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	<title>inbirrerya &#187; columbus</title>
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		<title>Le tre sul podio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 23:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno va alla festa delle birre natalizie e poi se ne ritorna con una classifica personale nella quale il podio è abitato solo da birre non-natalizie; <a href="http://hoppy-hour.blogspot.com/2011/12/come-tornare-da-birre-sotto-lalbero.html">non sono stato l’unico ad averlo fatto/detto</a>, anche se la colpa non è, nel mio caso, della <em><strong>Fou Foumè,</strong></em> che non sono riuscito a farmi servire “in tempo utile”. Probabilmente mi si è “cambiata” la  testa, oltre che il palato, a forza di bere “amaro”, luppolato ed extraluppolato: cerco sempre di più, apprezzandole, di conseguenza, sempre di più, le tipologie di birre ricche di una luppolatura non tradizionale, che, evidentemente, hanno creato una sorta di assuefazione/dipendenza. Al di là, però, dei gusti e degli apprezzamenti individuali, le tre birre qui di seguito descritte valevano davvero il viaggio a Roma, per personalità, qualità, eleganza: tutte e tre più che riuscite, anche la più giovane delle tre, con solo poco più di un mese di vita sulle spalle.</p>
<p>Parlo della <strong><em>Caterpillar</em></strong>, che <em>Pietro di Pilato</em> di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/12/un-giovanissimo-birrificio-italiano-brewfist/"><strong>Brewfist </strong></a>ha messo su con <em>Christian Skovdal</em> <em>Andersen</em> di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/02/01/christian-andersen-skovdal-il-birraio-dei-due-mondi/"><strong>Beerhere </strong></a>solo agli inizi di novembre, grazie ai buoni uffici  e alla capacità progettuale di <a href="http://www.domusbirrae.com/"><strong>Domus Birrae</strong>.</a> Una signora <em><span style="text-decoration: underline;">pale ale</span></em> (e non la paventata “<em>mega super double IPA”</em> che molti si aspettavano, conoscendo i due “manici”), dall’abv di  <strong>5,8%,</strong> brass<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Caterpillar-front-outlined.png"><img class="alignright size-medium wp-image-11709" title="Caterpillar-front-outlined" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Caterpillar-front-outlined-300x300.png" alt="" width="182" height="182" /></a>ata in quel di <em>Codogno</em> con malto di segale e luppoli <em>Columbus</em> e <em>Motueka</em>. Due che, già bravi a livello individuali, si sono rivelati altrettanto bravi (se non di più) nel mettere insieme sapere, passione e fantasia produttiva (il che non è mai da dare per scontato). Asciutta e regale nella sua semplicità, esotica solo quanto basta, pizzichina quanto ci vuole, ha rotondità lasca, e freschezza da vendere, sia al naso che al palato. Ti achhiappa ed avvolge, con la sua frizzantezza moderata, la sua personalità delicatamente agrumata ed il finale che è il sunto della compiutezza. Lo ripeto, aveva solo poco più di un mese di vita …</p>
<p>Gli viene subito dietro, o prima, o accanto la <strong><em>Cigar</em></strong><strong><em> City</em></strong><strong><em> Jai Alai IPA</em></strong>, la “fotocopia”, se possibile, in meglio della <strong><em>Caterpillar</em></strong> : luppolata fino al “nocciolo”, ordinata e quasi scolastica nella sua offerta di sapori ed odori, tutti nella sequenza corretta, tutti al posto giusto e al momento giusto, tutti essenziali ed insostituibili. Una birra giocosa, non <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/cigar-city-jai_alai_ipa2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11710" title="cigar city jai_alai_ipa2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/cigar-city-jai_alai_ipa2-300x147.jpg" alt="" width="263" height="129" /></a>pedante, come al gioco è ispirato il suo nome, “giocoso” già di suo: <em>jai alai</em>, nella lingua basca vuol dire <em>festa felice,</em> ed è il nome di una variante di un gioco tipico della regione basca della Spagna che si chiama <em>palla basca</em>. In questo sport i giocatori cercano di scambiarsi la palla usando un attrezzo chiamato <em>chistera</em>, una specie di cesta di vimini dalla forma concava e affusolata, in un campo di gioco che in spagnolo si chiama <em>frontòn</em> (lo <em>sferisterio</em> di casa nostra). A Tampa Bay, dove la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/11/17/cigar-city-brewing-con-la-sua-maduro/"><strong>Cigar City Brewing</strong></a> ha la propria sede, esisteva in passato uno di questi <em>frontòn</em>, da qui l’idea di quelli della brewery di ricordarlo con una birra/tributo. Bello il suo colore ramato, spettacolarmente pulito e screziato di resina e pompelmo il naso, rotonda in bocca e spumeggiante al palato, con caramello e luppolo erbaceo in bella alternanza. Importante la gradazione alcolica (<strong>7,5</strong>%) che comunque vola via in un soffio. Leva la sete come poche, soddisfa come pochissime altre, frescheggiante in maniera lussuriosa. Nata per essere servita alla spina: in bottiglia, ne sono convinto, ci perde un po’.</p>
<p><strong>12°</strong> classificata fra le migliori <strong>100</strong> brewery al mondo secondo <em>Ratebeer</em> nel <strong>2011</strong>; nessuna delle loro <strong>80</strong> (o giù di lì) birre in portfolio fra le prime <strong>100</strong> al mondo (e nemmeno fra le prime <strong>50</strong> negli USA): il che parrebbe voler dire che non hanno prodotti di eccellenza assoluta, ma una qualità media veramente al top. E’ la <a href="http://www.kbrewery.com/"><strong>Kuhnhenn Brewery</strong> </a>di <em>Warren</em>, nel <em>Michigan</em>, aperta ufficialmente nel <strong>2001</strong> (anche se l’ ”azienda” era stata imbastita già nel <strong>1998</strong>), diventata nel <strong>2006</strong> l’attività principale di <em>Bret </em>ed <em>Eric Kuhnhenn</em>, i due fratelli proprietari della brewery. Prima gestiscono un negozio di ferramenta, poi si incuriosiscono, da homebrewers, del magico mondo della birrificazione, fanno un ulteriore step <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Logo-Kuhnhenn.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-11711" title="Logo Kuhnhenn" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/12/Logo-Kuhnhenn-290x300.jpg" alt="" width="221" height="229" /></a>diventando anche rivenditori di materiale per hombrewer all’interno del proprio negozio. Infine il salto definitivo, dopo cinque anni di attività parallela (birrai e negozianti). Questa, in estrema sintesi la storia della<strong> Kuhnhenn</strong>, birrificio totalmente nuovo per me, come la sua <strong><em>DR IPA</em></strong>, una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial/double IPA</span></em> che ha fatto il suo debutto (credo) nell’empireo del <strong>Macche</strong>, lo scorso fine settimana. Un debutto col botto, per quanto mi riguarda, visto che mi ha davvero impressionato per consistenza e geometrico equilibrio. Che non so se le è regalato anche dall’uso di riso, ma che di sicuro si manifesta nell’esatto contrappunto fra malto e luppolo, fra note rotonde di caramello e una ricchezza luppolata non ridondante, che non scade mai nella spesso troppo ritrita varianza esoticheggiante. Sorprendentemente snella, a dispetto della sua pur robusta consistenza alcolica (<strong>9,5%</strong> vol.), austeramente amareggiante, delicatamente speziata, più resinosa che fruttata, meno erbacea di tante altre. Sostenuta fino alla fine (senza essere spocchiosa), non cede in nessuna delle sue componenti, regalando spigliatezza fino in fondo. Da bersi tutte le volte che uno può; non ti presenta un conto troppo difficile da saldare.</p>

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		<title>Adnams Brewery, e la sua Innovation</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 22:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Southwold è una piccola città costiera del Suffolk, che si affaccia sul mare del Nord. E’ piccola, non molto popolata, ed è sede, dal 1872, della Adnams Brewery, una delle più antiche birrerie inglesi a conduzione familiare, premiata quest’anno dall’inglese The Good Pub Guide quale Brewery of the Year. La sua collocazione geografica ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Southwold"><em>Southwold</em></a> è una piccola città costiera del <em>Suffolk</em>, che si affaccia sul mare del Nord. E’ piccola, non molto popolata, ed è sede, dal <strong>1872</strong>, della <a href="http://adnams.co.uk/"><strong>Adnams Brewery</strong></a>, una delle più antiche birrerie inglesi a conduzione familiare, premiata <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/AdnamsBrewerySign.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10929" title="AdnamsBrewerySign" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/AdnamsBrewerySign-300x253.jpg" alt="" width="183" height="154" /></a>quest’anno dall’inglese <a href="http://adnams.co.uk/news/awards/adnams-named-brewery-of-the-year-by-the-good-pub-guide"><strong><em>The Good Pub Guide</em></strong> quale <em><span style="text-decoration: underline;">Brewery of the Year</span></em>.</a> La sua collocazione geografica ha fatto sì che la brewery, guidata ancora oggi dai rappresentanti delle due famiglie che l’hanno fondata (<em>Adnams</em> e <em>Loftus</em>), abbia scelto quale slogan, per pubblicizzare le proprie birre, <strong><em>Birra dalla Costa</em></strong>. Ma a <em>Southwold </em>si fa birra da molto prima che gli <strong>Adnams</strong> cominciassero a produrla: si hanno notizie storiche certe, ad esempio, che nel <strong>1345</strong> <em>Johanna de Corby</em> fu multata dal locale magistrato per avere venduto le proprie birre in boccali anonimi, non recanti il simbolo di chi l’aveva prodotta. <em>George</em> ed <em>Ernest Adnams</em> acquistarono nel <strong>1872</strong>  <strong><em>The Sole Bay Brewery</em></strong> di Southwold, costituendo in un secondo momento (nel <strong>1890</strong>) la società che porta da allora il nome della propria famiglia; nel <strong>1902</strong> <em>Pierse Loftus</em> e suo fratello <em>Jack</em> entrarono in società con gli <em>Adnams,</em> ed assieme, queste due famiglie, hanno retto le sorti della brewery fino ad oggi.<strong> 24</strong> milioni le pinte di birra prodotte annualmente dalla <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Adnams_Brewery_Southwold_-_geograph.org_.uk_-_776192.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10930" title="Adnams'_Brewery,_Southwold_-_geograph.org.uk_-_776192" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Adnams_Brewery_Southwold_-_geograph.org_.uk_-_776192-300x225.jpg" alt="" width="256" height="192" /></a><strong>Adnams</strong>, con un netta scelta di campo: più cask e meno bottiglie (le cui vendite sono comunque aumentate nello scorso anno del <strong>19%),</strong> scelta confermata anche dalla solida opzione commerciale che ha portato la brewery di <em>Southwold</em> a possedere un’articolata rete di pubs (circa un centinaio). Dal <strong>2008 </strong>alla produzione di birra si è affiancata anche quella di gin , vodka e whisky, con l’installazione di una vera e propria distilleria interna, l’ultima delle importanti innovazioni che hanno cambiato la faccia alla <strong>Adnams</strong> a partire dal <strong>2001</strong>. Nuovi fermentatori, una sala di cottura (made in Germany, della <a href="http://www.geabrewery.com/"><strong>Huppmann</strong></a> di Bamberga) completamente rivoluzionata, un nuovo centro di distribuzione eco-sostenibile nella vicina <em>Reydon</em> che farà risparmiare il <strong>50%</strong> di elettricità e gas (usando la tecnologia  fornita dalla <a href="http://www.americanlimetechnology.com/portfolio/adnams-brewery/"><em>American Lime Technology</em></a>). Grande l’attenzione che gli inglesi hanno riservato alla eco sostenibilità e al risparmio energetico, tanto da far diventare la <strong>Adnams</strong> la birreria a più alta efficienza energetica delle Gran Bretagna: impianto per la produzione di gas rinnovabile utilizzando i rifiuti generati dalla produzione della birra, pannelli solari e celle fotovoltaiche sul tetto del nuovo centro di distribuzione, per un risparmio annuo (stimato) di <strong>750</strong> tonnellate di Co2.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10933" title="adnams1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams1-300x222.jpg" alt="" width="277" height="206" /></a></p>
<p>Nel <strong>2008</strong>, per celebrare “degnamente” la fine dell’imponente opera di ristrutturazione interna, la <a href="http://adnams.co.uk/news/business/adnams-launches-innovation-a-celebration-beer"><strong>Adnams</strong> lancia sul mercato la <strong><em>Innovation</em></strong></a>, una <a href="http://www.ratebeer.com/beer/adnams-innovation/82608/"><em>APA</em> secondo <em>Ratebeer</em></a>, una <em>IPA</em>, o meglio, <em>our version of an American IPA</em> (come recita il sito della <em>Adnams</em>). Bottiglia molto cool (fra l’altro prodotta con il <strong>34%</strong> in meno di vetro ed interamente riciclabile), disegnata per <em>Adnams</em> da <a href="http://www.cookchick.com/"><strong>Cookchick</strong></a>, celebrato studio di design; <strong>7.000</strong> bottiglie per la prima <em>limited version</em>, ciascuna <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams-innovation.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-10934" title="adnams innovation" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams-innovation.gif" alt="" width="137" height="335" /></a>con l’etichetta in rilievo. Le bottiglie vanno letteralmente a ruba, grazie anche ad una intelligente operazione di marketing, tanto che nel <strong>2009</strong> decidono di riproporla; poi la birra piace così tanto che entra a far parte della produzione “normale” della brewery inglese. Malti Pale Ale e Wheat, luppoli da Slovenia, Inghliterra e America (<em>Boadicea, Styrian Goldings e Columbus</em>) per questa birra che ha i piedi nel passato (la storia delle indian ales inglesi) e la testa nel presente (l’uso del <em>Columbus </em>che le regala un angolo di New World). Non che sia una birra “scarsa”, o, peggio, “inutile”: è solo un po’ troppo “fighetta”. Grande attenzione ai particolari, packaging davvero ben fatto, label molto ben pensata, ma birra che si giostra un po’ troppo sul “vorrei ma non posso”. Inglese nella parte maltata/biscottata, ma sulla parte “americana”, quella della luppolatura (suppongo) c’è ancora molto lavoro da fare. Nonostante siano tre i luppoli usati, la parte amaricante satura da subito un po’ troppo, senza regalare chissà quale varietà di amaro. C’è un pochino di resina e un po’ di pompelmo al naso (già di per sé non spaziale), che al palato un po’ si confondono con una netta sensazione erbacea, mentre il dolce del caramello si fa riconoscere con fierezza. Robusta la gradazione alcolica (<strong>6,7%</strong> vol.), quasi assente la schiuma (un punto in meno, per me), bello il colore delicatamente ramato, un po’ troppo veloce il finale. Un bell’esercizio di stile, al quale però si dovrebbe aggiungere una maggiore personalità. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 6,7% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>La Gemini di Southern Tier</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 06:27:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ una storia tutta di gemelli. Dev’essere andata (suppergiù) così: dalle parti di Lakewood (la patria delle imperial, ricordate?) c’avevano una bella, bellissima coppia di birre extra luppolate, la Hoppe (una imperial extra pale ale di 8,5% vol.) e la Unearthly (una imperial ipa “ultraterrena” dall’ abv di 9,5%, una birra che si diverte a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ una storia tutta di gemelli. Dev’essere andata (suppergiù) così: dalle parti di <em>Lakewood</em> (<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/25/tre-wheat-beers-southern-tier-hoppin-frog-meantime/">la patria delle<em> imperial</em>, ricordate</a>?) c’avevano una bella, bellissima coppia di birre extra luppolate, la <strong><em>Hoppe</em></strong> (una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial extra pale ale</span></em> di <strong>8,5%</strong> vol.) e la <strong><em>Unearthly</em></strong><strong><em> </em></strong>(una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial ipa</span></em> “ultraterrena” dall’ abv di <strong>9,5%,</strong> una birra che si diverte a “<em>scherzare con i misteri dell’universo</em>”). Si son chiesti: e se le mettessimo insieme, nel solito barile, che cosa ne potrebbe uscire fuori? Detto, fatto: si sono organizzati e hanno “partorito” una birra “nuova”, un blend a tutti gli effetti, popolato di luppoli (<em>columbus, chinook, cascade</em> nel bollitore, <em>amarillo</em> per l’aroma, <em>styrian goldings</em> in hop back, <em>amarillo, cascade, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/Logo-Southern_Tier.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10391" title="Logo Southern_Tier" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/Logo-Southern_Tier.jpg" alt="" width="194" height="194" /></a>centenial, chinook &amp; columbus</em> per il dry hopping) e sostenuto da una imponente batteria di malti (<em>2-row pale malt, malted white wheat, cara-pils malt, red wheat</em>). Gli mancava solo il nome (forse) a quelli della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><strong>Southern Tier</strong></a> e una “storia” che stesse su per raccontarla, questa birra nata da questo “parto” gemellare: e sono andati a prendere una storia di gemelli, declinata per ben due volte. <strong><em>Gemini</em></strong> (il nome di questa birra) è non solo il nome latino della costellazione dei Gemelli (<em>gemini</em>), quella che contiene un gran numero di stelle doppie, quella della coppia più famosa di stelle, alle quali è stato imposto il nome dei due gemelli  <em>Dioscuri</em> della mitologia greca, <em>Castore</em> e <em>Polluce</em>.<strong><em> Gemini </em></strong>è anche il nome del terzo programma di volo umano nello spazio made in USA, condotto negli anni <strong>1963-1966</strong>, il cui scopo era quello di sviluppare le tecniche per i viaggi spaziali, utilizzate poi durante il ben più famoso programma Apollo; <strong><em>Gemini</em></strong>, perché la navicella spaziale poteva portare in orbita un equipaggio composto da due astronauti. E come una navicella, a questa birra è stata assegnata la missione di viaggiare nello &#8220;spazio gustativo&#8221;, dove portare i passeggeri intenzionati a intraprendere questo viaggio (degustativo).</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/south-tier-gemini.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10392" title="a2007 FINAL hoppe 22oz bottle" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/south-tier-gemini-300x194.jpg" alt="" width="242" height="157" /></a></p>
<p>Sono bravi, quelli della <strong>Southern</strong>, non solo a brassare birra, ma anche a farci una storia su ciascuna, carraterizzandole anche per differenziazioni linguistico-narrative. La <strong><em>Gemini</em></strong> è stata, per me il primo blend non-lambic che ho bevuto; e come tutte le altre loro birre che ho assaggiato, non è certo una birra timida. Non ho ancora testato le due birre che le<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/South-Tier-Gemini_beer_full.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10393" title="South Tier Gemini_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/South-Tier-Gemini_beer_full-200x300.jpg" alt="" width="165" height="248" /></a> hanno dato origine, e quindi non so se questa birra abbia preso il meglio (o il peggio) di entrambi. Di sicuro coniuga, accentuandole (?), due caratteristiche che dovrebbero essere proprie di ciascuna: una luppolatura esuberante e una maltatura a tappeto. Il risultato finale è tosto, non particolarmente convincente, a mio parere, con un netto squilibrio sulla componente maltata che la rendono nettamente alcolica e quasi “solida”. Mi verrebbe da dire che è una <em><span style="text-decoration: underline;">imperial ipa</span></em> con caratteristihe parallele (o <em>gemelle</em>) da <em><span style="text-decoration: underline;">barley wine</span></em>. Il luppolo, che pure è così impiegato, riesce a malapena a contemperare  il piglio caramellato/maltoso dell’impianto di questa birra, la cui spiccata alcolicità (<strong>10,5%</strong> vol.) non si va certo a nascondere. E’ birra un po’ pesante da bere, la cui parte migliore è senz’altro l’aroma, che ruba davvero la scena, nel quale, oltre alla base “caramellosa”, risalta appieno la stratificazione olfattiva legata all’uso a piene mani dei luppoli. Al palato invece i luppoli non scalciano più di tanto, lasciando che il malto foderi sempre di più tutto lo spazio a disposizione. Una  variazione sul tema, quindi, delle IPA più spinte, una birra quasi dalla doppia faccia, della quale però faccio più fatica del solito a trovarne la sintesi. Sarà per un altro … blend . Assaggiata in bottiglia da 0,66 cl.; alc. 10,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>I venerdi del Villaggio #5</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 05:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riprendono i post del venerdi &#8220;dedicati&#8221; ad alcune delle birre che saranno presenti al prossimo Villaggio; riprendono per poco, visto che con questo, mancano solo due venerdi all&#8217;apertura delle danze, con la sera del 9 settembre, quella del pre-festival, tutta riservata alle luppolatissime belghe per un interessantissimo Hoppy Hour. E&#8217; la volta delle birre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/villaggiobirra1.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10279" title="villaggiobirra" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/villaggiobirra1-300x227.gif" alt="" width="162" height="123" /></a></p>
<p>Riprendono i post del venerdi &#8220;dedicati&#8221; ad alcune delle birre che saranno presenti al prossimo <strong>Villaggio</strong>; riprendono per poco, visto che con questo, mancano solo due venerdi all&#8217;apertura delle danze, con la sera del 9 settembre, quella del <em><strong>pre-festival</strong></em>, tutta riservata alle luppolatissime belghe per un <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/08/08/villaggios-update-5/">interessantissimo <strong>Hoppy Hour</strong>.</a></p>
<p>E&#8217; la volta delle birre di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/16/taste-sesta-edizione/"><strong>Foglie d&#8217;Erba</strong>,</a> il &#8220;giovane&#8221; birrificio friulano (aperto dal <strong>2008</strong>), guidato da <em>Gino Perissutti</em>, <em>quello</em> che fa le proprie birre al <em>gusto di bosco</em>, aromatizzandole, oltre che con i soliti luppoli e malti, anche con aghi di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/logo-foglie-derba2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10280" title="logo foglie d'erba2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/logo-foglie-derba2-300x276.jpg" alt="" width="177" height="162" /></a>pino e gemme di pino mugo. Sono le uniche birre, in giro per il mondo, con aggiunta di prodotti forestali non legnosi, e sono le prime birre italiane certificate secondo lo schema internazionale <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/05/le-nuove-per-me-italiane-del-salone/"><strong>PFEC</strong> </a>(<em>Programme for the endorsement of forest certification schemes)</em>, in quanto prevedono l&#8217;utilizzo di elementi (resine, aghi di pino) provenienti da boschi &#8220;virtuosi&#8221;, in quanto &#8220;custoditi&#8221; in maniera eco-sostenibile. E, come valore aggiunto, il birrificio di Forni di Sopra è anche <a href="http://www.aqacertificazioni.com/content/certificazioni/aziende_certificate_dettagli/node/212">azienda certificata AQA</a>, bollino di qualità rilasciato dalla <a href="http://www.iasma.it/">Fondazione Edmund Mach </a>di San Michele All&#8217;Adige (ex Istituto Agrario), prestigioso istituto di ricerca e didattica e riconosciuto  <a href="http://www.aqacertificazioni.com/content/chi_siamo/aqa">Organismo di Certificazione e Agenzia per la Garanzia della Qualità in Agricoltura.</a> Se poi, oltre a tutto questo. ci si mette anche il fatto che Gino e il proprio birrificio sono <a href="http://www.brewersassociation.org/attachments/0000/0234/Brewery_members.pdf">associati American Brewers</a>, allora c&#8217;è davvero tanta carne al fuoco, o meglio, tanta birra in pentola che non può non attirare curiosità.</p>
<p>E riconoscimenti: la <em><strong>Babél</strong></em> infatti, nell&#8217;ultima edizione del <a href="http://www.unionbirrai.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=192&amp;Itemid=154"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Premio Unionbirrai</strong></span> </a>è risultata <em>Birra dell&#8217;anno 2011</em> nella categoria <em>Birre luppolate di ispirazione angloamericana</em>. Da questa ho cominciato il tour degustativo, questa ci sarà al <strong>Villaggio</strong>, addirittura in tre versioni: brassata con lievito belga, con lievito inglese e con lievito americano. Tanta &#8220;roba&#8221; dentro: orzo, avena, frumento &#8220;normale&#8221; e frumento torrefatto, malti caramello, luppoli (in fiori e pellet) <em>Cascade, Simcoe, Amarillo, Citra, Herkules, Tettnanger</em> (usati per Bollitura, Hop-Back e Dry-Hopping in due fasi), rifermentata in<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-babel.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10281" title="foglie d'erba babel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-babel-287x300.jpg" alt="" width="173" height="181" /></a> bottiglia con <a href="http://www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A03/105/511/000156">zucchero di canna integrale filippino Mascobado</a> (da Circuito Equo e Solidale). <strong>40</strong> IBU e <strong>4,8%</strong> abv, per una birra che, lo dico subito, farà concorrenza alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/09/extraomnes-cave-canem-e-schigi/"><em><strong>Blond</strong></em> di <strong>Extraomnes</strong></a> per il ruolo di &#8220;birra della sete&#8221;. E&#8217; davvero la <em>birra di ogni giorno, </em>quella che vorresti  trovarti sulla tavola tutti i giorni: rinfrescante, equilibrata, &#8220;educata&#8221;, quella che riberresti sempre e comunque. Amaricante, con tutta la cornucopia dei sentori/sapori che i luppoli americani si portano sempre con sè (pompelmo, mandarino, pino, frutta tropicale), ma anche rotonda e avvolgente, con i malti che non battono in ritirata ma che tengono botta fino in fondo, regalandole l&#8217;equilibrio quasi perfetto. Ingannevolmente watery, &#8220;liquida&#8221; ma non sciacquona, ha carattere e personalità ben definiti, che veleggiano con leggerezza in questo corpo rotondo e beverino, asciutto e fruttato fino all&#8217;ultimo sorso. Ha una carbonazione che invoglia, la schiuma densa e cremosa come piace a me (e come deve essere &#8230;), il colore oro antico/albicocca che la ingentilisce e un naso spaziale. Difficile chiedere di più a questa <span style="text-decoration: underline;"><em>APA</em></span>, curioso di assaggiarla on tap, e nelle sue tre diverse versioni. In bottiglia, fra l&#8217;altro, esiste anche un&#8217;ulteriore versione &#8220;<em>single hopped</em>&#8220;, con una miscela di luppoli chiamata <a href="http://www.rebelbrewer.com/shoppingcart/products/Falconers-Flight-Hops-1oz-Pellets.html"><em>falconer&#8217;s flight</em>,</a> tipica del North-West Pacific americano.</p>
<p><em>Forni di Sopra</em>, Udine, Ohio (o California). E&#8217; la prima cosa che mi è venuta in mente quando mi sono bevuto la <em><strong>Hopfelia</strong></em>, la <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial ipa</em></span> di <strong>Foglie d&#8217;Erba</strong>. Se staccavo l&#8217;etichetta prima di berla, era facile poterla pensare come una dei classici, ottimi esempi di<span style="text-decoration: underline;"><em> ipa</em></span> &#8220;spinte&#8221; made in USA (mi sono venuti in automatico alcuni flash di collegamento con <strong>Hoppin&#8217; frog, Southern Tier, Port Brewing</strong>). Quasi tutti gli stessi malti della <em><strong>Babél</strong></em>, questa volta non sei, ma ben otto luppoli <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-Hopfelia.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10282" title="foglie d'erba Hopfelia" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/foglie-derba-Hopfelia.png" alt="" width="177" height="177" /></a>(<em>Simcoe, Columbus, Centennial, Citra, Amarillo, Cascade, Herkules, Tettnanger)</em> con aggiunta di resina di pino mugo certificata PFEC; si sale con gli IBU (<strong>70</strong>), e con la gradazione alcolica (il sito del birrificio &#8220;dice&#8221; <strong>7,5%</strong> abv, sulla bottiglia c&#8217;è <strong>6,8%</strong> abv, confermato da <strong>Microbirrifici.org</strong>, <strong>Ratebeer</strong> dice <strong>6,4%</strong> ). L&#8217;importante è intendersi &#8230; comunque si sale. Una birra volutamente (forse) &#8220;inelegante&#8221;: diretta e ruvida, una ruspante ipa <em>west coast style</em> senza infingimenti, terrosa, resinosa, erbacea. Ma che svetta per la sua carica frescheggiante e per il corretto rapporto amarezza/sapidità/beverinità. Watery fino ad un certo punto, si ri-posa al momento giusto, quello di sedimentarsi prima di correre il rischio di farsi dimenticare troppo in fretta. Color albicocca, schiuma abbondante (forse anche troppo), non solida ma persistente, aroma nettamente resinoso e muschiato, fresco e penetrante, balsamico. I malti restano fra le quinte, sia all&#8217;aroma che al palato, nettamente rastrellato, quest&#8217;ultimo, da un&#8217;ottima carica amaricante: non inutili, ma nettamente secondari, i malti. Lascia bocca e naso puliti e freschi, rinvigoriti dalle perduranti note balsamiche. A trovarle un difetto, nell&#8217; <strong><em>Hopfelia</em></strong> la carbonazione, che tanto invoglia alla beva all&#8217;inizio, tende ad attenuarsi un po&#8217; troppo rapidamente. Ma c&#8217;è tanto di tutto il resto &#8230; La California al prossimo Villaggio, e senza la necessità di attraversare l&#8217;Oceano!</p>

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		<title>Stone Ruination IPA, che dire &#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 06:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contravvenendo alla regola del post del Venerdi dedicato al Villaggio, un post &#8220;necessario&#8221;,dedicato ad una birra che, assaggiandola, (mi) ha la sciato il segno. Un’altra delle birre della Stone Brewing che ha fatto la storia della birra artigianale americana; se il 1997 è stato l’anno di nascita della Arrogant Bastard le, la madre di tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contravvenendo alla regola del post del Venerdi dedicato al Villaggio, un post &#8220;necessario&#8221;,dedicato ad una birra che, assaggiandola, (mi) ha la sciato il segno. Un’altra delle birre della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/25/stone-brewing-e-la-smoked-porter/"><strong>Stone Brewing</strong> </a>che ha fatto la storia della birra artigianale americana; se il<strong> 1997</strong> è stato l’anno di nascita della <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/29/arrogant-bastard-ale-youre-not-worthy/"><strong><em>Arrogant Bastard</em></strong> </a>le, la madre di tutte le <em><span style="text-decoration: underline;">strong ales</span></em> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Stone-Brewing-Company-Ruination-IPA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10078" title="The Greatest Beer Of All Time - Stone Brewing Company Ruination" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Stone-Brewing-Company-Ruination-IPA-236x300.jpg" alt="" width="213" height="272" /></a>americane, ci sono voluti altri<strong> 5</strong> anni per dare alla luce un altro caposaldo della produzione artigianale americana. Era <strong>il 2002</strong>, infatti, quando <em>Greg Koch &amp; Co.</em> hanno lanciato sul mercato la <strong><em>Ruination IPA</em></strong>, una delle prime e più famose <em><span style="text-decoration: underline;">imperial/double IPA</span></em> made in USA, così chiamata perché la massiccia quantità di luppolo impiegata (<em>columbus</em> &amp; <em>centennial</em>) può senz’altro determinare un effetto “rovinoso” sul palato di chi la sorseggia. Mentre per la<strong> <em>Arrogant</em></strong> è stato coniato il motto “<em>an aggressive ale: you probably won’t like and you’re not worthy</em>”, per la <strong><em>Ruination</em></strong> ci sono andati un po’ più leggeri, e l’hanno definita “<em>una poesia liquida alla gloria del luppolo</em>”. “Leggeri” con i termini, ma non con la birra: non tanto per l’abv <em>(solo</em> <strong>7,7%</strong> ) ma soprattutto con l’IBU: hanno smesso di contarlo dopo<strong> 100</strong>, il che fa di questa birra una vera e propria bomba luppolata, non semplicissima da bere, ma che difficilmente ti uscirà dalla testa, tanto da entrare autorevolissimevolmente a far parte della categoria delle memorabilia. Non si fa scordare non perchè abbia qualcosa  di nuovo/insolito rispetto alle altre birre di questa particolare ed estrema tipologia, ma perché il suo profilo complessivo e l’effetto finale la rendono davvero quasi unica. La<strong><em> Ruination</em></strong> è una birra “macha”, nel vero senso della parola; prendendo a prestito un altro termine tipico di ben altri contesti, la si può definire davvero una <em>birra hardcore</em>, con tutto ciò che questo comporta. Avvertenza essenziale: astenersi se non patiti di luppolo e di luppolature hard: potrebbe “sdegnare”, tanto è forte e non mediata  la carica<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/stone-ruination-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10079" title="stone-ruination-1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/stone-ruination-1-215x300.jpg" alt="" width="204" height="285" /></a> amaricante di questa IPA “spinta”. Se poi invece si vuole raccogliere la sfida, ci si troverà di fronte ad una bellissima bionda, arricchita da alcune sfumature aranciate, con una testa di schiuma che sta su all’infinito e che “stordisce” tanto è ricca di aromi. Un aroma sapido, quasi solido, al limite dello saturazione: tutto il luppolo che c’è dentro questa birra ti aggredisce al naso (per poi allagare il palato). E ti regala tutte quelle note tipiche del luppolo made in USA: resina, agrumi (pompelmo, cedro, mandarino) e un che di “minerale” che la rende ancor più aggressiva. Il palato, ovviamente, non viene risparmiato, ma è quello che uno cerca, quando si avvicina a birre di questo tipo. Dopo una prima idea di caramello, tutti i dubbi spariscono, e il luppolo morde anche il palato con la sua forza amaricante: non lascia né tregua né dubbi, è la botta di amaro che ci voleva e che ci si aspettava, questa volta più “pinosa” e resinosa che agrumata. Una pigna, davvero, ma non una mappazza. Amara è amara, ma ha un suo (perfetto) equilibrio interno, oltre che una coerenza indiscutibile; finisce come era iniziata, in un mare di luppolo. Agitato, ma affascinante. Assaggiata in bottiglia da 66 cl.; alc. 7,7% vol.; © <em>Alberto Laschi</em></p>
<p><em>Saluto la compagnia per un paio o tre settimane; fino al 25 agosto aggiornamenti sporadici del blog, &#8220;mirati&#8221; al Villaggio. Buone ferie a tutti, e buone bevute.<br />
</em></p>

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		<title>Vanno tutti alla Baltika</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 22:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran via vai, di questi giorni, presso gli impianti della brewery russa <a href="http://eng.baltika.ru/"><strong>Baltika.</strong></a> Ci sono andati due birrai che oggi vanno per la maggiore, in momenti diversi e spinti da motivazioni diverse, ma con il medesimo intento: fare birra, da quelle parti, e farla &#8220;speciale&#8221;. Innanzitutto la location: la <strong>Baltika Brewery </strong>ha sede in Russia, con lo stabilimento più &#8220;prestigioso&#8221; a <em>San Pietroburgo</em> e, ad oggi, è <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-Baltika.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9963" title="Logo Baltika" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-Baltika.jpg" alt="" width="281" height="74" /></a>la più grande birreria dell&#8217;Europa dell&#8217;Est e la seconda più grande brewery europea dopo<strong> Heineken</strong>. Fondata nel <strong>1990</strong>, quando ancora la Russia era il paese governato dal Soviet Supremo, la fabbrica di birra supera indenne le grandi turbolenze dell&#8217;era post-comunista, diventando, fin dal <strong>1996,</strong> leader della produzione birraria in Russia. La multinazionale danese <strong>Carlsberg</strong> ne acquista l&#8217; <strong>89,01%</strong> dell&#8217;intero pacchetto azionario nel <strong>2008</strong>, e la <strong>Baltika</strong> arriva, nel <strong>2010</strong>, a detenere il <strong>40,6%</strong> del mercato russo della birra. Questo è il colosso al quale hanno fatto visita <em>Martin Dickie</em> di <strong>Brewdog</strong> e <em>Mikkel Borg Bjergsø</em>, il <em>gipsy brewer</em> danese, nume tutelare della <strong>Mikkeller</strong>.</p>
<p>Il secondo, in ordine di tempo, è stato lo scozzese, arrivato dalle parti della <strong>Baltika</strong> (per la precisione, dalle parti dell&#8217;impianto per le produzioni pilota di <strong>Baltika</strong>) lo <a href="http://www.brewdog.com/blog-article/martins-trip-to-russia">scorso 22 giugno</a>, per fare una birra &#8220;innovativa&#8221; assieme all&#8217;amico <em>Yuri Yatunin</em>, gestore di <a href="http://www.beercult.ru/">uno dei blog birrari russi</a> più frequentati. Portandosi dietro una vera e propria borsata di luppoli, rivelatasi poi comunque insufficiente, <em>Martin Dickie</em> è arrivato in Russia con un&#8217;idea ben precisa in testa: brassare la <strong>prima</strong> (in assoluto) <em><strong>Imperial IPA</strong></em> in Russia. E nello scegliere la tipologia, i due hanno &#8220;giocato&#8221; un po&#8217; con i nomi, decidendo che<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-brewdog-large.png"><img class="alignright size-medium wp-image-9965" title="Logo brewdog  large" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Logo-brewdog-large-255x300.png" alt="" width="138" height="163" /></a> avrebbero dato vita ad una <span style="text-decoration: underline;"><strong>RDIIPA</strong></span>, ovverosia una <span style="text-decoration: underline;"><em>russian double imperial IPA</em></span>. Il che vuol dire raddoppiare da subito tutti i parametri dello stile originario: quindi più alcool, più OG e più amarezza, con un IBU che doveva esplicitamente superare i 150. Per fare ciò non sono state sufficienti le cinque varietà di luppoli (<em>Amarillo, Centennial, Cascade, Colombus </em>e <em>Simcoe</em>) portate con sè da <em>Martin</em>: si è dovuto provvedere ad aggiungerne altre due, <em>Taurus </em>e<em> Perle</em>. Tre malti (caramello, pale ale e malto di segale), poi, per irrobustirne la struttura e regararle un color ambrato carico. Il risultato è stata questa birra dall&#8217;alcolicità pronunciata (<strong>9,5%</strong> vol.), con un IBU dichairato di <strong>150 +</strong>; manca solo di conoscerne il nome e l&#8217;eventuale data di commercializzazione.</p>
<p>Il primo, a capitare dalle parti della <strong>Baltika</strong>, era stato il birraio danese senza impianto proprio. Il 5 giugno <em>Mikkel</em> arriva a San Pietroburgo scortato dal collega <em>Wolfgang Lindell</em> della danese <a href="http://www.jacobsenbryg.dk/Pages/default.aspx"><strong>Jacobsen Briggery</strong></a> (gruppo Carlsberg): la motivazione alla base del viaggio era quella di brassare, negli impianti della <strong>Baltika</strong>, una birra <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/mikkeller-blatika.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9966" title="mikkeller blatika" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/mikkeller-blatika.jpg" alt="" width="200" height="126" /></a>celebrativa della visita che nel prossimo autunno la regina <em>Margrethe II</em> di Danimarca farà in Russia. Già scelto il nome, di questa birra: <em><strong>Royal Wine Rye</strong></em>, una birra in sè innovativa. Doveva essere, nelle intenzioni dei produttori (e sembra che lo sia stata), un &#8220;<em>vino/birra di segale</em>&#8221; con sentori di fumo (la regina danese è una accanita fumatrice &#8230;). Per brassarla sono stati usati: luppolo nelson sauvin, malto di segale, un ceppo di lievito &#8220;ingegnerizzato&#8221; nei laboratori della <strong>Baltika</strong> stessa, foglie di vita provenienti dalle vigne della zona di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Abrau-Dyurso"><em>Abrau-Dyurso</em></a> (nella provincia russa di <em>Novorossiysk</em>, importante zona vinicola russa) e succo d&#8217;uva. Messa a maturare in botti di rovere, la<em><strong> Royal Wine Rye</strong></em> dovrà riuscire a coniugare il ruvido carattere nordico della birra di segale con l&#8217;eleganza del vino rosso. Certo, &#8220;inventarsi&#8221; una birra con foglie di vite in macerazione/infusione &#8230; ci poteva pensare solo Mikkel. Vedremo se sarà birra &#8220;potabile&#8221; o solo &#8220;estrema&#8221;.</p>

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		<title>Nøgne Ø e Port Brewing, con due american strong ales</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 22:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/nogne+portbrew.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9048" title="nogne+portbrew" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/nogne+portbrew-300x181.png" alt="" width="204" height="123" /></a></div>
<div><a href="http://www.tyrser.com/2011/01/11/gli-stili-birrari-sono-davvero-utili.htm">Molto  se ne è discusso</a><a href="http://www.tyrser.com/2011/01/24/gli-stili-e-le-parole-pesate.htm">,</a> <a href="http://birragenda.blogspot.com/2011/01/birra-dellanno-si-discute-sul-concorso.html">ancor  oggi se ne discute</a>, ma sempre se ne discuterà: la questione degli <strong>“stili birrari” </strong>è  materia intrigante ma anche complicata, per questo spessissimo  dibattuta. Sono ritenuti da alcuni un baluardo ineliminabile mentre per  altri non sono altro che una classificazione limitante (e a volte  fuorviante). Io li ritengo, gli <a href="../2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/">stili  birrari</a>, quasi un “male necessario”, un  sistema di riferimento  complesso di per sè, ma che aiuta (almeno in parte) ad orientarsi.  All’interno di questo<em> mare</em> <em>magnum </em>oggi vado a pescare  uno stile che non è uno stile (tanto per complicare un po’ le cose):  quello delle <em>american  strong ales,</em> per vedere come due diversi birrifici lo  declinano. Una “categoria logica”, questa, più che uno stile vero e  proprio, popolata di birre robuste, fra l’ambrato e il marrone scuro,  intense, brassate con un uso abbondante di malto e luppolo.</div>
<div></div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/nogne_o__god_jul_copy_1257.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9047" title="nogne_o__god_jul_copy_1257" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/nogne_o__god_jul_copy_1257-300x145.gif" alt="" width="300" height="145" /></a></div>
<div></div>
<div>La prima a scendre in pista è la norvegese <a href="../2010/02/03/pale-ale-n%C3%B8gne-%C3%B8-bryggeri/"><strong>N</strong><strong>ø</strong><strong>gne </strong><strong>Ø</strong></a>, con la sua <strong><em>God Jul</em></strong> (<strong><em>Buon Natale</em></strong>, in norvegese), conosciuta (e  commercializzata) dall’altra parte dell’Oceano con il nome di <strong><em>Winter  Ale.</em></strong> Una <em>brown ale</em> (più che <em>red ale</em>),  con tanti <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-noegne_o1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9052" title="Logo noegne_o" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-noegne_o1.jpg" alt="" width="105" height="108" /></a>malti (lager, munich, caramalt, black e chocolate) e  altrettanti luppoli (<em>chinook, centennial, columbus</em>), molto più  in primo piano i primi rispetto ai secondi, per un ABV finale di <strong>8,5%.</strong> Una birra caramellata, mi  viene da dire, nella quale è preponderante la struttura  maltato/alcolica, un po’ (ma solo un po’) vivacizzata da una luppolatura  più speziata che amaricante. Non è un “dolcione”, ma fin dall’aroma  prevale questa invadente componente abboccata, quasi sciropposa, di  zucchero di canna e caramello, punteggiata qua e là dall’inserimento di  qualche nota speziata e piccante (cannella, pepe). Il che, alla lunga,  non rende particolarmente snella la beva, che spesse volte corre il  rischio di andare in overdose zuccherina. Non una birra per diabetici,  dunque; una birra adatta ad accompagnare i dolci speziati della  tradizione natalizia, ma che, bevuta in solitaria, alla lunga affatica.  Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 8,5% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></div>
<div></div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/PORT-BREWING-SHARK-ATTACK1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9049" title="PORT BREWING SHARK ATTACK1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/PORT-BREWING-SHARK-ATTACK1-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a></div>
<div></div>
<div>La seconda, invece, è una birra che ti lascia  l’amaro in bocca. Una birra che aiuta ad acquisire sicurezza,  dicono loro, quelli di <a href="../2010/02/11/high-tide-fresh-hop-ipa-port-brewing/"><strong>Port  Brewing</strong>.</a> Se questa <em><strong>Shark attack</strong></em>,  con il suo carico da undici di luppoli (una <em>quantità letale</em>),  non spaventa chi la beve, allora quest’ultimo potrà nuotare senza timore  anche in quelle acque nelle quali la presenza degli squali non si può  escludere a priori. Tanto ormai è vaccinato, ha ben poco altro da  temere. Un po’ folkloristico ciò che la label recita, ma non del tutto  fuorviante. E’ un bell’attacco gustativo, quello che la <em><strong>Shark  Attack</strong></em> muove nei confronti di chi la beve. Un ABV  considerevole <strong>(9,2%)</strong>, una grande quantità di malti che  la irrobustiscono, <em>Cascade e Centennial</em> a balle che la  martellano. Anche in questa, come in tutte le altre  loro birre fin qui assaggiate, è l’uso copioso <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-port_brewing-300x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9050" title="Logo port_brewing 300x300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-port_brewing-300x300.jpg" alt="" width="163" height="163" /></a>di luppoli che svetta e  che da come risultato finale un superbo strascico d’amaro; fantasioso,  aggraziato, variegato, a lungo persistente. E che non disturba affatto:  anzi, rompe quello che poteva essere un circolo vizioso, (alcool +  malto), che senza luppoli correva il rischio di far sconfinare questa  fulva birra nel settore delle <em>scotch  ales</em>. Malto biscottato, caramello e luppolo fresco  all’aroma; resina, erba fresca, il caldo dell’alcool e il gommoso del  malto al palato; una schiuma enorme, massiccia, quasi solida, che  galleggia a lungo sulla birra. Va giù che è un piacere, lasciando  l’ultimo morso di amaro, quello definitivo, su lingua e palato. Bere,  saziarsi (appare quasi solida) e dissetarsi è un tutt’uno, per questa  birra che compare sia nel portfolio di <strong>Port Brewing</strong> che  in quello di <a href="http://www.pizzaport.com/"><strong>Pizza Port </strong></a>assieme  a <strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/17/the-american-way-of-aipiei/">Wipeout</a> </em></strong>e <a href="../2010/04/29/il-belgio-le-barrique-in-vendita-e-il-maschio-alfa/"><em><strong>Hop  15</strong></em>,</a> birre che <em>Tomme Arthur </em>aveva cominciato a  brassare a <em>Solana Beach </em>e che si è portato dietro in <a href="../2011/01/14/serpents-stout-di-the-lost-abbey-in-birrerya/"><strong>Lost  Abbey/Port Brewing</strong>.</a> Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc.  9,2% vol.; <em>©Alberto  Laschi.</em></div>
</div>

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		<title>Come &#8220;dosare&#8221; il luppolo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 08:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due che con i luppoli ci sanno davvero fare; uno &#8220;moderno&#8221; ma anche relativamente &#8220;classicheggiante&#8221; (in questo specifico caso), l&#8217;altro giovane e spregiudicato, tanta fantasia in testa e nelle mani. Sto parlando di Menno Oliver e Christian Skovdal Andersen, e di due delle loro birre, entrambe incarnazioni (ognuna per la sua parte) della prassi birraria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Due che con i luppoli ci sanno davvero fare; uno &ldquo;moderno&rdquo; ma anche relativamente &ldquo;classicheggiante&rdquo; (in questo specifico caso), l&rsquo;altro giovane e spregiudicato, tanta fantasia in testa e nelle mani. Sto parlando di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/02/engels-de-molen-brouwerij/"><em>Menno Oliver</em> </a>e <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/02/01/christian-andersen-skovdal-il-birraio-dei-due-mondi/"><em>Christian Skovdal Andersen</em></a>, e di due delle loro birre, entrambe incarnazioni (ognuna per la sua parte) della prassi birraria &ldquo;luppolata&rdquo; molto in voga, di questi tempi. Due ottime birre, assolutamente non estreme, n&egrave; tantomeno palato-killer, espressioni entrambe di come si possano fare degli ottimi prodotti senza dover stupire (o stordire) a tutti i costi il&nbsp; &quot;cliente&quot;.<br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><i>&nbsp;</i></span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center; line-height: normal;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/beer-here-dark-hops.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7962" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/beer-here-dark-hops.jpg" style="width: 270px; height: 202px;" title="DarkHops" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><i>&nbsp;</i></span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">La <em><strong>Beer Here Dark Hops</strong></em> &egrave; la prima birra, danese per quanto riguarda la &ldquo;matrice&rdquo;, ma norvegese per quanto riguarda la produzione. <em>Christian</em> infatti ha &ldquo;fatto avere&rdquo; la ricetta di questa <em>black ipa</em> ai colleghi/amici/complici di <em>Grimstad</em>, dove la</span></span> <span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><strong><span>N&oslash;gne &Oslash;</span></strong></span></span><span _fck_bookmark="1" style="display: none;">&nbsp;</span><span style="font-size: 14px;"><span _fck_bookmark="1" style="display: none;">&nbsp;</span><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> ha i suoi impianti e da dove la <em><strong>Dark Hops </strong></em><a href="http://www.sheltonbrothers.com/beers/results.asp">parte (quasi tutta) per gli USA.</a> Trovarne qualche bottiglia dalle nostre parti non &egrave; cosa semplicissima, quindi, ma un consiglio: non ve la fare scappare se vi capita a tiro. Vale tutto quello che costa, fino all&rsquo;ultimo centesimo. Una <u><em>Black Ipa</em></u>, dicevo, &ldquo;stile&rdquo; birrario particolare, molto ammerigano ed estremamente intrigante. Anche se non perfettamente riconducibili a questo </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Dark-Hops_beer_full.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7973" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Dark-Hops_beer_full-200x300.jpg" title="Dark-Hops_beer_full" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">stile avevo gi&agrave; assaggiato due birre &ldquo;similari&quot;, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/13/bodacious-black-tan-hoppin-frog/"><strong><em>Hoppin&#39; Frog Bodacious Black &amp; Tan</em></strong></a> (che mi era tanto piaciuta) e la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/15/famole-strane/"><em><strong>De Molen Stout &amp; Hop</strong></em></a>, una stout &ldquo;pinosa&rdquo; strabiliante. A modo suo &ldquo;acchiappa&rdquo; tanto anche questa birra, con quei due <em><strong>Man in &hellip; Hops</strong></em> che campeggiano sulla riuscitissima label: nera come la notte (e come una stout), ma aromatica come una vera <em>IPA</em>, che al palato concede prima sensazioni tipicamente tostate/torrefatte e poi lo rifinisce con una bella pulizia luppolata, molto cromatica. Questo perch&eacute;, per brassarla, si impiegano il malto<em> Maris Otter,</em> malto di segale, orzo tostato, brown malt, zucchero di canna, luppolo <em>Saaz</em> e <em>Columbus</em> sia in infusione che in <em>dry hopping</em> (ottenuto con il solo <em>Columbus,</em> impiegato a piene mani). Il risultato? <strong>8,5%</strong> di ABV e <strong>80 </strong>IBU di luppoli tostati. Che non &egrave; un ossimoro, ma la sintesi di questa birra, ondivaga fra le due sue nature, ma lineare nella sua progressione. Scura,&nbsp; bella la schiuma, cremosa e &ldquo;alta&rdquo;, naso intrigante di luppolo, sapore inizialmente amaro, di cacao torrefatto, successivamente resinoso di luppolo. Molto avvolgente in bocca, lascia un lunghissimo retrogusto, che parte dalla liquirizia e dal caramello per arrivare al balsamico. Da non lasciarsi sfuggire. Davvero. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 8,5% vol.; <em><em>&copy;Alberto Laschi.</em></em></span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center; line-height: normal;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/de-molen-amarillo-lab.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7964" height="231" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/de-molen-amarillo-lab.jpeg" title="de molen amarillo lab" width="218" /></a></div>
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<p><![endif]--><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: rgb(35, 31, 32);">E&rsquo; birra da &ldquo;vetrina&rdquo;, nel senso che &egrave; capace di mettere in mostra (e regalare) il meglio della sagacia produttiva. Difficile trovarne di pi&ugrave; equilibrate in giro. Complicato (per chi brassa) averla come termine di paragone: fossi io, in questa situazione, ne avrei una grande soggezione. <em><strong>Amarillo</strong></em> si chiama questa superba <u><em>imperial/double IPA </em></u>olandese, perch&eacute; &egrave; quel luppolo, made in USA, che la caratterizza. Ma non &egrave; birra mono-luppolo ,nello stile di <strong>Mikkeller</strong>; altri luppoli, in quantit&agrave; comunque&nbsp; molto pi&ugrave; limitata, vengono usati, bilanciadone </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/de-molen-amarillo-bott.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full<br />
wp-image-7965" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/de-molen-amarillo-bott.jpeg" style="width: 83px; height: 310px;" title="de molen amarillo bott" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: rgb(35, 31, 32);">perfettamente il gusto. Ha la consistenza e la tessitura maltata di una triple ( <strong>9,2% </strong>di ABV non sono pochi, e in questo caso non sono assolutamente troppi) e la ricchezza aromatica di una <em>IPA</em>, per una perfetta &ldquo;quadratura&rdquo; del cerchio. Nel versarla quasi rimbalza dal fondo del bicchiere, ritornando prorompentemente in su e generando una quantit&agrave; enorme di schiuma, che rimane solida e compatta a lungo. E&rsquo; di un biondo arancio un po&rsquo; velato e invade il naso con un grande aroma resinoso, delicatamente erbaceo, stemperato solo in parte dalla inserzione di sfumature agrumate e di pompelmo. Quello che soddisfa di pi&ugrave; e per&ograve; il palato: ammorbidito inizialmente dal malto, setoso e vellutato, viene poi coinvolto in una bella sequenza di sensazione &ldquo;pinose&rdquo;, fruttate (sempre agrumi, ma anche frutta dalla polpa bianca) e alcoliche (di quelle che non &ldquo;bruciano&rdquo;ma &ldquo;riscaldano&rdquo;), che conducono assieme incontro ad un finale asciutto e leggermente rustico di luppoli. Non &egrave; una birra timida, e non &egrave; fatta per i timidi, ma non &egrave; neanche sfacciata, o, peggio, arrogante, come alcune produzioni giovanilistiche di questo segmento: &egrave; piena di sana energia, che regala fino alla fine. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 9,2% vol.; </span></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em><em>&copy;Alberto Laschi.</em></em></span></span><span style="font-size: 12pt; color: rgb(35, 31, 32);"><o:p></o:p></span></div>

<p class="FacebookLikeButton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.inbirrerya.com%2F2011%2F02%2F04%2Fcome-dosare-il-luppolo%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=yes&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;locale=it_IT" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height: 25px"></iframe></p>
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		<title>La &#8220;giostra&#8221; di Southern Tier</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 08:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Logo-Southern-tier.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-6730" height="71" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Logo-Southern-tier-300x71.png" title="Logo Southern tier" width="300" /></a></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Solo ieri ho menzionato la Jah*Va, oggi ancora un altro giro sulla &ldquo;giostra&rdquo; della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><em><strong>Southern Tier</strong></em>,</a> intendendo per giostra quel tourbillion di birre (<strong>27</strong>) che compongono il suo attuale, impressionante, portfolio birrario. Due birre che appartengono a due segmenti produttivi alquanto distanti fra di loro: la <em><strong>Southern Tier Pale Ale</strong></em>, una delle sette birre prodotte tutto l&rsquo;anno dal birrificio americano e la <em><strong>Southern Tier Cr&egrave;me Br&ucirc;l&eacute;e Imperial Milk Stout</strong></em> (tanto per non farsi mancare nulla, neanche nel nome), una delle cinque imperial stouts della linea &ldquo;<u><em>Black water</em></u>&rdquo;. <br />
	</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Southern-Tier-Pale-Ale.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-6731" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Southern-Tier-Pale-Ale-300x266.jpg" style="width: 210px; height: 187px;" title="stbc_2010 body labels_pale" /></a></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">La prima, una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><strong>APA</strong></a> che sembra una <strong>IPA,</strong> almeno al primo impatto. Sicuramente una birra bevibilissima e godibilissima, perfetta per la stagione pi&ugrave; calda (pensandola in prospettiva), brassata, come recita la label, con due soli malti e due soli luppoli. Questi &ldquo;pochi&rdquo; ingredienti per&ograve; sembrano avere, ciascuno, la capacit&agrave; di moltiplicare le proprie specifiche, perch&eacute; la<em><strong> Southern Tier Pale Ale</strong></em> (assaggiata alla spina all&rsquo;<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/12/via-3fonteinen-25-roma/"><em>Oktobeurfest</em></a> di <em>Roma</em>) &egrave; ben pi&ugrave; ricca e variegata di quanto uno si potrebbe aspettare. Una &ldquo;dolcezza di base&rdquo;, di origine </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/southern-tier-pale.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-6732" height="216" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/southern-tier-pale.jpg" title="southern-tier-pale" width="216" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&ldquo;maltata&rdquo;, la identifica immediatamente come una ottima <strong>APA,</strong> mentre la profusione di sensazioni luppolate, tutto meno che monotematiche, fanno invece girare le lancette della bussola verso la<em> West Coast</em> e la fervida, luppolatissima fantasia dei birrai di quelle parti. Bionda, leggermente dorata, con una schiuma fine e relativamente &ldquo;appiccicosa&rdquo;, regala all&rsquo;inizio un profilo aromatico dal robusto impianto erbaceo, arricchito progressivamente da svariate &ldquo;puntate&rdquo; fruttate e agrumate (pompelmo, mandarino &hellip;), che richiamano alla mente una moltitudine di piante. Anche i sapori sono altrettanti ricchi e &ldquo;movimentati&rdquo;: dal malto morbido e abboccato si passa anche qui ad un luppolato rinfrescante, abbastanza amaricante, sicuramente dissetante: anche qui tanto pompelmo, cedrina, mandarino che fanno inevitabilmente scattare il toto luppolo: ci sar&agrave; il <em>Cascade </em>o il <em>Willamette</em>, il <em>Tettnang </em>o il <em>Simcoe</em>? A chiunque l&rsquo;abbia bevuta, l&rsquo;ardua risposta. Assaggiata alla spina; alc. 6% vol.; <em>&copy;Alberto Laschi.</em> <br />
	</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/southern-tier-creme-brule.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-6733" height="159" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/southern-tier-creme-brule-300x159.jpg" title="southern tier creme brule" width="300" /></a></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Erano <strong>826</strong>, l&rsquo;avevo detto (adesso nel frattempo sono diventati <strong>828</strong>) i &ldquo;recensori&rdquo; su <em>Ratebeer</em> della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><em><strong>Southern Tier Choklat</strong></em>:</a> sono invece <a href="http://www.ratebeer.com/beer/southern-tier-creme-brulee-stout/90234/">&ldquo;solo&rdquo; <strong>799</strong> i recensori</a> di questa altra anomala, spettacolare <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><em>imperial stout </em></a>americana, la <em><strong>Cr&egrave;me Br&ucirc;l&eacute;e</strong></em>, brassata con malti <em>two-row pale ale</em> e <em>dark caramalt</em>, vaniglia e luppoli <em>Columbus</em> (per l&rsquo;amaro), e<em> Horizon</em> (per l&rsquo;aroma). Ma soprattutto, con lo zucchero di lattosio, il che consente ai produttori di &ldquo;dichiararla&rdquo; anche come<em> <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/01/quattro-tutte-in-un-botto-a-greve/">Milk Stout</a>.</em> La <u>cr&egrave;me br&ucirc;l&eacute;e</u> (<em>crema bruciata</em>) &egrave; in natura (cio&egrave; fra i pasticceri) un </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">dessert formato da una base di crema inglese cotta a bagno maria (nella quale si usa la panna liquida al posto del</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/southern_tier_creme_brulee_imperial_milk_stout.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-6738" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/southern_tier_creme_brulee_imperial_milk_stout-300x300.jpg" style="width: 175px; height: 175px;" title="southern_tier_creme_brulee_imperial_milk_stout" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> latte), sormontata da una sfoglia croccante di zucchero caramellato, che regala sensazioni morbide di caramello e zucchero &ldquo;bruciato&rdquo;; la <em><strong>Southern Tier Cr&egrave;me Br&ucirc;l&eacute;e</strong></em> tale equale, o quasi, fatte le debite proporzioni, ovviamente. La prima &egrave; una crema, la seconda &egrave; una birra, brassata nello stile delle<em> imperial stout</em>, che come tale aggiunge di suo anche le varianti dovute alla luppolatura, alla torrefazione dei malti, e una gradazione alcolica pi&ugrave; che importante (ABV di <a href="http://www.southerntierbrewing.com/beers.html"><strong>9,6</strong>% per la ditta</a>, <strong>9,2</strong>% per <em>Ratebeer</em>, di <strong>10</strong>% sulla bottiglia in mio possesso &hellip;). Impressionante la tipicizzazione dell&rsquo;aroma, che davvero ti fionda direttamente in pasticceria, per quella </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Southern-Creme-Brulee-Stout_beer_full1.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6735" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Southern-Creme-Brulee-Stout_beer_full1-200x300.jpg" title="Southern Creme-Brulee-Stout_beer_full" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">morbidezza dolce e penetrante che ricorda il caramello e la liquirizia (mi sono ritornate in mente anche le caramelle mou alla liquirizia della mia infanzia, che <a href="http://www.alberodellecaramelle.it/index.php?option=com_virtuemart&amp;page=shop.product_details&amp;flypage=shop.flypage&amp;category_id=11&amp;product_id=89&amp;Itemid=26">ancora qualcuno vende</a>), un aroma nel quale si affaccia anche la vaniglia e un po&rsquo; di caff&egrave;. Dopo averne apprezzato il colore (nero, con alcuni accenni rossastri) e verificata la scarsit&agrave; e volatilit&agrave; della schiuma, rimanere soddisfatti anche delle caratteristiche gustative della birra &egrave; tutt&rsquo;uno. Sembra davvero di bere un liquore digestivo, un vino rosso nobile barricato, comunque una birra di carattere, splendido oltretutto. Riempie di sostanza e calore bocca e palato, deposita la propria amarezza torrefatta e luppolata inizialmente sui lati della lingua, e poi sul fondo del palato, dove lascia una delicata patina maltata e alcolica che la rende presente a lungo. Resta una impressione finale di compiutezza e soddisfazione, per la bella sensazione di morbidit&agrave; che resta in bocca e per il calore tenue ma diffuso che lascia dopo averla bevuta. Bevuta per accompagnare una <a href="http://abagnomaria.blogosfere.it/2010/06/crema-catalana-vs-creme-brulee.html"><em>crema catalana</em></a>, si &egrave; rivelata, ovviamente, la &ldquo;morte sua&rdquo;. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc.9,6% vol (?).; <em>&copy;Alberto Laschi. </em></span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>p.s.: thanks, Alex, per la bottiglia &#8230;</em></span></span></p>

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		<title>Black Albert batch 0 per le gelatine di birra, Jah*Va per il birramisù</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 08:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; La madre di tutte le birre. O meglio, la birra dalla quale, nel complesso ed articolato range produttivo degli Struise, si sono generate (e si genereranno ancora) tutta una serie di filiazioni (vd. la serie delle Black Damnation). La Black Albert che &#232; anche la &#34;prima birra&#34; di un nuovo stile birrario (cos&#236; scrivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/blackalbert.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7395" height="162" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/blackalbert-300x162.jpg" title="blackalbert" width="300" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">La madre di tutte le birre. O meglio, la birra dalla quale, nel complesso ed articolato range produttivo degli <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=struise"><strong>Struise</strong></a>, si sono generate (e si genereranno ancora) tutta una serie di filiazioni (vd. la serie delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/12/09/gli-struise-in-birrerya/"><em><strong>Black Damnation</strong></em></a>). La <em><strong>Black Albert</strong></em> che &egrave; anche la &quot;prima birra&quot; di un nuovo stile birrario (cos&igrave; scrivono <em>Urbain &amp; Co</em>. sulla label): le <u><em>Royal Belgian stout</em></u>. A proposito di label: questa &egrave; davvero da incorniciare, spettacolarmente disegnata da <em>Vincent Hocquet</em>, noto tatuatore belga, che ha il <a href="http://www.beautifulfreaktattoo.com/">proprio atelier</a> a<em> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Saint-Idesbald">St.Idesbald</a></em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Saint-Idesbald">.</a> L&rsquo;<a href="http://www.inbirrerya.com/2007/11/07/black-albert/">avevo assaggiata </a></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/ebe1.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7396" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/ebe1.jpg" style="width: 112px; height: 159px;" title="ebe1" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.inbirrerya.com/2007/11/07/black-albert/">un po&rsquo; di tempo fa,</a> ma adesso, al suo rientro nel catalogo di <strong>Birrerya</strong>, valeva la pena di rifarsi un giro; tanto pi&ugrave; che &egrave; la &ldquo;<u><strong>batch 0</strong></u>&rdquo; di questa birra. La prima cotta in assoluto di questa birra venne prodotta in onore di<em> Jennifer</em> e <em>Chris Lively</em>, titolari del pluripremiato <a href="http://www.ebenezerspub.net/"><em>Ebenezer&rsquo;s pub</em></a> di<em> Lovell</em>, nel<em> Maine</em>, dove <em>Urbain</em> era stato (nell&rsquo;aprile del <strong>2007</strong>), portandoci la su prima <em><strong>Black Albert</strong></em>, in occasione della terza edizione del <em>Belgian Beer Festival</em>. Una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"><u><em>Imperial Russian stout </em></u></a>(cos&igrave; &egrave; meglio &ldquo;definibile&rdquo;), questa degli <strong>Struise</strong>, con quasi tre anni di invecchiamento sulle spalle, quindi,che l&rsquo;ha resa ancor pi&ugrave; tosta e corposa (da notare che sulla label &egrave; indicata una gradazione alcolica di <strong>10%,</strong> mentre quella &quot;reale&quot; &egrave; sempre stata di <strong>13% </strong>vol. alc.). E&rsquo; davvero una bella &ldquo;botta&rdquo;</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Black-Albert_beer_full.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-7397" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Black-Albert_beer_full-200x300.jpg" title="Black-Albert_beer_full" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> alcolica, un alcolico carico di sentori tostati, corposo, muscolare, che si fa affrontare con una qualche difficolt&agrave;. E&rsquo; una di quelle birre della serie &ldquo;prendetemi con calma&rdquo;, atrimenti ci si pu&ograve; fare del male. Non &egrave; che proprio asfalta, ma comunque satura con velocit&agrave;; non &egrave; arrogante, ma &egrave; comunque molto &ldquo;invadente&rdquo;, mescola caff&egrave;, liquirizia, cioccolata ad ogni pi&egrave; sospinto e c&rsquo;&egrave; bisogno, per ben apprezzarla, di un po&rsquo; di tempo fra un sorso e l&rsquo;altro. Non so se l&rsquo;invecchiamento le ha fatto bene, so che l&rsquo;ha resa austera e complessa, con il tostato/torrefatto che ha preso il predominio assoluto. Per &ldquo;diversificarla&rdquo; ho provato a farci la <u><em>gelatina di birra</em></u>: semplice da fare (la si pu&ograve; fare usando la colla di pesce o il fruttapec, per <a href="http://velleitario.myblog.it/archive/2010/11/27/gelatine-di-birra.html">il procedimento vedere qui</a>), ha dato come risultato delle vere e proprie &ldquo;mattonelle&rdquo; alla liquirizia/caff&egrave;, che, debitamente rotolate nello zucchero, offrono un gustoso contrasto dolce/amaro. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 13% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&copy;Alberto Laschi</em></span></span></div>
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<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern-tier-java.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-7398" height="192" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern-tier-java-300x192.jpg" title="southern tier java" width="300" /></a></div>
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<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">E&rsquo; quella, delle cinque birre appartenenti alla &ldquo;serie &ldquo; delle <u><em>Blackwater Imperial Stout</em></u>, che viene immessa sul mercato all&rsquo;inizio della primavera, a Marzo (la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/27/southern-tier-la-choklat/"><em><strong>Choklat</strong></em>,</a> fra quelle assaggiate, invece a Novembre). E per brassare la <em><strong>Jah*Va</strong></em> gli americani della<strong> Southern Tier </strong>hanno fatto ricorso ad un prodotto top-range: il caff&egrave; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jamaican_Blue_Mountain_Coffee"><strong>Jamaican Blue Mountain</strong></a>, uno dei pi&ugrave; pregiati al mondo. Cresce sulle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Blue_Mountains_%28Jamaica%29"><em>Blu Mountain</em></a> della <em>Giamaica</em>, sopra i <strong>2.500 </strong>mt. di </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Jamaica_Blue_Mountain_Coffee_9494.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7399" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/Jamaica_Blue_Mountain_Coffee_9494-300x247.jpg" style="width: 211px; height: 175px;" title="Jamaica_Blue_Mountain_Coffee_9494" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;">altitudine, su di un terreno lavico, dove la densa copertura di nuvole (ma con scarse precipitazioni) prolunga per pi&ugrave; di <strong>10 </strong>mesi la maturazione del caff&egrave;, dai chicchi pi&ugrave; grossi e pi&ugrave; &quot;gustosi&quot; rispetto a quelli di altre variet&agrave;. Un vero e proprio caff&egrave; &ldquo;<em><u>DOC</u></em>&rdquo;, tutelato adeguatamente dal governo giamaicano, vendutissimo in <em>Giappone</em>, che si accaparra il <strong>90% </strong>delle esportazioni di questo caff&egrave;. Quindi, quelli della <strong>Southern Tier</strong> si sono dovuti dare da fare per accaparrarsi in maniera continuativa la quantit&agrave; di caff&egrave; necessaria per dare vita a questa splendida, complessa, &ldquo;gustosa&rdquo; birra, presente anch&rsquo;essa nel catalogo di <strong>Birrerya</strong>. Assieme al caff&egrave; gli americani &ldquo;mescolano&rdquo; nel tino di bollitura anche malto two-row pale, caramalt, malto chocolat, malto black, orzo tostato e i luppoli <em>Cascade</em> e <em>Columbus</em>. L&rsquo;insieme &egrave;</span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern_tier_jahva_imperial_coffee_stout-big.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-7400" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/01/southern_tier_jahva_imperial_coffee_stout-big-300x300.jpg" style="width: 195px; height: 195px;" title="southern_tier_jahva_imperial_coffee_stout big" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"> effettivamente molto intrigante, con il ruolo di protagonista interpretato dal caff&egrave;, che sale evidente al naso e invade massicciamente bocca e palato. Un caff&egrave; non stucchevole n&eacute; preponderante, per&ograve;; in questo sta la bravura del mastro birraio, che &egrave; riuscito a legare insieme tutti questi &ldquo;ingredienti&rdquo;, riservando al luppolo e ai malti il ruolo di riequilibratori dell&rsquo;insieme. Un bell&rsquo;amaro tostato e torrefatto, caff&egrave; acuto e &ldquo;liquoroso&rdquo;, un tocco di liquirizia, ma anche una bella pulizia finale, con i luppoli che attenuano con eleganza la nota torrefatta del caff&egrave;.&nbsp; L&#39;ho usata per &ldquo;assemblare&rdquo; (ed accompagnare) il <u><em>Birramis&ugrave;</em></u> di fine anno, con i pavesini inzuppati nella sola birra (non c&rsquo;era, ovviamente, bisogno di altro caff&egrave;) e con un pochino di birra fatta &ldquo;percolare&rdquo; sul fondo del bicchierino, assieme alla crema. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 10,6% vol.; </span></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>&copy;Alberto Laschi</em></span></span></div>
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<p><span class="longtext"><span style="background: none repeat scroll 0% 0% white;"><o:p></o:p></span></span></p>
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<p><span _fck_bookmark="1" style="display: none;">&nbsp;</span><span _fck_bookmark="1" style="display: none;">&nbsp;</span></p>

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