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	<title>inbirrerya &#187; herkenrode tripel</title>
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		<title>Mangiare &#8220;bene&#8221;, bere un po&#8217; meno &#8220;bene&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 19:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa settimana, <a href="http://www.theworlds50best.com/">su un sito &#8220;specializzato&#8221;,</a> è uscita la classifica che ogni anno viene pubblicata, dei migliori 50 ristoranti del mondo (gli sponsor di questa iniziativa, fra l&#8217;altro, sono italiani). Otto i ristoranti americani, sette quelli <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/a_spe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3916" title="a_spe" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/a_spe-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>francesi, cinque gli italiani e gli spagnoli e via via tutti gli altri. In cima alla classifica c&#8217;è però un ristorante danese, l&#8217;unico, fra l&#8217;altro, di quel paese presente nel ranking: il <a href="http://www.noma.dk/main.php?lang=en">Noma</a> di Copenaghen. Non entro nel merito, assolutamente, della classifica e dei relativi criteri usati per stilarla. Mi è venuta  una sola curiosità: quanti dei top restaurant al mondo propongono anche la birra nella propria carta delle bevande? E sono andato a spulciare un po&#8217; in giro: fra gli italiani (l&#8217;<a href="http://www.osteriafrancescana.it/">Osteria Francescana</a> di Modena; le <a href="http://www.calandre.com/pagina.asp?pagina=calandre&amp;lingua=ita">Calandre di Alajmo</a> a Sarmeola di Rubano, Padova; <a href="http://www.combal.org/index.htm">Combal Zero</a> di Rivoli; <a href="http://www.dalpescatore.com/">Dal Pescatore</a>, nei pressi di Mantova; il <a href="http://www.certosadimaggiano.com/">Canto della Certosa di Maggiano</a>, a Siena), nessuno. Almeno fra quelli che mettono on-line la propria carta dei vini/bevande. Se invece si va a spulciare la <a href="http://www.noma.dk/en/docs/april_wineMenu2010.pdf">carta dei vini del Noma</a>, si trovano ben tre pagine (dalla <strong>45 </strong>alla <strong>48</strong>) riempite da <em>pale ales</em>, <em>IPA</em>, <em>stout</em> e<em> porter</em>, <em>barley wine</em>, tutte di birrifici danesi e svedesi. Quindi si può mangiare bene e anche bere della buona birra, o meglio, la birra può tranquillamente &#8220;sedersi a tavola&#8221; anche nei ristoranti più a la page: basta crederci (nel prodotto) e sceglierlo con competenza. Una ultima curiosità: il prezzo della birra al Noma. Armatomi di convertitore di valuta on-line, ho visto che si va dai 12€ di una pils ai 18€ di una pale ale e di una IPA, dai 20€ di una special ai 27o€ (!!) di una barley wine. Ma si sa, nel Nord Europa il prezzo degli alcolici è tenuto &#8220;artificialmente&#8221; alto (anche con il tramite di fortissime accise statali) per scoraggiarne (o limitarne) il consumo.</p>
<p><em>Spostandoci, geograficamente, di poco, si arriva in Belgio, il &#8220;colpevole&#8221; , in questo caso, della seconda parte del titolo di questo post. Dal Belgio, infatti, due birre delle quali avevo parlato inprecedenza (senza averle assaggiate), e che mi hanno fortemente deluso, nonostante le premesse positive, al loro assaggio. Sto parlando delle due nuove <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/logobrouwerij.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3917" title="logobrouwerij" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/logobrouwerij.jpg" alt="" width="195" height="175" /></a>birre d&#8217;abbazia della <a href="http://www.brouwerijsintjozef.be/">brasserie Sint Jozef</a>, la <strong>Herkenrode Tripel</strong> e la <strong> </strong><strong>Herkenrode Bruin</strong>, riportate a casa dall&#8217;ultima incursione allo Zythos. Ne <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/18/herkenrode-tripel/">avevo già parlato</a>, dicevo appunto, di questa nuova linea di birre della <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/02/03/st-jozef-brouwerij/">Sint Jozef,</a> quella, per intendersi, delle  birre dal nome evocativo di &#8220;celebre in guerra&#8221;, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/02/03/sint-gummarus-tripel/">Sint Gummarus Triple</a> e la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/02/03/sint-gummarus-dubbel/">Dubbel</a>. Quasi superfluo dire che delle due nuove birre non c&#8217;è alcuna traccia sul sito della brouwerij, come nelle migliori delle consuetudini  belghe: eppure non sono &#8220;birre da poco&#8221;, nel senso che entrambe possono fregiarsi del titolo di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/15/biere-belge-dabbaye-reconnue/">Biere d&#8217;abbaye reconnue</a>, rilasciato loro nel luglio dell&#8217;anno scorso.  Riconoscimento il cui percorso era partito da lontano, dal <strong>1999 </strong> addirittura, teso a valorizzare la tradizione secolare dell&#8217;abbazia di Herkenrode,<em>adesso non più abitata da monache, ma ancora  frequentatissima. Fondata nel <strong>1182</strong>, nel<strong> 1217</strong> la già fiorente  abbazia viene incorporata dall’Ordine Cistercense, che vi insedia la più  grande comunità monastica femminile dei  Pesi Bassi di quel periodo. Gli  anni più floridi della storia dell’abbazia sono quelli che precedono la  RivoluzioneFrancese, che nel <strong>1796 </strong>spazza via, come in quasi tutta  l’Europa, la comunità monastica di Herkenrode.  Il periodo  di oblio termina nel <strong>1974</strong>, quando i resti dell’abbazia con i terreni  annessi (280 ettari) vengono dichiarati “zona monumentale  e  paesaggistica protetti”. Nel <strong>1998 </strong>il tutto viene acquisito dalla Regione  fiamminga, che la fa diventare un centro molto importante dal punto di  vista archeologico, spirituale e faunistico</em>.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/logo-Herkenrode.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3918" title="logo Herkenrode" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/logo-Herkenrode-192x300.jpg" alt="" width="149" height="233" /></a></p>
<p>Arrivando alle birre, la bionda, la <em><strong>Herkenrode Tripel</strong></em>, una bionda di <strong>7° </strong>alcolici, porta la firma del amstro birraio <em>Robert Putman</em>, della brasserie di <em>Oppiter</em>. E&#8217; relativamente classica, una <em>abbey tripel</em> dal colore brillante e dalla <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Herkenrodebier-tripel.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3919" title="Herkenrodebier tripel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/04/Herkenrodebier-tripel.jpg" alt="" width="161" height="214" /></a>abbondante schiuma, dalle bolle relativamente grosse. Ha un naso nettamente maltato, non troppo elegante, con un retrolfatto curiosamente acidulo, non perfettamente integrato con il resto. Non ha una gran personalità: il corpo, relativamente rotondo, è abbastanza anonimo, con una prevalenza della componenete maltata rispetto a quella amaricante, e con la medesima sensazione acidula nel finale che prorpio non fa parte dell&#8217;insieme. Fuggevole anche la corsa finale. Ma la più deludente delle due è la <em><strong>Herkenrode Bruin </strong></em>, una dubbel ambrata di<strong> 8° </strong>decisamente inconcludente. Sempre a cavallo fra una maltatura discreta e una luppolatura appena accennata, riprende ed amplifica quella &#8220;strana&#8221; nota acidula (quasi vinosa) già incontrata nella <em><strong>Tripel</strong></em>. Bello il colore, schiuma quasi assente, naso e palato anonimi, pedr un risultato finale del tutto insufficiente. Tanto sforzo nella pubblicizzazione del prodotto, bello ed elegante il packaging, per un prodotto, alla fine,  piuttosto deludente.</p>

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		<title>Herkenrode Tripel</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 7 luglio di quest&#8217;anno L&#8217;Union des Brasseries Belges ha concesso alla Brasserie di St. Jozef di poter apporre sulla etichetta della sua nuova birra, la Herkenrode Tripel, il logo che la certifica autentica Biere Belge d&#8217;abbaye reconnue; si conclude così un lungo percorso, nato nel 1999, dietro la &#8220;spinta&#8221; di un gruppo di volontari legatissimi alla tradizione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 luglio di quest&#8217;anno L&#8217;Union des Brasseries Belges ha concesso alla <a href="http://www.brouwerijsintjozef.be/">Brasserie di St. Jozef</a> di poter apporre sulla etichetta della sua nuova birra, la <strong>Herkenrode Tripel</strong>, il logo che la certifica autentica <em>Biere Belge d&#8217;abbaye reconnue; si </em>conclude così un lungo percorso, nato nel 1999, dietro la &#8220;spinta&#8221; di un gruppo di volontari legatissimi alla tradizione della secolare <em>Abbazia di Herkenrode.</em></p>
<p><em>Questa abbazia, adesso non più abitata da monache, ma ancora frequentatissima, venne fondata nel 1182, nei pressi del castello fortificato dei Conti di Loon (l&#8217;attuale Prinsenhof), su di un terreno donato da quella nobile famiglia ad un monaco. Nel 1217 la già fiorente abbazia viene incorporata dall&#8217;Ordine Cistercense, che vi insedia la più grande comunità m<img class="size-full wp-image-2087  alignleft" title="HerkenrodeLoons" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/HerkenrodeLoons.gif" alt="HerkenrodeLoons" width="109" height="148" />onastica femminile dei Pesi Bassi di quel periodo. Fra periodi di floridità economica e saccheggi subiti a più riprese, l&#8217;abbazia fra il XIII e il XV secolo attraversa la vita religiosa della popolazione della zona, e non solo, diventando meta di pellegrinaggi a causa della venerazione di un&#8217;ostia miracolosa, il cui culto si fa risalire alla metà del XIV secolo. Gli anni più floridi della storia dell&#8217;abbazia sono quelli che precedono la RivoluzioneFrancese, che nel 1796 spazza via, come in quasi tutta l&#8217;Europa, la comunità monastica di Herkenrode. Gli edifici vengono battuti all&#8217;asta, e chi li acquista (Pierre Guillaume e Claes Libotton) li trasforma in una grande azienda agricola; nel 1820 vengono abbattuti o divorati dal fuoco la chiesa, il chiostro  e gran parte del monastero originale, al loro posto viene impiantato uno zuccherificio. Il periodo di oblio termina nel 1974, quando i resti dell&#8217;abbazia con i terreni annessi (280 ettari) vengono dichiarati &#8220;zona monumentale  e paesaggistica protetti&#8221;. Nel 1998 il tutto viene acquisito dalla Regione fiamminga, che la fa diventare un centro molto importante dal punto di vista archeologico, spirituale e faunistico</em>.</p>
<p>La birra che la<img class="alignleft size-full wp-image-2092" title="200px-Herkenrodebier" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/200px-Herkenrodebier.jpg" alt="200px-Herkenrodebier" width="119" height="178" /> brouwerij St.Jozef di Oppiter brassa con il nome di quasta antica abbazia cistercense vuole in qualche modo celebrarne e ricordarne la storia, compresa quella dell&#8217;unicorno, inserito nello stemma stesso dell&#8217;abbazia, che nell&#8217;iconografia tradizionale cristiana rappresenta la verginità e la castità . Come si legge nel<a href="http://bierfestival.wordpress.com/2009/07/08/herkenrode-tripel/"> post</a> si Steven Vermeylen, la Herkenrode tripel è una birra bionda ad alta fermentazione di 7% vol., brassata con il fondamentale apporto di Robert Putman (ex Cristal Alken), dal profumo fresco e fruttato, dalla schiuma morbida e cremosa. Brassata con il dry hopping, segue un po&#8217; la &#8220;corrente&#8221; attuale delle birre decisamente luppolate, senza per questo risultare esageratamente amara. Aspettiamo solo di poterla assaggiare, e non solo di sentirne parlare.</p>

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		<title>Biere Belge d&#8217;Abbaye Reconnue</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 08:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un precedente post avevamo parlato di una delle grandi famiglie birrarie, quella delle Birre belghe d&#8217;abbazia, che si distinguono, fondamentalmente, da quelle trappiste per il fatto che sono brassate in fabbriche &#8220;laiche&#8221; e non più nei recinti delle abbazie. Famiglia grande e qualificata, quella delle birre d&#8217;abbazia, &#8220;tutelate&#8221; da un regolamento che la Union [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/04/le-birre-dabbazia.html">precedente post</a> avevamo parlato di una delle grandi famiglie birrarie, quella delle <strong><em>Birre belghe d&#8217;abbazia</em></strong>, che si distinguono, fondamentalmente, da quelle trappiste per il fatto che sono brassate in fabbriche &#8220;laiche&#8221; e non più nei recinti delle abbazie. Famiglia grande e qualificata, quella delle birre d&#8217;abbazia, &#8220;tutelate&#8221; da un <a href="http://www.beerparadise.be/emc.asp?pageId=572">regolamento</a> che la <img class="alignleft size-full wp-image-2040" title="abbaye" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/abbaye1.jpg" alt="abbaye" width="246" height="313" /><strong><em>Union des Brasseries Belges</em></strong> ha stilato fin dal 1999, e resa facilmente riconoscibile da un vero e proprio marchio di qualità. L&#8217;occasione per parlare nuovamente delle birre d&#8217;abbazia belghe è data dall&#8217;aggiornamento della lista dei birrifici &#8220;autorizzati&#8221; dall Unione stessa a fregiarsi del marchio e da una novità. In un documento reperibile su internet (<a href="http://www.pierreluc.com/bruxelles/images/UBB0001.pdf">un pdf ad uso interno</a>, per la verità, un po&#8217; pasticciato e anche scarabocchiato) si può nuovamente consultare la lista delle birre e dei birrifici, che, rispetto alla precedente, ha pochi ma significativi spostamenti. Le birre dell&#8217; <em>Abbaye de la Ramèe</em>, invece di essere prodotte dalla <em>brasserie du Brunehaut</em> (che ha conservato la linea delle birre d&#8217;abbazia <em>St. Martin</em>) sono passate in &#8220;gestione&#8221; alla <em>Du Bocq</em>, <a href="http://www.bocq.be/english/ownbrands/index.php">anche se sul sito non ce n&#8217;è traccia</a>; sul sito dell&#8217;Abbazia stessa, infatti,  le birre sono &#8220;associate &#8220;  alla BIBCO (Belgian Import Beverages Company), ma quando c&#8217;è la Du Bocq di mezzo, le cose non sono mai chiare fino in fondo. L&#8217;altro &#8220;spostamento&#8221; nella lista è dato da un&#8217;acquisizione: nel 2004 infatti la <em>Palm Brewery</em> di Steenhuffel acquisisce la <em>Brasserie De Gouden Boom</em>, e i suoi brands: fra questi le birre d&#8217;abbazia <em>Steenbrugge </em>e <em>Sint Pitersabdij</em>.</p>
<p>In altri post avevamo cominciato a fare un excursus delle varie birre e birrifici d&#8217;abbazia, e precisamente, <a href="http://www.inbirrerya.com/tag/birre-abbazia/">avevamo già parlato di</a>: <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/06/brasserie-dellabbazia-du-val-dieu/">Val Dieu</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/05/05/birre-dellabbazia-di-st-pieters-van-steenbrugge/">Steenbrugge</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/26/le-birre-dellabbazia-di-grimbergen/">Grimbergen</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/23/birre-dellabbazia-di-floreffe/">Floreffe</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/24/birre-dellabbazia-di-st-feuillien/">St Feuillien</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/25/birre-dellabbazia-di-maredsous/">Maredsous,</a> <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/24/birra-dellabbazia-di-cambron/">Cambron</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/21/birre-dell%e2%80%99abbazia-di-affligem/">Affligem</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/20/birre-dellabbazia-di-postel/">Postel</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/04/08/birre-dellabbazia-di-bornem/">Bornem</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/25/abbazia-di-ename-roman-brouwerij/">Ename</a>. Da qui ripartiremo, con un nuovo post che riguarderà l&#8217;Abbaye de Bonne Experance, brassata dalla Lefebvre e riassaggiata pochi giorni fa dopo lungo tempo.</p>
<p>Parlavo di una novità all&#8217;interno del mondo delle birre d&#8217;Abbazia belghe; come riportato in un recente post di Steve Vermeylen sul <a href="http://bierfestival.wordpress.com/2009/07/08/herkenrode-tripel/">proprio aggiornatissimo blog</a>, nel luglio di quest&#8217;anno è stata aggiunta alla lista delle birre una new entry: la <em><strong>Herkenrode tripel</strong></em>, il cui riconoscimento ufficiale da parte della Union des Brasseries Belges è riportato anche da questo <a href="http://www.hasselt.be/nl/press/1488/herkenrode-tripel-erkend-als-abdijbier.html">articolo in fiammingo</a>. Brassata dalla <a href="http://www.brouwerijsintjozef.be/">Brouwerij St. Jozef </a>di Oppiter, riprende una ricetta che risale addirittura al XIII secolo; ma ne riparleremo, in un prossimo post.</p>

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