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	<title>inbirrerya &#187; IPA</title>
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		<title>Tre birre italiane, un po&#8217; in ritardo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 23:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo promesso, la scorsa settimana, un&#8217;infilata di post dedicati alla sola degustazione; mi è &#8220;saltato&#8221; quello di venerdi scorso, rimedio adesso con la scheda di tre ottime birre made in Italy. Se uno volesse fare una serata dedicata ai difetti birrari e/o alle birre difettate, la Terzo Miglio del Birrificio Rurale non potrebbe assolutamente trovarvi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo promesso, la scorsa settimana, un&#8217;infilata di post dedicati alla sola degustazione; mi è &#8220;saltato&#8221; quello di venerdi scorso, rimedio adesso con la scheda di tre ottime birre<span style="text-decoration: underline;"><em> made in Italy</em></span>.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2010.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11153" title="birra dell'anno 2010" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2010.jpg" alt="" width="127" height="136" /></a></p>
<p>Se uno volesse fare una serata dedicata ai difetti birrari e/o alle birre difettate, la <em><strong>Terzo Miglio</strong></em> del <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/05/birrificio-rurale-con-la-sua-seta/"><strong>Birrificio Rurale</strong></a> non potrebbe assolutamente trovarvi posto. Assolutamente. Dirò di più: se uno le cambiasse nome e label, mettendoci sopra qualcosa di direttamente riconducibile al mondo della birra artigianale americana, &#8220;spaccherebbe&#8221; sicuramente <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Rurale-terzo-miglio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11154" title="Rurale terzo miglio" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Rurale-terzo-miglio-300x101.jpg" alt="" width="300" height="101" /></a>ancora di più. Una <span style="text-decoration: underline;"><em>APA</em></span> che non tutti i birrai americani riescono a brassare, prodotta con una bella varietà di luppoli made in USA, tutti agrumati e resinosi, oltre che delicatamente citrici, che non stordiscono nè stancano. Premiata, nella edizione<strong> 2010</strong> di <strong>Birra dell&#8217;Anno</strong> con la medaglia d&#8217;oro nella categoria <em>Birre ad Alta Fermentazione fra 12 e 16 plato</em>, la piacentina <em><strong>Terzo Miglio</strong></em> è un&#8217;altra ottima incarnazione del concetto di <span style="text-decoration: underline;"><em>session beer:</em></span> gradazione alcolica moderata senza essere modesta (<strong>5,8%</strong> vol.), una complessità aromatica ben costruita e non opprimente,  fila via, nella beva, che è un piacere, grazie ad una rotondità spettacolarmente beverina, delicata nella costruzione e nella frizzantezza, deliziosamente ripulente nel finale decisamente asciutto e aggraziato. Difficile chiedere di più ad una birra, che risulta essere &#8220;troppo poca&#8221; nella sua versione in bottiglia: 0,50 cl. e finirli subito. Da bere a cappellate, andando a cercare ogni volta (nella sicurezza di ri-trovarle) quelle spettacolari note di pomplmo e pino mugo che ne costituiscono il marchio di fabbrica. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 5,8% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11155" title="birra dell'anno 2011" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/birra-dellanno-2011.jpg" alt="" width="122" height="131" /></a></p>
<p>Da un premio all&#8217;altro, rimanendo sempre nel contesto del medesimo birrificio: è la volta della <em><strong>Catigamatt</strong></em>, sempre del <strong>Birrifico Rurale,</strong> una <span style="text-decoration: underline;"><em>black ipa</em></span> (o <em>cascadian dark ale</em>) che nell&#8217;uso sopraffino dei luppoli e nella giusta calibratura dei malti ha un parallelo, in Italia, solo con le birre di Gino, il mastro birraio del friulano <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/05/le-nuove-per-me-italiane-del-salone/"><strong>Foglie d&#8217;Erba</strong></a>. Due ottimi birrifici entrambi, che guardano all&#8217;America e al suo modo di produrre artigianale senza scimmiottarli, &#8220;ingentilendo&#8221; quella mano produttiva, a volte un po&#8217; troppo calcata, con un equilibrio ed una eleganza, mi verrebbe da dire, che possono<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/castigamatt.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11156" title="castigamatt" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/castigamatt-230x300.jpg" alt="" width="163" height="213" /></a> essere &#8220;solo&#8221; made in Italy. La<em><strong> Castigamatt</strong></em> è risultata la <strong>1° classificata</strong> nella categoria <em>Birre scure, alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana</em> nell&#8217;edizione di quest&#8217;anno del premio <strong>Birra del&#8217;Anno</strong> di <em>Unionbirrai.</em> L&#8217;hanno prodotta utilizzando oculatamente una buona quantità di luppolo americano, ottimamente bilanciato/ammorbidito da un&#8217;equivalente quantità/qualità di malti, con lo &#8220;sfizio&#8221; del dry hopping regalato a questa birra da un &#8220;attrezzo&#8221; made in birrificio <strong>Rurale</strong>, l&#8217; <em>Hoptimator</em>. E&#8217; fresca, davvero fresca. E non è una di quelle <em>porter luppolate</em> nelle quali a volte capita di &#8220;imbattersi&#8221; quando si pratica questo stile birrario: il corpo è decisamente, fortunatamente watery, il luppolo è hard ma non troppo, massaggia inizialmente palato e lingua per poi alternarsi con una maltatura solo leggermente affumicata/torrefatta,  fornendo poi un deciso tappeto amaricante nel finale. Bella la schiuma, cremosa e compatta, dark il colore come prescrive lo stile, secca e beverina; un capellino di personalità in più la renderebbe perfetta. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Almond_g.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11157" title="Logo-Almond_g" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Almond_g-300x100.jpg" alt="" width="252" height="84" /></a></p>
<p>Una parte del nome le viene dal Brasile: da lì arriva il pepe rosa che <em>Jurij Ferri</em> dell&#8217;abruzzese <a href="http://www.birraalmond.com/"><strong>Almond 22</strong></a> impiega per brassare questa italian version di una americanissima ipa, la <em><strong>Pink IPA</strong></em>. E oltre che col pepe rosa la insaporisce con un blend luppolato molto vivace, animato dal <em>Simcoe</em>, dal <em>Nelson Sauvin</em> e dall&#8217; <em>Hallertau Saphyr</em>. Il risultato finale è una <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/pink-ipa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11158" title="pink ipa" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/pink-ipa-300x193.jpg" alt="" width="218" height="140" /></a>birra dall&#8217;asciuttezza alquanto marcata, quasi &#8220;bruciante&#8221;, dal bel colore albicocca moderatamente velato, dalla gradazione alcolica di <strong>6,2%</strong> vol. e dalla bella schiuma, molto compatta e cremosa,  relativamente persistente. Contrariamente a quanto descritto sul sito del birrificio, l&#8217;ho trovata alquanto carbonata, con una frizzantezza un po&#8217; sopra le righe, che in parte offusca il bel lavoro dei malti e spinge un po&#8217; troppo in là la sua luppolatura già abbastanza spinta. La parte migliore di questa birra è senz&#8217;altro l&#8217;aroma, ricco, speziato e decisamente elegante, nel quale la frutta tropicale recita la parte da protagonista, e la piccantezza del pepe, unita a quella del lievito, stuzzica a dovere. In bocca scappa un po&#8217; di più che all&#8217;aroma, per riprendersi sul finale, asciutto e prolungato, realtivamente erbaceo e moderatamente &#8220;pizzichino&#8221;. Il pepe rosa, del resto, che ce l&#8217;avrebbe messo a fare, <em>Jurij</em>, se non per vivacizzarla fino alla fine? Nota di demerito per l&#8217;etichetta di questa birra, davvero molto, molto brutta. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 6,2% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Quattro birre dal Nord Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 06:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-mikkeller.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11057" title="logo mikkeller" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/logo-mikkeller-300x59.jpg" alt="" width="300" height="59" /></a></p>
<p><a href="http://www.ratebeer.com/brewers/mikkeller/5675/">Mi faccio guidare da</a><em><a href="http://www.ratebeer.com/brewers/mikkeller/5675/"> Ratebeer</a>,</em> che <a href="http://www.mikkeller.dk/index.php?id=6&amp;land=1">anche <em>Mikkel</em> &#8220;adopera&#8221; ormai ufficialmente come abbecedario</a> per le proprie birre, talmente tante da non riuscire a tenerne il conto e/o ricordarne la tipologia. E <em>Ratebeer</em>, alla voce <em><strong>The American Dream</strong></em> (è questo il nome della birra per il mercato europeo, mentre per quello americano il nome muta in <em><strong>The Danish <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mikkeller-DREAM_PILS__33374_zoom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11058" title="mikkeller DREAM_PILS__33374_zoom" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/mikkeller-DREAM_PILS__33374_zoom-300x226.jpg" alt="" width="198" height="149" /></a>Dream)</strong></em> <a href="http://www.ratebeer.com/beer/mikkeller-the-american-dream/110815/">recita <span style="text-decoration: underline;"><em>premium lager</em></span>,</a> brassata negli stabilimenti belgi della <strong>De Proef.</strong> Ma lo faccio dopo averla bevuta, e allora davvero capisco che il frenetico brassatore ha messo in piedi un altro dei suoi trucchi: ha fatto in Belgio, con la sua testa danese (o apolide, meglio) una lager/pils luppolata come un&#8217;IPA che &#8220;gira&#8221; quasi come una APA. E ha fatto tutto ciò per un solo scopo, ben preciso: renderla &#8220;tracannabile&#8221;. Anzi, esageratamente tracannabile. E&#8217;, davvero, l&#8217;incarnazione del concetto di <em>session beer</em>: la finisci e, compulsivamente, vai a cercarne subito un&#8217;altra. Peccato che te ne è rimasta una sola. Si può disquisire sull&#8217;esattezza della classificazione, si può discutere sul fatto che sia un po&#8217; troppo luppolata e un po&#8217; troppo poco maltata, ma non si può assolutamente non dire che è la beverinità quasi perfetta. Una dose ricca ma non esagerata di luppoli americani, che lasciano tracce resinose, agrumate, di pomplemo, ananas e pesca nel bouquet e di frutta bianca, ancora agrunmi e resina al palato. Rotonda, spettacolarmente watery, giustamente scarsa di alcool e moderatamente carbonata, avrebbe bisogno, oggettivamente, di un pochino di ossatura maltata in più, ma ha una freschezza e una fragranza che levati! Vado a vedere se riesco ad acchiapparne una cassa . Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 4,6% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p style="text-align: center;"> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Amager.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11059" title="Logo Amager" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Amager-300x69.jpg" alt="" width="300" height="69" /></a></p>
<p>Per la <em><strong>Amager Red Nitro</strong></em> c&#8217;è da dar conto subito di un piccolo &#8220;mistero&#8221;: sul sito del birrificio danese, la birra è <a href="http://www.amagerbryghus.dk/172-143-specialsortiment.htm">ancora regolarmente al suo posto fra quelle in produzione</a>, mentre <em>Ratebeer</em> racconta che la birra è stata <a href="http://www.ratebeer.com/beer/amager-red-nitro/105586/">&#8220;ritirata&#8221; dagli scaffali</a>. Resterebbe la sola <a href="http://www.amagerbryghus.dk/245-143-172-nitro.htm"><em><strong>Nitro</strong></em>,</a> la &#8220;capostipite&#8221; di questa tipologia americaneggiante nel portfolio birrario di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/06/16/amager-bryghus-dalla-danimarca/"><strong>Amager</strong>, </a>la birra-vetrina che dovrebbe/vorrebbe dimostrare a tutti che questi danesi sono ragazzi che sanno davvero giocare e divertirsi <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/amager-red-nitro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11060" title="amager red nitro" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/amager-red-nitro-300x185.jpg" alt="" width="208" height="128" /></a>con il luppolo. Tornando alla <em><strong>Red Nitro</strong></em>, se è vero che l&#8217;hanno ritirata, allora devo dire proprio &#8220;meno male&#8221; che me la sono riuscita a bere in tempo. Non è birra imperdibile, ma ha comunque una sua ragion d&#8217;essere, nel panorama birrario, corretta, fantasiosa senza essere eccentrica, caratterizzata com&#8217;è ovvio (essendo una <span style="text-decoration: underline;"><em>imperial/double ipa</em></span>) da un uso abbastanza spregiudicato di luppolo. Fresco, però, o almeno è questa, la freschezza, la sensazione che meglio la descrive. Tanti malti caramellati, una gradazione alcolica importante (<strong>8,5%</strong> abv), un IBU assolutamente non trascurabile (<strong>80+</strong>) e un vero &#8220;parco giochi&#8221; di luppoli, con il <em>Galena</em> che mena la danza. Ha un carattere forte, una personalità spiccata, frizzantezza relativa e schiuma abbondante, un bel tappeto di malto (molto &#8220;spesso&#8221;) e l&#8217;estro dei luppoli che ne sveltiscono e arricchiscono la beva. Non da tracannare, ma da bere fino a saziarsene, con la dovuta calma. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 8,5% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-nogne-o.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11061" title="Logo nogne o" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-nogne-o-300x128.jpg" alt="" width="201" height="83" /></a></p>
<p>Dalla Danimarca alla Norvegia il passo non è troppo lungo, anche se, in questo come nel caso del birrificio danese, bisogna prima passare dagli USA.  <span style="text-decoration: underline;"><em>Imperial Ipa</em></span> la prima, una &#8220;semplice&#8221; <span style="text-decoration: underline;"><em>IPA</em></span> questa seconda birra, del conosciutissimo birrificio norvegese <strong><strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/03/pale-ale-n%C3%B8gne-%C3%B8-bryggeri/">Nøgne Ø</a><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/03/pale-ale-n%C3%B8gne-%C3%B8-bryggeri/">,</a> </em></strong></strong>che si chiama, appunto<strong><strong><em>, <strong><em>Nøgne Ø IPA</em></strong></em></strong></strong>. Malti Maris Otter, Munich, Caramello, ma, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Nogne-O-ipa_1_20011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11062" title="Nogne O ipa_1_20011" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Nogne-O-ipa_1_20011-300x111.jpg" alt="" width="271" height="101" /></a>soprattutto, due luppoli canonici da ipa,  <em>Chinook</em> e <em>Cascade</em>, il tutto fatto fermentare da lievito inglese da ale (e la solita, immancabile, acqua di Grimstad, il valore aggiunto di tutte le birre di <strong><strong>Nøgne Ø). </strong></strong>E&#8217; canonica, questa birra, direi quasi classica, ma non le faccio, dicendo ciò, un complimentissimo. Niente al di sopra delle righe, niente al di sotto, tutto perfettamente nel range: un po&#8217; troppo perfettamente però. Pochi lampi di fantasia, dosi misuratissime di ciascun ingrediente, una sensazione di classicità relativamente povera di fantasia. Una birra senza difetti (bella la schiuma, attraente il colore ambrato, classicamente esotico il naso, rotondo e beverina al palato, &#8220;educato&#8221; il finale), ma un po&#8217; troppo scolastica: la bevi, l&#8217;apprezzi, ma non ti soddisfa fino in fondo. Un po&#8217; più di estro non guasterebbe, in un prodotto, comunque, &#8220;a modo&#8221;. Assaggiata in bottiglia da 0,50;  alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p style="text-align: center;"> <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Beer-Here.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11064" title="Logo Beer Here" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Logo-Beer-Here-300x176.png" alt="" width="211" height="124" /></a></p>
<p>Una birra brassata per la prima volta nel <strong>2008</strong>, ma che viene dal<strong> 2006,</strong> per un birrifcio, il danese <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/02/01/christian-andersen-skovdal-il-birraio-dei-due-mondi/"><strong>Beer Here</strong> </a>di <em>Christian Skovdal Andersen</em>, che ha visto in questo ultimo anno una vera e propria esplosione produttiva (basta dare un&#8217;occhiata alla <a href="http://www.beerhere.dk/beers.aspx">sezione-birre del sito ufficiale</a> per rendersene conto). Nel <strong>2006,</strong> infatti, <em>Christian</em> assaggia ad Helsinki, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Beer-Here-Fat-Cat.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11065" title="Beer Here Fat Cat" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/11/Beer-Here-Fat-Cat-300x300.jpg" alt="" width="211" height="211" /></a>per la prima volta, una birra luppolata con il solo<em> nelson sauvin,</em> luppolo allora semi sconosciuto; ci mette due anni per pensare e brassare una birra simile a quella assaggiata, che tanto lo aveva colpito. Ha giocato con il malto caramellato, ha mischiato Maris Otter e malto cioccolato, ha aggiunto tutto il <em>Nelson Sauvin</em> necessario per la monoluppolatura, nel tentativo di creare una birra esotica, fresca, fruttata. Il <strong><em>gatto grasso</em></strong> (<em><strong>Fat Cat</strong></em>), a dispetto del nome, è invece smilza e svelta, rotonda quanto basta, watery il desiderabile, esotica il &#8220;giusto&#8221;: poca schima, abbastanza volatile, poca frizzantezza (strano &#8230;), un bell&#8217;ambrato con riflessi castani per questa poco alcolica (<strong>4,7%</strong> abv) <span style="text-decoration: underline;"><em>amber ale</em></span> brassata per conto di <em>Christian</em> presso la <a href="http://www.herslevbryghus.dk/"><strong>Herslev Bryghus</strong>,</a> uno dei birrifici danesi &#8220;di fiducia&#8221; di <em>Christian</em>. Se la paragono alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/07/la-tradizione-e-linnovazione-in-gran-bretagna-e-poi-ancora-la-schorschbrauerei/"><em><strong>5 AM Saint</strong></em></a> di <strong>Brewdog</strong> (prima maniera), la <em><strong>Fat Cat</strong></em> è perdente: meno personalità, minor impronta gustativa ed aromatica, un uso del <em>nelson sauvin</em> molto più misurato (non ho detto sparagnino &#8230;). Ma si fa bere con più semplicità e meno impegno: ne berrei un paio di pinte in più rispetto alla scozzese; ed è un complimento. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 4,7% vol.;  © Alberto Laschi</p>

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		<title>Adnams Brewery, e la sua Innovation</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 22:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Southwold è una piccola città costiera del Suffolk, che si affaccia sul mare del Nord. E’ piccola, non molto popolata, ed è sede, dal 1872, della Adnams Brewery, una delle più antiche birrerie inglesi a conduzione familiare, premiata quest’anno dall’inglese The Good Pub Guide quale Brewery of the Year. La sua collocazione geografica ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Southwold"><em>Southwold</em></a> è una piccola città costiera del <em>Suffolk</em>, che si affaccia sul mare del Nord. E’ piccola, non molto popolata, ed è sede, dal <strong>1872</strong>, della <a href="http://adnams.co.uk/"><strong>Adnams Brewery</strong></a>, una delle più antiche birrerie inglesi a conduzione familiare, premiata <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/AdnamsBrewerySign.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10929" title="AdnamsBrewerySign" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/AdnamsBrewerySign-300x253.jpg" alt="" width="183" height="154" /></a>quest’anno dall’inglese <a href="http://adnams.co.uk/news/awards/adnams-named-brewery-of-the-year-by-the-good-pub-guide"><strong><em>The Good Pub Guide</em></strong> quale <em><span style="text-decoration: underline;">Brewery of the Year</span></em>.</a> La sua collocazione geografica ha fatto sì che la brewery, guidata ancora oggi dai rappresentanti delle due famiglie che l’hanno fondata (<em>Adnams</em> e <em>Loftus</em>), abbia scelto quale slogan, per pubblicizzare le proprie birre, <strong><em>Birra dalla Costa</em></strong>. Ma a <em>Southwold </em>si fa birra da molto prima che gli <strong>Adnams</strong> cominciassero a produrla: si hanno notizie storiche certe, ad esempio, che nel <strong>1345</strong> <em>Johanna de Corby</em> fu multata dal locale magistrato per avere venduto le proprie birre in boccali anonimi, non recanti il simbolo di chi l’aveva prodotta. <em>George</em> ed <em>Ernest Adnams</em> acquistarono nel <strong>1872</strong>  <strong><em>The Sole Bay Brewery</em></strong> di Southwold, costituendo in un secondo momento (nel <strong>1890</strong>) la società che porta da allora il nome della propria famiglia; nel <strong>1902</strong> <em>Pierse Loftus</em> e suo fratello <em>Jack</em> entrarono in società con gli <em>Adnams,</em> ed assieme, queste due famiglie, hanno retto le sorti della brewery fino ad oggi.<strong> 24</strong> milioni le pinte di birra prodotte annualmente dalla <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Adnams_Brewery_Southwold_-_geograph.org_.uk_-_776192.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10930" title="Adnams'_Brewery,_Southwold_-_geograph.org.uk_-_776192" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Adnams_Brewery_Southwold_-_geograph.org_.uk_-_776192-300x225.jpg" alt="" width="256" height="192" /></a><strong>Adnams</strong>, con un netta scelta di campo: più cask e meno bottiglie (le cui vendite sono comunque aumentate nello scorso anno del <strong>19%),</strong> scelta confermata anche dalla solida opzione commerciale che ha portato la brewery di <em>Southwold</em> a possedere un’articolata rete di pubs (circa un centinaio). Dal <strong>2008 </strong>alla produzione di birra si è affiancata anche quella di gin , vodka e whisky, con l’installazione di una vera e propria distilleria interna, l’ultima delle importanti innovazioni che hanno cambiato la faccia alla <strong>Adnams</strong> a partire dal <strong>2001</strong>. Nuovi fermentatori, una sala di cottura (made in Germany, della <a href="http://www.geabrewery.com/"><strong>Huppmann</strong></a> di Bamberga) completamente rivoluzionata, un nuovo centro di distribuzione eco-sostenibile nella vicina <em>Reydon</em> che farà risparmiare il <strong>50%</strong> di elettricità e gas (usando la tecnologia  fornita dalla <a href="http://www.americanlimetechnology.com/portfolio/adnams-brewery/"><em>American Lime Technology</em></a>). Grande l’attenzione che gli inglesi hanno riservato alla eco sostenibilità e al risparmio energetico, tanto da far diventare la <strong>Adnams</strong> la birreria a più alta efficienza energetica delle Gran Bretagna: impianto per la produzione di gas rinnovabile utilizzando i rifiuti generati dalla produzione della birra, pannelli solari e celle fotovoltaiche sul tetto del nuovo centro di distribuzione, per un risparmio annuo (stimato) di <strong>750</strong> tonnellate di Co2.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10933" title="adnams1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams1-300x222.jpg" alt="" width="277" height="206" /></a></p>
<p>Nel <strong>2008</strong>, per celebrare “degnamente” la fine dell’imponente opera di ristrutturazione interna, la <a href="http://adnams.co.uk/news/business/adnams-launches-innovation-a-celebration-beer"><strong>Adnams</strong> lancia sul mercato la <strong><em>Innovation</em></strong></a>, una <a href="http://www.ratebeer.com/beer/adnams-innovation/82608/"><em>APA</em> secondo <em>Ratebeer</em></a>, una <em>IPA</em>, o meglio, <em>our version of an American IPA</em> (come recita il sito della <em>Adnams</em>). Bottiglia molto cool (fra l’altro prodotta con il <strong>34%</strong> in meno di vetro ed interamente riciclabile), disegnata per <em>Adnams</em> da <a href="http://www.cookchick.com/"><strong>Cookchick</strong></a>, celebrato studio di design; <strong>7.000</strong> bottiglie per la prima <em>limited version</em>, ciascuna <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams-innovation.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-10934" title="adnams innovation" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/adnams-innovation.gif" alt="" width="137" height="335" /></a>con l’etichetta in rilievo. Le bottiglie vanno letteralmente a ruba, grazie anche ad una intelligente operazione di marketing, tanto che nel <strong>2009</strong> decidono di riproporla; poi la birra piace così tanto che entra a far parte della produzione “normale” della brewery inglese. Malti Pale Ale e Wheat, luppoli da Slovenia, Inghliterra e America (<em>Boadicea, Styrian Goldings e Columbus</em>) per questa birra che ha i piedi nel passato (la storia delle indian ales inglesi) e la testa nel presente (l’uso del <em>Columbus </em>che le regala un angolo di New World). Non che sia una birra “scarsa”, o, peggio, “inutile”: è solo un po’ troppo “fighetta”. Grande attenzione ai particolari, packaging davvero ben fatto, label molto ben pensata, ma birra che si giostra un po’ troppo sul “vorrei ma non posso”. Inglese nella parte maltata/biscottata, ma sulla parte “americana”, quella della luppolatura (suppongo) c’è ancora molto lavoro da fare. Nonostante siano tre i luppoli usati, la parte amaricante satura da subito un po’ troppo, senza regalare chissà quale varietà di amaro. C’è un pochino di resina e un po’ di pompelmo al naso (già di per sé non spaziale), che al palato un po’ si confondono con una netta sensazione erbacea, mentre il dolce del caramello si fa riconoscere con fierezza. Robusta la gradazione alcolica (<strong>6,7%</strong> vol.), quasi assente la schiuma (un punto in meno, per me), bello il colore delicatamente ramato, un po’ troppo veloce il finale. Un bell’esercizio di stile, al quale però si dovrebbe aggiungere una maggiore personalità. Assaggiata in bottiglia da 0,50 cl.; alc. 6,7% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Flying Dog&#8217;s In De Wildeman American Farmhouse IPA</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 22:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una bella, bellissima coppia, quella che sta dietro le quinte della altrettanto splendida Flying Dog’s In de Wildeman American Farmhouse IPA: Flying Dog, il birrificio di Frederyck, nel Maryland e uno dei pub storici di Amsterdam (per non dire europei), In De Wideman, appunto, “il selvaggio”. Una birra “commissionata” dagli olandesi agli americani per celebrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una bella, bellissima coppia, quella che sta dietro le quinte della altrettanto splendida <strong><em>Flying Dog’s In de Wildeman American Farmhouse IPA</em></strong>:<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/26/flying-dog-brewery/"> <strong>Flying Dog</strong>,</a> il birrificio di Frederyck, nel Maryland e uno dei pub storici di Amsterdam <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/logo-indipubs-2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-10221" title="logo indipubs 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/logo-indipubs-2.png" alt="" width="275" height="35" /></a>(per non dire europei), <a href="http://www.indewildeman.nl/"><strong>In De Wideman</strong></a>, appunto, “il selvaggio”. Una birra “commissionata” dagli olandesi agli americani per celebrare il <strong>25°</strong> anniversario dell’apertura del proprio pub, una birra a tiratura limitata, per non dire limitatissima. Una delle rarissime bottiglie arrivate dalle nostre parti è finita nelle mani esperte degli amici di <a href="http://www.pintaperfetta.com/"><em>Pinta Perfetta</em>,</a> che ringrazio sentitamente per averla voluta condividere con me all&#8217;<strong> <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/04/birra-parmigiano-e-tanto-altro-allindipubs/">Indipubs</a></strong> di Scandiano.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-in-de-wildeman.jpg"><br />
</a><strong>In De Wildeman</strong> è meta irrinunciabile per tutti coloro che, di passaggio o stanziali ad Amsterdam, vogliono bere della buona, buonissima birra: ospitato nei locali di una ex-distilleria, ha una line up di ben <strong>17</strong> spine, alle quali girano birre <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-in-de-wildeman1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10223" title="Logo in de wildeman" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-in-de-wildeman1-203x300.jpg" alt="" width="116" height="172" /></a>provenienti da tutte le parti del mondo e una carta delle birre che può contare ben più di <strong>200</strong> referenze (oltre ad una vasta scelta di sidri, uno dei quali solitamente anche alla spina). Per fare le cose per bene, gli olandesi hanno commissionato agli americani, per celebrare il giubileo d’argento della propria attività, una birra speciale, meglio, specialissima, venduta esclusivamente presso il locale olandese; una birra <em>one shot</em> (purtroppo), che rischia di diventare un ambitissimo oggetto da collezione (se non ritorna in giro). Una <strong>IPA</strong> <em>american style</em>, l’hanno chiesta così gli olandesi, ma che si potesse distinguere dal mucchio selvaggio delle IPA: per questo quelli della <strong>Flying Dog</strong> l’hanno preziosamente e sapientemente caratterizzata con una monoluppolatura data dall’uso del fantasioso c<span style="text-decoration: underline;">itra</span> e con una fermentazione “particolare”, data dall’impiego di lievito da <em>saison</em>. Da qui l’aggiunta,<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/indewildeman1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10228" title="Sierra Exif JPEG" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/indewildeman1-229x300.jpg" alt="" width="171" height="225" /></a> nel nome della birra stessa, dell’ulteriore specificazione data dall’inserimento del termine <strong><em>farmhouse</em></strong>: una ipa “contadina”, come “contadina” è stata l’origine delle<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/08/09/le-bieres-de-saison/"><em> saison</em>, birre tipiche delle campagne belghe</a>. Una birra “bella” fin dalla label, disegnata nello splendido <em>Flying Dog’s style</em>, o meglio<em>, <a href="http://www.ralphsteadman.com/">Ralph Steadman</a>’s style</em>; bella nel colore, un dorato/aranciato leggermente nebuloso; bella nella schiuma, fine e cremosa, fragrante e persistente. Il <span style="text-decoration: underline;">citra</span> fa fin da subito il suo “sporco” lavoro: si affaccia dalla schiuma e si insinua prepotentemente nel naso con  la sua ricchezza di frutta tropicale, mai eccessivamente ridondante però, bensì sobria ed elegante. Non satura i recettori olfattivi, ma li stuzzica e li soddisfa senza stramazzarli. In bocca la birra è pulita e asciutta, con un leggerissimo erbaceo iniziale che è costretto a farsi velocemente da parte perché dalla corsia <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/FlyingDog-InDeWildeman1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10229" title="FlyingDog InDeWildeman" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/FlyingDog-InDeWildeman1-135x300.jpg" alt="" width="98" height="218" /></a>di sorpasso ritorna a tutta velocità il frutteto che porta in dote il citra, opportunamente e vigorosamente ripulito dal lievito asciutto e pungente che davvero riporta alla memoria (gustativa) le migliori saison del Belgio. Una birra dalla corsa lineare e non monotona, coerente dall’inizio alla fine: il regno dell’equilibrio, perché qui nessuno ci è andato con la mano pesante con nessuno degli ingredienti messi nel pentolone. Nessun effetto speciale, ma un grande, bellissimo effetto complessivo, che la rende piacevole e soddisfacente dall’inizio alla fine. Per assurdo, ma non troppo, per quello che mi riguarda, una delle migliori (se non la migliore) birre di <strong>Flying Dog</strong>: la tragedia è (a tutt’oggi) non poterla più ritrovare in giro. A meno che qualcuno, là nel Maryland, non cambi idea in tempo e la rimetta in giro (anche sotto falso nome …). Speriamo (fa il pari, per spettacolarità, con la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/19/danimarca-ancora-danimarca/"><em><strong>Kama Citra</strong></em></a> di <strong>BeerHere</strong>, secondo me). Assaggiata in bottiglia da 0,75: alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Resumé dal Belgio</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 06:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Belgio, in queste ultime settimane, una bella infornata di nuove birre e un passo “politico” molto importante per il mondo brassicolo belga. Iniziamo con la “politica”: L’Indicazione geografica protetta (IGP) è il marchio di qualità che viene attribuito a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, o altre caratteristiche specifiche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal<strong> Belgio</strong>, in queste ultime settimane, una bella infornata di nuove birre e un passo “politico” molto importante per il mondo brassicolo belga.</p>
<p>Iniziamo con la “politica”: L’<strong><em>Indicazione geografica protetta </em>(IGP)</strong> è il marchio di qualità che viene attribuito a <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/IGP.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10312" title="IGP" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/IGP-300x300.jpg" alt="" width="140" height="140" /></a>quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, o altre caratteristiche specifiche, dipendono dall&#8217;origine geografica dell’alimento, la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avviene in un&#8217;area geografica ben determinata. “Sorella minore” della certificazione <strong>DOP</strong>, in Italia, ad esempio, lo possono “esibire” l’Aceto balsamico di Modena, l’abbacchio romano, l’arancia rossa di Sicilia, il Lardo di Colonnata, la castagna del Monte Amiata (solo per fare qualche nome). Regolato da uno rigido disciplinare di produzione e garantito da uno specifico organismo di controllo, il marchio <strong>IGP</strong> è comunque riconoscimento ambito. E anche in Belgio l’hanno capito. <a href="http://lv.vlaanderen.be/nlapps/docs/default.asp?id=2243">E’ dello scorso mese di Luglio la notizia </a>che<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/oud-bruin.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-10313" title="oud bruin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/oud-bruin.jpeg" alt="" width="195" height="155" /></a> l’amministrazione regionale delle Fiandre ha avviato l’iter per ottenere l’attribuzione del marchio <strong>IGP</strong> per le birre legate alla tradizione secolare delle <a href="%20http://www.inbirrerya.com/2010/06/08/oud-bruin-e-flamish-red-ale-con-sorpresa-finale/"><strong><em>oud bruin</em></strong></a>. Diventerebbero, queste birre prodotte nel distretto di <em><strong>Roeselare-Tielt-Kortrijk</strong></em> , le prime birre belghe a potersi fregiare di questo riconoscimento, visto che le <a href="http://www.beverfood.com/files/lambic_kuaska.pdf"><strong><em>lambic</em></strong>,</a> altra “gloria” locale, sono certificate con il marchio <strong><em>specialità  tradizionale garantita</em></strong> (<strong>GTS</strong>), e andrebbero ad aggiungersi ad altri prestigiosi prodotti della tradizione agroalimentare belga, come il Burro delle Ardenne, il Patè gaumais e la <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/06/09/una-wit-che-non-centra-nulla-con-le-wit/">cicoria.</a> In Germania è la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/06/de-koninck-e-le-due-nuove-del-toccalmatto-a-greve-alla-spina/">Kolsch di Colonia</a> a potersi fregiare del marchio IGP.</p>
<p>Passando alle novità birrari in senso stretto, cominciamo con la tendenza extra – luppolo che anche da quelle parti comincia a prendere davvero campo (ad essa, fra l’altro, è “dedicata” anche la serata del Pre-Villaggio del prossimo 9 <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/symphony__48384_zoom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10314" title="symphony__48384_zoom" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/symphony__48384_zoom-300x211.jpg" alt="" width="207" height="145" /></a>Settembre). Alla già nutrita schiera dell’extraluppolo belga si è aggiunta recentemente la  <strong><em>Bitter Sweet Simphony</em></strong> della brouwerij <strong>‘T Gaverhopke</strong>, una <em>IPA</em> di <strong>7,8%</strong> frutto della collaborazione fra il mastro birraio americano <em>Jean Brouillet</em>  e del belga (padrone di casa) <em>Gudrun Vandoor</em>n: <strong>78</strong> IBU, una bel colore aranciato, un uso abbondante ma non sbilanciato dei classici luppoli americani. Un po’ meno “recente” (ha solo un paio di mesi di vita, comunque) è la <em><strong>Hop Ruiter</strong></em> della <strong>Scheldebrouwerij</strong> (birrificio che tendo a considerare più belga che olandese), che sarà presente in fusto al prossimo pre-Villaggio, “compensando&#8221;, in qualche modo, il forfait dell’ultimo minuto (o quasi) dei birrai belgo/olandesi al Villaggio. Il <strong><em>cavaliere del luppolo</em></strong> è una <span style="text-decoration: underline;"><em>abbey triple</em></span> (o una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span>) di <strong>8,5%</strong> abv, brassata con tre luppoli (tutti e tre europei, con il Saaz in grande spolvero) e malti pilsener.</p>
<p><a href=" http://beerstreetjournal.com/de-struise-brewing-cherry-pannepot-for-2012/">Gli <strong>Struise</strong> invece stanno lavorando in patria</a>, dopo una serie di collaboration beers brassate in America durante il loro ultimo, vorticoso, tour, per poter mettere sul mercato, il prossimo anno, una edizione speciale della loro apprezzatissma <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/08/pannepot-reserva-2007/"><em><strong>Pannepot</strong></em>:</a> verranno messe a macerare nella birra, infatti, ciliegie fresche e diraspate, per un periodo di tempo non meglio precisato. Il tutto dovrebbe poter essere vendibile e bevibile nei primi mesi del <strong>2012.</strong></p>
<p>Per ultime, tre birre di un “segmento” di mercato che anche in Belgio sta vivendo un buon momento di crescita, quello delle birre biologiche e <em>gluten free</em>. Innanzitutto la <a href="http://www.levensmiddelenkrant.nl/6172/mongozo-bier-ook-verkrijgbaar-in-belgi-euml-"><strong><em>Mongozo gluten free</em></strong>,</a> da poco disponibile sugli scaffali della grande<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Mongozo-GLUTENFREE-BEER-1-213x300.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10315" title="Mongozo GLUTENFREE-BEER-1-213x300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Mongozo-GLUTENFREE-BEER-1-213x300.jpg" alt="" width="133" height="188" /></a> catena di distribuzione belga <strong>Colruyt</strong> (<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/29/due-notizie-trappistiche/">quella in “corsa” per portare le birre di <em><strong>Westvleteren</strong></em> sugli scaffali della GDO</a>), rivolta al consumo delle persone affette da celiachia (una ricerca della stessa <strong>Colruyt</strong> quantifica nell’<strong>1%</strong> dell’intera popolazione la percentuale delle persone affette dalla celiachia). La ricetta della linea di birre olandesi <strong>Mongozo</strong> è originaria dell’ Africa, portata in Olanda nel <strong>1993</strong> dal rifugiato<em> Henrique Kabia</em> e commercializzata su larga scala a partire dal <strong>1998</strong> (dalla<strong> Huyghe</strong>). Una seconda birra gluten free da poco immessa sul mercato belga è la <strong><em>Brunehaut Bio Blond</em></strong>, una belgian ale di 6,5% abv, la quarta birra belga senza glutine attualmente in commercio in Belgio. La sessanticinquesima (!) birra bio sul mercato belga è invece la <em><strong>Bio Pils Silly</strong></em>,  che reca stampigliato sulla label il <a href="http://ec.europa.eu/agriculture/organic/eu-policy/logo_nl">logo EU </a>che protegge e rende riconoscibili l’origine e la qualità  dei prodotti bio. Una pils con abv<strong> 5%,</strong> biondo paglierina, asciutta e rinfrescante.</p>

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		<title>Stone Sublimely Self Righteous Ale e l&#8217;IPA DAY</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 05:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 4 agosto è stato il giorno nel quale, chi ha voluto, ha celebrato, con una bevuta (o una serie di bevute) ad hoc, uno degli stili più iconici della produzione birraria artigianale americana: era il giorno dell&#8217;International #IPA Day. Nelle IPA, ultimamente, ci farei anche il bagno (oltre che berle, ovviamente), e nell&#8217;occasione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-IPA-Day-570x402.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-10163" title="Logo IPA-Day-570x402" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-IPA-Day-570x402-300x211.png" alt="" width="211" height="149" /></a></p>
<p>Lo scorso <strong>4 agosto</strong> è stato il giorno nel quale, chi ha voluto, ha celebrato, con una bevuta (o una serie di bevute) ad hoc, uno degli stili più iconici della produzione birraria artigianale americana: era il giorno dell&#8217;<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/07/19/zymurgy-vs-ratebeer-e-linternational-ipa-day/"><strong>International #IPA Day</strong>.</a> Nelle IPA, ultimamente, ci farei anche il bagno (oltre che berle, ovviamente), e nell&#8217;occasione mi sono stappato una birra stratosfericamente adeguata all&#8217;evento: manco a dirlo, della scuderia della <strong>Stone Brewing</strong> (dato che se ne parlava appena ieri l&#8217;altro &#8230;)</p>
<p>Una birra da autocelebrazione dichiarata: “<em>guardate e assaggiate quanto siamo bravi a fare birra</em>!” è il messaggio, per nulla sotteso, che ha accompagnato nel <strong>2007</strong> la creazione (in occasione dell’ 11° anniversario dell’apertura del birrificio americano) e nel <strong>2009</strong> la successiva, definitiva commercializzazione di questa stupefacente <em><span style="text-decoration: underline;">black ipa</span></em> degli <strong>Stone</strong> ( alcuni la interpretano come <em><span style="text-decoration: underline;">una imperial black pale ale</span></em>). Una birra <em>giustamente ipocrita</em>, un’ <em>opera d’arte</em>, una <em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Stone-Sublimely-Self-Righteous.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10164" title="Stone Sublimely Self Righteous" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Stone-Sublimely-Self-Righteous-256x300.jpg" alt="" width="165" height="194" /></a>straordinaria creazione celeste</em>, una birra <em>fascinosa</em>: questi i “misurati” attributi che i produttori hanno usato per descrivere questo loro prodotto, una<strong><em> imperial</em></strong> per struttura e consistenza, dall’abv consistente (<strong>8,7%)</strong> e dall’altrettanto consistente uso di luppoli (<em>chinook, simcoe </em>e<em> amarillo</em>), che genera un IBU finale di <strong>90</strong>. Lo dico subito: avercene!!! E’ che si trova con molta difficoltà dalle nostre parti, e una bottiglia (stupenda anch’essa nella sua serigrafatura), quando capita, è sempre un evento. Godibilissima la parziale indeterminatezza dell’inquadramento tipologico di questa birra, splendidamente a cavallo fra una maltatura caramellata e parzialmente tostata (che la accosta parzialmente ad una <em><span style="text-decoration: underline;">APA</span></em>) e una luppolatura imponente che invece la farebbe entrare a pieno diritto nella grande famiglia delle<em><span style="text-decoration: underline;"> IPA</span></em> (inquadramento per il quale personalmente propendo). E’ scura, davvero scura, nera, con alcuni riflessi rosso rubino che si possono apprezzare quando la si mette direttamente davanti alla luce, e con tre dita di schiuma soffice e cremosa, color moka (anche se meno scura di quella di una stout). L’aroma sprigiona e diffonde una tonnellata di luppolo: luppolo fresco e pungente (come quando si apre una di quelle splendide<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Sublimely-Self-Righteous-Ale_beer_full.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10165" title="Sublimely-Self-Righteous-Ale_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Sublimely-Self-Righteous-Ale_beer_full-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a> confezioni sottovuoto di luppolo fresco), pompelmo, buccia d’arance, resina a balle, e un sottofondo (relativamente lontano) di tostatura ed affumicatura, che completa lo spettro olfattivo di questa birra. In bocca è quasi “solida”, comunque consistente, impegnativa senza essere però scortese: la struttura è maltata, con delle note affumicate e cioccolatose che ricordano un po’ quelle delle stout e delle porter, ma l’evoluzione è indiscutibilmente luppolata. Questa volta meno fresca e pungente rispetto all’aroma, più spostata sulle note agrumate e di pompelmo, calda di alcool e relativamente ammorbidita dal malto (tostato). Meno astringente della <strong><em>Ruination</em></strong>, della quale ricalca solo in parte il finale luppolato, in questo caso meno asciutto e rinfrescante; risaltano, nella <strong><em>Stone Sublimely Self Righteous Ale</em></strong> più le note affumicate ( pur sempre balsamiche) di un luppolo “trattato” e arditamente mescolato ad una forte tessitura maltata. Ci hanno studiato, ci si sono impegnati a fondo su questa birra, quelli della <strong>Stone Brewing</strong>, e il risultato finale è davvero splendido: una birra perfetta per accompagnare carne e pesce alla brace, ma anche per sostenere un dopocena in solitaria o in compagnia. Meglio in solitaria, se ne arriva una bottiglia ogni morte di papa; difficile condividerla, in questa situazione di assoluta penuria (fino a quando le cose, qui in Europa, non cambieranno). Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 8,7% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p>Se uno poi volesse dare un&#8217;occhiata (molto più approfondita) alla storia di questa tipologia birraria, imperdibile la <a href="http://zythophile.wordpress.com/2010/03/31/ipa-the-executive-summary/">serie di posts del meticolosissimo Martyn Cornell</a>, che ripercorre tutte le tappe produttive e storiche di questo stile birraio, incluso il <a href="http://zythophile.wordpress.com/2011/08/04/four-ipa-myths-that-need-to-be-stamped-out-for-ipaday/">post più recente</a> nel quale si &#8220;diverte&#8221; a smontare alcuni inesattezze che da sempre (a sentir lui) circolano  su queste birre. Che non furono &#8220;inventate&#8221; da <a href="http://zythophile.wordpress.com/false-ale-quotes/myth-4-george-hodgson-invented-ipa-to-survive-the-long-trip-to-india/">Georg Hodgson</a> di Bow (East London), che però fu il più famoso esportatore in <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-zythophileportercolmc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10166" title="Logo zythophileportercolmc" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/08/Logo-zythophileportercolmc-300x77.jpg" alt="" width="272" height="70" /></a>India di queste birre; che nascono come <em>Pale Ale prepared for the India market</em> ; che vengono registrate solo nel <strong>1835</strong> come <em>East India PAle Ale</em> ma che viaggiavano alla volta di quel paese già dal <strong>1780</strong>, e non per dissetare le truppe (che preferivano di gran lunga le amate<span style="text-decoration: underline;"><em> porter</em></span>) ma per la classe dirigente &#8220;in trasferta&#8221; da quelle parti; che erano si luppolate più della media, ma non più alcoliche della media (erano sui <strong>6°, 6,5°</strong>); e che non ci fu nessun naufragio sulle coste scozzesi che permise agli inglesi di scoprire queste <em>pale ale</em>. Le birre erano &#8220;regolarmente&#8221; in vendita a Londra fin dal  <strong>1822</strong>, anche se il boom delle vendite inizò dal <strong>1841</strong>, anno dell&#8217;inaugurazione della ferrovia che univa <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Burton_upon_Trent"><em>Burton on Trent</em></a> (la mecca produttiva birraria del periodo) con il resto dell&#8217;Inghilterra. <strong>Zythophile</strong>: una miniera, davvero.</p>

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		<title>L&#8217;americanissima Smuttynose</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 14:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Simpatico” il nome, bello il logo, molto curata (ed azzeccata) la scelta delle labels e, soprattutto, un gran bel parterre di birre, tutte o quasi ben giudicate dalla comunità dei ratebeeriani; è, questa la Smuttynose Brewing Company di Portsmouth, 29° birreria al mondo nell’ultima classifica di Ratebeer. La mente e il cuore della birreria è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Simpatico” il nome, bello il logo, molto  curata (ed azzeccata) la scelta delle labels e, soprattutto, un gran bel  parterre di birre, tutte o quasi <a href="http://www.ratebeer.com/brewers/smuttynose-brewing-company/20/">ben  giudicate dalla comunità dei ratebeeriani</a>; è, questa la <a href="http://www.smuttynose.com/index.html"><strong>Smuttynose  Brewing Company </strong></a>di <em>Portsmouth</em>, <strong>29°</strong> birreria al  mondo nell’ultima classifica di<em> Ratebeer</em>. La mente e il cuore  della birreria è <em>Peter <a href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-Smuttynose1.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-8963" title="Logo Smuttynose" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-Smuttynose1.bmp" alt="" width="213" height="137" /></a>Egelston</em>, che l’ha aperta nel <strong>1994</strong> in una partnership con l’<strong>Ipswich Brewery </strong>(ora <strong>Mercury Brewing  Company</strong>), diventandone ben presto l’unico proprietario. Ma era  partito ancor più da lontano, nel <strong>1987</strong>, quando, assieme alla  sorella <em>Janet</em>, aprì il suo primo brewpub a <em>Northampton</em>,  nel <em>Massachussets</em>. Adesso la sorella è rimasta proprietaria del  brewpub di <em>Northampton</em>, mentre <em>Peter</em> è proprietario sia  della <strong>Smuttynose</strong> che della “sorella” <strong><a href="http://www.portsmouthbrewery.com/">Portsmouth Brewing  Co</a>.,</strong> un brewpub che sta dalla parte opposta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portsmouth_%28New_Hampshire%29"><em>Portsmouth</em></a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portsmouth_%28New_Hampshire%29"> </a>rispetto alla <strong>Smuttynose</strong>. Storia complicata, come spesso  succede negli USA (mi viene a mente l’intricato intreccio <a href="../2011/01/14/serpents-stout-di-the-lost-abbey-in-birrerya/"><strong>Pizza  Port/Port Brewing</strong><strong>/Lost Abbey</strong>,</a> ad esempio), ma  una storia di successo, comunque: per 15 anni è stata la parte-brewpub (<strong>Portsmouth  Brewing</strong>) a tirare la carretta, in quanto ad introiti, adesso è la<strong> Smuttynose</strong> che ha fatto il botto. Nel <strong>2009</strong> ha venduto birra  per <strong>5,7</strong> milioni di dollari (il <strong>20%</strong> in più rispetto al  2008), e il <strong>2010</strong> si è archiviato con un ulteriore aumento del <strong>30%</strong> sull’anno precedente. Un così grande progresso ha messo un po’ in crisi  la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-portsmouth-brewery.gif"><img class="alignright size-full wp-image-8964" title="Logo portsmouth brewery" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Logo-portsmouth-brewery.gif" alt="" width="160" height="162" /></a>proprietà: i <strong>24.000</strong> metri quadri del birrificio non sono più  sufficienti, e <em>Peter</em> aspetta con impazienza di lavorare a pieno  ritmo per la costruzione del nuovo birrificio da <strong>42.000</strong> metri  quadri, la cui apertura è prevista per il <strong>2012</strong>. Tornando al  nome/logo della <strong>Smuttynose,</strong> l’azienda ha mutuato il proprio nome  dalla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Smuttynose_Island"><strong><em>Smuttynose  Island</em></strong></a>, la terza isola più grande delle nove che compongono  il piccolo arcipelago delle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Isles_of_Shoals"><strong><em>isole  Shoals</em></strong></a>, che si trova a sette miglia dalla costa del <em>New  Hampshire</em>. Il nome compare sulle carte nautiche fin dal <strong>XVII</strong> secolo, e gli è stato dato dai pescatori stessi, che vedevano nel  profilo dell’isola una certa somiglianza con il muso della foca che vi  dimora quasi stabilmente, la <em>Foca comune</em> (nome scientifico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Phoca_vitulina"><em>Phoca  Vitulina</em></a>), che, per questo, compare nel logo della brewery  stessa. Come nella migliore tradizione di molti birrifici americani,  quasi sterminato il range produttivo di questa brewery, che spazia dalle  immancabili IPA alle imperial stout, dalle baltic porter alla serie  delle oak aged, dalle doppelbock alle <span style="text-decoration: underline;"><em>wheat wine</em></span>, una  nuova categoria produttiva americana della quale la <strong>Smuttynose</strong> detiene, si può dire, il “brevetto”. Il tutto ripartito fra le categorie  di birre stagionali, birre sempre reperibili e <em>The Smuttynose Big  Beer Series</em>, una serie limitata nel tempo e nella quantità di birre  di “categoria superiore”. Qui di seguito la descrizione di due delle  loro birre che mi è capitato di assaggiare: della terza, la celebratissima <strong><em>Big A  IPA</em></strong>, ancora gelosamente custodita in cantina, ne parlerò fra un  po’, quando avrò trovato l’occasione “giusta” per farle la festa.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynoise-ipa.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8965" title="smuttynoise ipa" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynoise-ipa-300x195.jpg" alt="" width="236" height="153" /></a></p>
<p>La <strong><em>Smuttynose IPA</em></strong> ha una label <em>very  cool</em>, oltre ad essere un ottimo esempio di IPA americana. Non sono  riuscito a capire chi è l’autore degli splendidi progetti grafici di  tutte le labels di questa brewery, una più bella dell’altra, e quindi  complimenti a prescindere; questa è comunque una delle più riuscite, con  i due anziani <em>Cy</em> e <em>Paul</em> “<em>che se la spassano</em>”  <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynoise-ipa21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8968" title="smuttynoise ipa2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynoise-ipa21-281x300.jpg" alt="" width="149" height="160" /></a>immortalati su tutte le bottiglie di questa<span style="text-decoration: underline;"><em> IPA</em></span> da <strong>65 </strong>di IBU e dall’abv di <strong>6,9%.</strong> E’ una di quelle birre che  definisco <em>birre-ciliegia</em>: una tira l’altra. Se ne avessi avuto  sottomano tutto il sixpack anziché una sola bottiglia, sarebbe stato  molto difficile resistere alla tentazione di stapparle (e berle) una via  l’altra. Un bel prospetto luppolato, con <em>Simcoe</em> e (il per me  sconosciuto) <a href="http://www.brew-dudes.com/santiam-hops/227"><em>Santiams </em></a>che gigioneggiano alla grande, ben equilibrati dall’<em>Amarillo</em> che interviene per prevenire possibili eccessi; una beverinità quasi  assoluta. Fiori e agrumi a go go, sia al naso che al palato, esatta al  millimetro la carbonazione, decisamente ben riuscita la sfumatura  ambrata del colore, bello e gustoso il finale, davvero asciutto e  amaro, in un bel contrasto con la precedente rotondità maltata della  beva. Poi è anche fresca, decisamente rinfrescante, una birra che ti fa  schioccare la lingua. Non si può chiedere molto di più, se non il  potersela ritrovare fra le mani un po’ più spesso. Assaggiata in  bottiglia da 0,35; alc. 6,9% vol.; <em>© Alberto Laschi</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynosepumpkin.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8969" title="smuttynosepumpkin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynosepumpkin-300x253.jpg" alt="" width="250" height="211" /></a><br />
</em></p>
<p>Di tutt’altra pasta la <strong><em>Smuttynose</em></strong><strong><em> Pumpkin</em></strong><strong><em>Ale</em></strong>, esponente di punta di quel segmento  produttivo tipicamente (e quasi esclusivamente) americano delle <a href="http://beeradvocate.com/beer/style/72"><span style="text-decoration: underline;"><em>pumpkin  ales</em></span></a>, brassate, appunto, mediante l’ultilizzo della zucca e  che vedono il loro picco commerciale, ovviamente, nel periodo di  Halloween. Una birra-tributo, un omaggio all’antica tradizione <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynose-pumpkinale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8970" title="smuttynose pumpkinale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/smuttynose-pumpkinale-261x300.jpg" alt="" width="124" height="143" /></a>coloniale  americana di birrificare ricorrendo, almeno in parte, all’uso della  zucca, quale sostituzione almeno parziale dei costosi malti d’importazione,  per rendere il prodotto meno caro e più alla portata delle tasche dei  consumatori. Una birra “campagnola”, fresca e beverina, molto watery,  amara quasi per nulla, relativamente rotonda di malto e leggermente  movimentata dall’uso, molto parco, di spezie. Una birra da bere solo per  rispettare la tradizione, senza alcuna necessità di farsene una scorta.  Di tutt’altra pasta rispetto, ad esempio, alla ben più  caratterizzata <a href="http://inbirrerya.blogspot.com/2008/02/t-smisje-halloween.html"><em><strong>‘t  Smisje Halloween</strong></em>,</a> solo per fare un nome &#8220;a caso&#8221;.  Assaggiata in bottiglia da 0,35; alc. 5% vol.;  <em>© Alberto Laschi</em></p>

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		<title>Zymurgy vs. Ratebeer, e l&#8217;International #IPA Day</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 22:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nonsolobelgio]]></category>
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		<category><![CDATA[American Homebrewers Association]]></category>
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		<category><![CDATA[Internationla #IPA Day.]]></category>
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		<category><![CDATA[Russian River Pliny the elder]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è stata una sfida, ma mi sono &#8220;divertito&#8221; comunque a paragonarne i risultati. Parlo di due classifiche aventi per oggetto lo stesso &#8220;soggetto&#8221;, la birra americana. E il metterle in parallelo, aiuta un po&#8217; a capire gli orizzonti (un po&#8217; diversi tra loro) di riferimento. L&#8217;occasione l&#8217;ha fornita la prestigiosa rivista Zymurgy, organo ufficiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è stata una sfida, ma mi sono &#8220;divertito&#8221; comunque a paragonarne i risultati. Parlo di due classifiche aventi per oggetto lo stesso &#8220;soggetto&#8221;, la birra americana. E il metterle in parallelo, aiuta un po&#8217; a capire gli orizzonti (un po&#8217; diversi tra loro) di riferimento. L&#8217;occasione l&#8217;ha fornita la prestigiosa rivista <a href="http://www.homebrewersassociation.org/pages/zymurgy/current-issue"><strong>Zymurgy</strong>,</a> organo ufficiale dell&#8217;altrettanto prestigiosa <strong>AHA</strong> (<strong>American Homebrewers Association</strong>), che, come ogni anno, ha lanciato un sondaggio e ne ha <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Pliny-the-elder.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9931" title="Pliny the elder" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/Pliny-the-elder-300x192.jpg" alt="" width="208" height="133" /></a>resi pubblici i risultati. Ha chiesto cioè alla comunità dei propri lettori, tutti, o in gran parte, appartenenti al mondo degli homebrewers, e quindi &#8220;competenti per definizione&#8221;, di votare (ciascuno) le<strong> 20</strong> migliori birre in commercio in America. I voti giunti in redazione sono stati <strong>28.000</strong>, ed hanno coinvolto ben <strong>1306 </strong>differenti birre per un totale di <strong>433</strong> brewery; contestulamente alla redazione della classifica delle migliori <strong>50</strong> birre americane, è stato possibile stilare anche la classifica di gradimento delle migliori <strong>25</strong> brewery americane, sempre secondo il giudizio degli appassionati lettori di <strong>Zymurgy</strong> in giro per il mondo. Anche quest&#8217;anno, per il terzo anno di fila, per i lettori di <strong>Zymurgy,</strong> la <a href="http://www.homebrewersassociation.org/pages/community/news/show?title=2011-best-beers">miglior birra americana</a> è stata la <em><strong>Russian River Pliny the Elder</strong></em>; seconda si è piazzata la <em><strong>Two Hearted Ale</strong></em>, una IPA della <strong>Bell&#8217;s</strong>, terza un&#8217;altra IPA, la <em><strong>90 Minute IPA</strong></em> della <strong>Dogfish Head</strong> (a parimerito con la <em><strong>Kentucky Breakfast Stout</strong></em> della <strong>Founders</strong>).</p>
<p>Tre fra le prime tre, sette fra le prime dieci, <strong>22/23</strong> su cinquanta: agli homebrewers americani piacciono le <span style="text-decoration: underline;"><strong>IPA</strong></span> made in USA, a quanto pare, ribaltando pari pari il verdetto dei raters (più o meno internazionali) di <strong>ratebeer</strong>, che invece<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/classifiche-a-confronto.png"><img class="alignright size-medium wp-image-9932" title="classifiche a confronto" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/classifiche-a-confronto-300x300.png" alt="" width="215" height="215" /></a> avevano &#8220;infilato&#8221; fra le <a href="http://www.ratebeer.com/RateBeerBest/table_2011.asp?title=Best+Beers+of+the+United+States+2011&amp;file=usa_beer_2011.csv">prime cinquanta </a>ben <strong>27 </strong>fra <span style="text-decoration: underline;"><strong>stout</strong></span> e <span style="text-decoration: underline;"><strong>imperial stout</strong></span>. E&#8217; la prima e più importante differenza che salta agli occhi quando si comparano le due classifiche (quella di <strong>ratebeer</strong> è quella a sinistra nell&#8217;immagine qui di fianco). La seconda è, più che altro, una &#8220;impressione&#8221; personale: dalla classifica di <strong>Zymurgy</strong> emerge una voglia di bere &#8220;semplice&#8221;, non estrema o estremamente ricercata: tante IPA, ma anche APA, un paio o tre di lager/pils, un paio di wheat ale, accanto alla canonica/doverosa percentuale di stout. Lo si nota anche dai nomi delle birre e delle birrerie: <strong>Sierra Nevada, Stone, Russian River, Anchor, Ommegang, Bell&#8217;s, Dogfish Head</strong>, signori birrifici, ma un po&#8217; meno &#8220;estremi&#8221; di quelli che popolano la classifica dei ratebeeriani. Birre un po&#8217; più &#8220;umane&#8221;, quindi, più &#8220;comuni&#8221;, o meno complicate nella beva.  Ancora più interessante la comparazione fra le prime <strong>10</strong> brewery americane di <strong>ratebeer</strong><a href="http://www.homebrewersassociation.org/pages/community/news/show?title=2011-best-beers"> e le prime 10 di Zymurgy</a>:</p>
<table class="MsoTableGrid" style="border-collapse: collapse; border: medium none;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border: 1pt solid black; background: none repeat scroll 0% 0% #d9d9d9; padding: 0cm 5.4pt;" width="202" valign="top">
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 11pt;">Ratebeer</span></em></strong></p>
</td>
<td style="width: 151.55pt; background: none repeat scroll 0% 0% #d9d9d9; padding: 0cm 5.4pt; border: 1pt 1pt 1pt medium solid solid solid none black black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top">
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 11pt;">Zymurgy</span></em></strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Three Floyds</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Dogfish Head</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Founders</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Bell’s brewery</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Cigar City</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Sierra Nevada</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Ale Smith</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Stone Brewing</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Bell’s Brewery</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Russian River</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Russian River</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;" lang="EN-US">Founders</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Great Divide</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;" lang="EN-US">New Belgium</span><span style="font-size: 11pt;"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Goose Island</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;" lang="EN-US">Boston Beer</span><span style="font-size: 11pt;"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Stone Brewing</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Three Floyds </span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Avery</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Oskar Blues</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Southern Tier</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Goose Island</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>sei su dieci quelle in comune, ma posizioni molto &#8220;mescolate&#8221;, con <strong>Dogfish Head</strong> che la fa da padrone in quella di <strong>Zymurgy</strong> mentre è solo 14° nella classifica stiulata da<strong> ratebeer</strong>. <strong>Dogfish </strong>che, sempre su <strong>Zymurgy,</strong> con le sue 28 birre in portfolio, è stata anche giudicata la <a href="http://www.homebrewersassociation.org/pages/community/news/show?title=2011-best-beers">brewery americana &#8220;dotata&#8221; del miglior range birrario</a> sul suolo americano (seconda <strong>Sierra Nevada</strong>, terza <strong>Avery brewing)</strong>.</p>
<p>Un altro, utile, punto di riferimento statistico, quello fornito da<strong> Zymurgy</strong>, per potersi orientare sempre meglio all&#8217;interno dell&#8217;articolatissimo mondo della produzione americana di qualità; un risultato (quello che premia le IPA) <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/IPADAYSWB.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-9933" title="IPADAYSWB" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/07/IPADAYSWB-300x211.png" alt="" width="300" height="211" /></a>che conferma lo stato di grazia di uno degli stili più iconici dell&#8217;intera produzione di birra artigianale. Stile che verrà &#8220;celebrato&#8221; il prossimo 4 agosto in tutto il mondo grazie all&#8217; <strong>International #IPA Day</strong>, un &#8220;festival virtuale&#8221;, animato dal movimento popolare fondato da <em>Ashley V Routson</em> e <em>Ryan A Ross</em>, che propone, per quella data, l&#8217;organizzazione, attraverso i social media più diffusi (facebook, twitter, blog birrari), di tutta una serie di eventi più o meno &#8220;spontanei&#8221; che devono poter vedere coinvolti appassionati di birra e birrerie, nel nome  e nel segno, appunto, delle IPA. Per chi volesse partecipare e/o organizzare qualcosa per quella data,<a href="http://drinkwiththewench.com/2011/07/announcing-international-ipaday-a-celebration-of-craftbeer/"> tutte le notizie da sapere sono qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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</td>
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<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="font-size: 11pt;">Zymurgy</span></em></strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Three Floyds</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Dogfish Head</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Founders</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Bell’s brewery</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Cigar City</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Sierra Nevada</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Ale Smith</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Stone Brewing</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Bell’s Brewery</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Russina River</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Russian River</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;" lang="EN-US">Founders</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Great Divide</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;" lang="EN-US">New Belgium</span><span style="font-size: 11pt;"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Goose Island</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;" lang="EN-US">Boston Beer</span><span style="font-size: 11pt;"> </span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Stone Brewing</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Three Floyds </span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Avery</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Oskar Blues</span></td>
</tr>
<tr>
<td style="width: 151.55pt; border-right: 1pt solid black; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt none solid solid -moz-use-text-color black black;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Southern Tier</span></td>
<td style="width: 151.55pt; padding: 0cm 5.4pt; border: medium 1pt 1pt medium none solid solid none -moz-use-text-color black black -moz-use-text-color;" width="202" valign="top"><span style="font-size: 11pt;">Goose Island</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Un giovanissimo birrificio italiano, Brewfist</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 05:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse Will Shelton, patron della Highandmightly Beer Co. (da lui inaugurata nel 2006, dopo essere uscito dalla Shelton Brothers, aperta anni addietro assieme al fratello), non sarà rimasto molto contento quando avrà visto (se lo ha visto) il logo, comunicativo in quanto aggressivo, del Brewfist, birrificio italiano aperto dal 2010 nella cittadina lombarda di Codogno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9233" title="brewfist" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist1-300x293.jpg" alt="" width="163" height="160" /></a></p>
<p>Forse <em>Will Shelton</em>, patron della <a href="http://www.highandmightybeer.com/"><strong>Highandmightly Beer Co</strong>.</a> (da lui inaugurata nel <strong>2006</strong>, dopo essere uscito dalla <a href="http://www.sheltonbrothers.com/"><strong>Shelton Brothers</strong></a>, aperta anni addietro assieme al fratello), non sarà rimasto molto contento quando avrà visto (se lo ha visto) il logo, comunicativo in quanto aggressivo, del <a href="http://www.brewfist.com/"><strong>Brewfist</strong>,</a> birrificio italiano aperto dal <strong>2010</strong> nella cittadina lombarda di <em>Codogno</em>. Grafica simile per una immagine similare: un<strong> pugno</strong> più o meno chiuso. Lasciando ai titolari del <strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist-5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9234" title="brewfist 5" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist-5-300x225.jpg" alt="" width="201" height="151" /></a>Brewfist</strong> gli eventuali grattacapi derivanti da questioni di copyright, veniamo un po’ alla “storia” di questo nuovo birrificio. Anche se più che di storia, si deve parlare di cronaca, dal momento che ha aperto i battenti solo sul finire del <strong>2010</strong>. <em>Pietro di Pilato</em> (il birraio, 31 anni), <em>Pietro Mosconi</em> (32 anni), <em>Andrea Maiocchi</em> (il più giovane, 27 anni) hanno iniziato questa loro avventura (sembra) con idee chiare e progetti precisi. A cominciare dall’impianto, dalla capacità di <strong>30 hl</strong>. (per una produzione annua potenziale di <strong>3.000 hl</strong>.), progettato direttamente dai birrai, sviluppato in estremo oriente e costruito poi in Italia. Dimensioni inusuali per un micro birrificio delle nostre parti, volutamente inusuali. L’obiettivo è il contenimento dei costi di produzione attraverso la quantità, nel tentativo di diventare l’equivalente  italiano dell’americana <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/14/sierra-nevada-pale-ale/"><strong>Sierra Nevada</strong></a>, avendo come punto di riferimento il modello anglosassone della <a href="http://www.fullers-ales.com/"><strong>Fuller’s</strong>:</a> produzioni di qualità a prezzi accessibili, con l’attenzione e la qualità tipici di una microbrewery. <strong>Fuller’s</strong> che <em>Pietro Di Pilato</em> ha avuto modo di conoscere da vicino, avendoci lavorato (dopo ha lavorato anche presso il <strong>Birrificio Lodigiano</strong>, assieme ad <em>Andrea Maiocchi</em>). Quindi un progetto di birra artigianale “<strong><em>low cost</em></strong>” (simile a quello di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/09/extraomnes-cave-canem-e-schigi/"><strong>Extraomnes,</strong> </a>mi sembra di poter dire), che si sostanzia in birre pulite senza<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist11.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9236" title="brewfist1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist11.jpg" alt="" width="192" height="192" /></a> essere scarne, beverine senza essere banali: la materializzazione del concetto di <strong><em>session beer</em></strong>, birre buone, corrette, “facili”, da bere a secchiate. Cinque, ad oggi, le incarnazioni lodigiane di questo concetto: la <strong><em>Burocracy</em></strong>, la <strong><em>Jale</em></strong>, la <strong><em>Fear</em></strong>, la <strong><em>24 K</em></strong> e l’ultima nata, la <strong><em>Space Man</em></strong>, tutte di ispirazione anglo-americana, tutte in bottiglia da <strong>0,33</strong> (e in fusto). Progetto interessante, da tenere d’occhio, progetto attento ai dettagli (dalla progettazione dell’impianto alla grafica delle label, anch’essa non banale), progetto che si apre anche all’esterno (sullo “stile <strong>De Proef</strong>”) visto che dalle parti di <em>Codogno</em> si brassa anche birra non di <strong>Brewfist</strong>. Progetto che guarda con occhio attento anche alla grande distribuzione, e non solo alla rete dei pubs (fra l’altro il birrificio ha anche la licenza per la mescita diretta in birrificio; per chi passasse da quelle parti …).</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/BrewFist-Burocracy.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9237" title="BrewFist-Burocracy" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/BrewFist-Burocracy-300x283.jpg" alt="" width="160" height="151" /></a></p>
<p>Non so se la <strong><em>Burocracy </em></strong>è la loro birra di punta, ma è davvero un’ottima birra. L’ho potuta assaggiare sia nella versione in bottiglia (alla <a href="http://www.labirrotecadigreve.it/"><strong>Birroteca di Greve</strong></a>, assieme al Piso e a Michela) che nella versione on draft, all<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/04/birra-parmigiano-e-tanto-altro-allindipubs/">’<strong>Indipubs</strong></a> dello scorso fine settimana. Un ben riuscito crossover fra una <em><span style="text-decoration: underline;">IPA</span></em> e una <em><span style="text-decoration: underline;">APA</span></em>, più “schietta” nella versione in bottiglia, più “accomodante” (e ruffiana) alla spina. Trendy ma non esasperato l’uso di luppoli d’Oltreoceano (<em>Cascade, Amarillo, Motueka</em>), per questa ambrata dall’ IBU non banale (<strong>52</strong>), dotata di bel sottofondo maltato sopra il quale si dispiegano le note resinose e agrumate dei luppoli, che non tracimano, regalandole una spina dorsale agile e scattante. Bella la sensazione di rotondità, più caratterizzata nella versione on draft, gustoso l’amaro che resta a lungo sul palato dopo la beva, assieme ad una deliziosa sensazione biscottata. Assaggiata in bottiglia e alla spina; alc. 6% vol.; <em>© Alberto Laschi</em></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist-2.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9238" title="brewfist 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/brewfist-2-300x252.png" alt="" width="174" height="147" /></a></p>
<p>La <strong><em>Space Man</em></strong> invece l’ho assaggiata solo in bottiglia, sempre in quel di <strong>Greve </strong>(c’era anche all’<strong>Indipubs</strong>, alla spina, ma me la sono persa), e mi ha lasciato, anch’essa una buona impressione. Penso la si possa, parzialmente, definire come una evoluzione della specie, della <strong><em>Burocracy </em></strong>in questo caso. Una <em><span style="text-decoration: underline;">West Coast IPA</span></em> dall’ IBU più pronunciato (<strong>70</strong>) e con un grado alcolico in più (abv <strong>7%),</strong> con la caratterizzazione data dal <em>Citra </em>e dall’<em>Amarillo</em>, usati sia in cottura che in dry hopping. Più secca ed aggressiva rispetto all <strong><em>Burocracy</em></strong>, raspa un po’ più sul palato, senza graffiarlo però. Asciutta sia nella beva che nel finale, ha uno spettro olfattivo meno ricco e fantasioso della <strong><em>Burocracy</em></strong>, collocandosi decisamente sul lato delle IPA più “toste”. Bene: continuare così, mi raccomando. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7% vol.;<em> © Alberto Laschi</em></p>

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		<title>Birra per il matrimonio, niente birra al matrimonio, birra al whisky</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 22:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’evento del millennio (!?) è stato definito il matrimonio regale dello scorso week end. Gran battage pubblicitario, enorme copertura mediatica, “folle in delirio” per i giovani consorti, gran giro di soldi in merchandising e turismo. Così vanno le cose, dalle parti di Albione, quando c’è di mezzo la Royal Family: sempre al centro dell’attenzione, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’evento del millennio (!?) è stato definito il matrimonio regale dello scorso week end. Gran battage pubblicitario, enorme copertura mediatica, “folle in delirio” per i giovani consorti, gran giro di soldi in merchandising e turismo. Così vanno le cose, dalle parti di Albione, quando c’è di mezzo la <em>Royal Family</em>: sempre al centro dell’attenzione, nel bene e nel male, e grande volano economico del PIL inglese. Ma, in tutto questo can can <a href="http://brookstonbeerbulletin.com/no-beer-at-royal-wedding/">a qualcuno</a> (anzi, a più d’uno) non è sfuggito lo “sfregio” ad una secolare tradizione made in England che si è consumato in questa occasione. Nel menù <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Pete_Brown.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9137" title="Pete_Brown" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Pete_Brown-300x300.jpg" alt="" width="244" height="244" /></a>regale del matrimonio (e dei festeggiamenti limitrofi) la birra non è stata ammessa, essendo stata giudicata <em>not appropriate for royal wedding</em> (cioè non abbastanza “sofisticata” per i reali palati e per quelli degli altrettanti regali ospiti).<strong> Peter Brown</strong>, uno dei beer writers anglosassoni più letti e ascoltati non le ha mandate a dire, e <a href="http://petebrown.blogspot.com/2011/04/beer-not-appropriate-for-royal-wedding.html">in un suo piccante (e piccato) post </a>ha definito questa assenza (e soprattutto le motivazioni che l’hanno causata) una cosa <em>vergognosa, deprimente, snob, bigotta, cieca, rude, crudele e, infine, pure idiota</em>. Difficile dargli torto, se si tiene conto delle giuste osservazioni che motivano questo suo netto giudizio. La birra, dopo la Royal Family, è la cosa per la quale la Gran Bretagna è conosciuta nel mondo, la vera e propria bevanda nazionale; l’averla esclusa è da lui giudicato atteggiamento pure autolesionistico, oltre che parzialmente schizofrenico. Fa notare, sempre <strong>Peter Brown</strong>, come ci sia stata una vera e propria pletora di birrerie inglesi che hanno brassato <em>special beers</em> proprio per l’occasione, che hanno portato alle casse dello stato una gran massa di soldi (<strong>1 £</strong> ogni pinta se ne va in dazi e IVA), quello stesso stato che ha notevolmente contribuito alle spese legate a questo evento. Il fatto che la birra non sia stata ammessa al banchetto ha rappresentato anche l’interruzione di una tradizione secolare, che vedeva la <em>Royal Family</em> recarsi nel tempio birrario inglese per antonomasia (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Burton_upon_Trent"><em><strong>Burton on Trent</strong></em></a>) per “ordinare” il brassaggio di birre speciali ogni qualvolta si doveva celebrare un qualsiasi evento significativo che vedesse coinvolti  suoi membri. Con un’aggravante in più, questa volta: non ci sarebbe stato bisogno neanche di andare a casa d’altri, per mettere in pista una birra per l’occasione. L’<em>eterno principe<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/duchy-originals.gif"><img class="alignright size-full wp-image-9138" title="duchy originals" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/duchy-originals.gif" alt="" width="148" height="175" /></a> </em>Carlo, infatti, ha, nel proprio business, una forte compartecipazione nella <a href="http://www.duchyoriginals.com/index.php"><strong>Duchy Originals</strong>,</a> che può vantare una vasta gamma di prodotti biologici, fra i quali alcune birre. Non aveva una birra, Carlo, da mettere in tavola per il matrimonio del figlio, si chiede <strong>Peter Brown</strong>? Oltre a questi comportamenti sicuramente non lineari, c’è, in questa assenza, anche un preoccupante “segnale politico”: <strong>Peter</strong> ci vede una sorta di “disprezzo” da parte della casa regnante per il popolo, i suoi gusti, le sue tradizioni, e anche la sua economia. In una congiuntura economica così complicata per il mercato della birra in Inghilterra, ammettere a corte pinte di <em>pure english beers</em> sarebbe stato un (gradito) segnale di sostegno a questo segmento così importante della economia britannica. Per questo <strong>Peter Brown </strong>reclama anche un segnale politico importante da parte della <a href="http://www.beerandpub.com/"><strong>BPPA</strong>,</a> dalla quale sollecita una protesta formale da inoltrare a Buckingam Palace.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/royal-virility-performance-beer-L-qwSMZt.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9139" title="royal-virility-performance-beer-L-qwSMZt" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/royal-virility-performance-beer-L-qwSMZt-300x264.jpg" alt="" width="224" height="197" /></a></p>
<p>E’ vero, i matrimoni regali hanno sempre una marea di risvolti, non solo gossippari. A questo punto, tenendo conto di tutto ciò, bene hanno fatto (come quasi sempre) quei provocatori di<strong> Brewdog</strong>, che il giorno prima del matrimonio regale <a href="http://www.brewdog.com/product/royal-virility-performance">hanno messo in vendita sul proprio e-shop</a> <strong>1.000 </strong>bottiglie di  <em><strong>Royal Virility Performance</strong></em>, ina IPA da <strong>7,5% </strong>di abv, brassata con Viagra alle erbe, cioccolato, goat weed (gramigna?) e <em>una buona dose di sarcasmo</em>. Tutto questo per distinguersi, in anticipo, dal carrozzone delle nozze reali sul quale, secondo loro, fin troppe birrerie sono salite.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Yeastie-Boys-Rex-Attitude-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9140" title="Yeastie-Boys-Rex-Attitude-1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/04/Yeastie-Boys-Rex-Attitude-1-300x192.jpg" alt="" width="219" height="140" /></a></p>
<p>Per concludere questo post di matrice anglofila, <a href="http://www.bornrich.com/entry/rex-attitude-worlds-first-single-malt-peat-smoked-golden-ale/">una novità assoluta nel campo birrario</a>, che viene dalla <em>Nuova Zelanda</em> ma che coinvolge la <em>Scozia</em> e il whisky. Il team della aggressiva e vivace brewery <a href="http://www.yeastieboys.co.nz/"><strong>Yeastieboys</strong> </a>ha messo sul mercato lo scorso 30 Aprile la <em><strong>Rex Attitude</strong></em>, la prima birra al mondo <em><strong>100%  single malt.</strong></em> Hanno comprato in Scozia 2 tonnellate di malto da whisky e con quello hanno tirato fuori questa birra dal tenore alcolico non elevatissimo (<strong>7% </strong>abv) e dalla forte impronta torbata, vincendo (a loro modo di vedere) una grande scommessa. Era improponibile infatti, a detta dei più, brassare una birra con una quantità di malti torbati superiore al <strong>5% </strong>del totale. Loro invece ci sono andati giù pesi, creando l’anello di congiunzione fra la birra e il whisky, due mondi, per molto versi, contigui.</p>

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