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	<title>inbirrerya &#187; duvel</title>
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		<title>Ce n&#8217;è tanto di posto &#8230; per tutte</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 05:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">In <em>Belgio</em> ancora continuano, con toni sorprendentemente accesi. E se le stanno dicendo papali papali, sul futuro della birra da quelle parti. Avevano cominciato quasi contemporaneamente allo <b>Zythos</b>, con <i>Kuaska</i> nel ruolo di <i>defensor </i>della tradizione belga, nei confronti di alcune temerarie affermazioni del pur belgissimo <i>Joris Pattyn</i>, che non vedeva un gran futuro birrario per il Belgio, intravedendolo invece da altre parti. E le battute e/o le affermazioni sintetiche di allora si sono trasformate in veri e propri articoli di fondo, con un botta e </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/joris-pattyn.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-8774" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/joris-pattyn.jpg" style="width: 229px; height: 172px;" title="joris pattyn" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">risposta (alla lontana) fra lo stesso <i>Joris</i> e <i>Filip Geerts</i> di <b>Belgianbeerboard</b>. I<a href="http://ratebeerians.hoppress.com/2011/03/28/a-tale-of-two-festivals/">n un articolo lungo ed &ldquo;articolato&rdquo;</a>, <i>Joris</i> ha fatto un lungo ed approfondito raffronto fra le produzione birrarie che hanno animato i due diversi festivals &ldquo;incriminati&rdquo; (<b>Zythos</b> e <b>ACBF</b>), ribadendo con ancor pi&ugrave; forza le proprie convinzioni. Troppe <i>brouwerij/beerfirma/beersellers</i> in Belgio, spesso ostaggio (produttivamente parlando) delle majors birrarie, che condizionano pesantemente gusti e mercato. Poca voglia di innovare, tradizione un po&rsquo; troppo &ldquo;tradizionale&rdquo;, poca curiosit&agrave; degustativa, nessun tipo di collaborazione fra i birrai: questo il panorama un po&rsquo; piatto che<em> Joris</em> descrive del Belgio, visto attraverso la lente d&rsquo;ingrandimento dello <b>Zythos</b>. Una serie &ldquo;apparentemente infinita&rdquo; di birre mediocri e noiose,&nbsp;poca emozione fra i banchi dello Zythos, pochissime gemme. Tutt&rsquo;altra storia dalle parti dell&rsquo;<b>ACBF</b>, per lui molto pi&ugrave;</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-zythos-+-+pre.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-8775" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-zythos-+-+pre-300x164.png" style="width: 234px; height: 129px;" title="Logo zythos + +pre" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> gratificante: un nuovo mondo, fatto di un nuovo approccio mentale, fatto di collaborazioni, di voglia di sperimentare e condividere; una bella festa di &ldquo;neuroni birrari&rdquo;, per un festival &ldquo;gonfio&rdquo; di birre superbe, di sapori emozionanti e di gente entusiasta. E&rsquo; questo il futuro vero, per <i>Joris</i>: un nuovo entusiasmo e una nuova metodologia, pi&ugrave; collaborazione ed innovazione, la necessit&agrave; di stare al passo dei tempi, cosa che (secondo lui) ha capito alla perfezione <i>Dirk Naudts</i>, il <i>genius loci</i> della <b>De Proef</b>; molto meno lo ha capito tutta la truppa della <b>Belgian Family Brewers</b> (solo per fare un paio di nomi). La difesa d&rsquo;ufficio se l&rsquo;&egrave; assunta <a href="http://belgianbeerboard.com/"><b>Belgian Beer Board</b> c</a>he, nella figura del suo curatore, in un lungo post di riposta, ha difeso la &ldquo;belgicit&agrave; birraria&rdquo;, pur non disprezzando la novit&agrave;. A patto per&ograve; di non mettere sullo stesso piano <b>Zythos</b> e <b>ACBF</b>: sarebbe come paragonare le mele con le pere. E fin qui, ci si pu&ograve; anche stare. Cita <i>Kuaska</i> e il famoso concetto (ormai di pubblico dominio internazionale) di <i><u>birre &#8211; disneyland</u></i>, indicando nella location di <b>ACBF</b> il vero <b><i>Disneyland Craft Beer Fest</i></b>, il paese dei balocchi per queste birre. Che non disprezza, <i>Geerts</i>, che riconosce in effetti come innovative, particolari e collaborative, ma anche troppo estreme (alcune) e introvabili </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-Belgian-family-brewers.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-8776" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-Belgian-family-brewers.jpeg" style="width: 166px; height: 166px;" title="Logo Belgian family brewers" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">(molte) per la maggior parte dei bevitori. Difficile pensare a questa nicchia come al futuro, dice lui: anche perch&eacute; &egrave; una nicchia troppo costosa. La birra belga invece da sempre si &egrave; fatta vanto di essere birra per tutte le tasche, di alto livello, ma anche popolare, come solidamente popolare &egrave; l&rsquo;elegante tradizione delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/21/la-leffe-il-pesce-fresco-e-la-huyghe/"><b>Belgian Family Brewers</b>.</a> No ai mini/micro brouwerij come lo spiraglio per il futuro, ma ancora e ancora tradizione, dice lui, della quale fa svariati (e splendidi) esempi. </span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Quindi la &ldquo;solita&rdquo; diatriba fra il nuovo che avanza e il vecchio che cerca di difendersi? Molto pi&ugrave; seriamente il confronto, serio e importante, fra due modi (e mondi) di fare birra, apparentemente in rotta di collisione.</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Ma c&rsquo;&egrave; posto per tutte, dico io, ce n&rsquo;&egrave; tanto di posto &hellip;<br />
	</span></span></div>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-duvelMoortgat.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-8777" height="90" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-duvelMoortgat.png" title="Logo duvelMoortgat" width="210" /></a></p>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.hbvl.be/nieuws/geldzaken/aid1029920/duvel-moortgat-tapt-extra-winst.aspx">E di posto se n&rsquo;&egrave; fatto, e tanto, <b>Duvel &nbsp;Moortgat</b></a>, che ha reso noti i fondamentali del <b>bilancio</b> <b>2010</b>. Utile netto di 18,9 milioni di euro (+<strong> 27%</strong> rispetto al 2009), per un totale di vendite che si &egrave; assestato a 141,7 milioni di euro (+<strong> 21,2%</strong> rispetto al 2009), con il volume di vendite cresciuto del <strong>13,5%</strong>. Il mercato belga ha assorbito circa il <strong>50%</strong> di tutta la birra venduta; <b><i>Duvel </i></b>rimane il loro marchio pi&ugrave; venduto (+ <strong>7,2% </strong>rispetto al 2009), ma enorme il miglioramento del fatturato di <b>Chouffe</b> (+ 31,7%) e <b>Ommegang</b> (+ 46,6%); devo dire, per&ograve;, che mi sono imbattuto, ultimamente, in alcune <b><i>La Chouffe</i></b> davvero inquietanti &hellip;&nbsp;</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/brouwerij-boelens-verzevenvoudigt-zijn-capaciteit_5_460x0.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-medium wp-image-8778" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/brouwerij-boelens-verzevenvoudigt-zijn-capaciteit_5_460x0-300x186.jpg" style="width: 216px; height: 135px;" title="brouwerij-boelens-verzevenvoudigt-zijn-capaciteit_5_460x0" /></a></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Anche un altro, in Belgio, si &egrave; allargato, ultimamente; un altro che la gente del <b>Villaggio</b> conosce bene. <a href="http://www.gva.be/oost-vlaanderen/sint-niklaas/guid/1010df10-4785-4e92-a2c0-cfdbc7014621.aspx"><b><i>Kris Boelens</i></b> ha allargato i cordoni della borsa e si &egrave; comprato un nuovo impianto</a>: adesso pu&ograve; produrre fino a <b>5.000</b> lt. di birra al giorno, mentre il vecchio impianto gliene permetteva solo <b>700 </b>lt. Un decisivo salto in avanti quindi per <i>Kris</i>, che adesso &egrave; &ldquo;costretto&rdquo; a pensare in grande, visto la capacit&agrave; produttiva cos&igrave; drasticamente aumentata. Il vecchio, caratteristico impianto in mattoni non &egrave; stato smantellato (sarebbe stato un vero peccato!) e gli servir&agrave; come impianto-pilota, dove sperimentare le eventuali nuove ricette.</span></span></div>

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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 07:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Interrompiamo&#8221;, solo per questo post, la settimana della &#8220;celebrazione&#8221; della tradizione birraria tedesca; qui di seguito alcune interessanti news birrarie dal Belgio (e dalla Danimarca).</p>
<p>La prima riguarda un famoso birrificio di <em>Bruges</em>, l&#8217;unico rimasto all&#8217;interno della cinta muraria cittadina, il <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/11/12/brouwerij-halve-maan/"><em><strong>De Halve Maan</strong></em></a>. Dopo aver messo mano &#8220;pesantemente&#8221; al portafoglio, sborsando 4 milioni di euro per il nuovo impianto di imbottigliamento e per i nuovi impianti di stoccaggio, adesso capaci di ben <strong>320.000</strong> litri, il direttore commerciale <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/LogoDehalveMaan-300x238.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5650" title="LogoDehalveMaan-300x238" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/LogoDehalveMaan-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a>Xavier Venneste</em> ha annunciato l&#8217;avvenuta prima cotta di una nuova birra del birrificio, la <em><strong>Quadrupel Straffe Hendrik</strong></em>. Dopo essere ri-diventati i produttori della &#8220;classica&#8221;<em><strong> </strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/22/straffe-hendrik/">Triple Straffe Hendrik</a></em> (la cui ricetta era passata in diverse mani), nel tentativo di esaudire le pressanti richieste del mercato americano (significativamente importante per il birrificio di<em> Bruges</em>) che erano orientate verso la creazione ed immissione sul mercato di una birra ancor più robusta, i  mastri birrai della <em>De Halve Maan</em> hanno messo mano a questa nuova birra, della quale sono già pronti i primi <strong>300</strong> hl. che a breve verranno immessi sul mercato. Non prima però di aver definito la grafica della nuova label, la quinta del birrificio, che ha nella linea delle <em><strong>Brugse Zot</strong></em> il proprio prodotto di punta (anche economico, visto che rappresenta attualmente l&#8217;80% del fatturato). <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=NG2VG5NJ">Notizia di non molti giorni fa</a>, il birrificio di <em>Bruges</em> ha firmato un accordo di partnership con un importatore cinese (<em>Lu Bu Kuang Ren Ri</em>), accordo che permetterà di esportare proprio la <em>Brugse Zo</em>t in Cina, alla conquista, quindi del più grande mercato birrario del mondo.</p>
<p>Un&#8217;altra notizia riguarda il birrifcio <a href="http://www.brasseriedelasenne.be/"><em><strong>De La Senne</strong></em></a>, da tempo impegnato in un  laborioso e complesso trasferimento dei propri impianti di produzione a Molenbeek, in ambienti più ampi e funzionali rispetto ai precedenti. La foto (e il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/sennecasks.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5651" title="sennecasks" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/sennecasks.jpg" alt="" width="280" height="210" /></a>post) ccontenuti nel <a href="http://www.thirstypilgrim.com/2010/09/one-hundred-casks-of-future-joy.html">blog <em>Thirsty  Pilgrim</em></a> danno conto di un paio di notizie importanti: intanto che il birrficio doverbbe iniziare in questi primi giorni di ottobre la nuova produzione nella nuova location. Location (e questa è la seconda notizia) che si è arricchita della presenza di ben<strong> 20</strong> botti provenienti dalla <em>Borgogna</em> e dalla <em>Côte du Rhone,</em> parte di uno stock di <strong>100, 80</strong> delle quali sono andate a finire nelle mani di <em>Jean Van Roy</em> di <em>Cantillon </em>(ritratto nella foto assieme a <em>Yvan De Baets</em>). Questo apre, forse, più di uno spiraglio su ipotesi di future collaborazioni fra i due birrifici, ma conferma anche un presente già chiaro: come<a href="http://www.cronachedibirra.it/birre/3144/e-ora-unocchiata-alle-novita-dallestero/"> anticipato da Cronachedibirra</a>, è infatti già disponibile per l&#8217;America la <em><strong>Wadesda #1</strong></em>, un blend maturato in botte e rifermentato in bottiglia fra un <em>lambic</em> di <em>Cantillon</em> e la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/17/zinnebir-x-mas-2009-e-jambe-de-bois-brasserie-del-la-senne/"><em>Jambe de Bois</em></a> di casa <em>De La Senne.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/rodenbach-vintage.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5652" title="rodenbach-vintage" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/rodenbach-vintage-300x262.png" alt="" width="152" height="133" /></a></p>
<p><em>Rodenbach</em>, e la <em><strong>Rodenbach Vintage 2008</strong></em>. <em>Rudi Ghequire</em>, brewmaster della brouwerij di <em>Roeselare</em>, ha annunciato la disponibilità (prima sul mercato americano, ai primi di novembre, e in seguito su quello europeo) della <em>Rodenbach Vintage 2008</em>, il frutto dell&#8217;imbottigliamento del contenuto (dopo due anni di invecchiamento) della botte n° <strong>96 </strong>della sterminata e mitologica cantina di Rodenbach (per la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/21/hopus-rodenbach-vintage-2007/"><em>Vintage 2007,</em></a> la botte &#8220;svinata&#8221; era stata invece la <strong>230</strong>). Il numero totale delle bottiglie immesse sul mercato è di <strong>30.000</strong>; speriamo di acchiapparne almeno una &#8230;</p>
<p>Saranno invece <strong>65.000</strong> le bottiglie di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/03/tutta-roba-pesa/"><em><strong>Duvel Tripel Hop</strong></em></a> immesse sul mercato a giorni dalla <em>Duvel Moortgat</em>. E&#8217; il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/duvel-triple-label.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5653" title="duvel-triple-label" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/duvel-triple-label.jpg" alt="" width="103" height="150" /></a>ritorno sugli scaffali di una birra, la <em><strong>Tripel Hop</strong></em> appunto, che fece furore tre anni fa, quando in pochissimo tempo furono vendute tutte e <strong>22.000</strong> le bottiglie allora prodotte. Molta gente però rimase a &#8220;becco asciutto&#8221;, perchè la birra non ritornò sugli scaffali: i programmi della <em>Duvel</em>, allora, erano quelli di non rimetterla più in produzione. La tipica birra &#8220;one shot&#8221;, e finita lì. <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/05/la-smiske-gli-smisje-e-facebook/">Come avevo già scritto</a>, un folto numero di appassionati mise su un gruppo su facebook finalizzato a perorare la causa del nuovo &#8220;ri-brassaggio&#8221; della birra, così tanto desiderata. Ci sono voluti più di due anni, ma alla fine ci sono riusciti, e <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=2V306DSR">sono stati i primi </a>ai quali l&#8217;amministratore delgato di <em>Duvel</em>, <em>Michel Moortgaat</em>, ha consegnato i primi esemplari delle nuove bottiglie.</p>
<p>Della serie &#8220;la fantasia al potere&#8221;. Forse mancava nel panorama internazionale della produzione birra<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Mikkeller_Koppi_front_US.png"><img class="size-medium  wp-image-5654 alignright" title="Mikkeller_Koppi_front_US" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Mikkeller_Koppi_front_US-300x227.png" alt="" width="209" height="159" /></a>ria, una birra così: ci pensa <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/26/mikkeller-2/"><em>Mikkel Borg Bjergsø</em></a>, nume tutelare di <a href="http://www.mikkeller.dk/"><em>Mikkeller</em> </a>(il &#8220;birraio nomade&#8221;, visto che brassa sempre in casa di altri, in giro per il mondo), a riempire questo vuoto. Sta già lavorando (da <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/06/26/de-proef-brouwerij/"><em>De Proef</em></a>) ad una &#8220;<em><strong>caffè IPA</strong>&#8220;</em>, che sarà pronta per essere commercializzata all&#8217;inizio di questo inverno, e alla quale ha &#8220;imposto&#8221; il nome di <em><strong>Kop</strong></em><em><strong>pi</strong></em>. La notizia l&#8217;ha rilasciata il sempre ben informato <a href="http://beernews.org/2010/09/mikkeller-koppi-coffee-ipa-coming-this-winter/"><em>Beernews </em></a>, rivelando anche alcuni particolari produttivi: sarà brassata (e imbottigliata nel formato 0,750) con l&#8217;aggiunta del caffè <a href="http://www.roastmasters.com/guji.html">etiope <em>Guji Natural</em></a>, fornito, dopo averlo torrefatto, dalla ditta svedese specializzata <a href="http://www.koppi.se/"><em>Koppi,</em></a> e con il luppolo americao <em>Tomahawk</em>. Non ci resta che aspettare &#8230;</p>
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</tr>
</tbody>
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		<title>Oud Bruin e Flamish red ale, con sorpresa finale</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 08:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Oud bruin, Flemish red ale</em></strong>: birre acetose, dalla fermentazione mista &#8230; Se facessimo un salto di non più di <strong>200</strong> anni nel passato belga, ci ritroveremo a sorseggiare quasi solo ed esclusivamente <strong><em>oud bruin</em></strong>. Nel presente, infatti, i birrai lavorano ormai con ricette più che codificate; nel passato, invece, i produttori di birra non andavano alla ricerca <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/10127.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4227" title="10127" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/10127.jpg" alt="" width="183" height="194" /></a>di un preciso stile birrario, ma si ponevano il solo obbiettivo di farla, la birra. E il risultato che spesso scaturiva da questa modalità produttiva era proprio questo tipo di birra. Ad oggi questo “antico” stile birrario sopravvive soprattutto nella regione delle <em>Fiandre Orientali</em>, in particolare nei pressi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Oudenaarde"><strong><em>Oudenaarde</em></strong></a> (dove l’acqua dura di quelle parti si rivela particolarmente adatta), grazie alla passione e alla sapienza di quei pochi produttori ancora molto legati alla tradizione. Le <strong><em>oud bruin</em></strong> sono birre dal carattere particolare, dolci e acidule allo stesso tempo, nelle quali è facile ritrovare sentori lattici e acetici che  le fanno accostare all’altro, complicato e splendido mondo delle birre “strane” del Belgio, quello delle <strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/page/4/?s=lambic">lambic</a>.</em></strong><em><strong> </strong></em>Le <strong><em>Oud bruin</em></strong> (“<em>vecchia scura</em>”) si presentano con colore scuro, poca carbonazione e una moderata acidità, oltre a dimostrare un corpo medio-leggero e un tenore alcolico altrettanto moderato. L’acidità è equilibrata dal dolce del malto e dal fruttato di esteri; la luppolatura è leggera e usata più come conservante che come aromatizzante. Il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/38449.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4228" title="38449" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/38449-300x224.jpg" alt="" width="263" height="196" /></a>carattere acido o acetico nasce da una combinazione di fattori. Quando ancora non si conosceva il ruolo dei lieviti, la birra fermentava grazie ai microrganismi che entravano in contatto con il mosto; la successiva maturazione in botti contribuiva ancora di più a far sviluppare i lieviti selvaggi e i batteri lattici, che insieme conferiscono il gusto particolare al prodotto finale. Anche il colore deriva dalla tradizione, e dai suoi “limiti”. Privi delle attrezzature specifiche, i primi mastribirrai non erano in grado di controllare perfettamente la temperatura con la quale si tostava l’orzo; si arrivava comunque, in qualche modo, ad ottenere anche malti rossicci o bruni. In aggiunta, si lasciava bollire per un tempo maggiore (rispetto ad oggi) il mosto: questo procedimento contribuiva alla caramellizzazione dello zucchero presente, con il risultato finale che portava ad ottenere birre rossicce o scure.</p>
<p>Già nel nome, comunque, è indicata la “natura” del prodotto: è <em>vecchia</em> perché il processo di invecchiamento è molto lungo, fino ad occupare un intero anno. La seconda fermentazione  richiede infatti fino ad un mese di tempo, ed è <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/liefmans_billboard_200.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4229" title="liefmans_billboard_200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/liefmans_billboard_200.jpg" alt="" width="200" height="134" /></a>seguita da un affinamento in bottiglia che può durare  alcuni mesi. E’ proprio l&#8217;invecchiamento prolungato che permette ai lieviti e batteri di sviluppare il caratteristico sapore agrodolce di questo stile. Le birre che fanno range in questa categoria? Qusasi tutte quelle della <a href="http://www.liefmans.be/">Liefmans</a> (oggi proprietà di <em>Duvel Moortgat</em>) la <em>Odnar</em>, la <em>Goudenband </em>e la<em> Oud Bruin</em>, <em>la Roman Special</em>,  la <em>Petrus oud bruin</em>,  la <em>Cnudde bruin</em>,  <em>la Felix Oudenaards Oud Bruin</em>. La <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/03/10/ecco-qua-la-cosmos-porter/">Cosmos di De Dolle</a> è scomparsa, così improvvisamente come era comparsa; &#8220;curioso&#8221; rileggere, alla luce del concetto di <strong><em>oud bruin</em></strong>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/06/29/viaggio-nellacido-lattico-di-una-oerbier/">l&#8217;interessante report</a> di Filip Geerts sull&#8217;acido lattico nella <em>Oerbier</em>.</p>
<p>Sempre nelle <em>Fiandre</em>, ma questa volta nella loro parte<em> occidentale</em>, troviamo le “cugine” delle <strong><em>oud bruin</em></strong>, e cioè le <strong><em>Flemish red ale</em></strong> (<em>birre rosse fiamminghe</em>). Birrificio di riferimento? Uno, e uno solo: <a href="http://www.palm.be/rodenbach.php"><em>Rodenbach</em></a> di Roeselare (oggi di proprietà della <em>Palm</em>). Caratteristica principale? Oltre al lievito, per la fermentazione, viene aggiu<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/Logo-Rodenbach-RVB.jpg"><img class="alignright size-full  wp-image-4230" title="Logo-Rodenbach-RVB" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/Logo-Rodenbach-RVB.jpg" alt="" width="171" height="137" /></a>nto il <em>Lactobacillus</em> che contribuisce all&#8217;acetosità della birra. In più la maturazione in botti di rovere per almeno un anno e la miscelazione, prima dell&#8217;imbottigliamento, con una birra più giovane fa nascere uno stile che si ama o si odia. L&#8217;aroma è un mix complesso di frutta: agrumi, ciliegie, prugne, uva passa e anche alcuni sfumature di vaniglia o cioccolato. Al gusto invece spicca l&#8217;acidità e una certa acetosità. Le birre che fanno range: <em><a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/rodenbach.html">Rodenbach</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/rodenbach-gran-cru.html">Rodenbach Gran Cru</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/21/hopus-rodenbach-vintage-2007/">Rodenbach Vintage,</a> Vichtenaar di Verhaeghe, Duchesse de Bourgogne, Bacchus di van Honsebrouck.</em></p>
<p>Alcune di queste (on draft) al <em><strong>prossimo Villaggio della Birra</strong></em>, in un corner solo ad esse dedicato.</p>

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		<title>Birre Kameleon, un utile &#8220;ripasso&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 07:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bart  Desaeger è ormai un &#8220;ospite fisso&#8221; del Villaggio della Birra, ogni anno non fa mancare le sue birre e la sua presenza. Ho avuto l&#8217;occasione, grazie al nuovo &#8220;rifornimento&#8221; del magazzino di Birrerya, di riassaggiare dopo un po&#8217; di tempo tutte le sue birre &#8220;classiche&#8221; (amber, triple, ginseng) con in più la sua nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bart  Desaeger</em> è ormai un &#8220;ospite fisso&#8221; del Villaggio della Birra, ogni anno non fa mancare le sue birre e la sua presenza. Ho avuto l&#8217;occasione, grazie al nuovo &#8220;rifornimento&#8221; del magazzino di <a href="http://www.birrerya.com/"><em><strong>Birrerya</strong></em></a>, di riassaggiare dopo un po&#8217; di tempo tutte le sue birre &#8220;classiche&#8221; (<em>amber, triple, ginseng</em>) con in più la sua nuova creazione, che per la prima volta <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/136-3681_IMG.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4213" title="136-3681_IMG" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/136-3681_IMG-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a>oltrepassa i confini del Belgio, ossia la <em>donker</em>. Di tutte queste darò conto qui di seguito, valide espressioni di quel movimento birraio belga fatto di una miriade di microbirrifici che da anni <em><strong>Birrerya </strong></em>si fa vanto di importare in Italia. Le <strong><em>birre del Camaleonte</em></strong> (che compare in ciascuna delle labels), perchè nessuna delle sue birre è uguale all&#8217;altra, cambiano pelle sempre, proprio come fa il camaleonte. Tutte rigorosamente certificate <em>Bio</em>, perchè <em>Bart</em> ha sempre voluto caratterizzarle in questo modo, cioè con l&#8217;uso di materie prime rigorosamente biologiche. Lui che di mestiere fa il tecnico di laboratorio alla <strong><em>Duvel</em>,</strong> e che quindi tutti i giorni ha a che fare con l&#8217;altra faccia della medaglia della produzione birraria, quella maxi. Lui, invece,  è veramente micro: ce ne siamo accorti andando a trovarlo più di una volta nel minuscolo paesino di <em>Barsel</em>, dove dal <strong>1996</strong> <em>Bart </em>risiede e produce, in una vecchia casa di campagna ristrutturata. Non brassa più di tre/quattro volte al mese, ponendo una grande attenzione a tutte le fasi del processo produttivo, lui che si è laureato alla famosa Università di Lovanio; e oltre a brassare, da non più di un paio di anni serve le prorpie birre anche nel minuscolo pub di casa sua, che ha ricavato riadattando a tale scopo una stanza della propria abitazione. Oltre all&#8217;uso di materie prime biologiche, le birre di <em>Bart</em> si distinguiono anche per il loro carattere luppolato, e per l&#8217;uso delicato di spezie, altra sua grande passione.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kamginseng.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4214" title="kamginseng" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kamginseng.jpg" alt="" width="200" height="141" /></a></p>
<p>Muovendosi per gradazione di colore, la prima birra del range è la <em><strong>Kameleon Ginseng</strong></em>, nella quale vengono aggiunte radici tritate di <em>ginseng </em>(il cui nome scientifico è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Panax"><em>Panax</em>,</a> dal quale deriva il termine <em>panacea</em>). La pianta che cura tutto, quindi, in questa birra bionda, o meglio <em>biondina</em>, leggermente velata, e dalla schiuma fine e cremosa. La caratterizzazione data dal ginseng l&#8217;ho trovata più spiccata di atre volte, con una che di floreale e leggermente speziato che si fa notare sia al gusto che all&#8217;aroma (soprattutto al gusto). Leggera e beverina, la meno luppolata di tutte le birre <em>Kameleon</em>, che regala un finale delicatamente abboccato e floreale. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6,5% vol.;<em> </em>©Alberto Laschi.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kamtrip.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4215" title="kamtrip" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kamtrip.jpg" alt="" width="200" height="140" /></a></p>
<p>La <em><strong>Kameleon Triple</strong></em> è la sua birra più famosa, ed apprezzata. Rivela, come sempre, una luppolatura tosta, senza mezzi termini, ottenuta con l&#8217;impiego di luppoli classici della zone belga di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Poperinge"><em>Poperinge</em></a>, che le regalano una asciuttezza decisa ed uno spiccato carattere erbaceo. Robusta di alcool (<strong>8,5°</strong>) è birra che va affrontata con il dovuto rispetto, perchè corposa e relativamente complessa. Decisa la carbonazione, anche in questo caso il colore è un biondo leggermente velato, e la schiuma la corona degnamente con un bel cappello stabile e cremoso. Lunga la corsa finale, nella quale si fanno apprezzare note citriche abbastanza marcate e un bel lievito, piccante e pizzichino. Un po&#8217; sullo stile della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/01/due-nuovevecchie-saison/"><em>Saison d&#8217;Erpe Mere</em></a>, ultimamente assaggiata, e della &#8220;prima&#8221; <em>Duvel</em>. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8,5% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kamamb.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4216" title="kamamb" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kamamb-300x185.jpg" alt="" width="207" height="129" /></a><br />
</em></p>
<p><em>La <strong>Kamelon Amber </strong></em>è classificata come <em><a href="http://www.ratebeer.com/beerstyles/belgian-ale/12/">belgian ale</a>,</em> ma è inglese, nel cuore e nel carattere, molto più simile, a mio parere, ad una classica<em> <a href="http://www.ratebeer.com/beerstyles/bitter/20/">bitter.</a></em> Confermata la presenza di malti appena tostati e di una luppolatura non tenue, decisa e diffusa, che la rendono non astringente, ma asciutta e dissetante. Da un bel colpo di &#8220;spugna&#8221; al palato, che si ritrova fresco e pulito, dopo che anche il naso ha potuto apprezzare il carattere lineare e regolare della birra, che presenta un bouquet snello e fresco di luppolo e frutta secca tostata. Finisce svelta e rinfrescante, dopo essersi presentata con un bel colore ambrato e una schiuma fine e non molto persistente. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kameleon-donker3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4217" title="kameleon-donker3" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/06/kameleon-donker3-300x220.jpg" alt="" width="197" height="144" /></a><br />
</em></p>
<p>L&#8217;ultima arrivata in Italia, fra le birre di <em>Bart</em>, è la <em><strong>Kameleon Donker</strong></em>, una scura di <strong>6°</strong>, imbottigliata nel formato 0,75. E&#8217;, forse, la birra che esce un po&#8217; di più dai canoni &#8220;luppolati&#8221; della produzione <em>di Bart</em>, poichè si rivela subito una birra nettamente caratterizata da malti caramellati e da un fruttato deciso. Poco luppolo, una carbonazione non marcata, un bel colore marrone tonaca di frate. Al naso e al palato netti i sentori abboccati del malto, dello zucchero candito e  della frutta rossa matura, non astringente, con un leggero tostato che aiuta molto a ripulire il palato e la lingua nel finale calmo ed equilibrato. Si percepisce un&#8217;alcolicità maggiore rispetto a quella dichiarata, insolitamente bassa per una<em> belgian ale</em> (per me assomiglia molto di più ad una dubbel). Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6% vol.; <em>©Alberto Laschi. (</em>p.s. questa birra è disponibile solo presso il locale di Bibbiano, il <a href="http://www.tntpub.it/">Tntpub</a><em>)</em></p>

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		<title>Tutta roba &#8220;pesa&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 09:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima, la Duvel Tripel Hop: ne avevo parlato, in un post ad essa dedicato, quasi due anni e mezzo fa, in occasione del suo lancio sul mercato internazionale. Birra ad edizione limitata, bottiglia serigrafata, molto elegante, birra più che robusta, particolare, brassata con tre tipi di luppolo (Saaz, Amarillo e Styrian Goldings). 20.000 bottiglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>prima</strong>, la <em><strong>Duvel Tripel Hop</strong></em>: ne avevo parlato, in<a href="http://www.inbirrerya.com/2007/11/03/duvel-tripel-hop/"> un post ad essa dedicato</a>, quasi due anni e mezzo fa, in <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/duveltriplehop-706669.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3927" title="duveltriplehop-706669" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/duveltriplehop-706669-253x300.jpg" alt="" width="198" height="235" /></a>occasione del suo lancio sul mercato internazionale. Birra ad edizione limitata, bottiglia serigrafata, molto elegante, birra più che robusta, particolare, brassata con tre tipi di luppolo (<em>Saaz, Amarillo e Styrian Goldings</em>). 20.000 bottiglie o poco più per questo primo ed unico (fino ad oggi) lotto prodotto dalla <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/08/2011/"><em>Duvel Moortgat </em></a>di questa birra particolare (che non avevo apprezzato più di tanto). La &#8220;riesumo&#8221; perchè c&#8217;è di mezzo la potenza dei social network. Per <a href="http://www.lesoir.be/actualite/vie_du_net/2010-04-30/la-duvel-tripel-hop-a-nouveau-brassee-grace-a-facebook-767471.php">ammissione dello stesso Johan Van Dyck</a>, direttore del marketing di <em>Duvel</em>, la brouwerij belga ha deciso di ri-produrre una seconda volta questa birra, perchè le richieste di un &#8220;corposo&#8221;  gruppo su Facebook, autochiamatosi &#8220;<em>Vogliamo la Duvel Tripel Hop</em>&#8221; non potevano rimanere inascoltate. Folgorati dalla loro prima (ed unica, ad oggi) esperienza degustativa, ben <strong>10.000</strong> persone hanno dato vita a questa nuova forma di &#8220;condizionamento&#8221; produttivo, chiedendo a gran voce alla Duvel di rimettere mano ai tini di produzione. E la Duvel li ha accontentati, sembra. E&#8217; questo il futuro?</p>
<p>La <strong>seconda</strong> birra &#8220;pesa&#8221;. Di questa non si sa ancora il nome, mentre se ne conosce la data di nascita, il <strong>21 Agosto </strong>prossimo. In quel giorno la <em><a href="http://www.stonebrew.com/">Stone Brewing</a> </em>di Puerto Escondido, California, celebrerà il suo <strong>14° compleanno</strong>, e come <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/stone-brewing-gargoyle1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3928" title="stone-brewing-gargoyle1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/stone-brewing-gargoyle1-300x170.jpg" alt="" width="246" height="140" /></a>per gli anni precedenti (usanza tipicamente americana, ne avevamo già parlato per la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/16/una-nuova-italiana-e-una-americana/">Lost Abbey/Port Brewing</a>), lo festeggerà con una nuova birra, brassata per l&#8217;occasione. Si sa che sarà una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/22/imperialdouble-ipa-made-in-usa/"><em>Imperial IPA</em></a>, di stile anglosassone, brassata con luppoli <em>East Kent Goldings, Target </em>e <em>Boadicea</em>, varietà, quest&#8217;ultima, raramente usata negli USA. Verrà organizzato, per l&#8217;evento, un vero e proprio &#8220;festival degustativo&#8221;:<a href="http://www.stonebrew.com/anniv/Stone13thBeerList.pdf"> impressionante l&#8217;elenco delle birre</a> presenti alla scorsa edizione, veramente impressionante.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/port_brewing_generic.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3929" title="port_brewing_generic" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/port_brewing_generic.jpg" alt="" width="150" height="152" /></a></p>
<p>La <strong>terza</strong> birra &#8220;pesa&#8221; di questo brevissimo elenco: la <strong>Panzer Imperial Pilsner</strong> della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/11/high-tide-fresh-hop-ipa-port-brewing/"><em>Port Brewing Brewery</em></a>. Io sono sempre portato a pensare che il nome di una birra difficilmente è scelto a caso, così come la veste grafica (leggasi <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/panzer2.jpg"><br />
</a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/panzer21.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3931" title="panzer2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/panzer21.jpg" alt="" width="190" height="202" /></a>etichetta) del prodotto stesso. O almeno, quelli bravi fanno così. L&#8217;etichetta della <strong>Panzer</strong> fa intravedere (dal &#8220;solito&#8221; oblò) un omino scamiciato con elmo uncinato seduto, con binocolo in mano, su di un panzer, che scruta lontano. Il panzer, innanzitutto: il termine <em>panzer</em> deriva da <em>plattenpanzer</em> (<em>piastra per proteggere la pancia</em>), una specie di armatura/corazza che i soldati di ventura tedeschi indossavano nel XVIII secolo quando vennero a combattere in Italia. <em>Panzer</em> che diventa sinonimo di <em>carrarmato</em>, protagonista principe di quella particolare tattica militare detta <em>blitzkrieg</em> usata dall&#8217;esercito tedesco nel corso della seconda guerra mondiale. Sinonimo di carrarmato, a sua volta sinonimo di <em>forza</em> e <em>potenza</em>, di qualcosa di massiccio, come questa <em>imperial pilsner</em> di 9,5° in effetti è. Una <em>imperial pilsner</em>, dicevo, tipologia birraria molto americana (&#8220;capeggiata&#8221; dalla <a href="http://beeradvocate.com/beer/style/164/?start=0">Samuel Adams Hallertau Imperial Pilsner</a>) nella quale mi ero già imbattuto due volte: la prima, parlando della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/08/orval-gli-usa-la-buona-tavola/"><strong>Collaboration n° 1</strong></a>, la seconda, parlando della italo/americana <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/23/il-podio-di-taste/"><strong>My Antonia</strong></a>. Brassata a fine estate, la <strong>Panzer,</strong> con una camionata di luppoli ceki e tedeschi (<em>Tettnang, Hallertuaer e Saaz</em>), questa strong lager da una bella botta gustativa, con un corpo decisamente robusto e un amaricante che sembra aggrapparsi per un tempo lunghissimo a ciascuna (e tutte) papilla gustativa. Bel colore<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/panzer-bott.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3932" title="panzer bott" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/05/panzer-bott-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> dorato, leggermente opaco, bella la schiuma fine e a bolle mediamente grosse. Il naso è robusto di malto, leggero di note leggermente citriche, e finisce per arrotolarsi addosso ad una luppolatura secca e floreale. Il tosto viene quando la si comincia a bere: non spiccatamente frizzante, ha corpo massiccio, nettamente amaro e amaricante, nel quale le note maltate non emergono quasi per niente. Una esplosione di luppolo, un luppolo classico, &#8220;europeo&#8221;, non molto fantasioso nè variato. E qui sta, per me, poco appassionato di pils, un po&#8217; il suo limite: abbastanza monocorde, costruita per colpire più che per stupire. Le note amare proseguono per un tempo lunghissimo, saturando palato e testa. Una vera birra da <em>blizkrieg (</em>la bevi e ti stende fulminenamente, lasciandoti poco tempo per organizzarti), per sorseggiare la quale si rende quasi indispensabile l&#8217;essere dotati di una bella &#8220;<em>piastra protettiva</em>&#8220;.  Per qualcun altro, è la birra ideale per <em>guardare il tramonto seduto sulla torretta di un carrarmato tedesco</em>. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 9,5% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>

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		<title>Un po&#8217; di news</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 06:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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<p>Ritorniamo, all’inizio di questo post tutto dedicato ad una serie di notizie in giro per il mondo, alla <strong><em>World Beer Cup</em></strong> di Chicago e, indirettamente, allo <strong><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Logo_Troubadour_copy12.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3836" title="Logo_Troubadour_copy1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Logo_Troubadour_copy12-300x190.jpg" alt="" width="213" height="144" /></a>Zythos, </em></strong>perché alcuni dei protagonisti sono comuni. Dopo aver parlato dei <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/12/and-the-winners-are/">vincitori di “casa nostra”</a>, due parole sulle birre belghe che in quella stessa occasione hanno ricevuto riconoscimenti. Ci aiuta il <a href="http://www.zythos.be/forum/viewtopic.php?t=3176">forum dello </a><strong><em><a href="http://www.zythos.be/forum/viewtopic.php?t=3176">ZBF</a> </em></strong> a ricostruire il parterre dei vincitori di quel paese. Medaglia d’oro per una recente nostra conoscenza, il birrificio <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/14/affligem-mikkeller-the-musketeers/"><em>The Musketeers </em></a> con la loro <strong>Troubadour Blonde</strong> nella categoria <em><span style="text-decoration: underline;">Belgian Style</span></em>; dopo il premio come <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/05/la-classifica-dello-zythos-2010/">miglior birra dello <strong><em>Zythos </em></strong></a>con la loro <strong>Obscura</strong>, un altro grande riconoscimento (anche per <em>De Proef</em> …). Sempre nella stessa categoria delle <em>Belgian Style Blond Ale</em>, medaglia d’argento per la <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/11/12/brugse-zot/"><strong>Bugse Zot Blonde</strong> </a> del birrificio di Bruges <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/11/12/brouwerij-halve-maan/"><em>De Halve Maan</em> </a>. Nella categoria <em><span style="text-decoration: underline;">Belgian Style Sour Ale</span></em>, grande successo del birrificio di <em><a href="http://www.boon.be/">Frank Boon</a></em> che ha preso l’oro con la sua <strong>Gueze Mariage Perfait</strong> e l&#8217;argento con la <strong>Boon Oude Geuze.</strong> Ancora la <em>De Proef</em>:<strong> </strong>nella<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/halvemaan.gif"><img class="alignright size-full wp-image-3837" title="halvemaan" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/halvemaan.gif" alt="" width="172" height="164" /></a> categoria <em><span style="text-decoration: underline;">Belgian Strong-Style Pale Ale</span></em> riceve la medaglia d’oro per la sua <strong>Witte Noire Imperial Amber Wheat Ale</strong> (mai sentita nominare fino ad ora, nemmeno Ratebeer l’ha recensita …). Nella categoria <em><span style="text-decoration: underline;">Belgian Strong-Style Pale Ale</span></em> la brasserie <em>Bockor </em>con la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/23/nomen-omer/">sua <strong>Omer</strong> </a>  prende la medaglia d’oro (!?). Infine, nella categoria <em><span style="text-decoration: underline;">Wood- and Barrel-Aged Sour Beer</span></em> la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/21/hopus-rodenbach-vintage-2007/"><strong>Rodenbach Vintage </strong></a>della <em>Palm</em> (che ha rinnovato completamente il <a href="http://www.palm.be/default.php?from=Index.php">proprio sito</a>) vince la medaglia d’argento.</p>
<p>Sempre il Belgio, questa volta “in trasferta”. E’ <a href="http://www.demorgen.be/dm/nl/996/Economie/article/detail/1095350/2010/04/20/Meer-dan-20-Belgische-bieren-trekken-naar-wereldexpo-2010-in-Shanghai.dhtml">notizia di pochi giorni fa </a> che <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/shangai.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3838" title="shangai" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/shangai-300x292.jpg" alt="" width="157" height="142" /></a>all’ormai imminente <a href="http://en.expo2010.cn/">World Expo di Shangai</a> anche le birre belghe avranno un loro, significativo, spazio. La confederazione dei produttori di belga, infatti, rende noto che saranno una ventina le birre belghe presenti in uno stand ad esse dedicato dal <em>Belgian Beer Cafè</em> (BBC). Ci sarebbe qualcosa da eccepire su alcuni dei birrifici presenti (<em>AB Inbev Bosteels, Chimay, De Halve Maan, Silly, Duvel Moortgat, Huyghe, Saint-Feuillien, Van Honsebrouck ,Verhaeghe</em>), ma, come dire, intanto loro ci sono, e la birra belga pure.</p>
<p>Un libro, adesso. L’autore è ormai molto conosciuto, anche fra le pagine di questo blog: <strong><em>Jef Van Den Steen</em></strong>, del quale sto finendo di leggere il suo <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/les_trappistes.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3839" title="les_trappistes" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/les_trappistes.jpg" alt="" width="124" height="142" /></a>splendido libro sulle <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/30/news-dal-belgio-2/"><em>Belgian family Brewers </em></a>. Patron del birrificio <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/01/16/glazen-toren-brouwerij/"><em>Glazen Toren</em> </a> (ospite del <em><span style="text-decoration: underline;">Villaggio della Birra</span></em> del prossimo Settembre, a Bibbiano) ed espertissimo conoscitore del mondo brassicolo belga, che ha raccontato in numerose sue pubblicazioni, ha dato alle stampe pochi giorni fa la sua ultima “fatica” letteraria: <a href="http://www.bierpromotie.be/"><strong><em>Les Trappistes </em></strong></a>. Edizione riveduta, corretta e aggiornata di un altro suo fortunatissimo libro, edito nel <strong>2003</strong>, sempre incentrato sul mondo produttivo dei trappisti. Anche questa edizione promette molto, fra notizie fresche, splendide foto, innumerevoli ricette.</p>
<p>Un’ultima notizia dal Belgio: la brasserie <em>Jandrain- Jandrenouille</em>, dalla quale stiamo aspettando una risposta “definitiva” a riguardo della loro presenza al pro<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Biere_IVSaison_web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3840" title="Biere_IVSaison_web" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Biere_IVSaison_web-300x171.jpg" alt="" width="208" height="127" /></a>ssimo <em><span style="text-decoration: underline;">Villaggio della Birra</span></em> (e che proprio <a href="http://www.cronachedibirra.it/eventi/2444/il-birrificio-jandrain-jandrenouille-ospite-di-due-eventi-romani/">oggi e domani</a>, per i fortunati romani, sarà presente con le sue due birre prima <em>all’Open Baladin</em> e dopo al nuovo beershop romano <em>Domus Birrae</em> ) sta mettendo sul mercato una sua nuova birra. Ne da notizia il sito <a href="http://www.thirstypilgrim.com/2010/04/new-beer-on-way-from-jandrain.html"><em>Thirstypilgrim </em></a> , che svela il nome (<em>VI … quelque chose, </em>ma sembra non essere ancora quello definitivo<em>)</em> e la tipologia della nuova birra, una biere blanche, brassata senza l’aggiunta di spezie. Speriamo di poterla degustare al Villaggio, assieme alla <strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2008/07/13/iv-saison/">IV Saison </a></strong>e alla<strong> <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/04/25/v-cense/">V Cense </a>  </strong>che già tanto ci piacciono<strong>.</strong></p>
<p>Segnaliamo, velocemente, anche il restyling del <a href="http://www.duvel.be/">sito della <strong><em>Duvel </em></strong></a>, e il blog norvegese <em><a href="http://knutalbert.wordpress.com/2010/04/20/new-dog-in-town/">Knut Albert</a></em> che offre una bella fotografia della <strong>Alpha Dog</strong>  (l’unica, a quanto pare, in giro, se si eccettua la “<a href="http://www.brewdog.com/blog-article.php?id=270">composizione fotografica</a>”  presente sul sito del <em>Brewdog </em>nella quale il nome della birra appare su di una lattina, nuova “ipotesi commerciale” degli scozzesi), birra prodotta da quelli del <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=brewdog"><em>Brewdog</em> </a>per il mercato norvegese. L’invito è anche a leggersi <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Asahi_Logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3841" title="Asahi_Logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Asahi_Logo-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>il breve ma interessante <a href="http://fermentatore.wordpress.com/2010/04/22/e-la-chiamano-birra/">post del sito <em>il Fermentatore</em></a> sulla evoluzione del mercato della birra in Giappone. Agghiacciante la foto che correda l’articolo (una tristissima macchinetta dispensatrice di lattine nel bel mezzo di un marciapiede a tutto sole), interessante il racconto di come, in tempi dei crisi economica (pochi soldi da spendere e crollo dei consumi) i maggiori produttori giapponesi di birra si siano inventati un nuovo prodotto, più povero (cioè meno costoso), privo di malto (che costa) e ricco di non ben precisati liquori aggiunti. L’evoluzione della specie?</p>

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		<title>News Birrarie</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 07:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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<p>Le notizie di questa settimana provengono tutte dal Belgio.</p>
<p><strong><em>Drie Fontainen</em></strong>. Iniziamo con una nostra vecchia (e bella) conoscenza: <em>Armand Debelder</em>, della 3 Fontainen e la sua <strong>Eau-de-Vie</strong>, dei quali <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/28/eau-de-vie-armandspirit/">abbiamo </a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/3fonteinen.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3499" title="3fonteinen" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/3fonteinen-300x202.jpg" alt="" width="216" height="125" /></a><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/28/eau-de-vie-armandspirit/">più volte parlato</a>.  Sarà presto disponibile sul catalogo di <a href="http://www.birrerya.com/">Birrerya</a> alcuni esemplari di questo distillato, prodotto in 6.ooo solo esemplari (tutte bottiglie da 0,50 cl.). Il noto sito birrario <em>Belgian Beer Board</em>, da conto, nel <a href="http://belgianbeerboard.com/">suo ultimo post</a>, di una serata organizzata al <em>Drankencentrale Rotsaert</em> di <em>Zedelgem</em>  nella quale Armand e sua moglie hanno guidato i partecipanti nella degustazione dei propri prodotti, fra i quali la<strong> Eau de Vie</strong> appunto, acquistata (è sempre <em>Belgian Beer Board</em> che lo racconta) in quantitativi importanti anche dal ristorante <em><a href="http://www.dekarmeliet.be/flash.htm">De Karmeliet</a></em>, pluristellato Michelen, di Bruges.</p>
<p><strong><em>Duvel</em></strong>. Sempre su <em>Belgian Beer Board</em>, in questo caso nella “sezione” forum del sito di informazione birraria, si trova un <a href="http://belgianbeerboard.com/index.php?option=com_smf&amp;Itemid=88888993&amp;topic=744.0">utilissimo post “riassuntivo”, </a>nel quale sono presenti alcuni links a video (molto ben curati) che <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/duvel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3500" title="duvel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/duvel-300x230.jpg" alt="" width="209" height="159" /></a>descrivono questa gloriosa fabbrica di birra er alcuni suoi prodotti di punta. Della <em>Duvel Moortgat</em> alcuni numeri che impressionano. In un periodo come questo, economicamente complicato, che ha visto anche alcune grossi e grossissimi <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/01/news-dal-belgio-3/">gruppi industriali in difficoltà </a>, la <em>Duvel</em> ha <a href="http://www.tijd.be/nieuws/ondernemingen_consumptie/Duvel_Moortgat_groeit_door_ondanks_biercrisis.8894197-430.art">fatto sapere a tutti </a> di avere numeri più che positivi, all’interno del proprio bilancio riferito al 2009. Vendite aumentate del 12% (per un totale di 113 milioni di euro), utile operativo di 24 milioni di euro (+ 26,3%), utile netto di 14,9 milioni di euro (+ 22,3%), vendite all’estero per più di 50 milioni di euro, con il brand <strong>Duvel </strong>(prodotto di punta) in aumento, nelle vendite, del 6,8% rispetto all’anno precedente. Grandi numeri, certamente.</p>
<p><strong><em>Glazen Toren</em></strong>. 7 marzo, due settimane fa. Jef Van Den Steen ci conferma di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/saison_derpemere-bottle.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3501" title="saison_derpemere-bottle" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/saison_derpemere-bottle-143x300.jpg" alt="" width="105" height="225" /></a>persona la sua intenzione di partecipare al prossimo Villaggio della Birra, 5° edizione (11 e 12 settembre prossimi). E&#8217; di 3 giorni dopo la notizia che la prestigiosa rivista americana del settore <a href="http://draftmag.com/magazine/articles/114"><em>Draft Magazine</em> </a>  ha inserito la <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/01/16/saison-derpe-mere/">Saison d’Erpe Mere</a> della <a href="http://www.inbirrerya.com/page/2/?s=Glazen+toren">Glazen Toren</a>  fra le migliori 25 birre al mondo del 2009. E la saison dl birrifcio belga è in compagnia più che buona: <em>Orval,</em> <em>Westmalle Triple, Oude Kriek della Hannsens,  Duvel</em> per quanto riguarda il Belgio, <em>Stone Brewing, Russian River, Brooklyn Brewery</em> per quanto riguarda gli USA, solo per fare qualche nome. Non c’è dubbio: una bella soddisfazione per la brouwerij belga, attiva da solo sei anni, e un bellissimo viatico per la loro presenza al Villaggio prossimo.</p>
<p><strong><em>Westvleteren.</em></strong> L’avevamo vista nella <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/12/non-di-sola-birra/">nostra ultima incursione</a> al <em>In De Vrede</em>, di fronte al <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/03/15/dentro-westvleteren/">monastero di St. Sixtus: </a>una bella confezione regalo  contenente una bottiglia di <strong>Westvleteren 12°</strong> e due bicchieri serigrafati da <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/sixtus_label_close_mope.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3502" title="sixtus_label_close_mope" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/sixtus_label_close_mope-300x220.jpg" alt="" width="245" height="179" /></a>0,22 cl., il tutto accompagnato da un elegante depliant illustrativo. Per chiunque passa di lì è davvero un bel “presente” da portarsi via. Adesso, però,  ci si mettono anche le suore, in particolare quelle del priorato cistercense di <a href="http://nl.wikipedia.org/wiki/Priorij_van_Klaarland"><strong><em>Van Klaarland</em></strong> </a>, 250 km. da <em>Westvleteren</em>, anch’esse di clausura. Nei piccoli tartufi di cioccolato fatti dalle loro sapienti mani le suore mettono anche un po’ della stratosferica <em>Westvleteren 12°</em>; facile immaginarsi la qualità del prodotto ottenuto. Dove si possono acquistare? Solo da loro, purtroppo, o nella rete dei negozi legati all’ordine cistercense di clausura.</p>
<p>Per ultimo un link di “servizio”: sul sil sito belga<a href="http://blog.seniorennet.be/bierblog/"> Bierblog </a> un completo e ricchissimo report fotografico sullo <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/09/il-belgio-di-questi-giorni-lo-zythos/">Zythos</a> e un secondo, ancor più  <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/brewdog_logo-7543521.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3504" title="brewdog_logo-754352" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/brewdog_logo-7543521.gif" alt="" width="141" height="124" /></a>dettagliato sul <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/10/ancora-il-belgio-pre-zythos/">Pre-Zythos</a>, al quale anche noi avevamo fatto tappa prima di recarci allo Zythos. Veramente bello e ben fatto. C’è anche la “prova” che era presente (anche se non in forma “ufficiale”, visto che  sul planning della manifestazione non ve n’era traccia) la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/22/la-cucina-la-cannabis-la-carota-i-soliti-scozzesi/">Sink the Bismarck </a> del Brewdog, l’ “evoluzione” della <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/15/famole-strane/">Tactical Nuclear Penguin</a>. Io l’ho mancata, William Roelens l’ha, almeno, fotografata …..</p>

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		<title>Stili birrari del Belgio: belgian ales, 2° parte</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 22:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/23/stili-birrari-del-belgio-le-belgian-ales/">precedente post</a> ho cercato di definire un po’ i “limiti” della famiglia birraria delle Belgian ales,  nelle sue varie ramificazioni. Entrando adesso più nello specifico, le <strong><em>belgian amber ales</em></strong> (da non confondersi assolutamente con le <em>red ales del Belgio</em>, delle quali parleremo in un altro post) sono un po’ le capostipiti di tutta la famiglia. Simili alle “cugine” <em>pale ales</em> inglesi, sono tutte ben provviste di un bel colore ambrato e sono, generalmente, facilmente e <img class="alignleft size-medium wp-image-2699" title="de_koninck" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/de_koninck-139x300.jpg" alt="de_koninck" width="112" height="196" />gradevolmente bevibili. Non particolarmente alcoliche (sono tutte fra il 5% e il 7% ABV), e soprattutto assolutamente non acide (come le <em>red ales</em>), hanno, solitamente, una bella luppolatura (20-30 IBU), spesso associata ad una buona componente speziata e fruttata. Gli esempi in Belgio di questa tipologia sono innumerevoli, a partire dalla più famosa in assoluto, cioè la <em><span style="text-decoration: underline;">De Koninck</span></em>: la <em>Petrus special,</em> tutta la gamma ambrata della Palm, la piccante Horse Ale, la luppolata <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/op-ale.html">Op-Ale,</a> l’asciutta Ginder Ale, la ricca Vieux Temps, la Artevelde Gran Cru, la robusta e corposa Quintin Ambrèe, la Houten Kop e la classicissima Pauwel Kwak, oltre all’altro must rappresentato dalla<a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/gouden-carolus-ambrio-zythos-bier.html"> Gouden Carolus Ambrio</a>. La <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/11/novita-dal-belgio-e-non-solo/">John Martin&#8217;s,</a> la famosa brouwerij anglo-belga, che festeggia quest’anno il suo centenario, propone (con la propria linea di birre Gordon) la meglio riuscita contaminazione fra la tradizione britannica delle <em>Pale ale</em> e la variante belga delle stesse <em>ales.</em></p>
<p>L’altro ramo della famiglia belga delle ales è rappresentato dalle <strong><em>golden ales, </em></strong>sotto-gruppo che include le classiche <em>blonde,</em> le <em>triple</em> e le <em>strong golden ales</em>: tanta roba. Tutte brassate con malti pallidi e malto ceko, luppoli tedeschi e sloveni (per contrastare inizialmente, come dicevo, la grande diffusione delle <em>pils),</em> coprono un vasto spettro <img class="alignleft size-medium wp-image-2701" title="ryck" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/ryck1-300x225.jpg" alt="ryck" width="137" height="102" />gustativo e produttivo, con un °Plato che parte dalla forbice 13,5-17 delle blonde fino ad arrivare ai 23-25 delle strong. Anche la percentuale alcolica ha un ampio spettro, che va dai 5-6% ABV delle <em>blonde</em> fino ad arrivare ai 7-11% ABV delle<em> strong</em>, che possono vantare anche un IBU che può arrivare fino a 50 (15-30 IBU per le classiche blonde, invece). Gli esempi classici: per le <em>blonde</em> (o <em>golden</em>) la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/de-ryck-special-zythos-bier-festival.html"><em><span style="text-decoration: underline;">De Ryck Special</span></em>,</a> la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/straffe-hendrik-blonde.html">Straffe Hendrik blonde</a> della <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/11/12/brouwerij-halve-maan/">De Halve Maan</a> di Bruges, la Flandrien della Louwage e la ‘t Pakhuis blonde di Anversa, la Dikke Mathile e la Keyte della <a href="http://www.brouwerij-strubbe.be/start/contact/nl">Strubbe.</a></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2705" title="duvel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/duvel3-214x300.jpg" alt="duvel" width="150" height="212" /></p>
<p>Adesso arriviamo alle <strong><em>strong golden ales</em></strong>: tutte traggono ispirazione dalla stra-famosa <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/08/la-duvel-nuovamente/"><em><span style="text-decoration: underline;">Duvel</span></em>, </a>che di fatto fa range: molte le sue concorrenti, quasi tutte appellate con un nome “similmente diabolico”: Lucifer, Satan Blond, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/piraat.html">Piraat</a>, Judas, Hapkin, Sloeber, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/08/kwelchouffe.html">Kwelchouffe</a>. Un po’ più “tranquille”, ma altrettanto ricche di personalità, sono invece: <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2009/02/moinette-blonde-2008.html">Moinette blonde</a>, <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/bink-blond.html">Bink Blonde</a>, Rulles Blonde, Saxo.</p>
<p> Le <strong><em>triple:</em></strong> si discostano un po’ dalle strong ales, in parte per la loro origine, trappista, in parte per alcune caratteristiche specifiche (le <em>tripel</em> sono un po’ più “opalescenti”, meno fruttate e più rustiche). L’origine del termine (<em>tripel)</em> è di fatto sconosciuta, anche se è certificato il fatto che la prima brouwerij ad usare questo termine per una <img class="alignleft size-full wp-image-2706" title="WestmalleTripel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/WestmalleTripel.jpg" alt="WestmalleTripel" width="139" height="200" />propria birra (la loro <em>Superbier</em>) è stata, nel 1956, la brouwerij monastica <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/search/label/Westmalle">dell’<em>Abbaye Notre-Dame du Sacré-Cœur di Westmalle.</em></a> Non tutti sono d’accordo su ciò, citando l’esistenza di una birra e di una birerria, la <em>Drie Linden</em> di Hendrik Verlinden (che lavorava in precedenza nella stessa brouwerij di Westmalle, e <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/17/hendrik-verlinden-il-pater-della-witkap/">che poi fonderà la <em>Slaghmuylder</em></a>) che fin dal 1930 produceva una birra classificata con il termine<em> tripel</em>. Che non sta ad indicare il numero di volte con le quali la birra è stata fatta fermentare (come comunemente , ed erroneamente si pensa). Il termine, piuttosto, sta ad indicare la « forza » della birra, che, inizialmente, era visualizzata sulle botti nella quale veniva messa a riposare/fermentare con un numero preciso di « x » : <strong>una </strong>per le più deboli, <strong>due</strong> per le birre mediamente forti, <strong>tre</strong> per le birre molto forti. Esempi classici ? Spesso rifermentate in bottiglia mediante l’aggiunta di zucchero candito, molto alcoliche, con un sentore netto di lievito ed esteri, la famiglia delle tripel è riccamente frequentata. La birra che fa range è la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2007/12/westmalle-tripel.html"><em><span style="text-decoration: underline;">Westmalle Tripel</span></em>,</a> ovviamente : tutte « figlie » di questa spettacolare must sono la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/03/chimay-tripel-zythos-bier-festival-2008.html">Chimay Cinq Cents</a>, la Guldenberg, la Reinaert triple, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/st-bernardus-tripel_19.html">st.Bernardus triple</a>, la Tripel Karmeliet, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/01/kameleon-tripel.html">Kameleon Triple</a>, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/sint-canarus-tripel.html">St. Canarus Triple</a>, la Witkap Tripel, la <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/bornem-tripel.html">Bornem tripel</a>, la Grimbergen tripel, la Villers tripel … e l’elenco potrebbe protrarsi ancora a lungo.</p>
<p>Al prossimo post, l’ultimo, è demandata la conclusione di questo (ricco) excursus su una delle famiglie birrarie belghe più ricca e conosciuta in tutto il mondo; si parlerà delle <strong><em>strong dark ales</em></strong> e delle <strong><em>speciality ales</em></strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2707" title="logo_bbp" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/11/logo_bbp3-150x150.jpg" alt="logo_bbp" width="150" height="150" /></p>

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		<title>Duvel distilled</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 11:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dev&#8217;essere proprio l&#8217;anno (dei distillati), oppure è il nuovo trend (emergenze a parte): si stanno affacciando sempre più spesso sul mercato brassicolo prodotti derivati dalla distillazione della birra, dalla gradazione alcolica (ovviamente) sempre più marcata. La notizia era apparsa già a settembre scorso sull&#8217;aggiornatissimo forum di belgianbeerboard: la Duvel avrebbe commercializzato a breve un distillato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dev&#8217;essere proprio l&#8217;anno (dei distillati), oppure è il nuovo trend (<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/28/eau-de-vie-armandspirit/">emergenze a parte</a>): si stanno affacciando sempre più spesso sul mercato brassicolo prodotti derivati dalla distillazione della birra, dalla gradazione alcolica (ovviamente) sempre più marcata.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2322" title="Duvel_33clglass_lr" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/Duvel_33clglass_lr.jpg" alt="Duvel_33clglass_lr" width="211" height="243" /></p>
<p>La notizia era apparsa già a settembre scorso sull&#8217;aggiornatissimo forum di <a href="http://www.belgianbeerboard.com/smf/index.php?topic=640.msg2037">belgianbeerboard</a>: la Duvel avrebbe commercializzato a breve un distillato della Duvel stessa. Adesso la notizia è ufficiale: appare già una immagine di rimando sul sito ufficiale della <a href="http://www.duvel.be/pages/home.aspx?culture=en&amp;pageid=home">Duvel Moortgat</a>,  e all&#8217;interno del sito ufficiale stesso è stata &#8220;aperta&#8221; una vera e propria <a href="http://www.duvel.be/duveldistilled/">&#8220;sezione&#8221; (molto ben curata</a>) dedicata a questo nuovo prodotto, la Duvel distilled, appunto. Prodotto che verrà commercializzato dal prossimo mese di dicembre in un numero limitato di bottiglie (2.750), tutte da 0,50 lt. e tutte numerate.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2323" title="duvel-distilled" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/duvel-distilled.jpg" alt="duvel-distilled" width="450" height="600" /></p>
<p> </p>
<p>Il progetto parte da lonto, dal 2006: i mastri birrai della Duvel iniziano a lavorare al progetto di distillazione dopo numerosi esperimenti, a partire sempe dal loro prodotto di punta: la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/08/la-duvel-nuovamente/">Duvel </a>appunto. Messa a punto la fase di brassaggio, diversa e più specifica per questo prodotto (il tutto ha richiesto più di 90 giorni), rispetto a quella standard, la birra è stata poi messa a maturare per ben tre anni in botti di rovere, già usate per lo sherry e il bourbon. Il risultato alcolico fa 40% vol., similare a quello di altri prodotti, quali la <a href="http://www.deryckbrewery.be/#/bierblomme/4527502315">Bierblomme </a>che la De Ryck produce in collaborazione con la distilleria De Moor di Alstaadt, aggiungendo 6 tipi di erbe alla propria birra Special De Ryck, o la <a href="http://www.achouffe.be/en/nos-bieres/nos-produits/fiche.php?p=3">Esprit d&#8217;Achouffe</a> (acquavite derivata dalla distillazione della Chouffe), usata dalla stessa ditta per &#8220;costruire&#8221; anche la Chouffe Coffee. Fra i birrifici italiani, il prodotto senz&#8217;altro più conosciuto di questo segmento è la <a href="http://www.theresianer.com/">Bierbrand</a> della Theresianer, che raggiunge i 41°.</p>

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		<title>Gentse Stadsbrouwerij</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 15:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[17 Marzo 2009: Annick de Splenter inaugura ufficialmente a Gent la propria Gentse Stadsbrouwerij, sfruttando e rimodernando i locali della ex Brasserie Flor (la cui nascita si fa risalire al XIV secolo), in Grote Huidevettershoek (dietro il Teatro Minard), in pieno centro. Fin qui niente di particolarmente &#8220;strano&#8221;: una nuova brouwerij vede la luce in Belgio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>17 Marzo 2009: Annick de Splenter inaugura ufficialmente a Gent la propria <a href="http://www.gruut.be/nieuws_nieuws.html">Gentse Stadsbrouwerij</a>, sfruttando e rimodernando i locali della ex Brasserie Flor (la cui nascita si fa risalire al XIV secolo), in Grote Huidevettershoek <img class="alignleft size-full wp-image-2243" title="logo150" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/logo150.jpg" alt="logo150" width="150" height="147" />(dietro il Teatro Minard), in pieno centro. Fin qui niente di particolarmente &#8220;strano&#8221;: una nuova brouwerij vede la luce in Belgio, evento non sicuramente inconsueto. Inconsueto però è il fatto che le birre, tutte riconoscibili dal brand Gruut, di questa nuova (per il Belgio) brouwerij erano già esportate e &#8220;consumate&#8221; da quasi due anni negli USA. Annick de Splenter non è l&#8217;ultima arrivata nel campo birrario: è l&#8217;erede della facoltosa famiglia che fino a non molti anni fa possedeva la brouwerij RIVA, chiusa poi nel tourbillion delle acquisizioni/dismissioni di poco tempo fa fra <a href="http://www.liefmans.be/">Liefmans </a>(dove Anne stessa ha lavorato), <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/08/2011/">Duvel Moortgat</a> e RIVA, appunto. Vista la &#8220;mala parata&#8221; della birreria di famiglia, Anne si è organizzata per tempo, mettendo gli occhi sul mercato USA, da dove ha ricominciato, facendo brassare dalla <a href="http://www.bavik.be/home/index.asp">Bavik</a> le proprie birre proprio per quel mercato. Visto il buon successo di pubblico e critica, Anne ha rimesso piede a &#8220;casa propria&#8221;, aprendo pochi mesi fa a Gent il nuovo birrificio &#8220;di famiglia&#8221;, dove ha ricominciato a brassre per il mercato iterno (per gli USA si appoggia produttivamente ancora alla Bavik).  Attualmente a Gent si producono<a href="http://www.gruut.be/onze_bieren_blond.html"> quattro birre Gruut</a>:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2244" title="body_beerlabels" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/body_beerlabels-300x227.jpg" alt="body_beerlabels" width="300" height="227" /></p>
<p>la bianca, la bionda e l&#8217;ambrata, ed è già stata prennunciato il lancio sul mercato di una birra dal nome impegnativo: <em>Inferno</em>.</p>
<p>Due parole sul nome scelto per le birre: gruut. Nel medioevo la città di Gent era divisa in due sia dal punto di vista geografico che da quello produttivo. Geograficamente era il fiume Lys che la tagliava a metà; dal punto di vista &#8220;birrario&#8221; erano presenti due scuole produttive. Quella tedesca, che usava il luppolo e le altre materie prime classiche per brassare, e quella fiamminga, che vi aggiungeva (sostituendola anche al luppolo) un &#8220;miscuglio&#8221; di spezie e piante secche, il gruyt o gruut, altamente aromatico. E questa miscela divenne talmente usata, da diventare, nel tempo il parametro quantitativo in base al quale i mastri birrai dovevano pagare le tasse. Più spezie si usavano, più tasse si dovevano pagare. <a href="http://www.belgio.cc/carlo-v.html">Carlo V</a> (nato a Gand) volle che venisse dato il nome di guut anche ad una vera e propria moneta, che ha avuto regolare corso legale durante il suo regno.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2245" title="muntstukken" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/muntstukken-300x86.png" alt="muntstukken" width="300" height="86" /></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Gruut Gentse Stadsbrouwerij</strong></em></p>
<p style="text-align: center;">Grote Huidevettershoek 10<br />
9000 Gent<br />
T +32 9 269 02 69<br />
F +32 9 225 23 32<br />
e-mail: <a href="mailto:nicki@gruut.be">nicki@gruut.be</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="mailto:nicki@gruut.be"></a></p>
<p style="text-align: center;"> </p>

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