vaga sensazione biscottata che la completa. Che dire, una birra perfetta per l’estate, alla faccia della gradazione “spinta”, che spingerebbe a pensare l’esatto contrario. Una birra che non fai assolutamente fatica a berti anche da solo, nella confezione maxi da 0,66 cl. Potenza della “ennesima” <em>Imperial</em> assaggiata di questa brewery, ma potenza, soprattutto dei bravi birrai della <strong>Southern Tier</strong> che, per quanto mi riguarda, non hanno ancora sbagliato un colpo. Un ultima curiosità: <a href="http://www.southerntierbrewing.com/beers.html">di questa birra non c’è traccia sul sito della brewery americana</a>: strano, di solito sono molto attenti alla comunicazione e alla descrizione dei propri prodotti. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 8% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/hoppin-frog-wheat.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10196" title="hoppin frog wheat" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/hoppin-frog-wheat-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a></p>
<p>Accanto a questo vero e proprio &#8220;mostro&#8221;, la <em><strong>Hoppin Frog Wild Frog Wheat Ale</strong></em> segna un po&#8217;  il passo. Questa <em>hefe weizen</em> german style <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/13/bodacious-black-tan-hoppin-frog/">made in Akron</a> è in sè e per sè più che buona, ma resta nettamente un gradino al di sotto del grado di beverinità della consorella made in USA. Non ci sono spezie, in questa birra, ma la casa produttrice parla di una &#8220;<em>special fermentation</em>&#8221; (senza specificare oltre) che di fatto le conferisce un carattere decisamente fruttato e moderatamente speziato. E&#8217; rotonda e più &#8220;maltosa&#8221; della<em><strong> Über Sun</strong></em>, i luppoli si avvertono, ma un po&#8217; sottotraccia, latitando un po&#8217;, alla lunga (<strong>12 IBU</strong> stanno lì a dimostrarlo), la frizzantezza non molto accentuata la rende più ponderata e meno scattante. Che di per sè non è un difetto, ma, in questo caso una caratteristica dello stile un po&#8217; affievolita. Lascia un particolare sentore fruttato nel finale, al quale non sono riuscito a dare un nome e una identità; ondivaga. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 6% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-meantime-logo.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-10197" title="Logo meantime-logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-meantime-logo.png" alt="" width="187" height="102" /></a>E per finire, una <em>wheat</em> made in UK che non ti aspetti: la<em><strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/06/the-meantime-bcl-londra/"> Meantime </a>Wheat</strong></em>. Pescata quasi per caso in fondo alla cantina regala un risultato finale ben al di là di qualsiasi rosea aspettativa (devo ammettere che, nell&#8217;acquistarla, non ci avevo &#8220;investito&#8221; psicologicamente più di tanto).<strong> 5</strong> gradi alcolici di pura freschezza e pulizia, una birra <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/meantime-wheat.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10198" title="meantime-wheat" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/meantime-wheat.jpg" alt="" width="120" height="86" /></a>ispirata alla tradizione germanica delle <em>weizen</em>, alla quale rende pienamente giustizia.  Non filtrata, non pastorizzata, brassata con lievito proveniente dalla Baviera, si fa sorseggiare con foga e piacere, tracciando un profilo delicatamente fruttato (la &#8220;famigerata&#8221; banana c&#8217;è, ma non ingombra), regalando un&#8217; asciuttezza austera e, allo stesso tempo, sbarazzina. Una birra che taglia davvero la sete, la prosciuga, pizzicando allegramente il palato. Non spicca quanto l&#8217;estrosissima <em><strong>Über Sun</strong></em>, ma ne costituisce una interessantissima alternativa (ad un prezzo decisamente più abbordabile &#8230;). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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