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	<title>inbirrerya &#187; maltus faber</title>
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		<title>Le tre migliori</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come al solito, per le feste di natale, assaggi e bevute in ordine più o meno sparso di winter warmer, le birre di questo periodo: non tutto buonissimo, non tutto apprezzabile, ma alcune birre davvero ottime. Nella mia personalissima classifica, qui di seguito le tre birre italiane sul podio, per quest&#8217;anno, fra le christmas beer. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito, per le feste di natale, assaggi e bevute in ordine più o meno sparso di <span style="text-decoration: underline;"><em>winter warmer</em></span>, le birre di questo periodo: non tutto buonissimo, non tutto apprezzabile, ma alcune birre davvero ottime. Nella mia personalissima classifica, qui di seguito le tre birre italiane sul podio, per quest&#8217;anno, fra le <span style="text-decoration: underline;"><em>christmas beer</em></span>.</p>
<p><em><strong>Extraomnes kerst</strong></em></p>
<p>Non è un clone (belga), è una creazione &#8220;originale&#8221; di <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/03/09/extraomnes-cave-canem-e-schigi/">Schigi e della sua banda</a>: la testa di questa birra è sicuramente in Belgio (mi viene in mente, quale possibile punto di riferimento, la <em><strong>Avec</strong></em> della <strong>Dupont</strong>), ma la fantasia nostrana le ha aggiunto una livrea del tutto specifica. E&#8217; una birra che combatte la noia (con la quale si deve fare i conti quando, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/extraomnes-kerst2.jpg.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11951" title="extraomnes kerst2.jpg" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/extraomnes-kerst2.jpg-300x281.png" alt="" width="195" height="184" /></a>appunto, ci si imbatte in un qualsiasi clone di una qualunque cosa), è elegante, piacevole e relativamente vivace. E&#8217; birra che &#8220;si muove&#8221;, nel bicchiere e nella testa. Bionda aranciata, delicatamente opalescente, tanto lievito che scivola nel bicchiere, un sacco di frutta e di spezie all&#8217;aroma (pera, pesca, chiodi di garofano, coriandolo &#8230;), delicatamente sprigionato da una bella testa di schiuma, corposa e stabilmente &#8220;operativa&#8221;. E&#8217; alcolica, sagacemente e subdolamente alcolica, in bocca è dolce di marzapane, carica di zuccheri e allo stesso tempo asprigna come il <a href="http://sommeliermassimo.blogspot.com/2009/11/il-giulebbe-del-nuovo-mondo.html">giulebbe</a>; anche al palato ci si sente l&#8217;Oriente, speziata quanto basta, con una debole acidità che ne contorna il finale. Più strong che triple, è il Belgio nel bicchiere: ma siamo in Italia, a Marnate, nuova provincia brassicola del Belgio. Una birra con &#8220;dedica&#8221;, in pieno stile schigiano, per leggere la quale mi ci sono sbattezzato (salvo poi trovarmela spiattellata su una moltitudine di siti web); dedica che si è meritata un contrappasso e un&#8217;appendice, i cui frutti si potranno apprezzare al prossimo IBF di Milano ( dove porteranno il nome di <em><strong>Tainted Love</strong></em>). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 10,12% vol.; © Alberto Laschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Maltus Faber Birra di Natale</strong></em></p>
<p>L&#8217;abv di prammatica (per birre di questo stile): <strong>8%</strong> vol. alc. La struttura necessaria (tanto malto, un luppolo discreto, una speziatura delicata). Il finale dovuto (correttamente riscaldante). Questo lo &#8220;schema&#8221; della birra di Natale di Fausto e Massimo, <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/10/maltus-faber-birrificio-in-genova/">birrai in Genova</a>, che quest&#8217;anno ho trovato ancor più delicata e amabilmente complessa dello scorso anno. Ci <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Maltus-faber-birranatale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11952" title="Maltus faber birranatale" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/Maltus-faber-birranatale-161x300.jpg" alt="" width="116" height="217" /></a>sono andati con il calibro, a smussarne angoli e spigoli per costruirne una versione ancor più raffinata della già ottima precedente edizione: ha un carattere delicato e speziato, con la componente alcolica gradevolmente latente, rimpiazzata (o affiancata, meglio) da un bel bilanciamento malti/luppoli e da un apprezzabilissimo spettro olfattivo e degusativo piccante di spezie (coriandolo, mi sembra). E&#8217; rotonda, ha una schiuma che tanto di cappello, è frizzante quel tanto che basta, ha la persistenza che vorresti trovare sempre nelle birre di qualità e un finale che la trattiene a lungo dalle tue parti. Nessuna estremizzazione, nessuna marcatura del territorio (birrario) con qualcosa di troppo: l&#8217;equilibrio del tutto nella correttezza di ciascuna delle sue componenti, con il caramello biscottato che si riserva una leggera preminenza sul tutto. Anche qui la testa è in Belgio, anche in questo caso guai a parlare di clone. Ma anche in questo caso siamo in Italia. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 8% vol.;  © Alberto Laschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Olmaia Christmas Duck vers. 2011</strong></em></p>
<p>Nella versione precedente della sua birra di Natale<em> Moreno</em> ci metteva il miele di olmo; in questa invece ci ha messo la Melata di bosco. Che cosa sia, lo faccio dire a <a href="http://www.apifranco.it/melata.html">chi se ne intende più di me</a>: <em>la melata, sorellastra buona e salutare del <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/olmaia-christmas-duck.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-11954" title="olmaia christmas duck" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2012/01/olmaia-christmas-duck-240x300.png" alt="" width="223" height="280" /></a>miele, è la sostanza prodotta dal metabolismo degli afidi, ed altri piccoli insetti, che succhiano la linfa dalle foglie delle piante. Le api raccolgono questa sostanza zuccherina e la elaborano trasformandola in miele di melata, molto ricca di sostanze minerali, potassio, fosforo, ferro. Il sapore di questo miele è un pò meno dolce rispetto ai mieli di nettare ed è caratteristico con il suo retrogusto di corteccia, terra e zucchero. </em>Non ho assaggiato la precedente versione, e quindi non posso fare paragoni: posso e devo dire, però, che la <em><strong>Christams Duck</strong></em> dell&#8217;Olmaia di quest&#8217;anno è davvero, davvero piacevole e ben fatta.<em> Ratebeer</em> la classifica come una <span style="text-decoration: underline;"><em>belgian strong ale</em></span><em>, </em>ma è la meno belga delle tre italiane di Natale: è una birra rustica e ruspante della <a href="http://birrificioolmaia.weebly.com/index.html">Val d&#8217;Orcia,</a> davvero, una birra pensata con la testa &#8220;di qua&#8221;, più che in  Belgio. E&#8217; bruna, dalla bella testa di schiuma fine e cremosa, una birra &#8220;asciugata dal miele&#8221;, più che &#8220;appiccicosa di miele&#8221;. Bello davvero l&#8217;effetto asciutto, ruvido, legnoso e terragno che la melata di bosco regala a questa birra, molto frizzante e molto dissetante, a dispetto dei suoi pur ragguardevoli <strong>8,5%</strong> di vol. alc. Spicca la latenza della caramellosità, in questa birra, e la prevalenza della ruvidità, che le regalano un&#8217;estrema pulizia e una assoluta mancanza di strascichi gustativi indesiderati (e indesiderabili). Birra che si fa bere e ribere, giustificando in questo modo il suo nome: la &#8220;nana&#8221; di Natale infatti porta questo nome perchè dalle parti di Moreno quando uno alza un po&#8217; il gomito dicono che abbia &#8220;la nana&#8221;. Cosa che può sicuramente sopravvenire, se non si applica il limitatore di giri allo sbicchieramento di questa ottima birra. Assaggiata in bottiglia da 0,75 cl.; alc. 8,5% vol.; © Alberto Laschi</p>

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		<title>Le italiane &#8220;scadute&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 22:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Termina con le italiane la breve, parziale, assolutamente &#8220;non scientifica&#8221; carrellata su di una serie di bevute fatte oltre la expiration date di ciascuna birra sottoposta a questa prassi. L&#8217;ho già detto per le belghe e per le tedesche, doverosamnete ripeto adesso le necessarie premesse: nessuna pretesa di certificare chissà quale certezza, men che meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Termina con le italiane la breve, parziale, assolutamente &#8220;non scientifica&#8221; carrellata su di una serie di bevute fatte oltre la expiration date di ciascuna birra sottoposta a questa prassi. L&#8217;ho già detto per le <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/11/le-belghe-scadute/">belghe</a> e per le <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/10/07/le-tedesche-scadute/">tedesche,</a> doverosamnete ripeto adesso le necessarie premesse: nessuna pretesa di certificare chissà quale certezza, men che meno la volontà di esprimere giudizi su chi “invecchia meglio”. E’ solo curiosità statistico-scientifica (si fa per dire), e il tentativo di scoprire <em>il tempo cosa regala o cosa toglie </em>a ciascuna birra.</p>
<p><em><strong>Vudù</strong></em> (scad. <strong>08/2011</strong>), <strong>Birrificio Italiano</strong>: mi piace vincere facile, e quindi sono andato sul sicuro, bevendola poco dopo la espiration date. E&#8217; perfetta, nell&#8217;aroma, nell&#8217;aspetto, e, soprattutto, nel sapore. Portandola fino a ridosso della sua shelf life, la Vudù regala il meglio di sè. <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/12/and-the-winners-are/">Tutto come da scheda precedente</a>, con l&#8217;aggiunta che più la fai riposare nel<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/vud%C3%B9.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10950" title="vudù" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/vud%C3%B9-296x300.jpg" alt="" width="161" height="164" /></a> bicchiere e la lasci scaldare un po&#8217; e più ti regala consistenza legnosa, malti tostati, frutta secca. Asciutta, quasi prosciugata, essenziale nella sua correttezza e aderenza allo stile, eternamente lunga nella sua evoluzione.<span style="text-decoration: underline;"> Che si vuole di più.</span></p>
<p><em><strong>Bibock</strong></em> (scad. <strong>06/11/2010</strong>), <strong>Birrificio Italiano</strong>: qui la musica cambia, anche perchè le date cambiano. Questa, secondo la legge, era &#8220;morta&#8221; da tempo. Il bel colore aranciato, ancora accattivante, e la fragorosa schiuma, compatta e cremosa, mi hanno  fatto pensare, in un primo momento, ad una riesumazione perfetta. In bocca però la birra dimostra il tempo che ha: stranamente watery, corpo che da rotondo e corposo si fa relativamente esile e del tutto fuggevole, tanto malto, più come calore/calorie che come sostanza, un&#8217;idea di luppolo che vagheggia fra lingua e palato e scappa prima di farsi davvero riconoscere. Frizzantezza da &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221;. <span style="text-decoration: underline;">Deca(e)duta.</span></p>
<p><em><strong>Amber shock</strong></em> (scad. <strong>04/12/2010</strong>), <strong>Birrificio Italiano: </strong>quasi &#8220;coetanea della Bibock, ma effetti collaterali dell&#8217;età meno marcati. Si fa bere con più brio e piacere della Bibock, mantiene abbastanza marcate le caratteristiche luppolate, anche se necessariamente il luppolo, qui, rilascia note più affumicate che erbacee. E&#8217; rotonda, ha ancora una bella schiuma corposa e cremosa, stabilimente aranciato (e leggermente velato) il colore d&#8217;ordinanza. <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/05/10/gli-italiani-al-villaggio-il-birrificio-italiano/">Perde un po&#8217; di quel fruttato che invece regala &#8220;da giovane&#8221;</a>, evidente, marcato e persistente il finale alla frutta secca (nocciole, mandorle). <span style="text-decoration: underline;">Non tradisce.</span></p>
<p><em><strong><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/maltus.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-10949" title="maltus" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/maltus.jpeg" alt="" width="142" height="248" /></a>Maltus Faber Brune</strong></em> (scad. <strong>07/2010</strong>): dalla birra al &#8220;quasi rosolio&#8221;, in non molto tempo: massiccia, sciropposa, pesantemente zuccherina, zero luppolo. La schiuma non ce la fa più a svilupparsi, il colore è rimasto un bel tonaca di frate, leggermente ramato, il naso è il trionfo del caramello, in tutte le sue varianti meno aggraziate. In bocca non scivola, ma si deposita, aggrappandosi al palato e foderando la lingua; l&#8217;amaro  finale è di malto bruciaticcio. Decisamente squilibrata, troppo di tutto quello che c&#8217;è rimasto, troppo poco di quello che ci avrebbe dovuto essere. Alcool a go go. <span style="text-decoration: underline;">Non va fatta invecchiare</span></p>
<p><em><strong>Zona Cesarini</strong></em> (scad. <strong>07/2011</strong>), <strong>Toccalmatto</strong>: temevo il peggio, non perchè non &#8220;credessi&#8221; del birrario, ma perchè non mi fidavo dell&#8217;extraluppolo, rimasto in bottiglia così (relativamente) a lungo. Timori rientrati, nessun effetto catastrofico, solo il naturale decadimento della carica aromatica dei luppoli (<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/06/de-koninck-e-le-due-nuove-del-toccalmatto-a-greve-alla-spina/">sorachi ace, pacific gem</a>). Più watery della versione &#8220;originale&#8221;, medesima frizzantezza (spiccata), bella, solida e screziata la schiuma, solida. Naso esotico, al 50% del potenziale, grande il potere amaricante che ancora inchioda lingua e palato; lunga, lunghissima la persistenza. <span style="text-decoration: underline;">Colpita, ma non affondata, assolutamente.</span></p>
<p><em><strong>Maltus Faber Blonde</strong></em> (scad. <strong>09/2010</strong>): la <a href="http://www.maltusfaber.com/mf2008/it/le-nostre-birre/maltus-faber-blonde-2.html">birra &#8220;bandiera&#8221; del birrificio genovese</a>, una golden ale dalla gradazione relativamente bassa (5,5% abv.). Il tempo le ha tolto un po&#8217; di leggerezza, e le ha regalato una percezione alcolica sicuramente maggiore dell&#8217;originale. Zero schiuma (o quasi), netto e ancora pulito il bel colore oro antico, naso leggero come un soffio (più malto che luppolo, comunque), mentre la carbonazione è ancora più che accettabile. Rotonda, una sensazione boccale molto watery,  con il luppolo molto, molto in sottofondo e il malto più consistente e leggermente &#8220;grezzo&#8221;. Ancora più che &#8220;decente&#8221;, il tempo non l&#8217;ha migliorata (anche perchè non era birra da &#8220;invecchiamento&#8221;), ma neanche l&#8217;ha stravolta, o peggio, stramazzata. <span style="text-decoration: underline;">Galleggia.</span></p>
<p><em><strong>Maltus Faber Bianca</strong></em> (scad. <strong>09/2010</strong>): wow! Una blanche che non ti aspetti, dopo più di un anno di over time. Una <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Zona-Cesarini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10951" title="Zona-Cesarini" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/10/Zona-Cesarini-280x300.jpg" alt="" width="190" height="204" /></a>signora blanche, non svaporata nè slavata, assolutamente più che dignitosa, con lo stesso bel cappello di schiuma &#8220;originario&#8221; e una carbonazione ancor più che vivace. Mantiene inalterata, se non addirittura &#8220;migliorata&#8221;, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/10/maltus-faber-bianca/">caratteristica di &#8220;<em>speziatura senza spezie</em>&#8220;, che le viene regalata dall&#8217; <em>uso sapiente dei soli lieviti e luppoli</em>.</a> E&#8217; delicata ma anche decisa, ha personalità ancora da vendere,  bella la carica amaricante che si prolunga fino alla fine, riesce a lasciare la bocca delicatamente ma anche decisamente soddisfatta. Probabilmente è propio il non-uso delle spezie che la rende così stabile, e ancora stuzzichevolmente &#8220;saporita&#8221;. <span style="text-decoration: underline;">Wow.</span></p>

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		<title>Ora vi racconto di Cheese</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 06:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono andato in vacanza a Bra. Perché tutte le volte che vado a Cheese (questa è la terza edizione che visito) è davvero vacanza: primo perché il Villaggio è alle spalle e, come già detto in precedenza, “cosa fatta capo ha”. Secondo, perché poter girare per tutto il paese, trasformato per l’occasione in uno sterminato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono andato in vacanza a Bra. Perché tutte le volte che vado a <a href="http://cheese.slowfood.it/"><strong>Cheese</strong></a> (questa è la terza edizione che visito) è davvero vacanza: primo perché il <strong>Villaggio</strong> è alle spalle e, come già detto in precedenza, “<em>cosa fatta capo ha</em>”. Secondo, perché <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/Logo-Cheese2011_Logo-260x1841.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10521" title="Logo Cheese2011_Logo-260x184" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/Logo-Cheese2011_Logo-260x1841.jpg" alt="" width="173" height="122" /></a>poter girare per tutto il paese, trasformato per l’occasione in uno sterminato mercato di formaggi, street food, vino e birra, è davvero esperienza rilassante; terzo, come in tutte le vacanze che si rispettino, ho inserito la visita agli amici  nel “pacchetto”. Bra, il quartier generale di <strong>Slowfood</strong>, la porta delle Langhe, zona a grande vocazione enogastronomica, ogni due anni si trasforma in un mercato a cielo aperto, dove si danno appuntamento centinaia (quest’anno quasi <strong>300</strong>) fra produttori di formaggio e affinatori, senza contare i formaggi che fanno parte dei presidi di Slowfood, ai quali è dedicata un’intera via della cittadina piemontese. Per chi non ci fosse mai stato, <a href="http://cheese.slowfood.it/pagine/ita/mappa/mappa_cheese_bra.lasso">il paese è diviso in varie zone espositive</a>: la zona del Mercato dei Formaggi (con gli italiani tutti sotto un tendone e gli stranieri dall’altra parte della piazza sotto un altro tendone), la strada dove tutti i Presidi di Slowfood sono messi in fila, l’uno accanto all’altro e la Gran Sala dei Formaggi, dove sono<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/mappa_cheese_bra_cn_new.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-10522" title="mappa_cheese_bra_cn_new" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/mappa_cheese_bra_cn_new-300x242.gif" alt="" width="211" height="171" /></a> racchiusi i veri e propri prodotti di “nicchia”, specialità difficilmente reperibili e, anche per questo, affannosamente “cacciate”. Il tripudio del colesterolo, verrebbe da dire, ciò che si dovrebbe mangiare con parsimonia esposto e offerto senza limiti e senza freni: perdere il controllo “assaggiatorio” è quasi normale, perché è difficile, per non dire impossibile, sottrarsi all’assaggio di prodotti così buoni e, a volte, così rari. Accanto a questa vera e propria orgia lattiero – casearia, c’è anche l’altro segmento espositivo/degustativo, che rappresenta anch’esso un vero e proprio attentato alla morigeratezza: il settore del mangereccio, dove ci si scapicolla per agguantare la vera pizza verace napoletana, l’autentica focaccia di Recco, le micidiali bombette pugliesi, la saporita piadina romagnola, gli agnolotti del plin, gli gnocchi di patate con fonduta di Castelmagno …  Qualcuno diceva che si può resistere a tutto, fuorchè alle tentazioni: a Bra è stato, per me, proprio così. Quando ti trovi in certi posti non puoi fare né il braccino corto né il salutista ad oltranza: ti ci butti a capofitto e come la va la va. Ho assaggiato un cheddar americano ancor più buono di quello inglese, l’emmenthal quello vero, e non quello propinatoci dalla GDO, una verticale di parmigiano invecchiato dai 18 ai 36 mesi e più, una vera e propria strage di formaggi blu, compresi quelli di capra, da far perdere l’orientamento, la burrata in tutte le sue (fantastiche) forme, pecorini sardi che mi hanno riportato indietro nel tempo, i superbi formaggi francesi e il rusticissimo caciocavallo silano, e un mare di altri prodotti dei quali non ricordo più né nome né regione di appartenenza. Finchè il fegato ha retto. Poi mi son dovuto dare una regolata per non <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/cheese_bra_2009.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10523" title="cheese_bra_2009" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/cheese_bra_2009-300x144.jpg" alt="" width="248" height="120" /></a>andare in overdose. In tutto questo delirio una grossa mano (o il colpo di grazia) me l’ha dato la birra, ospite fisso (assieme al vino) ormai da anni in tutti gli eventi Slowfood. Quest’anno erano <a href="http://cheese.slowfood.it/pagine/ita/le-forme-di-cheese/cucine_di_strada-e-piazza_della_birra.lasso"><strong>21</strong> i birrifici presenti nella Piazza della Birra</a>, tutti raccolti sotto un unico tendone (o meglio, quasi tutti ….). E lì ho ri-visto e ri-salutato con calma Moreno e Valter, che solo una settimana fa erano con me a sudare le sette camicie al Villaggio, salutato Allo che incrocio spesso in questi eventi e che mi ha parlato degli <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=4489&amp;PN=6">interessanti “esperimenti” in atto a <strong>Toccalmatto</strong></a>, ho rivisto con piacere gli amici di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/10/maltus-faber-birrificio-in-genova/"><strong>Maltus Faber</strong>,</a> sempre ospitalissimi, i fratelli Cerullo di <strong>Amiata</strong>, Dano del <strong>Troll</strong>, Leronardo di <strong>Birra del Borgo</strong> e molti altri. E non mi sono, ovviamente, limitato ai soli saluti. Ri-testate tutte le birre di Maltus Faber (ottime la <strong><em>Amber</em></strong> e la <strong><em>Imperial</em></strong>, ben rifilate Triple e Brune), assaggiate con più calma <strong><em>D’Uvabeer, Papessa </em></strong>e<strong><em> Dama Brun-a</em></strong> di Loverier (che sogno!), ri-passate un paio birre del <strong>Brewfist</strong> (very ok), parlato amabilmente con <a href="http://www.inbirrerya.com/2011/05/18/un-birraio-e-un-birrificio-monastici/">Maurizio Ghidetti (Flibus) di <strong>Scarampola</strong></a> e assaggiate le sue birre che mi mancavano (ottime, ma ne riparlerò), e altri vari assaggi in giro. Per finire, un e sperimento particolare e un paio di osservazione sulla birra e <strong>Slowfood</strong> (o meglio, sulla birra negli eventi di Slowfood).</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/logo-Pausa-caf%C3%A8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10524" title="logo Pausa cafè" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/logo-Pausa-caf%C3%A8.jpg" alt="" width="140" height="140" /></a></p>
<p>Non era nella lista ufficiale dei birrifici, e quindi mi ci sono imbattuto solo per “sbaglio”. <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=Pausacaf%C3%A8"><strong>Pausa Cafè</strong></a> era nella strada dei Presidi, con il suo caffè speciale e le sue birre “carcerate”. Alla spina c’erano tutte quelle che già conoscevo, in più veniva offerta la possibilità di farsi un “giro in giostra” sulle birre acide del birrificio torinese: in carta ce n’erano 5, una porter, la Tosta acida, una gueze, una more (la gueze aromatizzata alle more) e una framboise (la gueze con i lamponi), disponibili (tutte e tre spillate direttamente dalla barrique) solo le tre gueze. Diciamo che sono partito un po’ “prevenuto”, arrivando dal <strong>Villaggio</strong> dove mi ero stra-fatto delle gueze di <strong>Tilquin</strong>: devo dire che le gueze assaggiate mi sono sembrate tutte un po’ troppo “piatte” (zero gas, zero schiuma), più vicine al lambic che allo champagne del Belgio. Degne di menzione, comunque (la migliore delle tre la framboise, a parer mio), un esperimento tutto italiano per una tipologia birraria che ha la propria origine e la propria patria d’elezione nel Pajottenland.</p>
<p>Tutte le volte che partecipo ai grandi eventi di <strong>Slowfood</strong> (Salone del Gusto di Torino, Slowfish di Genova, Cheese di Bra) c’è qualcosa che non mi convince fino in fondo su come Slowfood stesso (che crede davvero tanto sull’artigianalità birraria) “tratta” le birre e i birrai. A Bra: 21 birrifici (e un importatore) nella Piazza delle Birre, <strong>Pausa cafè</strong> (unico birrificio) lungo la strada dei Presidi, <strong>Ales&amp;Co</strong> con le sue birre inglesi unico “spacciatore di birre” nel grande tendone dei formaggiai stranieri, <strong>Pedavena</strong> monopolista con il proprio stand nel cortile dove erano presenti più punti di ristorazione, <strong>Zago</strong> anch’esso defilato e monopolista in un altro segmento della manifestazione. Sicuramente, penso, i costi d’ingresso non saranno tutti uguali, ma anche gli incassi non saranno simili fra i 21 raggruppati  e gli altri battitori quasi liberi; e poi l’immagine che ne viene fuori non è proprio bellissima, sembra proprio che ci siano i figli e i figliastri …</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/baladin-birranazionale-baladin.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10525" title="baladin birranazionale-baladin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/09/baladin-birranazionale-baladin.jpeg" alt="" width="230" height="157" /></a></p>
<p>Dimenticavo: ho assaggiato la <strong><em>Birra Nazionale</em></strong>, la nuova di <strong>Baladin</strong>, brassata con materie prime tutte made in Italy: 100% di malto pils proveniente da Melfi, due varietà di luppolo Hallertauer (in fiore) coltivate a Cussanio e lo stesso lievito usato per la <strong><em>Elixir</em></strong>. In tutta sincerità, un’altra birra di<strong> Baladin</strong>  dalla luppolatura (fin troppo) timida. Una sferzata amaricante appena all’inizio della beva e poi una evoluzione decisamente abboccata (molto invadente) con il lievito che la fa da padrone fino alla fine, saturando un po’ troppo le papille gustative. Interessanti il progetto e le motivazioni che ci stanno dietro, meno la concretizzazione birraria degli stessi.</p>

<p class="FacebookLikeButton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.inbirrerya.com%2F2011%2F09%2F19%2Fora-vi-racconto-di-cheese%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=yes&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;locale=it_IT" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height: 25px"></iframe></p>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 07:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per accostarsi al “mondo Extraomnes” non bisogna essere degli sprovveduti totali, culturalmente parlando. Molto di ciò che è stato scelto a livello grafico e comunicativo ha “riferimenti alti”. Intanto il nome: “fuori tutti”: è la frase che viene pronunciata dal Maestro delle Cerimonie Pontificie, prima di chiudere il portone della cappella Sistina, all’indirizzo di tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-Extraomnes.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8416" title="Logo Extraomnes" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Logo-Extraomnes.jpeg" alt="" width="297" height="66" /></a></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Per accostarsi al “mondo<a href="http://www.extraomnes.com/index_menu.html"> <strong>Extraomnes</strong>”</a> non bisogna essere degli sprovveduti totali, culturalmente parlando. Molto di ciò che è stato scelto a livello grafico e comunicativo ha “riferimenti alti”. Intanto il nome: “<strong><em>fuori tutti</em></strong>”: è la frase che viene pronunciata dal Maestro delle Cerimonie Pontificie, prima di chiudere il portone della <span style="text-decoration: underline;"><em>cappella Sistina</em></span>, all’indirizzo di tutti coloro che non hanno nulla a che fare con il Conclave. Frase “alta”, quindi, e antica di secoli: un birrificio che sceglie di chiamarsi così si “fa spazio” fin dall’inizio (<em>arriviamo noi, </em></span></span><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Cave_canem2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8417" style="width: 183px; height: 182px;" title="Cave_canem2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/Cave_canem2-300x298.jpg" alt="" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>fuori tutti</em>, chiosa ironicamente <em>Schigi</em> in una <a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/09/23/intervista-esclusiva-a-schigi/">intervista concessa a <span style="text-decoration: underline;">Pinta Perfetta</span>)</a>. Poi il cane, che campeggia in ognuna delle cinque labels: è il famoso <em>cave canem</em>, che si fa derivare storicamente da un mosaico ritrovato negli scavi archeologici di <em>Pompei</em> sul pavimento d’ingresso della <em>Casa del Poeta Tragico</em>. Uguale sputato, quello delle labels, a quello di <em>Pompei</em>, ad eccezione di un altro “alto” particolare: sul guinzaglio del cane birrario è impressa la metà di un’altra famosa frase. <em><span style="text-decoration: underline;">Semel in anno licet insanire</span></em> è la frase &#8220;originaria&#8221;,  un concetto, questo, espresso da più di un autore (<em>Seneca</em> in primis, poi <em>Agostino</em> ed anche <em>Orazio</em>), secondo il quale ogni tanto (<em>semel in anno</em>) è bene fare un break mentale liberatorio (<em>licet insanire</em>). Solo che per quelli di <strong>Extraomnes</strong>, che omettono la prima parte della frase, il <em><span style="text-decoration: underline;">licet insanire</span></em> non dovrebbe essere l’eccezione, bensì la regola, a quanto pare. Detto tutto ciò: ma <em>Schigi </em>che si è messo a fare birra (dopo averne solo parlato per tanto tempo)? Progetto partito da lontano, dal <strong>2006</strong>, quando <em>Luigi D&#8217;Amelio</em> si imbatte in quelli della <a href="http://www.elmundo.it/"><strong>El Mundo SpA</strong></a> (<em>Annalisa, Alessando, Andrea</em>, la seconda generazione delle famiglie </span></span><a href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/extraomnes.bmp"><img class="alignright size-full wp-image-8418" style="width: 117px; height: 176px;" title="extraomnes" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/extraomnes.bmp" alt="" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">proprietarie dell’azienda), che si occupa di torrefazione del caffè dal <strong>1967</strong>. Nasce, con loro, l’idea (e la voglia) di integrare il core business aziendale con la birra di qualità: <em>Schigi </em>entra nel progetto, che si concretizza, dopo <strong>4 anni</strong> di cotte sperimentali su di un impianto pilota da <strong>30 lt.,</strong> nell’<strong>Aprile del 2010</strong><em>,</em> con l’apertura ufficiale del progetto <strong>Extraomnes.</strong> La linea produttiva è totalmente ispirata alla tradizione brassicola belga (la grande passione di <em>Schigi</em>), e fiammingo è <em>Yves</em>, “<em>un giovanissimo appassionato che periodicamente fa visita ai nostri fermentatori</em>” (<a href="http://www.cronachedibirra.it/birrifici/3106/intervista-a-schigi-birrificio-extraomnes/">dice sempre <em>Schigi</em></a>). Anche l’impianto produttivo, progettato da <em>Fausto Marenco</em> di <strong>Maltus Faber</strong>, è creato ad immagine e somiglianza della filosofia produttiva belga. Cinque le birre (e <a href="http://www.facebook.com/pages/Extraomnes/170610366304424">una sesta </a></span></span><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/extraomnes-birre.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-8419" style="width: 218px; height: 207px;" title="extraomnes birre" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/extraomnes-birre-300x285.png" alt="" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><a href="http://www.facebook.com/pages/Extraomnes/170610366304424">in arrivo</a>, anzi, <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=3767&amp;PN=4">già arrivata</a>), quattro quelle “stabili” (<strong><em>Blonde, Triple, Saison, Brune</em></strong>, in ordine di preferenza schigiana), la <strong><em>Kerst</em></strong> brassata la prima volta in occasione delle scorse festività natalizie. Tutte obbediscono ad un chiaro comandamento schigiano: devono essere “fruibili” e “pulite”. Tutte sono reperibili in confezioni da<strong> 0,33</strong> (oltre che in fusto), per poterne fare un uso “casalingo” e/o immediato; e anche per abbatterne il costo. E’ questa la seconda battaglia che <strong>Extraomnes</strong> ha dichiarato di voler combattere: birra per tutti ad un costo accessibile, il più possibile in linea con il Belgio, che, riguardo al contenimento dei prezzi, è il punto di riferimento. Che dire, benvenuto ad <strong>Extraomnes</strong> e a tutti quelli che riusciranno a fare non solo della buona birra, ma anche della birra a prezzi buoni; troppo spesso, acquistando della birra artigianale italiana di questi tempi, si ha come l’impressione di essere delle potenziali vittime di una rapina a mano armata.</span></span></div>
<div></div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/extaomnes.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-8420" title="extaomnes" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/extaomnes.gif" alt="" width="100" height="60" /></a></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Una delle sue birre l’avevo già assaggiata: la<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/09/21/due-infiltrate-al-villaggio/"> <strong>S<em>aison</em></strong>, che <em>Schigi </em>aveva portato in fusto al <strong>Villaggio</strong></a> dello scorso anno, e che noi avevamo “con perfidia” (<a href="http://www.pintaperfetta.com/2010/09/23/intervista-esclusiva-a-schigi/">“denunciò” allora <em>Schigi</em></a>) messo accanto (nel banco spine) alla madre di tutte le<span style="text-decoration: underline;"><em> saison</em></span>, la <em><strong>Saison Dupont</strong></em>, quella fatta in edizione speciale con il <em>dry hopping</em>. Aveva retto il colpo, la <em><strong>Saison</strong></em> di <strong>Extraomens</strong>, nel senso che la <em><strong>Dupont</strong></em> non aveva vinto per ko tecnico o per manifesta superiorità; </span></span><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/villaggiobirra.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-8423" style="width: 141px; height: 108px;" title="villaggiobirra" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/villaggiobirra-300x227.gif" alt="" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">aveva vinto, ma ai punti. Ed è già tanto per un birrificio così giovane. Rispettando la scaletta preferenziale di <em>Schigi,</em> ho cominciato gli assaggi delle altre sue birre con la <em><strong>Blond</strong></em>, quella che lui definisce la <em>birra della sete</em>. Una bionda, falsamente esile e fantasiosamente beverina, di soli <strong>4,4°</strong> gradi alcolici; ingannevolmente ruffiana e perfida istigatrice di solenni bevute. Una di quelle birre con le quali pensi di iniziare la serata, così per riscaldare un po’ il motore, ma che poi berresti (solo quella) per tutta la serata. Semplice (ma non ovvia), </span></span><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/birra_blond.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8424" title="birra_blond" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/03/birra_blond-79x300.jpg" alt="" width="79" height="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">essenziale e lineare nei suoi elementi-base, pochi punti fermi, ma quei pochi, saldi e aggraziati. Bella la schiuma, fine e persistente, leggermente velato l’aspetto, un naso fresco, leggero, quasi primaverile: tanto agrume (pompelmo, un pochino di cedro) e un lievito quasi balsamico. Ma dove sorprende di più è quando la si beve: ingannevolmente watery, gioca di sponda con il malto tenue e gentile, che, una volta aggirato, lascia totalmente spazio ad un sorprendente (perché inaspettato nella sua “sfacciataggine”) taglio amaro che pervade lingua e palato. Davvero ben fatto questo giochino gustativo, che lascia, come effetto finale, una efficace persistenza amarognola che la pone in pole position per accompagnare un bel piatto di pesce (anche una frittura). Pericolosa pensarla come aperitivo; si corre il rischio di non poter più passare ad altro. Assaggiata in bottiglia da 0,33: alc. 4,4% vol.;</span></span><em><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> © Alberto Laschi</span></span></em></div>

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		<title>Rimini, in proiezione Villaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 06:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Mi ci sono messo d&#8217;impegno, nel leggere le classifiche (e i commenti &#8230;) del premio Birra dell&#8217; Anno organizzato da Unionbirrai. Mi ci sono messo d&#8217;impegno soprattutto in proiezione-Villaggio 2011, per il quale abbiamo gi&#224; iniziato a lavorare. Al di l&#224; delle &#8220;conoscenze personali&#8221; relative al panorama birrario italiano, la classifica annuale del premio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/birra-anno-20111.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-8267" height="160" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/birra-anno-20111.jpg" title="birra-anno-20111" width="150" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Mi ci sono messo d&rsquo;impegno, nel leggere <a href="http://www.unionbirrai.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=192:birra-dellanno-2011-i-vincitori&amp;catid=37:news&amp;Itemid=154">le classifiche</a> (e i commenti &hellip;) del premio <em><strong>Birra dell&rsquo; Anno</strong></em> organizzato da <strong>Unionbirrai</strong>. Mi ci sono messo d&rsquo;impegno soprattutto in proiezione-<strong>Villaggio 2011</strong>, per il quale abbiamo gi&agrave; iniziato a lavorare. Al di l&agrave; delle &ldquo;conoscenze personali&rdquo; relative al panorama birrario italiano, la classifica annuale del premio <strong>Unionbirrai</strong> &egrave; da sempre un utile strumento di informazione e di verifica. E devo dire che ci&ograve; che &egrave; scaturito dai &ldquo;podi&rdquo; di ciascuna delle 20 categorie ha offerto pi&ugrave; di uno spunto di riflessione (e anche di stupore, a volte).</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Premesse necessarie:</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<ol start="1" style="margin-top: 0cm;" type="A">
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">I birrifici artigianali in Italia hanno raggiunto la stratosferica cifra di <strong>353</strong> (fonte <a href="http://www.microbirrifici.org/"><em>microbirrifici.org</em></a>)</span></span></div>
</li>
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Le birre italiane recensite ad oggi su <a href="http://www.microbirrifici.org/"><em>microbirrifici.org</em></a> sono la bellezza di <strong>1949</strong></span></span></div>
</li>
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">L&rsquo;<strong>80% (</strong>o gi&ugrave; di l&igrave;) dei birrifici italiani ha distribuzione poco pi&ugrave; che locale, e quindi &egrave; molto difficile reperire altrove i loro prodotti.</span></span></div>
</li>
</ol>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Quindi, molte delle birre premiate per me sono quasi sconosciute, come alcuni dei birrifici presenti: di loro e delle loro birre ne ho solo sentito parlare da altri, o li ho incontrati sfogliando le &ldquo;guide ufficiali&rdquo; del settore.&nbsp;E quindi mi ritengo &ldquo;autorizzato&rdquo; a sospendere il giudizio su alcuni dei prodotti giudicati vincenti, per assoluta mancanza di prove.</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Premesso questo, alcune considerazioni:</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<ol start="1" style="margin-top: 0cm;" type="1">
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><u><strong>I numeri:</strong></u> quest&rsquo;anno i birrifici che hanno iscritto le proprie birre sono stati <strong>82 </strong>(il 46% in pi&ugrave; rispetto all&rsquo;anno scorso), per un totale di <strong>386</strong> birre in gara (+ 25%). Di questi<strong> 82</strong>, <strong>35</strong> erano presenti anche nell&rsquo;edizione <strong>2010</strong>, il resto sono stati novit&agrave; assolute o ritorni dopo un anno o pi&ugrave; di pausa. <strong>60</strong> i riconoscimenti assegnati per le <strong>20</strong> categorie birrarie, <strong>35</strong> i birrifici che hanno avuto<strong> 1</strong> o pi&ugrave;&nbsp;riconoscimenti. Dei <strong>60 </strong>premi &ldquo;solo&rdquo; <strong>20</strong> (suppergi&ugrave;) quelli che i birrifici &ldquo;storici&rdquo; hanno portato a casa. Il pi&ugrave; &ldquo;vincente&rdquo; di tutti &egrave; stato il <strong>Birrificio del Ducato</strong> (premiato per il secondo anno consecutivo come miglior birrificio artigianale), con 5 primi posti e un terzo posto; a ruota <strong>Baladin</strong> (5, con 2 primi posti).</span></span></div>
</li>
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Premesso che gli <u><strong>assenti</strong></u> hanno sempre torto, molti i nomi &ldquo;noti&rdquo; che hanno dato forfait: <em>32 via dei birrai, Montegioco, Barley, San Paolo, Pausa Caf&egrave;, Cittavecchia, Scarampola,&nbsp;Maltovivo, Svevo, Loverbeer, Extraomnes, L&#39;Olmaia, Opperbacco, Citabiunda, Sora Lama</em>, solo per citare i pi&ugrave; conosciuti. Un bell&rsquo;elenco di assenti, che ha &nbsp;pesato comunque sul risultato finale. Alcune &ldquo;falle&rdquo; in alcune categorie birrarie sono davvero saltate agli occhi di tutti.</span></span></div>
</li>
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Buono lo sforzo di <u><strong>trasparenza</strong></u> di <em><strong>Unionbirrai</strong></em>, che <a href="http://www.unionbirrai.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=191&amp;Itemid=160">ha pubblicato da subito l&rsquo;elenco dei birrifici partecipanti</a>; qualcuno (me compreso) avrebbe voluto anche la lista delle birre partecipanti (anche quelle non premiate), ma mi rendo conto che &egrave; prassi, questa, non diffusa. Avrebbe aiutato gli utenti finali a farsi un&rsquo;idea pi&ugrave; completa del parterre delle birre partecipanti e di chi ha &ldquo;sconfitto&rdquo; chi. E&rsquo; comunque prassi comune a quasi tutti i concorsi, quella di rendere note solo le birre vincitrici. Ma poteva essere l&rsquo;occasione giusta per infrangerla, questa regola, proprio per dare il segnale di una nuova sensibilit&agrave;.</span></span></div>
</li>
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><u><strong>Ducato</strong></u> vincente: tanti premi, compreso quello pi&ugrave; importante, di miglior birrificio. Ultimo successo, in ordine di tempo, per il birrificio di Roncole di Busseto che ha fatto una vera e propria incetta di premi ultimamente in giro per il mondo. Premi a <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/29/via-emilia-birrificio-del-ducato/"><em><strong>Via Emilia</strong></em> </a>e <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/23/il-podio-di-taste/"><em><strong>Chimera</strong></em></a> fra le produzioni classiche, a <em><strong>Wedding</strong></em></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-Ducato.jpeg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-8268" height="160" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/logo-Ducato.jpeg" title="logo Ducato" width="160" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em><strong> Rauch</strong></em> (recentissima), <em><strong>L&rsquo;ultima Luna</strong></em>, <em><strong>Black Jack V.I.S.</strong></em> e <em><strong>Luna Rossa</strong></em> fra le &ldquo;produzioni a tiratura limitata&rdquo;. Qualcuno dice che alcuni di questi prodotti erano un po&rsquo; troppo a tiratura limitata, e non ha tutti i torti. Ma tanto di cappello, comunque. <strong>Baladin</strong>, oltre la imbattibile<a href="http://www.inbirrerya.com/2011/02/09/xyauyu-argento-riserva-teo-musso-2007/"><em><strong> Xyauyu</strong></em></a>, raccoglie premi anche in altre categorie, come non succedeva da tempo. Colpisce la mancanza di riconoscimenti per birrifici storici: <em>Almond, Amiata, Karma, Birrificio Italiano, L&rsquo;orso Verde, Maltus Faber, Toccalmatto, Torrechiara e White Dog</em>, pur presenti, non vincono niente. Per <em>Grado Plato</em> e <em>Birra del Borgo</em> solo un terzo posto a testa, <em>Lambrate</em> e <em>Troll </em>un secondo e un terzo posto a testa, <em>Bi-Du</em> un primo e terzo posto. Fa specie vedere una <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/06/09/altre-due-birre-del-prossimo-villaggio-forse/"><em><strong>Tipopils</strong></em></a> assente dal podio, come pure alcune birre di <em>Toccalmatto</em> e <em>Maltus Faber</em>. Segno dei tempi?</span></span></div>
</li>
<li>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Grandi exploit di birrifici nuovi e/o nuovissimi: <em>Endorama, Piccolo Birrificio Clandestino, S.Andrea, San Michele</em>, hanno fatto davvero bingo.<em> <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/08/la-germania-per-prossimita-il-trentino-alto-adige/">Rienzbrau</a></em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/08/la-germania-per-prossimita-il-trentino-alto-adige/">,</a> quando si presenta, si becca sempre i suoi due premi, segno di continuit&agrave; produttiva.<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/05/le-nuove-per-me-italiane-del-salone/"> <em>Foglie d&rsquo;Erba</em></a> (l&#39;avevo gi&agrave; detto che era da tenere d&rsquo;occhio &#8230;) fa la sua bella figura. Mi sono &ldquo;divertito&rdquo; a consultare in parallelo classifiche finali e la <u><em>Guida 2011 di Slowfood </em></u>delle</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Logo-BIRRIFICIO-FOGLIE-DERBA-1.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-8269" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/02/Logo-BIRRIFICIO-FOGLIE-DERBA-1.jpg" style="width: 138px; height: 138px;" title="Logo BIRRIFICIO-FOGLIE-DERBA-1" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> birre d&rsquo;Italia: certi progressi appaiono quasi miracolosi. I &ldquo;nuovi&rdquo; che vincono a mani basse potrebbe essere il segno della sorprendente preparazione tecnica dei mastri birrai della nuova generazione. Poi ci vuole anche un pizzico di fortuna, come dice <em>Maurizio Maestrelli</em> (<a href="http://birragenda.blogspot.com/2011/02/birra-dellanno-2011-prime-note-sparse-e.html">utilissimo il suo report,</a> visto che faceva parte della giuria), poi ci vuole che uno sia pi&ugrave; bravo a fare le birre alla spina che quelle in bottiglia (anche fra i &ldquo;vecchi&rdquo;), poi &hellip;</span></span></div>
</li>
</ol>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Poi, il concorso, va comunque preso per quello che &egrave;: non un&rsquo;ordalia, ma quasi un gioco. Certo, con le sue regole, ma anche con la sua casualit&agrave;; forse pi&ugrave; utile a chi la fa, la birra, che a chi la beve. Comunque una vetrina e, forse, anche una cartina di tornasole; anche per questo, tanto di cappello a chi sembra di aver capito che &ldquo;merita&rdquo; presentarsi a certe occasioni con il vestito (birrario) della festa; perch&eacute; poi si pu&ograve; passare con relativa sicurezza alla cassa per monetizzare l&rsquo;investimento. Vedere tanta gente nuova sul podio stimola curiosit&agrave; ed interesse: <i>guarda quanta roba c&rsquo;&egrave; ancora da assaggiare</i>, mi viene da dire. </span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">E&rsquo; tutto ora quello che luccica? Mi fido ancora di Maestrelli, che ne ha assaggiata tanta di birra nei due giorni, e che parla di <i>uno stato di salute della birra artigianale in Italia molto buono , ma non ancora ottimo</i>: poche le birre difettate, ma <i>molte le birre un po&rsquo; anonime</i>. Questa, forse, la nuova frontiera: carattere, carattere, carattere. E stabilit&agrave;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><br />
	</span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Per il prossimo <strong>Villaggio</strong> un paio di ideuzze mi sarebbero gi&agrave; venute &hellip;.</span></span></div>

<p class="FacebookLikeButton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.inbirrerya.com%2F2011%2F02%2F23%2Frimini-in-proiezione-villaggio%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=yes&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;locale=it_IT" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height: 25px"></iframe></p>
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		<title>Cosa ho bevuto per Natale (christmas beers batch #1)</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 07:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Feste natalizie &#34;corredate&#34; da una serie di bevute &#34;mirate&#34;: avevo messo da parte un po&#39; di robbba bbbuona e altre bottiglie sono arrivate all&#39;ultimo tuffo, anche dal magazzino di Birrerya. Alcuni prodotti riconducibili alla &#34;classicitt&#224; &#34; e alla tradizione, altri un po&#39; pi&#249; spinti sul versante della innovazione/fantasia. Mi ci sono divertito, a volte ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Feste natalizie &quot;corredate&quot; da una serie di bevute &quot;mirate&quot;: avevo messo da parte un po&#39; di robbba bbbuona e altre bottiglie sono arrivate all&#39;ultimo tuffo, anche dal magazzino di <strong>Birrerya.</strong> Alcuni prodotti riconducibili alla &quot;classicitt&agrave; &quot; e alla tradizione, altri un po&#39; pi&ugrave; spinti sul versante della innovazione/fantasia. Mi ci sono divertito, a volte ne sono rimasto anche sorpreso. Si comincia con un parallelo italo americano.</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/Maltus-faber-caravellesmall.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7313" height="200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/Maltus-faber-caravellesmall.jpg" title="Maltus faber caravellesmall" width="300" /></a></div>
<div style="text-align: center;">&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Mi ricordo ancora di quanto disse <em>Tim Webb</em>, al <u><em>Villaggio del 2009</em></u>, durante laboratorio nel quale<em> Kuaska</em> presentava questa birra insieme a <em>Fausto</em>: ringrazi&ograve; il birraio per avere usato per questa (e per tutte le sue altre birre) solo ingredienti &ldquo;primari&rdquo;, senza tanti voli di eccentricit&agrave;, e consigli&ograve;, sempre a Fausto, di nascondere diversi cartoni di questa birra per molto tempo, perch&eacute; la <em><strong>Extra Brune</strong></em> (da lui definita una &ldquo;quasi&rdquo; <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=barley+wine"><em>barley wine</em></a>) avrebbe dato il meglio di s&eacute; con il tempo. Io, da bravo scolaro, ho fatto quello che consigliava<em> Tim</em> e ho aperto il giorno di Natale una bella boccia di <em><strong>Extra brune</strong></em> con scadenza, per l&rsquo;appunto, <strong>dicembre 2010</strong> (era del lotto </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">produttivo n&deg; <strong>26</strong>); e non me ne sono affatto pentito, anzi. Una superba prova produttiva della <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/10/maltus-faber-birrificio-in-genova/">&ldquo;coppia&rdquo; genovese</a>, forse la birra pi&ugrave; &ldquo;raffinata&rdquo; ed &ldquo;impegnativa&rdquo; del loro range produttivo, che ormai <a href="http://www.maltusfaber.com/mf2008/it/le-nostre-birre/index.php">conta gi&agrave; <strong>10</strong> birre</a>. Brassata con<strong> 8 </strong>diversi tipi di malto (sono<strong> 6</strong> per la <em><strong>Brune</strong></em> e <strong>10</strong> per la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/21/due-modi-di-fare-le-stout-e-il-gelato/"><em><strong>Imperial</strong></em></a>), acqua, luppolo,<strong> 5</strong> kg. di </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/maltusextrabrune.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-7318" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/maltusextrabrune.jpg" style="width: 187px; height: 313px;" title="maltusextrabrune" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">zucchero candito per ogni cotta (sono invece <strong>370</strong> i kg. di malti impiegati) e il lievito trappista che <em>Fausto</em> mantiene e propaga nel proprio laboratorio, non nasconde, da subito, i suoi <strong>10&deg;</strong> gradi alcolici, ma li avvolge e li completa con tutta una serie di altre &ldquo;chicche&rdquo;. E&rsquo; birra che scalda, ricca nell&rsquo;aroma (frutta secca e sotto spirito, tostatura, caramello, liquirizia, caff&egrave;), con caratteristiche olfattive che la collocano quasi in una posizione intermedia fra una <u><em>trappista</em></u> e una<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/11/10/la-tavola-degli-stili-birrari/"> <u><em>imperial stout</em></u> </a>(per alcune sue note vinose appena accennate e altre leggermente asprigne). Di un marrone scuro quasi impenetrabile, ha corpo massiccio ma anche non aggressivo: si fa bere, con calma e moderazione, ma anche senza difficolt&agrave;, rivelandosi pi&ugrave; rotonda di quanto uno si aspettasse. Al palato spicca per la sua nota dominante di liquirizia fusa e di malti tostati; progressivamente poi vengono fuori le note alcoliche, quelle fruttate (di una frutta sotto spirito ancor pi&ugrave; evidente che all&rsquo;olfatto, da uva sultanina), un cioccolato fondente marginale ma significativo, &nbsp;e quell&rsquo; &rdquo;asprigno&rdquo; da<u><em> imperial stout</em></u> che mi spinge a discostarmi un po&rsquo; dal parere di <em>Tim Webb</em> (che l&rsquo;accostava, come gi&agrave; detto, ad una <u><em>barley wine</em></u>). Finisce sostanziosa e appagante, lasciandoti la sensazione che hai davvero potuto apprezzare tutto quello che c&rsquo;era da apprezzare. Una birra compiuta. Abbinata ad un cheese cake ed ai Cantuccini di Prato: la morte sua, in entrambi i casi. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 10% vol.; </span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span><em>&copy;Alberto Laschi</em></span><em>.</em></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;"><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/logo-Hoppin-frog.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-7319" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/logo-Hoppin-frog.gif" style="width: 259px; height: 149px;" title="logo Hoppin' frog" /></a></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Una <em>rana &ldquo;ghiacciata&rdquo;</em> (<em>frosted</em>) regala/consiglia &nbsp;il <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/04/13/bodacious-black-tan-hoppin-frog/">birrificio di <em>Akron</em></a>, nell&rsquo;<em>Ohio</em> per le feste natalizie (se uno poi si vuol sdare ancora di pi&ugrave;, c&rsquo;&egrave; anche la versione <a href="http://www.ratebeer.com/beer/hoppin-frog-barrel-aged-frosted-frog-christmas-ale/134885/"><em><strong>Barrel aged</strong></em></a> di questa birra). Se la <em><strong>Extra Brune</strong></em> era il &ldquo;luogo&rdquo; della classicit&agrave;, questa <u><em>winter ale</em></u> americana, la <em><strong>Hoppin Frog Frosted Frog Christmas Ale</strong></em> &egrave; senz&rsquo;altro il luogo della innovazione, per non dire della estrosit&agrave;. Non estremizzata, ma comunque un bel pezzo avanti. Solo <strong>12</strong> <strong>IBU</strong> per questa birra, che per&ograve; non si rivela il pericoloso &ldquo;dolcione&rdquo; che uno potrebbe aspettarsi. Ci&ograve; &egrave; dovuto ad una speziatura scattante e ad un buon uso dei luppoli, che saranno anche pochi, ma assolvono con correttezza e mestiere al proprio ruolo di &ldquo;pulizia&rdquo; gustativa. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cinnamomum_zeylanicum">Cannella</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zenzero">zenzero</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noce_moscata">noce moscata</a>: c&rsquo;&egrave; scritto in bella vista sulla label, e quindi uno non rimane pi&ugrave; di tanto spiazzato quando accosta la birra al naso e poi se la </span></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/hoppin-frog-frosted-frog.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-7320" height="239" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/12/hoppin-frog-frosted-frog-300x239.png" title="hoppin-frog-frosted-frog" width="300" /></a><span style="font-size: 11pt; line-height: 115%;"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">beve. Forse non &egrave; la speziatura alla quale siamo abituati qui, nella Vecchia Europa, soprattutto non in questa quantit&agrave;, veramente caratterizzante; ma &egrave; una birra che &ldquo;intriga&rdquo;. Al naso si rivela in un modo; al palato invece si manifesta in un altro. Molto speziato e pungente l&rsquo;aroma, un&rsquo; aroma davvero &ldquo;orientaleggiante&rdquo; per la profusione speziata; la cannella a palla, zenzero e noce moscata che pizzicano, un malto caramellato abbastanza ponderoso, e una venatura un po&rsquo; resinosa, tipo ginepro. Relativamente frizzante, dal bel colore ambrato intenso, questa birra ha un corpo pi&ugrave; snello del temuto, abbastanza rotondo: nel berla colpisce la pulizia generale &nbsp;e la delicata amarezza che neutralizza piano piano la speziatura, conferendo a palato e lingua una asciuttezza amaricante relativamente diffusa. Cannella e zenzero, pi&ugrave; che noce moscata, si fanno riconoscere al palato, ma la caratterizzano molto meno rispetto all&rsquo;olfatto: pi&ugrave; alcool e malto al gusto, e un leggero piccante ben armonizzato nel contesto. Una birra &ldquo;fantasiosa&rdquo; ma non&nbsp;inutile, neanche un puro e semplice esercizio di stile: bisogna essere comunque bravi per scegliere questo tipo di speziatura e non farsene prevaricare. Birra presente sul catalogo di <strong>Birrerya.</strong> Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 8,6% vol.; </span></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span><em>&copy;Alberto Laschi</em></span><em>.</em></span></span></div>
<div><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&nbsp;&nbsp; </span></span></div>

<p class="FacebookLikeButton"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.inbirrerya.com%2F2011%2F01%2F04%2Fcosa-ho-bevuto-per-natale-christmas-beers-batch-1%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=yes&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;locale=it_IT" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height: 25px"></iframe></p>
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		<title>Eccellenza birra, a Prato</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 07:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando uno riesce a fare (o a contribuire a fare) qualcosa di utile/piacevole nel posto (o per il posto) nel quale abita, di solito &#232;&#39; contento. Ed infatti lo sono, contento. Poich&#232; fra non molti giorni, 15 per l&#39;esattezza, a Prato si terr&#224; la prima manifestazione birraria di un certo spessore. Questo senza voler far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Quando uno riesce a fare (o a contribuire a fare) qualcosa di utile/piacevole nel posto (o per il posto) nel quale abita, di solito &egrave;&#39; contento. Ed infatti lo sono, contento. Poich&egrave; fra non molti giorni, 15 per l&#39;esattezza, a <a href="http://www.comune.prato.it/"><em>Prato</em></a> si terr&agrave; la prima manifestazione birraria di un certo spessore. Questo senza voler far torto alle passate edizioni di <em>Slowbeer</em>, organizzate assieme agli amici della <a href="http://www.slowfood.prato.it/">condotta pratese di </a><em><a href="http://www.slowfood.prato.it/">Slowfood</a>;</em> sono state piacevolissime</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/bellatuscany.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-6626" height="46" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/bellatuscany.jpg" title="bellatuscany" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> occasioni, ma organizzate con intenti e location del tutto diverse. Quella che si terr&agrave; fra pochi giorni &egrave; stata non a caso chiamata dagli organizzatori (il consorzio turistico pratese <a href="http://www.facebook.com/pages/Prato/Bella-Tuscany/163477162406"><em><strong>Bellatuscany</strong></em></a>) <a href="http://www.eccellenzabirra.it/home.php"><u><strong>Eccellenzabirra</strong></u></a>, puntando quindi da subito &quot;in alto&quot;. Il &quot;focus&quot; dell&#39;evento&nbsp; sar&agrave; sulle <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/12/05/birre-natalizie/"><strong><em>birre di Natale</em></strong></a>, tradizione brassicola gi&agrave; diffusa e celebrata in altri paesi diversi dal nostro (un esempio per tutti il <a href="http://www.kerstbierfestival.be/"><em>Kerstbierfestival</em></a> di <em>Essen</em>, in Belgio) e che anche dalle nostre parti adesso comincia a contare numerosissimi estimatori, sia fra i birrai che fra i consumatori. Siamo partiti da lontano, noi di <em><strong>Birrerya</strong></em> e gli organizzatori, che ci hanno voluto accanto a loro nel momento della &quot;impostazione&quot; dell&#39;evento, quasi sette mesi fa. <strong>Kuaska</strong>, </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/eccellenzabirra2.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6627" height="300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/eccellenzabirra2-212x300.jpg" title="eccellenzabirra2" width="212" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">direttore artistico dell&#39;evento, si &egrave; affiancato quasi da subito, fornendo il consueto, imprescindibile sostegno/consulenza. La professionalit&agrave; di <em><strong>Bellatuscany</strong></em> ha completato il quadro, grazie alla sua capacit&agrave; di legare il territorio a questo evento, che non sar&agrave; solo birrario. <a href="http://www.eccellenzabirra.it/programma.php">Consultando il programma</a> della manifestazione, si pu&ograve; notare come siano stati coinvolti il&nbsp;<em> </em>alcuni fra i pi&ugrave; conosciuti pasticceri(<a href="http://www.mannoriespace.it/italiano.html"><em>Luca Mannori</em></a> e <a href="http://www.ampiweb.it/j2/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=97&amp;Itemid=59"><em>Paolo Sacchetti</em></a>) per la creazione di specialit&agrave; dolciarie ad hoc, ci sar&agrave; la ristorazione di un certo tipo, ci sar&agrave; <a href="http://fermentatore.wordpress.com/blog/"><em>Terry Nesti</em></a> con i suoi sigari, ci sar&agrave; la premiazione di un concorso che ha visto coinvolte alcune classi delle scuole superiori di Prato, ci sar&agrave;, anche e soprattutto, <strong>Kuaska</strong> con i suoi laboratori di degustazione. Un programma denso, quindi, che si aprir&agrave; la mattina di Venerdi <strong>3</strong> dicembre con un convegno sul &quot;<u><em>Mondo delle birre artigianali in Italia</em></u>&quot;, guidato da <strong>Kuaska</strong>, al quale parteciperanno <em>Teo Musso</em>, <em>Carlo Canegallo</em> (presidente di MoBI) e il giornalista belga <em>Jean Fran&ccedil;ois Herbecq. </em>Gli spazi saranno quelli (riadattati alla bisogna) di uno dei lanifici storici di Prato, posto in zona centrale, con ampi e comodi spazi per il posteggio, facilmente raggiungibili.&nbsp;</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">Fin qui il &quot;contorno&quot;: ma il piatto forte, ovvero, le birre e i birrifici? E&#39; di pochi giorni fa la pubblicazione della </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Logo-Birrerya.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6628" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/11/Logo-Birrerya-300x300.jpg" style="width: 169px; height: 169px;" title="Logo-Birrerya" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">lista ufficiale dei birrifici che parteciperanno. Una bella pattuglia di italiani, divisi fra &quot;autoctoni&quot; e &quot;forestieri&quot; e uno spazio riservato all&#39; &quot;estero&quot;. Oltre ai quattro birrifici artigianali di Prato (<em>Mostodolce, Rython, I due Mastri, Birrificio del Granducato</em>), ci saranno anche i geograficamente &quot;vicini&quot; <em>Conte di Campiglia</em> e <em>Real Beer</em> di Firenze: accanto a loro i &quot;forestieri&quot;, cio&egrave; il birrificio <em>Doppio Malto</em> di Erba e una bella rappresentanza della tradizione brassicola artigianale italiana, e cio&egrave; <em>Olmaia, Amiata, Birra del Borgo, Maltus Faber, Almond 22</em>. Il &quot;corner&quot; estero &egrave; &quot;roba nostra&quot;, cio&egrave; di <em><strong>Birrerya</strong></em>. Porteremo dal <em>Belgio</em> i prodotti natalizi di <u><em>Achouffe, De Dolle, St. Bernardus, Struise, Boelens, Glazen Toren, De Ranke, Dupont</em></u>, e &quot;gestiremo&quot; alcuni prodotti, a nostro giudizio imperdibili, quali:<br />
	</span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">N</span></span></span>&oslash;<span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">gne </span></span></span>&Oslash;<span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;"> imperial stout </span><br />
		</span></span></li>
<li><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">Southern Tier Choklat </span><br />
		</span></span></li>
<li><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">Struise Pannepot 2008 </span><br />
		</span></span></li>
<li><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">Uncommon Brew Baltic Porter </span><br />
		</span></span></li>
<li><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">De Molen Bommen&nbsp;&amp; Granaten </span><br />
		</span></span></li>
<li><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/26/santas-little-helper-2009-mikkeller/"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">Mikkeller Santas Little Helper 2009 </span><br />
		</span></span></a></li>
<li><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">Mikkeller 1000 IBU&nbsp; </span><br />
		</span></span></li>
<li><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">Mikkeller Jackie Brown</span><br />
		</span></span></li>
<li><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/10/21/oktobeur-fest-le-birre-del-revelation-cat/"><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">Revelation Cat Back to basic Double IPA</span></span></span></a></li>
</ul>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="color: black;">A breve, ricevute le necessarie conferme, la lista delle birre belghe che porteremo.</span></span></span></p>

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		<title>La Birra, a Torino</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 07:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torino: Lingotto ed Eataly, un&#39;accoppiata imprescindibile per chi capita da quelle parti in questi giorni, nei quali si &#34;celebra&#34; l&#39;edizione biennale del Salone del Gusto, uno dei fiori all&#39;occhiello di quella macchina da guerra che &#232; Slowfood. Imprescindibile soprattutto per chi, come me, tende a rincorrere la buona birra laddove la si pu&#242; verosimilmente incontrare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Torino: <u><strong>Lingotto</strong></u> ed <u><strong>Eataly</strong></u>, un&#39;accoppiata imprescindibile per chi capita da quelle parti in questi giorni, nei quali si &quot;celebra&quot; l&#39;edizione biennale del <a href="http://www.salonedelgusto.it/"><em><strong>Salone del Gusto</strong></em></a>, uno dei fiori all&#39;occhiello di quella macchina da guerra che &egrave;<strong> Slowfood</strong>. Imprescindibile soprattutto per chi, come me, tende a rincorrere la buona birra laddove la si pu&ograve; verosimilmente incontrare. Molte le perplessit&agrave; che avevano precedeuto il <em><strong>Salone</strong></em> (evidenziate <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/26/la-trappe-puur-la-guida-eurhops-e-il-salone-del-gusto-2010/">anche in questo post</a>), legate al &quot;nuovo&quot; criterio con il quale i vari birrifici artigianali italiani si sono visti dislocare: non pi&ugrave; tutti insieme nel &quot;bunker&quot;, di per s&egrave; un po&#39; defilato, bens&igrave; distribuiti ciascuno nella propria regione di </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/LOGO_SALONE_2010.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6072" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/LOGO_SALONE_2010-300x189.jpg" style="width: 385px; height: 245px;" title="LOGO_SALONE_2010" /></a><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">appartenenza. Parlando con un po&#39; di birrai, anche quest&#39;anno la soluzione logistica adottata non &egrave; parsa la migliore possibile, scontentando i pi&ugrave;. La presenza &quot;sbriciolata&quot; non aiuta il consumatore &quot;evoluto&quot; che deve farsi i chilometri per trovare questo o quel birrifficio; il bevitore &quot;solo viandante&quot; ne risulta invece apparentemente avvantaggiato, visto che ogni tanto si trova ad imbattersi in qualche stand birrario dove poter placare la propria sete. Il tutto per&ograve; a discapito della &quot;qualit&agrave;&quot; della bevuta e del bevitore, che in questo caso rischia di rimanere solo &quot;occasionale&quot;: visti con i miei occhi preparatissimi birrai avvilirsi di brutto di fronte alla ennesima richiesta di una &quot;<em>bionda non troppo amara</em>&quot; o una &quot;<em>doppio malto forte</em>&quot; fatta dall&#39;ennesimo assetato.&nbsp; E&#39; la solita coperta corta: non riesci a soddisfare tutte le esigenze. In generale, sembra comunque essere un po&#39; sparita, quest&#39;anno, la disparit&agrave; di trattamento fra i rivenditori di birra artigianale e quelli pi&ugrave; industriali: solo nella sezione &quot;<em>street food</em>&quot; la solitaria presenza di un solo produttore (non artigianale) e venditore di birra &egrave; saltata agli occhi. Per il resto, tutti dappertutto. <br />
	</span></span></p>
<p><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Non ce n&#39;era poca di birra, al <em><strong>Salone</strong></em>, suddivisibile in due categorie: quella di &quot;<u><em>casa</em></u>&quot; e quella &quot;<u><em>fuori casa</em></u>&quot;. Lo dico subito: c&#39;ho fatto il viottolo allo stand degli <a href="http://http://www.brewersassociation.org/"><em><strong>American Brewers</strong></em></a><a href="http://http://www.brewersassociation.org/">,</a> anche perch&egrave; o li becchi qui (in questa </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/BA_5inches.png" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6073" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/BA_5inches-269x300.png" style="width: 233px; height: 261px;" title="BA_5inches" /></a><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">occasione) o li becchi qui. Estremamente agevolato dalla spiccata economicit&agrave; degli assaggi (<strong>3 per 3 &euro;</strong>, ciascuno da <strong>0,20 cl.</strong>) mi sono tolto pi&ugrave; di una soddisfazione (<strong>12</strong> assaggi in toto) e ho goduto personalmente di due grandi privilegi: essere &quot;servito&quot;, in due dei quattro &quot;giri&quot;, da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charlie_Papazian"><em>Charlie Papazian</em></a> e <a href="http://www.dogfish.com/company/dogfish-way/our-people.htm"><em>Sam Calagione</em></a>, entrambi dietro il bancone come il primo dei garzoni. Cosa ho bevuto? Tanta <a href="http://http://www.stonebrew.com/"><em><strong>Stone Brewing</strong></em></a> (luppolo, luppolo, luppolo, ma sempre molto raffinato) qualcosa di <a href="http://www.allagash.com/"><em><strong>Allagash</strong></em></a> e <a href="http://http://www.inbirrerya.com/?s=great+divide"><em><strong>Great Divide</strong></em></a>, quest&#39;ultima con luppoli balsamici in accoppiata a malti tostati e torrefatti, un altro paio di saison (anche <em><strong>Dogfish Head</strong></em>) e altre chicche, che meritano tutte un trattamento (leggasi &quot;post&quot;) migliore di questo, veloce, racconto. Altro stand assiduamente frequentato &egrave; stato quello di <a href="http://www.alesandco.it/"><em><strong>Ales &amp; Co,</strong></em></a> veramente ben assortito: tanto <em><strong>Brewdog</strong></em> a pompa (spettacolare la <a href="http://http://www.inbirrerya.com/2010/05/07/la-tradizione-e-linnovazione-in-gran-bretagna-e-poi-ancora-la-schorschbrauerei/"><em><strong>5 A.M. saint</strong></em></a> e particolare la <em><strong>Hardcore You</strong></em>) e molto altro british (soprattutto <em>St. Peter&#39;s</em> e <em>Ridgeway</em>) che per&ograve; ho quasi del tutto tralasciato (c&#39;&egrave; un limite fisiologico a tutto). Prezzi relativamente corretti anche qui, e tanta, tanta variet&agrave;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Le birre &quot;<u><em>di casa&quot;</em></u>: <a href="http://www.tyrser.com/2010/10/08/mappa-della-birra-al-salone-del-gusto-padiglione-2.htm">tanti gli italiani presenti</a>, nonostante la <a href="http://http://www.cronachedibirra.it/eventi/3355/italia-si-ripete-al-mondial-la-chocarrubica-e-medaglia-di-platino/">contemporaneit&agrave; con altri importanti eventi birrari</a>, molte le facce conosciute, alcune new entry (almeno in questa manifestazione).</span></span><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"> Ho conosciuto un nuovo birrificio da tenere d&#39;occhio (il friulano <a href="http://www.birreinmontagna.it/">birrificio Foglie d&#39;erba</a>, fra l&#39;altro, associato <em><strong>American Brewers</strong></em>) e ho &quot;rinfrescato la conoscenza&quot; dei prodotti di altri birrifici a me gi&agrave; noti. Ho assaggiato con curiosit&agrave; le (per me) nuove <em><strong>Cinnamon Girl</strong></em> e <em><strong>Revolver </strong></em>di <a href="http://www.birrificiocitabiunda.it/birrificio_ita/"><em>Citabiunda</em></a>, la nuova e promettente (seppur giovane) <a href="http://http://ilbirraiodellavaldorcia.blogspot.com/2010/10/messaggio-di-ringraziamento.html"><em><strong>Christams Duck</strong></em></a> di <em>Moreno</em> (uno dei pochi birrai soddisfatti della permanenza al Salone), la <em><strong>Imperial Stout</strong></em> barriccata di <a href="http://www.maltusfaber.com/mf2008/index.php?lang=it"><em>Maltus </em></a></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/eataly_logo.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-6074" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/eataly_logo.gif" style="width: 233px; height: 140px;" title="eataly_logo" /></a><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;"><a href="http://www.maltusfaber.com/mf2008/index.php?lang=it"><em>Faber</em></a> e l<em><strong>&#39;Ambrata</strong></em> con una modifica sui luppoli, qualcosina di <em>Birra del Borgo</em> (ma ad <em>Eataly</em>).</span></span><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">&nbsp; <u><strong>Primo neo:</strong></u> prezzi alti, visto anche quello che stavano facendo gli americani dall&#39;altra parte: la maggioranza degli italiani faceva&nbsp; pagare lo <strong>0,20 cl.</strong> non meno di <strong>2,5 &euro;;</strong> poi per quantitativi maggiori di birra, prezzi pi&ugrave; alti.&nbsp; <strong><u>Secondo neo:</u></strong> vista la vastit&agrave; degli spazi da percorrere, quasi inevitabilemnte sconsigliato l&#39;acquisto di birre, pena il doversi portare dietro un peso eccessivo. Un po&#39; dispiace, ma per fortuna di fronte al <em>Lingotto</em> c&#39;&egrave; <a href="http://http://www.eataly.it/"><em><strong>Eataly</strong></em> </a>con la sua ben fornita cantina di birre (anche se sui primi scaffali ci trovi di tutto fuorch&egrave; l&#39;artigianale di qualit&agrave;). Raid veloce, con un paio di americane in saccoccia, qualcosa di nuovo fra le italiane (la nuova birra celebrativa di <em>Birra del Borgo</em>, la <em><strong>Navidad</strong></em> di quest&#39;anno di <em>Pausa Caf&egrave;</em>, un paio di <em>Meantime</em>, qualcosa di <em>Loverbeer</em> &#8230; ) a prezzi relativamente corretti (in alcuni casi anche inferiori a quelli che ho visto praticare all&#39;interno del Salone). </span></span><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Tutto materiale da cantina, che torner&agrave; buono per il futuro &#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Considerazioni finali. Salone ancora mostruosamente dilatato, un po&#39; pi&ugrave; razionale nella logistica e nell&#39;allestimento, ma tendenzialmente ancora alquanto dispersivo. Apparentemente limate alcune tendenze al gigantismo espositivo da parte di alcuni che se lo potevano permettere, meno trionfalismi e un po&#39; pi&ugrave; di sana sostanza: ma ancora un po&#39; troppo affastellato e, ancora, il regno del &quot;<em>fai da te</em>&quot;. Ognuno si regola come pu&ograve; e come vuole su assaggi e prezzi, penalizzando per&ograve; cos&igrave; il consumatore/visitatore, che ha gi&agrave; sborsato un paio di fogli da <strong>10 &euro; </strong>(se non &egrave; socio <em>Slowfood</em>) per entrare, che non sono pochi. Tanta roba ma anche molti doppioni, si corre il rischio di andare in overdose, perch&egrave; &egrave; tutto tanto, forse troppo. Come un po&#39; troppa, per i miei gusti, la birra industriale (Peroni, Forst &#8230;) ad<em> Eataly</em>, e &quot;troppo&quot; presente la birra artigianale dei soliti noti &#8230; <br />
	</span></span></p>

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		<title>Due modi di fare le stout (e il gelato)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 06:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le stout sono un &#8220;patrimonio dell&#8217;umanità&#8221;, mi verrebbe da dire; sono una delle massime espressioni della produzione e cultura brassicola, &#8220;transnazionali&#8220;, ricche di innumerevoli sfaccettature produttive. Lo accennavo già in un mio precedente post, incentrato proprio sulle diverse modalità produttive legate a questo stile: ci sono le stout nella loro variante (in questo caso primigenia) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le <em><strong>stout </strong></em>sono un &#8220;patrimonio dell&#8217;umanità&#8221;, mi verrebbe da dire; sono una delle massime espressioni della produzione e cultura brassicola, &#8220;<em>transnazionali</em>&#8220;, ricche di innumerevoli sfaccettature produttive. Lo accennavo già in un <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/06/14/le-stout-e-la-loro-%E2%80%9Cvariante-belga%E2%80%9D/">mio </a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/istock_stout_line1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4790" title="istock_stout_line" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/istock_stout_line1-300x199.jpg" alt="" width="228" height="152" /></a>precedente post, incentrato proprio sulle diverse modalità produttive legate a questo stile: ci sono le<em><strong> stout </strong></em>nella loro variante (in questo caso primigenia) anglosassone, c&#8217;è poi la variante belga (quelle più <em>strong </em>e quelle invece molto più <em>sweet</em>), c&#8217;è poi  l&#8217; &#8220;entrata a piedi uniti&#8221; del nord Europa (<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/26/mikkeller-2/"><em>Mikkeller</em></a> e <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/02/engels-de-molen-brouwerij/"><em>De Molen</em></a> in testa) nel mondo delle <a href="http://beeradvocate.com/beer/style/84/">Imperial stout</a>, e c&#8217;è infine l&#8217;America, con il suo sterminato panorama produttivo (anche e proprio nel mondo delle stout). Mi è capitato ultimamente di ri-assaggiare la <em><strong>Imperial stout</strong></em> degli italianissimi <em>Maltus Faber</em>, e anche la <em>stout </em>della new entry belgo-olandese di <strong>Birrerya</strong>, la <em><strong>Oesterstout</strong></em> della <a href="http://www.inbirrerya.com/?s=scheldebrouwerij"><em>DeScheldebrouwerij</em></a>, esemplificative, entrambe per la propria parte, della ricchezza e della fantasiosità intrinseca in questa famiglia birraria.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Maltus Faber &#8211; Imperial</strong></em></p>
<p><em><strong>Imperial</strong></em>, ovvero <em>the italian way</em> al mondo delle <em>stout</em>, soprattutto al mondo delle <em>Imperial stout</em> (ottima compagnia le fanno, in questo segmento produttivo, la<em> Bran</em> di <em>Montegioco</em>,  la <em>Verdi Imperial Stout</em> del <em>Birrifico del Ducato). N</em>era <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/new_imperial.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4791" title="new_imperial" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/new_imperial-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>come la notte, dal naso strabuzzante di note tostate (caffè, cioccolata) e liquorose, questa <em>imperial stout</em> dei genovesi del <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/10/maltus-faber-birrificio-in-genova/"><em>Maltus Faber</em></a>, discendente delle <em>imperial (russian) stout </em> fabbricate per la prima volta nel birrificio londinese di <em>Thrale</em> per esportarle poi alla corte degli zar di tutte le Russie, si fa apprezzare per la sua robustezza caratteriale, e per un’altrettanto equilibrata bevibilità. Non ci sono andati leggeri sulla gradazione alcolica, ma neanche tanto pesanti: <strong>7,8%</strong> di volume alcolico è un valore di tutto rispetto, per una stout, ma <em>Mikkeller &amp; Co.</em> salgono tranquillamente sopra gli <strong>11° &#8211; 12°</strong> alcolici.  <strong>12</strong> sono i tipi di malto usati per dare vita a questo bel prodotto, <strong>3</strong> gli anni che la birra trascorre in bottiglia prima di essere commercilaizzata, per un risultato finale di tutto rispetto: robusta, liquorosa ma non troppo, corposa e dal bel carattere, abbina alle note importanti e strutturate di una<em> imperial </em>una sensazione generale di buona bevibilità, segno della mano leggera e delicata del produttore genovese, che in questa birra dà forse il meglio di sè. La schiuma le fornisce  un bel cappello marroncino, dalla non lunga permanenza, la scarsa frizzantezza le permette di allargarsi con comodo in tutta la bocca, che resta condizionata a lungo dai sapori di caffè e cioccolato. Da bere con gusto ma anche con cautela: è birra che sazia. Perfetta con il sigaro toscano, dimenticavo: con l&#8217;Antica Riserva lo trovo quasi perfetto. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,8% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
<p>La Imperial è stata &#8220;oggetto&#8221; anche della terza sperimentazione &#8220;gelatesca&#8221;, anche in questo caso, nella variante &#8220;senza aggiunta di uova&#8221;. Dopo quello alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/08/la-ricetta-per-un-gelato-alla-birra-di-boelens/">Triple Klok</a> e quello alla <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/07/16/il-gelato-dabbazia-e-poi-a-tutta-olanda/">St. Bernardus</a>, il gelato &#8220;alla imperial stout&#8221; si è rivelato molto corposo e &#8220;tosto&#8221;. Meno ruvido di quello fatto con la <em>St. Bernardus</em>, questa volta il gelato ha regalato note intense di caffè, un po&#8217; di polvere di cacao e una intensa &#8220;liquorosità&#8221;, che lo ha reso robusto e &#8220;su di tono&#8221;. Nella coppetta con la crema e il fior di latte &#8220;classici&#8221; (cioè senza birra aggiunta) ha fatto davvero una bella figura.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Oesterstout &#8211; Scheldebrouwerij</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Una <em>stout </em>da <strong>8,5°</strong> alcolici, rifermentata in bottiglia, non filtrata, estremamente beverina, e particolare, soprattutto per la sua modalità produttiva. Durante il pompaggio del mosto, infatti, il liquido viene fatto filtrare attraverso i gusci di <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/large_image.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4792" title="large_image" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/07/large_image-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>ostriche provenienti dal mare del Nord, che gli conferiscono una aroma ed un gusto inconfondibili, di mare, appunto. La tradizione delle <em>ostriche</em> in abbinamento alle <em>stout</em> viene da lontano, fin dalla nascita stessa delle stout (<strong>XVIII </strong>secolo circa), che venivano spesso consumate assieme proprio alle ostriche, allora alimento abbastanza comune e di poco costo. E&#8217; del <strong>1929</strong> la prima notizia dell&#8217;uso delle ostriche durante il processo produttivo delle stout stesse: lo <a href="http://www.beerhunter.com/documents/19133-000740.html">riferisce il compianto beerhunter Michael Jackson</a>, citando la <em>New Zeland Brewery</em> che per prima usò le ostriche nella produzione della propria stout, seguita a ruota (nel <strong>1938</strong>) dalla londinese <em>Hammerton.</em> Gli esempi produttivi odierni di questa tipologia di birra<a href="http://www.ratebeer.com/findbeer.asp"> non sono rari</a>: spiccano quelli della <em>DogFish Head</em> (con la sua Oyster stout), la Island Creeck della <em>Harpoon</em>, la <em>Porterhouse</em> Oyster Stout e la <em>Upright </em>Oyster Stout.  Tornando alla nostra olandese, devo dire che sorprende per amabilità e freschezza gustativa: nonostante l&#8217;elevato tenore alcolico si fa bere con giustezza ed equilibrio, con le classiche note di caffè/cioccolata che trovano un piacevole contrasto con un parziale sentore sapido. Relativamente frizzante, schiuma fine e abbastanza persistente, regala fino alla fine equilibrio e ponderatezza, insieme ad una vivacità gustativa che raramente si trovano in birre di questa famiglia. <em>Dangerous drinkable</em>, direi. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8,5% vol.;<em> ©Alberto Laschi.</em></p>

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		<title>Villaggio &#8217;09: video &#8220;Impressioni di Settembre&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 01:02:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[il Villaggio della Birra 2009 visto da alcuni protagonisti: De Leite, Maltus Faber, Achilles e Boelens]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il Villaggio della Birra 2009 visto da alcuni protagonisti: De Leite, Maltus Faber, Achilles e Boelens</p>

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