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	<title>inbirrerya &#187; ordine cistercense</title>
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		<title>Un birraio e un birrificio &#8220;monastici&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 22:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Austero, quasi monastico, apparentemente ieratico; <em>Massimo Acanfora</em>, <a href="http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=90">nel suo bellissimo libro</a>, lo definisce “<em>un vero anacoreta della schiuma</em>”.  E’ questa l’impressione che suscita <em>Maurizio Ghidetti</em> (aka <em>Flibus</em>), anche solo in foto, con la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/scarampola-millesimo.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-9335" title="scarampola-millesimo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/scarampola-millesimo-300x127.gif" alt="" width="208" height="88" /></a>sua figura asciutta ed essenziale. Se poi ci metti che ha piazzato il proprio “<em>laboratorio artigianale di birra</em>” in una parte del millenario <em>Monastero di Santo Stefano</em>, in Val Bormida, quella terra a mezzo fra La Liguria e il Piemonte, allora il cerchio, davvero, si chiude. Maurizio ci arriva nel <strong>2008</strong>, dopo essere stato prima birraio presso <strong>Baladin</strong> e poi oste a <em>Cairo  Montenotte</em>, titolare dell’<em>Osteria del vino cattivo </em>e birraio in proprio, nei locali del <em>Palazzo Scarampi</em> (della nobile famiglia <em>Scarampi-Caretto</em>, quella della bellissima Ilaria del Carretto) dal quale fa derivare il nome del birrificio, <a href="http://birrificioscarampola.it/"><strong>Scarampola</strong>.</a> La sua passione per la birra viene da lontano, dai cinque anni che <em>Maurizio</em> trascorre in Inghilterra, dove conosce  la responsabile della <a href="http://www.thegoodpubguide.co.uk/"><strong><em>Best Guide Pub in England</em></strong>,</a> che lui accompagna in giro per un anno intero, in quasi tutti i week end, alla ricerca dei locali “giusti” da recensire. In questo vorticoso tour nascono e si sviluppano la sua passione e la sua fascinazione per il  mondo della birra artigianale, passione che asseconda inizialmente lavorando (e imparando i rudimenti del mestiere) nel <strong>2001 </strong>con <em>Teo Musso</em> (suo amico) nel <strong>Birrificio Baladin</strong>. Il presente birrario di <strong>Scarampola</strong> è fatto di tanto,<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/scarampola-birrt-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9336" title="scarampola birrt 2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/scarampola-birrt-2-300x199.jpg" alt="" width="207" height="138" /></a> solitario lavoro nell’antica falegnameria e in una parte delle stalle di quello che resta dell’abbazia di <em>Millesimo</em>. <a href="http://birrificioscarampola.it/pagine/ita/birra_monastero/birreria_scarampola_monastero.lasso">Fondata nel <strong>1200</strong> dai benedettini di Savigliano</a>, l’abbazia passa poi (dal <strong>1216 </strong>e per <strong>600</strong> anni) nelle mani del ramo femminile dell’Ordine Cistercense, e infine in mani laiche (quelle del marchese <em>Carlo Centurione Scotto</em>), quando, nel <strong>1802</strong>, l’abbazia stessa viene sconsacrata. Un presente birrario che si sviluppa su due linee di prodotti: la linea delle <span style="text-decoration: underline;"><strong><em>birre Scarampola</em></strong></span> (<em>Nivura, N° 8 </em>e<em> IPA</em>), prodotta presso l’impianto di Baladin a Farigliano, e la linea delle <span style="text-decoration: underline;"><strong><em>Birre dell’Abbazia</em></strong> </span>(<em>Birra del Lupo, Donna Petronilla, </em>dedicata alla prima badessa dell’abbazia<em>, Champale </em>e <em>St. Amè</em>), più “sofisticate”. <em>Maurizio</em>, per brassare, “sfrutta” la collaborazione stretta con le <strong><a href="http://www.fontevallechiara.com/">Terme Vallechiara</a>,</strong> nella vicina <em>Mallare</em>, che forniscono al birrificio <a href="http://www.fontevallechiara.com/pagine/ita/acqua.lasso">acqua microbiologicamente pura</a>, proveniente dalla zona di <em>Altare,</em> nelle <em>Alpi Marittime</em>. Come spesso, per fortuna, accade per i birrifici nostrani, molta attenzione <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/logo-fonte-vallechiara.png"><img class="alignleft size-full wp-image-9338" title="logo-fonte-vallechiara" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/logo-fonte-vallechiara.png" alt="" width="175" height="108" /></a>viene posta anche da <em>Maurizio</em> nella scelta delle materie prime, sempre più legate al territorio: usa le castagne essiccate nei tecci di Calizzano per la sua <em><strong>Nivura</strong>,</em> il chinotto di Savona per la <em><strong>N° 8</strong>,</em> il grano saraceno coltivato nell’alta Val Tanaro, il miele della Val di Bormida e il luppolo coltivato nei terreni dell’abbazia, un esperimento condotto assieme alla Regione Piemonte. Sta anche lavorando da un bel po’ di tempo sulla ricetta di una nuova birra, questa volta brassata con lo sciroppo di <a href="http://golosariapiazzetta.it/index.php?action=index&amp;p=61&amp;art=2555">visciole marchigiane</a>, con l’obiettivo di tirarne fuori una bella birra acida, in perfetto <em>belgian style.</em> Un bel progetto, davvero, un micro birrificio che produce non più di <strong>350</strong> hl. l’anno, e i cui prodotti sono inseriti (non per caso) nella <a href="http://www.baladin.it/negoziobaladin/"><strong>Selezione Baladin</strong>.</a></p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/scarampola-birre.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9339" title="scarampola birre" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/scarampola-birre-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Bel colore fra l’ambrato velato e il marrone scarso, dalla schiuma fine e non molto persistente. La <strong><em>Nivura</em></strong> viene prodotta con una percentuale di <a href="http://www.presidislowfood.it/ita/dettaglio.lasso?cod=101&amp;id_regione=8&amp;id_tipologia=&amp;id_mese=&amp;lista=si"><strong>castagne essiccate nei tecci di Calizzano e Murialdo</strong></a> (in pratica sono castagne affumicate): se ne avverte la presenza nettamente all’aroma, intenso, affumicato, con alcune note riconducibili al miele<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Scarampola-Nivura.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9340" title="Scarampola-Nivura" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Scarampola-Nivura-300x170.jpg" alt="" width="152" height="86" /></a> e ai fiori di bosco. Il corpo è rotondo e pulito, molto fluido, con una frizzantezza non accentuata ma di buono spessore; la sensazione generale è quella di un buon equilibrio gustativo, fra la parte molto watery del tutto e gli accenti tostati e affumicati. Buona la persistenza retrolfattiva, media la lunghezza della corsa finale, anch’essa caratterizzata dalle note affumicate. Assaggiata in bottiglia; alc. 6,5% vol.; <em>© Alberto Laschi</em></p>
<p>La <em><strong>N° 8</strong></em> è una <span style="text-decoration: underline;"><em>blanche,</em></span> ma non troppo: meno spezie e più agrume del solito, carattere, questo, che le viene conferito dal saggio uso del <strong>Chinotto di Savona</strong>, pianta originaria della Cina, coltivata nel solo territorio rivierasco da <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Scarampola-No8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9341" title="Scarampola-No8" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2011/05/Scarampola-No8-300x170.jpg" alt="" width="170" height="97" /></a>Varazze a Finale,<a href="http://www.presidislowfood.it/ita/dettaglio.lasso?cod=228"> presidio Slowfood.</a> Di un biondo un po’ tenue (“<em>bianca come una monaca</em>”, la definisce Maurizio), ha la freschezza dentro, che regala a naso e palato, sottoforma di una asciuttezza agrumata, vivace e sbarazzina. Rotonda e moderatamente esile al palato, davvero watery, con una “acquosità” regalatale dal cereale che non disdice. Poca schiuma, frizzantezza relativa, carattere da vendere grazie al chinotto che svetta fino alla fine. Non lunghissima la corsa, secco e asciutto il finale. Me la gioco come profumato aperitivo per una calda serata estiva: è sicuramente perfetta. Assaggiata in bottiglia; alc. 4,8% vol.;<em> © Alberto Laschi</em></p>

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		<title>Due notizie &#8220;trappistiche&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 06:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#34;Cella Angelorum&#34;, questa la traduzione (latina) del nome dell&#39;abbazia cistercense austriaca di Stift Engelszell, a 60 km. da Linz e a 25 dal confine con la frontiera tedesca. Fondata nel 1293, rest&#242; nelle mani dell&#39; Ordine Cistercense fino al XIX secolo, quando fu ceduta in mano a privati; solo nel 1925 i monaci poterono tornare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">&quot;<em><strong>Cella Angelorum</strong></em>&quot;, questa la traduzione (latina) del nome dell&#39;abbazia cistercense austriaca di <a href="http://http://en.wikipedia.org/wiki/Engelszell_Abbey"><em><strong>Stift Engelszell</strong></em></a>, a <strong>60</strong> km. da <em>Linz</em> e a <strong>25</strong> dal confine con la frontiera tedesca. Fondata nel <strong>1293</strong>, rest&ograve; nelle mani dell&#39; <a href="http://http://inbirrerya.blogspot.com/2007/09/i-trappisti-e-le-birre-parte-1.html"><em>Ordine Cistercense</em></a> fino al <strong>XIX </strong>secolo, quando fu ceduta in mano a privati; solo nel <strong>1925</strong> i monaci poterono tornare all&#39;interno delle mura dell&#39;abbazia. Sempre <em>Cistercensi</em>, ma questa volta della congregazione della <em>Stretta </em></span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Stift-Engelszell-2.jpg.618022.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6164" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Stift-Engelszell-2.jpg.618022-300x294.jpg" style="width: 199px; height: 196px;" title="Stift Engelszell (2).jpg.618022" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><em>Osservanza</em>, ossia <em>Trappisti</em>, (<a href="http://www.ocso.org/"><em>OCSO</em></a>) provenienti dall&#39;abbazia consorella di <a href="http://www.abbaye-oelenberg.com/"><em>Oelenberg,</em></a> nella vicina <em>Alsazia</em>. Ci poterono rimanere per poco, per&ograve;, poich&egrave; nel <strong>1939</strong> i <strong>73 </strong>monaci allora presenti furono arrestati e cacciati via dalla Gestapo. Solo <strong>23 </strong>dei <strong>73</strong> monaci riuscirono a farvi ritorno dopo la fine della seconda guerra mondiale, e, aiutati da altri <strong>15</strong> monaci trappisti tedeschi fuggiti dall&#39;<a href="http://http://www.trapisti-banjaluka.org/"><em> Abbazia Mariastern</em></a> in <em>Bosnia</em>, vi poterono ripristinare i ritmi e i codici della vita trappista. Che prevede, fra l&#39;altro, anche l&#39; &quot;automantenimento&quot; della comunit&agrave;, attraverso l&#39;attivit&agrave; lavorativa alla quale i monaci, assieme alla preghiera, si devono dedicare. Fra le numerose attivit&agrave; attualmente intraprese dalla piccola comunit&agrave; monastica, la pi&ugrave; famosa &egrave; quella legata alla distilleria interna (<strong>30.000</strong> litri prodotti annualmente), e ad un</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Logo-OCSO.gif" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-medium wp-image-6165" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/Logo-OCSO-300x19.gif" style="width: 462px; height: 35px;" title="Logo OCSO" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> prodotto, il <strong>Magenbitter</strong>, molto diffuso e per il quale la comunit&agrave; ha ottenuto dall&#39; <a href="http://www.trappist.com/indexjs.cfm?v=01&amp;taal=it"><em>Associazione Internazionale Trappista</em></a> l&#39;autorizzazione ad apporvi l&#39;ormai &quot;famosa&quot; dicitura <a href="http://http://www.trappist.be/indexjs.cfm?v=02&amp;taal=it"><strong><em>authentic trappist product</em></strong></a>. Il <strong>Magenbitter </strong>&egrave; un elisir contro il mal di stomaco, la cui ricetta fu venduta alla comunit&agrave; religiosa austriaca nel <strong>1930 </strong>da un farmacista svizzero, e prevede l&#39;utilizzo di ben <strong>42</strong> diverse erbe medicinali. Tutto questo per arrivare dove? E&#39; di pochi giorni fa l&#39;intervista che il priore della piccola comunit&agrave; monastica <a href="http://ooe.orf.at/stories/478158/">ha rilasciato all&#39; ORF</a>, nella quale annuncia che, nella necessit&agrave; di dover reperire fondi per il restauro del complesso abbaziale, la piccola comunit&agrave; monastica presente a <em>Engelszell</em> intende intraprendere la produzione di <a href="http://http://www.trappist.be/indexjs.cfm?v=05.02&amp;taal=it">birra monastica</a>, affiancandosi cos&igrave; ai sette birrifici belgi e olandese che a tutt&#39;oggi possono</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/land-trappist.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-6166" height="161" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/land-trappist.jpg" title="land trappist" width="237" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> apporre sui propri prodotti il tanto &quot;agognato&quot; e rispettato logo esagonale rilasciato dalla <em>Associazione Trappista Internazionale.</em> Vorrebbero quindi diventare l&#39;<strong>ottavo birrificio monastico</strong>,&quot;organizzandosi&quot; cos&igrave;: hanno fatto studiare ricette specifiche dalla <a href="http://www.fh-ooe.at/">Universit&agrave; degli Studi di Scienze applicate di Wels</a>, che gliele averebbe gi&agrave; rilasciate; hanno ottenuto dalla <a href="http://http://www.hofstetten.at/news/start.php"><em>Hofstetten Brauerei</em></a> la disponibilit&agrave; ad inviare uno dei suoi mastri birrai presso l&#39;impianto del monastero per sovrintendere inizialmente alla produzione; hanno stretto accordi con la <em><a href="http://www.stift-schlaegl.at/prodon.asp?peco=&amp;Seite=212&amp;UID=&amp;Lg=1&amp;Cy=1">Stiftsbrauerei Shl</a><a href="http://www.stift-schlaegl.at/prodon.asp?peco=&amp;Seite=212&amp;UID=&amp;Lg=1&amp;Cy=1">&auml;gel</a></em> per l&#39;imbottigliamento finale dei prodotti. I padri sono convinti di poter entrare sul mercato entro un anno; staremo a vedere.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"><strong>8 Ottobre 2008</strong>: molti organi di stampa, in Italia il <a href="http://http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_11/voto_monaci_birre_trappiste_e4fa0cc0-9769-11dd-908f-00144f02aabc.shtml">Corriere della Sera</a></span></span><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> (solo per citarne uno), danno risalto alla notizia del rifiuto, espresso &quot;a gran voce &quot; da una sorte di conclave semi-pubblico degli abati delle sei abbazie belghe e dell&#39;unica olandese produttrici di birra trappista, di accondiscendere ad una esplicita richiesta che il mercato birrario internazionale rivolgeva loro: aumentare la produzione, visto il grande successo di pubblico incontrato dai loro prodotti. Tutto questo, si afferm&ograve; allora, per il rispetto dovuto alla vocazione principale che ogni monaco trappista ha, quella della preghiera, e anche per il rispetto che si deve nei confronti degli operai laici che aiutano i monaci in questa attivit&agrave;, ai quali non si potevano chiedere straordinari, per non costringerli a </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/westvleteren3.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-full wp-image-6167" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/westvleteren3.jpg" style="width: 350px; height: 271px;" title="westvleteren3" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">stare troppo lontano dalle proprie famiglie. Scelta controcorrente, a detta dei pi&ugrave;, scelta che rischiava di penalizzare anche l&#39;aspetto caritativo, strettamente legato ai profitti derivanti da questa attivit&agrave; produttiva. Ma tant&#39;&egrave;, nessun passo indietro e nessun ripensamento, n&egrave;, tanto meno, recriminazioni di sorta. Due anni, o poco pi&ugrave;, dopo: ieri l&#39;altro sul <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=3145">sito di MoBI</a>, <em>Kuaska</em> suggerisce a <em>Bertinotti</em> (che apre un tread specifico) un <a href="http://http://www.she.be/aan-tafel/aid984937/trappist-westvleteren-weldra-bij-colruyt.aspx?&amp;utm_source=onsite&amp;utm_medium=leftExtraImages&amp;utm_content=art1566">link ad un quotidiano belga</a> che riportava la notizia secondo la quale i padri dell&#39;abbazia di <a href="http://http://www.sintsixtus.be/"><em><strong>St. Sixtus a Westvleteren</strong></em></a> starebbero trattando con la grande catena di distruzione belga<a href="http://www.colruyt.be/colruyt/static/1024/fr.shtml"><em> Colruyt</em></a> (un colosso che possiede <strong>220</strong> supermercati in<em> Belgio</em> che genera un giro d&#39;affari annuo di <strong>4,4</strong> mld. di euri) per una possibile distribuzione dei propri prodotti. Da l&igrave; parte la sarabanda, nazionale e</span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/colruyt-200.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignright size-full wp-image-6169" height="200" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/colruyt-200.jpg" title="colruyt-200" width="200" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;"> internazionale: tutti ad interrogarsi sulla veridicit&agrave; o meno della notizia, di per s&egrave; inaspettata. <em>Kuaska</em> aspetta conferma da <em>Danny Van Tricht</em> (massimo conoscitore belga del mondo produttivo trappista), il quale posta sul proprio blog <a href="http://trappistbier.wordpress.com/2010/10/27/westvleteren-te-koop-in-colruyt/">prima la conferma</a> di tale notizia, citando <a href="http://www.nieuwsblad.be/article/detail.aspx?articleid=DMF20101027_008">un&#39;altra fonte giornalistica; </a>poi, in un <a href="http://http://trappistbier.wordpress.com/2010/10/28/westvleteren-in-de-colruyt-te-voorbarig/">successivo post</a>, riporta il comunicato ufficiale dei padri, nel quale si confermano i contatti con la grande catena commerciale belga, rimanendo per&ograve; volutamente vaghi sull&#39;esito di tali contatti, comunicando il minimo sindacale. La motivazione che potrebbe dare vita a questo possibile stravolgimento della rigorosissima e complicatissima (fino a ieri) tradizione commerciale dell&#39;abbazia belga? La <a href="http://www.sintsixtus.be/eng/bouw.htm">ristrutturazione </a>del birrificio interno e di parte del monastero, pi&ugrave; onerosa del previsto. Non sto qui a magnificare le doti delle tre splendide birre di questo monastero-mito per i birrofili, non sto neanche ad interrogarmi sui possibili effetti nefasti che una </span></span><a class="highslide" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/gevelZO-gecomprimeerd.jpg" onclick="return vz.expand(this)"><img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-6170" height="84" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/10/gevelZO-gecomprimeerd-300x84.jpg" title="gevelZO-gecomprimeerd" width="300" /></a><span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: trebuchet ms,helvetica,sans-serif;">maggiore richiesta commerciale potrebbe produrre sulla qualit&agrave; (finora eccelsa) di tali prodotti; mi interessa relativamente poco anche il fatto che il poter trovare sugli scaffali di<strong> 200</strong> e pi&ugrave; supermercati queste birre ad oggi reperibili solo in loco (all&#39;<em>Abbazia, </em>previa pronotazione telefonica<em>,</em> o al <a href="http://www.indevrede.be/"><em>In de Vrede</em></a>) o in alcuni beershop o locali &quot;in&quot; a prezzi stratosferici, potrebbe sicuramente porre fine a speculazioni economiche esagerate. Dico solo che &egrave; vero che &quot;<em>solo chi &egrave; stupido non cambia mai idea</em>&quot;, ma sono abituato a ritenere che la coerenza, ancora oggi, possa e debba essere considerato un valore. Sono sufficienti due anni di distanza e un monastero/birrificio da ristrutturare per stravolgere cos&igrave; radiclamente le proprie posizioni di principio? Sempre che questa cosa si faccia.</span></span></p>

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		<title>Herkenrode Tripel</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 7 luglio di quest&#8217;anno L&#8217;Union des Brasseries Belges ha concesso alla Brasserie di St. Jozef di poter apporre sulla etichetta della sua nuova birra, la Herkenrode Tripel, il logo che la certifica autentica Biere Belge d&#8217;abbaye reconnue; si conclude così un lungo percorso, nato nel 1999, dietro la &#8220;spinta&#8221; di un gruppo di volontari legatissimi alla tradizione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 luglio di quest&#8217;anno L&#8217;Union des Brasseries Belges ha concesso alla <a href="http://www.brouwerijsintjozef.be/">Brasserie di St. Jozef</a> di poter apporre sulla etichetta della sua nuova birra, la <strong>Herkenrode Tripel</strong>, il logo che la certifica autentica <em>Biere Belge d&#8217;abbaye reconnue; si </em>conclude così un lungo percorso, nato nel 1999, dietro la &#8220;spinta&#8221; di un gruppo di volontari legatissimi alla tradizione della secolare <em>Abbazia di Herkenrode.</em></p>
<p><em>Questa abbazia, adesso non più abitata da monache, ma ancora frequentatissima, venne fondata nel 1182, nei pressi del castello fortificato dei Conti di Loon (l&#8217;attuale Prinsenhof), su di un terreno donato da quella nobile famiglia ad un monaco. Nel 1217 la già fiorente abbazia viene incorporata dall&#8217;Ordine Cistercense, che vi insedia la più grande comunità m<img class="size-full wp-image-2087  alignleft" title="HerkenrodeLoons" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/HerkenrodeLoons.gif" alt="HerkenrodeLoons" width="109" height="148" />onastica femminile dei Pesi Bassi di quel periodo. Fra periodi di floridità economica e saccheggi subiti a più riprese, l&#8217;abbazia fra il XIII e il XV secolo attraversa la vita religiosa della popolazione della zona, e non solo, diventando meta di pellegrinaggi a causa della venerazione di un&#8217;ostia miracolosa, il cui culto si fa risalire alla metà del XIV secolo. Gli anni più floridi della storia dell&#8217;abbazia sono quelli che precedono la RivoluzioneFrancese, che nel 1796 spazza via, come in quasi tutta l&#8217;Europa, la comunità monastica di Herkenrode. Gli edifici vengono battuti all&#8217;asta, e chi li acquista (Pierre Guillaume e Claes Libotton) li trasforma in una grande azienda agricola; nel 1820 vengono abbattuti o divorati dal fuoco la chiesa, il chiostro  e gran parte del monastero originale, al loro posto viene impiantato uno zuccherificio. Il periodo di oblio termina nel 1974, quando i resti dell&#8217;abbazia con i terreni annessi (280 ettari) vengono dichiarati &#8220;zona monumentale  e paesaggistica protetti&#8221;. Nel 1998 il tutto viene acquisito dalla Regione fiamminga, che la fa diventare un centro molto importante dal punto di vista archeologico, spirituale e faunistico</em>.</p>
<p>La birra che la<img class="alignleft size-full wp-image-2092" title="200px-Herkenrodebier" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/200px-Herkenrodebier.jpg" alt="200px-Herkenrodebier" width="119" height="178" /> brouwerij St.Jozef di Oppiter brassa con il nome di quasta antica abbazia cistercense vuole in qualche modo celebrarne e ricordarne la storia, compresa quella dell&#8217;unicorno, inserito nello stemma stesso dell&#8217;abbazia, che nell&#8217;iconografia tradizionale cristiana rappresenta la verginità e la castità . Come si legge nel<a href="http://bierfestival.wordpress.com/2009/07/08/herkenrode-tripel/"> post</a> si Steven Vermeylen, la Herkenrode tripel è una birra bionda ad alta fermentazione di 7% vol., brassata con il fondamentale apporto di Robert Putman (ex Cristal Alken), dal profumo fresco e fruttato, dalla schiuma morbida e cremosa. Brassata con il dry hopping, segue un po&#8217; la &#8220;corrente&#8221; attuale delle birre decisamente luppolate, senza per questo risultare esageratamente amara. Aspettiamo solo di poterla assaggiare, e non solo di sentirne parlare.</p>

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		<title>Brasserie dell&#8217;Abbazia du Val Dieu</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 12:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La brewery si trova in dei locali facenti parte dell’antica proprietà dell’Abbazia di <em>Notre Dame di Val Dieu</em>, posta vicino a d Aubel, nella valle chiamata Berwinne, pochi chilometri a nord di Liegi; vicine  all&#8217;abbazia sono anche la cittadina olandese di Maastricht e a quella tedesca di Aachen. L’abbazia venne fondata nel 1216 da monaci cistercensi provenienti dall’abbazia di Hocht (vicino Maastricht), in una zona a confine fra il ducato di Limburgo e la contea di Dalhem. La leggenda vuole che in quel tempo la valle fosse completamente disabitata, tanto che la  popolazione locale la chiamava “<em>la valle del diavolo</em>”; una volta “colonizzata” dalla propria presenza, i padri l’avrebbero rinominata essi <img class="alignleft size-full wp-image-1987" title="photo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/10/photo.jpg" alt="photo" width="222" height="188" />stessi “<em>valle di Dio</em>”. La storia del monastero si sviluppa per tutto il Medioevo fino al Rinascimento, passando per successive distruzioni ed ampliamenti. La prima distruzione è del 1287, durante la guerra di successione, che vede coinvolto anche il Ducato di Limburgo. La seconda  è del 1574, durante  la &#8216;guerra degli 80 anni’, la terza nel 1683, ad opera dagli eserciti di Luigi XIV.  Il periodo più florido l’abbazia lo vive sotto la guida dell’abate Jean Dubois (1711-1749), spazzato via, insieme all’abbazia, dalla Rivoluzione Francese. Durante quel periodo, infatti, i monaci furono costretti ad abbandonare il monastero, che passò in mani private. Questo fino al 1844, quando padre Klinkenberg riuscì a rientrare all’interno del monastero assieme ad altri quattro confratelli monaci provenienti dall’ abbazia di Bornem (vicino Anversa); la presenza dei monaci, da quella data, si è protratta fino al 2001, anno in cui gli ultimi tre monaci rimasti furono trasferiti in un’altra abbazia. Dal 1° Gennaio 2002 nei secolari ambienti monastici vive una piccola comunità laica, sotto la guida del rettore Schenkelaars Jean-Pierre, sotto la supervisione delle autorità ecclesiastiche regionali e in collaborazione con l&#8217;Ordine Cistercense.</p>
<p>La tradizione birraria dell’abbazia era venuta meno negli ultimi decenni, ma è risorta dal 1997, in mano laica, sempre negli stessi ambienti monastici, per mano di Benoit Humblet e Alain Pinckaers. La Brasserie, l&#8217;unica &#8220;laica&#8221; in Belgio a produrre birre riconducibili alla tradizione monastico/birraria cistercense, produce stabilmente 4 birre (la Blonde, la Brune, la Triple e la Gran Cru), oltre ad alcuni altri esperimenti produttivi e/o stagionali (una Blanche, una Quadruppel, una Ambrata, una Christmas Beer), tutte ad alta fermentazione e rifermentate in bottiglia. Oltre alle birre, è ricominciata la produzione anche di prodotti lattiero – caseari con lo stesso marchio dell’abbazia, nel rispetto sempre delle antiche tradizioni di questo secolare luogo.</p>

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